Bollettino del Club Alpino Italiano 1895-96 Vol. 29 Num. 62
Chapter 19
Come già dicemmo, la testa del ghiacciaio costituente la bocca orientale del ramo destro, l'abbiamo fissata con operazioni topografiche mediante le sue coordinate riferite alla testata sud del sovraccennato ponte sul torrente del vallone.
Il limite della testa del ramo sinistro l'abbiamo fissato mediante l'allineamento passante per esso e per i due segnali N. 5 e 6 scolpiti sulle roccie di sinistra a conveniente distanza e resi facilmente ritrovabili da colorazioni a minio; il segnale N. 6 riesce anche più visibile perchè è scolpito più in alto a sinistra, su una parete di roccia perfettamente piana e presentante numerosissime striature del ghiacciaio.
Di questa testata di ghiaccio abbiamo presa la qui riprodotta fotografia addì 9 agosto alle ore 15,15 dal lato ovest; in essa l'estrema protuberanza di ghiaccio, la bocca principale da cui esce il torrente in sulla sinistra (a destra nella fotografia), nonchè altre due minori più verso l'apice della testata, scorgonsi chiaramente. Il ghiaccio è cosparso di detriti e sporco di melma nella parte rientrante dove è aperta la bocca principale del torrente; è molto più pulito e limpido nella parte prominente che per le spaccature sulla cresta rassomiglia ad una piccola catena di rupi scoscese.
Del ghiacciaio della Tribolazione abbiamo pure preso una veduta panoramica addì 11 agosto da uno spuntone di roccia poco a sud dei casolari di Money, sul quale abbiamo posto l'indicazione a minio: S. F.--1895.
Nell'altra fotografia qui riprodotta, e che fu specialmente presa per avere il dettaglio della scarpa terminale del ghiacciaio di Grand Croux, si vede pure nello sfondo la gran discesa di seracs del ramo sinistro della Tribolazione, la testata di cui abbiamo parlato, e, verso destra, le roccie su cui stanno i due segnali numeri 5 e 6.
Le morene che si osservano presso la fronte glaciale sono recentissime; non si ha vera morena frontale caratteristica perchè il suo materiale viene travolto di mano in mano che si deposita; bella e potente la morena più antica che si addossa al fianco sinistro del vallone, sulla quale viene a terminare, nelle rovine d'un appostamento, la strada di caccia. Più verso il thalweg, in direzione della separazione fra il ghiacciaio della Tribolazione e quello di Grand Croux, si allunga un'altra morena recentissima di forma regolarissima e caratteristica.
=Ghiacciai di Grand Croux e di Money.=--Questi due ghiacciai li riuniamo in un solo capitolo, perchè havvi assai confusione a loro riguardo nelle diverse carte.
Nella carta dell'I. G. M. al 50.000 portante l'indicazione «levata nel 1882» e nel relativo ingrandimento al 25.000 è designata col nome di Grand Croux l'enorme e continua estensione di ghiaccio che dalle punte Testa di Valnontey, Becca di Gay, Roccia Viva, Grand St.-Pierre, Tour St.-André ed altre ancora, scende a valle suddividendosi più in basso in tre rami colossali. Porta poi il nome di ghiacciaio di Money quello che discende dalla Punta Patrì, dal Coupé di Money, dalla Tour St.-Ours ecc. Questo secondo ghiacciaio è invece il ghiacciaio di Patrì che è perfettamente separato da quello di Money dal crestone 3493-3333-3100 della carta Paganini.
Nell'altra carta al 50.000 pure dell'I. G. M., portante l'indicazione «levata nel 1881» il ghiacciaio di Grand Croux è limitato fra la Testa di Valnontey e la Roccia Viva; ghiacciaio di Money è denominata l'altra grande estensione di ghiaccio che si estende fin oltre la Tour St.-André e che discende al basso in due rami principali. Quello che abbiamo detto ghiacciaio di Patrì non porta ivi alcuna indicazione.
Nella cartina dei signori Yeld e Coolidge si chiama invece Grand Croux l'omonimo della carta precedente più il ramo sinistro (sud) del ghiacciaio di Money; sotto questa denominazione poi si comprende il restante ramo destro più una plaga di ghiaccio che si estende senza interruzione fino alla Punta Patrì corrispondente al ghiacciaio di Patrì, mentre l'indicazione di quest'ultimo è segnata oltre la punta ed in modo incerto.
