Chapter 1
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BABY
Opere di Gerolamo Rovetta
_Romanzi e Racconti:_
=La Moglie di sua Eccellenza=, romanzo. =Mater Dolorosa=, romanzo. =Il tenente dei Lancieri=, romanzo. =L'Idolo=, romanzo. =Le lacrime del prossimo=, romanzo. =La Signorina=, romanzo. =La Baraonda=, romanzo. =Cinque minuti di riposo!= =Casta Diva=, novelle. =Baby=, romanzo. =Ninnoli=, racconti. =Il processo Montegù=, romanzo. =Sott'acqua=, romanzo =Il primo amante=, romanzo. =Tiranni minimi=, racconti. =Cavalleria assassina=, racconti.
_Teatro:_
=Romanticismo=, dramma in quattro atti. =Un volo dal nido=, commedia in tre atti. =La Moglie di Don Giovanni=, dramma in quattro atti. =In Sogno=, commedia in quattro atti. =Gli Uomini pratici=, commedia in tre atti. =Scellerata!...= commedia in un atto. =Collera cieca!...= commedia in due atti. =La Contessa Maria=, dramma in quattro atti. =La Trilogia di Dorina=, commedia in tre atti. =I Barbarò=, dramma in un prologo e quattro atti. =Marco Spada=, commedia in quattro atti. =La Cameriera nova=, commedia in due atti, in dialetto veneziano =Alla Città di Roma=, commedia in due atti. =La Realtà=, dramma in tre atti. =Madame Fanny=, commedia in tre atti. =Principio di Secolo=, dramma in quattro atti. =I Disonesti=, dramma in tre atti. =Il Ramo d'ulivo=, commedia in tre atti. =Il Poeta=, commedia in tre atti. =Le due coscienze=, commedia in tre atti. =La Moglie giovine=, commedia in quattro atti. =A rovescio!= commedia in un atto. =La Baraonda=, dramma in cinque atti. =Il Re Burlone=, dramma in quattro atti. =Il Giorno della Cresima=, commedia in tre atti. =Papà Eccellenza=, dramma in tre atti. =Molière e sua Moglie=, commedia in tre atti.
GEROLAMO ROVETTA
BABY
_e TIRANNI MINIMI_
MILANO
Casa Editrice BALDINI & CASTOLDI
Galleria Vittorio Emanuele, 17-80
1913
PROPRIETÀ LETTERARIA
MILANO--TIP. PIROLA & CELLA DI A. CELLA
I.
Quelle venti o trenta persone, che rappresentavano il _sancta sanctorum_ del bel mondo veronese, e al _club_ si appartavano per conversare in un circolo altrettanto intimo quanto ristretto, e che si riunivano al lunedì dalla marchesa d'Arcole, al mercoledì dalla generalessa Brocca di Broglio, e al venerdì da madama Kraupen, erano state scosse nella loro inerte monotonia da una notizia importante: il conte Andrea di Santasillia ritornava a Verona.
Egli vi mancava già da dieci anni: e per le peripezie che ne aveano preceduta la partenza, e per il casato suo, forse il più autenticamente illustre nella pleiade numerosa e problematica dei conti veronesi, quell'inaspettato ritorno non poteva non mettere il campo a rumore. Madama Kraupen, la generalessa Brocca di Broglio e la marchesa d'Arcole meditavano già di rubarselo a vicenda; e ciascuna delle tre voleva sapere il giorno e l'ora precisa del suo arrivo, per essere la prima ad invitarlo a pranzo. I gelosi tremavano e i giovinotti più eleganti cominciavano a mettersi in apprensione, vedendo apparire nell'angusto firmamento un nuovo astro, che avrebbe potuto far impallidire i fulgidi colori delle loro cravatte e minacciare il tranquillo dominio delle loro illecite conquiste.
Ma Andrea di Santasillia era lontano assai dal pensare al subbuglio ch'era succeduto per lui in quel piccolo mondo. Egli ritornava a casa sua come in un ultimo rifugio e sempre in cerca di quella pace, che invano aveva sperato trovare ne' lunghi viaggi in paesi lontani e in una vita austera tutta dedicata allo studio e al lavoro.
Il suo aspetto era freddo e severo; ma il cuore era tuttavia sanguinante per quel primo e grande dolore ch'era stato il triste dramma de' suoi vent'anni.
