Ben Hur: Una storia di Cristo

Part 43

Chapter 433,850 wordsPublic domain

— «Questo medesimo Ebreo uccise un soldato Romano sulla piazza del Mercato, qui in Gerusalemme; questo stesso Ebreo possiede tre legioni di Galilei pronte ad arrestare il Governatore Romano questa notte: questo stesso Ebreo ha stretto alleanza con varî principi per una sollevazione generale contro Roma; uno dei suoi alleati è lo sceicco Ilderim.» —

Avvicinandosi a lui, essa gli sibilò nell'orecchio;

— «Tu hai vissuto in Roma. Supponiamo che queste cose vengano ripetute ad alcune persone di nostra conoscenza... Ah — tu cambi colore?» —

Egli si ritrasse da lei, con l'espressione che possiamo immaginare sul volto di un uomo, che credendo di scherzare con un gattino, si trova improvvisamente d'aver fra le mani una tigre. Essa continuò:

— «Tu sei stato nell'anticamera imperiale, e conosci il ministro Seiano. Supponiamo che, con le prove alla mano — o anche senza le prove — gli si dica che questo Ebreo è l'uomo più ricco d'Oriente — anzi di tutto l'impero. I pesci del Tevere mangerebbero di grasso quel giorno, non è vero? E mentr'essi banchettano, o figlio di Hur, — ah, quale splendore regnerebbe negli spettacoli del Circo! Divertire il popolo Romano è un'arte difficile, procurarsi il denaro per divertirlo è un'arte ancora più raffinata; e quale artista ha mai eguagliato Seiano?» —

La commozione di Ben Hur al cospetto della profonda abbiezione che queste parole rivelavano, non era tale da oscurargli la memoria. La scena della sorgente, sulla strada verso il Giordano, gli riapparve davanti agli occhi; ed egli si rammentò il sospetto che gli era venuto intorno alla fedeltà di Ester. Con la medesima convinzione, e forzandosi di parer calmo rispose:

— «Per farti piacere, o figlia d'Egitto, io riconosco la tua abilità, e devo confessare che io sono interamente nelle tue mani. Potrei ucciderti, è vero, ma sei una donna. Ma non dimenticarti che il deserto è pronto ad accogliermi; e quantunque Roma sia assai destra nella caccia all'uomo, dovrebbe seguirmi a lungo prima di prendermi, perchè in quelle steppe vi sono selve di lancie e boschi di rovi, e la sabbia è clemente al Parto invitto. Nelle maglie della tua rete, zimbello e gonzo delle tue arti, un diritto mi rimane tutt'ora: Chi ti riferì tutto ciò che sai di me? Nella fuga e nella cattività, nell'ora della morte persino, mi sarà di consolazione pensare che ho lasciato al traditore la maledizione di un uomo che ha vissuto una vita di tossico e di fiele. Chi mi ha tradito?» —

Fu arte, fu espressione sincera, il volto dell'Egiziana si atteggiò a commiserazione.

— «Vi sono al mio paese, o figlio di Hur,» — essa disse — «operai che fanno dei quadri raccogliendo le conchiglie variopinte sparse qua e là sulla spiaggia dopo una tempesta, sminuzzandole, e ordinando le schegge sopra tavolette di marmo. Vedi tu quale insegnamento contiene quest'arte per coloro che vanno in cerca di segreti? Ti basti sapere ch'io raccolsi un cumulo di piccole circostanze ora da una persona ora da un'altra, e che, con un pochino di perseveranza riuscii a connetterle ed a coordinarle, esultando della riuscita come solo può esultare una donna che viene ad avere nelle proprie mani la fortuna e la vita di un uomo...» — qui s'arrestò e si volse dall'altra parte, come per celargli un subitaneo accesso d'emozione, poscia affettando uno sforzo di penosa risoluzione, completò la sua frase — «un uomo di cui essa non sa che cosa vuol fare.» —

— «No, questo non basta,» — replicò Ben Hur, insensibile a quella manovra, — «non basta. Devi decidere subito ciò che vuoi fare di me. Potrei morire domani.» —

— «Verissimo,» — fece ella vivamente e con enfasi, — «dunque ti dirò che qualche cosa appresi dallo sceicco Ilderim una notte ch'egli giaceva presso mio padre nel deserto. Era una notte tranquilla e io poteva udire attraverso la tenda ogni parola mentre ascoltavo i garriti degli uccelli, il ronzio degli scarafaggi e il sussurro del vento.» — Sorrise, come compiacendosi della poetica improvvisazione, poi continuò — «Altre piccole cose, semplici particolari da incastrare nel quadro, mi vennero da...» —

