Beatrice Cenci: Storia del secolo XVI
Part 47
--Comprendo bene che deve parervi singolare il mio consiglio, e non pertanto io mi chiamo parato a chiarirvi sopra tutti i vostri dubbi.
--Ora come, interrogò con voce alquanto alterata la Beatrice, dopo tanti tormenti sofferti per salvare la mia bella fama, io da me stessa mi lacererò le viscere, lasciando il mio nome argomento di orrore pei posteri, mentre io divisava lasciarlo di compassione e di rammarico?
--Gentil donzella, soffrite in pace ch'io vi dica cosa incredibile, e vera. Tutti credono che voi abbiate ucciso colui, che ormai vostro padre non può chiamarsi senza oltraggio della natura; alcuni ciò fanno per un fine loro particolare, e che a parer mio consiste meno nell'odio ingiusto contro la persona vostra, che nell'appetito disordinato della vostra sostanza: gli altri poi lo credono perchè vi vogliono bene, e piace alla immaginativa loro considerarvi come donzella mirabile, e vi salutano più virtuosa di Lucrezia, più forte di Virginia. Il popolo vi ha posto prima in questa trinità di fortissime donne romane, e la sua finzione adora: se alcuno tentasse di sgannarlo adesso, oltre al non prestargli fede, lo detesterebbe; forse anche trascendendo sarebbe capace usargli mal tratto, come quello a cui parrebbe essere privato del suo patrimonio di gloria. Amore di popolo è amore di Giove, che per soverchia ardenza incenerì Semele. Dove io su questa impugnativa fondassi la difesa, perderei a un punto me stesso, e voi non salverei. Voi pertanto negando non arriverete a persuadere nessuno che vi asteneste, dalla strage paterna, nè preserverete i giorni vostri nè di colui, che per amarvi altamente vi perdeva; dacchè i giudici considerino le prove raccolte in processo sufficientissime alla vostra condanna come parricida, e la pratica dei nostri tribunali conceda facultà, attesa la confessione dei complici, di sottoporre il prevenuto impugnante allo esperimento della tortura finchè morte ne segua.
--_Amen_; e parmi che a tale mi abbiano condotto, che ormai poco più è il cammino che mi avanza. Non è poi così doloroso il morire, come per avventura si crede dagli uomini: posso assicurarvene io; io, a cui davvero parve toccare le porte della Eternità,--e più di una volta.
--No, povera signora, voi non dovete morire; ed avvertite, il proponimento vostro, estimato magnanimo presso i gentili, nella religione cristiana è peccaminoso; imperciocchè offenda Dio tanto colui che porta le mani violente contra se, quanto l'altro il quale potendo salvare la sua vita non si aiuta.
--Ed io consentirò a vivere, e a vedere abbrividire i padri al mio appressarsi! Ed io mi affannerò a vivere per vedere la gente, curiosa insieme e impaurita, appuntare gli occhi sopra la mia fronte come se vi fosse scritta la parola «parricida!» Ah! no.--Così piacesse a Dio farmi scomparire intera da questa terra, e sperderne perfino la memoria!
--Ma che pensate voi dalla opinione di avere trafitto vostro padre ve ne sia venuto odio, o ribrezzo? Se così ritenete, voi v'ingannate. Quando mai, finchè gli uomini avranno un cuore che palpita al nome di virtù, terranno a vile, o piuttosto non leveranno a cielo la castissima donzella, che, per amore della pudicizia diventata eroina, la difese con atto pietosamente crudele? Quanto più stretto il vincolo tanto era la ingiuria maggiore, e sovveniva più legittimo il diritto di resistere. Volgete la mente alle antiche e alle moderne storie, e guardate un po' voi se infami si reputassero o scellerati i figliuoli, i quali per giusta vendetta trucidarono i propri genitori. Valgami lo esempio di Oreste: vedete; comecchè la offesa ch'ei vendicava troppo differisse dalla vostra, nè le circostanze fossero uguali, uccidendo egli la madre dopo molti anni che la strage di Agamennone era avvenuta, non già per salvarsi da imminente, e in altra guisa non riparabile danno, tuttavolta la sapienza antica immaginò che la stessa Minerva scendesse dal cielo, ed invisibile gittasse nell'urna il voto, il quale, troncando le dubbiose ambagi dei giudici, lo proclamò innocente.
