Beatrice Cenci: Storia del secolo XVI

Part 9

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I Sacerdoti celebrarono gli ufficii divini con la esattezza dei nostri soldati quando fanno la carica in dodici tempi, e presso a poco col medesimo entusiasmo. Beatrice a nulla badò, nulla intese: solo quando il sacerdote asperse la bara di acqua benedetta, uno spruzzo dalla fronte del morticino le rimbalzò sopra la faccia. Rabbrividì, diventò più cupa, poi sospirò queste parole:

--Accetto lo augurio!

--Morire... non tocca a voi...

Tali accenti percossero improvvisi le orecchie di Beatrice, come se si fossero dipartiti dalla bara del morto: volse subito il capo, ma non vide alcuno prossimo a lei. La calca dei famigli e degli incappucciati si allontanò dalla chiesa seguitando i sacerdoti; poi a mano a mano quella dei cristiani accorsi dal vicinato. I Cènci rimasero soli col morto. Il popolo di buone viscere piange facilmente alle sventure altrui; ma dura poco, perchè le proprie gli consumano tutto il suo pianto, e qualche volta non basta.

Stavano tutti genuflessi, riposando il corpo sopra le calcagna, col capo dimesso, e le braccia, con le mani incrocicchiate, pendenti giù lungo le cosce. Beatrice sola, che non aveva lasciata un momento la pristina sua positura, scuote ad un tratto la testa, guarda con occhi torvi quei miseri, e con gesto imperioso esclama:

--A che piangete voi? Alzatevi! Sapete voi chi ci ha ucciso questo fratello? Lo sapete voi? Voi lo sapete, sì; ma tremate di pensarne perfino il nome dentro il vostro cervello. Quello, che non ardite pensare nel vostro segreto voi, io lo rivelerò a voce alta: lo ha ucciso suo padre... il padre nostro... Francesco Cènci.

I prostrati non si mossero, ma raddoppiarono i singhiozzi.

--Levatevi su, vi comando; qui ci vuole altro, che pianto! Bisogna provvedere alla nostra salute, e subito, se non vogliamo che nostro padre ci ammazzi tutti.

--Pace, figliuola mia, pace; che è peccato lasciarsi vincere dalla collera, rispose Lucrezia: vieni, inginocchiati anche tu, e sottomettiti al santo volere di Dio.

--Che dite voi, signora Lucrezia? Credete servire Dio, e lo bestemmiate. A sentirvi, Dio avrebbe creato l'acqua per annegarci, il fuoco per arderci, il ferro per tagliarci? Dove avete letto che il dovere dei padri sta nel tormentare i figliuoli, quello dei figliuoli nel lasciarsi tormentare?--Dunque non vi è limite, oltre il quale venga concesso di opporci? Qualunque ribellione è illegittima? La natura ha segnato le generazioni degli uomini col marchio in fronte: _soffri, e taci?_ Vi ha qualche cosa peggio del parricidio? Ditemelo, perchè io conosco molte, ma per avventura non tutte le iniquità, che si commettono sotto il sole. Tre cose io comprendo che non si possono annoverare: le stelle nel firmamento, i pensieri maligni nel cuore dell'uomo, e le angosce dei disperati...; forse sono più... ditemelo. Signora Lucrezia, come amavate poco il povero Virgilio!...

--Come! non l'amava io? Questo caro figliuolo mi era diletto come se fosse nato di me.

--Davvero? Queste parole presto sono pronunziate, ma in fatto non è così. Amore di madre non s'immagina. Se voi lo aveste portato nelle viscere, se partorito con dolore, non piangereste, ruggireste adesso. Ma qual maraviglia se la voce del sangue non è più ascoltata dagli uomini, mentre non la intende neanche il cielo? Il grido di Abele oggi non arriverebbe più al cospetto del Vendicatore: perchè questo? Forse l'Eterno infastidito si tura le orecchie, o il grido del sangue si fece più fioco?--Ma se il cielo è diventato di bronzo, il mio cuore si mantiene di carne, e geme e freme e palpita come il cuore vergine di uno dei primi viventi... E voi, Giacomo, che pure siete uomo, o non sentite voi nulla qui dentro?--E la donzella si percosse il seno dal lato manco.

