Part 19
E l'incontro era prossimo, imminente.
Forse s'egli avesse ritrovato Messala povero ed infelice, i suoi sentimenti sarebbero stati diversi; ma così non era. Lo ritrovava più prosperoso che mai, e più che mai insolente nella sua prosperità.
Così avvenne che mentre Malluch lo credeva distratto egli stava invece pensando in qual modo avrebbe avuto luogo l'agognato incontro ed a quali mezzi egli ricorrerebbe per renderlo memorabile.
Si diressero poco dopo verso un viale di quercie ove il pubblico andava e veniva in gruppi di pedoni di cavalieri, e di donne in lettighe portate da schiavi, e dove, di tempo in tempo, transitavano cocchi trascinati con velocità vertiginosa da focosi cavalli. All'estremità, del viale la strada, con lieve pendenza, scendeva fiancheggiata a destra da un'irta scarpa di roccia grigia, ed, a sinistra, da un vasto prato di singolare freschezza; qui si offriva alla vista dello spettatore la famosa Fontana di Castalia.
Spintosi a forza di gomiti attraverso la folla, Ben Hur si trovò dinanzi ad un getto d'acqua, che, dalla sommità di una roccia, si versava in un bacino di marmo nero dove scompariva spumeggiante come in un imbuto.
Presso al bacino, sotto un piccolo porticato scavato nel sasso, stava seduto un sacerdote vecchio, barbuto, grinzoso ed incappucciato, un vero tipo d'eremita. Dal contegno del pubblico sarebbe stato difficile l'indovinare quale fosse la principale attrattiva, per esso: se la fontana o il suo custode. Egli udiva, osservava ed era osservato, ma non parlava mai.
Di quando in quando qualche devoto gli porgeva una moneta. Con un rapido e scaltro luccicar degli occhi egli la pigliava e dava in cambio un foglio di papiro.
Subito il devoto immergeva il papiro nel bacino, poi, alzatolo e guardandolo contro i raggi del sole, vi leggeva un verso. Pare che la fama della Fontana non avesse a soffrire per la povertà dei versi. — Prima che Ben Hur potesse a sua volta consultar l'oracolo, altri visitatori s'avanzarono, il cui aspetto eccitò la sua curiosità non meno di quella dei suoi compagni.
Precedeva un cammello altissimo e completamente bianco, condotto da un uomo a cavallo che lo teneva per la briglia. L'_houdah_, o sedile, sul dorso del cammello era straordinariamente grande e rivestito di porpora e d'oro. Due altri cavalieri seguivano il cammello, armati di lancie.
— «Che cammello meraviglioso!» — esclamò uno degli astanti.
— «Qualche principe venuto da lontano,» — osservò un altro.
— «Forse un Re.» —
— «I Re sono portati da elefanti e non da cammelli.» —
— «Un cammello, e per di più un cammello bianco!» fece un terzo.
— «Per Apollo, vi dirò io di che si tratta. Coloro che voi vedete non sono nè Re nè principi; sono donne.» —
E qui la discussione fu troncata dall'arrivo della comitiva. Il cammello, visto da vicino, non ismentì l'impressione destata da lontano. Nessuno dei presenti aveva mai veduto un'animale più alto e più maestoso. Che occhi neri! Come era fine e morbido quel suo pelo bianco! Come armonizzava bene colle bardature dorate! Un tintinnio di campanelli d'argento lo accompagnava ed egli si moveva come inconscio del peso che portava. — Ma chi erano l'uomo e la donna sotto il baldacchino dell'_houdah_? Ogni sguardo era rivolto su di essi. Se l'uomo era un principe bisognava proprio convenire dell'imparzialità del tempo, che non fa distinzione fra potenti ed umili, poichè l'aspetto del vecchio che nulla rivelava circa la sua nazionalità, era quello di una mummia: i curiosi radunati alla fontana non trovarono nulla da invidiargli all'infuori del ricco sciallo che ne avvolgeva la persona.
La donna se ne stava seduta secondo il costume orientale fra finissimi veli e merletti. Al dissopra dei gomiti portava braccialetti in forma di serpentelli uniti con catenelle d'oro ad altri braccialetti ai polsi. Salvo questi ornamenti le braccia erano nude e di forma oltremodo seducente, cui facevano degno complemento due manine quasi infantili, una delle quali scintillava pei numerosi anelli che l'adornavano. Il velo o reticella che le copriva il capo era tempestato di bacche di corallo e legato con una filza di monete, in parte accerchiantile la fronte, in parte scendentile sulle spalle, confuse in una folta massa di capelli neri. Dal suo seggio elevato essa contemplava il pubblico con curiosità ed apparentemente senz'accorgersi della curiosità ch'essa stessa destava. Il più singolare poi si era che, contrariamente al costume delle signore, essa aveva il viso scoperto.