Rimasto orfano fin da ragazzo, il conte di Santasillia era stato affidato alla tutela d'uno zio Cardinale, arcivescovo in una cittaduzza delle Romagne. Però le tradizioni di famiglia, l'educazione, l'ambiente in cui egli era cresciuto, se pure avevano fatto di lui un gentiluomo ed un galantuomo, non ne avevano certo formato un liberale, tutt'altro! Ma pure, intelligente e buono, egli sapeva stare con tutti, difendendo le proprie convinzioni, ma rispettando anche quelle degli altri. Bigotto, proprio, non era; era credente, e se a messa ci andava per conto suo, qualche migliaio di lire all'obolo le mandava, più che altro, per conto dello zio Cardinale. Non ostante la scomunica, il giorno dello Statuto, e per la festa del re, anche dalla loggia del suo vecchio palazzo sul _Corso Cavour_ si vedeva issata la bandiera tricolore. Insomma, a guardarlo e a studiarlo bene, c'erano in lui quasi due nature, come due semi in uno stesso nocciolo: il conte Andrea di Santasillia che sentiva la seduzione degli studi e della vita moderna, e il pupillo del Cardinale che, a volte, pativa di scrupoli. Per altro, dacchè il giovinotto era libero e viveva lontano dalla _Curia_, il conte di Santasillia prendeva il sopravvento sull'_abatino_, come lo chiamavano qualche volta gli amici suoi per amabile celia, e come lo chiamava schernendolo il buon popolo veronese, che lo vedeva di cattivo occhio per via dei quattrini che mandava al Papa.
_Sportman_ appassionato e di coraggio singolare, il Santasillia si trovava timido e impacciato soltanto colle donne. Quando una signora gli parlava, lo fissava in viso, o gli stringeva la mano, arrossiva come una fanciulla. Se gli amici (lo facevano apposta certe volte in sua presenza per burlarsi di lui) si mettevano a raccontare qualche fatterello un po' lesto, egli si sentiva preso da un impeto d'ira che non sapeva frenare.
Una volta questi suoi amici, che si reputavano, in buona fede, altrettanti Don Giovanni, perchè avevano pagato il conto della locanda ad un contralto sfiatato, gli prepararono il brutto scherzo di fargli capitare nel salottino del ristorante, dov'egli era solito cenare dopo teatro, una coppia sbrindellata di quelle infelici sirene di provincia. Ma, per poco, il giochetto non finiva male! In luogo del timido abatino, i giovinastri si trovarono di fronte al conte di Santasillia, che in barba ai precetti di mansuetudine insegnati in seminario, era fermo più che mai a voler cadere, per quella volta, in peccato mortale, accomodando le partite sul terreno.
Presto presto, gli dovettero fare le scuse.
Ma la ritenutezza del Santasillia non era selvaggio abborrimento della donna, come succede in alcuni esseri dallo spirito attutito o depravato. Proveniva, invece, da un senso profondo di rispetto. Nella donna egli venerava la madre, per un culto di affettuose memorie; nella donna egli aspettava la sposa, per un intimo sentimento di amore.
Uggito, quasi offeso dalla volgarità di coloro che lo circondavano, egli, a poco a poco, se ne allontanò, e cominciò a vivere solitario. E, a poco a poco, quella solitudine gli riuscì ancora più gradita, avendo miglior agio per essa di dedicarsi a' nuovi pensieri, a' nuovi disegni. Ormai la poesia forte e gentile della sua giovinezza aveva trovato la cara inspiratrice... Ormai non era più solo quando invocava la benedizione della povera mamma: una testina bionda di fanciulla la aspettava con lui, dentro al suo cuore.
Andrea cominciava ad amare. Quando, come, era ciò avvenuto?
È una storia umile assai.
II.
Una domenica ai _Santi Apostoli_, mentre la messa era già cominciata, il Santasillia vide entrare nella chiesa, già tutta piena di gente, una giovinetta bionda, aggraziata assai, in una vesticciuola di percallina bianca, a fiori azzurri, e seguita da una donna di età, linda, composta, che pareva essere qualche cosa meno di una istitutrice, qualche cosa più di una cameriera.