— «Da chi?» —

— «Dallo stesso figlio di Hur.» —

— «E da nessun'altra fonte?» —

— «No.» —

Hur trasse un sospiro di sollievo; lasciò cadere in tono d'indifferenza un — «grazie,» — poi disse tranquillamente:

— «Non è bene far attendere Sejano. Il deserto è più pietoso. Di nuovo dico: O Egitto, pace!» —

Fino a quel momento egli era rimasto a capo scoperto, ma ora prese il fazzoletto che gli pendeva dal braccio, ed avvolgendosi il capo, fece per partire. Essa io trattenne con un gesto rapido, e nella sua impazienza tese una mano verso di lui.

— «Fermati,» — gridò.

Egli si volse, senza toccarle la bella mano scintillante di gioielli, e non gli fu difficile comprendere che il colpo di scena tenuto finora in riserva stava per iscoppiare.

— «Fermati, e non diffidare di me, oh figlio di Hur quando ti dichiaro di sapere la tua relazione col nobile Arrio. E per tutti gli Dei dell'Egitto, giuro ch'io fremo pensando a te, così avvenente e generoso, in potere di un ministro spietato. Tu hai passato parte della tua gioventù negli atrii della gran capitale; pensa qual contrasto sarà per te la vita del deserto. Oh, ti compiango, sì, di tutto cuore ti compiango! Fa soltanto quanto ti chiedo e, lo giuro per Iside sacra! io ti salverò!» —

Parole insinuanti, pronunciate in tono supplichevole, cui la bellezza prestava irresistibile fascino!

— «Quasi, sì, — quasi ti crederei» — mormorò con voce incerta Ben Hur, nel cui seno un dubbio lottava ancora, coll'impulso che lo spingeva a cedere.

— «La vita ideale della donna è una vita d'amore; la più gran felicità per l'uomo sta nel vincere se stesso, ed è questo, oh principe ch'io ti domando.» —

Essa parlava rapidamente, e con insolito calore; mai essa gli era apparsa più seducente.

— «Tu avevi una volta un amico,» — essa continuò — «un amico di gioventù. Scoppiò fra voi un dissidio e diveniste nemici. Egli ti offese, e dopo molti anni lo incontrasti nel Circo d'Antiochia,» —

— «Messala?» —

— «Sì, Messala. Tu sei il suo creditore. Perdona il passato. Ridiventagli amico, e restituiscigli la fortuna perduta nella grande scommessa. Salvalo! — I sei talenti sono una bagatella per te, mentre lui... Ah, egli è un uomo rovinato. O Ben Hur, principe magnanimo, per un Romano della sua schiatta la povertà è peggio della morte: Salvalo dalla miseria!» —

Se la rapidità delle sue parole erano un semplice artificio allo scopo di non lasciargli il tempo di pensare, fa duopo ritenere ch'ella ignorasse o avesse dimenticato, esservi certe commozioni affatto indipendenti dal pensiero, che penetrano senza preavviso alcuno e sono irremovibili. Mentr'essa parlava, parve a Ben Hur di vedere il volto di Messala dietro le spalle dell'Egiziana e l'espressione del Romano non era certamente quella di un mendicante o d'un amico; le labbra del patrizio erano sempre atteggiate al solito sorriso sardonico, e lo sguardo nulla aveva perduto della sua irritante alterigia.

— «L'appello è già stato deciso allora, e per una volta almeno Messala è stato sconfitto. — Andrò a scrivere nel mio diario il grande avvenimento, che un Romano ha pronunciato giudizio contro un Romano! Ma dimmi, fu Messala a mandarti a me con questo messaggio, o Egitto?» —

— «La sua è una nobile indole, e alla stregua di essa giudicò la tua.» —

Ben Hur prese la mano poggiata leggermente sopra il suo braccio.

— «Dal momento che tu sembri avere rapporti di così intima amicizia con lui, bella Egiziana, dimmi, credi che egli farebbe per me ciò che egli mi chiede, in caso che le sorti fossero invertite? Rispondimi, per Iside! Rispondimi, se ami la verità!» —

La mano e lo sguardo insistevano del pari che la voce.

