Chapter 2
E sentì un altro sussulto al cuore, e il più forte, quando si figurò Pietro che stava consegnando l'involtino alla donna di casa... ma poi, appena pensò che l'uffiziolo e la lettera potevano trovarsi tra le mani dell'Adele, tutta la sua agitazione si quetò come per incanto.
--Ormai quel ch'è fatto è fatto,--pensò e sentì come un sollievo per non essere più in tempo di ritornare indietro: almeno avrebbe avuto fine quell'incertezza angosciosa!
Guardò l'orologio, poi suonò per chiamare il cameriere e gli diede ordine di far salire Pietro da lui, appena questi fosse di ritorno. Ma non ebbe pazienza di aspettare; suonò di nuovo, si fece portare il cappello, il soprabito e scese, lentamente, sperando di incontrarlo per le scale, ma Pietro tardava a farsi vedere. Il Santasillia aspettò qualche momento ancora sul portone del palazzo, accendendo il sigaro, ma tendendo sempre l'occhio lungo il _Corso_...
Infine vide il vecchio servitore che si avvicinava lentamente, guardando nelle botteghe.
--Vecchia tartaruga!--mormorò Andrea.--È quello il modo di camminare?
Il vecchio, appena ebbe raffigurato il padroncino in lontananza, si rizzò dritto dritto, e affrettò il passo.
--E così?--gli chiese Andrea movendogli incontro.
--È stato consegnato, signor conte.
--A chi?
--Ad una donna... ad una signora vecchia, ch'è venuta ad aprire.
--E... nessun... Non hai avuto nessuna risposta?
--No, signor conte.
--Va bene...
Andrea si avviò lungo il _Corso_ verso il _Portone dei Borsari_; il vecchio si rimise in capo il berretto gallonato e continuò la sua strada.
--Quel ch'è fatto è fatto--mormorò di nuovo il Santasillia, per rassicurarsi; ma il desiderio, l'ansia di conoscere la risposta dell'Adele non gli lasciavano pace... Intanto era presto notte; le sette dovevano essere sonate... Passeggiò ancora un'oretta buona passando e ripassando dal principio di via _Sant'Eufemia_, ma non aveva mai il coraggio di guardare in fondo alla contrada dov'era quella casetta sempre tutta chiusa, che egli aveva così ben disegnata nella mente, da poterla dipingere a memoria.
E se l'Adele, appena trovata la lettera nel libricciuolo, gliela avesse rimandata a casa, magari senza leggerla?... Andrea si sentì salire il fuoco alla testa, ritornò subito a casa, tremando, nel passar dinanzi al finestrino del portiere, che questi uscisse e gli tenesse dietro per consegnargli l'involto: il portiere non si mosse; Andrea respirò.
--Hanno portato nulla per me?--gli chiese poco dopo, mentre stava di nuovo per uscire, chè quella sera avea l'argento vivo addosso.
--No, signor conte, nulla. È venuta anche la posta, ma non c'era altro che una lettera per l'amministrazione.
L'uffiziolo non era stato respinto!... Andrea era tanto di buon umore, che si fermò un momento a scherzare col bamberottolo del portinaio.
Dio, Dio, che cosa avrebbe mai fatto per trovarsi in un cantuccio della camera dell'Adele e sapere un po'... qualche cosa della sua lettera!
In fine poi le sue profferte, le sue intenzioni erano tanto chiare ed oneste!... Pure... pure ci sarebbe stato il modo per capire s'ella gli voleva bene, ma bene sul serio, e se le accettava quelle profferte!...
Tutte le sere, quand'erano vicine le nove, una finestra di quella certa casetta si rischiarava per alcuni minuti, e un'ombra, ben nota, si disegnava dietro dei vetri... Anche quella sera vi sarebbe apparsa l'ombra della fanciulla?
Andrea, giunto il momento, si fe' coraggio. La pigliò larga per altro; fe' il giro di _Santa Anastasia_, attraversò _Via Rosa_, poi venne giù diritto per via _Santa Eufemia_, mezzo intontito, mentre il cuore gli ritornava a battere fortemente e sentiva che non avrebbe più avuto nulla nè da chiedere nè da desiderare, nè da sperare al mondo, se... se quella piccola finestra fosse stata rischiarata!...
Guardò... guardò... ma era ancora troppo lontano per poterla scorgere; e poi c'era di contro un lampione a gaz, maledetto!, e gli impediva di distinguer bene!