La disposizione e la configurazione di tutte queste masse di ghiaccio risultano chiaramente dalla carta del Paganini; separazione netta fra il Grand Croux ed il Money non c'è, ma possiamo scegliere la linea che discende dalla Roccia Viva e raggiunge e si continua nel crestone 3287-2957 della carta Paganini[78]. Daremo al ghiacciaio di Money la stessa estensione della carta al 50.000 dell'I. G. M. levata nel 1881, oltre la quale havvi il ghiacciaio di Patrì. Analogamente hanno fatto i signori Bobba e Vaccarone nella carta al 100.000 annessa alla loro guida.
Se per la glaciologia le carte dell'I. G. M. fossero attendibili, dal confronto delle condizioni di estensione del ghiacciaio di Grand Croux ivi riferite al 1881 con quelle risultanti dalla carta del Paganini e con quelle osservate nell'estate scorsa, si dovrebbe dire che questo ghiacciaio si sia di molto allungato in un decennio, ma ciò non è: e la nostra asserzione fondiamo non soltanto sulla poca fede che abbiamo per questo riguardo su dette carte, ma su altre osservazioni di cui diremo. La fronte del ghiacciaio di Grand Croux è quella che attualmente discende più in basso di tutte le altre dei ghiacciai di Valnontey: ciò risulta anche dalla carta del Paganini dove essa porta la quota 2340.
La superficie di questo ghiacciaio è molto accidentata per un buon terzo della sua estensione in alto verso sud-est, diventa regolare nella parte centrale ed in tutta la sua parte sinistra dove apparisce quale potente fiumana di ghiaccio che discende fino all'estremo limite inferiore, e la cui regolarità non è disturbata che dalla non molto accentuata caduta di seracs fra le quote 2530 e 2420.
Il limite estremo della sua fronte l'abbiamo individuato con un allineamento passante per esso e per i tre segnali N. 2, 3, e 4 scolpiti colla solita croce su tre grossi massi stabili di parecchi metri cubi di volume, facilmente ritrovabili e così disposti: il masso portante il segnale N. 2 è sulla morena sinistra del vallone, poco discosto dal sovraccennato appostamento di caccia diroccato; il masso del segnale N. 3 è sulla cresta del lungo e regolarissimo cordone morenico che si trova sul prolungamento della separazione fra i due ghiacciai della Tribolazione e di Grand Croux; il segnale N. 4 infine trovasi su un colossale masso posto sulla destra della testata in questione, fra le molte ramificazioni di torrentelli scendenti dal ghiacciaio, e da essa poco discosto.
L'estremità della fronte di questo ghiacciaio, che sotto forma di cuneo gigantesco s'inoltra nel greto del fondo della valle, è riprodotta nell'annessa fotografia; questa fu presa addì 9 agosto alle ore 16,15 dalla parte di levante nei pressi del masso portante il segnale N. 4. In essa si scorgono pure sullo sfondo i seracs e l'estremità occidentale del ghiacciaio della Tribolazione, come già abbiamo accennato.
Il ghiacciaio di Money nella sua parte alta sud-ovest discendente dalla Roccia Viva è molto accidentato e si distingue malamente da quello di Grand Croux; nella restante sua parte elevata è diviso in due bacini alimentanti, o circhi terminali, dal crestone che discende dalla Tour St.-Ours (3602 m.) in direzione est-ovest. Queste due plaghe ghiacciate si riuniscono a valle di detto crestone alla quota 3219 per tosto separarsi nuovamente in due rami alla quota 3150 in causa di altra cresta di roccia.
Fatta astrazione della sovraccennata parte triangolare a sud-ovest presso la Roccia Viva, il ghiacciaio di Money ha superficie e pendìo assai regolare per due buoni terzi della sua estensione, regolarità alquanto turbata nella striscia che unisce la estremità inferiore con quella superiore dei due sovraccennati crestoni divisori. La regolarità va diminuendo e la pendenza aumentando nei due rami inferiori in cui si suddivide e termina il ghiacciaio. In complesso, la sua superficie è più pianeggiante e meno tormentata che non quella dei ghiacciai di Grand Croux e della Tribolazione.