— «Oh! — essa cominciò — egli è...» —

— «Un Romano, stavi per dire; significando con ciò, che io, un Ebreo, non posso paragonarmi a lui; che, essendo Ebreo, io devo restituirgli i miei guadagni, perchè egli è Romano. Se tu hai altro da dire, o figlia di Balthasar, spicciati, spicciati; perchè, per il Signore Dio d'Israele, questo mio sangue comincia a bollire, e potrò forse dimenticare che tu sei una donna, e bella! Io non vedo che la spia di un padrone doppiamente odioso perchè mio nemico e perchè Romano. Spicciati, ti dico.» —

Essa si liberò della sua mano, facendo un passo indietro nel cerchio di luce, e con tutta la malignità della sua natura raccolta negli occhi e nella voce, disse:

— «Vile bevitor di feccie, cane Israelita! Nella tua smisurata presunzione tu hai creduto che io potessi amarti dopo aver veduto Messala? I pari tuoi sono nati per strisciare a suoi piedi. Ed ora ascolta: Egli sarebbe stato contento che tu restituissi i sei talenti; ma io ti dico che ai sei devi aggiungerne venti — venti, mi intendi tu? Uno per ogni bacio che tu gli hai rubato, quantunque col mio permesso. Io t'ho seguita con protestazioni d'affetto ho simulato un'amore che non sentivo, ho sopportato la tua compagnia così a lungo, per servire Messala. Il negoziante è l'amministratore della tua fortuna. Se per domani, a mezzodì, egli non ha la tua cambiale in favore del mio Messala per ventisei talenti — nota la somma! — avrai da fare con Sejano. Sii saggio. Addio.» —

Mentre essa si avviava all'uscio, egli le si piantò innanzi, sbarrandole il cammino.

— «Il vecchio Egitto vive in te!» — egli disse. — «Sia che tu veda Messala domani o dopodomani, qui o in Roma, fagli questa ambasciata:

Digli che ho ricuperato tutto il denaro, compresi i sei talenti, di cui egli mi spogliò, confiscando i miei beni paterni; digli che, superstite alle galere a cui mi condannò, nel pieno vigore delle mie forze, io rido della sua miseria e del suo disonore; digli che io credo che quella infermità di corpo che lo astringe, eterno invalido, alla sua poltrona, e che il mio braccio cagionò, è la maledizione del nostro Signore Iddio d'Israele, giusta ricompensa pei suoi delitti contro i deboli e gl'infelici; digli che mia madre e mia sorella, ch'egli fece rinchiudere in una cella nella Torre d'Antonia affinchè vi morissero della lebbra, sono vive e guarite, grazie alla potenza del Nazareno che tu disprezzi; digli che per colmare la coppa della mia felicità, esse sono state restituite alle mie braccia, e che nel loro affetto io troverò largo compenso alle impure passioni che tu rechi a Messala; digli — e questo anche per tuo conforto — o tigre in forma d'angelo, digli, che quando Sejano verrà a spogliarmi, egli non troverà nulla, perchè l'eredità ch'io ebbi dal duumviro, compreso la villa di Miseno, è stata venduta, e il ricavo della vendita è fuori della sua portata, in giro pei mercati del mondo, sotto forma di tratte; e che questa casa, e i beni, e le merci, e le navi, e le carovane, che ogni giorno portano a Simonide così principeschi guadagni, sono protetti da una salvaguardia imperiale, perchè una testa più saggia della tua ha trovato il prezzo dei favori di Sejano, e il ministro preferisce un guadagno onestamente procurato, a tesori macchiati di sangue; digli, che se anche non fosse così, se il denaro ed i beni fossero tutti miei, egli non ne avrebbe la benchè minima parte, perchè, quando, trovasse le nostre tratte Ebraiche, e obbligasse i detentori a consegnare le somme equivalenti, un altro mezzo mi rimane — un atto di donazione a Cesare; — questo almeno appresi negli atti della grande metropoli; digli infine che, insieme alla mia sfida, io non gli mando la mia maledizione a parole, ma quale migliore espressione del mio odio eterno, io gli invio qualche cosa che sarà per lui la somma di tutte le maledizioni; e quand'egli ti vedrà ripetere questo messaggio, figlia di Balthasar, la sua astuzia Romana gli indicherà ciò ch'io intendo di dire. Ora va, come io vado.» —

Egli la condusse verso l'uscio, e sollevando la cortina con cerimoniosa cortesia, la lasciò passare per la prima.

