Brani inediti dei Promessi Sposi, vol. 1 Opere di Alessando Manzoni vol. 2 parte 1

Part 5

Chapter 53,658 wordsPublic domain

——Vi sono stati due Giovanni Racine. Uno, per aver la grazia dei potenti, adulò in essi apertamente il vizio, ch'egli conosceva per tale, e per giustificare appunto le sue tragedie beffò degli uomini pei quali aveva in cuor suo un rispetto sentito, e sostituì gli scherni personali ai ragionamenti, per evitare la quistione; punse acerbamente quanto potè ed umiliò con epigrammi stizzosi certi tali, che non la natura certo, ma il giudizio di una gran parte del pubblico aveva fatti suoi emoli; e nello stesso tempo si rose internamente, si accorò, perdette la sua pace ad ogni critica che sentiva fare delle sue opere: tormentato e tormentatore pei meschini interessi della letteratura, e della sua letteratura. Questi è quel Giovanni Racine che scriveva rime d'amore.

L'altro, viveva ritirato tranquillamente nel seno della sua famiglia: se non si allontanò affatto dai potenti, almeno parlò ad essi (caso raro, quasi unico in quei tempi) delle miserie degli uomini, che essi avrebbero dovuto sollevare, o non creare: non solo non cercava più gli applausi, non solo non provocava le lodi degli amici, ma le sentiva con dolore; non solo non arrovellava ad ogni critica, ma quando un uomo non provocato lo fece segno ad un pubblico insulto non se ne lagnò, e invece di ricevere scuse, rispose con ringraziamenti[113]. Egli, che era stato cortigiano nella sua giovinezza, rifiutò di sedere alla mensa di un principe, per non privare i suoi figli della sua compagnia. In pace con sè, col genere umano, e coi letterati, egli trascorse libero da quelle passioni che avevano agitata la sua prima età: e non si può proprio dire per questo che fosse rimbambito, poichè scrisse Atalia. Questi è quel Giovanni Racine, che si pentiva di avere scritte rime d'amore. Che di questi due uomini il debole fosse il secondo, si può certamente dire, se ne dicono tante! ma per me, non posso persuadermene.——

——Dunque, secondo voi, aveva ragione di pentirsi: dunque se non fosse rimasto che un esemplare delle tragedie amorose di Racine, se questo esemplare fosse stato in vostra mano, se Racine ve lo avesse chiesto per abbruciarlo, per privare la posterità d'un tale monumento d'ingegno, voi avreste?... non ardisco quasi interrogarvi.——

——Io glielo avrei dato subito, perchè quel brav'uomo potesse aver la soddisfazione di gettarlo sul fuoco. Come! voi credete che si sarebbe dovuto esitare a toglierli dal cuore questa spina? Gliel'avrei dato subito, perchè il dispiacere ragionato, serio, riflessivo, nobile di Racine era un sentimento più importante che non sia stato e non sia per essere il piacere che hanno dato e che sono per dare le sue tragedie fino alla consumazione dei secoli.——

——Queste sono ciarle; ma avete pensato che con questi stralci voi vi andate scemando sempre più il numero de' lettori; e che se avrebbero potuto essere centinaia, sa il cielo se li conterete a dozzine?——

——Voi mi ci fate pensare; ma, a dir vero, non arrivo a sentire la forza di questo inconveniente.——

——Ma voi volete privarvi volontariamente dei mezzi più potenti di dilettare, di quei mezzi che, anche in mano della mediocrità, possono talvolta produrre un grande effetto?——

