Beatrice Cenci: Storia del secolo XVI
Part 11
--Tu hai da sapere, che la madre mia fu onesta quanto bella... angiolo mio, come te... Però se mantenne purissimo sempre alla fedeltà coniugale il suo cuore, tu capisci ch'ella non potè impedire che altri s'innamorasse di lei. Il signor Gasparo Lanci, nostro gentiluomo, ne concepì altissimo affetto; e procedendo meno discretamente che a bene avvisato cavaliere non convenga, pubblicò la sua passione stampando un funesto sonetto, che mi rammento benissimo, e diceva così:
_Posciachè amor per voi mi accese il core Forse di troppo a me onrata fiamma, Così di fuoco ho la sinistra mamma, Che non ho refrigerio al fiero ardore. Mi nutrisco di pianto, e di dolore; E bench'io mi consumi dramma a dramma, Mi restaura il calor, che sol m'infiamma; Così mi ancide, e mi ravviva amore. Virginia il guardo onde tanto arso fui Ei tanto fisso nella mente siede, Che non posso pensar se non a lui. Se da voi non impetro hormai mercede Cenere mi farà, chè non di altrui Si può smorzar l'ardor che ogni altro eccede_[9].
Questo sonetto, che può considerarsi come un _crimenlese_ di poesia, forse fu assoluto dallo amore, non da mia madre. Il giorno dopo, che il signor Gasparo glielo ebbe mandato in dono impresso sopra mantino rosso, egli venne, secondo la usanza, a visitarla, assente Francesco Cènci. La signora madre tostochè lo vide si levò in piedi; e, fattagli reverenza, con voce alquanto alterata prese a favellargli così: «Carissimo signor Gasparo; dopo la pubblicità del suo sonetto, speravo che vossignoria comprendesse come una gentildonna onorata non potesse riceverla più oltre; e poichè il suo buon giudizio qui le ha fatto fallo, non posso risparmiarmi d'insegnarglielo di mia propria bocca». Poi, mossa a pietà del pallore del gentiluomo, con suono più dolce aggiungeva: «Che sia benedetto, signor Gasparo; ma perchè vossignoria offre a me uno amore che, sposa altrui, non potrei partecipare senza colpa; mentre presentato ad una fanciulla da par suo sarebbe prezioso, e la colmerebbe di giubbilo? Giri, di grazia, l'occhio intorno, e veda come Roma sia copiosa di fanciulle per bellezze e per costumi rarissime; dirizzi a qualcheduna fra loro le sue fiamme pregiate, e viva pure tranquillo che saranno accolte, come meritano, più che volentieri».
Il signor Lanci interdetto si sprofondava in inchini; la voce gli negava l'ufficio consueto, ma le lacrime gli sgorgavano dagli occhi. Però, siccome amore si pasce di sospiri, di pianto e di speranza, non per questo smetteva il costume di farsi vedere sotto il palazzo, pago di contemplare almeno la dimora della donna amata. Certo giorno, poco innanzi l'alba, udii sotto le finestre di camera mia parecchie voci, che gridavano: «Misericordia, Gesù!» Scesi subito per la via con la spada in una mano ed un torchietto nell'altra, e vidi presso l'arco di casa il corpo del signor Gasparo trapassato da un coltello che dalla spalla destra gli riusciva sotto la mamma sinistra, dove aveva cantato di sentirsi il fuoco. Ma questo è nulla. Mia madre, già logora dai sofferti dolori, diventò più trista pel caso avvenuto al signor Gasparo buona anima; parendole, come pur troppo era chiaro, che per cagione sua egli avesse incontrata la mala morte. Già anche prima di cotesta strage poco ella usciva di casa; adesso poi non si lasciò più veder fuori, vivendo ritiratissima tutta chiusa nelle sue afflizioni. Così travagliata da nuovi e vecchi dispiaceri decadde per modo, che a quanti conversarono con esso lei parve che ormai pochi giorni le rimanessero a dimorare sopra la terra: inoltre la voce della sua prossima morte veniva sparsa a sommo studio da Francesco Cènci, novellamente accesosi, piuttostochè d'amore, di furore per la Lucrezia Petroni nostra matrigna. Certo dì, quando reputò il tempo opportuno, Francesco Cènci, colto il destro che mia madre, seduta a mensa al suo fianco, volse il capo per chiamare uno staffiere, egli, pronto come la lingua dell'aspide, gittò una presa di polvere nel suo bicchiere. La madre bevve; e, provato un gusto amaro, ne rimproverò il credenziere. Il Conte premuroso si fece recar la boccia, saggiò il vino con accuratezza, e accertò parergli lo squisito alicante che sempre aveva trovato. Io già era per aprir bocca e dire della polvere, quando il Conte, troncatami la voce in gola con una occhiata tagliente, così prese a favellare soave: «Signora Virginia, non ve ne fate caso; allorchè ci sentiamo male disposti, la prima cosa che ci venga a fastidio è sempre il vino.» Quindi, senz'altro aggiungere, si levò da tavola. Tre giorni dopo alla medesima ora mia madre, che Dio abbia in pace, moriva; e senza imbalsamarla, per motivo della subita corruzione, ben chiusa dentro tre casse la trasportavano in fretta a lontana sepoltura.
