Baby

Chapter 4

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--Cheh!... ha ben altro per il capo la matterella! Del rimanente, anche se il Baldi si incomodasse a venire, io cercherei sempre una scusa per non riceverlo. Non voglio cominciare adesso a buttarmi nel mondo: io vivo delle mie memorie e per il mio lavoro... E poi ci va troppa gente in quella casa, e tutte persone antipatiche!

Ma il Baldi non si facea vivo; e ogni giorno cresceva il dispetto del Santasillia contro quella stordita che rideva sempre, e che dovea essere leggiera e superficiale.

--Sicuro: se fosse stata seria, se fosse stata proprio una donnina d'ingegno, non si sarebbe tenuta in giro tutti quei cretini!

E Marco Baldi continuava a non lasciarsi vedere.

--Infine--concluse Andrea--a me fa proprio un favore a non mandarmi il suo messaggero ritinto; tuttavia posso dire che questa dimenticanza non è certo cortese... Ma già... le donne che ridono sempre, devono valer poco!

E con tali pensieri passò un'altra settimana, poi un bel giorno, mentre era nello studio a scrivere, gli fu annunciata la visita di Marco Baldi.

Andrea si alzò vivamente, interrompendo il lavoro, e diè ordine al cameriere di condurre il Baldi nel salotto.

--Ditegli di accomodarsi: vengo subito.

Andrea fu molto cortese coll'inviato della Castelguelfo; gli mostrò il piccolo museo di rarità africane, ch'egli stesso aveva raccolte, e poi, finita la visita, uscirono insieme.

Per voler essere giusto, adesso il Santasillia dovea modificare il primo giudizio: la contessa di Castelguelfo si era diportata in un modo assai gentile. Era lui invece, proprio lui, che avea commesso una sconvenienza molto grave, non lasciandosi più vedere dopo quel giorno della fiera! Ma ormai non c'era verso; una visita gliela doveva. In fine, era sempre sua cugina; e perchè egli non andava più dalla Giustiniani, non era una buona ragione per trascurare e mettersi in urto con tutta la parentela.

Ma, anche questa volta, Andrea si era ingannato nel giudicare la Castelguelfo: in sulle prime essa non ci pensava punto di mandare il Baldi a cercarlo, come gli aveva promesso. Dopo il loro incontro alla fiera di beneficenza, il ritroso cugino non istimolava più tanto la sua maraviglia.

La Baby, avea subito capito che, s'ella avesse voluto, anche Andrea, sebbene chiudesse un dramma nel cuore, avrebbe finito, presto o tardi coll'innamorarsi di lei, come facevano tutti gli altri, e ciò bastava al suo amor proprio. E, forse, sentiva pure che quell'uomo dal viso pallido e dallo spirito ascetico, sarebbe stato a lungo andare, ancora più _pesante_ di Titta Damonte, e però, quasi quasi, per non averci impicci, preferiva meglio tenerselo lontano. D'altra parte la marchesa d'Arcole, la generalessa Brocca di Broglio e madama Kraupen, sempre infervorate col Santasillia, insistevano troppo perchè se lo facesse venire in casa, e la Baby, anche per questa ragione, non aveva punto fretta...--C'era sempre tempo, quando avesse voluto!...--Il Damonte e Scipio Spinola erano gelosi ugualmente di Andrea, e bastava che ella lo ricordasse qualche volta perchè Titta mettesse il broncio e l'altro diventasse rosso rosso e dicesse subito una scioccheria. Insomma non c'era punto bisogno, per divertirsi, che lo mandasse a chiamare. Essa poi lo aveva invitato una volta per tutte. Bella pretesa che aveva quel grande uomo, _quell'uomo fatale_, di essere anche supplicato!

Ma poi venne il giorno, in cui tutto quel suo piccolo mondo s'era messo il cuore in pace.--Il Santasillia--dicevano--non avrebbe mai dimenticata la Parabiano... Nemmeno la contessina Baby non gli aveva fatto impressione!--E tutti, e più di tutti le «dame della consulta» ripetevano spesso questa affermazione dinanzi alla Castelguelfo, e coll'aria, certe volte, di volerla quasi compiangere, come un fiasco patito; e ciò mentre il Damonte non aveva più tosse; e Scipio Spinola cessava di arrossire.

