Bollettino del Club Alpino Italiano 1895-96 Vol. 29 Num. 62
Chapter 26
Anche nel Nizzardo non mancano simili scene di orrenda desolazione, ed in parecchi punti, dove il suolo consiste in ghiaie poco coerenti od in conglomerati, si produssero e produconsi ancora spesso scoscendimenti notevoli, i quali per es. più volte interruppero la strada che conduce da Ventimiglia a Breglio. Però, qua e là sulle Alpi Marittime incontransi ancora foreste piuttosto estese, specialmente sul lato nord, nei bacini italiani del Gesso, della Vermenagna e del Pesio, ove tratti di terreno abbastanza grandi furono rimboscati da parecchie decine di anni, poi anche nelle Alpi Ligustiche, tra il Nervia e l'Arroscia; sul lato francese, Napoleone III fece piantare grandi foreste attorno a Nizza, ed ora si ripiantarono parecchie pendici nella Val Vesubia con pini austriaci, ailanti, ecc.; molto però rimane da fare, massime nel bacino della Tinea, nel territorio di Tenda, ecc.
È poi da deplorare che, a quanto pare, non ci sia (come c'è in Baviera ed in Isvizzera) una legge che divieti il taglio dei boschi sui fianchi scoscesi dominanti le vallate. Infatti, tali fianchi--come spesso si può vedere--sono interamente rovinati, talvolta in pochi anni, dopo la sparizione degli alberi. Altro inconveniente è la troppo grande libertà che si accorda al piccolo bestiame che distrugge le giovani piante e schiaccia la terra; vedemmo su un monte vicino a Tenda un palo coll'iscrizione: «proibito per capre»; ma siccome non v'è guardiano apposito, e nè le capre nè i pastorelli sanno leggere, dubito dell'efficacia di tale divieto.
Fra gli _arbusti_ che crescono _nei luoghi aridi_ di questa zona, il più volgare è il _ginepro_ (Juniperus communis), che talvolta forma un piccolo albero, associandosi spesso alla Genista cinerea sino ai 1450 m. e trovandosi ancora fin verso 1600 m. nei boschi. L'_Erica_ (Calluna vulgaris) spesseggia parimente nelle foreste e nelle boscaglie aride fin verso 1500 m.
Le _erbe_ caratteristiche di quelle pendici crescono, tra 800 e 1400 m., insieme a quelle della zona submontana, ma salgono assai più alto, trovandosene molte ancora sul culmine del Monte Corto (m. 1719), a nord di Tenda. Primeggiano fra esse: l'Helleborus foetidus, dalle foglie palmate, l'Helianthemum italicum, la Polygala chamæbuxus (sui monti soleggiati delle Prealpi fino a circa 1800 m.), la Carlina acaulis, l'Erinus alpinus, che scende fin sulle roccie vicino a Mentone, la Chondrilla juncea, il Vincetoxicum officinale, il Thymus serpyllum, la Lavandula officinalis, l'Hyssopus officinalis (abbondante in alcuni punti delle rocce calcaree attorno a Tenda), l'Origanum vulgare, la Saturcia montana, la Stachys recta, la Calamintha nepetoides e alpina, la Nepeta nepetella, l'Euphorbia falcata, la Daphne mezereum e la felce comune (Pteris aquilina: molto abbondante su parecchie pendici secchissime sin verso i 1800 m.). Fra le _piante rupestri_ citeremo il Sempervivum arachnoideum, parecchie sassifraghe (S. stellaris, S. aizoides), l'Antennaria dioica, l'Hieracium lanatum, la Globularia cordifolia.