--O Beatrice, rispose una voce dal pavimento, e la profferiva Giacomo Cènci, io non sono più quello di prima: la parte migliore di me periva: io paio appena un'ombra, una memoria di me medesimo. Guardami... ti pare egli questo il sembiante d'uomo di venticinque anni? Che cosa posso io contro il destino? Mi sono dibattuto, più che non pensi, dentro la catena della necessità; l'ho morsa finchè non mi ha stritolato i denti; tu la vedessi! Ella è affatto nera pel mio sangue rappreso...

--Ma la mano trova un legno, ed ecco una leva capace a rovesciare una torre;--trova anche un ferro, ed ecco un martello per rompere, una spada per isgombrarci il cammino davanti; e poi l'amicizia moltiplica i capi e le mani...

--La sventura, sorella mia, è come una notte di dicembre; t'investe delle sue tenebre in guisa, che tu non vedi più alcuno, nè alcuno vede più te.

--Alza la voce nel buio; la conosceranno almeno i parenti: ho inteso dire che il peggior parente vale l'amico migliore.

--Vi sono sventure, come vi sono infermi a cui non vale virtù di senno, nè virtù di farmaco. Io non nego la pietà, la parentela, l'amore... io nulla nego; ma tutto in mano al potente diventa arme atta a percuotere, e in mano del debole diventa vetro per ferirlo. Contempla, sorella, quale e quanta sia l'abiezione a cui mi trovo condotto. Io non ho vesti per cuoprirmi; mi mancano perfino camicie: io non ho modo per curare la mondizie del corpo, di cui il difetto tanto umilia il gentiluomo. Ma questo sarebbe poco dolore se affliggesse me solo; ho quattro figli, e spesso mi manca tanto da sostentarli, non che d'altro, di pane. Dei due mila scudi annui, che il padre dovrebbe pagarmi per decreto del Papa, appena, ed a stento, mi dà la ottava parte; i frutti della dote di Luisa mi nega[13]; onde io sovente, tornando a casa, trovo i miei figliuoli nudi, la madre piangente, e tutti domandare del pane... Ah! che cosa posso darvi? Prendete, mangiate le mie carni. Sì, per Dio, le mie carni! egregio cibo, in verità, le mie carni estenuate dal digiuno, e riarse dalla febbre! Fuggo da casa mia per sottrarmi a cotesti gridi; ma la disperazione viene meco, e mi ricinge a mille doppi la vita con le sue spire orribili di serpe, mentre i suoi denti avvelenati mi mordono il cuore.

--Ma perchè non ricorriamo al Papa? Vi ricorse pure Olimpia, e con ottimo successo?

--E non vi ricorsi io? Mi prostrai ai suoi piedi; bagnai il pavimento di lacrime; pregai pei figli miei, per voi, ed anche per me: gli esposi a parte a parte le paterne enormezze; non gli nascosi nè anche le più riposte, e più infami; lo supplicai, per quel Dio che presume rappresentare in terra, a volerci prendere sollecito ed efficace riparo. L'austero vecchio non si commosse, non battè ciglio; mi pareva raccomandarmi alla statua di bronzo di san Pietro, di cui i piedi sono logori dai baci; e sempre freddi. Mi ascoltò con faccia di pietra; tenne ognor fitti nei miei gli occhi suoi grigi, e pesi come di piombo; poi pronunziò lento queste parole, che mi caddero su l'anima a modo di fiocchi di neve: «Guai ai figli, che manifestano le vergogne paterne! Cam per questo fu maledetto. Sem ed Jafet, che usarono reverenza al padre loro, furono all'opposto dilatati, e le loro generazioni abitarono nei tabernacoli di Canaan. Leggesti mai che Isacco mormorasse contro Abramo? La figlia di Jefet si ritirò forse su i monti per maledire suo padre? I padri rappresentano Dio in questo mondo. Se tu avessi tenuto reverente la faccia inclinata per adorare, non avresti veduto le colpe del tuo genitore, e non lo accuseresti: va in pace». E così favellando mi dimise dal suo cospetto. Ora tu lo vedi a prova: Olimpia adoperando gli argomenti medesimi potè trovare la via della grazia nel cospetto del Papa: io, invece, trovai quella della indifferenza, o dello sdegno: qui dentro vi ha un destino, che vuole così. Che cosa può l'uomo contro il destino?

--Può morire.