Ed era veramente bello quel viso, bello per la giovanile freschezza, per la forma ovale, per la carnagione trasparente, per gli occhi grandi, per le labbra coralline e pei bianchissimi denti. A queste attrattive aggiungasi la distinzione di una testolina classicamente modellata e d'un volto aristocratico, che le davano un'aria veramente regale.
Cosichè fosse rimasta soddisfatta dell'esame del luogo e delle persone, la vaga creatura diede un ordine al servo, un tarchiato etiope, nudo sino alla cintola, il quale avvicinò il cammello alla fontana e l'obbligò a piegare le ginocchia. Poscia, ricevuto dalle mani della sua signora una coppa, stava per riempirla, allorchè un forte rumor di ruote e uno scalpitar di cavalli al galoppo venne a rompere l'incanto prodotto dall'apparizione della bella straniera e, con un grido d'allarme, il pubblico si sbandò per lasciar libero il passo.
— «Quel Romano pare che voglia travolgerci, badate a voi!» — gridò Malluch a Ben Hur, spiccando un salto per porsi in salvo.
Quest'ultimo si volse, e vide Messala che, a gran carriera, dirigeva il suo cocchio sulla folla. Questa, sbandandosi, lasciò scoperto il cammello, il quale, o inconscio o incurante del pericolo, non si mosse. L'Etiope era paralizzato dal terrore. Il vecchio fece un vano tentativo per uscire dal suo _houdah_, ma nè egli nè la donna erano più in tempo a salvarsi. Ben Hur, balzò davanti a loro e tuonò rivolto a Messala:
— «Fermati! indietro, indietro.» —
Un sorriso illuminò il volto del patrizio.
Non vedendo altra via di scampo Ben Hur, si precipitò innanzi ed arrestò di botto il cocchio afferrando due dei cavalli pel morso: «Cane d'un Romano, tieni in così poco conto la vita?» gridò, mentre con sforzi erculei obbligava i cavalli a retrocedere. — La subìta scossa fece traballare il carro. Messala fu appena in tempo ad evitare di cadere, ma il compiacente suo Mirtilo andò a ruzzolare lungo la via, fra le risa di scherno degli spettatori.
L'impareggiabile disinvoltura del Romano non venne meno in quest'occasione. Sciogliendosi dalle redini in cui era avviluppato, le gettò da banda; fece il giro del cammello, guardò Ben Hur, e parlò rivolgendosi al vecchio ed alla donna.
— «Chiedo venia ad entrambi: io son Messala, e per la nostra madre terra vi giuro che non vi aveva veduti. In quanto a questa buona gente, ho forse fatto troppo a fidanza sulla mia destrezza: voleva ridere a loro spese e sono essi invece che ridono di me; — buon pro' lor faccia.» —
Il sorriso bonario, lo sguardo ed il gesto indifferente col quale s'era rivolto al pubblico s'accordavano bene con quelle parole. Tutti tacquero in attesa di quanto egli direbbe ancora. Fatto allontanare il cocchio di pochi passi dal buon Mirtilo, egli proseguì guardando arditamente la fanciulla:
— «Ti prego d'intercedere per me presso questo brav'uomo il cui perdono chiederò con maggior insistenza più tardi se ora non l'ottengo. — È tuo padre nevvero?» —
Essa non rispose.
— «Per Pallade, sei pur bella! Bada che Apollo non ti scambii pel suo perduto amore. Sarei curioso di sapere qual paese può vantarsi d'averti per figlia. Non torcere lo sguardo. Il sole d'india è riflesso nei tuoi occhi e l'Egitto ha impresso sulle tue gote i segni d'amore. Per Polluce, non preoccuparti di colui, bella incognita, prima d'aver perdonato a questo schiavo che prega ai tuoi piedi.» —
La giovane donna lo aveva interrotto per chiamare d'un cenno Ben Hur, il quale le si appressò:
— «Ti prego, prendi la coppa e riempila» — gli disse — «mio padre ha sete.» —
— «Ti servirò con piacere» — rispose il giovine, e rivolgendosi per rendere il chiesto servizio si trovò faccia a faccia con Messala. I loro sguardi s'incrociarono: quello dell'Ebreo era provocante, mentre gli occhi del Romano altro non esprimevano che una beffarda bonarietà.
