# Beatrice Cenci: Storia del secolo XVI

## Part 55

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E Bernardino si dava tutto smanioso ad abbracciare, e a baciare quelle creaturine, e come poteva acquetavale, promettendo loro che presto egli sarebbe tornato a casa. Ed essi:

--Ma il babbo, dì, ce lo rimenerai?

--Io no... ma ve lo riporteranno, non dubitate... Addio.

Piangevano tutti, e si udiva alto dintorno un suono di gemiti, un singhiozzare irrefrenato, come se a ciascheduno degli astanti fosse tratto a morte o figlio, o fratello.

Si riprende la via della passione. Chi si sentiva fra gli spettatori affaticato delle sofferte sensazioni, chi procedeva cupido di nuove più acute... Anime dure!

Angiolina rimasta sola presso la desolata Luisa, si trovava sgomenta a trasportarla nelle sue stanze.--Non uno dei tanti servi, non uno dei tanti clienti, ed amici della famiglia Cènci si trovava costà per sovvenirla nello ufficio pietoso. Uomini ed animali si allontanano dalla casa che minaccia rovina. Ella si fece fin presso la strada pure aspettando che qualcheduno passasse. Alla fine gli occorse il vecchio Giacobbe ebreo, che poco oltre il palazzo Cènci teneva bottega di rigattiere (dacchè parmi avere avvertito, che cotesto palazzo si trovasse in vicinanza del Ghetto). Su le prime Angiolina sentì ribrezzo valersi della opera di tale che, secondo le opinioni del tempo, stimavasi men di un cane; ma vinta dal bisogno, così alla trista, lo richiese a darle una mano per portare in casa la povera gentildonna. E Giacobbe, a cui non erano sfuggiti la superbia delle parole, nè l'atto acerbo, tentennando il capo rispose:

--Volentieri, donna mia. Il Signore nella via sua ha visitato questa casa, e tutti i miseri hanno da essere fratelli.

Giacobbe entrò in mezzo ai fanciulli, i quali in ginocchioni stavano piangendo intorno alla caduta reputandola morta, e si recò in collo la Luisa consolando tuttavia i fanciulli, ed assicurandoli che la mamma era viva. Ei la depose sul letto, le sottomise al capo gli origlieri, e per ultimo, tenendosi lì ritto ed ossequioso, disse ad Angiolina:

--Nati a soffrire e a morire, anche noi, che voi maledite, abbiamo un cuore qui dentro. Se più volete da me, domandate, vi prego, e le creature di Dio divise dalla ingiustizia sieno almeno riunite dal dolore. Angiolina lo accomiatava, attentandosi per fino a stringergli la mano. Luisa dopo lunga ora rinvenne: girando attorno al letto gli occhi smarriti vide i figliuoli, come Niobe un giorno contemplò i suoi, trafitti dalle saette della sventura. Si appoggiò sopra un gomito sollevando alquanto la persona, e con voce languida disse loro queste parole:

--Noi non lo rivedremo più! In breve, fanciulli, noi non avremo più tetto che ci ricovri:--tutto perderemo in un punto; padre, congiunti, amici, fama, e sostanze. Dimenticate chi foste, per rammentarvi quello che siete. Quando gli amici di vostro padre fingeranno di non riconoscervi, non ve ne adontate: i servi vi hanno abbandonato, compatiteli; essi stanno attaccati al pane, e voi non avete più pane: i figli dei gentiluomini si vergogneranno di voi; bastate a voi stessi: i figli del popolo vi fuggiranno; riconduceteli a voi con lo affetto: la mano di tutti sarà contro voi, la mano vostra non si alzi contro nessuno. Non maledite al padre vostro però che egli fosse misero, non colpevole; e fosse stato anche reo, non istà ai figliuoli giudicare dei proprii genitori: ma io vi affermo ch'ei fu infelice, e innocente; però pregate che se egli non può più venire verso di noi, a Dio piaccia ricondurci tosto presso di lui. Siamo soli; raddoppiamo fra noi i vincoli dello amore, e noi non ci accorgeremo della nostra solitudine...