Il ramo di destra del ghiacciaio di Money termina inferiormente con tre testate presso le quote 2605, 2673 e 2614 della carta Paganini.
Scelto un grosso blocco di gneiss sulla morena laterale destra, sulla sua parete che guarda il ghiacciaio scolpimmo il segnale + Nº 8, 1895, D.P. e sulla sua faccia superiore tracciammo col minio una freccia cogli estremi scolpiti. Questa freccia che, prolungata, passerebbe per il centro della sottostante croce, segna l'allineamento passante per il piede della testata di destra del ghiacciaio ed inoltre la sua visuale mira alla base a sinistra dell'osservatore della Testa di Valnontey. La visuale che dal segnale va all'estremità della testata intermedia del ghiacciaio colpisce esattamente la punta della Becca di Gay; finalmente, la visuale che passa per l'estremità della testata sinistra passa pure per il punto dove la cresta rocciosa discendente dalla Becca di Gay si proietta sulla cresta ghiacciata del Colle di Grand Croux.
Il ramo sinistro del Money discende invece di ben 300 metri più in basso; a 2600 si restringe bruscamente con una linea che è il prolungamento del limite del ramo destro; quindi alla quota 2411 si restringe nuovamente per discendere poi ancora un dislivello di 100 metri e raggiungere così l'estremo limite con una lingua di ghiaccio molto allungata.
È caratteristico l'aspetto che offre questo ramo del ghiacciaio di Money quando lo si osserva da certi punti della valle; osservato per es. dalla morena sinistra, presso la fronte del ghiacciaio della Tribolazione, esso appare come una gigantesca pelle di fiera distesa quale tappeto con una zampa protesa; e noi l'abbiamo chiamato _la zampa di leone_.
Tale aspetto apparisce molto bene dalla qui riprodotta fotografia presa alle ore 13 del 9 agosto dallo sprone roccioso presso l'estremità sinistra della fronte del ghiacciaio della Tribolazione e sul quale sta il segnale N. 5.
Le irregolarità superficiali del ghiacciaio coi conseguenti effetti d'ombra producono delle screziature che rendono grande l'accennata rassomiglianza. La fotografia abbraccia il tratto di cresta che va dalla Punta Cisseta alla Roccia Viva; vi si vedono nettamente i due rami in cui è diviso il ghiacciaio dal sovradescritto crestone roccioso; sulla destra del quadro appare pure l'estremo lembo destro del ghiacciaio del Grand Croux, separato dal Money da un grosso costolone di roccie.
III.
A quanto precede si riducono le osservazioni da noi fatte sulle condizioni attuali dei ghiacciai del Gruppo del Gran Paradiso; ci rimane a dire di alcune altre osservazioni fatte in passato, ora molto preziose per ricostrurre la storia glaciale contemporanea della Valnontey, risalendo fino a più di 60 anni addietro.
Sopra un macigno sporgentesi presso il letto del torrente, ad un quarto d'ora di cammino circa sopra il ponticello da noi scelto per origine delle nostre coordinate, ritrovammo il segnale postovi nel 1833 dal curato Chamonin ad indicare l'estremo limite cui arrivava in allora il gran ghiacciaio di Valnontey, costituito dall'unione di quelli di Money, di Grand Croux, della Tribolazione e, secondo alcune informazioni, anche da quello dell'Herbetet.
Le coordinate di questo segnale riferite al sovraindicato sistema d'assi ortogonali, sono:
X = -717,42, Y = -387,80.
Abbandonando questo segnale e raggiungendo la strada di caccia dell'Herbetet, dopo breve percorso si arriva al punto in cui questa è attraversata dal torrente che scende dall'Herbetet, dopo di che la strada s'arrampica con comode risvolte su alcune balze di roccie arrotondate e striate. Su una parete verticale di queste roccie sta scolpita la seguente iscrizione:
GLACIER <--------- 1866
E. D'ALBERTIS--J. P. CARREL.
Questo è il segnale che nel 1866 l'egregio abate valdostano Giovanni Pietro Carrel e l'illustre esploratore genovese Enrico D'Albertis ponevano per segnalare il limite inferiore del ghiacciaio di Valnontey. Questa segnalazione è completata da altro segnale, posto pure nello stesso anno più in basso presso il torrente: la retta che univa questi due segnali rappresentava, in direzione trasversale all'asse della valle, il detto limite.
