Brani inediti dei Promessi Sposi, vol. 2 Opere di Alessando Manzoni vol. 2 parte 2
Part 16
La vedova, prima di venire al lazzeretto, aveva nascosta nella sua casa una buona somma di danari, e vi aveva lasciate molte mercanzie, protette dal sigillo pubblico, e ancor più dalla indifferenza dei monatti per le robe che non fossero di pronto uso o di facile smercio. Trovandosi quindi sola e doviziosa, ella aveva proposto a Lucia di tenerla con sè, come una sua figlia, e Lucia, ringraziando Dio che le aveva preparato un asilo, e la buona donna che glielo offeriva, lo aveva accettato, ma solo per qualche tempo, tanto che potesse aver notizie di sua madre, e pensare a prendere una risoluzione stabile. Ciò ch'ella aveva promesso alla sua compagna era dì non abbandonarla finch'ella non potesse uscire dal lazzeretto; e perciò Lucia non s'era unita ai convalescenti che erano partiti quel giorno alla guida del Padre Felice. Ma la buona vedova, avvezza a quella dolce compagnia, e atterrita dal solo pensiero di restarne priva, nella desolazione, esprimeva di tempo in tempo quel suo terrore e si faceva rinnovare da Lucia la promessa in cui trovava la quiete dell'animo suo. E per dissipare appunto una di queste dubitanze, Lucia aveva dette le soavi parole che colpirono l'orecchio di Fermo, e che abbiamo riferite.
Fermo era dimorato su la porta; e di là il suo secondo sguardo s'era rivolto su la persona alla quale quelle parole erano state dirette; e fu molto contento quando vide a che sesso ella apparteneva.
--Ah! siete viva e v'ho trovata! diss'egli, quando potè ricuperar la parola; ed entrò nella capanna.
--Voi! sclamò Lucia.
--Son venuto qui per cercarvi, e v'ho trovata! rispose Fermo.
--E la peste?
--L'ho avuta.
--Ah! fece Lucia con un gran respiro, che significava assai più che un: me ne rallegro infinitamente.
--Ma come... qui?
--Son venuto a cercarvi in Milano, appena ho potuto; m'hanno detto ch'eravate qui; ci son venuto.
--Oh Signore! disse Lucia, stringendo le mani giunte, alzando gli occhi al cielo, e con una voce che i singhiozzi stavano per interrompere. Poi, come entrata di repente in un altro pensiero, chiese ansiosamente: Sapete qualche cosa di mia madre?
--L'ho veduta jeri; è sana, vi saluta, e potete credere... era tutta in pensiero per voi, e sospira di vedervi.
Lucia rispose con un altro respiro di consolazione.
Fermo continuò:--Sospira di vedervi, e crede... tiene per sicuro... Ma voi,... voi mi parete stupita... ch'io sia venuto a cercarvi. Io... son sempre lo stesso... non vi ricordate...? che è avvenuto, Lucia?
--Tante cose! rispose ella sospirando.
--Ecco! disse Fermo: sa il cielo che cosa v'avranno detto di me!
--Che importa, rispose Lucia, quel che dica la gente?
--Dunque...
--Dunque... io credeva... che dopo tanto tempo... dopo tanti guai... non avreste più pensato a me.
--L'avete creduto? e me lo dite? quando son qui...
--L'ho creduto, disse Lucia, troncando in fretta le parole appassionate di Fermo, l'ho creduto, perchè sarebbe stato meglio... è meglio.
Lucia aveva sempre tenuti gli occhi bassi; ma proferendo, non senza fatica, queste parole, chinò anche la testa e la tenne appoggiata sul petto, come per riposarsi d'un grande sforzo.
--È meglio! disse Fermo, stordito e contristato di quel mistero, e guardando fiso nel volto di Lucia, per trovarvi la spiegazione di quelle tronche ed oscure parole. È meglio! che cosa, v'ho fatto io? è colpa mia se... Non sono io quello a cui avete promesso? Che vi mancava perchè foste mia? un momento... e... ma gli ho perdonato. Non siete voi più quella...? Dopo tanto sperare! dopo tanto pensare a voi! dopo... Parlate chiaro; dite che non mi volete più; dite il perchè; non mi fate...
--Fermo, disse con voce più riposata e solenne Lucia, che, mentre egli parlava, aveva cercato di raccogliere tutte le sue forze.--Fermo, ascoltatemi tranquillamente: pensate dove siamo: vedete questa buona creatura che ha bisogno di quiete: ascoltatemi. Io non sarò mai di nessuno... e non posso più esser vostra.
--No, non l'avete detta voi questa parola, rispose Fermo; no, che non l'ascolto: che ho fatto io? perchè? chi ve l'ha detto? chi è entrato tra voi e me? chi c'è entrato? voglio saperlo.
--Zitto, zitto, non andate avanti, per amor del cielo, disse Lucia. Quando lo saprete, se siete ancora quello di prima, se temete Dio come una volta, non direte così.
--Parlate, per amor del cielo!
--Sapete voi in che casi, in che spaventi io mi son trovata, in che pericoli?
--Lo so, lo so, e... gli ho perdonato.
--Ora, sappiate quello che nessuno, nè pure mia madre, ha udito finora dalla mia bocca. In una notte... Vergine santissima! qual notte!... lontana da ogni soccorso... senza speranza di liberazione... sola ... io sola, in mezzo... all'inferno, ho guardato in su, ho domandato l'ajuto di quel solo che può fare i miracoli... ho domandato un miracolo, e ho dovuto fare una promessa... mi son votata alla Madonna che se, per sua intercessione, io usciva salva da quel pericolo, non... sarei mai stata sposa d'un uomo.
--Ahi! che avete fatto! sclamò dolorosamente Fermo: che avete fatto!
--Ho ottenuto il miracolo, riprese Lucia: la Madonna mi ha salvata.
--Bastava pregarla, e vi avrebbe salvata. Che avete fatto! Che avete fatto! Non dovevate fare un tal voto.
--L'ho fatto: che giova parlarne più? Che giova pentirsi? Pentirsi? No, no, Dio liberi! Egli pure è sempre a tempo a pentirsi d'avermi salvata. Può lasciarmi cadere ancora in un pericolo, e allora, chi pregherei io? che promessa potrei fare?
--Lucia, disse Fermo, e se non fosse il voto...? dite; sareste la stessa per me?
--Uomo senza cuore! rispose Lucia, contenendo le lagrime, quando mi avreste fatte dire delle parole inutili, delle parole che mi farebbero male, delle parole che sarebbero forse peccati, sareste voi contento? Partite, scordatevi di me: non eravamo destinati; ci rivedremo lassù. Dopo queste parole, le lagrime soverchiarono, e fra i singhiozzi ella continuò: dite a mia madre ch'io son guarita, che ho trovata questa buona amica che pensa a me; ditele che spero ch'ella sarà preservata da questi guai, che Dio provvederà a tutto, e che ci rivedremo. Partite, per amor del cielo; e non vi ricordate di me che quando pregate il Signore.
--Lucia, disse Fermo, con tuono riposato e solenne egli pure; noi siamo due poveri figliuoli senza studio: quel brav'uomo, quel gran religioso, quel nostro padre, il Padre Cristoforo...
--Ebbene?
--E qui, nel lazzeretto, ad assistere gli appestati.
--È qui! disse Lucia: ah! non mi fa maraviglia: oh se potessi vederlo, sentir la sua voce! È egli sano?
--È in piedi, disse Fermo, ma il suo volto... Dio voglia che sieno gli anni e le fatiche!
--Voi l'avete veduto! disse Lucia.
--L'ho veduto e gli ho parlato, rispose Fermo: egli mi ha fatto animo a cercarvi, mi ha fatto promettere che tornerei a rendergli conto delle mie ricerche. Corro da lui: egli ci ha sempre ajutati; e spero che ci ajuterà anche in questa occasione.
--Che dite voi? che volete ch'egli faccia? preghiamo Dio che ci ajuti... che vi ajuti a sopportare. Ditegli che io ho sempre pregato per lui; che, se può, venga a trovarmi, a consolarmi, e voi... voi...
Non tornate più qui, per amor del cielo, voleva ella dire, ma non lo disse[141]. Dopo fatto quel voto Lucia aveva sempre creduto di essersi legata irrevocabilmente, e non aveva supposto mai che alcuna autorità potesse annullare un patto col cielo; aveva rispinto come colpevole il pensiero stesso, e non aveva mai confidato a persona il suo doloroso segreto. Ma quando Fermo parlò d'una speranza nel Padre Cristoforo, quella stessa speranza confusa, entrò nel cuore di Lucia; le balenò nella mente un: chi sa? intravide come non impossibile che il Padre Cristoforo potrebbe trovar qualche mezzo... e in quel dubbio ella stimò inutile di dire risolutamente a Fermo: non tornate. Egli partì senza far altre parole, come un uomo che pensa di tornar ben tosto, e s'avviò alla capanna del buon frate.
La vedova, compagna di Lucia, era rimasta con gli occhi sbarrati a guardare quel personaggio sconosciuto e ad udire quel dialogo, nuovo per lei; giacchè Lucia, la quale, come si è potuto vedere in altre parti di questa storia, era molto discreta, non le aveva mai parlato nè della sua promessa di matrimonio, nè per conseguenza delle vicende conseguenti. Ma ora non potè scusarsi di fargliene il racconto: e, a dir vero, la disposizione d'animo di Lucia, in quel momento s'accordava assai bene con le voglie, curiose e benevole ad un tempo, della vedova. Quelle memorie, compresse e rispinte per tanto tempo, s'erano ora presentate tutte in tanta folla e con tanto impeto all'animo di Lucia, che il parlarne diveniva per lei quasi uno sforzo necessario. Dopo aver dunque risposto alla meglio ai rimproveri che la vedova le fece dì un tanto segreto tenuto con lei, cominciò il racconto, che fu spesso interrotto dai suoi singhiozzi e dalle esclamazioni e dalle inchieste della ascoltatrice[142].
XXIII.
SCIOGLIMENTO DEL VOTO DI LUCIA E MORTE DI DON RODRIGO.
Fermo intanto era giunto alla capannuccia del Padre Cristoforo, e avendolo veduto lì fuori, che, pregando, chiudeva gli occhi ad un morente, si era ritirato nella capannuccia, senza dar voce, nè far segno che turbasse quel pio e doloroso uficio. Quando il poveretto fu spacciato, Fermo si mostrò, e il Padre Cristoforo andò a lui, che tosto gli raccontò la lietissima scoperta ch'egli aveva fatta di Lucia viva e sana e quell'altra scoperta che era venuta come a tradimento a guastargli una tanta consolazione. Benchè egli, in questa parte del racconto, volesse aver l'aria di chi propone un dubbio superiore ai suoi lumi, aspettando il giudizio d'un sapiente, pure non lasciò scappare nessuna occasione di qualificare d'imprudenza e di pazzia quel voto, che veniva per lui così male a proposito. Così faceva sentire che, per la parte sua, il giudizio era bell'e fatto; e intanto guardava attentamente ai volto del Padre Cristoforo, per iscoprire un pensiero, dal quale avrebbe potuto dipendere la sua sorte. Ma non potendo leggervi nulla, terminò con una aperta domanda: Che ne dice, Padre? Il Padre stava pensoso: combattuto fra il desiderio di rivedere Lucia e la speranza di consolarla forse, e il timore di rendersi colpevole, abbandonando per qualche tempo i suoi infermi. Dopo essere così rimasto alquanto, pronunziò ad alta voce la conclusione del dibattimento che era stato tra i suoi pensieri. Ho un dovere con quella creatura, diss'egli. Dio l'aveva in altri tempi indirizzata a me, ed ora non me l'ha fatta venir così presso perch'io ricusi di esserle utile. Andiamo.
Lasciò per la seconda volta i suoi ammalati alla cura del Padre Vittore e si mosse con Fermo.
Questi andava innanzi tacito, facendo la guida per quel triste labirinto, e dirigendosi al viale per cui era passato la prima volta, e il frate, pur tacito, gli teneva dietro.
Gli oggetti, che ad ogni mutar di passo si succedevano alla vista, tenevano occupato l'animo di quella compunzione che non trova parole; e in quel momento su quel mesto spettacolo pareva che scendesse e pesasse una mestizia più cupa e più grave dell'ordinario.
Una nuvola comparsa all'occidente aveva a poco a poco coperto tutto il cielo: e alla oscurità crescente avresti detto che il giorno era finito, se il sole, lontano ancor forse due ore dal tramonto, non avesse mostrato, come dietro ad un velo spesso ed immobile, il suo disco grande e biancastro, donde partivano non vivi raggi e diretti, ma un barlume scialbo e circonfuso, che mandava[143] una caldura morta e gravosa. L'aria non dava un soffio, non si vedeva muovere una tenda delle baracche, nè piegar la cima d'un pioppo nelle campagne d'intorno. Solo si vedeva la rondine, sdrucciolando rapidamente dall'alto, rasentare con l'ali tese, per un picciol tratto, la superficie ingombra e confusa di quel terreno; e tosto risalire, volteggiare per l'aria in cerchi veloci e piombar di nuovo. Un'afa faticosa prostrava gli animi con una oppressione straordinaria. La lotta del morire era più affannosa; i gemiti dei languenti erano soppressi dall'ambascia; il movimento delle opere era stanco, rallentato, come sospeso; quella dubbia luce dava al colore della morte e della infermità un non so che di più livido; un non so che di più squallido all'abbattimento onde erano atteggiate le figure dei sani; e su quel luogo di desolazione non era forse ancor passata un'ora amara al par di questa.
Eppure quegli che sopravvissero rammentarono quell'ora con gioja per tutta la vita; era la preparazione d'una burrasca, che scoppiò la notte, e menò poi per due giorni una pioggia continua, dopo la quale il contagio cessò quasi ad un tratto. Sotto il fascio di quella comune gravezza, procedevano il giovane e il vecchio, con la fronte bassa il primo e con l'animo diviso fra lo studio della via, fra l'orrore delle cose che vedeva e l'ansietà del suo destino futuro; e l'altro levando di tratto in tratto al cielo la faccia smunta, come per cercare un più libero respiro, e per secondare con quell'atto una speranza interna.--È qui, disse Fermo con voce tremante, accennando la capanna; e v'entrarono, che Lucia, col volto lagrimoso, stava proseguendo il suo racconto. Al riveder Fermo ella trasalì, e al vedere il Padre Cristoforo balzò dal saccone di paglia, ov'era seduta, e gli si gettò incontro sulla porta.--Oh Padre!... Signore Iddio! come sta ella? soggiunse poi tosto, vedendogli i segni della morte in volto.--Come Dio vuole, mia buona figlia, rispose il frate; e presto spero starò bene affatto.
--Come?... disse Lucia.
--Come Dio vorrà, riprese egli tosto: Parliamo ora di voi, per cui son venuto.
--Oh Padre! quanto tempo! quante cose! disse Lucia.
--Quante cose! ripetè il frate. E certo, se fossimo là ai vostri monti, seduti in su la porta della casetta di quella buona Agnese, mi lascerei andar volentieri a farne lunghi discorsi. Ma qui il tempo è misurato. E tosto, trattala in disparte in un angolo della capanna, continuò: Fermo mi ha detto che avete fatto voto di non maritarvi.
--È vero, rispose Lucia arrossando.
--Avete voi pensato allora, proseguì il vecchio, che voi avevate un impegno solenne di matrimonio, e che offerivate alla Vergine una libertà della quale avevate già disposto? E che riprendevate una parola già data, senza sapere se quegli che l'aveva ricevuta avrebbe consentito a restituirvela?
--Ho fatto male? chiese Lucia con sorpresa, e con un rimorso che non era tutto doloroso.
--Avete voi confidato a nessuno questo vostro nuovo impegno? interrogò di nuovo il frate: avete chiesto consiglio?
--Non ho ardito, rispose Lucia.
--Ed ora, proseguì egli, che vi dice il vostro cuore di quel voto?
--Che vuoi ella che me ne dica? rispose Lucia, arrossando più che mai e chiudendo quasi del tutto gli occhi, ch'erano già chini a terra.
--Se non lo aveste fatto, lo fareste?
--Se... non fossi in quel pericolo... in un grande pericolo... e poi se non è permesso... non lo farei.
--Se non lo aveste fatto, sareste tuttavia risoluta di sposare quell'uomo a cui avevate promesso?
--Io credeva... che fosse male il pensarvi... ma poi ch'ella me ne domanda... oh Padre sì!
Fermo intanto adocchiava ansiosamente verso quell'angolo, e la vedova anch'essa stava in una tacita aspettazione. Il frate si fece presso a loro, accennando a Lucia, che lo seguì con gli occhi bassi. Allora egli, con voce spiegata, le rivolse questa nuova interrogazione: Credete voi che la santa madre Chiesa ha ricevuta da Dio l'autorità di sciogliere e di legare?
--Lo credo, rispose Lucia.
--Credete voi dunque che ella possa in suo nome ricevere, confermare, o rimettere i voti che gli son fatti, interpretando la sua volontà in questo, come nel perdono dei peccati, e usando una potestà che tiene da lui?
--Lo credo, rispose ancora Lucia.
--Domandate voi alla Chiesa di essere sciolta dal voto di verginità, che avete fatto, o inteso di fare alla Madre santissima di Dio?
--Lo domando, rispose Lucia, con una prontezza, alla quale Fermo non ebbe nulla a desiderare, e che potrà parere forse troppa a chi, non essendo stato presente a quell'atto, non rifletta che la solennità della richiesta, l'aria autorevole di chi l'ha fatta, non lasciavan luogo a titubamenti leziosi, e che ivi la verecondia doveva essere tutta nella sincerità.
--Ed io, disse allora il buon frate con tuono ancor più solenne, prego umilmente la Vergine, regina di tutti i santi, che abbia sempre per aggradito il sentimento del vostro divoto e travagliato sacrificio, e lo offra al suo e nostro Signore; e con l'autorità, che la Chiesa mi ha affidata, vi sciolgo dal voto, annullando ciò che vi potè essere d'inconsiderato, e liberandovi da ogni obbligazione, se ne avete contratta.
Non parleremo dell'effetto che queste parole produssero nell'animo dei due giovani: la buona vedova era tutta commossa. Il frate continuò, rivolto a Lucia: Siate moglie pudica, moglie affettuosa, moglie contenta dì quella contentezza che conduce all'eterna. Questo Iddio ha voluto e vuole da voi. Quindi levò le mani verso i due giovani, come per parlare ad ambedue. Essi caddero ginocchioni ai suoi piedi, ed egli, tutto assorto, e quasi senza avvedersi di quell'atto, stese le mani su le loro teste e stette un momento pensoso. Erano nel fondo della capanna, come chiusi tra quello e il letto della vedova, che teneva gli occhi fissi su di loro; i giovani inginocchiati con la fronte bassa, e il frate ritto dinanzi a loro, con le spalle rivoltate alla porta.
--Figliuoli, disse egli, che ho amati e che amerò sempre, ricordatevi che se la Chiesa vi assolve da un sagrificio, non lo fa per procurarvi le consolazioni di questa vita, che deve esser tutta un sagrificio, ma per mettervi su la via della santificazione. Amatevi, come compagni di viaggio, col pensiero di avere a lasciarvi, con la speranza di ritrovarvi ancora e per sempre. Rendete grazie al cielo, che vi ha condotti a questo stato non con le allegrezze turbolente e passeggiere, ma coi travagli e fra le miserie, per disporvi ad una gioja raccolta, temperata e continua. E nei vostri discorsi qualche volta, e sempre nelle vostre preghiere, ricordatevi...
Queste parole, che rinchiudevano come un presentimento e un tristo addio, rinnovarono nell'animo di Lucia l'impressione dolorosa che le aveva prodotta l'aspetto di chi le proferiva. Levò ella gli occhi quasi involontariamente, tutta commossa, a riguardarlo di nuovo; ma insieme con l'oggetto che cercava il suo sguardo, un altro inaspettato le se ne offerse su la porta della capanna, alla vista del quale ella mandò uno strido repentino. Tutti gli occhi si rivolsero a quella parte donde le era venuta quella subita commozione[144].
Ritto sul mezzo dell'uscio stava un uomo, smorto, rabbuffato i capegli e la barba, scalzo, nudo le gambe, le braccia, il petto, e nel resto mal coperto di avanzi di biancheria, pendenti qua e là a brani e a filaccica; stava, con la bocca semiaperta, guatando le persone raccolte nella capanna, con certi occhi, nei quali si dipingeva ad un punto l'attenzione e la dissensatezza; dal volto traspariva un misto di furore e di paura, e in tutta la persona una attitudine di curiosità e di sospetto, uno stare inquieto, una disposizione a levarsi, non si sarebbe saputo se per fuggire, o per inseguire. Ma in quello sfiguramento Lucia aveva tosto riconosciuto Don Rodrigo, e tosto lo riconobbero gli altri due. Quell'infelice, da una capanna, posta lungo il viale, nella quale era stato gittato, e dove era rimasto tutti quei giorni languente e fuor di sè, aveva veduto passarsi davanti Fermo e poi il Padre Cristoforo, senza esser veduto da loro. Quella comparsa aveva suscitato nella sua mente sconvolta l'antico furore e il desiderio della vendetta, covato per tanto tempo, e insieme un certo spavento, e con questo ancora una smania di accertarsi, di afferrare distintamente con la vista quelle immagini odiose, che le erano