La Baby lasciò correre quelle dicerie per un pezzo; ma un giorno ne fu seccata; sfavillò negli occhi all'improvviso, poi sorrise tranquillamente e mandò Marco Baldi a portare i suoi saluti al Santasillia.

VIII.

Andrea fece la prima visita di giorno, come era naturale, ma la sera stessa il Damonte e Scipio Spinola, in segno di protesta, non si lasciarono vedere dalla contessina Baby. Andarono invece in conversazione dall'avvocatessa Zanibon, una bella donnacciona, che ogni sera «_teneva società_» ma una _società mista_, come dicevano le signore dell'aristocrazia, le quali la colpivano spesso con frizzi a satire atroci, un po' irritate, perchè, non ostante le loro scomuniche, gli uomini ci andavano e si divertivano assai. Ma per altro il Damonte e Scipio Spinola quella sera non si divertirono appunto. Aveano sperato di poter sfogare il loro malumore e di far dispetto alla Castelguelfo, e invece ebbero motivo di arrabbiarsi ancora di più.

Appena entrarono dalla Zanibon tutti cominciarono a prendersi gioco di loro e metterli in burletta a proposito di quella diserzione. E nemmeno le celie erano di natura tale da lusingare il loro amor proprio.

--A che si dovea attribuire--domandavano gli altri--quella comparsa inaspettata? La Contessina era andata a letto? Faceva breccia il cugino? Era ritornato il marito e avea congedata _la guardia del corpo_?

E la Zanibon che rendeva felice, fra gli altri, anche un capitano d'artiglieria, e ne aveva appreso il frasario, domandò «se eran stati dispensati dal servizio per insubordinazione».

Il Damonte e Scipio Spinola, che da tutto ciò si capisce come avevano ragione di annoiarsi parecchio in quella casa, se ne andarono prima degli altri, e ancora sulle scale, fermandosi per accendere il sigaro, brontolarono a bassa voce che «la _società_ era proprio impossibile!»

--La Zanibon, non è punto fina--osservò il Damonte tristo tristo.

--Credo bene,--rispose Scipio Spinola, stizzito e senza ridere:--è un pezzo d'artiglieria!

Quella sera i due amici non si mostrarono al _club_. Temevano che anche là ricominciassero le osservazioni e i motteggi. Invece, per far tardi, continuarono a girare un po' a caso, finchè, senza mai dire una parola, andarono a rincantucciarsi al _Caffè Dante_. Il Damonte era raffreddato per davvero e sorbì un appio caldo; Scipio Spinola, rosso come un gambero, prese un bicchierino di cognac, brontolando ch'era cattivissimo. Poi tutti e due ritornarono muti, pensosi; Titta Damonte tossendo e sospirando, mentre l'altro assonnacchiato si divertiva a fare il tamburino con le dita, sull'orlo del _cabaret_. Speravano entrambi che passasse dal _Caffè_ qualcuno dei frequentatori soliti di casa Castelguelfo, per sapere almeno che cosa aveva detto la contessina Baby a proposito della loro assenza. Ma quella sera non capitò nessuno, e fu meglio assai; avrebbero avuta una ragione di più, per andare a letto in cattiva luna.

La Baby avea passata la sera piacevolmente, mettendo in ridicolo i due innamorati. Marco Baldi le aveva riferito le _grimaz_ fatte da Titta Damonte e da Scipio Spinola, quando ebbero le prime notizie della visita del Santasillia, e le disse pure che quella sera, per vendicarsi, contavano appunto di andare a veglia dalla Zanibon. Figurarsi allora la Baby! Non ci voleva di meglio per dar la stura al suo buon umore!.. Cominciò a rifare l'avvocatessa coll'aria languida, e il Damonte vicino, che le tossiva d'amore; poi Scipio Spinola che dirigeva le quadriglie col capitano d'artiglieria e combinava le sciarade in azione col marito e i figliuoli grandi e piccini della Zanibon; e tutto ciò con uno spirito e un brio così schietto e vivace, da far andare in visibilio i suoi fedeli che ridevano come matti.

E anche il giorno dopo la Baby non sentì altro a discorrere che della visita fattale dal Santasillia. La Generalessa, la Marchesa e madama Kraupen capitarono una dopo l'altra, ma tutte scalmanate, a casa Castelguelfo, per sapere come mai e perchè il Santasillia c'era stato: e che cosa aveva detto, e se avea promesso di ritornare.