A questo punto degli accenti desolati fu udito dietro di loro un rammarichìo, che gli accompagnava. Luisa piegata la faccia conobbe essere Angiolina, la quale a rispettosa distanza genuflessa aveva giunto le manine al suo pargolo, e quelle levate con le proprie verso il cielo plorando pregava. In cotesto modo la gentile intendeva significare alla Luisa Cènci, che non tutti i cuori l'avevano disertata; e gliene avanzava sempre qualcheduno il quale parteciperebbe alle sciagure della sua famiglia, e piangerebbe con lei.

Comprese la Luisa la rampogna amorosa, e chiamata a se Angiolina le cinse di un braccio il collo, e baciatala riprese:

--Sorella, ti domando perdono; e levati gli occhi al cielo soggiunse: Signore, ti prenda pietà di due vedove desolate;--se tu non ci sovvieni, noi non ne possiamo più.

E chinata la testa stette alquanto in silenzio. Poi continuò:

--Ecco, figliuoli, voi non sarete soli: adesso avete acquistato due creature dalle quali sarete amati. Dio vi toglie un padre, e vi manda una seconda madre: ultima a perdersi è la speranza, ma finalmente anch'essa si perde; una amica provata dalla sventura non si perde mai.

Le donne continuarono a piangere; però da quel punto in poi sentirono sgorgar meno amare le lacrime. Quando Dio dall'alto dei cieli contempla l'amico che si stringe all'amico nel giorno del dolore, si compiace aver creato l'uomo; ed allora soltanto si rammenta averlo creato ad immagine sua.

NOTA

[1] Precise parole, conservate dalle cronache del tempo.

CAPITOLO XXXI.

L'ULTIMA ORA.

Il bellissimo collo al ferro offerse. MASSINI[*]

O mia Francia! Nobil terra, O mio sangue di Borbon! Sol compiei diciasette anni, Nei diciotto appena or son.

Dal Re ancor non conosciuta, Con le vergini men vo. Quanto fei per te, Castiglia, Tradimento non ci entrò.

Le corone, che mi hai dato, Son di sangue e di dolor; Ma ne avrò su in cielo un'altra, Che ben fia di più valor.

Alla fin delle parole Il mazzier la mazzicò, Le cervella del bel capo Per la sala sparpagliò[**]

[*] _Sonetto per la morte della Beatrice Cènci, alla quale egli stette presente_.

[**] _La morte di Donna Bianca, Romanza spagnuola_.

La processione che conduce al patibolo i fratelli Cènci, dopo avere percorso diverse strade, giunse alla fine in via Giulia, dove sostò davanti la carcere di Corte Savella.

Beatrice e Lucrezia meditano in silenzio. Padre Angelico anch'esso prega; ma vigilando attento egli ascolta un rumore, che sempre, e più sempre si avvicina. Alza le ciglia, e vede traverso il pertugio della porta del carcere balenare una figura che gli accenna della mano, ed egli comprende quel cenno. Oh Dio! comecchè da lungo tempo ei logorasse la vita nella opera senza fine amara di porgere conforto ai miseri ridotti ai supremi infortunii, non gli bastava l'anima per avvertire Beatrice, che era forza andare. Mentre ei stava improvvido di quello che si avesse a fare, la fanciulla gliene offerse il modo nelle preci che indirizzava a Dio.

--E se, ella diceva, questa immensa voglia che mi spinge fuori della vita verso le tue braccia, o Signore, è peccato, e tu me lo perdona. Quanto mi tarda aspettare! Io sono quasi un esule, che sopra la spiaggia riarsa dal sole affretta col desiderio la nave che deve ricondurlo in patria. O cielo, patria veramente pia di tutti quelli che soffrono!

--Figlia, se ti senti così gagliarda, il Signore già viene... è venuto a pigliarti. Andiamo.

E levatosi in piè sommette la sua mano venosa alla mano candidissima di Beatrice, la quale, anch'essa di subito alzatasi, esclamò:

--Quaggiù il soffrire è martirio; in paradiso è gloria... Andiamo... andiamo.

Qui, o curiosità o pietà che si fosse, in maggior copia si radunava la gente; la quale stipata per la via, appena dava adito per muoversi al sinistro corteo. Uomini e fanciulli vedeansi appollaiati, a mo' di uccelli, su per le cornici e i remenati delle finestre, o rannicchiati in forma di grottesche cariatidi per le bozze dei muri, pei soprapporti, e perfino ai bracci di ferro da sostenere i lampioni. Cotesta era plebe o lacrimosa senza pietà, o stupida senza ferocia, tutta lamentante un fato, che nessuno fra lei avrebbe steso un braccio per mutare: all'opposto lo avrebbe trattenuto; imperciocchè quelle sieno feste per la plebe tanto più accette quanto più acri di commozioni, ed apprestate a lei senza spesa.