— «La pace sia con te» — egli disse, mentre essa spariva.

CAPITOLO VII.

Quando Ben Hur abbandonò la stanza degli ospiti, il suo passo era meno fermo di quando vi era entrato, e la testa gli era caduta sul petto. Aveva fatto la scoperta che un uomo, inchiodato sul letto, con la schiena rotta, poteva dalle nere profondità della sua anima, trarre forze sufficienti per nuocere ai suoi nemici, e stava riflettendo su questa scoperta.

È facile, dopo che una calamità ci ha colpiti, rivolgere lo sguardo indietro, e scorgere tutte le fila della trama prima nascoste. Il pensiero che egli non aveva neppure sospettato la complicità dell'Egiziana nei disegni di Messala, e che per anni egli aveva ciecamente fidato in lei, mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli amici, ferì profondamente il suo orgoglio. — «Ora mi ricordo» — egli diceva fra sè — «che essa non ebbe una parola di sdegno quando il perfido Romano minacciò la sua vita alla fonte di Castalia! Io ricordo come essa lo esaltava quella notte di luna nell'Orto delle Palme! Ed, ah...» — egli si fermò battendosi violentemente il pugno sulla fronte — «ah! il mistero dell'appuntamento al palazzo di Idernee, non è più un mistero per me!» —

La ferita, dobbiamo osservare, toccava il suo orgoglio e la sua vanità, e per fortuna gli uomini non muoiono spesso di simili mali, e neppure ne soffrono molto a lungo. Nel caso di Ben Hur, poi, v'era compenso nella riflessione a cui egli diede voce improvvisamente esclamando, — «Lodato sia il Cielo che quella donna non s'è impadronita maggiormente del mio cuore! Ora m'accorgo che non l'ho mai veramente amata!» —

E come se si fosse liberato da un grave peso, arrivato con passo leggero all'estremità del terrazzo, dove terminava la scala che metteva sul tetto, la prese, e cominciò a salire rapidamente. Ma all'ultimo gradino s'arrestò di nuovo: Poteva Balthasar esser complice di questa fitta rete di frodi e menzogne da lei tessute? No, no. L'ipocrisia accompagna raramente l'età venerabile come la sua. Balthasar era un uomo onesto.

Con questa ferma convinzione raggiunse il tetto. V'era luna piena, ma la volta del cielo era luminosa pei riflessi delle migliaia di fuochi ardenti nelle strade e nei piazzali della città, intorno ai quali salivano i cantici e i cori dei vecchi salmi d'Israele. Quelle meste armonie che molcevano il suo orecchio, prendevano parole e significato nell'animo suo, e gli sembravano dire: — «Così, o figlio di Giuda, noi facciamo omaggio al Signore Iddio, e dimostriamo la nostra lealtà alla patria ch'egli ci ha dato. Venga Gedeone, o Davide, o un Macabeo, e ci troverà pronti.» —

E subito, come in un sogno, quasi a scherno, gli apparve l'uomo di Nazareth.

La dolorosa, quasi femminile immagine di Cristo, lo accompagnò, mentre attraversò la terrazza fin sopra alla via a settentrione della casa. In quel volto non appariva segno di guerra; ma piuttosto la calma e la rassegnazione di un tranquillo cielo lunare, provocando di nuovo la vecchia angosciosa domanda: — «Che sorta di uomo è egli mai?» —

Ben Hur diede uno sguardo sopra il parapetto, e poi si volse meccanicamente verso il Padiglione.

— «Facciano il loro peggio;» — egli disse, camminando a passi lenti — «io non perdonerò al Romano. Io non dividerò la sua sorte, e neppure fuggirò da questa città de' miei padri. Farò appello alla Galilea e di là comincierò la battaglia. Con la fama di gesta eroiche chiamerò tutte le tribù dalla mia parte. Quegli che diede Davide e Mosè, ci troverà un condottiero, e se non sarà il Nazareno, sarà un altro dei molti che anelano di morire per la libertà.» —

L'interno del padiglione, verso il quale moveva Ben Hur era scarsamente illuminato, e le colonne del lato occidentale gettavano lunghe ombre sul pavimento. La poltrona solitamente occupata da Simonide era vicino alla finestra dalla quale si godeva la più ampia vista della città in direzione del Mercato.