--Certamente!--rispose svelta la Contessina, pensando fra sè, che la divertiva troppo quel gran rumore per non voler obbligare il cugino, con qualche pretesto, a farle un'altra visita. E allora ognuna delle tre signore, appena ebbe agio di essere sola colla Baby, la pregò assai perchè trovasse modo, qualora il Santasillia ritornasse davvero di mandarla subito ad avvertire; ma badasse bene: «senza farsi scorgere!» E la Baby a promettere, sorridendo, tutto ciò che volevano.

Ma il Santasillia, fatta la visita d'obbligo, non ricompariva più. Il Damonte ricominciava a respirare, Scipio Spinola a dire spiritosità di buona lega e «le dame della consulta,» che domandavano ogni giorno alla Baby se avea rivisto il cugino, ricominciavano da capo ad affermare che l'andare «nel mondo» dovea essere per lui una noia, un sacrifizio, e che se c'era stato una volta per convenienza, scommettevano che non ci sarebbe ritornato.

La Baby le lasciava dire, e le ascoltava colla solita dolcezza; ma poi, quando vide che Andrea si faceva aspettare, combinò con Marco Baldi di andar insieme a fare una visitina al museo africano.

Il Santasillia non fu nemmeno avvertito del grande onore che lo attendeva; la Castelguelfo e Marco Baldi capitarono nel suo studio, all'improvviso, forzando un po' la consegna del cameriere, per non essere annunziati.

Andrea, alla bella prima, si trovò impacciato, ma poi fu preso dalla graziosa amabilità della Baby, che girava attonita per lo studio, guardando tutto, toccando tutto leggermente, colle manine garbate, facendo su tutto un'infinità di domande, colla curiosità ingenua e ardita insieme di una bimba. E l'ambiente severo e cupo della stanza, un po' da filosofo, un po' anche da benedettino, pareva rallegrarsi alla gaiezza dei colori, e alla festevole semplicità di quella personcina elegante, a quella voce che vi risonava armoniosa e al sorriso fresco e buono.

Ma la Baby divenne seria, appena incominciarono a visitare il museo. Allora il suo visetto incantevole non esprimeva più altro che una grande attenzione. Il Santasillia faceva la storia degli oggetti più rari e curiosi, e la Baby tutta assorta, teneva fissi in lui gli occhi intelligenti, appassionandosi a quelle maraviglie, e a mano a mano che egli si accalorava nel discorso, il piacere ch'essa ne risentiva sembrava farsi più vivo, mentre il seno, chiuso nell'abito attillato, le si movea ansante. Ci fu un momento in cui essa impallidì e i suoi occhi ebbero anche un barbaglio di lacrime. Andrea mostrando una _zagaglia_ raccontava il pericolo in cui era caduto, quando inoltrandosi troppo imprudentemente nel paese dei Bogos, arrischiò di rimanere in mano dei selvaggi. Ma per altro, la grande commozione della Contessina non le impedì poi di celiare e ridere, tornando a casa con Marco Baldi, a proposito del Santasillia, che dovea chiudere gli occhi, per non rimanere scandalizzato dinanzi al _décolleté_ «delle signore Assabesi!»

Intanto pareva ad Andrea che la creatura gentile gli avesse rischiarata col suo passaggio la casa tetra e deserta, popolandola di memorie e di immagini ridenti. Con una parola, con un sorriso, con un gesto solo di maraviglia, essa avea lasciato dovunque tracce di sè, che sarebbero rimaste indelebili. Persino i vecchi mobili dello studiolo avevano un'espressione insolita di cordialità, e il giovinotto avrebbe ricordato sempre, fra tutti gli altri, il seggiolone su cui la Baby, scherzando, si era messa a sedere. Rifece presto e solo il giro del museo, e alcuni oggetti sentì che gli erano diventati più preziosi, e subito pensò di far accomodare e lustrare gli scaffali. Ma ancora il Santasillia subiva la seduzione, l'incanto senza avvedersene... Era come il profumo di alcuni fiori, che penetra inavvertitamente, lentamente nel cervello, e addormenta prima di uccidere.

IX.

Andrea, dopo la visita che avea avuta, non si fece aspettar molto dalla cugina; ma la marchesa d'Arcole, la Generalessa e madama Kraupen non ricevettero nessun messaggio in proposito. Quando lo seppero, e lo seppero subito, se ne lagnarono altamente, dicendo alla Baby, non senza malizia, che cominciava a essere gelosa delle sue conquiste e a far misteri. La Baby ascoltò i rimproveri coll'usata docilità, ma invece di rimediare al mal fatto, fece peggio; invitò a pranzo il Santasillia solo, con Marco Baldi.