Comparve prima donna Lucrezia col velo nero avviluppato intorno al capo, e poi cascantele fino alla cintura: con la cappa nera di tela di cotone di maniche ampissime, ed aperte: con la camicia di tela eletta piegata in righe minutissime, e chiusa ai polsi, siccome allora ne correva l'andazzo. Intorno alla vita non portava la fascia bianca che a quei tempi costumavano le vedove in Roma, bensì una corda, entro la quale le stavano costrette le braccia; non tanto però, che con la destra non potesse recarsi davanti agli occhi un Crocifisso, e con la manca asciugare il sudore che le grondava dalla fronte: calzava pianelle basse di velluto nero, con fiocconi di seta dello stesso colore.

L'affanno lungo non aveva potuto appassire la divina bellezza di Beatrice. A guisa di fiamma vicina a spegnersi, parve raccogliere tutto il suo splendore per iscintillare più vivace. Il patimento l'aveva spruzzata con la rugiada che stilla in cielo dalle palme dei martiri: ella sta tuttavia sopra la terra, ma come un angiolo che apre l'ale per librare il volo al trono di Dio. Beatrice comparve assettata in modo alquanto diverso dalla matrigna: il velo aveva bianco; sopra le spalle un drappo di argento; la vesta di taffettà color di viola; le scarpe alte di velluto bianco con fiocconi, trine, e tacchi cremesini.

--Eccola! Eccola! Come balena corre questa parola di bocca in bocca dai prossimi ai lontani; e, quasi che non serbassero cuore ed occhi tranne per lei, intesero tutti alacremente lo sguardo per contemplarla.

Mosso ch'ella ebbe un piede fuori della porta le andò incontro il Crocifisso della Misericordia a mezzo involto dentro un velo nero lungo e pendente, che, ventilato dal soffio del vento settembrino, pareva una vela gonfia dall'aura propizia alla partenza.

Il Crocifisso le s'inchinò davanti come per salutarla, ed ambe le donne si prostrarono. Beatrice, adorando, con voce alta così parlò:

--Poichè tu vieni a me con le braccia aperte, piacciati, Cristo Redentore, ricevermi col medesimo affetto col quale io vengo a te.

Dall'alto della carretta Giacomo e Bernardino avendo veduto la bella innocente, rimorsi nella coscienza per averla costretta a confessarsi colpevole in grazia di salvarli da morte, parendo loro esser causa del supplizio di lei, e sospinti da un medesimo affetto, prima che li potessero impedire precipitarono giù dal carro; e, gittatisile ai piedi, gridando mercede dicevano:

--Perdono, sorella; tu vai innocente, per colpa nostra, alla morte.

Beatrice visto l'osceno scempio delle carni del suo fratello abbrividì, e si sostenne sul braccio del padre cappuccino; ma tosto, ripreso animo, con serena faccia rispose:

--Che cosa ho io da perdonarvi, fratelli miei? Nè la vostra, nè la mia confessione ci manda a morte, bensì la sostanza; e di questo ormai avreste dovuto accorgervi. Di che dunque avrei a perdonarvi io? Forse di avermi fatto abilità di abbandonare per tempo questa macchia piena di fiere col sembiante umano? Ma a me tarda di uscirne. Forse per andarmi colà dove non sono oppressori, nè oppressi? Ma se fosse subito, non mi parrebbe presto abbastanza. Su via, coraggio, Giacomo; ormai possono farti un male grave, ma breve. Chè stiamo noi qui? Affrettiamoci a riparare nel seno del Consolatore, che ci aspetta... alla pace eterna... alla pace.

Pieni di nuovo conforto, che infuse nell'animo loro la mirabile costanza della vergine, risalirono il carro, e imperturbati soffersero il proseguimento della passione.

