Beatrice Cenci: Storia del secolo XVI
Part 34
--Vicario!--chiamò Marzio con fievole voce, trattenendo le lacrime--se m'inducessi a confessare, potrei contare sopra una grazia?...
--Figlio mio, andandogli incontro premuroso, e ponendoglisi al fianco, il Vicario gli favellava dolcemente:--farò quello che posso: ti raccomanderò al Vicerè. Il signor Duca è magnanimo e cortese, e delle grazie donatore generosissimo.--Voi frattanto, ser Notaro, registrate che lo imputato ha proposto di confessare, _ergo_ le accuse sono vere. Questo è un passo ormai acquistato al processo, e non si cancella più.--Dunque, figlio mio, dicevi?...
--La grazia, che domanderei, non è forse di quelle che immaginate voi...
--O dunque che cosa chiedi? Su, da bello, diletto mio; aprimi il tuo cuore intero, fa' conto di confessarti proprio a tuo padre.
--Confessati appena i miei falli, vorrei essere tratto subito a morte...
--Per questo non dubitare dell'ottimo cuore del Vicerè... e anche io ti aiuterò...
--Solo desidererei non fosse di corda, ma sì di scure... la morte mia...
--Se non vuoi altro!-interruppe maestro Giacinto, al quale non riuscì tacere, trattandosi di cose che toccavano tanto da vicino il suo mestiero--il Vicerè ha un'anima di Cesare in cosiffatte faccende...
--Silenzio!--gridò severamente il Vicario--non sono cose queste che ti riguardino...
--Mi pareva di sì... ma avrò sbagliato... perdonate, Eccellenza...
--Senti; in quanto alla prima domanda, di essere mandato subito a morte, statti allegro, che la prendo sopra di me; intorno alla seconda poi bisogna consultarne il signor Vicerè: non è mica piccolo privilegio quello di farsi tagliare il capo! Qui cotesto privilegio appartiene ai nobili, che ne vanno giustamente gelosi: però, carissimo mio, per satisfarti in tutto ne muoverò espressa domanda al Vicerè.
Il Collaterale, sopraggiunto in mezzo allo amoroso colloquio, attendendo sempre a dare la spinta al Vicario per farlo cadere,
--Clarissimo don Boccale, gli disse, questo arbitrio potete benissimo torvelo; perchè, chi vorrà riguardarvi così sul sottile le costure, quando con la sagacità e solerzia vostre andate acquistandovi meriti ogni dì più luminosi presso sua maestà il Re nostro signore?
La insidia del Collaterale consisteva in questo: che dove per vanità avesse il Vicario offeso i privilegi dei nobili, presagiva vedere scatenati contro tutti i Seggi di Napoli. Ma il Vicario non era pesce da prendersi a coteste vangaiuole; per la quale cosa asciutto asciutto gli rispondeva:
--Signor Collaterale, voi mi farete la garbatezza di attendere a somministrare consigli quando vi saranno richiesti.--Orsù... dunque, figliuolo mio, parla... che cosa hai da dire?
Marzio aveva declinato il capo sopra la spalla destra; e, chiusi gli occhi, gli sfuggivano dagli angoli grosse lacrime non piante, ma traboccate per la piena dell'angoscia...
--Or via, insisteva il Vicario, da bravo, figlio mio, confessa... confessa...
Marzo sembrava assopito, e non rispondeva. Allora il Vicario gli compresse la scapola destra con ruvidezza: quegli abbrividì, aperse gli occhi e domandò dolorosamente:
--Che cosa volete?
--Mantenmi la promessa, e confessa...
--Come! così presto? Dov'è il prete?
--Non si tratta qui della confessione sacramentale; questa farai più tardi, amor mio; si tratta della processale: ora il lampo, poi il tuono; un poco di rumore in appresso, e finalmente tutto finisce... sai?
--E che cosa ho io da confessare?
--O bella! Quello che dianzi ti ho letto, dilettissimo mio; vuoi che io te lo rilegga?
--Oh! no: sta bene, io merito la morte.
--Dunque confessa, via, e ratifica in tutte e singole le sue parti l'atto di accusa.
--Sì, come volete, purchè mi tolghiate presto di vita.