--Sì, eh! Ma tu non hai figli, Beatrice; tu non hai sposo, come ho io sposa amante, ed amata. Se non fossi padre, chi sa da quanto tempo avrebbero ripescato il mio cadavere ad Ostia; ma un giorno o l'altro, pur troppo! vedo che cotesta sarà la maniera di liberarmi da questa quotidiana, ed insopportabile disperazione. Davvero mi sembra nuotare a ritroso alla corrente di un fiume, e a mano a mano sento venirmi meno la lena alle braccia, e i piedi farmisi ogni ora più pesi.--Oh! tu sapessi, quando passo vicino al Tevere, come il fiotto dell'acqua, che si rompe per le pigne del ponte, mi pare che dica:--quanto tardi!--Ma certo in questo modo ha da finire... anche Beatrice me ne conforta... un sepolcro di acqua!

Beatrice alle parole di Giacomo aveva mutato colore più volte: una forza interna visibilmente la spingeva a parlare; pure si trattenne finchè, riassunta una mesta tranquillità, abbassò il capo, stese la mano verso Giacomo, e favellò pacata:

--La empietà allaga la terra come il diluvio universale!--Fratello, io ho profferito stolte parole... perdona, ed oblia.

--Ora sorgi... Chi troppo si curva alla terra, i suoi consigli si risentono di fango... Vieni, e sii uomo. Io nell'impeto del mio dolore diffidai della misericordia di Dio; egli mi ha perdonato, perchè sento scendermi su l'anima la serenità, foriera del buon consiglio...

--Tra l'altare e i sepolcri si congiura qui...?

Un brivido ricercò le ossa dei Cènci: volsero la faccia spaventata, e videro il vecchio Conte, come se fosse uscito fuori del pavimento, livido in volto, tutto abbigliato di nero, col tòcco vermiglio in capo secondo che allora costumavano i patrizii romani. La sembianza del fiero vecchio era quieta di paurosa tranquillità; impenetrabile e sinistra come quella della sfinge. Si restrinsero insieme, tacquero; non osarono levare gli occhi, nella guisa che gli uccelli, tacendo acquattati sotto le foglie, allo accostarsi del falco s'immaginano non essere veduti. Sola Beatrice gli stette ferma, e risoluta davanti.

--Testimoni i santi, egregi figli congiurano la morte del padre scellerato.--Fatevi oltre... chi vi trattiene, via? Di che temete? Quale può opporvi resistenza un vecchio inerme, e solo? Acconcio è il luogo... presente il Dio... preparato l'altare... pronta la vittima... dove avete, sciagurati!, il coltello?

E poichè tutti, presi da stupore, stavano muti, Francesco con voce pacata continuò:

--Ah! voi non osate... i miei occhi vi spaventano?... a veruno di voi basta il cuore per guardarmi in volto? Poveri figliuoli! Or via, se nol sapete, v'insegnerò io il modo per consumare il vostro disegno con sicurezza piena... con tutta la viltà di cui siete capaci. Quando la notte è cheta, e vostro padre... Francesco Cènci... insomma, io dormo... allora i miei occhi non vi metteranno spavento... cacciatemi presto presto un ferro ben tagliente--un pugnale bene appuntato da voi tra un rosario e un altro--qui--sotto la mammella manca... vedrete come penetra agevolmente. È un filo la vita del vecchio: anche la mano di un fanciullo... anche la zampa di questo ragnatelo (--e così favellando sollevò la destra del morticino, che poi rilasciò cadere con infinito disprezzo sopra la bara--) potrebbe tagliarlo.

E siccome alcuni, come inorriditi, si nascondevano la faccia, il Conte colla stessa orribile ironia riprese:

--Capisco... anche tacendo vi fate intendere. A voi la morte non basta... volete godere il frutto del vostro delitto. Sta bene, e a me pure importa l'onore della famiglia; nè per cosa al mondo sosterrei, che la mia stirpe rimanesse infamata con la pena... il delitto è nulla. Uditemi dunque... noi siamo fra parenti... non vedo alcuno, che ci possa tradire:--porgetemi una bevanda medicata... che faccia dormire... il regno della natura va copioso di piante che hanno siffatta virtù! O natura, _alma parens_, tu fino dai primi giorni della creazione producendo tante erbe venefiche presentisti i bisogni futuri, e i desiderii dei figli... come questi, che uscirono dal mio fianco amorosi, e dabbene... Provvidissima madre! Vedete... precipitarmi giù dai balconi, a meno che non fossero altissimi, io non vi consiglierei; avvegnadio il caduto di rado rimanga morto sul colpo, e la forza del dolore potrebbe allora strapparmi dalla bocca un segreto, che il cuore invano si affaticherebbe a nascondere.--Potreste ancora... sì, per san Felice patrono della nostra famiglia... questo parmi un partito veramente imperiale e reale;--potreste imitare il re Manfredi, il quale se non può celebrarsi affatto come un santo, nemmeno si può dire demonio, poichè Dante lo pone nel Purgatorio; e il fatto seguente ve lo chiarirà. Tardava a Manfredi eredare il regno della Sicilia, e allo imperatore Federigo suo padre non tardava punto morire: come si fa? La vita degli autori sta in contradizione con quella degli eredi. Vi ha chi fa professione di aiutare il parto: qual danno trovereste dunque ad aiutare la morte? Tutto sommato, chi sa se ringraziereste più la balia del primo, o la balia della seconda; e se la viltà non tenesse la bocca del sacco alla vita, la ragione non lascerebbe vincersi dalla disperazione per gittarla al diavolo:--ma via, mettiamo questo da parte... compatisco la vostra impazienza... e voi perdonatemi la mia prolissità; non fosse altro in grazia della lezione per liberarvene perpetuamente. Manfredi leggeva accanto al letto del padre; gli occhi del vecchio erano diventati gravi... si addormentò profondamente così, che un lieve alito ne svelava la vita... un alito capace appena di appannare un cristallo, di muovere una piuma... lembo estremo di ruscello, che si perde fra la sabbia... Il padre aveva torto a conservarlo; al figlio non correva obbligo di rispettarlo... insomma, un fiato come il mio... Manfredi prese un piumino di sotto al capo del padre, e glielo pose sopra... cosa, come vedete, di nessun momento... un moto _a quo_, come insegnano i grammatici; e poi saltò sul letto, e con ambedue le ginocchia gli compresse il seno, con ambedue le mani il piumaccio contro le narici e la bocca... e così stette finchè non ebbe perduto un padre che non gli premeva nulla, ed acquistato una corona che gl'importava moltissimo...

--Orribile! orribile! esclamò Beatrice.

--Orribile! ripeterono gli altri atterriti.

--E che vi spaventate voi? Voi temete scottarvi le dita co' tizzi dello inferno, e presumete sostenere le parti di demonii nel mondo? E non sapete, che per essere demonii bisogna nuotare scherzando sopra un mare di fuoco, e ridere fra i tormenti? Allora l'uomo si conosce valoroso di forbirsi le mani dal sangue come le labbra dal vino, e dire, anche al cospetto di Dio: «Non ho peccato». Farfalle!... presumete commettere il delitto a colpi di ale? Lasciate a me la rigida parte di Satana, perocchè io mi senta scellerato nella pienezza delle mie facoltà. Guardate questi sette sepolcri... io gli ho preparati per voi, per Olimpia, per Cristofano e per Felice... non vi trovate il mio perchè io voglio morire dopo di voi.--O Dio cui non conosco, e che non so se tu sia; dove ti piaccia avere uno adoratore di più, che ti confessi, quale ti vide Moisè, prepotente e geloso persecutore della quarta, e della quinta generazione di quelli che ti odiano--concedimi la grazia di potere assistere all'agonìa di tutti i miei figliuoli; chiudere loro gli occhi, e comporli in pace dentro questi sepolcri; e poi giuro da gentiluomo onorato di bruciare il palazzo, e farne un fuoco di gioia: e se questo tu non mi puoi concedere, ecco io consento morire prima di costoro, a patto che mi sia dato di sporgere la mano fuori dalla mia fossa, e strascinarveli dentro per morte sanguinosa. Ma tu non ascolti, e dormi su le piume celesti un sonno d'oro.--Provvederò da me stesso, e fie meglio così; perchè l'uomo, finchè il fiato gli dura, non deve commettere il pensiero delle sue vendette a nessuno--neanche a Dio.--Andate; liberatemi dalla vostra presenza.--Andate.

E con la mano fece segno respingerli da se: ma ad un tratto, mutato pensiero, accorse dietro Giacomo, e, afferratolo pel braccio manco, lo costrinse a tornare indietro; poi guardandolo fisso, accostato il suo al volto di lui, gli favellò:

--Tu ti sei lamentato, che non hai camicie:... infingardo! Va al sepolcro di colei che ti fu madre; scoperchialo, levane il lenzuolo dentro il quale venne avvolta, e portalo a tua moglie onde ne faccia camicie ai tuoi figliuoli: così potessero, come quella di Nesso, incenerirli tutti!--Tu le dirai che ne faccia avanzare due pezzi: uno per cuoprirti il viso quando morirai di mala morte, e l'altro per asciugarsi le lacrime,--se sarà così stolida di spargerne per tanto vile--tanto abietto--tanto schifoso uomo come sei tu...

