Beatrice Cenci: Storia del secolo XVI

Part 15

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--Codardi! Sangue latino voi! Voi figli degli antichi Romani? Sì, come i lombrichi sono figli del cavallo spento in battaglia! Un vecchio vi atterrisce? Pochi masnadieri vi agghiacciano il sangue? Voi partite... partite, e lasciate due deboli donne e un misero fanciullo in mano a costui... tre cuori palpitanti sotto gli artigli dello avvoltoio. Udiste? Ei non lo dissimula...--ci farà morire--e nonostante ciò--deh! gentiluomini, ponete mente alle mie parole, e intendete più che esse non possono... non devono dirvi--e nonostante ciò, egli è questo il minor male che io pavento da lui. Di voi altri Sacerdoti non parlo; ma voi, Cavalieri, quando cingeste la spada o non giuraste voi difendere la vedova e l'orfano?.. Noi siamo peggio che orfani... essi non hanno padre, noi abbiamo per padre un carnefice... rammentate le vostre figlie, nobili Cavalieri... rammentate le vostre figlie, Padri cristiani... ed abbiate pietà di noi... conduceteci a casa vostra.

--Giovanetta, il tuo dolore mi rende tristo, ma io nulla posso per te... rispose un convitato; e un altro:

--Aspetta, e spera. La speranza farà sbocciare anche per te le rose della contentezza.--Un Cardinale riprese:

--Se preghiere e voti, cara figliuola, potranno giovarti, noi non cesseremo di raccomandarti nelle nostre orazioni.

E gli altri via via profferivano di siffatte parole... gelide e lugubri come spruzzi di acqua benedetta gittati sopra la bara. I convitati si partirono, e parve loro di respirare liberamente sol quando uscirono all'aria aperta fuori del palazzo. Alcuno, allontanandosi, di tratto in tratto si voltava con lo affetto del marinaro,

_Che uscito fuor del pelago alla riva Si volge all'acqua perigliosa, e guata_.

Tutti sgombrarono la sala: rimasero don Francesco e Beatrice, e, non avvertito, anche Marzio; chè prossimo ad una credenza, faceva sembiante di attendere a raccogliere i vasellami di argento.

--Ora ti sei di per te stessa chiarita?--interroga Francesco Cènci Beatrice con labbra riarse.--Hai tu conosciuto l'aita di Dio quale sapore si abbia? L'aita degli uomini ti sembra da farne maggior capitale? Non importa, no, che tu bendi gli occhi a la giustizia affinchè non si commuova; lasciaglieli pure aperti... fa che ci vegga... non per questo essa si commuoverà. La forza è il diritto; il diritto e la forza nacquero gemelli ad un parto, ed abbracciati insieme. Io lo so; l'ho provato, e tutto giorno, e sempre io lo vedo e lo sento: il diritto è la forza.--Guarda per tutto, fanciulla, e tu vedrai come in cielo e in terra altro non ti rimanga rifugio, che nel mio seno: ricovrati qua dentro, e troverai l'asilo che Dio e gli uomini, sordi del pari e spietati, ti ricusano.--Se io ti ami immensamente, tu pensalo--da te in fuori, io odio tutto in cielo e sopra la terra. Abbandonati pure in balìa di me: tu cercheresti invano un altr'uomo che mi valga: io ho ereditato i doni di tutte le età. La gagliardìa della gioventù non mi abbandona ancora: in me il consiglio della età matura: in me la tenacità della vecchiezza... Amami dunque, Beatrice;... bella... e terribile fanciulla... amami.--

--Padre! se vi affermassi che vi odii, io non vi affermerei il vero; che io vi tema, neppure. Io vedo che il Signore ha creato in voi un flagello come la fame, la peste e la guerra, e questo flagello egli ha rovesciato sopra di me. Io piego, senza mormorare, la testa ai suoi misteriosi decreti; onde sfiduciata di ogni soccorso umano vie più mi accosto a Dio, e confido le mie sorti nella sua misericordia.--Padre, per carità uccidetemi!

Qui la desolata si prostrò davanti al Conte a braccia aperte, quasi aspettando il colpo.

Perchè Beatrice balza in piedi allo improvviso, e si avviticchia intorno alla vita del padre suo? Perchè con ambe le mani gli cuopre la testa? Perchè ha spinto fuori un grido di terrore,--ella che non teme niente,--il quale risuona di eco in eco nelle stanze più remote dello ampio palazzo?

Marzio, che inosservato era rimasto nella sala, udendo le parole che svelavano più apertamente il disegno infernale di Francesco Cènci, si era accostato pian piano tenendo nelle mani un vaso pesantissimo di argento; e, levate le braccia con quanto aveva di forze, accennò spezzargli il cranio;--e lo facea, perchè il Conte, improvvido, stava come tratto fuori di se a contemplare la divina fanciulla.

Don Francesco, commosso al grido e agli atti di Beatrice, levò involontariamente la faccia al cielo, e gli parve vedere, e vide certo, uno sfolgorìo balenargli su gli occhi.... Ah! fosse il fulmine tanto tardato di Dio? Cotesta idea durò quanto un lampo, ma comprese una eternità di tormento per quell'anima scellerata. Non per questo il fiero vecchio si scosse; e assicurato in breve, volse le torbide pupille dintorno a se e vide Marzio, che impassibile ordinava i vasi sopra la credenza.

--Marzio..... tu qui?

--Eccellenza!

--Tu qui?

--Agli ordini di vostra Eccellenza.

--Vattene.

Il servo inchinavasi; e partendo faceva un segno a Beatrice, quasi volesse significare: «Ah! perchè mai mi avete impedito?»

Ma Beatrice, durando in lei lo impeto di amore, stringe con forza sovrumana il braccio di don Francesco come per istrascinarlo, ed esclama:

--Vieni, sciagurato vecchio--tu non hai un momento da perdere: la morte ti cuopre con le sue ali. Vieni, la bilancia delle tue colpe precipita giù nello inferno.--Vesti il cilizio--vecchio!--Cuopriti i capelli di cenere..... tu hai peccato abbastanza. La penitenza è un battesimo ardente; ma il fuoco purifica più, e meglio dell'acqua. Se la tua prece non giungesse ad inalzarsi fino al trono di Dio, e minacciasse ricaderti sul capo in grandine di maledizione; io ti starò al fianco, e aggiungerò la mia, e saranno ascoltate insieme; ambedue accolte, o ambedue rejette. Che se ad ogni modo la giustizia vuole vittime di espiazione..... ecco, io volentieri offro la mia vita in riscatto dell'anima tua:--ma affrettati, vecchio... l'orlo della fossa è sdrucciolevole.... vecchio, pensa che te ne va della tua eterna salute....

Don Francesco stavasi ad ascoltarla sorridendo. Quando ella ebbe finito, con voce beffarda le rispose:

--Bene sta, mia diletta Beatrice;--tu sola puoi educarmi alle gioie celesti del paradiso... Verrò a trovarti stanotte.... e pregheremo insieme....

Beatrice lasciò cadere il braccio paterno. Coteste parole, e gli atti pieni d'infamia ebbero la maligna virtù di assiderarle ogni gentile entusiasmo, e respingerla nella dura realtà della vita. Ella quinci dipartivasi con faccia dimessa, gemendo queste parole:

--Perduto!--perduto! Oh, senza rimedio perduto!

Don Francesco si versava precipitoso un'altra tazza di vino, e la bevve di un sorso.[11]

NOTE

[1] Nel maggio del 1849, quando venni trasportato a Volterra, mi furono cortesi di offerirmi di logorare la mia vita a scelta; o nel maschio, dimora del Conte Felicini di scellerata memoria, o nell'ospedale dei condannati: scelsi l'ospedale. Un lieve assito, divideva le mie dalle celle degl'infermi, sicchè le notti mi riescivano fuori di modo affannose pei rammarichii, e pei gemiti dei giacenti; spesso anche pel rantolo degli agonizzanti. Una volta il moribondo, dibattendosi nelle estreme convulsioni, precipitò giù dal letto con orribile fracasso; al rumore del tracollo si svegliò la guardia che dormiva, e andò per dargli aiuto ... ma il meschino di aiuto non aveva più bisogno: egli era spirato!

[2] DANTE, _Purgatorio, Canto XII._

[3] SENOFONTE. _Repubblica di Sparta, cap. IX._

[4] SAMUELE II. _Cap. XII, n._ 23.

[5] Il signore De Genè, trattando degli errori popolari che corrono intorno gli animali, deplora meritamente che la Chiesa abbia tolto per simbolo di cosa tanto solenne uno errore popolare. Di vero il Pellicano ha sortito dalla natura una specie di tasca appesa sotto il collo, nella quale ripone, e conserva i pesci che pesca: quando egli nudrisce i suoi piccoli figli se gli mette tutti dintorno al seno spingendo fuori della tasca il cibo in cima del becco, ch'è di colore vermiglio, ed in questo modo gl'imbocca: di qui l'errore popolare.

[6] Così narra la tradizione, che i figli di Francesco Cènci, Cristofano e Rocco, rimanessero spenti a Salamanca; ma a vero dire qui la tradizione va errata. A Salamanca furono mandati a studio, donde tornarono poveri, e male in arnese, avendoli il padre fatti rimanere privi di ogni provvisione. I Manoscritti ch'io possiedo insegnano, che Rocco rimase ucciso da un Norcino: altrove leggo Orsino, e Cristofano da un Paolo Corso. È notabile, e vuolsi ritenere per sicuro, quanto leggiamo nel _Giornale dell'Arciconfraternita di San Giovanni decollato in Roma, libr._ 16. _car._ 66. «I signori «Jacomo, e Bernardo dissero, che avendo inteso, che nella querela, o processo di homicidio commesso già nella persona del quondam Rocco loro fratello è imputato il nominato Emilio Bartolini alias _Charagone_ gli danno la _pace_, e consentono per ogni loro interesse alla cassazione di detta querela... e tutto dissero fare per amore di Dio, et vogliono, che detta pace sia in tutto e per tutto nel modo, che l'hanno data a Paolo Bruno, et Amileone.»

[7] Nel refettorio del convento dei frati Domenicani in Milano, scrive l'EUSTACE, fu già il celebre Cenacolo di Lionardo da Vinci, considerato come suo capo d'opera. Soppresso il convento, la sala fu convertita in deposito di artiglieria, e la pittura diventò bersaglio dei soldati francesi per esercitarsi al tiro! Che di peggio avriano potuto fare i Croati? Miravano principalmente al capo del nostro Redentore, a preferenza degli altri. Lady Morgan, nel suo viaggio in Italia, smentisce questo fatto, assicurando avere ella cercato indarno traccia di simile profanazione: però poco oltre afferma, una porta essere stata praticata fra le gambe del Salvatore; ed ecco come andò la cosa. E' bisognava trasportare pei chiostri dalla cucina al refettorio la vivanda ai frati, e nel trasporto freddava. Per riparare a tanto disordine in pieno Capitolo venne maturamente deliberato si aprisse una porta, che metteva il refettorio in comunicazione con la cucina, la quale si trovava per l'appunto dietro la pittura di Lionardo. In questa guisa la _Cena_ di Cristo venne guasta per amore del _Desinare_ dei frati.--LADY MORGAN, _L'Italia, T. I. p._ 134.

[8] Costume antico degli ospiti, i quali al termine della festa o del convito donavano loro veste e pallafreno, e talvolta ancora danari; e riponevano in loro facultà restare, o andare; e questa era gentile formula di complimento.

[9] Domiziano invitò a cena i principali senatori e cavalieri di Roma, e gli accolse dentro una sala per le pareti, al soffitto, e sul pavimento parata tutta di nero. Nella sala sorgevano colonne funerarie, chiamate _cippi_, col nome impresso di ogni convitato, e sorreggenti fiaccole funerarie. Nè qui rimase il crudele giuoco. I padroni erano separati dai proprii servi, e invece loro comparvero giovani ignudi anneriti a modo di Etiopi; e tenendo in mano una spada sfoderata si posero silenziosi e terribili a intrecciare un ballo tondo intorno ai convitati, e poi ognuno di loro si recò presso al letto di un commensale per ministrargli. I cibi furono in tutto simili ai consueti a imbandirsi ai defunti nei funerali. Grande fu, ed è da credersi, la paura dei convitati; e Domiziano, per accrescerne lo spavento, favellava di gente trucidata e di stragi commesse per sollazzo del signore. Terminato il pranzo, con lieta cera accomiatò quegli sciagurati più morti, che vivi.--DIONE CASSIO in CUVIER. _Storia degl'Imperatori Romani, lib._ 17. § 2. Evidentemente questo racconto somministrava a Vittore Ugo la idea della scena dei cataletti nella _Lucrezia Borgia_.

[10] _Fuori le frutta_ nei tempi passati significò ordine, di strage a tradimento, ed eccone il perchè. Alberigo dei Manfredi, Signori di Faenza, nella sua ultima età si rese frate Gaudente: egli fu tanto crudele e dispietato uomo, che venuto in discordia co' consorti, cupido di levarli di terra finse volere riconciliarsi con loro; e dopo la pace fatta li convitò magnificamente, e nella fine del convito comandò venissero fuori le frutta, le quali erano il segno dato a coloro, che gli avevano a trucidare. Adunque di subito saltarono dentro, e uccisero tutti quelli che frate Alberigo volle che morissero. LANDINO.--Una nota del Cod. Cass. ci fa sapere, che gli uccisi a tradimento furono due fratelli, Manfredo ed Alberghetto, nipoti del frate. Il BOCCACCIO ci afferma Alberghetto essere stato figlio di Manfredo, ed aggiunge, che, fanciullo com'egli era, assalito che vide il padre, corse a nascondersi fra la cappa di Alberigo, sotto la quale fu ucciso. Il DANTE nel Canto XXXIII dell'Inferno così ragiona di questo iniquo frate:

........_Io son frate Alberigo, Io son quel dalle frutta del mal'orto, Che qui riprendo dattero per figo_.

[11] _Suum unicuique tribuere_. Parecchie idee dei discorsi tenuti nel presente capitolo da Francesco Cènci furono tratte dalla Beatrice Cènci di Shelley. Questo scrittore è mal noto in Italia: amico fu a Lord Byron: annegò nel Tirreno, recandosi a Genova su barca senza ponte: ne arsero il cadavere sulla spiaggia a Bocca d'Arno, presente Byron. Io lo conobbi; fu magro e piccolo, e dava nell'etico: metafisico, più che poeta; ma poeta ancora d'infinito valore.

CAPITOLO XI.

LO INCENDIO.

Satanasso (perchè altri esser non puote) Strugge, e ruina la casa infelice. Volgiti, e mira le fumose ruote Della rovente fiamma predatrice; Ascolta il pianto, che nel ciel percuote. ARIOSTO.

Oh quanto fu gran dolore il caso, che incolse al misero falegname ed alla sua famiglia!--Moglie, marito e pargoletto dormivano tutti insieme nella medesima stanza sopra la bottega.

Dormivano..... ma un sogno spaventoso travagliava la moglie, e le parea che un mostro immane, con occhi infuocati, peloso nel corpo composto di nodi flessibili come il verme, e di ale scure a modo di vipistrello, le tenesse le branche deretane fitte nei fianchi e le anteriori nella gola, affaticandosi di strangolarla: tentava muoversi, la meschina, e non poteva: s'ingegnava gridare, e non le riusciva. In ultimo si voltò con supremo sforzo sopra un fianco: gli occhi sentiva gravi così, da non li potere schiudere; eppure la facoltà visiva l'era assorta dolorosamente da due globi di luce ora violetta, ora cerulea, come fiamma di spirito di vino. Le arterie delle tempie le battevano con ispasimo, non altrimenti che se fossero tese, e un demonio stringendole con pinzette infuocate si dilettasse a farle vibrare di angoscia. Nella gola durava un raschìo acerbo, quasi cagionato da arìsta di grano tranghiottita[1]: pure finalmente ella giunse a schiudere gli occhi, e vide per terra una rete di fuoco che trapelava fuori dalle commessure dei mattoni, e la stanza tutta appariva ingombra di fumo: insopportabile calore accendeva l'aria; quindi a poco a poco il pavimento si screpola, e dai vani aperti per la caduta dei mattoni ecco sbucar fuori lingue di fiamma, le quali dopo pochi secondi crescono in orribile incendio.

--Al fuoco! al fuoco!--grida la donna, girando attorno gli occhi spaventati; e si precipitava giù dal letto per prendere nella culla il suo figliuolino.

--Al fuoco!--risponde il marito esterrefatto; e così ignudo com'era corse all'uscio della stanza, e lo aperse. Schiuso l'adito, ecco il fuoco allagare la camera: già tutta la casa andava in fiamme: rifece i passi, con un braccio ricinse la vita alla moglie, con l'altro al figliuolo, e via di corsa si tuffa senza rispetto nel fuoco per guadagnare le scale. Le pietre degli scalini arroventate si spaccano strepitosamente: lo incendio nel piano terreno infuriava in vortici a mo' di turbine, e mandava un rombo come di uragano. I pannilini della madre e del figliuolo già avevano preso fuoco; ma la madre, comunque strascinata, tendeva sollecita le mani e andava estinguendolo su le carni del fantolino. I capelli dei miseri fumavano abbronziti; nei piedi, nelle braccia e nel viso essi pativano angosciose scottature.--Avanti! avanti! purchè possano giungere alla porta di casa!--Già vi stanno presso;--anche un passo, e la toccano;--l'hanno toccata...

Oh dolore! non la possono aprire:--la squassano; la scrollano; invano... l'avevano sprangata per di fuori.

Circondato da vortici di fiamma, il misero padre ansante in così orribile guisa, che stava per iscoppiargli il cuore dal petto, riprende fra le braccia il figlio.... la moglie lasciò stare.... si sentiva rifinito di forza.... Mugolando, improvvido di quello che si faccia, gira e rigira per l'andito;... poi, senza consiglio, si prova a risalire le scale.

La moglie gli trae dietro da vicino per modo, che dove egli alza il piede ella mette l'orma; e il marito sentiva dall'alito affannoso di lei rinfrescarsi l'aria infuocata dietro le spalle;--sempre schermendo dalle fiamme il figliuolo, e qualche volta il marito.

Questi rientra in camera... ma qui giunto sente mancarsi la lena ed il coraggio: gli balenano gli occhi nella morte, e barcolla per cadere; pure in quell'ultimo istante gli bastò l'animo di riporre il bambino nelle braccia della madre prima di spirare:--parole non potè profferirne..... solo con lo sguardo, lungo come quello della lampada prima di spengersi, rivelò una desolazione, che labbro non può dire;--una desolazione, che se avesse potuto manifestarsi avrebbe dichiarato così: Io non te lo raccomando, perchè tu non lo puoi salvare! Poi, squilibrato, correndo su le calcagna ei dette indietro quattro passi o sei, e percosse aspramente il muro tentando ghermirlo con le mani pendenti.

La mattina furono viste le impronte nere di sangue delle mani e dei piedi su la parete e sul pavimento.

In mezzo alle strette della necessità così avviene degli appetiti fisici come delle passioni dell'animo, che le più intense divorino le meno profonde; epperò la donna già più non bada all'uomo che le fu sì caro, ma con tutta l'anima circonda il corpo della sua creatura;--apre la finestra, e si affaccia.

I capannelli raccolti per la via videro una figura, in sembianza di Eumenide, disegnarsi in nero sopra un colore di fuoco, e n'ebbero compassione e paura.--Ella spinse fuori dalla gola un grido--uno solo--ma così desolatamente acuto, così stridentemente disperato e selvaggio, che le viscere degli spettatori si sentirono trafitte come da una spada.--Avrebbero voluto aiutarla, e ne consultavano i pratici; ma i vecchi, con la tremenda pacatezza romana, sporto il labbro inferiore, le braccia incrociate sul petto, guardavano obliquamente lo incendio, e dicevano: Non ci possiamo far nulla; acqua non basta; e, a meno di essere diavoli dello inferno, in coteste fiamme non si entra. Sapete, che cosa resta a fare? Vedere spengersi il fuoco da se, e poi suffragare quelle povere anime uscite dal mondo senza sacramenti.

Ora è da sapersi come Luisa Cènci, persuasa dalla gelosia, travestita da uomo erasi aggirata da più notti, ed anche in cotesta si aggirava intorno alla casa del falegname per sorprendere suo marito; ma fino a lì eranle tornate le speculazioni inutili. Nonostante ciò neppure per ombra piegava la mente al dubbio, che altri l'avesse tratta in inganno; ma sì piuttosto molinava coi suo cervello, che forse Giacomo non vi praticasse di notte, o che gli amanti convenissero altrove, o in quel momento fossero corrucciati: insomma; ingegnosa a trovare mille modi di tormentarsi con lo errore, anzichè consolarsi per la piana via della verità! Condizione tristissima degli uomini in generale, e delle donne in particolare, di compartire facilmente fede al male, e ritenere tenaci i concetti che si sono formati, comunque lesivi della propria dignità, o dannosi alla propria persona.

Ella pertanto accorse, come gli altri, richiamata dagli urli e dal chiarore dello incendio intorno alla casa;--e quando la ravvisò, il suo cuore ne sentì maravigliosa esultanza:--quello che dà la colpa, ella pensava, la giustizia ritoglie.--

Ella rimase immobile a contemplare il caso; e se col desiderio non attizzò coteste fiamme, nemmeno--sia lode al vero--ella le spense.

Prima che lo incendio si manifestasse nella sua indomita rabbia alcuni borghesi erano andati in traccia di corde e di scale, e già tornavano provveduti di una scala da paratori, trovata nella prossima parrocchia: l'appuntellarono al muro, e poi voltarono la faccia in su senza muoversi, perchè la copia delle fiamme irrompenti di sotto e di sopra chiariva disperata la impresa.

Ma quando la madre, sbucando fuori dal fuoco, e sorreggendo il pargolo con le braccia tese, gridò: salvatemi il figliuolo!--Oh! allora una persona--una persona sola--sentì sciogliersi il cuore, e questa fu Luisa Cènci. Tacque in lei la donna, e favellò la madre: fattasi di un balzo a piè della scala, così parlò con favella spedita:

--Orsù; breve è il tratto, non difficile la impresa; Romani, chi di voi salisce a salvarli avrà cento ducati d'oro.

E siccome nessuno mostrava muoversi, ella dinuovo:

--Cristiani... animo... via... a cui gli salva duecento ducati....

Nè anche questo premio bastò a scuoterli; chè la paura del pericolo superava la cupidigia. Luisa si trattenne un momento a pensare come non le rimanessero a disporre che altri cento ducati, i quali spesi non ne avanzava pure uno per suoi figliuoli; nè dal suocero forse avrebbe potuto per allora ottenere altro soccorso. Non importa, pensò il momento dopo; e con voce più forte, quasi volesse rimettere il tempo perduto, con raddoppiata prestezza gridò:

--Trecento ducati a cui gli salvi... trecento ducati d'oro, dico... trecento ducati servono per maritare due figliuole... Romani!--Nessuno si allenta? Sgombratemi davanti... davanti, dico... Cristo mi aiuti!

E leggiera come un uccello salì su per la scala, mentre le stanghe, appoggiate al muro su in cima, già abbronzite fumavano. Arrivata in prossimità della finestra, nel medesimo punto ella disse:

--Datemi... e le fu risposto:

--Eccovi il figlio.

Si erano indovinate. Madri entrambi, sapevano come supremo anelito pel cuore materno sia la salvezza della sua creatura. Scese. Un giovane popolano, vergognando che altri non si fosse mosso, si attentò a salire fino a mezza scala, raccolse il pargolo, e lo portò in luogo di salvazione.

E Luisa risalì mentre su per le stanghe delle scale scorreva la fiamma come lingua di vipera; cessava dove poneva la mano, ritornava più vivida appena levata. Giunta faccia a faccia della donna, che supponeva le avesse tolto lo amore del suo marito, tese valorosamente le braccia... le braccia a lei, che aveva stretto nelle sue il padre dei suoi figliuoli... l'altra vi si gittò delirante di affanno.

La Madre di Cristo contemplò dall'alto dei cieli cotesto amplesso, e si compiacque essere donna. Certo, non occhi umani nè celesti avevano veduto da secoli un tanto prodigio di carità.

Luisa stringe di forza la cintura della rivale, e scende...

--Presto, Luisa, chè la scala arde;... presto, Luisa, chè crepitano carbonizzati le stanghe, e i piuoli della scala. Oh Santa Vergine! perchè si ferma ella? Un secondo è funesto.--Immemore di se, immemore del pericolo imminente, immemore di tutto, non potè resistere alla cupidità immensa, che sentiva di guardare in volto la sua rivale al chiarore dello incendio, e conoscere se la superasse in bellezza.--Cuore di donna!

Quantunque ella apparisse stravolta orrendamente dal dolore e dallo spavento, i capelli avesse in parte bruciati e la pelle offesa da disoneste scottature, pure le sembrò, com'era, leggiadrissima.