--Provati un poco, cuor mio, se ti riuscisse firmare il foglio: e voi altri fanulloni porgetemi una penna,... e che sia nuova, e ben temperata... tuffatela per bene nel calamaro... Prendi, Sposito, e se in vita non hai avuto buona indole, mostra almeno in morte un bel carattere. Signor Collaterale notate, di grazia, l'_agudezza_; se la risapesse il Duca, ch'è vago di bei motti, se ne andrebbe in visibilio.--Adagio... così... a modo... con tre dita... carino mio...
Ma le dita di Marzio, dolorosamente inerti, lasciavano andare la penna; ond'egli sbadigliando mormorava:
--Oh quanto sono più generosi gli omicidi nel bosco, che nel tribunale!... non posso firmare...
--Ma quel benedetto Giacinto poteva anche usare un poco più di carità nel dargli la corda!...[6] disse il Vicario volgendosi al boia in tuono di rimprovero.
--Che dite, nè! Eccellenza? Io l'ho trattato da sposo: se avessi a dare la corda a voi, non potrei condurmi con maggiore garbatezza.
Il Vicario, intento affatto in Marzio, non badò alla conclusione del discorso: andati a vuoto gli sforzi per farlo firmare, ordinò che chiudessero l'atto di accusa con le formule neccssarie per supplire al difetto della firma del prevenuto. Distese, firmate, bollate, e impolverate le carte se le pose diligentemente in seno, indirizzando la parola agli uscieri:
--Adesso abbiate cura di questo povero uomo: rammentatevi ch'egli è di carne battezzata come siete voi altri, e rammentate ancora che se la giustizia umana non lo può perdonare, molto bene può farlo la divina: onde, un giorno, chi sa? la sua intercessione potrebbe essere necessaria anche a noi lassù in paradiso: pensate al buon ladrone, e non vi dico altro. Confortatelo con vino, e confetto, e con brodo:--badate a non fargli mancare nulla... bisogna che viva.
Marzio era caduto nella consueta letargìa.
_Per lo splendore di Dio_! (e notate, che la esclamazione non è mia; bensì di Guglielmo il Bastardo) non vi pare egli caritatevole il vicario? Maisì e avvertite, che quantunque morto da due secoli e mezzo, io ho veduto, ed ho udito questo vicario, epperò mi attento a descriverlo. Il Vicario aveva posto amore a Marzio: gli voleva proprio un bene dell'anima per molte ragioni, una migliore dell'altra: per lui contava potersi presentare trionfalmente al Vicerè; per lui ricuperarne la smarrita grazia; per lui dare la spinta all'odiato Collaterale; per lui dimostrare la molta sufficienza sua; per lui trattenere il popolo nello spettacolo sempre gradito di una tragedia criminale; per lui somministrare subietto a far parlare di se tutto Napoli almeno tre giorni continui; per lui, finalmente, ottenere un ciondolo all'occhiello, ed aumento di paga. Per le quali considerazioni, e per altre, che non si dicono, importava assaissimo che Marzio vivesse--ma per morire sopra le forche! Di qui la tenerezza dello egregio Vicario per la conservazione del condannato.--Non vi pare egli caritatevole il mio vicario?
Il Vicario affrettandosi si presenta al palazzo di don Pietro Girone duca di Ossuna, vicerè di Napoli per Filippo III re di Spagna[7]. Nel trapassare per le anticamere egli, prima di tutto, con disgusto non piccolo osservò, come le guardie e gli staffieri non si affaccendassero punto ad annunziarlo, secondo che la gravità del caso gli pareva meritare: considerando poi, che non gli potevano leggere in faccia la grande notizia di cui veniva portatore, gli scolpava quasi da questo lato; sennonchè crescendo allora il malefizio del poco ossequio alla sua dignità in questa parte, gli aggravava al doppio di quello che gli aveva sollevati dall'altra. E se non lo volevano onorare come don Gennaro Boccale, pareva a lui che lo dovessero temere come l'uomo che avrebbe potuto mandarli da un punto all'altro alle forche: però gli staffieri del Duca, servi insolentissimi d'insolente padrone, lui non curavano, e molto meno temevano. Il Vicario consolava la sua vanità offesa volgendo la mente alla necessità di contenere con regolamenti opportuni la petulanza dei famigli dei grandi, per lo più meccanici, riottosi, e ribaldi; ma la suprema mortificazione lo aspettava nella ultima anticamera, dove, dopo avere pestato mani e piedi per essere introdotto dal Vicerè, trascorso spazio lunghissimo di tempo, durante il quale gli parve provare quei tormenti, che tanto spesso aveva applicato ai derelitti che gli capitavano nelle mani, si presentò un segretario per informarsi del suo bisogno. Il Vicario gli disse: negozii di suprema importanza: desiderare che gli fosse data licenza di conferire col serenissimo Vicerè. Il segretario oppose negozii di troppo maggiore importanza dei suoi tenere occupato il Vicerè, nè quindi potergli concedere udienza.