La fanciulla s'era fatta in viso di fuoco, vedendo che i devoti, raccolti nel silenzio della preghiera, volgevano il capo verso di lei, disturbati dalla sua venuta in ritardo. Essa, in fretta, voleva trovare un posto ove mettersi, ma i banchi erano tutti occupati. Lo scaccino la vide, fe' cenno alla vecchia e portò due seggiole nel recinto, dinanzi all'altare della Madonna, dove anche Andrea stava ritto, ascoltando la messa. Egli dovette tirarsi un po' indietro per lasciar passare la giovinetta, e nel far ciò, quasi commosso da quell'apparizione, fece un inchino. Essa non rispose al saluto, arrossì di nuovo, si inginocchiò confusa, aprì subito il libricciuolo e vi nascose sopra il viso, come se volesse pregare più raccolta. La vecchia seria seria, e con un'espressione sincera di devozione che le spirava dalla faccia buona, s'inginocchiò pure, accanto alla signorina.
Allora il Santasillia potè osservare la fanciulla a suo bell'agio, e subito ne ammirò la figuretta gentile, flessuosa, e l'elegante semplicità con cui era abbigliata. Egli sentiva diffondersi all'intorno da quella vaga personcina alcunchè di fresco, di primaverile, come una fragranza di giovinezza e di grazia.
E intanto ella continuava a pregare tenendo sempre il capo chino e gli occhi fissi sul libro. Ma, ad un tratto, uno scoppio, uno schianto di tosse diè un urto violento a quel corpicciuolo delicato. Molte persone si voltarono allora verso di lei, che si premeva il fazzoletto sulla bocca per trattenersi di tossire, e il Santasillia notò anche lo sguardo attento e pieno di tenera sollecitudine che la vecchia rivolse in quel punto alla padroncina.
Quando finì la messa, tutti uscirono di chiesa, e Andrea adagio adagio e senza quasi pensarci, seguì da lontano l'abitino bianco dai fiorellini azzurri; ma non ebbe molto cammino da fare, e ciò gli rincrebbe. La fanciulla si fermò dinanzi a una piccola porta, dipinta di verde scuro, d'una casetta tutta nuova, di via _Sant'Eufemia_; la vecchia tirò la maniglia d'ottone lustro del campanello, la porta si aprì, e la testina bionda e l'abitino bianco dai fiorellini azzurri sparirono a un tratto. Il Santasillia, lì per lì, sentì che gli veniva a mancare qualche cosa, la contrada gli sembrò vuota, ma già per lui non era più una contrada indifferente, come tutte le altre.
D'allora in poi i due giovani s'incontrarono e si videro «_tutte le feste al tempio_». E si videro appunto perchè, la domenica dopo, anche la fanciulla, che indossava un abitino di percallina bianca a fiori rosa, lo scorse subito, ritto in piedi vicino all'altare della Madonna, e lo guardò. Lo guardò nel sedersi dopo l'_Elevazione_, e lo guardò un'altra volta prima di sparire dietro la piccola porta.
E il ricambio di quegli sguardi si faceva più frequente ogni domenica. La fanciulla cercava il giovane cogli occhi appena entrava in chiesa, ed era sicura di vederlo sempre là, al solito posto. Lo guardava una volta prima di mettersi a sedere; lo guardava dopo, nell'inginocchiarsi, lo guardava nel volgere le pagine del libriccino; e a mano a mano tutte quelle occhiate si facevano più lunghe e appassionate. Sapeva ella chi fosse il bel giovanotto dei _Santi Apostoli_? Forse no. Certo, Andrea ignorava il nome della fanciulla, nè si era curato di domandarlo. Il nome l'avrebbe forse mutata? No; dunque non gli premeva di conoscerlo. Egli godeva l'incanto di quella figuretta gentile, di quel volto soave, di quegli occhioni azzurri e profondi, che guardandoli, gli accarezzavano l'anima; e però aveva finito, durante quelle messe troppo brevi, a pregare Iddio colla mente, e ad adorare col cuore la bella fanciulla. Ormai, fra loro due, s'intendevano, e le formalità mondane, che ancora, in apparenza, li tenevano divisi, erano state superate dal loro spirito. Si guardavano, ed era assai più che non si parlassero; si guardavano ed erano felici, perchè dicevano l'uno all'altro che si volevano bene. E insieme amavano tutti e due anche quella chiesa dove si erano incontrati, quella pace solenne, quel tepore molle e insinuante, quella luce tranquilla, quel pio raccoglimento e infine quella bella Madonna dell'altare, ch'era _la loro_ Madonna.