— «Bella straniera, altrettanto crudele quanto bella» — continuò Messala con un saluto della mano — «se Apollo non ti rapisce nel frattempo, mi rivedrai. Non conoscendo il tuo paese non so a qual Dio raccomandarti, cosicchè, per tutti gli Dei! non mi resta che a raccomandarti a me stesso.» —
Visto che Mirtilo aveva acquetati i cavalli e che li teneva pronti per la partenza, risalì sul cocchio. La donna lo seguì collo sguardo, nel quale invero non si leggeva alcuna espressione di risentimento, poscia ricevette la coppa e la passò al padre che gliela restituì dopo aver bevuto un sorso; allora anch'essa vi appressò le labbra, e poi tendendola con un gesto pieno di grazia a Ben Hur, disse, con ineffabile dolcezza:
— «Tienla, te ne preghiamo! essa è piena di benedizioni per te.» —
Il cammello fu fatto alzare e stava per muovere di là quando il vecchio chiamò Ben Hur.
Questi gli si avvicinò rispettosamente.
— «Tu hai oggi reso un gran servigio a uno straniero» — disse.
— «Non v'è che un Dio solo e nel suo santo nome io ti ringrazio. Mi chiamo Balthazar, l'Egiziano. Nel grande Orto delle Palme, oltre il villaggio di Dafne, lo sceicco Ilderim il Generoso ha piantate le proprie tende e noi siamo suoi ospiti. Vieni colà a chiedere di noi. Vi troverai il benvenuto della riconoscenza.» —
Ben Hur rimase meravigliato della voce chiara e della dignità di quel vecchio venerando.
Mentre stava osservando la partenza della comitiva vide di nuovo Messala.
Il Romano allontanavasi come era venuto, ridendo con indifferenza beffarda.
CAPITOLO IX.
D'ordinario uno dei mezzi più sicuri per farsi odiare da una persona, è quello di comportarsi bene in un'occasione in cui quella persona s'è comportata male.
Fortunatamente Malluch faceva eccezione alla regola.
L'incidente di cui era stato testimonio aveva anzi aumentata la sua stima per Ben Hur rivelatogli uomo coraggioso e destro.
Se ora avesse potuto apprendere qualche cosa della storia del giovane avrebbe, pensava egli, un'interessante rapporto della giornata da sottoporre all'ottimo messer Simonide.
Intanto due fatti gli constavano già. Il suo compagno era Ebreo e figlio adottivo di un celebre Romano. Un altro pensiero germogliava nella sua mente. Messala ed il figlio del duumviro non dovevano essere estranei l'uno all'altro. Di qual natura erano i loro rapporti? Come venirne in chiaro?
Per quanto ei si lambiccasse il cervello, non riusciva a trovare un'addentellato per entrare in argomento, e già rassegnavasi a rinunciare ad ogni tentativo quando Ben Hur stesso venne in suo soccorso.
Egli prese Malluch per un braccio e con lui si scostò dalla folla la quale ormai volgeva di nuovo la propria attenzione al vecchio sacerdote ed alla mistica fontana.
— «Buon Malluch,» — chiese Ben Hur arrestandosi, — «può un'uomo dimenticare la propria madre?» —
Questa domanda, fatta a bruciapelo e senza applicazione diretta, non poteva a meno d'imbarazzare l'interrogato, il quale, guardando il compagno come per leggergli in volto il vero significato delle sue parole, vi scorse invece tali segni di sincera emozione da sentirsene scosso.