——Se le lettere dovessero aver per fine di divertire quella classe d'uomini che non fa quasi altro che divertirsi, sarebbero la più frivola, la più servile, l'ultima delle professioni. E vi confesso che troverei qualche cosa di più ragionevole, di più umano e di più degno nelle occupazioni di un montambanco, che in una fiera trattiene con sue storie una folla di contadini: costui almeno può aver fatti passare qualche momenti gaj a quelli che vivono di stenti e di malinconie; ed è qualche cosa. Ma, per non ingannarvi, avvertite che in tutte queste ciarle, che abbiam fatte finora, non abbiam detto nulla o quasi nulla sul fondo della quistione. Voi non lo avete toccato; ed io sono rimasto, rispondendovi, in quella sfera dove vi siete posto; abbiam ciarlato di fuori, come si usa. Che se volete veder qualche cosa sul fondo della quistione, andate di grazia a quegli scrittori di cui abbiam fatto cenno: o pure pensateci un po' seriamente voi stesso.——

——Pensarci? Per giungere a queste belle conseguenze? Sappiate che, a porre insieme le idee di un Vandalo e d'una donnicciola...——[114].

——Sparisci; e torniamo alla storia.[115]——

II.

LUCIA E AGNESE A MONZA——PRESENTAZIONE AL MONASTERO——STORIA DELLA SIGNORA——SUO COLLOQUIO CON LUCIA.

Dove siamo? Il nostro autore non lo dice, anzi protesta di non volerlo dire. Abbiam già avvertito che delle due classi fra le quali era divisa la società al suo tempo, di circospetti cioè e di facinorosi, d'uomini che avevano, e d'uomini che facevano paura, egli apparteneva alla prima. La sua timida discrezione raddoppia però a questo punto della narrazione: e il progresso della narrazione stessa ne fa vedere il motivo. Le avventure di Lucia nel suo novello soggiorno si trovano implicate con intrighi tenebrosi, misteriosi, terribili, di persone, che deggiono essere state potenti, e imparentate assai: e l'autore si scopre impacciato tra il desiderio di raccontare quello che sa, e il terrore di offendere di quelle famiglie, il mormorare contra le quali era un peccato punito in questo mondo. Quindi egli va col calzare del piombo, e, narrando i fatti, sopprime tutte le indicazioni che potrebbero servir di filo a trovar le persone, e fra queste indicazioni anche quella del luogo. Ma in questa parte almeno egli non è stato destro abbastanza, e noi possiamo annunziare, senza timore d'ingannarci, il luogo dove si è fermata Lucia: poichè l'autore, senza avvedersene, ci ha dato un filo, che condurrebbe alla scoperta anche un ragazzo. Egli dice, in un passo del suo racconto, che Lucia giunse ad un borgo nobile ed antico, al quale di città non mancava che il nome; altrove parla del Lambro, che vi scorre; altrove ancora dice che v'era un arciprete: con queste indicazioni non v'ha in Europa uomo che sappia leggere e scrivere, il quale tosto non esclami: Monza.

La madre e la figlia si trovavano dunque, dopo la partenza di Fermo, solette in una osteria di Monza, senza alcuna pratica del paese, senza alcuna conoscenza, non avendo in così alto mare altra bussola che la lettera del Padre Cristoforo. La lettera era diretta al Padre Guardiano dei Cappuccini. Agnese chiese conto del convento alla moglie dell'albergatore; la quale non lo diede che dopo aver tentata ogni via per avere un pagamento anticipato di un così picciol servizio, in tante informazioni sul nome e sulla qualità delle donne, sui motivi del loro viaggio, sugli affari che potevano avere col Padre Guardiano. Ma le donne, alle quali era stato dal loro protettore raccomandata la discrezione, seppero ingannare le ciarle della ostessa, la quale fu obbligata di insegnar loro gratuitamente la via del convento. Si mossero quindi tosto, benchè dovessero risentirsi del travaglio della notte e del giorno antecedente; la lepre cacciata non sente la stanchezza che quando ha trovato un ricovero.

Agnese, a cui l'aspetto di Monza non era nuovo, perchè v'era passata molti anni addietro, nè imponente, perchè aveva soggiornato a Milano, camminava francamente, guidando e incoraggiando Lucia, la quale andava rasente il muro tutta sospettosa. Girando di via in via, e ad ogni rivolta di canto trovando ancora vie e case, era Lucia colpita da una maraviglia mista di non so quale afa, come chi vede una brutta grandiosità. Ma il sentimento predominante di accoramento e di terrore non le dava campo di esprimere quello che allora provava, nè provarlo distintamente e con forza. Giunte alla porta del convento, tirarono il campanello, e al portinajo, che sopravvenne, chiesero del Padre Guardiano, al quale avevano una lettera da consegnare. Quando Lucia vide una tonaca[116] cappuccinesca le parve di essere in paese conosciuto, e si riebbe alquanto. Il Padre Guardiano non si fece aspettare, salutò le donne, prese la lettera dalle mani di Agnese, e veduta la soprascritta, disse con una voce che annunziava la compiacenza: Oh! il mio Padre Cristoforo. Il Padre Cristoforo era stato suo collega nel noviziato, e d'allora in poi essi avevano contratta una amicizia da chiostro, voglio dire una amicizia cordiale, intima più che fraterna, simile a quelle che si narrano di qualche pajo d'uomini dell'antichità, di quelle che si formano in tutte le società separate con vincoli particolari dalla società universale degli uomini. Queste frazioni, questi crocchj creano fra tutti i membri che li compongono un vincolo particolare d'interessi, di amor proprio comune e di benevolenza, vincolo talvolta debole assai e che non basta ad impedire odj accaniti e mortali, ma forte però abbastanza per contenere gli odj nell'interno della picciola società, e per dare a quegli stessi che si odiano una apparenza e una condotta da amici ogni volta che essi si trovino in contrasto cogli estranei. Quando poi una conformità di patimenti e di inclinazioni, crea fra due individui di queste società una benevolenza particolare, essa è tanto più forte, quanto più essi si sono scelti in un picciol numero già separato dal resto degli uomini.

Il Padre Guardiano aperse la lettera, e di tempo in tempo alzava gli occhi dal foglio e guardava Lucia e la madre con aria di compassione e d'interessamento. Quand'ebbe terminato, crollò alquanto il capo, pensò, passò la mano sul mento barbuto, e quindi sulla fronte, e disse, come chi[117] spera di aver trovato quello di che aveva bisogno:——Non c'è altri che la Signora: se la Signora vuol pigliarsi l'impegno....——Fece quindi a bassa voce ad Agnese alcune interrogazioni, alle quali essa soddisfece, indi domandò:——Volete seguirmi? Io spero di aver trovato ove collocare in sicuro questa buona ragazza.——Le donne si disser pronte a far tutto ciò che sarebbe da lui suggerito: e il Padre——venite con me, disse; statemi soltanto alcuni passi addietro; perchè, vedete, il paese è maligno, e Dio sa quante storie si farebbero se si vedesse il Padre Guardiano con una bella giovane, voglio dire con donne per la via.——Lucia arrossì, e con la madre tenne dietro al Guardiano alla distanza ch'egli aveva indicata. Giunti al monastero, il Guardiano si fermò sulla soglia, le aspettò, e raccomandatele alla moglie del fattore, la quale le introdusse in una stanzetta che dava sulla via, progredì nel cortile, promettendo di tornare a momenti.

L'interrogatorio della _fattora_ fu, come doveva essere, più imperioso, più astuto, più pressante d'assai che non fosse stato quello dell'albergatrice; e Agnese, schermendosi a stento, andava già componendo una filastrocca nella sua mente, perchè vedeva di non potersi sbrigare senza raccontar qualche cosa, quando, per buona sorte, ritornò il Padre Guardiano, con faccia giuliva, ad annunziare alle donne che la Signora si degnava riceverle. La fattora le lasciò partire, guardando con dispetto il Guardiano ch'era venuto a farle fuggir di mano una preda che stava per cadere nel laccio.