_Assai spiccata_ è nelle zone montane _la differenza floristica fra il Giura Provenzale, le vere Alpi Marittime, le Alpi Ligustiche ed il lato nord_ (bacino del Po). Oltre a 20 specie non trovansi, a quanto pare, ad est del Varo, tra altre un tiglio (T. platyphylla Scop.) e la Fritillaria caussolensis, limitata agli altipiani rocciosi tra Grasse e la Valle dello Sterone. _L'antico contado di Nizza possiede una varietà speciale del pino nero_ (Pinus pinaster f. Hamiltonii, Pinus Escarena del Risso) che si trovò sui monti attorno alla Valle del Paglione. Ardoino dice poi che un pruno (vicino al P. brigantiaca) incontrato nella foresta della Mairis, con foglie obovate e pubescenti sul lato inferiore, potrebbe bene costituire una specie distinta. Altre specialità interessanti sono: il Cytisus Ardoini, molto differente dai suoi congeneri, trovato sulle rocce tra Mentone e Scarena; il Ranunculus Canuti Coss. del Colle di Braus, la rara Asperula hexaphylla (dal Gran Monte sopra Mentone fino alle vallette subalpine del Roja e della Vesubia), la Micromeria piperella Benth (non rara da Tenda al Bress e all'Aggel, a 1000 m. sopra Mentone) e la subalpina Saxifraga lantoscana; la Saxifraga lingulata è più diffusa, dai monti di Grasse all'Appennino genovese, e la bellissima S. cochlearis, abbondante nel bacino del Roja, incontrasi ancora nella Liguria orientale, sul capo di Portofino. Il Plagius Allionii L'Hérit., assai distinto dai leucantemi, trovasi dalla bassa Valle del Varo sino a Tenda e sui monti di Genova. La Campanula macrorrhiza, con radice legnosa, abbonda sulle rocce del Nizzardo, passando anche su quelle dietro a Grasse; similmente diffusa è la singolare Potentilla saxifraga Ard., bella pianta con radici legnose e foglie argentee sul lato inferiore, trovata a 870 m. sopra Mentone, a Saorgio, a Briga, sulle rupi del Varo, ed a Thorenc dietro a Grasse.
Tra le specie che ivi non sembrano uscire dalle _Alpi Ligustiche_, citeremo: l'Asperula odorata, l'Inula oculus Christi (Monte Toraggio), la Saxifraga valdensis, il Cyclamen europæum (Rocca Ferraira, sopra Ormea, a 1300 m.), la Koniga halimifolia, l'Aquilegia Reuteri Boiss., il Leucojum vernum.--V'è da notare poi la _mancanza di certe specie diffuse nelle attigue regioni della Provenza e dell'Italia_, quali l'Elæagnus angustifolia, il Juniperus sabina, l'Ephedra Villarsii (speciale delle Bassi Alpi) e sopratutto il pino di Corsica (Pinus laricio f. Poiretiana), che negli Appennini e nella Corsica forma magnifiche foreste, notevoli per l'altezza e la regolarità delle piante; questa specie molto resinosa, di cui il pino austriaco non è che una varietà, dovrebbe introdursi qui a scopo di rimboscamento, essendo utile pel suo legno apprezzatissimo e offrendo il vantaggio assai importante di essere quasi affatto ribelle agli insetti che rovinano i pini selvatichi.
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_Della flora del lato nord delle Alpi Marittime_ non esiste, a quanto sappiamo, un catalogo, essendosi perduta la _Flora limonese_ di G. VIALE, che contava 1500 specie. È probabile che un numero abbastanza grande di piante montane si trovi su quel lato, mancando su quello meridionale, e forse v'è anche qualche specie indigena; certo è però che un numero assai più grande di specie diffuse sul fianco sud manca a quello nord, essendovi minore la varietà della flora. Siccome specialmente i bacini del Gesso, della Stura e del Pesio sono affatto chiusi ai venti marini, per cui il loro clima è assai continentale, _ben poche_ sono le _specie mediterranee_ che ivi crescono, mancandovi perfino molte specie che si trovano nelle Alpi Lombarde o nel Vallese. Vedemmo nel giardino della prefettura a Cuneo palme nane, jucche ed acacie, ma certo esse dovranno coprirsi nell'inverno. Senza contare piante di clima meridionale, che però vegetano anche in Lombardia (quali Pistacia lentiscus, Osyris alba, Celtis australis, Erica arborea, varii Cisti), nè il Ginepro fenicio, essenzialmente mediterraneo, avremo da citare, quali specie caratteristiche del lato sud che non incontrammo su quello nord: Genista cinerea, il Bosso (allo stato selvatico), il Rhus cotinus, il Timo, l'Issopo, la Cephalaria leucantha, il Centranthus ruber, ecc. Del resto, la flora dei luoghi aridi è molto simile a quella delle vallate meridionali, senonchè le formazioni di arbusti e specialmente le siepi delle pendici inferiori sono assai meno sviluppate; attorno a Valdieri, il Biancospino, il Pruno spinoso e la Calluna volgare rimontano sino a 1300 m., il Nocciuolo ed il Rubus discolor sino a 1400 m. Le piante palustri ed acquatiche, invece, trovano le loro condizioni di esistenza in assai maggior numero di siti che sull'altro lato dei monti.