Luisa aveva ascoltato questo racconto con viso arcigno, e a modo d'incredula. Finito ch'egli ebbe, così alla trista riprese:
--Io non vo' dire, che il Conte sia un santo. Dio me ne guardi! Ma questo perpetuo vituperare che voi fate vostro padre, non vi ha recato altro che danno...
--E come lo vitupero io?
--E' non fu per simili obbrobrii che Sua Santità, tenendovi figlio senza cuore e desideroso della morte del padre, vi dimise dal suo cospetto sconsolato?
--La buona fortuna di cotesto demonio è pari alla sua perversità.
--Vergogna!... Rammentate che discorrete di vostro padre, e i vostri figliuoli vi potrebbero sentire.
--E se sentissero, che mal sarebbe? È bene, anzi, che sappiano quanto lo avo loro sia diverso dal padre.
--Voi?--Ah! se fosse vero quanto raccontate del Conte, voi avreste comune con lui l'odio dei figli...
--L'odio dei miei figli! Luisa, sei folle stasera?--E Giacomo sollevò la testa come trasognato...
--Sì, sì--gittate finalmente l'argine prorompeva Luisa con traboccante passione--l'odio del vostro sangue: ecco le vostre creature che hanno fame, e voi non le sapete cibare di pane; eccole ignude, e voi non procacciate vestirle: di me non parlo. La casa, che già vi fu cara, adesso v'incresce; rado venite, torbido state, presto partite, e non vi prende pensiero alcuno di noi, che fra le angosce vi aspettammo intere notti invano...
--Luisa! l'anima, che potrebbe forse sostenere le vostre strida, non regge allo spettacolo del muto dolore della mia famiglia:--io non posso sopportare la vista di tanta miseria. Sposa mia, vuoi attribuirmi a colpa la soverchia tenerezza?
--Dite, Giacomo, la vostra lontananza profitta meglio ai figliuoli? Quando non vi veggono, piangono essi meno? La vostra assenza gli alimenta, li cuopre, li consola? Perchè lasciar me, povera donna, desolata, senza consiglio e senza soccorso? Non ci siamo congiunti per sollevarci scambievolmente? Perchè dunque voi fate portare la croce a me sola?
--Luisa hai ragione; ma non troverà perdono presso di te la mia tenerezza, e, se vuoi ancora, la mia pusillanimità?
--Uomo finto, e crudele... la tua tenerezza!... la tua pusillanimità! E dove consumi la pensione di tuo padre?
--Ch'è questa furia? Non ti diss'io le mille volte, ch'ei me l'ha cessata, ed ora mi getta tre scudi, ora quattro come la elemosina al mendico importuno?
--Sì, eh!... la pensione ti ha tolta? Ti getta la elemosina di tre scudi o quattro! E le tue cortigiane, di', con che le mantieni? E i tuoi bastardi con che cosa gli nudrisci?
--Luisa tu deliri...
--Oh! di me nulla m'importa, vedi, perchè io tornerò a casa dei miei parenti; e quantunque abbiano provato la fortuna contraria, pure so che mi accoglieranno di cuore; e poi a me non duole guadagnarmi, lavorando, da sostentare la vita. Non ti rimprovero la mia bellezza sfiorata, la mia gioventù logora teco:--certo esco da casa tua troppo diversa da quello che io vi entrai... ma che importa? Siamo fiori, noi altre donne, troncati per gusto passeggiero; odorati, e gittati via. Io non ti auguro male, me ne guardi Dio!; che lo augurerei al padre dei miei figli...
--Luisa mia... deh! che nuova passione ella è questa? Ma parlami pacata... ascoltami...
Inutile;--tanto era possibile impedire con le mani che il Tevere straripasse quando è pieno, che reprimere cotesta fiumana di passione...
--Va in braccio di altra donna... va... tanto non troverai creatura che ti ami quanto ti ho amato io... Ma queste sono parole di donna, e tu non le hai a badare... attendi, ti scongiuro, a quelle altre, che sono di madre: Ti prenda pietà di questi sciagurati fanciulli... guardali in volto... guardami in volto,... e il cuore ti dirà che sono tuoi figli... sangue del tuo sangue... amali almeno quanto i figli che avrai avuto da altra donna: non li condannare a morire di fame. Il bimbo Angiolino, finchè ho potuto ho nudrito col mio latte... adesso, vedi, incomincia a mancarmi... O Vergine del pianto benedetta! Anche il latte mi si è inaridito nel seno... misericordia di una misera madre...
Giacomo girava gli occhi stralunati dintorno, e con quel suo profondo sbigottimento, anzichè dissipare, confermava i sospetti della moglie. Alla fine, come avvilito esclamò:
--Ah! chi mi avvelena il cuore della mia donna? chi divide la carne dalla mia carne? Quello che unì il volere di Dio discioglie la malignità di Francesco Cènci. Francesco Cènci, io ti sento qui dentro! Il tuo alito m'investe sottile, irreparabile, e mortale come il contagio... Luisa di', chi fu colui che mi calunniò al tuo cuore?--
--Calunnie! Quanti sono i colpevoli che si battono il petto dicendo: _peccavi_? E la collana comprata alla tua druda è calunnia? Calunnia ancora il guarnello di broccato d'argento al tuo bastardo? La casa rifabbricata al marito compiacente è ella calunnia?
--Se la passione non mi stringesse il cuore, in verità di Dio le tue parole mi farebbero ridere.--Basta via, Luisa; sono menzogne coteste...
--Menzogne, dici? Or via, leggi.
E trattasi un foglio dal seno, glielo gettò sopra la tavola. Giacomo lo spiegò, e lo lesse. Era una lettera anonima scritta di pessimo carattere in istile plebeo, con la quale si dava contezza a Luisa della infedeltà di suo marito con la moglie del falegname di Ripetta, e del gran profondere di moneta ch'ei faceva con cotesta femmina, acciecato nello amore di lei: la informava ancora averle il signor Cènci rifabbricato la casa, e provveduto il marito di danaro pei suoi interessi; non taceva dei gioielli preziosi e delle vesti sfoggiate donate alla donna; e di più ancora, e questa era stata la trafitta maggiore per l'anima della povera madre, da questo illecito commercio essere nato un figliuolo bellissimo, a cui Giacomo voleva il più gran bene del mondo. Sul dono del guarnello di broccato d'argento trattenevasi con maligna compiacenza.--
Giacomo rese con atto languido e lento il foglio alla consorte, e scuotendo mestamente la testa disse:
--E come mai Luisa, consorte mia, con quel buon giudizio che ti trovi, hai potuto prestar fede a così infame e stupido scritto?
--Perchè è vero--rispose la donna petulante con singhiozzo convulso.
--Luisa, e vorrai tu credere piuttosto al calunniatore a cui manca perfino il coraggio di manifestare il suo nome,--che può avere, ed ha certo mille fini ingiustissimi operando così proditoriamente; come alienarmi il tuo cuore, turbarmi la pace domestica, rapirmi l'unico bene che mi resta, l'amor tuo,--e non a me.....che ti amo come la pupilla degli occhi miei, che ti onoro come madre dei miei figli... e che questo ti affermo, e ti giuro su l'anima mia?
--Io credo più al foglio che a te, perchè il foglio dice la verità, e tu sei un bugiardo.
--Luisa, in miglior punto io vi ricordo lo insegnamento che presumeste testè darmi: avvertite che i vostri figliuoli non già possono ascoltarvi, bensì vi ascoltano, e che io sono il loro padre.
--Io te lo dico a posta in loro presenza affinchè imparino a conoscerti per tempo.
--Silenzio!--Donna--silenzio! Quanto andate fantasticando è falso; io ve lo giuro su la fede di gentiluomo onorato, e basta.
--Davvero, voi siete un gentiluomo senza macchia; vi avanza ad essere senza paura per rassomigliare al Cavaliere Bajardo! E quando a me e alla mia famiglia voi deste ad intendere come il consenso di vostro padre concorresse alle nostre nozze, non giuraste del pari su la fede di gentiluomo onorato?
Giacomo arrossì fino alla radice dei capelli, poi ridivenne pallido; all'ultimo disse con parole di amarezza:
--Veramente, colei per amore della quale commisi un fallo... non dovrebbe così severa rimproverarmelo;... allora la passione per voi mi tolse il senno...
--E adesso, che cosa vi toglie essa?--Insisteva sempre e più sempre la donna, improvvida a frenare l'animo acceso.--Giacomo inasprito duramente ordinava:
--Tacete...
--E se io non volessi tacere?...
--Troverei modo a chiudervi la bocca--io--.
--Tu troverai... oh! tu hai già trovato questo... Quando poniamo i nostri capi sul medesimo guanciale, chi sa quante volte hai pensato di farvi scomparire il mio!...
--Luisa!--
--Ora la serpe ha cacciato fuori il suo veleno. Uomo crudele! Non ti basta la vittima? Tu vuoi ch'essa taccia; non mandi un sospiro, che turbi la voluttà che senti della sua morte. Abbi almeno la cortesia degli antichi sagrificatori... incorona la tua vittima di fiori, e cuoprila di porpora...
--Ma taci una volta, per amore del tuo Dio...
--No... non voglio tacere io... no; io voglio parlare... voglio accusarti della tua empietà agli uomini e a Dio--traditore --mentitore... marrano.
Lo sdegno fece ribollire la passione nel petto di Giacomo già inacerbito dalla sventura così, che, come acqua per soverchio calore ribocca impetuosa dagli orli del vaso, egli proruppe cieco e tremendo. Cacciò la mano convulsa sotto il farsetto; ma, come piacque alla fortuna, aveva perduto il pugnale: aggirandosi per la stanza frenetico gli capitò uno di quei stocchi lunghissimi, taglienti da quattro lati, che si chiamavano _verduchi_[10], e impugnatolo si gittò cieco di furore contro la moglie.
Luisa presi in fretta i figli, si pose intorno i maggiori; il pargolo si recò al collo, e, caduta in ginocchio dinanzi al marito che le veniva incontro, senza battere palpebra disse:
--Nudriscilo del mio sangue, dopo che il latte mi è venuto meno... carnefice!--
Giacomo stette; come persona percossa sul capo traballò, gittò via lo stocco, e tese smanioso le braccia alla moglie; la quale volgendo altrove il volto esclamò:
--No... mai...
Allora Giacomo ricorse ai figli tutto smarrito, e con senso di tenerezza ineffabile scongiurava:
--Deh! figli miei, persuadete voi vostra madre che s'inganna; ditele che l'ho amata sempre, e l'amo. Voi almeno corrispondete al mio amplesso--venite al mio seno... consolatemi voi... che il mio cuore è inebriato d'infinita amarezza.
--No--tu hai fatto piangere mamma.
--Volevi tirare a mamma--va...
--Noi non ti vogliamo più bene, cattivo...
--Va via:--va via... gridarono a coro i tre fanciulli.
--Va via? Sta bene. I miei figli mi scacciano dal seno loro... mi bandiscono dalla mia casa--andrò.--Ma tu almeno,--soggiunse Giacomo volgendosi al fantolino che Luisa aveva riposto nella culla,--innocente creatura, che gli uomini non hanno ancora potuto avvelenare... tu che sentirai vergine il grido della natura, ricevi il mio amplesso, e tienlo come la unica eredità che possa lasciarti il tuo padre infelice.