Il giovane innamorato subiva seduzioni dolcissime, tanto più forti quanto più erano intime. La sua poesia un po' romantica, un po' mistica, trovava la sua incarnazione in quel bel viso pallido di fanciulla bionda e delicata, ed egli già si sentiva sicuro ed aveva in lei tutta la fede, come se le avesse parlato, come se ne avesse ricevuto le più solenni promesse.
Fu per caso ch'egli venne a conoscere il nome e la famiglia della giovinetta, e in quell'occasione comprese pure ch'era necessario di risolversi presto, e di palesarle apertamente le proprie aspirazioni.
Una domenica (era già inoltrato l'autunno e la fanciulla non andava più vestita di percallina chiara, ma indossava un abito succinto di panno color monachino), una domenica, verso la fine della messa, ebbe uno scoppio di tosse più forte e insistente del solito.
--_Pôra putela_,--mormorò una donnicciuola inginocchiata sul banco dove anche Andrea si teneva appoggiato,--_pôra putela_, fa proprio _mal al cor_, a sentirla _tossir_ in quel modo!
Andrea, che si era fatto pallido, non si mosse, non rispose verbo.
--Anche la _sò pôra mama_,--riprese l'altra dopo un poco,--_l'è morta tisica_.
Andrea continuò a tacere, ma guardò la donna attentamente.
--_L'era cussì bela anca ela! L'era tutta el ritrato della signorina Adele!_
Il giovanotto trasalì: si chiamava Adele!
--L'è morta troppo presto; come _tuti i boni_. _Mi l'ho cognossuda e ghe andava spesso_ in casa. Allora _no gaveva_ la vista debole e andava _a zornada a laorar_ in bianco.--_Pôra anima!.... L'era vedova d'un colonel dei bresaglieri, un bel toco d'omo morto in guera soto Vitorio._
--E come si chiamava?--domandò Andrea, con un leggero tremito nella voce.
--_El colonelo Parabian! E po', salo, sior Contin_, seguitò la donnicciuola che non finiva più di chiacchierare, felice di farsi vedere in colloquio con un nobile di quella fata,--_e po', mi go avudo l'alto onor de cognossar anche_ _la siora Contessa. Che santa dona, che santa dona! E go portà in brasso tante volte anca el sior Contin! Me lo ricordo come fusse adesso! Ma allora gaveva i oci boni e andava a zornada e..._
Il Santasillia già da un pezzo non l'ascoltava più. Egli guardava la sua fanciulla e gli era diventata anche più cara. «Orfana, orfana anche lei, poveretta! Ed era ammalata!... Oh ma bisognava ch'egli ne prendesse cura, e subito!.... L'avrebbe portata a San Remo, a Bordighera... Là, fra quel tepore fragrante di aranci e di oliveti, si sarebbe tosto rinfrancata...» Così pensando si fece coraggio, e la guardò più fisso, e la seguì più da vicino quando essa, sempre accompagnata dalla sua vecchia compagna, s'incamminava lentamente verso casa.
Il Santasillia fu tutto quel giorno sopra pensiero, formando vari disegni per poter conoscere ufficialmente l'Adele e per poterle parlare. Egli si trovava un pochino impacciato. Per quanto le anime loro fossero unite dal vincolo segreto della simpatia, pure le formalità, l'uso, i rispetti umani, tentavano di ficcarcisi in mezzo.
--A chi doveva rivolgersi?... Al suo tutore?... E da chi, e come doveva farsi presentare?...--E così, mille dubbi sorgevano, mille difficoltà, tutte in effetto di lieve o nessuna importanza, ma pure, al primo apparire, inquietanti.
Quel giorno doveva appunto andare a pranzo dalla contessa Giustiniani, sua parente; una buona signora, piena di tatto, che conosceva, che vedeva tutta Verona e che gli era affezionatissima: ebbene, si sarebbe consigliato con lei.
--_Ah, fiol mio!_--gli rispose la vecchia signora sprofondata nella sua poltroncina, accanto al caminetto, mentre accarezzava le orecchie a un piccolo levriere, che si teneva accucciato sulle ginocchia.--_Ah fiol!_... Bellezza molta, ma _bezzetti_ pochi in quella casa!... Del resto, _riguardo alla puta_, non posso dir niente; non la conosco. Ma, gli altri... _teste mate; teste mate!_... Il padre... un _esaltà_: ha sempre fatto il rivoluzionario È scappato di casa nel quarantotto; è stato in prigione, poi gli hanno fatto la grazia, ma invece di mettere giudizio, è andato prima a Londra, poi s'è arrolato in Piemonte, e dev'essere morto a _San Martino_. La madre era di buona famiglia; ma romantica in sommo grado. Ha voluto sposare il Parabiano per forza, e ha girato il mondo con lui. Il figlio poi, l'erede al trono....