--Ma il negozio, per cui sono venuto, tocca urgentemente la sicurezza degli stati di Sua Maestà.
--Sì; ma vi ho detto che non può pareggiare mai la importanza di quello che tiene adesso per le mani il serenissimo Vicerè duca.
Il criminalista, con un ghigno derisorio, disse al cortigiano:
--Salvo onore, o come fate voi a indovinare il negozio che qui mi conduce?
E il cortigiano, con sorriso punto meno fino, pronto alla parata, rispose:
--Non conosco il vostro, sibbene quello del Vicerè, a cui pochi possono andare pari, superiore nessuno.
Ed il criminalista dall'arguta risposta si trovò capovoltato.
Ora ecco il negozio, che in quel momento teneva occupato il potentissimo Duca di Ossuna. Sua Eminenza il cardinale Zappata (quel desso donde nasce il proverbio, che predicava bene, e razzolava male) gli aveva mandato in dono da Madrid un magnifico pappagallo, ed egli si sollazzava con quello: non già che don Pedro fosse un perdigiorno; tutto altro: aveva fama di solertissimo nelle faccende di stato, e veramente era: ma tanto è, in quel momento gli era saltato per la testa il ticchio di divertirsi col pappagallo, e non voleva in cotesta ora essere infastidito. D'altronde l'arco sempre teso si rompe, ed un po' di sollievo giunge accettissimo agli spiriti più irrequieti.
E' fu mestieri che si rassegnasse il buon vicario ad esporre il motivo della sua venuta al segretario, il quale accolse il racconto con mediocre premura, e a mezzo discorso gli tolse le carte di mano, e, voltegli le spalle, disse: «ho capito!»
Il segretario entrò improvviso, e sorprese il Vicerè che insegnava al pappagallo... che cosa mai gl'insegnava? Una parola spagnuola, che verun gentiluomo vorrebbe profferire, e nessuna gentildonna ascoltare... quantunque, pronunziata dal pappagallo, ecciti la ilarità delle donne e talvolta ancora il rossore; sicchè esse si celano la faccia dietro al ventaglio,--talune per sentire, talaltre per fingere di sentire vergogna.
Questo don Pedro (sussurrava la fama) in fatto di costumi e di religione procedeva più rilasciato, che non consentivano cotesti tempi; e fra le tante si narra questa di lui. Visitando a Catania, in compagnia della Duchessa sua moglie, la chiesa di Sant'Agata, gli porsero a baciare le mammelle di cotesta santa, conservate con grandissima venerazione colà. Postesi pertanto in ginocchio, prima di baciarle si volse ridendo alla Duchessa, dicendole: «donna Caterina, senza gelosia»[8]. I preti lo predicavano infetto di eresia; e fra le altre accuse, messegli davanti al Re di Spagna, vi fu quella di seguitare i riti della religione maomettana. Al Vicerè increbbe essere colto in quel punto, e si voltò con cera sdegnata al segretario, che, pilota sagace di corte, vista la marina turbata, non sapeva a qual santo votarsi. Non gli soccorrendo consiglio migliore, si accostò al pappagallo; ma questo, impaurito, gli dette di becco nella mano, e gli stracciò la carne. Il segretario sotto voce mormorò:
--Benedetto prezzemolo! E a voce alta: magnifico, bellissimo pappagallo!...
Ma il Vicerè, stizzito, lo interrogò con voce severa:
--Ynigo, chi vi ha chiamato?