--Dite, signore, e voi, dopo il giudizio di Minerva, avreste data la vostra figliuola in isposa ad Oreste?--Parlatemi in coscienza... talenterebbero a voi le nozze di un vostro figlio con nuora parricida?
--La mia risposta non può satisfare questa domanda, avvegnadio io sappia il vostro caso diverso; e, come a me, confido in breve sarà chiarito anche altrui. La giustizia non è frutto di tutti i tempi; dovrebbe essere, ma non è; e la verità nemmeno; entrambi hanno bisogno di fiorire, e maturare; e chi le coglie acerbe nuoce a loro ed a se. In tempo opportuno le genti maravigliate sapranno come una donzella sedicenne, dopo avere sofferto tormenti a cui pazienza nè forza umana avevano potuto durare fin lì, per amore della propria famiglia non rifuggisse di porre in compromesso e la vita e la fama. Io per me, quantunque volte me faccio a ripensarci sopra, non trovo persona che abbia fatto di se così solenne sagrifizio, e che ne abbia ricavato, non dirò lode, bensì venerazione affettuosa, se togli questa una; ma egli era Dio, non uomo.
E così favellando stacca da capo del letto della Beatrice una immagine di Gesù crocifisso, e, gittatala sopra la coperta, prosegue: «Egli, troppo più che le mie parole, col suo silenzio v'insegna, sagrifizio che sia;--egli per la redenzione di coloro che lo avevano offeso, lo offendevano, e l'offenderebbero accettò lo indegno patibolo;--egli oppose alla giustizia eterna un riscatto eterno col suo sangue prezioso,--battesimo perenne che ci scorre sul capo come lavacro di peccato senza fine rinascente...»
--Sì, ma Cristo non moriva mica infame!...
--E chi fu dunque più vilipeso di lui? Chi più di lui saturarono di vituperio e d'ignominia? A lui nella grazia del supplizio anteposero Barabba ladro; a lui sul patibolo dettero compagni Cisma e Disma ladri: egli poi ottimamente conosceva questo, e se lo aveva presagito, secondochè apparisce nello Evangelo, là dove dice: «Per cagione mia voi verrete in abbominazione alle genti; ma voi prendete la mia croce, e seguitemi: chi si vergogna di me, di me non è degno».
--Ed io dovrei prendere questo Dio di verità in testimonio di menzogna?
--Deh! ciò non vi trattenga punto; dacchè, innanzi tratto, è cosa contro natura costringere l'accusato a prestare gìuramento, ponendolo nella necessità o di spergiurare, o di nuocersi;--ma ciò pongo in disparte.--Come, dico io, lice per legge divina difendere la propria vita togliendola altrui, e non avremo facoltà di difenderla affermando il falso per fine santissimo? Forse l'omicidio non supera lo spergiuro? Certo lo supera: e fossero uguali; se col primo si concede, per universale consenso, tutelare la vita, per qual ragione non hassi a potere col secondo?
--Signor Avvocato, voi mi confondete, ma non mi convincete: la mia mente non basta a confutarvi... però io... qui... dentro al cuore, sento che la verità non è dalla parte vostra.
Non aveva peranche terminato di profferire queste parole, che l'uscio del carcere si aperse di nuovo; e quinci affacciandosi le sembianze dolenti della matrigna e dei fratelli, le si schierarono intorno del letto. Essi non fecero motto, anzi neppure un atto, e non pertanto da tutta la persona emanava la preghiera;--uno scongiuro muto--un pianto del cuore, che le orecchie non raccolgono, ma l'anima tremando sente.
Ormai l'avvocato aveva esaurita la sua eloquenza; più altre parole anzichè giovare avriano nociuto, ed ei sel conosceva; onde se ne stava disperato di potere riuscire nello intento. Il silenzio si produsse lungo, durante il quale Beatrice tenne sempre fissi gli occhi nel Cristo rimasto sopra la coperta. Allo improvviso recatasi in mano cotesta immagine, e baciatala fervorosamente, con voce lugubre, come se recitasse il salmo dei morti, favellò:
--Poichè a voi così piace, e così sia. Tu, o Signore, queste cose vedi, ed ascolti; se sono empie perdonale, perchè fatte a fine di bene; se buone, retribuiscile come meritano. In quanto a me, io so che pei disperati non vi ha salute oltre quella di non sperare salute.--Il fato, che ci costringe, cesserà i suoi colpi sopra la lapide dei nostri sepolcri:--egli volgerà altrove i suoi passi quando avrà letto sul marmo: «Qui giacciono tutti i Cènci decapitati pei loro delitti». Però a cagione del mio convincimento io non voglio togliervi l'ultimo raggio della speranza; e poichè pei morenti è supremo refrigerio bevere col guardo la fuggente luce, così non parmi essere vittima affatto inutile. Se io potessi soffrire per tutti voi, ed essere accolta in espiazione, o piuttosto per placare l'acerbo destino che perseguita la nostra famiglia, lo avrei fatto; non lo potendo, ecco io mi sagrifico inutilmente: di questo poi ho voluto ammonirvi, per pietà del dolore che risentireste tornando a precipitare in fondo della disperazione...
La finestra male assicurata cedendo in quel punto al vento, che soffiava in cotesto giorno impetuoso, si aperse, e il lume che ardeva davanti la immagine della Madonna rimase spento. Beatrice, per questo caso nè più, nè meno mesta di prima, mormorò due versi del Petrarca, adattandoli al suo stato:
_Siccome fiamma, che per forza è spenta, Se ne andò in pace l'anima contenta_.
Il Farinaccio a blandire il lugubre presentimento si attentò insinuare alcune parole di speranza, ma gli spirarono sopra le labbra. I Cènci piangevano, e Prospero anch'egli si trovò la faccia inondata di lacrime: egli con ambedue le mani sì coperse gli occhi, e, declinato il capo sopra il letto, si pose a pensare profondamente se lo sovvenisse partito meno periglioso del disegnato per salvare cotesti miseri, e non lo trovando gemeva. Premendolo altre cure, con muti saluti si accomiatò da loro; e l'anima sua, quasi baldanzosa quando entrò in carcere, ora tremava per non mai più sentito sgomento.
--Or via, che cosa vi è riuscito ottenere da quella dura cervice?--domandò il Luciani al Farinaccio, in aria di scherno.
--Andate, rispose il Farinaccio abbattuto; ella confessa--per necessità di difesa--avere dovuto uccidere Francesco Cènci.
--Davvero?--Caspita! Ma voi operate miracoli, signor Avvocato meritissimo. Se voi consentite a rimanere in corte, in verità di Dio io brucio tutti gli arnesi della tortura ordinaria e straordinaria.
E il Farinaccio, a cui increbbe nell'anima la gioia di cotesto malnato, quasi rimproverando rispose:
--Signor Presidente, ricordatevi che i Greci (ed erano pagani) quando riportavano qualche vittoria contro ai Greci, invece di esultare, ordinavano pubbliche espiazioni.
--Oh! voi siete un solenne letterato, che ve la camminate per la maggiore; io poi, che vado per le vie più trite, so che i contadini regalano le uova al cacciatore che ha ammazzato la volpe. M'era dunque apposto dirittamente io?--Eh! con me non si canzona; e quel visino di _ave maria_ non mi aveva punto ingannato. _Cara di angel, coraçon de demonio,_ come dice lo spagnuolo.
E l'altro, in balìa di uno entusiasmo tanto più fervente in lui quanto più rado, tolse per un braccio il Luciani, e, trattolo al balcone, gli mostrò il sole splendido nella pienezza dei suoi raggi, e sì gli disse:
--Se voi poteste staccare cotesti raggi di lassù, e comporne una corona, voi non fareste cosa abbastanza degna della virtù di cotesta divina donzella.
Il Luciani non aveva punto fissato il sole, bensì il volto del Farinaccio; ed ora, tentennando la testa, in aria grave discorreva:
--Avvocato mio, io considero cotesta maliarda con occhi troppo diversi dai vostri; e ciò per due ragioni, una migliore dell'altra: la prima è questa... (--e qui cavatosi il berretto mostrò la chioma rara, e canuta--) la seconda è quest'altra... (--ed apertosi il giustacuore gli fece vedere un sacchetto sospeso al collo, contenente gli esorcismi contro le stregonerie--).
Il Farinaccio raffreddandosi pensò, che gittare le perle davanti a costui egli era proprio un far contro alla legge dello Evangelo; onde, per riparare al tempo perduto, si restrinse a raccomandargli presto presto di ricevere la confessione della fanciulla tale e quale gli sarebbe stata dettata da lei, e si allontanò.
Il Luciani, poichè ebbe tentato invano di far comparire Beatrice davanti al suo tribunale, si recò in compagnia dei colleghi e notari al carcere della desolata, e ne raccolse lo esame; col quale, scolpando in tutto e per tutto la matrigna ed i fratelli, ella attirava sopra di se il misfatto, dichiarando come nulla avesse in se di premeditato, sibbene avvenisse per moto improvviso dell'animo, commosso dalla immanità dello attentato paterno: e, sostituendo se a Guido Guerra, narrò le particolarità del fatto presso a poco nel modo col quale era accaduto.
Alla domanda del Luciani sul come si fosse provvista del pugnale, esitò alquanto imbarazzata; poi rispose costumare da gran tempo portarlo addosso, nella intenzione di uccidersi prima di patire violenza; ma insistendo il Luciani si contradisse, ed è verosimile; che se costui si fosse industriato a trovare la verità che aborriva, come rimase pago del falso che gli piaceva, la Beatrice non avrebbe potuto sostenere la favola suggerita. Tale non essendo lo scopo del Luciani, ei bevve grosso, e reputò inutile investigare più oltre, dacchè il raccolto a parere suo era più che sufficiente per mandare a morte tutta la famiglia Cènci, giusta l'obbligo assunto. Nella esultanza di vedere quanto prima giustiziati tutti i Cènci, il Luciani obliò, o per lo meno fece tregua con l'odio che portava al Cardinale di San Giorgio; e, prese le carte processali, s'incamminò al palazzo di sua Eminenza, come la fiera porta la preda nella caverna per divorarsela in famiglia.--Entrato nella stanza di lui non aspettò di esserne richiesto; ma ferocemente palpitando,
--Abbiamo, disse,... abbiamo la sospirata confessione! _Habemus pontificem_.
Il cardinale Cinzio contemplando quanta parte di cane presentasse la faccia del presidente Luciani, trascorse col pensiero a certe immagini di selvaggi cannibali mandategli a donare dall'America, e si ritrasse involontariamente due o tre passi indietro.
Però, come colui che di ottima mente era, presa cognizione del processo conobbe subito la inverosimiglianza dei deposti, e la contrarietà delle circostanze: espresse anche il dubbio che i difensori non disfacessero cotesto edifizio mal connesso, come al rompere della olla incantata vanno in fumo le stregonerie dei negromanti. Ma qui accorreva pronto il Luciani a sciogliere ogni dubbio, avvertendo che le circostanze particolari dovevano trascurarsi; una cosa aversi a ritenere unicamente, e questa essere la confessione degli accusati di aver preso parte al delitto o consentendolo, o commettendolo; riuscire impossibile in qualsivoglia processo accordare tutte le contradizioni e bugie, mediante le quali i colpevoli s'industriano sottrarsi alla vendetta della giustizia: non bisogna in queste faccende andare ricercando il nodo al giunco; e quando, come ora, il misfatto è patente, e confessato da tutti, non essere punto di mestieri processi, e nè tampoco difese, come la gloriosa memoria di Sisto V ammaestrava allorchè, nel caso dello spagnuolo, disse: «Che processi, e non processi? In simili congiunture i processi sono superflui, e molto meno abbisognano le difese; tuttavolta arringate quanto volete, purchè costui sia impiccato prima di desinare; ed attendete a sbrigarvi perchè stamane abbiamo fame, e vogliamo desinare di buona ora»[4]. Questa si chiama giustizia! Questo è parlar di oro! Io vorrei vedere un po' se a Papa Clemente non debba riuscire quello che a Papa Sisto riusciva, e molto mi piacerebbe guardare in viso chiunque volesse contrastargliene il diritto. Forse le chiavi della Chiesa, da Sisto in poi, si sono arrugginite? O le mani a cui le confidava adesso la Provvidenza sono diventate più fiacche? No, viva Dio; e come non è, così nessuno deve crederlo; e il fatto ha da chiarire chi lo si pensa, e subito.
Il cardinale Cinzio non aveva bisogno di eccitamento; e poichè la trista dicacità del Luciani lusingava la sua passione, a lui parve che il nuovo presidente non avesse favellato mai con tanto senno, nè con maggiore eloquenza.
Questi successi di tanto non avevano potuto tenersi celati, che non ne corresse velocissima la fama per tutta Roma; di modo che il popolo se ne mostrava commosso stupendamente, e su per le piazze e pei crocicchi delle vie si vedevano i capannelli, e si udiva un domandare ansioso fra le persone che s'incontravano; dagli sporti delle officine di tratto in tratto sbucavano genti per ottenerne novelle; le donne stavano fitte al balcone con l'orecchio all'erta per raccogliere ogni più lieve sussurro. Io penso che con agonìa punto minore di quella con la quale gli Ebrei stavano intenti alla cima del monte Sinai pure aspettando la parola di Dio, i Romani tenessero in questi giorni l'animo volto al Vaticano in attenzione della parola, che doveva decidere il destino dei Cènci;--e questa parola si fece sentire in mezzo alla caligine precorsa da un lampo vermiglio, annunzio di sangue:
«Sieno legati tutti alla coda di cavalli indomati; strascinati finchè morte ne segua; i cadaveri poi gittati nel Tevere!»
Così aveva parlato il Vicario di Cristo Redentore. Scorse per le ossa dei romani il raccapriccio. Parve loro udire lo squillo della campana, che suonasse pei funerali di Roma. Molti recusavano fede a tale inaudita immanità; altri poi, e fra questi coloro che avevano pratica della corte e della spietata cupidità che la governava, riputavano il Papa capace di questo, e di altro ancora.
La fama pervenne agli orecchi del Farinaccio, e palpitando cadde nella opinione degli ultimi; onde corse smanioso a conferirne co' cardinali protettori, e questi con altri del sacro collegio, i quali comecchè in questo negozio procedessero indifferenti, tuttavolta vennero di leggieri nel concetto essere il comando papale esorbitanza enormissima, e tale, da disgradarne quanto di più barbaro avesse mai osato quel duro frate di Sisto V. In vero, comecchè nove soli anni corressero dalla morte di cotesto pontefice, i tempi eransi di alcun poco scrudeliti, nè gli stessi Ecclesiastici andassero persuasi del bene, che taluni predicavano avere costui procacciato alla Chiesa. Comunemente sapevasi, che della lettera indiritta da Sisto a Enrico III re di Francia, dove occorrevano queste precise espressioni «attendesse a purgare col ferro e col fuoco il sangue incancherito nelle vene dei suoi sudditi»[5] n'erano rimasti scandalizzati così i Cattolici come i Protestanti; anzi gli Ugonotti avevano avuto ardimento di dire a viso aperto del re Enrico «che il Papa, dopo avere messo su macello di carne umana a Roma, pretendeva aprirne un altro a Parigi; essere i consigli del Vicario di Gesù Redentore iniqui in Roma, scellerati da per tutto. Tale operando, e tale consigliando, come presumeva costui chiamarsi rappresentante di Dio in terra, se di averlo tale si sarebbe vergognato anche il diavolo?»[6]
Però i cardinali gravi, cui stava a cuore la decenza del seggio apostolico, s'incamminavano al Vaticano per distorre il Papa da cotesto avventato provvedimento. Il Farinaccio, cui pareva essere stato giuntato, corse per altra parte a trovare il cardinale Cinzio; e siccome gli fu detto dagli staffieri ch'egli era andato a complire l'Ambasciatore di Spagna, rispose gittandosi sopra una cassapanca dell'anticamera:
--Aspetterò.--E all'atto parve, che senza mutar costa vi volesse passare la nottata; ma indi a breve, agitato dallo interno turbamento si alzò, e si pose a passeggiare gestendo, e brontolando. Sovente egli guardava con ansietà la porta, e più spesso asciugavasi il sudore, che copioso gli bagnava la faccia per la fatica, e per la pena dello inopinato accidente.