Ne seguì uno scompiglio; una piccola rivoluzione: musonerie, lamentele, consigli, e anche rimproveri. Ma la Castelguelfo rispose chiaro e netto che non aveva potuto invitare nessuno, perchè il Santasillia non volea conoscer nessuno; e andava apposta da lei nelle ore in cui sapeva di non incontrare altro che il Baldi, con cui era in amicizia.

Che fare?... La Baby aveva parlato esplicitamente, dunque bisognava rassegnarsi ed accettare i fatti compiuti. Ma allora, tutti insieme, amiche e innamorati, le une per un po' d'invidiuzza, gli altri per amor proprio, cominciarono, quasi si fossero data l'intesa, a proclamare con quanto fiato avevano in corpo, l'innocenza di quelle visite.

--Il Santasillia vedeva la Contessina per distrarsi un poco, e non altro, perchè le sembrava proprio un _baby_--assicuravano le signorine.--Infatti, la Castelguelfo è carina, carina, assai carina; ma solamente carina. È una cosuccia graziosa e profumata; un ninnolo, una maraviglia da _ étagère_... Ma per inspirare una passione?... Oibò!... Manca la donna!--E in più ci sono i nervi--soggiungevano gl'innamorati.

--In quanto al Santasillia, egli era un uomo... diverso dagli altri... Era ancora troppo vivo in lui il ricordo della Parabiano; poi aveva fatto i voti proprio come un prete e pativa di scrupoli.

E allora il voto di Andrea e i nervi della Contessina diventarono gli articoli di fede della chiesuola elegante, e uno solo, il più piccolo dubbio in proposito non sarebbe stato _di buon genere_. Fra gli altri, Titta Damonte e Scipio Spinola si mostravano i più convinti e intolleranti; essi non permettevano nemmeno lo scherzo.

Ma ci fu un guaio: commisero l'imprudenza di mettere a parte anche la Baby di quella buona opinione; ed essa, invece di gloriarsene, si senti pungere e proprio sul vivo.

Il solo Andrea, sempre chiuso in sè stesso, non ne sapeva nulla di tutti quei discorsi e di tutti que' commenti che lo toccavano tanto da vicino. Egli cominciava ad andare con certa frequenza in casa Castelguelfo, dove avea ritrovata un'amica buona e intelligente, che ascoltava volentieri il racconto de' suoi viaggi e gli intendimenti de' suoi studi e i progressi del suo lavoro. Ma non vi andava altro che di giorno e quando sapeva che la Contessina sarebbe stata sola. E in quell'intimità affettuosa, egli ritrovò un nuovo conforto: quello di aprire il cuore alla giovane cugina e confidarle l'angoscia, lo spasimo dei suoi rimorsi, l'alta e forte idealità del suo amore; tutto ciò che aveva sofferto, tutto ciò ch'egli aveva sperato. E le raccontava quando e come si era incontrato la prima volta, ai _Santi Apostoli_, coll'Adele «che indossava un abito di percallina bianca, sparso di fiorellini azzurri.» E le ripeteva le ansie delle notti terribili, quando egli spiava la vita della sua cara fanciulla, mirando una finestra lontana, illuminata, che risplendeva sola fra le tenebre; e le disse ancora, piangendo, com'egli avea veduto contraffatto dalla morte quel viso tanto adorato.

La Baby lo ascoltava muta, raccolta, e spesso i suoi occhi si facevano umidi, lucenti per le lacrime. Una volta sola essa aveva interrotto Andrea: quando egli le avea detto che l'Adele era bionda.

--Bionda?... Come me?!--chiese subito la Contessina.

--Sì... proprio come lei!--rispose il Santasillia, e rimase lungamente silenzioso a guardarla.

E l'amica buona, e le visite frequenti, e le lunghe confidenze dissipavano a poco a poco la monotonia della sua vita. Egli adesso non si sentiva più solo, no; nemmeno nel voler bene alla _povera_ Adele... Anche la cugina diceva di amarla, anche la cugina credeva nella _povera_ Adele, come in una santa; ed era così contenta di somigliarle un poco, almeno nei capelli... almeno negli occhi!...