Il bimbo, spaventato dal sembiante sconvolto e dagli atti concitati di lui, sollevò ambedue le manine facendosene schermo al viso, e mandando fuori strilli di paura. Giacomo si fermò--lo contemplò--piegò le braccia in croce sul petto, e con accento concentrato profferì queste parole:
--Ecco; il padre mi perseguita a morte--la moglie mi rinnega--i figli, mi scacciano--la stessa natura rovescia le sue leggi per me, e il fantolino mi abborrisce come cosa, che lo istinto gli addita malefica. A questi fati non dovrebbe mai condursi l'uomo... ed io soffersi valicarne il termine estremo! A modo di tronco in mezzo alla via, io mi attraverso alla vita dei miei, ingombro odiato e insidioso.--A che più stai, anima sconsolata? Ora la tua partita giova a me e ai figli miei:--un giorno gli educai sotto le mie fronde, adesso la mia ombra toglie loro il sole:... velenose sono le rugiade, che cascano da me:--andiamo;--devo benedirli, o no? Vorrei... e non ardisco... No... chè le mie parole potrebbero, prima di scendere sul capo loro, convenirsi in maladizione.--Vita acerba, morte miserabile, memoria aborrita.--Tu, Dio, queste cose vedi? Le vedi, e le consenti?--Tu hai rotto la canna inclinata... ed io mi chiamo vinto... oh! oh!
E così mormorando, con la morte nell'anima e le mani nei capelli, traendo dolorosi guai abbandona la casa. Chiunque lo avesse visto, e gli fosse pure stato nemico, avrebbe detto: «il Signore abbia misericordia di questo sciagurato!»
La moglie, sebbene la procella continuasse a scompigliare il suo spirito, sentiva levarsi in cuore un'aura mite foriera di pianto appassionato, mercè la spontaneità dello amore mostratole dai suoi cari figliuoli; e se per questo le venissero mille volte più cari non è da dire.
Vive nei genitori, io non dirò senza accorgersene, ma senza che lo confessino a se stessi, una emulazione nello affetto dei figli, la quale suole procedere ordinariamente così. Alle madri riesce farsi amare in preferenza del padre dalle femmine, ed anche dai maschi fino a tanto che si sentono deboli ed infermi; ma quando la vita rifiorisce in loro vigorosa, vaghi dei campi aperti o del fragore delle città, dalle madri mano a mano si scostano, e si avvicinano al padre. Ora i figli di Giacomo si trovavano nella età in che il bisogno gl'inclina meglio alle carezze, ed agli aiuti materni: quindi natural cosa era, che tutti per la madre parteggiassero.
Luisa non avvertì la partenza del marito, o, se pure l'aveva avvertita, poco le calse; sazia, per così dire, di amore filiale. I baci ardenti e le focose carezze che in quel punto riceveva, e più partecipava, le fecero obliare che il vincolo più forte di famiglia giaceva infranto. Ahimè! Quanto le costerà amaro il mal momento in cui ella, incauta, commise la sua anima in balìa di cieca passione!
NOTE
[1] Estratti dello Evangelo di san Matteo:
«Or quivi erano _molte donne_ riguardando da lontano, le quali avevano seguitato Gesù nella Galilea ministrandogli». _Cap. 27. n. 55_.
«Fra le quali erano Maria Maddalena, e Maria madre d'Jacobo, e d'Jose, e la madre, e i figliuoli di Zebedeo». _Cap. 27. n. 56_.
«Or Maria Maddalena, e l'altra Maria erano quivi _sedendo di rincontro al sepolcro_». _Cap. 27. n. 61_.
«Or finita la settimana, quando il primo giorno della settimana incominciava a schiarire, Maria Maddalena e l'altra Maria vennero a _vedere il sepolcro_». _Cap. 28. n. 1_.
«Ma l'Angiolo fece motto _alle donne_, e disse loro: Voi non temiate, perchè so che voi cercate Gesù il quale è stato crocifisso». _Cap. 28. n. 3_.
«E andate prestamente ai suoi discepoli, e dite loro, ch'egli è resuscitato dai morti. _Cap. 28. n. 7_.
«Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: bene state. Ed esse accostatesi gli presero i piedi e lo adorarono». _Cap. 28. n. 9_.
[2] Il Signore Dio disse ancora: _E' non è bene, che l'uomo sia solo: io gli farò uno aiuto convenevole a lui_». _Genesi, C. II. n. 18_.
[3] Oltre le urbanità riferite nel testo, san Piero Damiano favellando delle donne in generale, aggiunse: «Venite itaque, audite me scorta, postribula, volutabra porcorum pinguium, cubilia spirituum immundorum ec.» Si vede chiaro, che tra san Pier Damiano e monsignore Giovanni della Casa corre il tratto di parecchi secoli. E pare, che san Piero Damiano si reputasse nato da una zucca; non già da una donna. Le Signore, che avessero talento di sapere quello che le parole del Santo significhino, se le facciano volgarizzare da qualche studente tornato per le vacanze a casa.
[4] Nella _Storia della Inghilterra_ di DAVID HUME (T. I. pag. 143 e seg.) leggiamo questo fatto atrocissimo, raccontato così: «Edvigo figlio di Edmondo, malgrado _l'affinità_, e senza ottenerne dispensa dalla Chiesa, sposa Elgiva. Di qui le sacerdotali ire. San Dunstano seduto al banchetto nuziale, visto il Re scomparire da mensa, gli corre dietro; e trovatolo ridotto nella segreta stanza con lei gli muove amaro rabbuffo, e lo rimanda _a bere_.--Dunstano per la temerità sua è sbandito. Odone arcivescovo di Cantorbery invade armata mano il palazzo reale, e sfregia con un ferro rovente il volto di Elgiva. Il Re, superato dalle mene pretesche, è costretto a divorziare la moglie. Elgiva risanata dalle ferite in guisa, che non le lasciarono traccia veruna, torna in Inghilterra. Odono arcivescovo le va incontro, la sorprende, e le taglia i garetti, onde in mezzo ad atrocissimi spasimi dopo alquanti giorni muore a Glocester.--Così avveniva ai Re poco obbedienti alla Chiesa: pei Re devoti e benigni la faccenda procedeva altrimenti. Edgardo rapisce, e viola Edita monaca. I Monaci se la passarono di leggieri; lo assolverono, imponendogli per penitenza di non mettersi in capo la corona durante lo spazio di sette anni.
[5] Alessandro II eccitando Guglielmo il Conquistatore alla impresa contro i Sassoni d'Inghilterra, gli mandò unitamente alla bolla d'investitura la bandiera benedetta, e l'anello di oro con un capello di san Pietro. THIERRY, _Storia della Conquista d'Inghilterra_, T. I. p. 269.
[6] Callisto papa invia in Inghilterra il Cardinale di Crema per bandire la necessità del celibato dei preti. Il Cardinale, convocato il Sinodo, fra le altre bellissime cose diceva: «essere empietà esecrabile che un sacerdote fosse tanto temerario di toccare il corpo di Gesù Cristo, uscendo dal lato di una bagascia (così egli chiamava, senza cerimonie, le mogli dei preti). Gli uffiziali di giustizia, mossi dalle istanze di alcuni ecclesiastici, ch'erano andati vigilando le azioni del predicatore, ruppero nella notte vegnente le porte dell'albergo del buon Cardinale, e lo trovarono giacente a letto con una femmina di partito. HUME, _Storia d'Inghilterra_, T. I. p. 368.
[7] «I figliuoli di Dio veggendo che le figliuole degli uomini erano belle, si presero per mogli quelle, che si scelsero d'infra tutte». _Genesi, C. VI. v. 2_.
[8] La Chiesa di Lione instituì il dogma della Immaculata Concezione nel 1134. San Bernardo le mandò una epistola, severamente ammonendola contro coteste nuovità (epistola 174). Il Concilio di Oxford, nel 1222, lo condannò. I Domenicani parteggiarono per San Bernardo, furono contrarii i Francescani. Giovanni XXII, sotto pena di scomunica, vietò a tutti i fedeli trattenersi in simile controversia.
[9] Raccolta di Sonetti col titolo: _Per donne romane, rime di diversi_--stampata in Bologna a quel tempo
[10] _Voi che portaste già spada, e pugnale, Stocco, daga, _verduco_, e costolieri_.--BERNI.
È voce affatto spagnuola. _Verdugo_ in Ispagnuolo significa _Carnefice_
CAPITOLO IX.
IL SUOCERO.
............il maligno Che in lei strada sì larga aprir si vede, Tacito in sen le serpe, ed al governo Dei suoi pensieri lusingando siede: E qui più sempre l'ira, e l'odio interno Inacerbisce......
TASSO, _Gerusalemme Liberata_.
--Io mi vo' chiarire da me stessa, esclamò Luisa con gesto risoluto. Poi si acconciava alla meglio le vesti dimesse: trasse fuori della cassa una mantiglia di seta nera per avvilupparvisi dentro; e, raccomandati i fanciulli alla unica fantesca che teneva in casa, ammonendola più e più volte che non li perdesse di vista, se ne andò difilato al palazzo del suocero.