Forse tornò, forse non era vero che il cardinale fosse uscito, dacchè io sappia come nei servi in generale, ed ho inteso dire in quelli dei prelati romani in particolare, la bugia è la regola, e la verità la eccezione. Fatto sta, che dopo spazio convenevole di tempo,--quanto bastasse a far supporre verosimile il ritorno del cardinale,--avvisarono il Farinaccio che poteva passare. Egli non se lo lasciò dire due volte; ed affrettandosi concitato trovò sua Eminenza seduta e tranquilla in vista, come se ricevesse un uomo nuovo. Però gli fu forza abbandonare presto cotesta finta impassibilità, avvegnadio il Farinaccio, tremando di commozione, andatogli incontro audacemente, postergato ogni rispetto, gli favellasse:
--Dunque cosiffatta è, Eminentissimo, la fede sacerdotale?...
Il Cardinale, argomentando dallo esordio la perorazione, gli troncava la parola con suono contenuto, ma turbato:
--Signor Prospero, io potrei dirvi che la promessa della difesa fu da me fatta _sub modo_; vale a dire, che la confessione degli accusati non uscisse così limpida ed esplicita da rendere qualsivoglia difesa superflua: ancora potrei dirvi onorare io (e non sono il solo a pensare così, ma altri troppo a me superiore professa questa opinione) quei pellegrini intelletti, che, come fiaccole inviate da Dio a illuminarci nelle tenebre del dubbio e dello errore, vengono a incamminarci su la via della rettitudine; ma per altra parte io ed i miei superiori disprezzare altamente gli avvocati, i quali, abusando dello intelletto che certo non sortirono per questo, torcono co' loro sofismi quello ch'è diritto, rendono, cavillando, imbrogliato quello ch'è piano; intorbidano le acque chiare per pescarvi...
--E vi par chiara, Eminenza, la prova del delitto? Da quando in qua della confessione complessa si accetta la parte che dichiara la colpa, e si respinge quell'altra che la giustifica? Insidie...
--Ma io, signor Prospero, tutto questo non voglio dirvi; solo mi piace, e giova dichiararvi quello che già avrebbe dovuto farvi conoscere la esimia perspicacia vostra. La mia promessa fu data, e non poteva essere altramente, _sub conditione_ che il Papa acconsentisse: questa condizione, e voi siete per insegnarmelo, nel placito dello inferiore, di cui la volontà è sottoposta, comecchè non espressa devesi sempre intendere compresa virtualmente. Ora se il sommo Pontefice, fonte di tutta sapienza. e mio signore e vostro, trovò buono non approvare il mio operato, con quanta giustizia voi, per ciò che mi sembra, vogliate lamentarvene, lascio considerarlo a voi nel savissimo vostro intendimento.
--Nacqui in Roma, crebbi nella curia romana, e voi dovete capire, Eminentissimi, che tutti questi ripieghi tornano affatto inutili per me:--io li conosco. Voi prometteste; e se non eravate da tanto da mantenere, non vi dovevate esporre. Ma no; voi prometteste, e dovete, e potete mantenere. Forse non sa il mondo intero voi essere mente dei consigli pontificali, voi l'Augusto zio preferire al cardinale Aldobrandino, a voi, nepote benemerito, nulla ricusare egli amantissimo? Io ottenni la confessione a patto della difesa, confidando sopra certi argomenti, che or conosco a prova quanto fossero infelici! Diasi, supplico, la difesa agli accusati; altrimenti, sapete che cosa si dirà per Roma? Che furono traditi gl'innocenti, e che nella capitale del mondo cattolico Giuda ha un compagno...
--Signor Prospero, e voi?...
--Ed io sono quegli.
--La vostra mente, signor Avocato, parmi accesa oltre al consueto:--calmatevi... questa esaltazione vi potrebbe nuocere... calmatevi.
Il Farinaccio non era in istato di sentire il consiglio, e nè la minaccia obliqua compresa in coteste parole; o, se pure la sentì, e' fu come sprone a cavallo sfrenato: per la qual cosa, bollente di sdegno e tutto avvampato nel volto, proseguì: