Beatrice Cenci: Storia del secolo XVI

Part 10

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[5] _Genesi_, C. II.

[6] Lettera di Cristoforo Colombo a Ferdinando ed Isabella, dopo il suo quarto viaggio in America. NAVARETTE citato dal MICHELET, _Storia dei Francesi_, t. III. p. 106.

[7] HUME, _Storia d'Inghilterra_, t. I. p. 64. THIERRY, _Storia della Conquista de' Normanni_, t. I. p. 63.

[8] Apparecchiarsi alla morte è disprezzare la vita.

[9] Se grazia tu cerchi e carità, le troverai qui dentro. Francesco Cènci, non ingrato padrone, procurò si ponesse questa memoria al benemerente suo cane Nerone.

[10] Fu sparsa voce, che Lord Byron si comportasse verso la sua moglie Mibbank presso a poco come il Conte Cènci con la Lucrezìa Peroni. Nelle _Conversazioni_ del capitano Medwin Lord Byron così si esprime intorno a questo argomento: «Mi accusano averle detto, salendo in carrozza, ch'io l'aveva sposata per dispetto, e perchè ella mi aveva rifiutato due volte. Comecchè io rimanessi, anzichè no, impermalito della sua repugnanza, o come meglio vi piaccia chiamarla, sono convinto che se avessi adoperato seco lei un linguaggio così poco gentile, per non dire brutale, Lady Byron mi avrebbe piantato in carrozza con la cameriera; ella non è donna da sopportare simili affronti». Lady Byron gode una triste celebrità per le angustie arrecate al suo inclito sposo: possano le mogli buone aborrire da questa sorta di fama!--La figlia di Lord Byron, viaggiando in Italia, visitò tutti i luoghi dove aveva albergato suo padre. Mi narrano ch'ella si recasse a Montenero, dov'egli stette prima di andare a Genova: vi si portò sola, accompagnata dalla sua pietà. Sua madre non le permetteva guardare il ritratto di suo padre, che teneva coperto di un velo nero come quello di Marino Faliero decapitato _pro criminibus_. La figlia si mostrò degna della magnifica invocazione dello Child-Harold, e la madre dell'allusione del personaggio Inez nel Don Giovanni. La figlia di Lord Byron presto moriva, la moglie tuttavia vive, ed è ragione; avvegnachè a viver molto, ammoniva certo Vescovo di buono umore, si richiedano principalmente due cose: stomaco buono, e cuor cattivo.

[11] «Mi chiedete se Lady Byron mi abbia mai amato? Ho già risposto a questa interrogazione. No: era di _moda_ quando ella apparve nel mondo, ed io aveva fama di rompicollo, e di vagheggino: ora le femmine amano molto queste due maniere di uomini; ella mi sposò per vanità, e con la speranza di convertirmi, e d'incatenarmi ai suoi piedi». MEDWIN, _Conversazioni di Lord Byron_, p. 50.

[12] Fatto noto, che se ti piace puoi leggere in Svetonio, e lo merita perchè è bellissimo, come quello che dimostra lo stupore affannoso dell'ambizione resa sterminatamente presuntuosa dalla fortuna. I Tedeschi sterminarono due legioni di Romani _ladroni antichi del mondo_, che andarono ad opprimerli in casa loro, e fecero bene. Arminio, o Herman, _uomo di guerra_ (donde il nome di Germani) generoso capo del popolo dei Cheruschi, a buon diritto forma adesso altero vanto della Germania. Popoli e re gli eressero statue, e di recente il Re di Baviera collocò la sua immagine nel _Vaux-hall_: poeti illustri lo celebrarono; Klopstock, il cantore della Messiade, fra gli altri (e veramente chi cantò le glorie del divino Redentore meritava dire le lodi dello eroe della indipendenza della patria): nè il prode Tedesco mancò d'illustrazione fra noi, che il gentilissimo Ippolito Pindemonte lo tolse a soggetto di nobile tragedia.

[13] La dote di Luisa Vellia, moglie di don Giacomo Cènci, fu di scudi diecimila, come si ricava dal chirografo del luglio 1600 col quale Clemente VIII conferisce facoltà a Monsignore Taverna di transigere le liti dei Cènci: _et præsertim quod ejus dotem scutorum 10m. eidem Jacobo præsolutam usque modo recuperare minime potuit_.

