Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi
Part 88
[770] Messa da parte la tumida esagerazione delle parole, e del concetto di questa scrittura, devo confessare, che la persona meno acconcia a persuadermi era il signor Maestri, il quale appoggiandosi agli esaltati del paese, e di fuori, opponeva ai ragionamenti le fantasie di mente accesa, la violenza, e spesso ancora parole meno che oneste. Proconsolo sì, non Legato, e la Repubblica Romana ai giorni nostri non mi pareva tale che potesse o dovesse spedire Popilii.
[771] Voto popolare, è vero; ma non voto universale del Popolo, nè espresso nei modi convenienti di chi dispone di cosa solenne.
[772] Ministro mi fece il Principe; Membro del Governo Provvisorio le Camere del Parlamento Toscano, e il Popolo; Partiti opposti io non blandii: fummo d'accordo a consultare il voto universale; e questo difesi. I Repubblicani presentendo sfavorevole il voto universale si sforzarono strascinare il Popolo, o metterlo in compromesso tale, che non potesse più tornare addietro; e queste sono male arti, e in tutti così, rossi come neri.
[773] Lo Scrittore servendo al Partito giudica senza esame: egli non ha mai letto i miei Scritti _politici_. Appena vennero i tempi opportuni per occuparmi _praticamente_ delle cose del Paese, l'_Apologia_ prova come sempre le Dottrine Costituzionali sostenessi.
[774] Amo il Popolo davvero, e quindi aborro prevalermi della sua esaltazione per perderlo: tutti desidereremmo la Italia unita in una sola Nazione, ma questo non importa già che nutrendo simile desiderio l'uomo politico deva rigettare il bene possibile, per tenere dietro a cosa, che i tempi non consentivano nè gli uomini.
[775] Richelieu scrisse tragedie, Canning poesie, Martinez della Rosa commedie, nè penso che governassero gli Stati con le loro opere letterarie. Lo Autore può scrivere quello che vuole: il Ministro fa quello che deve; e le reti dello Ambasciatore sono prette immaginazioni; e chi sia questo Ambasciatore dalle _mille_ miglia non è facile a comprendersi.
[776] Il Piemonte mi offriva pegno di accomodare probabilmente le cose d'Italia; la Repubblica Romana a scomodarle sempre più. Qui nota, lettore; gli _zelanti_ del Piemonte mi accusano propenso alla Repubblica Romana; gli _zelanti_ Repubblicani propenso al Piemonte!
[777] Volendo reggere col _positivismo_, per necessità dovevo accostarmi al Partito dei positivi. E ritenute le proposizioni, che pure va dettando lo Scrittore, — che la fuga del Principe non appresi per cosa di grave momento, e vidi sempre in lui il filo per uscire dal laberinto; — che fui oppositore costante alla Unificazione con Roma, in ispecie a quel misleale bandirla, e lasciare poi alla Costituente la _libertà_ del ratificarla; — che giunto al Potere ebbi modo a fare proclamare la Repubblica, e non volli; — che propenso al Piemonte erami spino negli occhi la Repubblica Romana; — che la Unificazione con Roma prima della battaglia di Novara per non increscere a Piemonte respinsi, e dopo per evitare, come credeva, la invasione straniera; — che finalmente i Repubblicani avrebbero dovuto mettermi in prigione: — ritenute tutte queste proposizioni, non mi sembra che stia a martello supporre che volessi rendermi necessario a tutti i Partiti; almeno del Repubblicano non diventavo benemerito; ma Partito e Logica non si sposeranno mai. Il signor Rusconi ha voluto fare di me la seconda edizione di lord Ashley, che poi fu conte di Shaftesbury, ed uno del Ministero Cabal sotto Carlo II; ma egli ha mancato di avvertire come questo uomo insigne per improbità politica non si opponeva mai ai Partiti, bensì si gettava in balía di quello, che più gli appariva zelato, e promosso dal Popolo. Parteggiò col Cronvello finchè visse, e dopo la sua morte attese ad unirsi alle fortune della Restaurazione. Salcio sempre, e ferro mai; così stette a galla sempre; ma, ripeto, Logica e Partito non sono _destinati_ a sposarsi. (Vedi Hume, _Storia d'Inghilterra_, