Bollettino del Club Alpino Italiano 1895-96 Vol. 29 Num. 62
Chapter 25
La ragione della _straordinaria ricchezza botanica_ delle Alpi Marittime è da cercarsi: 1º nella riunione di tutti i climi, dal subtropicale al polare, in una zona larga appena 45 km.;--2º nella intima congiunzione della regione tiepida o subtropicale avente due grandi divisioni del regno florale del Mediterraneo (l'Italia e la Spagna, colla quale è congiunta la Provenza) colla regione fredda o polare del più grande ed alto sistema montuoso dell'Europa centrale, al quale poi ivi si unisce altro sistema importante (quello degli Appennini);--3º nella struttura orografica molto complicata, che favorisce sia l'isolamento che la diffusione delle specie, mentre, unita col clima piuttosto secco, essa produce una estrema varietà tanto di luoghi chiusi, umidi, bene irrigati, quanto di alture aride, soleggiate ed apriche;--4º nell'incontro dei bacini del Rodano e del Po, ricchi ambidue di specie appartenenti schiettamente alle regioni temperate (Europa centrale);--5º nel disboscamento, che lasciò molto spazio libero, specialmente per le piante che amano la siccità, poi per le specie avventizie.
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_Le Alpi Marittime si possono suddividere in più zone vegetali: generalmente se ne contano tre;_ quella _litorale_ o mediterranea (sempreverde), quella _montana_, e quella _alpestre_, potendosi inoltre distinguere una zona di collina o _submontana_, poi una _subalpina_. Sul lato nord manca affatto una zona mediterranea, ma quella di collina è più distinta dalla montana che sul lato sud. Inutile dire che queste zone non sono limitate esattamente da linee altimetriche, variando invece molto la loro estensione in verticalità secondo l'esposizione, i venti dominanti, la topografia, ecc. Così le cifre proposte da Ardoino non hanno che un valore approssimativo: egli limita la zona litorale con una linea distante 12 km. dalla costa, eccettuandone i posti alti oltre a 800 m., i quali fanno parte della zona montana, come pure tutto il resto del paese sino ai 1600 m. di altitudine.
Tralasciando di occuparci della vera zona litorale, la cui flora poco invade la regione montuosa che costituisce l'esclusivo argomento di questa pubblicazione, fermiamoci a dire alcunchè del _limite superiore della regione mediterranea_ che ci porta già a qualche centinaio di metri sul livello del mare.
Sull'estensione di tale limite mancano dati precisi pei monti di Mentone e San Remo, come per le valli della Nervia e della Bevera; probabilmente questi sono i luoghi dove essa raggiunge il suo massimo di altitudine. I cespugli delle macchie, sui monti dietro a Nizza, non salgono oltre 700 od 800 m.; fra gli alberi forestali, il Pinus pinaster sul Monte Cima tocca 875 m., e nella sua forma più piccola e più resistente al freddo circa i 1050 m. a nord di Grasse, mentre ivi il lauro ed il rosmarino rimontano fino a 600; le querce sempre verdi col ginepro ossicedro e l'ulivo sino a circa 750, il pino d'Aleppo sino a 800 m. L'ulivo, che può sopportare un freddo sino a 15 gradi senza che il tronco perisca, rimonterebbe sino a 780 m. vicino a Nizza, secondo Daum; è questa circa l'altitudine che esso raggiunge a Utelle e sul lato est del Colle di Braus.
Le lunghe _vallate_, massime quelle orientate da ovest ad est, se sufficientemente protette dai venti del nord, sono particolarmente favorite dal clima, così le valli della Bevera inferiore, del Varo medio (l'ulivo giungendovi sino alla chiusa di Gueydan, a 75 chilometri dalla costa), dello Sterone e dell'Arroscia. In genere, le vallate conservano una flora mediterranea sino a grande altezza nei siti ben riparati, nelle strette chiuse e sui colli che li dominano; così la Val Vesubia sino allo stretto di Lantosca (m. 500) la Val Roja sino alla Gola di Gaudarena, ecc. Sugli alti monti isolati che s'innalzano dietro alla costa, specialmente sopra Mentone, e sulle pendici esposte ai venti sopra le valli dirette a meriggio, la flora montana e perfino la subalpina scendono molto basso, mescolandosi stranamente colla mediterranea, cosicchè ne risulta una varietà straordinaria di vegetali.
Nella Val Roja, esposta alla tramontana verso il suo sbocco, le piante caratteristiche della Riviera cessano ben presto, i limoni e le palme non rimontando che sino al primo stretto dietro a Ventimiglia; l'arancio prosegue sino a Bevera; l'eucalitto, insieme al mirto, al rosmarino, al fico d'India, ecc., sino ad Airole (130 m., 12 km. dalla costa); il lauro, il leandro, la quercia sempre verde sino a San Michele (140 m., 3 km. più in là); il pino nero o marittimo (P. Pinaster) quasi sino a Giandola (380 m.), mentre quivi cresce ancora sul lato orientale una piccola foresta di pini bianchi o d'Aleppo (a 400 m.), la quale specie, secondo Raiberti, sarebbe stata usata per rimboscare le pendici sotto a Venanzone (900 a 1100 m.) nella Val Vesubia, il che ci pare dubbioso.
Nel giardino ben riparato della Causica (m. 450), a Fontana (34 km. dal mare), crescono all'aperto il lauro, il rosmarino, l'arancio (senza però maturare), il leandro, il mespilo del Giappone, ecc. Sul lato est trovansi qui gli ultimi ulivi della valle (600 m.), mentre a nord-ovest, tra la gola di Gaudarena ed il villaggio di Berghe, se ne trovano insieme a fichi sin quasi a 800 metri: vidi perfino un ulivo isolato con frutti sul territorio di Tenda, in un seno roccioso molto riparato a nord di Gragnile, a 809 m. sul mare.
Fra le specie mediterranee della Gola di Gaudarena, rimontando fin verso 800 m. sotto a Berghe, sarebbero ancora da menzionare l'Ostria, lo Spartium junceum che fiorisce ancora a Briga, l'Inula viscosa, l'Erica arborea e scoparia, l'Euforbia nicænsis, qualche cespuglio di lauro, vari citisi e cisti (specialmente il C. salvifolius), ecc. Il cedro di Spagna (Juniperus oxycedrus), che forma spesso un piccolo albero, trovasi sino a 1000 metri, a nord-ovest di San Dalmazzo di Tenda, ed a nord di Briga; dietro il piano di Tenda, su di una pendice scoscesa e calda (850 m.) esso cresce insieme ad alcuni alberi di vita (Thuya orientalis) ivi piantati ed a esemplari nani del Quercus ilex, di cui ne prosperano invece due colossali, con tronchi da metri 3 a 3½ di circonferenza e con rami molto estesi, davanti al monastero di Cimella sopra Nizza, e trovansi alberi secolari di questa specie ancora perfino a Courmettes sopra Vence (850 m.). Sotto le arcate della strada maestra, a quasi 800 m., prima di giungere a Tenda, vedonsi pochi esemplari dell'Arundo donax, la quale più in giù nella valle non vedemmo che ben sotto Breglio (a 200 m.); sino a Briga rimonta poi l'Osyris alba; sino a Tenda e sul lato sud della Colla di Briga il Centranthus ruber, fiorente quasi tutto l'anno, e nell'ultima delle dette località, come anche oltre a 1000 m. vicino a Gragnile, incontrasi un bellissimo cardo (Echinops ritro), il quale sale ai 1200 m. dietro a Grasse. Il fico cresce a Briga (m. 770), selvatico incontrasi fin sulla Colla di Briga e, sotto una roccia riparata, vicino a Canaresse (m. 1017), un po' a sud di Vievola. Pesche e mandorle maturano a Tenda (800 m.) verso la fine di ottobre.
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La _regione montana_, nel suo insieme, comprende circa 1450 specie di piante. Nelle vallate, il sostituirsi della flora montana alla mediterranea è segnalato specialmente dai prati, dalle file di alberi a foglie caduche e dalla mancanza ormai quasi assoluta delle colture arboree sui terrazzi costrutti lungo le scoscese pendici. Ma _non v'è, nella parte meridionale delle Alpi Marittime, una zona continua di foreste a foglie caduche, predominando_ invece _le conifere dalla costa al limite della vegetazione arborea_, specialmente nei grandi ed antichi boschi. Però tali boschi, nella regione montana, cominciano d'ordinario a discreta altezza sopra il fondo delle vallate, caratterizzati da gruppi di alberi verdi solo nella calda stagione, i quali con poche eccezioni non escono dalla zona submontana, potendosi così denominare questa la regione del castagno e della quercia, mentre l'albero più comune della vera zona montana è il pino selvatico (sul lato nord invece il faggio).--È notevole che il _castagno_ sul lato meridionale non scende così basso come la maggior parte degli altri amentacei, mentre nello stesso tempo sale più in alto che quasi tutti. Il Risso menziona 38 varietà di questo albero, tanto magnifico quanto utile, e che ivi deve esistere dai tempi più remoti, essendosene trovati residui fossili. Sebbene esso non cresca in generale che nei terreni primordiali o schistosi, non è raro qui anche in parecchie regioni calcaree, mancando però quasi affatto all'altipiano giurassico a nord di Grasse; verso Nizza, lungo il Varo, pare che non si trovi sotto ai 350 m. Nella Val Roja, esso non diventa comune che da Saorgio in su, colla disparizione dell'ulivo, ed è dapprima piantato sopra terrazzi artificiali, mentre attorno a S. Dalmazzo, e specialmente nella bassa Valle delle Miniere, trovasi in folte foreste e cresce perfino su pendii rocciosi; nella valle principale, esso cessa già, cogli schisti permici, a 750 m. tra San Dalmazzo e Tenda, non incontrandosi più in alto che un piccolo gruppo dietro a questo borgo, mentre se ne trovano nella Val Levenza sino a Marignol (1000 m.) ed in quella della Miniera sino ai 1020 m.; a nord-ovest di S. Dalmazzo, nella regione degli Spegi, esso albero rimonta perfino a 1250 o 1300 m., raggiungendo un'altitudine simile anche vicino alla Bollina (comune di Valdiblora). Spesso se ne vedono in queste valli degli esemplari maestosi con una circonferenza di 4 a 6 metri.
Il nocciuolo, il bosso, il Rhus cotinus crescono in questi boschi, accompagnati da felci, ginestri (Genista germanica, mantica, sagittalis), da grandi umbellifere (Angelica silvestre, Peucedanum cervaria), da talune piante rampicanti (il luppolo, l'edera, la clematite, ecc.) e da fiori ed erbe più o meno comuni (Malva moschata, Geranium silvaticum, Odontites lutea, Melampyrum nemorosum, Dantonia provincialis, ecc.) L'edera, sulle rocce a nord-ovest di Tenda, rimonta sino a 1050 m., e si trova anche sul lato nord a Demonte (m. 800).
Mentre il castagno è stimato pel prodotto dei suoi frutti, e perciò raramente soccombe al disboscamento, gli altri alberi forestali della zona submontana sono diventati ben rari. I _pochi boschi a foglie caduche_ che ivi si trovano sono quasi tutti di origine recente, dovuti ad un pur troppo scarso rimboscamento; se ne trovano sui due lati di Val Roja vicino a Breglio ed a Giandola, nel bacino del Varo medio, ecc. Molto diffuso è dappertutto l'_Ailanthus glandulosa_, albero giapponese dalle foglie simili a quelle della robinia pseudo-acacia; esso cresce rapidamente anche sul suolo più ingrato, per esempio sugli aridi macereti calcarei dietro a Tenda, sino a 1000 m.
La _quercia_ (Q. pubescens Willd) forma, insieme agli stessi cespugli che crescono nei boschi di castagni, delle folte ed estese boscaglie, di apparenza ancora giovani, sugli aridi altipiani tra Grasse e la gola del Loup, in Provenza; è poi comune sulle pendici superiori di Val Roja sopra Fontana, rimontando sino ai 1100 m. dietro a Gragnile; però, gli alberi quivi sono molto distanti tra loro ed hanno rami piccolissimi, taluni essendone affatto privi, causa probabilmente la rapacità della popolazione; la pianta ridiventa poi comune nelle Alpi Ligustiche, verso Albenga. E sotto a questa quercia che s'incontrano specialmente i tartufi. Più raramente trovansi le due altre specie o forme di quercia dell'Europa centrale (Quercus sessiliflora Sm. e Q. pedunculata Ehrh).
Ancora più raro è il _tiglio_ (Tilia silvestris Desf.), se non piantato sulle passeggiate; esso s'incontra selvatico nelle gole di Saorgio, nella parte inferiore della foresta del Siruol (Val Vesubia, ad oltre 1000 m., ove se ne trovano esemplari colossali), e nella foresta del Piné sopra Briga (1450 m.).
L'_olmo_ (Ulmus campestris) nella zona montana spesseggia sulle piazze pubbliche dei villaggi, da Nizza a Tenda, non incontrandosi però in istato selvatico, almeno nella Val Roja, mentre abbonda nelle vallette nizzardi. In pochi luoghi vedonsi boscaglie di _pioppi_ (P. tremula) o gruppi di _aceri_ (A. campestre: sopra la gola di Gaudarena, ecc., qua e là sino ai valloni del litorale).
Il _faggio_ è abbastanza diffuso in quella zona, da Tenda in su, ma sparso in generale nelle foreste ed abbondante solo in pochi siti, come la valle delle sorgenti di Berthemont, sopra Roccabigliera; è invece comunissimo nell'alta Provenza, cominciando dai monti a nord-ovest di Grasse, poi di nuovo nelle Alpi Ligustiche, ove se ne trova un bel bosco sul Monte Ceppo (fin verso i 1500 m.), mentre più ad oriente esso sostituisce man mano affatto il pino selvatico, quale albero principale delle foreste montane.
_Lungo i corsi d'acqua delle vallate più larghe_ (raramente sopra i 1000 m.) corrono _fitte_, ma semplici o tutto al più doppie _file di vari alberi_, specialmente pioppi (P. tremula, alba, nigra), ontani (Alnus glutinosa, incana), frassini (F. excelsior), carpini, ailanti e salici (S. alba, fragilis, caprea), ai quali unisconsi nocciuoli, clematidi e diverse erbe abbastanza alte; nella fresca ombra crescono talvolta anche piante delle foreste subalpine, cosicchè trovai attorno a Tenda (800 m.), la fragola, la genziana cruciata e l'aconito napello.
Le piante che nella regione montana compongono i _prati_ o crescono lungo i rivi, sono più o meno comuni in tutta l'Europa, e così anche le erbe che si trovano nei luoghi coltivati o sulle macerie; ci basti dire che in tutte queste località la flora è singolarmente svariata. I prati, perfino nell'agosto (molto meno florido del maggio), sono smaltati di fiori bianchi (Daucus carota, Achillea millefolium, Leucanthemun vulgare), gialli (Ranunculus acris), rosei (Onobrychis montana, Trifolium pratense), violacei (Medicago sativa, Campanula persicifolia, Prunella vulgaris), ecc. Nei luoghi fangosi e sulle sponde dei rivi crescono, tra arbusti di salici, erbe rigogliose, quali il Petasites officinalis con foglie larghe sino a 1 metro, la Mentha aquatica, l'Eupatorium cannabinum, grandi umbellifere (Peucedanum venetum, Oenanthe peucedanifolia), Lythrum salicaria, Vincetoxicum officinale (molto più grande che nei luoghi aridi), diverse Felci e l'Equisetum ramosissimum. Mancano invece quasi affatto le piante palustri, causa la rarità e l'esiguità dei luoghi proprii al loro sviluppo, non trovandosi quasi piccole paludi che sugli altipiani giurassici a nord di Grasse.
Più importanti sono le _formazioni siepiformi_ lungo le sponde inferiori delle vallate submontane, specialmente sulle pendici che separano tra loro i terrazzi coltivati: esse si compongono di una grande varietà di arbusti, d'ordinario strettamente intrecciati; predominano le rosacee, quali Rosa sphærica, R. sepium, ecc., Rubus discolor, Prunus spinosa, Cratægus monogyna, Cotoneaster vulgaris, poi i sambuchi (S. nigra, S. ebulus), il Ligustrum vulgare, il Cornus sanguinea, il Ginepro, varj Salici; aggiungonsi parecchie piante rampicanti (Clematis vitalba, Aristolochia clematitis, Bryonia dioica) e varie erbe molto grandi (Campanula, rapunculus, Galium aparine, Artemisia vulgaris, Vicia sepium, Ægopodium podagraria, Calamintha clinopodium, Urtica dioica, varii cardi, ecc.).
Quanto poi alle _piante coltivate_ della zona submontana, la principale è la _vite_, allo sviluppo della quale il clima ed il suolo sono molto propizi, eccetto nei luoghi troppo secchi. Se la viticoltura qui non ha, a dir vero, che un'importanza puramente locale, ci sembra dipendere meno dalla natura del paese che dall'inesperienza dei contadini e dall'insufficienza dei loro mezzi; pure vi hanno anche qui vini rinomati, quali il vino di Bellet (territorio di Nizza), quello di Cosio d'Arroscia, la cui vite alligna a 760 m. sul mare, ecc. Nel dipartimento delle Alpi Marittime si calcolò che verso il 1890 la superficie delle terre piantate a viti era di pressochè 9700 ettari. La vite è quasi del tutto limitata alla zona submontana; sul lato sud della Colletta di Briga si coltiva sino a 1000 m. sul mare, e dietro a Gragnile sino a circa 1050 m. Fra le piante che qui abitualmente l'accompagnano, talune non escono dai colli vicino al mare; così il Phytolacca decandra, il Melagrano ed il Mandorlo, tutti e tre inselvatichiti; il Physalis alkekengi rimonta sino al vallone di Rio Freddo vicino a Tenda.
Fra i _cereali_ il più comune è il frumento (Triticum vulgare), che rimonta, in luoghi riparati, sin verso i 1300 m.; ben pochi comuni però ne fanno un raccolto bastante pel proprio consumo.
Gli _alberi fruttiferi_ più importanti sono: il _gelso bianco_ (però non molto diffuso nelle vallate meridionali), che insieme al _pero_ nella Val Roja rimonta sino a 850 m.; il _noce_, di cui robustissimi esemplari trovansi tra 1000 e 1200 m., nella Val Vesubia secondo Raiberti sino a 1300 m., insieme al _melo_ che sul territorio di Tenda non si vede al disopra di 1125 m. (nel vallone di Rio Freddo); infine il _pruno_, abbondantissimo nelle vallate e sugli altipiani della Provenza sin oltre a 1000 m., ed il _ciliegio_ che rimonta a 1300 m., e perfino a 1550 m. nei valloni di Casterino e di Rio Freddo, ove però sembra che ben raramente il frutto maturi.
_Assai più originale di quella dei luoghi umidi e coltivati è la flora dei luoghi aridi_ in tutta la zona montana, il suo carattere essendo ancora in gran parte meridionale, assai differente dalla flora montana delle Alpi Settentrionali. Le formazioni di cespugli delle macchie litorali distinguonsi specialmente perchè prevale d'ordinario una sola specie: è sopratutto abbondante il _nocciuolo_, che, limitato nella zona litorale ai posti più ombrosi ed umidi, quivi invece riveste le pendici soleggiate non troppo sassose; lo si incontra spesso perfino a 1500 m. sul mare, però al disopra di 1200 m. abita di preferenza i boschi; eccezionalmente lo vedemmo sul lato nord del vallone di Rio Freddo, formante boscaglie sino ai 1600 m. Nei luoghi molto aridi lo surroga un _ginestro_ (G. cincrea) dai rami grigiastri e sfilati, con foglie piccolissime, mentre il Sarothamnus scoparius, più grande, è assai più raro, abbondantissimo però nella Provenza. Il _bosso_ (Buxus sempervirens) è comune sul lato settentrionale dei monti di questa zona: nella foresta del Siruol (Val Vesubia) se ne trovano esemplari di straordinaria grandezza. Veramente caratteristico è questo vegetale pei Carsi o altipiani calcarei di Caussols, a nord di Grasse, ove cresce tra 1050 e 1200 m. (nella Valle della Miniera sino a 1100 m.). Il _sommaco_ o albero a parrucche (Rhus cotinus), talvolta abbastanza elevato, riveste specialmente pendici rocciose col suo fogliame verde-chiaro nella primavera e rosso di fuoco nell'autunno; abbonda già nelle aride foreste della zona litorale, ma specialmente nelle gole del Ciaudan (Varo) e di Gaudarena, rimontando attorno a Tenda e dietro a Briga sino ai 950 m. Similmente diffuso è il _Prunus mahaleb_, comune nei boschi sassosi della regione di collina.
Le _erbe_, che _nei luoghi più secchi_ prendono il posto degli arbusti, hanno qui un carattere simile a quelle crescenti nei luoghi analoghi della zona litorale, ma costituiscono in gran parte specie differenti; quasi tutte sono aromatiche e profumate. Le più diffuse sono: Iberis umbellata, Anthyllis vulneraria, Laserpitium gallicum (abbondante sino ai 1400 m.), L. siler, Pimpinella magna, Eryngium campestre, Cephalaria leucantha, Carlina vulgaris, C. acanthifolia con fiori di 18 cm. di diametro, simili a piccoli soli; Inula montana, Anthemis tinctoria, Artemisia campestris, A. absinthium (abbondante sino ai 1500 m. e ricercato per la distillazione del vermouth), A. camphorata, Linaria striata, Globularia vulgaris, Alchemilla vulgaris, numerosi liliacei, il graminaceo Lasiagrostis calamagrostis, e sopratutto molte labiate, quali la Calamintha nepeta, il Timo volgare, ecc.
_Sulle scoscese rocce_ crescono specie di Rosa, Rubus e Prunus, l'Amelanchier vulgaris, l'Acer opulifolium, ecc.; ma l'arbusto più interessante di tali rocce è un grande ginepro (_Juniperus phoenicea_) simile ad un cipresso e che, comunissimo sulle rupi del litorale, abbonda sulle calde rocce calcaree attorno a Tenda, rimontando perfino a circa 1420 m. sul lato nord del Vallone di Rio Freddo (sulla Rocca di Turno), mentre sull'altro lato a simile altezza cresce già il _larice_, incontrandosi dunque qui le conifere della Siria e della Siberia. Fra le altre piante rupestri citeremo: la Pæonia peregrina con grandissimi fiori rosei (sui caldi monti tra 900 e 1300 m.), l'Hesperis laciniata, la Pimpinella saxifraga, il Lilium pomponium, l'Allium pulchellum, diverse specie di Sedum e di Sassifraghe, ecc. Infine, sarebbero da menzionare _parecchie specie che predominano specialmente nei boschi di pini_, rimanendo _limitate_ quasi affatto _alla regione submontana_; tali sono il Cistus salvifolius, il Cytisus hirsutus, la bella Colutea arborescens, l'Ilex aquifolium (non comune), la Daphne laureola, la Vinca minor, l'Asfodelo cerasifero, varie orchidee, ecc.
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_Nella zona montana superiore, solo i boschi e le formazioni aride mostransi veramente distinte dalle formazioni analoghe della zona di collina._ _Nei boschi predomina_, come già dicemmo, _il pino volgare_ (P. silvestris), specialmente nella varietà con scorza rossa. È questo un albero di aspetto molto variabile: gli esemplari isolati assumono d'ordinario la forma del pino parasole, il tronco ramificandosi soltanto a discreta altezza, mentre nelle foreste gli alberi appariscono piuttosto piramidali; i pini giovani hanno più grossi e più lunghi ciuffi di foglie; del resto questa specie cresce anche in luoghi aridissimi, sui macereti e perfino sulle pareti di roccia, insinuando le sue radici nelle piccole fenditure; quivi poi si mostra in generale quale umile arbusto, talvolta con rami depressi. Incontreremo quest'albero ancora nella regione alpestre. Le foreste di pini sono d'ordinario poco folte, di aspetto piuttosto severo; sui tronchi cresce qua e là il Viscum album; tra le numerose erbe che ricoprono il suolo citeremo l'Antriscus silvestris, l'Astrantia major, il Melampyrum nemorosum; tra i cespugli il Rhamnus cathartica ed il caprifolio (Lonicera Xylosteum).
La regione montana è quella nella quale il _disboscamento_ raggiunge le più estese proporzioni: nel dipartimento delle Alpi Marittime nel 1890 si contarono ancora 90.418 ettari, in quello delle Basse Alpi 115.000 coperti da boschi, cioè rispettivamente quasi un quarto e neppure un sesto della superficie totale. Ritenendo che nelle zone litorale e subalpina un terzo del suolo è ancora imboschito, non rimangono--nel primo dipartimento--che circa 40.000 ettari imboschiti nella zona montana, cioè un quinto del totale: nelle Basse Alpi poi, le lande e le terre incolte occupano un buon terzo di tutto il paese; infatti, questo dipartimento, la cui popolazione diminuisce rapidamente, minacciava di diventare uno spaventoso deserto di roccia, dimostrando su grande scala le funeste conseguenze del disboscamento: isterilimento delle terre, disseccamento delle sorgenti, incredibile variabilità dei corsi d'acqua, torrenti devastatori e perfino vere «valanghe di acqua» cadenti dalle scoscese pendici in seguito ai temporali ed al rapido sciogliersi delle nevi. Così il governo francese si vide costretto ad istituire, con spese molto ragguardevoli, importantissimi lavori di rimboscamento generale e di regolamento nei corsi d'acqua. Nelle vere Alpi Marittime, il male non è così grande, eccettuati gli altipiani rocciosi della Provenza, tra Grasse ed il Cheirone, che sembrano paesaggi dell'Arabia, un ottavo del suolo essendo appena coperto da alberi; ivi infatti, la popolazione dei 20 comuni diminuì di ben 1700 anime dal 1870 al 1890, e vi si contano circa 15 comunità disertate dopo il medio evo.