[14] Riccardo Cuore di Leone della iniqua sua stirpe diceva: «_Non esse mirandum si de tali genere procedentes mutuo se infestent tanquam de diabolo revertentes, et ad diabolum transeuntes_. BROMTON apud MICHELET, _Storia dei Francesi_, t. III p. 379.--Le infamie della famiglia dei Cènci, pur troppo in cotesti tempi comuni a parecchie famiglie d'Italia, assai si rassomigliano a quelle dei Plantageneti. La barbarie, o la società corrotta sogliono partorire i medesimi frutti. Onde non paia, che per noi la malvagità umana venga esagerata, leggasi la famiglia Plantageneta qual fosse, secondo che ci racconta il medesimo MICHELET nel luogo citato: «Fu casa piena di sangue, e di perfidia. Certa volta, che il re Enrico venne a conferenza co' figli suoi, i soldati loro trassero le armi contro di lui. I figli di Guglielmo il Conquistatore più di una volta nel paterno petto puntarono la spada. Folco aveva messo il piè sul collo al figlio debellato. La gelosa Eleonora, veemente e vendicativa come donna di paese meridionale, coltivò la turbolenza e la ribellione dei figli educandoli al parricidio. Questi figli, nei quali si mescolava il sangue di tante diverse razze normanna, aquitana e sassone, pareva riunissero, oltre l'orgoglio dei Folchi di Angiò e dei Guglielmi d'Inghilterra, tutte le opposizioni, gli odii e le discordie delle razze donde uscivano. Non seppero mai se derivassero da mezzogiorno, o da tramontana: quello che sapevano si era, che uno odiava l'altro, e il padre odiavano più di tutti. Riandando la genealogia loro incontravano in qualunque grado o stupro, o ratto, o incesto, o parricidio. Un santo uomo profetò all'avo di costoro, quando certa femmina rapita al suo consorte gli partorì Eleonora: «da voi non può nascere nulla di buono». Eleonora fu druda del padre di Enrico III, e i figli ch'ella ebbe da questo correvano pericolo di trovarsi fratelli del proprio padre. Intorno a lui citavano il detto di santo Bernardo: «dal diavolo viene, al diavolo ritornerà.» Riccardo, uno di questa stirpe, affermava altrettanto. Quando un Chierico con la croce in mano andò a scongiurare Goffredo di riconciliarsi col padre, e non imitare Assalonne: «E che? rispose il giovane, vorresti tu ch'io mi spogliassi del mio diritto di nascita?» A Dio non piaccia, signor mio, rispose il Sacerdote; io non voglio cosa, che vi apporti danno. «Tu non comprendi le mie parole, soggiunse il Conte di Brettagna; è destino della nostra stirpe odiarci, e veruno di noi renunzierà a questo retaggio». Correva certa tradizione popolare intorno ad una antica contessa di Angiò ava dei Plantageneti, la quale era questa: suo marito, dicevano, aveva notato che di rado andava a messa, e sempre usciva alle segrete: deliberò pertanto di farla tenere in quel punto da quattro scudieri: ma ella lasciò loro il mantello nelle mani, e volò via dalla finestra senza comparire più». Nei tempi in cui visse Francesco Cènci, per tacere di moltissimi fatti, Darnley re di Scozia ammazza Riccio in camera di sua moglie Maria Stuarda la quale adultera con Bothwell, e fa ammazzare il marito Darnley. Elisabetta commette ad Amia Paulet avvelenare Maria Stuarda; questa consente, che Elisabetta venga trucidata da Sauvage, ed altri sei gentiluomini. Enrico III fa scannare a tradimento il Duca, e il Cardinale di Guisa. Filippo II commetteva ad Antonio Perez suo ministro l'omicidio di Escovedo segretario di Don Giovanni di Austria; e basta. Ora quando i principi sono violenti, traditori, fedifraghi, qual maraviglia è mai che i sudditi gl'imitino? Il pesce incomincia a infracidire dal capo, dice il proverbio greco, e due esempii buoni fanno più profitto di una dozzina di ammonimenti.

[15] La empietà dei Cènci non era derivata da una sola setta, bensì partecipava di tutte, e ne aggiungeva di suo. Lo spregio dell'ostia sembra che lo imparasse dagli Albigesi, specie di Manichei di Linguadoca, i quali «annullavano i sacramenti della Chiesa così alla ricisa, che pubblicamente insegnassero: non correre divario alcuno fra l'acqua del battesimo, e quella del fiume; l'ostia del santissimo corpo di Gesù Cristo pane comune, insinuando alle orecchie dei semplici questa bestemmia orribile: che quando ancora il corpo di Gesù Cristo fosse stato grande come le Alpi, da lungo tempo l'avriano logoro tutti quelli che ne avevano mangiato ec. _Estratto di un antico registro della Inquisizione di Carcassona_ apud MICHELET, Op. cit. t. III, p. 417.--Ma figlia del perverso pensiero del Conte Cènci era la empietà, che si affaticava stillare nell'animo di Beatrice, per vincere il suo errore da commettere incesto, come dal connubio del padre con la figliuola nascessero santi; anzi i maggiori santi, che sieno vissuti nel mondo, avere avuto per padre il proprio nonno. _Manoscritto intorno alla scellerata vita, e miserabile morte del conte Francesco Cènci_--presso di me--p. 2.

CAPITOLO VIII.

DISPERAZIONE.

Che fai? Che pensi? A che pur dietro guardi Nel tempo, che tornar non puote omai, Anima sconsolata!.... Cerchiamo il ciel, se qui nulla ne piace. PETRARCA.

Il vento di scilocco umido e grave soffia dalla marina, spingendo contro Roma nuvole sopra nuvole, che si succedono paurose e sinistre come i cavalli dell'Apocalisse. Coteste nuvole sono pregne d'ira di Dio, però che portino in grembo la gragnuola, la malaria, e forse il fulmine per qualche testa consacrata. Intanto a quel soffio molesto i corpi s'indeboliscono, e s'irritano; le pareti e le masserizie grondano umidità; i capelli si attaccano giù alle guance; intorno al collo ti reca fastidio un senso di freddo sudore: le anime facilmente trascorrono alla ira, le parole suonano amare, le voci più dolci ci rabbrividiscono come il raschiare dei marmi, o il disanellare dei chiavacci:--invenzioni infernali! Stando chiusi ti opprime l'affanno; aprendo le finestre fogli, panni ed oggetti altri siffatti si aggirano a rifascio per tutta la casa; oltre la polvere fine che penetra nei capelli, nelle pieghe della camicia, e logora gli occhi. Durante simile notte, entro povera stanza si trattenevano ragionando moglie e marito: in mezzo a loro era posta una tavola rozza di legno bianco senza tingere, e su la tavola si consumava tristamente, a modo di tisico, una candela di sego, scarsa a rischiarare il luogo, e non per tanto bastevole a palesare scambievolmente le loro sembianze. Quelle dell'uomo erano abbattute; aveva il braccio steso su la tavola, e la mano giù penzoloni, come persona scorata; la donna attrita dai patimenti, ma con un tal quale piglio di fierezza romana, che in quel punto si faceva più manifesto, imperciocchè sembrasse aver udito o sofferto cose che l'accendessero tutta. Infatti con gesti e voce impetuosi ella diceva:

--No, voi non mi darete ad intendere queste scelleratezze mai... Ma che vi pare egli? fermerebbero il sole...

L'uomo era Giacomo Cènci, la donna Luisa Vellia. Giacomo, come avvertimmo, toccava appena gli anni ventisei; di persona era piuttosto grosso e corto, che no; ma adesso dimagrato fuori di modo. Crebbe alla scuola dei crucci paterni; e, male istruito nelle discipline gentili le quali hanno virtù di mansuefare il cuore, sarebbe per avventura, in forza del tristo esempio, riuscito poco dissimile dal padre, se lo amore non avesse inspirato tempestivamente nell'anima sua dolcissimo affetto. S'invaghì di Luisa leggiadra e valorosa fanciulla, ma di piccolo, quantunque agiato, lignaggio; ed ella gli corrispose non perchè appartenesse a potente famiglia, ma perchè lo sapeva fuori di misura infelice.

Così è, bisogna pur dirlo; non vi ha creatura che tanto si esalti pel sagrificio quanto la donna. Ente dilicato, di leggieri s'infiamma per tutto quello le apparisce generoso: per lei è gloria consolare i pianti altrui, e curare lo infermo di malattia disperata:--quando il medico e il prete lasciano il giacente, chi rimane intorno al suo guanciale? la donna. Ella fu sua gioia, forse anche dolore, in vita; ma nella sventura l'ebbe divina compagna; e dopo la sua morte, genuflessa accanto al letto, gli recita le orazioni dei defunti. La donna si allontana dal fianco dell'uomo ultima--anche dopo la speranza.--Il servo di rado sente affetto, che oltrepassi il giro della moneta del suo salario. Gli antichi finsero il dio del Commercio con le ali al capo e ai piedi: fecero male; perchè si sbaglia, almeno pei tempi che corrono, col dio dell'Amicizia:--questo alcione della sventura, appena vede sul confine dell'orizzonte il segno precursore della procella apre l'ale, e fugge via. Quante donne contemplate a piè della croce di Cristo, e quanti uomini? Per tre Marie contate un san Giovanni, solo. Che Dio mi perdoni, ma io sono forte tentato di riprendere d'ingratitudine il primo uomo che dipinse gli angioli adolescenti. Chiunque ricordi l'affetto religioso della madre, le cure amorevolissime della sorella, e i sospiri della fanciulla desiderata, e le ardenti consolazioni della sposa, di leggieri converrà meco che gli angioli hanno ad essere giovanette; e se mai ciò non fossero, bisognerebbe farle ad ogni modo. Non mica di bellezza procace, col riso lascivo, e l'occhio umido e sfavillante come le Uris di Maometto: cessi Dio questo turpe pensiero di continuazione di voluttà terrestre; ma semplici e schiette quale dipinse il Beato Angelico, con occhi bassi, con la tinta del pudore su le gote; sollecite a volare per soccorso colà dove un'anima, pure ora uscita dal suo carcere mortale, pende incerta a qual parte indirizzarsi per trovare la via del paradiso.

Se la causa della libertà e della religione vanta più uomini per combattere, ella ebbe troppe più donne per predicare, e per soffrire. Vergini, e liete di giovanezza, esultando tinsero le bianche rose delle loro ghirlande in vermiglio col proprio sangue. Sarebbe per avventura peccato, credere che uno sguardo di vergine cristiana, diffuso sopra le turbe mentre la scure vibrata per reciderle il collo fendeva l'aria, abbia convertito più gente alla fede di Cristo, che le prediche di san Giovanni Crisostomo? Se mai fosse peccato, io me ne confesserò.

Povere donne! Invano fra voi scelse lo Eterno il tempio del suo figlio Gesù; invano lo accompagnaste nella sua via di dolore; nulla vi giovò versargli sul capo il prezioso unguento; nulla il coraggio di asciugargli la fronte mentre lo traevano al supplizio. Senza pro vi fermaste sotto la croce a consolarne l'agonìa; lo riceveste nelle vostre braccia deposto, lo componeste nel sepolcro, e vi sedeste di contro a quello. Chi, se non voi, cercò di Cristo poichè fu morto? Chi, prima di voi, apprese la sua resurrezione per la bocca dell'Angiolo? Chi reputò degno Cristo di essere, dopo la sua morte, visitato da lui, se non voi altre donne?[1] Le migliaia di eroine martiri; la copia infinita delle pie monache; santa Orsola stessa con le sue undicimila vergini non valsero a procacciarvi rispetto, o almeno dimenticanza, davanti al consiglio spietatamente cupido e duramente ingrato dei nostri sacerdoti, quando Gregorio VII, aspirando allo impero del pensiero del mondo, intese a comporre una rigida armata di uomini, i quali ogni potenza dell'anima concentrassero a promuovere il concetto di Roma. Allora voi foste perseguitate senza pietà; nessuna bestia, o sozza o feroce, venne dai santi stessi vilipesa quanto voi create da Dio, perchè conobbe «_non esser bene che l'uomo fosse solo[2]_». San Piero Damiano correva forsennato le terre d'Italia chiamandovi: «_esca di Satana_, _schiuma del paradiso_, _veleno delle anime_, _barbagianni_, _lupe_, _civette_, _mignatte_, _sirene_, _streghe_, _capezzali di spiriti maligni_» con altre più cose, che si lasciano per lo migliore. È vero che il Santo non si curò risparmiarle; ma egli era santo, e le poteva dire: io, che non sono santo, per pudore devo tacerle[3]. Nè si rimasero agli obbrobrii; ma con ogni maniera di tormenti s'ingegnarono disertarvi. Chi non conosce la miseranda storia di Elgiva, sfregiata in volto da Odone arcivescovo di Cantorbery con ferro rovente, e poi uccisa col taglio doloroso dei garetti perchè amata troppo dal regio consorte, ed ella amante di lui così, che nè per minaccia, nè per prego sofferse di vivergli lontana[4]? I Preti potranno ordinare: _vade retro, Satane_, e saranno ancora ubbiditi; su ciò io non contrasto; ma alla Natura non si dice: _addietro_, perchè ella manda a gambe levate chiunque avverso le si para davanti.

L'uomo trovò nella colpa di Eva _circostanze attenuanti_; ad ogni modo gli piacque piuttosto esporsi perpetuamente alla tentazione, che rimanere privo della sua amabile tentatrice. La fiamma di amore, secondo la ragione del fuoco, divampò più gloriosa quanto più compressa. La donna di compagna diventò signora, e regina. Sedè giudice dei Tornei, presiedè le sfide di poesia, e le Corti di Amore. Un nastro della donna fu preferito a un capello di san Pietro[5]. Gl'illustri baroni di guerra, dopo il piacere di scavalcare emuli famosi, e mandarli vinti a rendere omaggio alla Dama dei loro pensieri, non n'ebbero altro più grato che ricevere buoni colpi di lancia o di spada, per sentirsi medicare dalle mani della donna diletta: questo pei laici. Se i chierici poi, impediti nei legittimi connubii, cercassero mescolarsi in amore alla spartita empiendo le famiglie di vergogna, e il mondo di scandalo, potrete domandarlo agli stessi scrittori di cose ecclesiastiche[6].

Le figlie della terra, che furono una volta cagione di peccato per gli Angioli[7], scalarono il cielo; e, più felici dei Titani, se non balzarono di seggio il sommo Giove, n'equilibrarono il culto. Maria fu salutata _deipara_, madre di Dio: a lei si volsero i cuori di tutti, appellandola con dolcissimi nomi; i buoni l'amarono per la sua bontà, i tristi per la sua misericordia: orgoglio delle vergini, esempio delle madri; a lei si volgono i marinari pericolanti invocandola stella del mare; a lei i cuori dolenti perchè consolatrice degli afflitti; a lei i colpevoli perchè avvocata dei peccatori. Non bastò sostenerla immacolata dopo il parto, ma la vollero immacolata da macchia originale unica tra i viventi; e il mondo, malgrado la opposizione di san Bernardo e dei Domenicani, volle credere così, e così sia[8]. Quante chiese occorrono consacrate al Padre Eterno, e quante a Maria? Davvero ella non volse mai in cuore pensieri, che non fossero tutti umiltà; pure è forza confessare, che poche preci s'innalzano a Dio se non per mezzo della consolatrice degli afflitti. Conoscete voi titolo di umana grandezza, che possa paragonarsi a questo? Il Sommo Sacerdote, geloso degli affetti del sacerdote, e tutto intento a impedire che si disperdessero in famiglia, mentre su questa terra vitupera, perseguita e calpesta la donna, consente poi che sia venerata regina dei cieli. Insano consiglio! In cielo e in terra la donna impera regina del cuore degli uomini.

Altre volte, (io lo rammento gemendo) agitato da cattive passioni, scrissi male parole contro le donne: me ne confesso colpevole, e me ne pento; cancellatele via: si abbiano per non iscritte; io le ritratto, e intendo farne, come ne faccio, ammenda onorevole. Se ad emendare il fallo abbisognasse presentarsi con la croce in mano e la corda al collo, mi chiamo parato a tutto; non mi tratterrebbe neppure replicare la penitenza dello imperatore Enrico III, quando Gregorio VII, prima di togliergli la scomunica, lo fece stare tre giorni a piedi nudi sopra la neve fuori dei muri di Canosa, mentr'egli si tratteneva dentro davanti al fuoco a ragionare con la Contessa Matilde. O secoli di oro pel Pontificato, deh! dove siete or voi?--Io intanto, per non menomare la grazia vostra, che spero avere recuperata intera, tacerò come il bene che ho detto delle donne non si trovi mica in tutte; anzi talvolta neppure nella medesima donna sempre: anche il cuore ha le sue tavole meteorologiche; ed ora fa sereno, ora nuvoloso, ed ora piove a dirotta. Altri dica, non io, come quando le donne furono giudici nelle Corti di Amore pronunziassero sentenze poco edificanti; a modo di esempio quella di Ermengarda contessa di Narbona, la quale dichiara che il marito divorziato può benissimo essere accolto Amante dalla sua moglie maritata ad un altro; e quella di Eleonora di Guienna, che decide non poter durare amore tra sposi, e doversi scegliere un secondo amante per provare la costanza del primo.--Molto meno riferirò il celebre parallelo fra la donna e Diana; con la sola differenza, in ultimo, che Diana porta la mezza luna sopra la fronte, e la donna la fa portare. Queste, ed altre simili novelle vanno cacciate via come tentazioni del demonio; la fede non ammette dubbio; e in fatto di femmine, ora che mi sento vecchio, io mi son reso credente. Sembrami tempo di tornare alla storia. E le amabili leggitrici mi perdonino la digressione: io ho peccato per colpa loro.

Dal matrimonio di Luisa Vellia con Giacomo Cènci nacquero a breve intervallo di tempo quattro figli, i quali dalle carte di famiglia ricavo avere avuto nome Francesco, Felice, Cristofano ed Angiolo. Vivevano nella via di san Lorenzo Panisperna dentro casa, lontana certo dallo splendore che desiderava l'alto lignaggio di Giacomo; pure una volta secondo i bisogni della famiglia con discreta convenienza fornita: ma Francesco Cènci, passata che gli fu la paura incussagli da papa Clemente VIII quando lo costrinse a somministrare al suo figlio 2000 scudi annui di pensione, e conoscendo come (quantunque egli stesse su l'austero) bene altra fosse la sua dalla mente di Sisto V, incominciò prima a stentargliela, poi a ridurgliela, e infine non gli dava quasi più niente; onde la famiglia vivevasi in angustia grande, stretta da ogni necessità.

Luisa comecchè molto soffrisse, e meno per se (come di leggieri può credersi) che per la famiglia, tuttavolta si aiutava come meglio le riusciva; mostrava ilare il volto al marito, e lo confortava a starsi di buona voglia, chè le cose si sarebbero mutate in bene. Dopo le nuvole apparisce il sole, ella gli diceva, e ogni giorno passa il peggio; nè a un modo solo può durare; con altri simili luoghi comuni che il labbro profferisce, e il cuore non crede: imperciocchè, pur troppo! la fortuna ghermisca l'uomo a' capelli, e lo strascini dentro la tomba, e non lo lasci se prima non lo abbia calcato bene nella fossa, e calpestato la terra sopra che lo copre. Le tribolazioni della animosa donna stavano tra Dio e lei: e sì che si sentiva scoppiare il cuore quantunque volte contemplava il suo nobile consorte tanto non pure dimesso, ma abietto di abbigliamenti; i figli quasi nudi, e talora affamati. Alle frequenti scosse la sua anima però si era non poco mutata; un senso di dubbio serpeggiava là dentro; soffocava non senza sforzo una voce di rimprovero, che suo malgrado vi sorgeva di tanto in tanto a riprenderla della sua troppa pazienza. Incominciava a pentirsi del sagrifizio sofferto: chi l'avesse osservata sottilmente poteva comprenderlo di leggieri dal volto, e dalla voce con la quale profferì le ultime parole.

Ma Giacomo, oppresso dalla tristezza, non aveva comodo a instituire coteste osservazioni, e:

--Luisa mia, soggiungeva in suono di mistero, bene altre... bene altre ne ha commesse costui... Senti... accostati, affinchè i bambini non odano.--

--E siccome ella repugnando non si accostava, Giacomo avvicinò la sua alla sedia della consorte.