All'intima correlazione climatica ed orografica di queste valli settentrionali colla pianura padana, devesi un'_indole detta vegetazione assai diversa di quella delle vallate mediterranee_, essendo anche molto più notevole la quantità delle piogge (specialmente estive) e delle nevi, come pure quella delle acque usate per l'irrigazione. I larghi piani della Val Stura sino a Vinadio, della Valle del Tanaro sino ad Ormea, della Val Gesso sotto ad Entraque, mostransi molto fertili ed ubertosi, coi loro vasti prati, coi campi di grano turco, di fromento e di canape (sino a circa 1100 metri nella Val Stura), colle viti (sino a 920 m. vicino a Vinadio), con numerosi e grandi alberi; il gelso raggiunge gli 800 m. sotto ad Entraque ed a Demonte, fichi e peschi trovansi a Valdieri (750 m.); il pero ivi (nel vallone del Colletto) sale a 1000 m., il melo, il pruno ed il noce a 1200 m., il ciliegio trovasi ancora a San Giacomo (m. 1250).
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_Come quasi tutta la penisola appenninica_ e come la pianura del Po, il _lato nord delle Alpi Marittime distinguesi per la prevalenza assoluta degli alberi a foglie caduche_, prevalenza dovuta forse meno a ragioni climatiche che all'isolamento di queste vallate, aperte soltanto verso la pianura, ed agli anteriori disboscamenti, usandosi poi quasi soltanto castagni, faggi e simili pel rimboscamento. Le numerose vecchie foreste isolate di conifere lungo l'Appennino e nelle Alpi Ligustiche (bacino del Pesio, ecc.) sembrano infatti accennare ad un'antica zona continua di foreste resinose, ora in gran parte distrutte. Il _pino selvatico_, che del resto manca quasi affatto all'Appennino, _non incontrasi_, a quanto io sappia, _sul lato nord che in_ pochi _esemplari coltivati_ (per esempio ai Bagni di Vinadio), e così non v'è, in quelle valli inferiori, nessuna conifera selvatica, se non il ginepro. Anche sul lato sud delle Alpi Ligustiche, partendo da San Remo, il pino diventa raro nella stessa misura che cresce il numero dei faggi. Tutti quelli che passarono il Colle di Tenda saranno certo stati colpiti da tale cambiamento di carattere della vegetazione.
Il _castagno_ forma, sui colli che cingono la pianura, bellissime foreste che non la cedono in maestà alle più belle che si conoscono del genere (nella Corsica e nelle Alpi Graie). L'estensione complessiva di quelle foreste non sarà minore di 300 kmq. tra il Gesso ed il Tanaro. Magnifici esemplari secolari crescono specialmente nella Valle del Pesio e di Casotto; piuttosto raro attorno ad Entraque e nella Val Vermenagna (sino a 1000 m.), esso albero raggiunge, in esemplari spesso intristiti, i 1200 m. sopra le Pianche nella Val Stura. Circa nella stessa zona v'è la _quercia_ che mostra quasi sempre un fusto a mo' di colonna, simile al pioppo di Lombardia (Quercus pedunculata f. fastigiata), e che trovasi spesso lungo le Alpi Ligustiche, dal Colle di Melogno ad ovest, rimontando ai 1200 m. sopra Sant'Anna di Valdieri.