--Sì, che le somigliava, anche negli occhi!--pensava Andrea, ricordandosi quando la Baby era attenta e sembrava commossa nell'ascoltarlo.

E nemmeno non si sentiva più solo mentre era chiuso nel suo studiolo a lavorare. Voleva imporsi, voleva vincere col suo ingegno, e ci sarebbe riuscito. Ma guai se gli fosse mancata l'amica sua... Gli sarebbe venuta a mancare la collaboratrice necessaria del suo lavoro... Del resto, era naturale che le volesse bene. Così giovane giovane, e sola, poveretta; sola anche lei!... E poi, egli non aveva altri parenti! Ci sarebbe stata, per dir la verità... quella vecchia arpia dei _bezzetti_, ma gli era troppo antipatica... Pure, andando spesso in casa Castelguelfo, bisognava proprio che, almeno una volta tanto, facesse il sacrifizio di lasciarsi vedere anche dalla Giustiniani... Il non farlo sarebbe stata una sgarberia troppo forte... una sconvenienza che lo avrebbe messo dalla parte del torto...

Così pensando, e a ragione, una domenica (era la domenica il giorno in cui la Giustiniani riceveva) si fe' coraggio e andò a farle visita.

Il fuoco era spento, la gaiezza della luce primaverile era frenata dagli spessi cortinaggi; ma pure la vecchia signora era sempre seduta accanto al caminetto e pareva ancora più sprofondata nella poltrona bassa, tanto gli anni l'avevano assecchita. Invece del levriere essa teneva accucciata sulle ginocchia una canina _punch_ che si rizzò, ringhiando col muso sudicio, appena Andrea si avvicinò per stringere la mano alla padrona.

--E così, _fiol mio_,--cominciò la Giustiniani dopo finiti i saluti, parlando con voce più debole e tremante, ma pure conservando la cadenza spiccata e lenta delle parole, che parevano altrettante punture;--_e così, fiol mio, i me dise che femo dei gelosi_ in casa Castelguelfo.

Andrea guardò serio la vecchia senza rispondere.

--Sicuro... sicuro... _i me dise che quel pôro Damonte el sbossega a tuto andar... Pôro putelo..._ bisogna compatirlo!... El pareva tanto avanti nelle _bone grazie_ della Baby!

Quando Andrea uscì dalla Giustiniani era pallido, sconvolto.

--Il Damonte?--ripeteva fra sè nell'avviarsi verso casa.--Il Damonte tanto innanzi nelle sue buone grazie?!... Vecchia strega!--Ma sentiva che non poteva odiare soltanto la Giustiniani; odiava anche il Damonte, e quell'odio, quella collera sua, in quel primo impeto di sdegno pareva arrivasse fino alla Baby.

--In fine poi, che cosa me ne deve importare?... Nulla. Non vado più in casa Castelguelfo per non arrischiare di essere incomodo, e tutto è finito... A me proprio non preme punto; e che quel cretino sia innanzi nelle sue _buone grazie_ quanto vuole!...

Ma Andrea era troppo onesto e schietto e non poteva mentire nemmeno con sè stesso. Interrogò il suo cuore, e il cuore gli rispose fra i rimorsi e la disperazione ch'egli era geloso e che ne soffriva come un dannato.

Geloso!... Dunque... Dunque era l'amore?!

Sì, sì, era l'amore, e bisognava fuggire, nascondersi e non rivederla mai più!...

X.

Ma poi, Andrea di Santasillia, come succede quasi sempre in simili casi, invece di fuggire rimase a Verona e continuò a vedere la Contessina.

Non c'è coscienza quanto quella degli innamorati che sia facile alle transazioni e feconda di scuse.