Beatrice camminava presta e leggiera, come persona cui premesse arrivare in tempo al convegno assegnato; e passando dinanzi alle chiese, che molte le occorsero per istrada, come Santa Maria in Campitelli, San Carlo dei Catenai, Santo Stefano in Pesciaiola, Santa Caterina dei Lotaringi, Santa Lucia della Chiavica, e Santi Gelso e Giuliano in Banchi, si prostrava, e pregava con tante affettuose preghiere, che quelli che la udirono ebbero a dire non avere mai provato in tempo di vita loro una passione al cuore così dolorosa, e desiderarono che Dio li gratificasse in punto di morte a uscire con fede, e giubbilo pari al suo da questa vita.

Uno degl'incappucciati però sembrava ricavare inestimabile fastidio dalle frequenti proteste emesse da Beatrice intorno alla sua innocenza, e col tentennare del capo, e lo storcere della persona irrequieto lo manifestava turpemente. Per ultimo, essendo egli dei confortatori, che procedevano al fianco della Beatrice, spinse la temerità sua fino a sussurrarle dentro le orecchie:

--Ma cui vi avvisate ingannare voi, col chiamarvi con tanta pertinacia innocente? La giustizia umana non poteste deludere: o che pensate riuscire meglio con la divina?

Beatrice sentì nel profondo l'oltraggio; ma ormai non la toccando più cosa terrena, invece di adontarsene, rispose con voce pacata:

--E perchè parlo a Dio, al quale nulla è nascosto, io favello parole di verità.

--Ma voi avete confessato fuori dei tormenti.

--Così mi persuasero a fare per la salute dei miei; e se questa confessione fosse stata causa della mia morte, io avrei a pentirmene come di un peccato grave; ma la nostra morte era stabilita prima del processo. In mano ai giudici fummo consegnati non perchè ci giudicassero, bensì perchè ci ammazzassero; e commetterci addirittura in mano al boia sarieno stati tempo e spese risparmiati.

--No, voi siete colpevole; ed io vi dico che la porta della salute è chiusa per voi, se voi, umiliandovi, non confermate _coram populo_ la vostra confessione.

--Sono questi i conforti co' quali mi consolate? Ricominciano adesso i tormenti del Luciani? La mia salvezza non dipende da voi, nè da qualsivoglia mortale sopra la terra. Tacete.

--Non tacerò. Voi siete rea, voi dovete rendervi in colpa di parricidio...

In questa un vaso di fiori caduto dall'alto, a bella posta o per caso, percosse sopra la spalla dello incappato: il colpo stritolategli le ossa, lo stramazzò a rotolarsi per terra con angosciosi guai. Accorsero i fratelli a rilevarlo, e trattogli il cappuccio, lui riconobbero essere Giovanni Aldobrandino, nepote del papa. I suoi parenti lo avevano mandato confortatore non già, bensì testimone della strage. La strage fu compita, ma egli non la vide.

Dalla via di San Paolino sboccano sopra la piazza del Castello Sant'Angiolo, altramente detto Mole Adriana. I riti funebri dei pagani furono aboliti da Cristo, e non pertanto i suoi sacerdoti continuano a svenare sopra cotesto sepolcro vittime di schiavi, che intendono riscattarsi dalla servitù. Un giorno la vittima sagrificherà il sacerdote, ma rimarrà illeso il Dio.

In mezzo alla piazza sorge il palco, e quivi sopra una panca e un ceppo; sul ceppo una mannaia. I raggi del sole declinante illuminano il ferro forbito, che par di fuoco; gli occhi di quelli che lo guardano ne rimangono feriti. Il popolo denso e stipato ondeggia come campo di biada matura battuto dal vento della canicola: per cotesto moto si comprendeva quello essere il regno delle tempeste, ma in quel momento la procella taceva. Arrivata la processione presso la cappella di San Gelso, dove stava esposto il Venerabile, (stazione ultima dei condannati che qui dentro, adorando, dovevano aspettare di venir tratti di mano in mano al supplizio) ecco cotesta massa di popolo incomincia a infuocarsi, ed a ribollire a mo' di bronzo liquefatto per fondere campana, o cannone; chè gl'istrumenti di morte, o di pietà si compongono dagli uomini col medesimo metallo!--Dall'alto si vedeva la gente fuggire qual da un lato, qual dall'altro, e respinta respingere; sicchè il moto si propagava lontano.