La poltrona era occupata. — «Il buon uomo è ritornato» — pensò, — «Gli parlerò, se non dorme.» —

Entrò, e con passo leggiero si avvicinò alla poltrona. Chinandosi sopra la spalliera, vide Ester, addormentata e ravvolta nello scialle del padre. I capelli sciolti e disordinati piovevano sopra il suo volto. Il suo respiro era irregolare e affannoso: Un lungo sospiro terminante in un singhiozzo rompeva tratto tratto dal suo petto. Qualchecosa — la solitudine forse, o quei sospiri — diedero a Ben Hur l'idea che quel sonno fosse piuttosto il riposo del dolore più che il ristoro dopo la fatica. La natura manda questo sollievo ai fanciulli, ed egli era solito considerare Ester come quasi una bambina. Appoggiò le braccia alla spalliera e pensò:

— «Io non voglio svegliarla. Non ho nulla da dirle — nulla — se non ch'io la amo. Essa è figlia di Giuda, bella, e come diversa dall'Egiziana! Quella è tutta vanità, ambizione, egoismo; questa è tutta verità, dovere, abnegazione. No, il problema non è se io l'ami — ma se essa ama me. Sul principio mi era amica. Quella notte sul terrazzo ad Antiochia, con quale infantile ardore mi pregò di non inimicarmi Roma, e di parlarle della villa di Miseno, e della mia vita tranquilla colà! Io la baciai allora. Può essa aver scordato quel bacio? Io non l'ho dimenticato. Io l'amo. — Nessuno sa in città che ho ritrovato la mia famiglia. Non l'ho detto all'Egiziana; ma questa piccina si rallegrerà della mia gioia e darà loro il benvenuto con la mano e col cuore. Essa sarà un'altra figlia per mia madre, e una sorella per Tirzah. Io vorrei svegliarla e dirle tutte queste cose, ma — o maledetta maga d'Egitto! — come potrei avere il coraggio di parlare a lei? Io andrò via, aspetterò un'occasione migliore. Dormi in pace Ester, figlia amorosa, fiore di Giuda!» —

E, in silenzio, camminando in punta di piedi, si ritirò.

CAPITOLO VIII.

Le vie e i ritrovi pubblici della città rigurgitavano di gente, che andava e veniva, attorniava cantando e felice i grandi fuochi, e mirava i pezzi di carne che giravano allo spiedo.

L'aria era impregnata dell'odor di carne abbruciata e del fumo del legno di cedro. Era questa l'occasione in cui ogni figlio d'Israele era fratello ad ogni figlio d'Israele, e l'ospitalità non conosceva limiti; da ogni parte sorgevano grida verso Ben Hur. — «Fermati e godi con noi. Siamo tutti fratelli nell'affetto del Signore!» — Ringraziando con la voce e col gesto, egli continuava frettolosamente la sua strada verso il Khan, con l'intenzione di montar subito a cavallo e raggiungere le tende del Cedron.

Il suo cammino lo condusse ad attraversare la via che doveva diventare così mestamente celebre nel mondo cristiano. Anche qui fervevano le liete cerimonie. Guardando su per la strada, vide le fiamme di alcune torcie in movimento, svolazzanti al vento come pennoni; ed osservò che dove passavano le torcie, i canti e le risa tacevano. La sua meraviglia raggiunse il colmo però, quando, attraverso il fumo e le scintille turbinanti, scorse il luccichio di lancie e di corazze, rivelanti la presenza di soldati Romani. Che cosa facevano essi, i beffardi legionari, in mezzo ad una processione Ebrea?

Era una cosa inaudita, ed egli si arrestò, fremendo.

La luna brillava; ma, come se la sua luce e quella delle torcie, e il bagliore dei fuochi nella strada non bastassero, alcuni della processione recavano lanterne. Pensando che in questo fatto avrebbe potuto trovare una spiegazione dell'enigma, Ben Hur si avanzò nella via in modo da poter osservare da vicino i componenti la processione. Le torcie e le lanterne erano portate da schiavi ciascuno armato con mazze ferrate e giavellotti. Il compito di questi mazzieri sembrava esser quello di rischiarare la strada e di indicare gli ostacoli ad alcuni dignitari che li seguivano — sacerdoti e dottori, rabbini dalle lunghe barbe, fitte sopraciglie e nasi a becco, personaggi influenti nei consigli di Hannas e Caifa. Dove potevano andare? Non al Tempio certamente, perchè la via da Sion, donde questi sembravano venire, alla sacra casa, conduceva lungo lo Xisto. E il loro scopo? Non pacifico — altrimenti, perchè la presenza dei soldati?