--Per Dio! lasciatemi, Conte... urlava Giacomo tremando e fremendo, mentre adoperava gli estremi sforzi per isvincolarsi dalle mani del truce vecchio.

--No, io non ti lascerò finchè non ti abbia insegnato a procacciare quanto fa d'uopo al tuo bisogno. Vuoi pane pei tuoi figli? Portati a casa un pugno di cenere di tua madre, ed empine loro la bocca... i serpenti si nutriscono di terra. O piuttosto va, e porta la mia maledizione, di cui faccio loro dono irrevocabile _inter vivos_... tu la spargerai sopra i loro capi infantili... sta di buono animo, essa non cadrà su pietre, nè sopra spine... non torcere il viso... io ti dico la verità: è costume della nostra famiglia, che i figliuoli odiino il padre; dal diavolo nasciamo, al diavolo ritorneremo[14]; la maledizione, che avrai sparsa alla sementa, ti sarà resa moltiplicata a raccolta. Fra la tua moglie e te d'ora in avanti non corrano altre parole, che di obbrobrio e di rissa: ti respinga da letto, te lo contamini; ti diventi la vita un supplizio, la morte un sollievo...

E più diceva se Giacomo, con una violenta strappata liberando il braccio, non fuggiva turandosi con le mani le orecchie.

--Va... va--continuava il fiero vecchio;--invano ti chiudi le orecchie; le mie parole sono della natura delle stimate del mio serafico patrono San Francesco: bruciano le carni, forano le ossa..... dopo morte ancora se ne distingue il segno....

Lucrezia e Bernardino tutti tremanti si erano cacciati a corsa dietro a Giacomo; Beatrice rimase sola, immobile, a capo della bara.

--E tu non tremi?--le domandò il padre.

Beatrice senza rispondergli, volgendosi con pietosissimo atto a mani giunte verso l'altare, disse:

--Santissimo Crocifisso usate misericordia a quella povera anima...

--Stolta! Che parli tu di Crocifissi? Qui non vi è Cristo, nè Dio...

--Silenzio, vecchio; pensate che da un punto all'altro potreste comparire davanti il suo tribunale; ed egli solo... egli solo può perdonarvi, e salvarvi...

Il vecchio ridendo, come lo consiglia il suo fiero talento, digrigna:

--Vuoi tu avere una prova che non vi è Cristo, nè Dio? Eccola.--

E saliti i gradini dell'altare, forte percuotendo col pugno chiuso la tavola di marmo, proseguiva:

--Cristo, se sei sopra questo altare, consacrato da un vescovo che dicono, e che io non credo, santo, dinanzi al tuo ciborio, alla presenza della ostia dentro la quale ti confina la stupidità dei credenti[15], io ti rinnego dieci volte e cento: confesso il mio peccato di non averti offeso abbastanza fin qui, e mi propongo fermamente, d'ora in poi, offenderti in pensieri, in opere e in omissioni con tutti i sentimenti del corpo, tutta la forza della volontà, tutte le potenze dell'anima... Se sai, e se puoi, inceneriscimi:... io ti sfido a fulminarmi...--E qui piegava il collo sull'altare; e, trattenutosi alquanto, per bene tre volte gridò: non odi?--In fine levò audacemente il capo maledetto: le membra gli tremavano, non l'anima. Guardò la figlia: gli occhi grinzosi a mano a mano gli si stringevano, e ridevano il riso della vipera; si mosse minaccioso contro a lei, che lo aspettò senza battere ciglio, e con parole forsennate volubilmente favellò:

--Che cosa è Dio? _Deus erat verbum_: Dio è una parola--niente altro che una parola; e san Giovanni lo ha detto.--Questo morto non è morto (e con la mano percuoteva forte la fronte del morto figliuolo). Gli enti mutano forma, non si disperdono mai. La materia fu prima della creazione, e sarà dopo lo scioglimento del mondo. Da questo cadavere nasceranno migliaia di viventi, e, morti anch'essi, ne diverranno altri vivi: perpetua vicenda di vita e di morte, ecco tutto. La vera sapienza, o figlia del mio cuore, la vera sapienza, intendimi bene, consiste nel ricavare la somma maggiore di piaceri dalla forma che la natura ci destina attualmente.--Vieni, Beatrice, te sola amo... tu sei lo splendore della mia vita».... te...