Infine, pensava Andrea, acquietandosi, la povera Adele sarebbe sempre stata il suo unico e santo ideale. Nessun altro sentimento avrebbe potuto distoglierlo dalla sacra promessa. Egli doveva essere e sarebbe rimasto per tutta la vita lo sposo, il fidanzato fedele della vergine cara indimenticabile. Sì, egli sentiva, e adesso non dovea più arrossire confessandolo come fosse una colpa, sentiva di volere un poco di bene anche a sua cugina; ma questo affetto era di tutt'altra natura. Era la dolce confidenza di una amicizia quasi fraterna; era una simpatia intellettuale; era il conforto, ma non era l'oblìo dei suoi dolori. Dunque perchè fuggire?... Perchè non dovea più vedere la Castelguelfo, dal momento che quegli scrupoli erano esagerati? E, adesso, pensandoci meglio, si persuadeva anche di non essere geloso della Contessina. Gli seccavano tutti i corteggiatori che le stavano appresso, perchè non erano punto divertenti; perchè erano vuoti e banali. Se invece fossero state persone di spirito, li avrebbe veduti volentieri e si sarebbe goduto in loro compagnia!... In quanto al Damonte poi, l'esserne geloso, era addirittura una ridicolaggine... La Castelguelfo non faceva altro che metterlo in burletta!...--È vero; si era offeso e irritato udendo i pettegolezzi della Giustiniani: ma soltanto perchè gli premeva il buon nome di sua cugina, e non per altro. Tuttavia egli rimaneva convinto che quella vecchiaccia aveva una lingua maledica, e che il Damonte era un bamboccione, e non poteva proprio capire come mai facesse sua cugina a sopportarlo!...

Ma, intanto, a poco a poco, per amore o per forza, cominciava col sopportarlo anche lui. Andrea aveva finito coll'andare tutti i giorni in casa Castelguelfo e vi faceva visite che duravano per ore intere; e siccome la Baby non voleva punto cambiare le proprie abitudini, così anche Andrea doveva trovarsi coll'altra gente. Egli, però, non sapeva nascondere il malumore; non parlava mai con nessuno; rimaneva imbronciato e faceva musacce tanto che anche la Contessina principiava a esserne seccata.

Il Santasillia, adesso che tutti lo conoscevano da vicino, avea perdute le maggiori attrattive, ed era ritornato il _Monsignore_. Ma un monsignore pesante, pretensioso, il quale pativa di scrupoli, e si era innamorato a _modo suo_ della Baby.

E come se tutto ciò non bastasse per infastidire la Contessina, gli amici i quali, sebbene non ne dessero l'aria, pure non avevano ancora perdonato al Santasillia il trionfo de' primi giorni, congiuravano insieme per la sua completa disfatta.

La Castelguelfo cominciava ad essere annoiata del nuovo adoratore. Ed essi appunto, ormai sicuri del loro giuoco, glielo facevano godere a tutto spiano.

Il Damonte affettava di mostrarsi assiduo presso la Zanibon, la quale appunto se n'era innamorata per quell'unico merito che aveva il giovinotto di essere uno dei corteggiatori dell'elegante contessina. Scipio Spinola pareva preso d'una passione furiosa per il _cotecio_, e passava tutta la serata al _club_, a giocare. Gli uomini posati facevano capire alla Baby che ci andavano meno perchè temevano di riuscire importuni «a certe persone.» Insomma essa era disperata; non le rimaneva più fedele altro che qualche vecchio reumatizzato, il quale l'angustiava maggiormente domandandole ogni momento:--Come mai Scipio Spinola non si lascia vedere?... Perchè il Damonte corre sempre dalla Zanibon?

Il fiore più bello di cui poteva far mostra la Contessina era Marco Baldi: ma per essere sicura di non perderlo, doveva invitarlo a pranzo quasi ogni giorno, e ascoltare pazientemente il solito racconto degli antichi amori, e non solo tollerare, ma fingere di divertirsi assai alle scipitaggini del vecchio libertino.

Marco Baldi, sempre ossequioso quando si trovava in presenza del Santasillia, dietro le spalle ne diceva di cotte e di crude: specialmente a proposito del voto faceva pompa di tutto il suo spirito.

--Cheh, cheh! Il culto dell'anima era un pretesto, era una _blague_!...--E raccontava, in proposito, una sua storiella, secondo la quale il Santasillia, fatto prigioniero durante un'esplorazione, era stato trattato dai selvaggi in modo così barbaro da essere poi costretto a fare quel certo voto.

E la Baby, invece di offendersi per quelle volgarità, ne rideva più degli altri, temendo potessero credere che la corte del Santasillia fosse ben accetta, cosa che l'avrebbe resa ridicola in faccia a tutti.

In proposito, la Generalessa, la marchesa d'Arcole e madama Kraupen parlavano chiaro. Il Santasillia non aveva saputo cattivarsi gli animi di queste rispettabili signore. Egli le trattava tutte tre allo stesso modo, senza usare nessuna preferenza, senza mai darsi la pena di far loro una visita; e non le aveva neppure invitate a vedere il museo!