Come già per il segnale Chamonin, abbiamo con tutta cura collegato colla nostra poligonale topografica questi due punti, le cui coordinate sono le seguenti:
1º segnale (superiore) X = -1004,17, Y = -547,45 2º segnale (inferiore) X = -1035,05, Y = -530,50
La retta che li unisce quasi in direzione di N.NO.--S.SE. fa colla linea N-S un angolo di 28° 45´ 39", e la distanza fra i due punti risulta di m. 35,25.
Abbiamo così tre limiti ben accertati nel ghiacciaio di Valnontey in epoche diverse: nel 1833, nel 1866, ed i limiti attuali dei singoli ghiacciai in cui quello si è suddiviso ritirandosi.
Prendendo in considerazione la bocca orientale del ghiacciaio della Tribolazione, di cui conosciamo le coordinate
X = -1082, Y = -1108,
deduciamo che il cammino percorso nel suo regresso dal ghiacciaio dal 1833 al 1866 è di metri 348,21 in 33 anni, cioè m. 10,55 all'anno in media, e che il cammino percorso dal 1866 al 1895 per arrivare all'attuale limite orientale della Tribolazione fu di m. 960,06 in 29 anni, con una velocità media annua di m. 33,10 dato che il cammino siasi sempre effettuato nel senso del ritiro.
La velocità così risultante appare nel secondo trentennio considerato tripla di quella del trentennio precedente; ma tale valore non è applicabile certamente a tutto il periodo 1866-1895, perchè in questo dobbiamo distinguere tre parti, cioè il primo periodo che va dal 1866 al momento in cui il ghiacciaio di Money si è staccato dagli altri due; il secondo che va da questo momento a noi ignoto all'altro pure ignoto in cui si separarono anche i due ghiacciai di Grand Croux e della Tribolazione; il terzo infine che dal momento di quest'ultima separazione arriva fino all'agosto 1895.
In queste tre parti la velocità di regresso dovette evidentemente essere assai differente: dal 1866 fino a quando i tre ghiacciai continuarono ad essere riuniti, una sola era la fronte, e la superficie d'ablazione piccola in confronto della massa glaciale; nella seconda parte la velocità di regresso deve essersi notevolmente accresciuta per l'accresciuta superficie frontale di ablazione; nella terza parte, infine, tale velocità deve essersi ancora aumentata grandemente per i due ultimi ghiacciai, essendosi anche per questi più che raddoppiata la superficie frontale d'ablazione.
Con questa considerazione si potrebbe dar ragione dell'enorme differenza nelle due sovrascritte velocità di ritiro, senza bisogno d'ammettere che sia avvenuto qualche brusco cambiamento nelle condizioni locali regolanti il regime glaciale.
Del resto, l'ultimo valore della velocità di ritiro di quei ghiacciai può essere assai lontano dal vero, anche perchè noi non conosciamo esattamente il momento in cui le fronti dei singoli ghiacciai si disposero nell'attuale loro posizione.
Vedremo in seguito come da altri dati si deduca per la velocità di ritiro subito dopo il 1866 un valore assai maggiore, e come verso il 1885 questa sia diminuita assai; manteniamo ciononostante le considerazioni poc'anzi svolte perchè, nella grande incertezza in cui ora ci troviamo riguardo alla legge del ritiro di quei ghiacciai; esse servono, se non ad altro, a sviscerare sempre meglio tutte le particolarità del fenomeno.
Che quei ghiacciai si siano ritirati oltre il limite attuale e quindi nuovamente avanzati, lo neghiamo, e lo neghiamo con certezza almeno fino a tutto il 1889, e non crediamo nemmeno che ciò abbia potuto succedere nei successivi 6 anni, se dobbiamo prestar fede alle informazioni locali.
Che alcuni di quei ghiacciai dopo essersi ritirati si siano nuovamente avanzati dopo il 1881, lo afferma il dott. Virgilio di cui riportiamo integralmente il seguente lungo brano[79]: «I tre maggiori ghiacciai del massiccio del Gran Paradiso, compresi appunto nel Vallone di Valmontey, quelli cioè della Tribolazione, di Grancrou e di Money, hanno subìto in questi ultimi venti anni una marcatissima diminuzione. Nel 1875 le loro estremità riunivansi in una fronte terminale unica; ma dopo il 1875 esse si erano ritirate e disgiunte. Tale periodo di ritiro continua tuttora (1885) per il solo ghiacciaio di Money, mentre per gli altri due si è già iniziato circa dal 1881 il periodo d'avanzamento, per cui questi sono di nuovo uniti per le loro fronti terminali».
«La ragione di questa differenza nelle variazioni periodiche di tre ghiacciai vicinissimi fra di loro, per cui uno trovasi in ritardo circa l'iniziarsi del suo periodo d'avanzamento, periodo già cominciato negli altri due, sta a parer mio, nella conformazione ed orientazione dei rispettivi bacini di raccoglimento delle masse di ghiaccio. Infatti, i bacini glaciali della Tribolazione e di Grancrou sono ampi, pochissimo accidentati e rivolti a nord, mentre quello di Money è molto accidentato, interrotto da speroni rocciosi e rivolto ad ovest. In conseguenza di ciò deve risultare una maggior ablazione per quest'ultimo ghiacciaio.»
[Illustrazione: PIEDE DEL RAMO OVEST DEL GHIACCIAIO DELLA TRIBOLAZIONE
_Da una fotografia dell'ing. A. Druetti._]
[Illustrazione: SCARPA TERMINALE DEL GHIACCIAIO DELL'HERBETET
_Da una fotografia dell'ing. A. Druetti presa dalla parte destra della morena frontale._]
Il Baretti, ricordato il fatto del constatato ritiro di quei ghiacciai dopo il 1865, è più prudente nel pronunciarsi circa un nuovo periodo d'avanzamento, ad ammettere il quale però è propenso. Ecco le sue parole: «Pei ghiacciai che scendono dal Gran Paradiso nel vallone di Valnontey abbiamo il seguente dato, da noi raccolto e consegnato in un lavoro, _Per rupi e ghiacci_, pubblicato nel 1875: i ghiacciai del bacino nel 1865 si fondevano assieme in una sola fiumana in basso: nel 1874 erano già disgiunti per ritiro di quasi 750 metri; il ritiro continuò fino al 1883. Non sappiamo quali varianti siano avvenute in questi ultimi nove anni; l'abate Carrel, studiosissimo di cose naturali ed abitante a Cogne, sarebbe la persona adatta in superior grado a tener nota delle variazioni che ora supponiamo nel senso di accrescimento.»[80]
Notiamo intanto che dalle osservazioni del Baretti si deduce una velocità di ritiro nel ghiacciaio di Valnontey di 83 metri all'anno in media nel periodo 1865-1874.
Per meglio conoscere le vicende del fenomeno glaciale in questione, noi ci serviamo appunto delle preziose osservazioni locali fatte dal 1871 al 1889 dall'ab. Carrel, circa la cui competenza in merito condividiamo pienamente l'opinione del Baretti.
L'abate Carrel addì 19 ottobre 1876 fece uno schizzo dei ghiacciai di Valnontey che porta, oltre la sua firma, l'indicazione: «Cette vue a été prise, en montant à l'Herbetet, au point culminant d'où la route royale redescend». In questo stesso punto si recò negli anni successivi a riprendere la stessa veduta e potè così raccogliere una serie di schizzi dai quali appariscono le condizioni di quei ghiacciai nelle epoche seguenti oltre la sovrascritta: 5 novembre 1877, 15 ottobre 1879, 23 settembre 1880, 22 agosto 1883, 2 settembre 1884, 1 ottobre 1886, nel 1888, e 6 settembre 1889[81].
Il cortese abate avendoci consegnati i suoi schizzi (del che vivamente lo ringraziamo) ce ne varremo fin d'ora per chiudere questo lavoro.