--La signorina Parabiano ha dunque un fratello?--interruppe Andrea, colla voce rauca. Egli si sentiva soffocare dalla flemma della vecchia contessa.
--Sicuro: e anca lu, _pezo che pezo!_--Adesso dev'essere per l'appunto a fare del chiasso nelle Romagne, con Garibaldi... buffoni!
In quei giorni il generale Menabrea aveva rovesciato Rattazzi, e Garibaldi, coi volontari, metteva in fuga i papalini.
--Insomma,--continuava la Giustiniani, pronunciando sempre le parole con una cadenza lenta e spiccata,--anche quel _toso l'è un desperadon_!... Alla larga, _fiol_! alla larga!
--Ma... e il tutore della signorina?
--Non so proprio chi sia; ma dovrebbe essere appunto quella buona lana di suo fratello!
Queste informazioni, poco favorevoli ai Parabiano, non ebbero alcuna efficacia sull'animo di Andrea. Sebbene le sue idee politico-religiose fossero agli antipodi con quelle professate dal giovane Parabiano, pure egli non metteva tutti in un mazzo, come faceva la contessa Giustiniani, i liberali e i birbanti. In ogni modo poi l'Adele avrebbe dovuto essere innocente delle colpe di suo fratello, anche ammesso che questi ne avesse avute. Egli la vedeva pregare con troppo fervore, con troppo raccoglimento, perchè il cuore di lei non fosse pio e buono. Anzi, dopo quel colloquio, il Santasillia cominciò un poco a credere che la vecchia signora non avesse poi tutto quel tatto e quel gran talento che aveva sentito vantare e un po' alla volta diradò le sue visite; già tanto era sempre uggiosa e maldicente.
Però egli ancora non aveva indovinata la strada per mettersi in relazione colla signorina Parabiano. Amici, conoscenti comuni a cui rivolgersi per poter esserle presentato, non ce n'erano punti... E poi, farsi presentare a una ragazza così sola?... Sarebbe stato un agire ammodo?... No, di certo... Il tutore era proprio suo fratello; ma per combinazione, non era a Verona!...
Che cosa fare?... Scriverle dunque?... Sì, non c'era altra via, bisognava scriverle!...--E le ripugnanze sorte nell'animo del Santasillia, appena gli era balenata, la prima volta, una simile idea, si dissiparono a poco a poco, vedendo ch'era questo l'unico espediente che gli poteva rimanere.
Ma che cosa scriverle?... Come contenersi?... E in qual modo gli sarebbe riuscito di farle capitare la lettera?...
Com'era gretta e cretina quella vecchia Giustiniani!... Andar a pensare alla dote, al danaro, ai _bezzetti_!... Ma appunto perchè l'Adele non era ricca ed era ammalata, non bisognava indugiare.
--Sì, sì, me la condurrò in riviera--pensava Andrea,--e passeremo là tutto l'inverno.
E Sua Eminenza?.... Che cosa avrebbe detto Sua Eminenza, vedendolo imparentarsi con una famiglia di reprobi, di scomunicati?...--E a questo punto il conte Andrea ebbe un sorriso fine fine, che sarebbe parso assai volteriano allo zio Cardinale...--Ma l'Adele, per altro, non è una reproba lei, la cara creatura. Lo scomunicato, in tutti i casi, doveva essere suo fratello, era lui il _garibaldino_, il seguace dell'_Anticristo_!...--Anzi lo zio mi dovrà lodare per questo appunto che levo un'anima dall'inferno.
Sì, bisognava risolversi e scriverle presto: non c'era tempo da perdere... Ma invece, quantunque Andrea avesse fretta di molta, trovò necessario aspettare alcun po', prima di mettere ad esecuzione il disegno.
Garibaldi, in quei giorni, sopraffatto dal numero e dai _chassepots_, era rimasto vinto a Mentana, e un grido di dolore e di indignazione, che le ipocrisie utilitarie della politica tentarono invano di soffocare, s'era levato per tutta Italia.