— «No,» — rispose con calore. — «No, mai,» — indi, ripreso completamente possesso di se stesso soggiunse con calma: — «mai s'egli è Israelita. Una delle prime lezioni ch'io imparai alla Sinagoga fu la venerazione pei genitori, poichè, come disse il figliuolo di Sirach: — «Venera tuo padre con tutta l'anima e non dimenticare le sofferenze di tua madre.» —
Il volto di Ben Hur si fece più acceso. — «Quelle parole,» — disse con voce commossa, — «mi richiamano alla mente la mia infanzia ed esse mi provano pure che tu sei un buon Ebreo. Tu m'ispiri fiducia.» —
Abbandonò il braccio, al quale sin qui s'era tenuto stretto, e con ambe le mani compresse le pieghe della veste che gli copriva il petto, quasi a soffocare un'acuto dolore che lo straziava, indi proseguì:
— «Mio padre, portava un nome distinto e godeva di non poca considerazione a Gerusalemme ov'egli abitava. Mia madre, alla morte di lui, era ancora nel fiore dell'età, e io non saprei davvero trovar parole per descrivere quanto buona ella fosse e bella. Io aveva anche una sorellina, e noi tre componevamo la famiglia, una famiglia così felice da giustificare le parole del vecchio Rabbi: — «Dio non potendo essere da per tutto, creò le madri.» — Un giorno una disgrazia accidentale toccò ad un'alto funzionario romano, mentre passava davanti alla nostra casa accompagnato da una coorte; i legionarii abbatterono la porta, si precipitarono in casa e ci arrestarono. Da quel giorno non ho riveduto mia madre e mia sorella. Non posso dire s'esse siano vive o morte e non so che cosa sia avvenuto di esse. Ma, Malluch, quell'uomo, laggiù nel cocchio, era presente alla nostra separazione; fu egli stesso che ci consegnò ai soldati, sogghignando barbaramente, mentre mia madre, invocante pietà pei suoi figli, veniva trascinata a viva forza. Non ti saprei dire se in me prevalga l'odio o l'amore. Oggi lo riconobbi da lontano e — qui riafferrò il braccio dell'altro — Malluch, quell'uomo conosce il segreto ch'io darei la mia vita per scoprire; sì, egli potrebbe dirmi ove trovansi le poverette, se siano vive, ed ove, se morte, io potrei ritrovare le loro ossa.» —
— «E non vuol parlare?» —
— «No.» —
— «Perchè?» —
— «Perchè io sono Ebreo ed egli è Romano.» —
— «Ma i Romani hanno pure una lingua e gli Ebrei, per quanto disprezzati, dispongono di mezzi efficacissimi.» —
— «Non per casi di questo genere. Trattasi d'un segreto di Stato. Devi sapere che tutti i beni di mio padre furono confiscati e divisi fra i nostri nemici.» —
Malluch chinò il capo come per significare che comprendeva perfettamente tutta la forza del ragionamento; poscia domandò: — «Ti ha egli riconosciuto?» —
— «Non gli era possibile. Fui condannato alle galere in vita e da gran tempo sono creduto morto.» —
— «Mi stupisce che tu non l'abbia ucciso» — fece Malluch cedendo ad un momentaneo impeto di sdegno.» —
— «Se lo avessi ucciso lo avrei messo nell'impossibilità di servirmi. La morte costudisce un segreto più gelosamente della coscienza d'un Romano.» —
L'uomo cui incombeva la vendetta di sì atroci offese e che nondimeno sapeva padroneggiare se stesso al punto di rinunciare all'occasione che gli si era presentato di compierla, doveva aver gran fiducia nel proprio avvenire, oppure covava un piano migliore: — pertanto i pensieri di Malluch presero un nuovo indirizzo. Egli cessò da quel momento d'essere unicamente l'agente d'una terza persona e si sentì attratto verso Ben Hur per conto proprio. In altre parole Malluch si predisponeva a servirlo di tutto cuore per l'ammirazione che Ben Hur gl'ispirava.
Dopo una breve pausa, Ben Hur riprese:
— «Non voglio togliergli la vita, buon Malluch; — contro una tale misura estrema lo garantisce per ora il segreto che egli chiude nella nera sua anima; ma so un modo di punirlo, e se tu vuoi aiutarmi, mi ci proverò.» —
— «Egli è Romano,» — rispose Malluch senza esitare, — «ed io sono della tribù di Giuda. T'aiuterò. Se vuoi da me un giuramento, prescrivimelo pure nella forma che a te sembri più solenne.» —
— «Dammi la tua mano; questo mi basta.» —
Scambiata la stretta di mano Ben Hur, con un senso di sollievo, proseguì: — «Ciò ch'io vorrei da te, mio buon amico, non è cosa difficile nè tale da turbarti la coscienza. Proseguiamo il nostro cammino.» —
Presero la via che a destra conduceva attraverso il prato cui fu già accennato nella breve descrizione precedente l'arrivo alla fontana. Dopo qualche istante Ben Hur ricominciò:
— «Conosci tu lo sceicco Ilderim il Generoso?» —
— «Sì.» —
— «Ove trovasi l'Orto delle Palme? o, piuttosto a che distanza è desso dal villaggio di Dafne?» —
Malluch fu punto da un sospetto. Rievocando l'immagine della bella fanciulla alla fontana e l'inclinazione ch'essa aveva graziosamente dimostrata per Ben Hur, si chiese se mai il compito di colui che voleva salvare o vendicare la propria madre, non correva il rischio di essere dimenticato per una avventura d'amore; — ciò nonostante rispose:
— «A cavallo, l'Orto delle Palme si raggiunge in due ore, ma un buon cammello percorre quello distanza in un'ora sola.» —
— «Grazie. Puoi dirmi ancora se agli annunzii dei giuochi di cui mi parlasti fu data grande pubblicità e quando essi avranno luogo?» —
Le interrogazioni erano suggestive, e se non ebbero l'effetto di riassicurare Malluch, egli è certo che ne stimolarono vivamente la curiosità.