La stessa _forma slanciata_ è del resto qui _particolare a molti alberi e troppo comune per essere casuale_; la mostrano la tremula, il frassino (di cui non incontrammo che un solo esemplare a corona rotonda, a Valdieri), l'ontano nero, il sorbo, il biancospino arboreo, il ciliegio e spesso il sicomoro, più raramente il faggio ed il salice. L'albero più comune delle vallate settentrionali è il _frassino_ (F. excelsior), dal tronco tutto rivestito da foglie nerastre e pinnate; esso rimonta fin quasi a 1400 m. sul Colle di Tenda, e nel vallone della Trinità, a 1300 m., forma un bel bosco insieme al nocciuolo; vicino alla strada sotto ad Entraque, si vede un frassino abbastanza grande che cresce nei detriti accumulatisi fra la cima di un largo salice. Nella stessa zona tengonsi poi, rimontando raramente più alto di 1200 m., l'ontano nero e bianco, i salici (S. alba, incana ecc., sino a 1200 m.), il pioppo bianco, la tremula (nel vallone di Vallasco a 1500 m.) e la forma arborescente del biancospino; più rari sono il tiglio (m. 1020 a Limone), il carpino e l'_olmo_ (a 1150 m. sul Colle di Tenda); di quest'ultimo però trovansi esemplari secolari con una circonferenza di 5 metri sulle piazze pubbliche di Roccavione, Robilante e Boves.
Talune _piante rampicanti_ adornano i castagni e i suddetti alberi, così la Clematis vitalba, il Luppolo (a 1200 m. sul Colle di Tenda), la Cuscuta major (nello stesso sito, sui sambuchi), il Convolvulus sepium.
Per la _regione montana superiore del lato nord_ è caratteristico il _faggio_ (Fagus silvatica) che forma belle foreste sulle Alpi Ligustiche, dal Monte Settepani al Monte Armetta sopra Ormea, poi dalla Valle del Tanaro a quella del Gesso. Nella Val Stura, al cui lato settentrionale sembra manchi affatto, s'incontra raramente sopra Vinadio; gli esemplari colossali e secolari che si vedono nella foresta bandita di Callières, dietro ai bagni di Vinadio, sono probabilmente i più occidentali che ivi s'incontrino. Quando il faggio, per ragioni climatiche, non può più raggiungere le proporzioni di un albero, esso forma un cespuglio spesso disteso e depresso, costituendo grandi boscaglie, di cui parleremo trattando della regione alpestre. Sono rari gli alberi di faggi sopra i 1500 m.; di alto fusto ne crescono ancora dei bellissimi sul monte l'Arp sopra Valdieri (m. 1200 a 1750) e nel bosco della Stella ad est delle Terme di Valdieri (m. 1700), gli esemplari più in alto essendo però assai più piccoli di quelli inferiori e con tronchi spesso contorti.--Nella stessa zona tengonsi: il _sambuco nero_ (in tutte queste valli, specialmente la Val Stura, e sino a 1460 m. nel vallone di Monte Colomb), formante d'ordinario un grande cespuglio, il _sicomoro_ (Acer pseudo-platanus: val Pesio, Pianche di Vinadio, Colle di Tenda fra 1200 e 1300 m.), molto meno grande che nelle Alpi Settentrionali e ridotto ad arbusto nei luoghi più alti (parete di roccia a sud del Lago di Ruina e vallone di Meiris, circa a 1700 m.) e la _betulla_ (B. alba f. verrucosa: fra i castagni nella Val Vermenagna, a 1300 m. a nord di Valdieri, a meriggio di Vinadio e nel vallone dei Bagni; in quello di Vallasco a 1600 m.). I due ultimi alberi nominati mancano quasi affatto sul lato sud, trovandosi appena in parecchie vallate della Tinea, della Vesubia e del Roja, verso il limite superiore della zona montana.
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Passiamo ora alla _regione alpestre_, dalla quale potrebbesi distinguere la _zona subalpina_, stendentesi _sino al limite superiore degli alberi. La superficie di tutta la regione_ (sopra i 1600 m.) _nelle Alpi Marittime e Ligustiche_ (solo ad oriente della Tinea) è di circa 1000 kmq., che possonsi dividere approssimativamente così:
Terre coltivate, edifizi, ecc.: ettari 2000 Foreste subalpine » 23000 Boscaglie » 8000 Prati (alpi) » 19000 Rocce, detriti, acque (zona subalpina) » 13000 Zona più alta del limite climatico dei boschi (creste, nevi, ecc.) » 18000
Da queste cifre risulta che i _boschi occupano ancora adesso circa la metà dei terreni che dovrebbero coprire, secondo il clima naturale_; però v'è da considerare che forse un terzo o più dei terreni scarsi di vegetazione, al disotto del limite climatico dei boschi, sono tali in seguito a condizioni naturali e non al disboscamento, risultandone che la zona subalpina è relativamente la meglio imboschita di queste Alpi. Però, le foreste vi sono diffuse molto inegualmente, e vi sono grandi tratti affatto spogli; sul lato nord, le sole valli veramente ricche di alberi in questa zona sono quelle del Tanarello, dell'Upega, del Pesio, del Gesso superiore e dei bagni di Vinadio, cosicchè su quel lato gli alberi ricoprono forse appena 2500 ettari, cioè un ventesimo circa della superficie totale, mentre nella zona montana quivi abbondano i boschi.