Comizi, _meetings_, dimostrazioni popolari, sorsero protestando, e anche a Verona, più di una volta, scoppiò minacciante la collera generosa. Andrea comprese bene che non era quello il momento più opportuno di scrivere all'Adele, la fanciulla dovendo essere inquieta per il fratel suo; ma appena l'_Adige_ e l'_Arena_, le due gazzette di Verona, annunciarono che Francesco Parabiano, dopo essersi battuto valorosamente, era riuscito a mettersi in salvo, troncò immediatamente gli indugi.
Scrisse alla signorina Parabiano una lettera breve; ma gli costò quasi più fatica di un grosso volume; e il difficile non era per trovare quello che le voleva dire, ma invece per tutto ciò che le doveva tacere. Una volta pensata e scritta la lettera, sorgeva poi un'altra difficoltà; trovare il modo di fargliela avere... Mandarla per la posta?... gli pareva troppo sconveniente... Fargliela consegnare da quella vecchietta tanto ammodo, e che l'accompagnava sempre per istrada e alla messa?... Ma come, dove trovarla?... Non la vedeva altro che la domenica e sempre in compagnia dell'Adele!... E poi, anche se si fosse messo a farle la posta e gli fosse capitato d'incontrarla sola, avrebbe poi avuto il coraggio di fermarla e di darle lì per lì un'incombenza di quella fatta?... No, no, sentiva che non l'avrebbe mai osato.
Pensò, ripensò; e alla fine credette di aver trovato un buon espediente.
La _loro_ Madonna, quella dell'altare dove si mettevano ai _Santi Apostoli_ per ascoltare la messa era la riproduzione d'un quadro notissimo di Raffaello: _Lo sposalizio della Vergine_. Allora egli cercò un libriccino di preghiere, che avesse appunto quell'immagine sulla prima pagina: lo trovò, vi nascose dentro la lettera, e la mandò col libro all'Adele. Pareva al giovane innamorato che la bella Madonna, la quale aveva veduto nascere e diffondersi l'amore dell'uno all'altro, dovesse esserne la sacra e casta intermediaria, dovesse attestare l'onestà de' suoi propositi, dovesse togliere infine all'ardimento di quell'atto tutto ciò che in sulle prime avrebbe potuto turbare la vereconda ritenutezza della fanciulla.
Ma pure, appena egli ebbe mandato l'uffiziolo avvolto in un foglietto candidissimo, e legato con un nastrino azzurro, volendo così che ci fossero i colori dell'abito col quale avea veduto l'Adele la prima volta, cominciarono ad agitarsi nell'animo suo le inquietudini e i pentimenti.
Aveva osato troppo?... E se l'Adele fosse rimasta offesa da quel brusco modo di procedere?... Se le fosse parso sconveniente?... Perchè non aveva riflettuto meglio prima di commettere una tale pazzia?!... Dio, Dio, che cosa aveva mai fatto?--E adesso avrebbe dato un po' del suo sangue per ritornare indietro; ma ormai era troppo tardi.
Che fretta, che furia avea avuto di mandar la lettera proprio quella sera!... E ad ogni minuto che passava, quelle paure, quegli sgomenti si facevano sempre più vivi e angosciosi.
--Ecco,--diceva fra sè,--adesso Pietro...--era questo il nome del vecchio servitore al quale il Santasillia aveva affidata la delicata commissione--adesso Pietro avrà già passato i _Portoni dei Borsari_!.... Adesso sarà a _Santa Eufemia_!... Dio, Dio, ora è il momento!--E Andrea arrossì, sebbene fosse chiuso solo solo nella sua camera. Egli vedeva il vecchio dinanzi alla casetta modesta, con in mano l'involto dal nastro azzurro. Lo vedeva là fermo, presso la porta verde; lo vedeva toccare, premere, la borchia lustra d'ottone del campanello, sulla quale tante volte aveva pur veduto posarsi la manina inguantata dell'Adele che, in quel punto, si voltava sempre per guardarlo l'ultima volta, prima di entrare e sparire!...
Dio!... Se l'Adele fosse rimasta offesa, non l'avrebbe più guardato con quegli occhioni buoni; non gli avrebbe più detto con quello sguardo lungo e profondo, che gli volea bene!... Ma non era tutta la sua felicità quella bella promessa, quella bella speranza?!... E perchè dunque avventurarla così alla cieca, senza prima essere ben sicuro del passo che stava per fare?...