— «Oh, sì, i giuochi saranno splendidi. Il Prefetto è ricco e, quantunque sia indipendente dalla carica, egli, come la maggior parte degli uomini prosperosi, non è null'affatto insensibile all'aumento delle sue ricchezze, per cui, non foss'altro che per farsi un'amico a Corte, si è messo in gran faccende per festeggiare il console Massenzio, qui atteso per ultimare i preparativi contro i Parti. I ricchi abitanti d'Antiochia, che in questi preparativi hanno il loro tornaconto, ottennero dal Prefetto il permesso di contribuire alle feste. Già da un mese gli araldi proclamano l'apertura del circo per la cerimonia. Il nome del Prefetto basterebbe da solo a garantire la varietà e la magnificenza dei giuochi, particolarmente in oriente, ma quando alle sue promesse si aggiungono quelle dei maggiorenti d'Antiochia, si può esser certi che il concorso sarà straordinario. I premi offerti sono principeschi.
— «E il Circo? mi fu detto essere secondo solo al Circo Massimo.» —
— «A quello di Roma vuoi dire. Ecco: il nostro può accogliere duecento mila spettatori e il vostro ne accoglie settantamila di più; tanto quello di Roma come il nostro sono di marmo e la distribuzione interna è perfettamente eguale.» —
— «E il regolamento è esso pure eguale?» —
Malluch sorrise.
— «Se l'Antiochia osasse fare da sè, figlio d'Arrio, Roma non terrebbe il dominio che tiene. Il regolamento del Circo Massimo è quello che regge, anche qui, in ogni particolare salvo uno solo; a Roma ogni singola gara è limitata a quattro cocchi; qui invece non v'è limite di numero.» —
— «Ah, l'usanza dei Greci.» —
— «Sicuro, Antiochia è più Greca che Romana.»
— «Per cui, Malluch, io sarei libero di scegliermi il mio cocchio?» —
— «Il tuo cocchio e i tuoi cavalli, — non v'è alcuna restrizione in proposito.» —
Mentre rispondeva alle domande di Ben Hur, Malluch non potè a meno d'accorgersi della crescente soddisfazione colla quale le sue parole venivano accolte.
— «Ancora una cosa, Malluch, quando avrà luogo la solennità?» —
— «Ah, sì, me ne era scordato,» — s'affrettò a dire l'interrogato, «se, per dirla in istile romano, gli Dei del mare sono propizii, di qui a sei giorni comincieranno i giuochi.» —
— «Il tempo è breve Malluch, ma mi basta;» — queste ultime parole vennero pronunciate con forza; — «pei profeti d'Israele! riprenderò le redini; però, un momento! Come possiamo noi essere sicuri che Messala sarà fra i concorrenti?» —
Malluch vide d'un tratto il piano escogitato per umiliare il Romano, e, da degno discendente di Giacobbe, dimenticando ogni altra considerazione, corse subito col pensiero a valutarne le probabilità pro e contro. La sua voce ebbe quasi un tremito, quando domandò: — «Sei tu abbastanza addestrato?» —
— «Non temere, amico mio. — Da tre anni i vincitori del Circo Massimo devono i loro allori unicamente alla mia condiscendenza. Chiedilo a loro stessi e ti diranno ch'io non esagero. Alle ultime gare l'Imperatore in persona mi offrì la sua particolare protezione a patto ch'io guidassi i suoi cavalli.» —
— «E tu non accettasti?» — chiese con vivo interesse Malluch.