E più, e più sempre, invaso da diabolica insania, si accosta lo iniquo vecchio a Beatrice; e già la tocca, e già fa prova di gittarle smanioso le braccia al collo; quando la donzella dà indietro un passo inorridita, e forte spingendo la bara, esclama:

--Tra me e voi io pongo il vostro parricidio.--

La bara urlata si rovescia portando seco le ghirlande dei fiori, il morticino, e parecchi candelieri co' ceri accesi: i quali cadendo a rifascio addosso a Franceseo Cènci, ebbero virtù di stramazzarlo per terra. Il capo del cadavere percosse sul capo dei vecchio; la bocca fredda di quello si allacciò ai labbri di questo; i capelli biondi del giovanetto trapassato, e i capelli canuti del vecchio vivo, si confusero insieme;--la fiammella di un cero appiccò fuoco in cotesta chioma mescolata di vita e di morte; la vampa dilatandosi arde ad un punto la guancia e la tempia di Virgilio, e la guancia e la tempia del Conte: da entrambi usciva un leppo nauseabondo di carne abbrustolita; uno solo sentì lo spasimo. Il vecchio, scuotendosi come serpente calpestato, trafitto da angoscia ineffabile ruggiva:

--Il morto mi brucia!...

Con disperato sforzo il vecchio si liberò dal cadavere; giunse a mettersi a sedere; poi a stento in piedi. Oh quanto era orribile a vedersi Francesco Cènci! Le chiome arse, e tuttora fumanti; la guancia e la tempia gonfiate per la scottatura; le pupille rientrate tutte nel ciglio, sicchè degli occhi non si vedeva altro che il bianco chiazzato di sangue, e giallo in parte di colore bilioso: le membra tutte tremendamente convulse.

--Ah Francesco Cènci!--battendo i denti sussurrava costui;--voi avete avuto paura! Codardo! tu hai avuto paura. Una fanciulla e un morto mi hanno messo paura... adesso io vedo, che tu sei vecchio davvero!

Beatrice era scomparsa. Il vecchio brancolando si ridusse alle sue stanze, chiuso in pensieri di spavento e di sangue. [Blank page]

NOTE

[1] Francesco Cènci, figliuolo di Cristofano, attese a terminare questo tempio e corredarlo delle cose necessarie all'ornato ed al culto divino, come colui che n'era diventato il patrono. In memoria eterna del fatto. L'anno del Giubbileo 1575.

[2] Questi miracoli leggemmo riportati nelle gazzette dei nostri tempi: però mentre la fama di quelli operati dalla Madonna di Rimini si mantiene e si spande, si dilegua l'altra della Madonna di Tredozio. Io mi guarderò bene d'ingolfarmi in siffatte materie; e protestandomi parato sempre a ritrattarmi da qualunque opinione mal sonante, non posso astenermi da confessare, che talora sono venuto pensando tra me e me: «Dacchè alla Beata Vergine ha preso vaghezza di operare un miracolo, o non era meglio mandare qualche quattrino a Sua Santità, che ne ha tanto e poi tanto bisogno?» Capisco ottimamente anch'io, che in questi negozii non si può mettere mica la legge in mano ai santi; tuttavolta, favellando umanamente, bisogna convenire, che sarebbe stato più utile per gl'interessi della Chiesa avere scudi, che lacrime. Basta, speriamo sempre: _quod differtur non aufertur_.

[3] Queste notizie furono ricavate dal Tesoro Sacro del Cavaliere GIUSEPPE VASI, tomo II.

[4] Durante la mia prigionia l'arte di mutare vestito ha fatto notabilissimi progressi, e non poteva essere a meno. I sarti, per accomodarsi ai bisogni dei tempi, hanno inventato un vestito che si mette da due parti, ed è diverso il colore: così, laddove prima per mutare casacca bisognava almeno tornare a casa, adesso si può entrare nero nel primo uscio che si para davanti, ed uscirne rosso scarlatto. I sarti, nel presagio dei tempi, hanno fatto quanto Carlo in Francia: il punto sta nel vedere se il giuoco duri.