Attraversando il cortile, il Guardiano addottrinò le donne sul modo da tenersi colla Signora.——Siate umili e riverenti, raccomandatevi alla sua protezione, rispondete con semplicità alle interrogazioni ch'ella sarà per farvi, e quando non siete interrogate, lasciate fare a me.——

Agnese e Lucia stavano in grande aspettazione, mista di speranza e di pensiero, di questa Signora: ma non ardirono nemmeno domandare al Padre chi ella fosse. Probabilmente un lettore di questi tempi non sarà così modesto, e per prevenire la sua impazienza è forza dirgli chi fosse la Signora; ma, come si usa con chi vuol troppo pressare, si potrà dargli una risposta, la quale, sembrando soddisfare a tutta la sua inchiesta, contenga però solo quel tanto che non si potrebbe tacere.

Era la Signora una giovane donna, uscita di sangue principesco, che era stata posta dall'adolescenza in quel monastero, e vi aveva assunto il velo, e fatta la professione. Aveva essa l'incarico di vegliare sulle fanciulle che erano nel monastero per educazione, e il suo titolo sarebbe stato maestra delle educande, ma per la sua nascita, per le parentele, e per la superiorità che queste le davano sulle altre sorelle, non era chiamata con altro nome che di Signora; ed era da tutte riguardata come la protettrice, la donna principe del monastero; e, con una distinzione unica, due suore erano destinate ai suoi servizi ed abitavano seco lei in un picciolo quartiere ch'ella teneva invece di cella. La sua protezione e la sua influenza si estendeva fuori delle mura del monastero; e i cappuccini, i quali di generazione in generazione, o per meglio dire di vestizione in vestizione, erano ab immemorabili in rapporto di amicizia col monastero, godevano essi pure di questa protezione. Ecco perchè il Padre Guardiano fece tosto assegnamento su la Signora, ed ecco perchè Lucia è condotta ora dinanzi a lei.

Dal cortile si entrò in una stanza terrena, e da questa si passava al parlatorio; prima di porvi il piede, il Guardiano, accennando la porta aperta, disse sottovoce alle donne:——qui è la Signora,——come per farle rissovenire di tutti gli avvertimenti che dovevano seguire. Lucia non aveva mai veduto un monastero; ponendo, tutta timorosa, il piede sulla soglia del parlatorio, si guardò intorno, per vedere dove fosse la Signora, a cui si doveva fare l'inchino, e non iscorgendo persona, stava come smemorata, quando, osservando il Padre, che andava ritto verso una parte, e Agnese che lo seguiva, guatò, e vide un pertugio, alto la metà d'una finestra e largo quasi il doppio, con una doppia grata, la quale, togliendo ogni passaggio alla stanza vicina, la lasciava però quasi tutta vedere, e presso alla grata vide la Signora in piedi, e le s'inchinò profondamente, come avevano già fatto gli altri due. L'aspetto della Signora, d'una bellezza sbattuta, sfiorita alquanto, e direi quasi un po' conturbata, ma singolare[118], poteva mostrare venticinque anni[119]. Un velo nero, teso orizzontalmente sopra la testa, scendeva a dritta e a manca dietro il volto, sotto il velo una benda di lino stringeva la fronte, al mezzo; e la parte che si vedeva diversamente, ma non meno bianca della benda, sembrava un candido avorio posato in un nitido foglio di carta: ma quella fronte, liscia ed elevata, si corrugava di tratto in tratto quando due nerissimi sopracigli si riavvicinavano per tosto separarsi con un rapido movimento. Due occhi, pur nerissimi, si fissavano talvolta nel volto altrui con una investigazione dominatrice, e talvolta si rivolgevano ad un tratto come per fuggire: v'era in quegli occhi un non so che d'inquieto e di erratico[120], una espressione istantanea, che annunziava qualche cosa di più vivo, di più recondito, talvolta di opposto a quello che suonavano le parole che quegli sguardi accompagnavano. Le guancie[121] pallidissime, ma delicate, scendevano con una curva dolce ed eguale ad un mento rilevato appena come quello d'una statua greca. Le labbra[122] regolarissime, dolcemente prominenti, benchè colorate appena d'un roseo tenue, spiccavano pure fra quel pallore, e i loro moti, come quelli degli occhi, vivi, inaspettati, pieni di espressione e di mistero. Una gorgiera bianca, increspata, lasciava intravedere una striscia di collo bianco e tornito. La nera cocolla[123] copriva il rimanente dell'alta persona, ma un portamento disinvolto, risoluto, rivelava o indicava, ad ogni rivolgimento, forme di alta e regolare proporzione[124]. Nel vestire stesso v'era qua e là qualche cosa di studiato, o di negletto, di strano insomma, che, osservato in uno colla espressione del volto, dava alla Signora l'aspetto di una monaca singolare. La stoffa della cocolla e dei veli era più fine che non s'usasse a monache, il seno era succinto con un certo garbo secolaresco, e dalla benda usciva sulla tempia manca l'estremità d'una ciocchetta di nerissimi capegli: il che dimostrava o dimenticanza o trascuraggine di tener, secondo la regola, sempre mozze le chiome, già recise nella cerimonia solenne della vestizione. Questa stessa singolarità si faceva osservare nei moti, nel discorso, nei gesti della Signora. S'alzava ella talora con impeto a mezzo il discorso, come se temesse in quel momento di esser tenuta, e passeggiava pel parlatorio; talvolta dava in risa smoderate, talvolta levando gli occhi, senza che se ne intendesse una cagione, prorompeva in sospiri; talvolta, dopo una lunga e manifesta distrazione, si risentiva, ed approvava con negligenza ragionamenti che la sua mente non aveva avvertiti. Queste cose non si facevano scorgere a Lucia, non avvezza a scernere monaca da monaca, e neppure ad Agnese: l'occhio del Padre Guardiano era certamente più esercitato, ma perciò appunto era avvezzo ad osservare senza maraviglia nei grandi sempre qualche cosa di straordinario; e quindi s'era già da molto tempo addomesticato all'abito e ai modi della Signora. Ma ad un viaggiatore, che l'avesse veduta per la prima volta, ella avrebbe potuto parere non molto dissimile da una attrice ardimentosa, di quelle che nei paesi separati dalla comunione cattolica facevano le parti di monaca in quelle commedie dove i riti cattolici erano soggetto di beffa e di parodia caricata.