Un pugno di uomini, distinto col pampano al cappello, si avanzava chiuso e taciturno, menando colpi di stile a diritta e a manca. Quanta, e quale si spargesse dintorno la paura, quanto lo scompiglio, e come alte e disperate rimbombassero le grida, non sono cose che le si possano convenientemente con parole significare. Gli scudieri tentavano sospingere i cavalli, ma questi spaventati ricalcitravano: gli sbirri, come coloro che sanno quanto peso di odio si aggravi sopra lo infame loro capo, attendevano a mettersi in salvo. Fratelli della Misericordia, sacerdoti, torcie, Cristo, gonfaloni, ogni cosa a rifascio.

Mastro Alessandro, ritto su la carretta, si teneva sempre sotto mano Giacomo e Bernardino Cènci, come falco che stringa due passeri fra gli artigli. Mirabili gli atteggiamenti ed i segni della passione, così degli uomini come delle donne, dai veroni, dai tetti e dai palchi; pietosissimi i guai della gente sbattuta su la piazza: alcuni calpestati, altri soffocati morirono; donne gravide si sconciarono: parecchi perfino, o per lo spavento, o pel calore del sole che picchiava loro sul capo intensissimo, o per ambedue queste cause, ammattirono. Per arroto al tramestio alcuni palchi, tra per essere abborracciati, tra per andare stracarichi di persone, si fracassarono con orribile rovina; e dei caduti qual si ebbe o gamba, o testa, o braccio rotti, e nessuno rimase senza ammaccatura.

Guido sopra il suo focoso cavallo queste cose vedeva, e sentiva struggersi l'anima dentro nella esitanza del fine. Ecco i suoi compagni procedendo si accostano a Beatrice; ecco l'ultimo ostacolo è remosso: ora la prendono... l'hanno presa, la sollevano, la traggono via. Ella è salva. Il popolo scoppia in immenso grido di gioia; anch'egli fa spalla ai rapitori; e se nei proprii moti non s'invescasse, gli sovverebbe con più fruttuosi conati.

Guido non si potendo padroneggiare stende le braccia, quasi intendesse accertare lo spazio che lui separa dalla sua Beatrice. Come ventura volle, nella smaniosa movenza della persona stretta la gamba destra venne a ferire dello sprone il polledro, che, già da tanto trambusto spaventato, sbuffa feroce; e come se questo non bastasse a concitarlo, allo improvviso davanti a lui si scoscende fragoroso un palco, dove i casi lamentati poco anzi si rinnuovarono. Il polledro allora invaso da rabbia irrefrenabile, sciolto dalle redini, si avventa come fulmine; e rompendo la calca col petto, mordendola e calpestandola, trasporta seco in sua balìa il misero amante.

Malgrado simile infortunio i compagni di Guido avrebbero condotto in salvo la Beatrice, avvegnachè non fossero gente da smarrirsi, e, impadronitisi della prima carrozza fosse loro capitata davanti, avrebbero fatto prova di trasportarla con quella: ma lo intoppo venne da altra parte, essendo stato fatale per Beatrice che lo affetto degli uomini le nuocesse più, e peggio dell'odio.

Il popolo, arricciandosi come l'acqua che rompa nei frangenti, storna impetuoso, rincalzato da una squadra di armati distinti col tassello bianco su la berretta: anche questi dicevano davvero, dacchè menassero fendenti da recidere teste, o punte da traforare parte parte chiunque fosse stato tardo a cansarli.

Beatrice per entro a questo contrasto sembrava navicella in mezzo al mare in burrasca. Ora appariva su l'onda delle teste popolesche, ora spariva, ora avanzava, ora indietreggiava;--un passo alla fuga,--un passo al patibolo.

Il giovane Ubaldini, che dalla staffa della carrozza apparecchiata a ricevere la Beatrice vedeva tutto, conobbe come altri si affaticasse a salvarla, e, per difetto di accordo, invece di aiutarsi s'impedissero, con rovina manifesta della impresa. Atterrito dal pericolo presentissimo, precipitò giù per correre ad ammonire i suoi cessassero di spingere avanti; al contrario voltassero faccia, se non volevano perdere la Beatrice. Ma il dabben giovane tra lo scompiglio, le ferite e le strida non giunse a farsi intendere da tutti; e i pochi che lo intesero non sapendo quello ch'egli volesse, e vedendolo disertato dal suo posto, tennero per disperata la faccenda, ed invilirono nell'animo.