come sfumate dinanzi. In una tal confusione di passioni, o piuttosto in un tale delirio, s'era egli alzato dal suo miserabile strame, e aveva tenuto dietro da lontano a quei due. Ma quando essi, uscendo dalla via, s'internarono nelle capanne, il frenetico non aveva ben saputa ritenere la traccia loro, nè discernere il punto preciso per cui essi erano entrati in quel labirinto. Entratovi anch'egli da un altro punto, poco distante, non vedendo più quegli che cercava, ma dominato tuttavia dalla stessa fantasia, era andato a guardare di capanna in capanna, tanto che s'era trovato a quella in cui, mettendo il capo su la porta, aveva riveduto in iscorcio quelle figure. Quivi, ristando stupidamente intento, udì quella voce ben conosciuta, che nei suo castello aveva intuonata al suo orecchio una predica, troncata allora da lui con rabbia e con disprezzo, ma che aveva però lasciata nel suo animo una impressione che s'era risvegliata nel tristo sogno precursore della malattia. Quella voce lo teneva immobile, a quel modo che altre volte si credeva che le biscie stessero all'incanto, quando Lucia s'accorse di lui. Dopo la sorpresa, il primo sentimento di quella poveretta fu una grande paura: il primo sentimento del Padre Cristoforo e di Fermo, bisogna dirlo a loro onore, fu una grande compassione. Entrambi si mossero verso quell'infermo stravolto, per soccorrerlo e per vedere di tranquillarlo; ma egli, a quelle mosse, preso da un inesprimibile sgomento, si mise in volta e a gambe verso la strada di mezzo; e, su per quella, verso la chiesa. Il frate e il giovane lo seguirono fin sul viale, e di quivi lo seguivano pure col guardo: dopo una breve corsa egli s'abbattè presso ad un cavallo dei monatti che, sciolto, con la cavezza pendente e col capo a terra, rodeva la sua profenda: il furibondo afferrò la cavezza, balzò su la schiena del cavallo, e percotendogli il collo, la testa, le orecchie coi pugni, la pancia con le calcagna, e spaventandolo con gli urli, lo fece muovere e poi andare di tutta carriera. Un romore si levò all'intorno, un grido di piglia, piglia; altri fuggiva, altri accorreva per arrestare il cavallo, ma questo, spinto dal demente, e spaventato da quei che tentavano di avvicinarglisi, s'innalberava e scappava vie più verso il tempio.
I due, dei quali egli era stato altre volte nemico, tornarono tutti compresi alla capanna, dove Lucia stava ancora tutta tremante.
--Giudizii di Dio! disse il Padre Cristoforo: preghiamo per quell'infelice. Dopo un momento di silenzio, il pensiero che venne a tutti fu di concertare insieme quello che era da farsi: e i concerti furon questi: che Fermo partirebbe tosto, giacchè ivi non v'era ospitalità da offerirgli, cercherebbe un ricovero per la notte in qualche albergo, e all'indomani si rimetterebbe in via pel suo paese, porterebbe ad Agnese le nuove della sua Lucia, andrebbe poi a Bergamo a disporre la casa dove intendeva di stabilirsi con la moglie e con la suocera; e tornerebbe poi ad aspettare Lucia nel suo paese, dove dovevano celebrarsi le nozze: ne avvertirebbe intanto Don Abbondio, il quale era da sperarsi che, invece di frapporre nuove difficoltà, sarebbe vergognoso di quelle che aveva frapposte altra volta. Quanto a Lucia, ella protestò, prima d'ogni cosa, che non si staccherebbe dalla sua buona compagna, fin che questa non fosse affatto guarita, e ristabilita nella sua casa. Il Padre la lodò, Fermo non v'ebbe nulla a ridire, e la vedova, tutta commossa, promise che accompagnerebbe essa Lucia a casa e la consegnerebbe a sua madre.
--E voglio farle il corredo, aggiunse all'orecchio del Padre, a cui aveva fatto cenno di avvicinarsi.
--Dio vi benedica, le rispose il buon vecchio.
--E tu, disse poi a Fermo, che stai qui tardando? il tempo, come vedi, si fa più nero e la notte si avvicina: affrettati di cercare un ricovero.
Convien dire ancora, ad onore di Fermo, che in quel momento non gli doleva tanto lo staccarsi da Lucia, appena trovata, è vero, ma ch'egli contava di riveder presto, quanto dal Padre Cristoforo, che restava lì a morire.
--Ci rivedremo, Padre? disse il buon giovane.