In quel momento ella ora, come abbiamo detto, ritta in piedi presso la grata, appoggiata ad essa mollemente con una mano, intrecciando le bianchissime dita nei fori di quella, e colla faccia alquanto curvata osservando quelli che si presentavano, e specialmente Lucia.

——Reverenda madre, e signora illustrissima, disse il Padre Guardiano, colla fronte bassa e colla destra tesa sul petto; ecco quella innocente derelitta, per la quale imploro la sua valida protezione.——E sulle ultime parole accennava alle donne che accompagnassero con atti e con inchini la sua supplicazione; la povera Agnese, dopo d'aver fatto al Padre un cenno del volto, che voleva dire: so quel che va fatto, raddoppiava gl'inchini, rannicchiandosi e risorgendo come se una molla interna la facesse muovere, e Lucia s'inchinò pure, da inesperta, ma con una certa grazia, che la bellezza, la giovinezza e la purità dell'animo danno a tutti i movimenti. La Signora curvò leggermente il capo verso il Padre Guardiano, fece alle donne cenno della mano che bastava, e ch'ella gradiva i loro complimenti, fece a tutti cenno di sedersi, sedette, e sempre rivolta al Padre, rispose:——Ho appreso dai miei antenati a non negare la mia protezione a chiunque la meriti: io non ho da essi ereditato che il nome; e son lieta che anche questo possa almeno essere buono a qualche cosa. È una buona ventura per me il poter render servizio a' nostri buoni amici i padri cappuccini.——Queste parole furono accompagnate da un sorriso, che ad altri avrebbe potuto parere di compiacenza, ad altri di scherno. Il Padre Guardiano si faceva a render grazie, ma la Signora lo interruppe:——Non mica complimenti, Padre Guardiano; i servizj fatti agli amici hanno con sè il loro guiderdone; e del resto, ad ogni evento, io non dubiterei di far conto sul ricambio dei nostri buoni padri. Il mondo è pieno di tristi e d'invidiosi: e nessuno può assicurarsi che non venga un momento in cui possa aver bisogno di una buona testimonianza, e d'aiuto.——Il Guardiano rispose premurosamente con una frase di gesti: la prima parte della quale significava che la Signora non avrebbe mai bisogno di nessuno, e la seconda che i padri avrebbero tenuto a ventura[125] ogni occasione di far cosa grata alla Signora. Questa proseguì:——Ma via, mi dica un po' più particolarmente il caso di questa giovane, e così si vedrà meglio che si possa fare per essa.——