Il cortigiano, a sua posta stizzito, se la rifece col vicario rispondendo:
--Serenissimo! Il Vicario criminale, che, salvo onore, è più fastidioso del fistolo, tanto rumore ha mosso nell'anticamera urlando trattarsi della salute del Re e della sicurezza dello Stato, che mi fu forza, onde non irrompesse fino a Vostra Serenità, torgli queste carte di mano, e presentarvele per liberarvi dalle importunità sue.
--Sappiamo a prova, disse il Vicerè con signorile alterezza e porgendo là mano per ricevere le carte, negarsi a noi quello di cui gli altri uomini hanno copia;--un momento di riposo. Informate, don Ynigo.
--Serenissimo! Un bandito dello stato romano nella decorsa notte ha ucciso proditoriamente certo suo compagno presso il tabernacolo della Madonna del Buonconsiglio: arrestato stamane, confessava su i tormenti. Il Vicario, considerata la confessione spontanea, sarebbe di avviso si condannasse a morte senz'altra procedura, per frenare gli omicidi e i ladronecci, che incominciano a parere già troppi anche al signor Vicario.
--Ed è questo il motivo per cui mi siete piovuto in camera fragoroso e improvviso, come palla di bombarda briccolata in cittadella nemica?
--Serenissimo! si degni rammentare che la colpa non viene dalla palla, bensì da cui la manda.
--Voi non avete mai colpa, assomigliate gli assistenti dei sagrifizi di Giove, dei quali l'uno scaricava su l'altro il fallo del bove ammazzato; sicchè la pena toccava finalmente al coltello, che, innocentissimo, pagava per tutti.
Il cortigiano, per non far peggio, sorrise come estatico all'arguzia del motto. Il Vicerè blandito, prendendo una penna stava per firmare senz'altro la proposta del vicario; ma si fermò:
--Per Santo Yago! ella è cosa da nulla firmare uma sentenza di morte? Tra firmarla, e patirla una tal quale differenza ha da essere.--Passare di un tratto da un mondo dove risplende così luminoso il raggio del sole, ad un altro dove la cosa più chiara, che io possa comprendere, è un buio eterno... parmi un brutto passaggio in verità.--E qui intingeva la penna nello inchiostro.--Comprendo eziandio, aggiungeva, che deve riuscire più facile levare l'ancora da questa vita in un giorno di gennaio a Stokolma, che a Napoli in un giorno di aprile.--Alzatosi si approssimava al balcone, e, muovendo discorso al cielo, continuava:--Occhio del cielo, perchè apparisci sì bello ai nostri occhi, se poi dobbiamo così presto lasciarti? Il tuo raggio divino dovrebbe illuminare cose degne della sua divinità. La notte dovrebbe vedere i supplizii delle colpe che si commettono nel suo grembo, ed io non so con quale senno o giustizia il giorno ha da contristarsi col castigo del delitto, ch'egli non ha illuminato: l'uno e l'altro rimangano al buio...
Questi pensieri uscivano lambiccati dal cervello del Duca: imperciocchè non gli partissero mica dal cuore, ma gli ostentasse, quasi per far dimenticare al cortigiano la parola turpe con la quale in bocca lo aveva sorpreso educante il pappagallo: cotesti pensieri tenevano officio d'incenso bruciato intorno ai cataletti per vincere l'odore del morto. Avrebbe piuttosto desiderato sfogarsi a danno di qualcheduno, ma la fortuna non gli presentava l'orecchio. Intanto il pappagallo, per aumentargli la confusione e il maltalento, ripetè con voce sonora la oscenità imparata, e parve che di lui si prendesse a dileggio e della sua mentita filosofia. Allora si pose in fretta nuovamente a sedere, e per liberarsi dal testimone importuno si accinse a firmare.
--Che se il ribaldo merita commiato... via... lanciamolo nella eternità.--
Ma il pappagallo, o percosso dalla nuovità dell'oggetto, o cruccioso per non vedersi più vezzeggiare, con una beccata trasse la penna di mano al Vicerè.
--_Montezuma_ non vuole che muoia... o piuttosto _Montezuma_ rimprovera il Vicerè di firmare proposte di morte senza pure esaminare le carte del processo. Il pappagallo ha ragione; il Vicerè torto. Grazie allo avvertimento, _Montezuma_. Se io fossi re, forse, chi sa? in premio _dei lunghi ed onorati servigi_, potrebbe darsi che un giorno tu ti trovassi premiato con una immagine di bestia come te; o di santo, e non posso dire come me; o con un bel mazzo di prezzemolo: ma invece, essendo io soltanto vicerè, ti darò un biscotto di Maiorca intero. Io ti rimanderei volentieri per consigliere allo Escuriale onde far conoscere allo Eminentissimo cardinale Zappata, che quanti gli escono di mano pappagalli io glieli rimando consiglieri.--
Don Pedro con molta accuratezza si pone a leggere, e tuttavia leggendo pensava a quello che fosse da farsi; imperciocchè è fama che i1 Duca di Ossuna fra le altre sue qualità possedesse quella di dividere contemporaneamente la sua attenzione sopra svariatissimi oggetti, come leggere una cosa, e pensarne un'altra; o pensare al tempo stesso a più cose; o conversare con varie persone udendo senza perdere sillaba, rispondendo a segno, e al punto stesso scrivere dispacci intorno a materie importantissime. Io ho detto facoltà, ma doveva dire vizio; conciossiachè questo abito alteri la virtù intelettuale, siccome il guardare strambo guata la visiva. Adesso, mentre leggeva meditando, conobbe: non correre più tempo opportuno di provocare il Papa; anzi con ogni maniera di riguardi doverselo tenere bene edificato, imperciocchè egli si fosse messo in braccio alla Francia assolvendo Enrico IV, e stringendo con quel regno vincoli antichi. Francia, cessata la guerra civile, presto tornerebbe più bella, e più gagliarda che mai, per la facilità maravigliosa che possiede a fare scomparire in un giorno le rovine di un anno; mentre, all'opposto, Spagna spirare, come Crasso, con la bocca piena di oro: le flotte, studio indefesso di dieci anni del re Filippo II, distrutte da un colpo di vento; i Paesi Bassi rimasti fitti a Spagna nel palato come l'amo al pesce cane; Germania avere teso sempre la mano per prendere, e mai per lasciarsi pigliare; consumato seicento milioni di ducati; cagionato la morte di venti milioni di uomini; empito di rovine e di odio il mondo, e della passata grandezza oggi rimanerle la superbia soltanto[9]. Formarsi a poco a poco il turbine contro la casa di Austria, di Germania e di Spagna. E al Papa, già sottratto dal dominio di Spagna, non doversi somministrare pretesto di odiarla, dacchè, baldanzoso a cagione del fresco acquisto di Ferrara, per poco che s'inciprignisse, era uomo a fare vive le sue pretensioni sul regno di Napoli; nè gli sarebbero mancati soccorsi francesi, nè i milioni di oro messi da Sisto V in castello parevano per anche reputi a fondo: Clemente VIII poi mostrarsi di natura meno bestiale di Sisto, e qualche termine di buona composizione potersi trovare con lui: d'altronde, come vecchio, dovergli piacere che i trambusti cessassero per fondare la grandezza di casa sua, nel che procedeva accesissimo, e per purgare gli stati della Chiesa dalle bande dei ladri che gì'infestavano. In tutti i paesi questo vediamo accadere ordinariamente dopo le guerre; e Roma aveva terminata pure ora la impresa di Ferrara, e in ogni tempo fu terreno classico pei banditi. Papa Aldobrandino in questa parte non mostrarsi punto meno severo del Montalto; rammentandosi il Duca ottimamente, come creato Cardinale dal medesimo, e conoscendolo a prova asprissimo e spietato, giubbilando esclamasse: _avere pure alla fine trovato un uomo secondo il suo cuore!_[10] Ancora, oltre il piacere grande che avrebbe fatto al Papa porgendogli occasione di palesare al mondo la diligenza adoperata da lui per rimettere in assetto i suoi dominii, gli pareva cotesta essere matassa da doversi sbrogliare a Roma... e poi... e poi più di tutto gli piacque, ed anzi fu questa la ragione capitale, prendere da cotesto fatto occasione di mortificare il segretario che lo aveva sorpreso ad insegnare oscenità al pappagallo, e il vicario che lo aveva mandato. Così mescolato a molta scoria si cava l'oro dalla miniera, e per questa volta il destino folleggiando lo affinava.