Dio, era tutto buio!... Fa ancora qualche passo...--Sì, sì... c'è il lume!... Ma no; quello è il riverbero del gaz!... Sì, sì, era proprio la finestra illuminata!..!--e vide l'ombra, l'ombra cara, dietro dei vetri!
--Oh, Adele, Adele, Adele, come ti voglio bene!... Come ti voglio bene!...--mormorò Andrea coll'amore e la felicità che gli prorompeano dall'anima. Egli, a un tratto, si sentiva rinascere; si sentiva allegro, allegro: gli sarebbe parso di volare lassù, presso quella finestra!
Il lume e l'ombra rimasero dietro ai vetri alcuni minuti, finchè Andrea, passando strisciò colla mazzettina di ebano sul selciato. Era questo un saluto tacitamente convenuto fra loro, nella misteriosa intelligenza delle anime.
Allora il giovane innamorato si sentì commovere da una beatitudine infinita, da un bisogno prepotente di espandere i propri affetti, la propria gioia; da una tenerezza così viva che gli riempiva gli occhi di lagrime.
--Adele, Adele, Adele, come ti voglio bene!
Continuò a girare attorno ancora per un pezzo, sempre fantasticando colla mente e col cuore, sempre formando tutti i più bei disegni per il _loro_ avvenire...
--Ma... e Sua Eminenza?... Non avrebbe fatta opposizione?... Ebbè, con Sua Eminenza, nella peggiore ipotesi, ne avrebbe fatto un caso di coscienza!... E... e il _garibaldino_?... Oh, anche il _garibaldino_ si sarebbe accomodato... A buon conto egli rappresentava quello che si dice _un buon partito_, e... l'Adele gli voleva bene... Poi egli avrebbe rispettato le opinioni del Parabiano, il Parabiano avrebbe rispettate le sue, e avrebbero finito coll'intendersi... Quella vecchia arpìa della Giustiniani lo aveva dipinto come un _mangiapreti_; ma per altro non aveva proibito all'Adele di andare a messa!
Continuando così a passeggiare a caso, senza nemmeno badare dove lo portavano le gambe, finì a trovarsi, quando proprio cominciava a sentirsi stanco, in _Piazza dei Signori_; e allora pensò di entrare un momento nel _Caffè Dante_, prima di tornarsene a casa. Ma in quel punto, nell'attraversare la piazza, aveva notato qua e là piccoli gruppi di persone ferme a discorrere, e questurini che giravano su e giù colle grinte dure dure.
--Che cos'è successo di nuovo?--chiese il Santasillia al cameriere ch'era venuto a servirlo.
--El solito _bordelamento_!... le _bufonàde_ solite, signor conte!
Il cameriere, prima di rispondere così, aveva girato l'occhio attorno alla sala del _Caffè_, e vedendola deserta, s'era arrischiato a dire quelle parole, credendo cattivarsi l'animo del signor conte sempre generoso nel dar la mancia.
Ma invece il Santasillia non gli aveva manco badato. Egli cominciò a sfogliare l'_Illustrazione_, il _Pasquino_, mentre sorbiva il thè; ma co' pensieri era quasi sempre fisso in _Via Santa Eufemia_ e, se si moveva di là, era per correre ancora più lontano, più lontano assai, a Bordighera o a San Remo.
E, in sulle prime, non si accorse nemmeno che due o tre giovanotti, entrati da poco nel _Caffè_, e sedutisi a un tavolino presso la porta, vicino al suo, avevano cominciato a guardarlo bieco, ad ammiccarselo fra loro ed a ghignare: ma se ne accorse, per altro, dopo qualche momento che durava il giochetto; tuttavia continuò impassibile a sorbire il thè e a sfogliare le gazzette.
Gli altri s'indispettirono per quell'altera sicurezza, ghignarono più forte, e le parole gesuita, abatino, _coa_, gli giunsero bene all'orecchio, accompagnate da epiteti altrettanto espressivi, quanto poco parlamentari.
Andrea chiamò forte il cameriere; pagò, scambiando qualche parola con lui e sorridendo; si alzò, infilò il soprabito, lo abbottonò bellamente adagio adagio; cominciò a mettere i guanti e poi si avviò per uscire, guardando alla sua volta, fisso, dove sapeva che lo tenevano d'occhio.
--_Marcia, marcia!_--borbottò a mezza voce taluno di quei giovinotti, quando Andrea, già mezzo aperta una delle imposte a vetri, stava per uscire.--_Marcia, marcia, bruto can!_
--L'hanno con me, lor signori?--domandò seccamente il Santasillia, ritornando subito indietro, ed avvicinandosi risoluto presso il tavolino.
--Sì, con lei, come l'abbiamo con tutti i _caccialepre_,--rispose alzandosi di botto uno della comitiva.
Andrea alzò la mano, in atto di misurargli uno schiaffo; ma l'altro fu pronto a fermargli il braccio. Tutti si levarono in piedi confusamente, e i camerieri accorsero nella sala.
--L'ho come ricevuto, signor conte!
--Sta bene: è quello che desideravo.
--Fermi voi altri, e state zitti!--intimò il giovanotto a' suoi compagni, che volevano pigliare le sue parti.--Ormai la partita sarà sbrigata fra me e il signore!
--Sono a sua disposizione, sebbene non abbia l'onore di conoscerla.
L'altro, preso dal portafoglio un biglietto di visita, lo presentò al Santasillia dicendogli assai compitamente:--Domattina mi farò premura di inviarle due miei amici....
--Mi troveranno in casa senz'alcun dubbio!--rispose Andrea inchinandosi nel prendere il biglietto, che ripose in una tasca del paletò senza guardarlo.
Prima di uscire dal _Caffè_, egli si levò il cappello: tutti gli altri risposero al saluto.
--_Che mati de siori!_--mormorarono i camerieri ghignando fra loro--_prima de sbuelarse i se fa i complimenti!_
Andrea, in quell'incontro, non aveva avuto proprio nulla del _seminarista_, ed anzi se Sua Eminenza lo avesse veduto, se ne sarebbe molto scandalizzata.
--Una lezione bisognava darla, e la darò in tutte le regole!--disse Andrea fra sè come si trovò solo in istrada.
Rifece _Via Rosa_, ritornò in _Via Santa Eufemia_ e passò ancora una volta sotto alla finestra dell'Adele. Al duello non ci pensò più.
Cheh! Avea ben altri pensieri in quel momento, e più dolci e più cari per potersene ricordare! Invece il duello gli tornò in mente quando fu rientrato in casa, e, appena salito in camera, cercò nelle tasche il biglietto da visita per vedere con chi mai avrebbe dovuto battersi. Avvicinò il biglietto alla lucerna, ne lesse il nome, e subito il suo volto si fece livido, contraffatto: era il nome di Francesco Parabiano.
III
Andrea di Santasillia non era uomo da sbigottirsi facilmente, e per quanto fosse rimasto colpito e addolorato, non tardò a ragionare e a persuadersi che quello strano incontro non avrebbe certo dovuto influire sopra i disegni del suo cuore.
L'insulto era stato grave, ma tuttavia il Parabiano aveva fermato a tempo il suo braccio; lo schiaffo non era stato dato; ci sarebbe stato di mezzo una sciabolata, e il Santasillia era disposto a buscarla per amor dell'Adele.
Maledetta l'idea che gli era balenata di andare al _Caffè Dante_!... Era tanto felice!... Ma e perciò?... Non lo sarebbe stato ancora egualmente felice?... Alla fine il duello poteva essere una via come un'altra per mettersi in relazione col tutore dell'Adele. L'aveva tanto cercata quella via, e adesso che l'aveva trovata se ne lagnava? Dopo lo scontro si sarebbero stretta la mano, e così sarebbero stati subito buoni amici, per diventare presto cognati... Chi invece lo doveva inquietare parecchio era _Sua Eminenza_! Chi sa come avrebbe accolta quella notizia; perchè su certi argomenti, lo zio Cardinale non era punto di manica larga.
La Chiesa proibiva il duello, e quella proibizione era savia, era morale: col duello si esponeva la propria vita per attentare a quella degli altri! Sicuro; non c'era anche il proprio onore da difendere...? L'onore?... Il precetto fondamentale della Chiesa non era il perdono delle offese?...--Bè, bè... ma allora non bisogna restar nel mondo, bisogna farsi frate, a voler seguire certi precetti!--pensò il Santasillia, ch'era già entrato in letto, e cominciava a rivoltarsi un po' inquieto sotto le coperte...--E lui, in tal caso, perchè andava a messa, dal momento che ne dovea ridere?...--Perchè lui era credente...--Credeva?... Dunque era convinto di far peccato?!...
E allora, nel buio silenzioso in cui era avvolto, la coscienza del giovane cattolico gli risollevò dinanzi al pensiero scrupoli e dubbi che la vita mondana aveva assopiti, ma non aveva spenti nell'animo suo.
--Perchè gli era mai venuto in mente di entrare in quel _Caffè_!... Rifiutare il duello ad ogni costo, fare scuse, ecco quali sarebbero stati i precetti della Chiesa!... Ah no, egli si sarebbe piuttosto rassegnato ad andar dritto all'inferno, non c'era verso!...
--E se invece di esser punito coll'inferno, egli fosse stato punito, per quella colpa, col perdere l'Adele?...--Il giovane trasalì, dubitò, credette, per un momento, che la fanciulla dovesse essere il premio del suo sacrifizio.--Dio, Dio: allora l'avrebbe perduta; perduta per sempre!--In quella febbre angosciosa fe' per pregare.... ma che?...--la sua preghiera non verrebbe ascoltata!... Si rizzò a sedere sul letto, pallido, la fronte in sudore, il petto anelante. L'angoscia di quel momento, la lotta che si agitava in lui, fra la sua fede e l'onor suo di gentiluomo, era terribile....
--Ma non vado incontro all'avversario coll'odio nel cuore,--pensò--vado col desiderio più vivo di fare la pace. Non sono le intenzioni che contano?... Dunque, migliori delle mie, non potrebbero essere certamente!.--Quietata un po' la coscienza, riuscì a prender sonno. Per altro, dormì male assai; fe' sognacci tutti pieni di assassinî, di ammazzamenti. L'Adele era già maritata; egli dovea battersi col marito di lei, poi con suo padre, poi l'aveva perduta per sempre. Si risvegliò in sussulto, ansante, e il pensiero che gli venne subito del duello, in quel primo momento, lo atterrì, nè ritornò la quiete al suo spirito se non colle prime spere di luce, annunziatrici del nuovo giorno.
I padrini del Parabiano si presentarono alle undici precise. Erano due ufficiali; e Andrea notò subito la delicatezza del suo avversario, che non avea mandato per isfidarlo alcuno di que' suoi compagni che erano la sera innanzi al _Caffè Dante_.
--So bene,--egli disse loro,--a che cosa devo attribuire l'onore di una simile visita.--Poi dichiarò di essere pronto a dare la chiesta soddisfazione, e di avere scritto al conte Renzanico e al marchese Castiglioni (i quali si sarebbero trovati al _Club_ dalle dodici al tocco) affidando ad essi il più ampio mandato per definire lo spiacevole incidente; e fe' intendere bene quella parola _spiacevole_.
I due ufficiali, senza aggiungere parola, salutarono il Santasillia inchinandosi con fredda cortesia, e si ritirarono stringendogli la mano che egli aveva loro offerta, nell'accompagnarli fino all'anticamera.
--Che musi! e come hanno preso sul serio la loro parte! pensò il giovanotto mettendosi a far colazione.
Era un bel giorno limpido di sole e Andrea non voleva più saperne di malinconie.
--Porterò il braccio al collo per una settimana--pensava;--poco male!
Il tocco era sonato da poco, quando il Renzanico e il Castiglioni vennero insieme per riferire ad Andrea le condizioni dello scontro.
I due amici erano seri e impacciati: l'arma scelta era la sciabola; ma avevano dovuto accettare condizioni gravissime. L'insulto era stato pubblico, tutti ne parlavano; era il solo argomento della giornata, e il Parabiano pareva non volersi accontentare di una graffiatura.
--Sta bene,--rispose Andrea seccamente.
--Ed ora,--aggiunse il Renzanico,--dobbiamo farti una strana ambasciata, per conto, figurati, del tuo avversario!
Andrea guardò i due amici facendo atto di maraviglia.
--Egli vorrebbe ottenere un favore, per il quale si raccomanda al tuo cuore e alla tua cortesia.
--E quale?--chiese Andrea premurosamente.
--Che lo scontro abbia luogo oggi stesso; subito. Egli deve avere una sorella un po' malata (Andrea arrossì, poi si fe' pallido), e vorrebbe evitare,--continuò il Renzanico,--che le chiacchiere, già messe in giro a proposito di questo duello, potessero giungere al suo orecchio, prima che lo scontro avesse avuto luogo. Vorrebbe risparmiarle l'angoscia, l'inquietudine di sapere che suo fratello deve battersi,--e non ha torto. Dopo... si sa bene, quel ch'è stato è stato!
--Sono subito a disposizione del signor Francesco Parabiano,--rispose il Santasillia assai vivamente.
E infatti, prima ancora delle quattro, e presto assai per tutti i preparativi che c'erano stati da fare, i due avversari si trovarono di fronte in una piccola spianata, vicino al forte di _Bosco Mantico_.
D'ambo le parti si erano prese anche le ultime disposizioni con quella scrupolosa imparzialità, e insieme con quella squisita gentilezza di forme, che provava quanto fossero la stima e il rispetto reciproci. Tutti e due i combattenti si mostravano composti, tranquilli: il loro giuoco era calmo, misurato, _di scuola_. Meglio che ad un duello, pareva di assistere ad un assalto accademico in una sala di scherma.
--Toccato, alt!--gridarono a un tratto e insieme i due _secondi_, che si tenevano vicinissimi e cogli occhi fissi ai duellanti. Questi si fermarono subito, e intanto apparve sull'avambraccio di Andrea una sottile striscia di sangue.
Chiamati tosto i medici, essi dovettero dichiarare sul loro onore che la ferita non era di tale entità da impedire il proseguimento del duello.
Gli avversari furono nuovamente messi di fronte, fu dato di nuovo il segnale dell'attacco, e cominciò un secondo assalto.
Il Santasillia, sempre freddo e compassato, badava a riparare; Francesco Parabiano attaccava con un gioco vivo e serrato, ma si vedeva bene che non c'era odio fra i giovani combattenti, quantunque gareggiassero fra loro in valore e bravura.
L'assalto continuava già da vari minuti, senza che nè l'uno nè l'altro rimanesse toccato. A poco a poco il Parabiano vinto, attratto dall'emozione stessa della lotta, vi si riscaldò: il suo attacco divenne ancora più vivo, più rapido, più minaccioso; il sudore gli colava a grossi goccioloni dalla fronte sulle guance accese. Il petto aveva anelante, e a volte prorompeva in esclamazioni improvvise di sfida per isconcertare l'avversario, il quale continuava a parare, solamente a parare, sempre calmo, sempre impassibile.
A un tratto il Parabiano, sconcertato da così forte sicurezza, mutò gioco e volle tentare un colpo suo di riserva e che fino allora gli era sempre riescito. Si chinò allungandosi con una finta maravigliosa, poi avanzò d'un passo e uscì arditamente in spaccata; ma la sua sciabola non incontrò quella dell'avversario, barcollò scivolando sul terreno umidiccio e precipitò da sè medesimo contro la sciabola di Andrea.
Non il Parabiano, ma fu il Santasillia che gettò un grido terribile: i secondi, i testimoni, i medici accorsero prestamente per sollevare il ferito, già tutto sparso di sangue. Egli si era fatto bianco in viso, ma pure sorrideva; colla voce fioca balbettava ancora qualche parola di scherzo coi medici affaccendati e coi padrini, e quando fu medicato volle stringere la mano al suo avversario che lo guardava muto, colla più cupa disperazione impressa sul volto.
--E così?--domandarono premurosamente i padrini ad uno dei medici, appena il Parabiano fu adagiato nella vettura che dovea ricondurlo in città.
--È un affare grave, molto grave: la punta gli è penetrata assai nell'addome... Staremo a vedere.
Poi il medico scosse la testa e non aggiunse altro. Nessuno più fiatò per tutta la strada.
Ma, la mattina dopo, una lugubre voce correva per le vie, penetrava in tutte le case di Verona. Crocchi di persone si formavano qua e là, dinanzi alle botteghe, ripetendo l'uno all'altro la triste nuova, e chiedendo o riferendo i più minuti particolari intorno all'alterco succeduto al _Caffè Dante_, al duello che ne era seguito, e a quella grande disgrazia.
Francesco Parabiano era morto nella notte.
IV.
Gli amici di Andrea avevano tentato di tenergli nascosta, almeno per qualche tempo, la dolorosa notizia; egli la indovinò subito dai loro volti abbattuti e dalle loro risposte dubbie e contradditorie. Allora la disperazione del giovane non ebbe più ritegno, e fra i gemiti ed i singhiozzi, e imprecando contro tutto ciò in cui egli aveva creduto, confidò al Renzanico ed al Castiglioni le segrete speranze del suo cuore, che quella morte atroce, quel delitto, quell'assassinio suo, venivano a distruggere per sempre.
Che conforto ci poteva essere per un dolore così grande?... Nessuno: il tempo solamente gli avrebbe ridata la pace.
Ma, invece, anche il tempo preparava un nuovo spasimo al suo cuore: il più atroce, il supremo.
Lasciandosi guidare dai suoi amici e dai consigli dello zio Cardinale, egli s'era rifugiato, per quei giorni, in Isvizzera; ma poi, quando seppe che l'Adele (ch'era stata condotta nella villetta di un suo zio in Valpantena) era caduta gravemente ammalata, ritornò subito in Italia e corse a nascondersi, per essere quanto più vicino alla sua fanciulla, in una casuccia di contadini, al di là di Grezzana.
Allora successe in lui uno strano mutamento: dimenticò tutto, anche la morte del Parabiano, per non avere più altro che un pensiero, un'ansia: la guarigione dell'Adele. Scosso, affranto da tante sventure, vi ravvisò la collera di Dio che egli aveva offeso accettando il duello; e si pentì dello spirito di rivolta, che in sulle prime aveva preso l'animo suo, si diede per vinto, ritornò umiliato alla fede e pregò, implorò per quella guarigione con un fervore nuovo, che il disordine della sua mente indebolita spingeva fino ai deliri della superstizione. E quando non girava come un matto attorno alla villetta dei Parabiano, tutta la sua vita trascorreva in preghiere, in devozioni, in pellegrinaggi votivi. Ma ogni giorno le notizie della fanciulla si facevano più cattive, «Ebbene, non ho ancora espiato abbastanza» pensava Andrea, e raddoppiava il suo fervore. Egli, senza domandarlo al alcuno, aveva indovinato quale era la finestra della camera d'Adele, perchè sempre, tutta notte, vi vedeva il lume acceso; e quella finestra rischiarata, che nella lontananza buia e fra le ombre cupe della valle pareva a volte una piccola stella, era proprio la stella avvivatrice della sua speranza. E ogni mattina, rinfrancato dalla luce che avea veduta nella notte, ritornava ansioso a spiare se da qualche indizio poteva capire che l'Adele cominciava ad alzarsi, o se almeno il medico le avesse permesso, in una bella giornata di sole, che le aprissero la finestra.
Ma invece la fanciulla non si alzava mai, e la finestra era sempre chiusa.
Pure una mattina venne ch'egli la vide colle imposte spalancate. Ebbe un lampo di gioia; affrettò il passo, corse quasi fin sotto la casa: poi si arrestò a un tratto, e con lui sembrò si arrestassero anche i battiti del suo cuore.
...Era giorno fatto... e perchè tenevano ancora il lume acceso in quella camera?...
Un contadinello usciva allora in fretta dalla casa; Andrea gli si avvicinò; piangeva!....
La signorina era spirata all'alba, mentre suonava L'_Avemaria_, stringendo fra le mani rattrappite un piccolo libro di preghiere.
Andrea diè un urlo e si precipitò nella villa, aprendo e sbattendo il cancello di ferro; ma quando fu sull'uscio che metteva alla scala, un uomo, quasi vecchio cogli occhi rossi di pianto, lo fermò, dicendogli pieno di sdegno e di collera:
--Che volete voi ancora in questa casa? Che altro male ci volete fare?
---Voglio vederla!--rispose Andrea con voce rauca.
--No!--esclamò il vecchio avanzandosi per impedirgli il passo.--Siete stato voi che l'avete fatta morire.
Andrea alzò il capo e guardò l'altro stupidamente; poi l'espressione del suo volto si fece terribile, afferrò il vecchio per le braccia, lo scosse e lo gittò barcollante contro la parete, balbettando con voce rotta, soffocata:--Lasciatemi passare!.... Voglio passare!...
E passò.
V.
La marchesa D'Arcole, la generalessa Brocca di Broglio e madama Kraupen godevano davvero di una autorità incontrastata nell'olimpo veronese; ma per altro chi vi dettava legge, l'idoletto che tutti adoravano, era la contessina Eleonora di Castelguelfo.