Lucia arrossò tutta e chinò la faccia sul seno.

——Deve sapere, reverenda madre, cominciò Agnese, che questa mia povera figliuola, perchè io sono sua madre....——

Il Guardiano le gittò un'occhiata e interruppe:——Questa giovane, signora illustrissima, mi è raccomandata da un mio confratello: essa ha bisogno per qualche tempo di un asilo nel quale possa stare sconosciuta, o nel quale nessuno ardisca toccarla; e questo per sottrarsi a dei[126] gravi pericoli.——

——Pericoli! disse la Signora. Quali pericoli? di grazia, Padre Guardiano. Mi dica la cosa per minuto: ella sa che noi altre monache siamo vaghe di intendere storie.——

——Sono, rispose il Padre, pericoli dei quali la reverenda madre non conosce nemmeno il nome, beata lei! e parlarne più distintamente sarebbe offendere le purissime vostre orecchie e contaminare[127] l'illibatezza dei vostri pensieri[128], Signora illustrissima.——

——Oh certamente!——rispose precipitosamente la Signora, senza molto badare all'aggiustatezza della risposta, e si fece tutta di porpora. Era verecondia? Chi avesse osservata una subitanea, ma viva espressione di scherno e di dispetto, che accompagnò quel rossore, avrebbe potuto dubitarne; e tanto più se lo avesse paragonato con quello che di tratto in tratto saliva sulle guance di Lucia.

La Signora si alzò in fretta, come per avvicinarsi più alle donne, e stava per rivolgere il discorso a Lucia, quando il Guardiano, temendo di non aver mal detto, ripigliò così il discorso:——Non tutti i grandi del mondo si servono dei doni di Dio a gloria di lui e a vantaggio del prossimo, come fa la Signora illustrissima. Un cavaliere, prepotente e senza timor di Dio, ha tentato ogni via, giacchè deggio pur dirlo, per insidiare la castità di questa creatura, e dopo d'aver veduto che i mezzi di lusinga gli andavano falliti, non temè di ricorrere alla forza aperta, tentando insomma di farla rapire. Ma Dio[129] non l'ha lasciata cadere in quei sozzi artigli, e le ha invece preparato un ricovero sotto le ali incontaminate...——

——Ma voi, disse la Signora, rivolta repentinamente a Lucia,——voi che dite di codesto signore? A voi tocca a dirci se egli era un persecutore, e se aveva gli artigli sozzi.——

——Signora, madre, illustrissima, balbettò Lucia, che sarebbe stata confusa a dover rispondere su questa materia, quando pure l'inchiesta le fosse venuta da una persona sua pari e conosciuta. Ma Agnese venne in soccorso,——Illustrissima signora, diss'ella, ella parla troppo _alto_ per questa povera figliuola. Ma io posso far testimonio che la mia Lucia aveva in orrore colui, come il diavolo l'acqua santa; voglio dire, il diavolo era egli; ma ella mi compatirà se parlo male, perchè noi siam gente come Dio vuole; del resto, questa povera ragazza aveva un giovane che le _parlava_, un nostro pari, timorato di Dio, e bene avviato, e se il signor curato avesse avuto un po' più di giudizio; so che parlo d'un religioso, ma il Padre Cristoforo, amico intrinseco qui del Padre Guardiano, è religioso al pari di lui e davvantaggio, e potrà attestare...