— «Io,» — proseguì Ben Hur, e qui la sua voce si fece esitante, — «io sono Ebreo e non osai, quantunque portassi un nome romano, assumermi professionalmente un'ufficio che avrebbe suonato onta al nome di mio padre nei chiostri e nelle corti del Tempio. — Nulla mi vietava di addestrarmi nelle palestre, ma il circo mi avrebbe disonorato, e se qui faccio un'eccezione, Malluch, ti giuro che non è per il premio o per la mercede riservata al vincitore.» —
— «Fermati, non giurare così,» — lo interruppe Malluch, — «la mercede è di diecimila sesterzi, una fortuna per tutta la vita.» —
— «Non per me, quand'anche il Prefetto la triplicasse cinquanta volte. Io voglio ben altro; voglio ciò che vale più di tutti i redditi imperiali dal primo anno dell'impero a tutt'oggi. Voglio umiliare il mio nemico. Tu sai che la vendetta è permessa dalla legge.» —
Con un sorriso d'approvazione, come volesse dire, «Benissimo, benissimo, fra noi Ebrei c'intendiamo» Malluch rispose: — «Messala correrà, non dubitarne. Egli si è già troppo impegnato annunciando il suo concorso in tutti i pubblici ritrovi, e d'altronde il suo nome figura sulle tavolette di tutti i giovani giuocatori d'Antiochia.» —
— «Il suo nome è impegnato in scommesse, dici tu?» —
— «Sicuro, ed ogni giorno egli viene qui con ostentazione ad esercitarsi.» —
— «Ah! quello adunque è il cocchio e quelli sono i cavalli di cui si servirà? Sta bene; sii ringraziato buon Malluch. Tu m'hai già reso un gran servigio ed io ho di che rallegrarmene. Ora siimi guida all'Orto delle Palme e presentami allo sceicco Ilderim il Generoso.» —
— «Quando?» —
— «Oggi stesso. Domani i suoi cavalli potrebbero essere già affidati ad altri.» —
— «Ti piacciono tanto?» —
Ben Hur rispose con entusiasmo: — «Li vidi dal podio per un solo istante, poichè subito sopraggiunse Messala, e non potei più veder altro, ma quello sguardo mi bastò per riconoscerli d'un sangue che è la meraviglia e la gloria del deserto. Non vidi esemplari di quella razza fuorchè nelle stalle di Cesare, ma, veduti una volta, si riconoscono sempre. Se domani per esempio t'incontrassi, Malluch, quantunque tu non mi salutassi, io ti riconoscerei al tuo viso, alla tua figura, ai tuoi modi. Ebbene, colla stessa certezza ed alli stessi segni io riconoscerei quei cavalli. Se è vero la metà di quanto si dice di loro e io riesca a piegarli alla mia volontà, potrò...» —
— «Vincere i sesterzi?» — interrogò Malluch ridendo.» —
— «No,» — rispose vivamente Ben Hur, — «farò quello che meglio s'addice ad un figlio di Giacobbe: umilierò il mio nemico in pubblico. Ma, soggiunse impaziente, noi perdiamo tempo. In qual modo possiamo con tutta sollecitudine raggiungere la tenda dello sceicco?» —
Malluch riflettè un momento.
— «Il meglio si è d'andar diritto al villaggio che fortunatamente è qui vicino; se possiamo trovare due buoni cammelli non avremo che un'ora di viaggio.» —
— «Andiamo dunque.» —
Il villaggio era formato da palazzi circondati da giardini, con qua e là dei Khan, o alberghi, principeschi. Non fu difficile trovare due dromedarii, e, montati su di essi, i due Ebrei s'avviarono alla volta dell'Orto delle Palme.
CAPITOLO X.
Passato il villaggio, il terreno si presentava ondulato e coltivato con gran cura; esso era infatti l'Orto d'Antiochia ove d'ogni palmo di terra si faceva tesoro. Gl'irti fianchi delle colline erano tagliati a terrazzi, e persino le alte siepi rallegravano la vista colle viti che vi erano allacciate, dalle quali pendevano bellissimi grappoli d'uva porporina. — Al di là d'innumerevoli letti di poponi, e di boschetti d'aranci e limoni, si scorgevano le bianche dimore degli affittaiuoli. Ovunque si girava lo sguardo, si vedeva l'Abbondanza, sorridente figliuola della Pace, vestita dei suoi più lieti ed attraenti colori.
Di tempo in tempo poi le accidentalità del terreno lasciavano intravvedere qualche punto del Tauro e del Libano, fra i quali l'Oronte placidamente seguiva il proprio corso.