Una _differenza notevole fra le Alpi Marittime e quelle settentrionali è poi la mancanza, superiormente alle foreste, di quella zona quasi continua di prati alpestri_ che attornia gran parte delle valli svizzere. L'estensione dei prati è qui di poco rilievo, specialmente sul lato sud, ove occupano appena 3000 ettari, mentre su quello nord si estendono almeno a 16.000. Sulle catene meridionali s'incontrano poche belle praterie (sugli altipiani di Marta, di Peirafica, del Piano Tendasco, dell'Aution, di Prals, di Millefuons, ecc.), predominando, sulle pendici poco inclinate, le erbe sottili, secche e giallastre. Il lato nord vanta bei prati, specialmente lungo certi dorsi montuosi (e sulle loro pendici superiori) quali il Colle Sestrera, la Colla Piana, la cresta Pianard, la cui bellissima prateria (1500 a 2200 m. sul mare) ricopre oltre a 800 ettari, il monte Merqua, ecc., poi nelle depressioni delle catene e nei circhi delle alte vallate. Quanto alle _colture_, esse forse in nessun punto raggiungono qui il loro limite climatico, rimanendo talvolta molto disotto a questo, causa le condizioni orografiche sfavorevoli; anche i campi di segala e di patate, nelle vere Alpi Marittime, non s'incontrano mai sopra ai 1800 metri.
Passando ora alla _composizione ed al carattere della flora_, troviamo ancora _325 specie nelle Prealpi e 274 nella zona veramente alpina_ (sopra i 2500 m.), la zona subalpina contando ancora 51 piante legnose e 16 piante annuali. _Quasi tutte queste specie sono strettamente alpestri, mancando ben poche specie diffuse generalmente nelle Alpi_; anzi _vi si trovano ancora quasi tutte quelle pianticelle che in Isvizzera crescono perfino sulle più alte rocce_, contandosi qui, fra _una trentina di specie nivali_, il Ranunculus glacialis, la Silene acaulis, la Cherleria sedoides, la Saxifraga moschata e la bryoides, la Gaya simplex, l'Artemisia spicata e la glacialis, il Senecio incanus, l'Eritrichium nanum, la Gregoria Vitaliana, ecc.; e, tra le _specie eminentemente alpestri che_ però _scendono più basso_, l'Aster alpinus (scende a Casterino a m. 1560), la Viola tricolor e calcarata, la Sagina glabra, il Mulgedium alpinum, la Campanula Allionii Vill., la Linaria alpina, il Papaver alpinum, la Soldanella alpina, la Primula viscosa e hirsuta, la Nigritella angustifolia, la Gentiana verna e la germanica, ecc. _Poche specie mostrano un carattere generico piuttosto mediterraneo_: così la Iberis nana, il Linum alpinum, la Nepeta nuda.
_In genere, la flora delle Alpi Marittime superiori si distingue per la grande varietà delle specie, ma ben raramente forma un tappeto denso_, quasi pratoide. La maggior parte delle piante fiorisce nel giugno e nel luglio; le _epoche più splendide_ però _sono il principio di giugno_, quando accanto alle nevi tuttora abbondantissime, sui detriti appena scoperti, si aprono numerosi fiorellini, quando le boscaglie di rododendri rivestonsi con miriadi di campanelle rosee, quando spuntano gli aghi del larice e le foglie degli ontani, dal colore così vivido; poi l'_autunno_, quando, sotto le creste già ricoperte da candido manto, i mirtilli, che rivestono vasti tratti delle vallate settentrionali, risplendono con una incredibile varietà di tinte verdi, brune, gialle e rosse.