--Don Ynigo; _Montezuma_, salvo onore, si mostrò troppo più acuto di voi quando mi ha persuaso a leggere carte che non avete letto, e che dovevate leggere voi. Questo è negozio appena incominciato, e si vorrebbe tagliare il capo del filo per perderne ogni traccia. Viva Dio, che prudenza sia questa io non so vedere! Bisognerà inviare questo uomo sotto buona scorta a Roma, accompagnandolo con lettere adattate a gratificarci l'ottima mente di Sua Santità. Esaminerete come, sebbene trattisi di misfatti commessi nella nostra jurisdizione, tuttavolta sembra che sieno stati preordinati di lunga mano da persone di alto affare dimoranti a Roma. D'ora in poi, signor Segretario, non mi farete rapporto veruno se non previa diligente lettura delle carte relative; e tenetevi per avvisato. In quanto al signor Vicario, mi sono accorto, recandomi io stesso alla vicarìa, che sta assente dallo ufficio troppo più spesso che non conviene per la importanza delle funzioni che esercita; mi pare oltre il dovere svagato; e certo poi la età gl'indeboliva il senno, che non ebbe mai troppo anche nei giorni migliori. Speditegli pertanto lettere di dispensa con la pensione che merita, sostituendogli il suo Collaterale, persona di proposito e manierosa. A noi così giovi sempre la fortuna come oggi, la quale ci ha risparmiato la firma di una sentenza di morte, e offerto adito a confermarci nella benevolenza del Sommo Sacerdote, del quale avranno compre mestieri i Principi savii, finchè vorranno durare a reggere con freno di autorità assluta li popoli soggetti.--
E tutto questo per essere stato sorpreso il Duca di Ossuna a insegnare una parola oscena al pappagallo! Ridere? Oh! se questo fosse tempo opportuno di ridere io vi condurrei nel buio dove si cova il destino dei popoli, e vi chiarirei come da cause più lievi, spesso meno oneste, e talora più burlevoli, derivassero guerre, rovine di stati, distruzioni di popoli, ed altri dei più funesti flagelli della umanità.
Il segretario si partì dal cospetto del Vicerè curvo come se lo avesse caricato con mille libbre di peso. Quando gl'impiegati ricevono una mortificazione si studiano rovesciarla sopra gl'inferiori; ella è come un sasso, che rotola finchè trova scalini; ma no, il paragone non mi sembra adattato; direi piuttosto, che la scintilla del malcontento, sprigionata nelle alte regioni, ricerca velocissima le parti più recondite delle segreterie, dove però si sperpera fra tanti, che sovente o non la sentono, o non la curano; e ad ogni modo tutti con una squassatina se la gittano via dalle spalle.
Il segretario annuvolato passò dinanzi al vicario impaziente, e gli disse torbo «aspettate!» Dopo venti, e più minuti il segretario, maggiormente torbo, ripassa per entrare nella stanza del Vicerè, e dice al vicario, maggiormente impaziente, «aspettate!» Il segretario dopo lunga ora esce dalla stanza del Vicerè, e al povero vicario, che non capiva più nella pelle per la rabbia, ripete per la terza volta torbidissimo «aspettate!»
Il capo del vicario aveva girato dall'uscio della stanza del Vicerè a quello della stanza del segretario, e da questo a quello come un girasole: alla fine, dopo inenarrabile agonia, esce per la quarta volta il segretario; e, messo fra le mani al vicario un plico suggellato, lo squadra di traverso, lo inchina, e senza dire un fiato sparisce.
--Ouf!--borbottò il Vicario,--questi Spagnuoli fumano come cammini: giuoco che costui al suo paese avrà suonato le campane in qualche convento, non cibando mai miglior vivanda che la broda dei frati; ed ora ci viene a squadrare dall'alto al basso... a fare lo idalgo, con noi--che abbiamo in corpo nobiltà quanta il re.--E questo mettermi in mano suggellato il plico, o che novella è?--Forse sarà segno di attenzione, e riguardo alla persona e alla carica:--deve essere così:--e allora io non troverei in ciò da biasimarli,--anzi gli lodo;--e correva via a gambe.