Dalla veduta presa il 19 ottobre 1876 il ghiacciaio di Money risulta completamente staccato dagli altri due e confinato nelle rupi scoscese sulle quali si distende attualmente la «zampa di leone»; la sua forma però non è così ristretta, ma presenta una larghezza assai maggiore. Vi si vede inoltre tracciata chiaramente la strada di caccia che, staccandosi da quella dell'Herbetet, attraversa su un ponticello il torrente e sale sul fianco destro della valle, dapprima con parecchi zig-zag e quindi, dopo una larga risvolta, rimonta le rupi sottostanti al ghiacciaio di Money con un'altra serie di fitti zig-zag fino ad un appostamento di caccia. Questa strada ci si disse costrutta nel 1872 o 1873; per cui già a quell'epoca il ghiacciaio di Money si era staccato dagli altri due. Questi costituenti un unico ghiacciaio, dal Carrel detto ora di Valnontey ora di Grand Croux, hanno il loro limite un poco a monte dei primi zig-zag sovraccennati, in un punto che ci pare di poter stabilire alla distanza di 500 metri dal limite del ghiacciaio nel 1866; ne risulterebbe pertanto una media velocità di regresso di 50 metri all'anno.
Dagli schizzi posteriori risulta che negli anni successivi il ghiacciaio di Valnontey andò gradatamente ritirando in alto il suo piede terminale, rimanendo pur sempre uniti i suoi due ghiacciai costituenti fino al 1884; nel 1886 apparisce la separazione dei due ghiacciai che andò sempre meglio accentuandosi negli schizzi relativi al 1888 e 1889.
Queste osservazioni contraddicono pertanto all'asserzione sovraricordata del dott. Virgilio, perchè, se dopo il 1881 quei due ghiacciai avevano la fronte comune, questo non era per causa d'un avanzamento, ma perchè ancora non s'erano separati, separazione avvenuta verso il 1886 ed esistente tuttora. E che nell'intervallo fra il 1884 ed il 1886 abbia continuato il ritiro in quei ghiacciai lo dimostra la seguente circostanziatissima affermazione scritta di pugno dell'abate Carrel a tergo dello schizzo che porta la data del 1º ottobre 1886 e che si riferisce al ghiacciaio di Grand Croux separato da quello della Tribolazione, ivi detto del Gran Paradiso: «Le 1^r octobre 1886 je suis parti de Cogne a 6^h ¼ du matin, et ayant passé par le sentier de l'Herbétet, je suis arrivé au point culminant d'observation a 9^h ¼. Le jour n'était pas propice pour dessiner parce que la dernière neige tombée couvrait en partie les roches et ne permettait pas de distinguer d'une manière sûre la roche du glacier. Cependant j'ai pu vérifier que le glacier a reculé de 27 mètres depuis le 2 septembre 1884».
Aggiungeremo ancora che i punti in cui sono segnati i limiti inferiori dei ghiacciai di Grand Croux e della Tribolazione negli ultimi schizzi del 1888 e 1889 ci paiono approssimativamente quelli attuali, ciò che però verificheremo. Inoltre, in tutti 9 gli schizzi il ghiacciaio di Money appare stazionario sulle roccie sulle quali arriva tuttora il suo ramo sinistro.
In quanto poi all'attribuire le differenze nelle variazioni periodiche di ghiacciai, anche vicinissimi, alla conformazione ed orientazione dei rispettivi bacini di raccoglimento delle masse di ghiaccio, siamo in massima d'accordo col dottor Virgilio; ma, venendo al caso concreto, dobbiamo però fare qualche osservazione. Da quanto abbiamo detto precedentemente e che chiaramente risulta dalla semplice ispezione della carta del Paganini, il bacino glaciale del Money è meno accidentato ed interrotto di quelli di Grand Croux e della Tribolazione; e, riguardo all'esposizione, quello di Money, quello di Grand Croux e parte di quello della Tribolazione sono nelle identiche condizioni, cioè con esposizione a nord-ovest, mentre soltanto quello della Tribolazione (e non tutto) è esposto a nord-est.
Noi crediamo più conveniente, per spiegare il più rapido ritiro del ghiacciaio di Money in confronto degli altri due, ricorrere ad un'altra legge esattamente verificata per i ghiacciai della Valnontey, quella cioè per la quale _la resistenza dei ghiacciai all'ablazione è tanto maggiore quanto maggiore è l'elevazione dei loro circhi terminali a parità della loro estensione, ed a parità d'elevazione e d'esposizione è tanto maggiore quanto più i ghiacciai sono vicini al centro del massiccio ricoperto di ghiacci_. Si sa infatti che la temperatura dell'atmosfera va diminuendo coll'altezza, e, nei limiti delle massime altezze delle nostre montagne, ciò favorisce una maggior precipitazione di acqua allo stato di neve.