La _differenza floristica tra i due lati delle Alpi Marittime non è molto risentita nella zona alpestre, essendo molto più notevole quella fra le Alpi Ligustiche (o anche i monti calcarei in genere) ed il massiccio centrale delle Marittime_. Fra le specie qui limitate, a quanto pare, sui monti calcarei e calcescistici, citeremo: Helianthemum italicum, Polygala alpestris e chamæbuxus, Rhamnus pumilus, Cytisus pumilus, Astragalus aristatus, Paronychia serpyllifolia, Scabiosa graminifolia e italica, Erica carnea (a sud-ovest del Colle di Tenda tra 1100 e 2050 m.; Val Pesio), Nepeta nepetella, Stachys alpina, Globularia nudicaulis, Crocus vernus; di specie alpestri poi Ranunculus glacialis, Aquilegia alpina, Iberis nana, Helianthemum oelandicus, Rhamnus alpina, Papaver alpinum, le specie di Oxytropis e di Phaca, Dryas octopetala, Saxifraga moschata, Ligusticum ferulaceum, Myrrhis odorata, Campanula stenocodon, ecc. Speciali di quelle formazioni subalpine sono il Trifolium Balbisianum Dc., le Sassifraghe già menzionate nella regione montana e l'Iberis garrexiana, diffusa dalla Valle del Tanaro sino al dipartimento delle Basse Alpi.--Fra le specie ligustiche non trovate, a quanto pare, ad ovest del Colle di Tenda citeremo: Helianthemum lunulatum, Dianthus Carthusianorum, Cerastium alpinum, Trifolium pannonicum, Libanotis montana, Cephalaria alpina, Anthemis Triumfetti, Hieracium Morisianum, Loiseleuria procumbens, Gentiana tenella e germanica, Salix myrsinites, Calamagrostis arundinacea, Poa sudetica. Speciale alle Alpi Ligustiche è forse il _Senecio Persoonii_ De Not. della catena a nord dell'alto Tanaro (Pizzo di Cornia e creste vicine).
Le _specie_ che sembrano _limitate al massiccio centrale_, passando tutto al più sulle roccie permiche, sono per lo più vere piante nivali; tra le altre citeremo Dianthus deltoides, Sagina procumbens, Sibbaldia procumbens, Sedum Rhodiola, Senecio incanus e Balbisianus, Tozzia alpina, Scabiosa vestita, Lloydia serotina, Oreochloa pedemontana. Originari di questo gruppo delle Alpi Marittime (però diffuse per lo più anche sulle alte catene calcaree) sono, a quanto pare: il Cytisus alpestris Thuret (alte vallate della Vesubia), la Viola valderia All., la Viola nummularifolia (abbondante attorno ai laghi di Mercantour e di Rabuons), la Silene cordifolia All., la Potentilla valderia, la Centaurea uniflora, l'Achillea herba rota, il Cirsium Allionii Thuret (praterie umide del bacino della Vesubia, Sant'Anna di Vinadio), ma sopratutto la magnifica Saxifraga florulenta Morr., specie differentissima dai suoi congeneri e ben raramente fiorita.
Le _paludi subalpine occupano, nelle Alpi Marittime, un posto ben modesto_, cosicchè la flora limitata ai luoghi umidi v'è abbastanza povera; trovansi fra altri il Thalictrum alpinum, il Cirsium palustre, l'Epilobium parviflorum e alpinum, la Primula farinosa, la Tofielda calyculata, vari Eriofori (E. alpinum, ecc.), lo Sfagno; poi, accanto ai rivi e nelle loro acque, la Caltha palustris, la Saxifraga aizoides, l'Adenostyles albifrons, il Petasites albus, la Pinguicula vulgaris, l'Umbilicus pendulinus, il Nasturtium pyrenaicum, il Myriophyllum verticillatum; nei laghetti vegetano ancora Potamogetoni (P. alpinus, P. marinus). E nei siti umidi che talune specie alpestri scendono più basso, come l'Erinus alpinus, la Gentiana acaulis (insieme all'Arnica montana ed all'Asphodelus albus sul monte Fascia dietro a Genova, ad appena 605 m. sul mare).
_Le formazioni più degne d'interesse_, in questa regione, si possono raggruppare così: _le foreste subalpine_, _le boscaglie_ di arbusti, _le associazioni di grandi erbe_, ed infine _la vegetazione caratteristica dei luoghi aridi delle Prealpi_.