Intanto i cavalieri sgominati prevalendosi del terreno sgombro si raggranellavano, e si stringevano: dietro ad essi anche gli sbirri si riunivano. Ricomposta la squadra, il capitano ordinò la carica; la quale riuscì molto agevolmente, dando dentro a gente scomposta. Il giovane Ubaldini, come lo consiglia amore, si attenta solo a far testa agl'irrompenti cavalli, e ficca fino all'elsa la spada nel collo al primo che gli si para davanti; ma gli altri oltrepassando gli menarono due fendenti, uno dei quali gli spaccò il cranio, e l'altro gli recise la spalla; cosicchè ei cadde in terra per morto. La milizia a piedi serratasi in quadrato, presentava una massa a scompaginarsi impossibile. In questo modo da tergo incalzati, e di faccia respinti, ai compagni di Guido non rimase altro scampo che salvarsi dai lati, la qual cosa essi fecero con incredibile ferocia allorquando conobbero la impresa rovinata. La Beatrice, appunto come la navicella dopo essere stata lungamente sbattuta viene gittata dalla crescente procella a rompere fra gli scogli, dai moti diversi e contrarii dei suoi medesimi salvatori è sospinta ai piedi del patibolo.

Qual cuore fu il suo in mezzo a coteste vicende? Riaperse Beatrice il petto alla speranza? Accarezzò le liete immagini della vita? Le sorrise amore? Le sorrise amore; ma tanto ella non desiderò più la vita. Troppo camino ella aveva percorso verso il sepolcro per tornarsene indietro, e ricominciare da capo; però che tutto quello che aveva detto intorno a questo argomento le fosse uscito proprio dal cuore. Lei oggimai invadeva, non dirò smania, ma desiderio sincero di riposare il suo capo nel seno di Dio: e nonostante questo le sorrise amore, chè anche su l'orlo del sepolcro la creatura umana, in ispecie la donna, si talenta del sapersi amata. Errano poi quando scolpiscono Amore lacrimante sopra la tomba della vergine innamorata: egli vi scende insieme con lei, e vi dimora; avvegnachè anche le nude ossa tremino di amore quando l'amico si volga alla cara defunta con un ricordo, o con un sospiro. Beatrice vide Guido, e gli mandò lontano l'ultimo addio. Guido vide lei, e, malgrado lo spazio, si baciarono col guardo.

Si baciarono! A piè del patibolo, o dopo la estrema unzione, anche una santa può soffrire essere baciata dall'uomo che di lei s'innamorò. Non si registra fra le colpe in cielo il penultimo bacio di amore, purchè l'ultimo sia quello della morte. Anche Michelangiolo baciò Vittoria Colonna mentr'ella spirava. Questi affetti non possono comprendersi dai vulgari, bensì da menti use a disvelarsi nel raggio della divinità; da anime, che nascendo abbiano sortito intelletto di amore. E Beatrice, come se fosse presente, come se gli tenesse le dita fra i ricci delle chiome bionde, in armonia di musica favella al suo amatore queste parole:

--Ah! Guido, amor mio, sta lieto; Dio non vorrà tenerti a tribolare quaggiù. Guido, piangi... pentiti; ogni lacrima ti darà una penna per salire al sommo Bene: non si vola al cielo che con ale di dolore.

Il Padre Angelico stava atterrito; e maledicendo allo spirito maligno che suscitava in lei cotesti pensieri terrestri, la chiamava fortemente a nome, e la scongiurava di tenere lo intelletto intero appuntato in Dio.

--Beatrice sgombra dall'anima ogni ardore, che non sia celeste. Non ti voltare addietro sopra la soglia della Eternità a contemplare la vita.

E Beatrice, sorridendo:

--Padre, gli rispondeva, io sono una povera femmina peccatrice, e voi santo maestro di divinità; e tuttavolta io vi assicuro, che non commetto peccato pensando al mio amore. Io aspiro a nozze spirituali; il mio desiderio si volge al connubio delle anime. Io sposerò il mio Guido in paradiso; fra le braccia del nostro Creatore ci abbracceremo. Amore è Dio, e Dio è Amore...

Il buon cappuccino non andava gran fatto persuaso di quella maniera di teologia, ma conosceva non esser tempo, nè luogo cotesti per disputare; onde si contentò ammonirla:

--Figlia... ecco il vostro sposo Gesù... in questo affissatevi... questo con tutta l'anima baciate...