Mentre la processione passava, l'attenzione di Ben Hur era specialmente attratta da tre uomini, camminanti l'uno vicino all'altro, alla testa del corteo, immediatamente preceduti dai lampadofori, i quali sembravano usar loro speciale deferenza. Nel personaggio a sinistra del gruppo egli riconobbe il capo dei custodi del Tempio: quello a destra era un sacerdote; l'uomo nel mezzo non era così facilmente classificabile, poichè camminava pesantemente, appoggiandosi alle spalle degli altri due, con la testa piegata innanzi sul petto. La sua apparenza era quella di un prigioniero non ancora rinvenuto dallo spavento dell'arresto, o che veniva condotto a qualche cosa di terribile — la tortura, o la morte. I due dignitari a destra e a sinistra lo aiutavano premurosamente, rivelando che, s'egli non era il personaggio principale della processione, aveva certamente rapporti importanti con essa — forse era un testimonio o una guida — forse un delatore.

Con perfetta disinvoltura Ben Hur si insinuò nel corteo, camminando a fianco del sacerdote. Se soltanto l'uomo avesse sollevato la testa? E dopo qualche passo il suo desiderio fu esaudito. La testa si alzò, rivelando, alla luce delle lanterne, un volto pallido, magro, contratto dal terrore; la barba arruffata; gli occhi velati, infossati, portanti l'espressione della disperazione. Seguendo davvicino il Nazareno, Ben Hur aveva imparato a conoscere i discepoli, come il Maestro; ed ora, vedendo quel triste volto, esclamò:

— «L'Iscariota!» —

Lentamente l'uomo girò il capo verso di lui, fissandolo con i grandi occhi sbarrati, e le labbra si mossero, come per pronunciare qualche parola; ma il sacerdote si interpose.

— «Chi sei tu? Va per i fatti tuoi!» — disse a Ben Hur, sospingendolo con violenza.

Il giovine prese lo spintone di buon umore, e aspettando l'occasione, si frammischiò nuovamente al corteo. In questo modo percorse tutta la lunghezza della via, l'affollata pianura fra la collina di Bezetha e il Castello di Antonia, fino alla Porta delle Pecore. Dappertutto s'incontravano gruppi di persone, intente a celebrare riti religiosi.

Essendo la notte di Pasqua, i battenti della Porta erano spalancati. I custodi se n'erano andati e la processione passò liberamente. Davanti ad essa si stendeva il profondo burrone del Cedron, ombreggiato dal Monte Oliveto, coi suoi boschi di cedro e di ulivi, neri, e spiccanti sinistramente contro il cielo illuminato dalla luna. Due strade s'incrociavano davanti alla Porta, una a nord ovest, e l'altra verso Bethania. Prima che Ben Hur avesse tempo di capire se la processione si fermerebbe, o, proseguendo, quale delle due strade avrebbe preso, fu spinto da essa giù verso la vallata. Nessun indizio rivelava lo scopo della marcia misteriosa.

Giù nel burrone e sopra il ponte, passò la comitiva, con le torce fiammeggianti e le mazze ferrate calpestando rumorosamente il terreno; poi piegò a sinistra, nella direzione di un orto d'ulivi, chiuso da un muro bianco. Ben Hur sapeva che quel luogo era deserto, tranne per alcuni tronchi nodosi e un grande triangolo di pietra, usato dai contadini per schiacciare l'olio dalle bacche. Mentre stava pensando, pieno di meraviglia, che cosa potesse cercare la comitiva in un tal luogo, tutti si fermarono. Si udirono voci concitate partire dalla testa della processione; un fremito corse di uomo in uomo; vi fu una confusione e un rinculare generale; solo i soldati rimasero fermi al loro posto.

In un attimo Ben Hur si liberò dalla folla, e corse innanzi. Si trovò davanti a una porta di cui il cancello era stato abbattuto, e con uno sguardo dominò tutta la scena.

In mezzo all'orto stava un uomo, in bianche vesti, il capo scoperto, le mani incrociate sul petto — una figura esile e curva, coi lunghi capelli e il volto scarno — in atto di rassegnazione e di attesa.

Era il Nazareno!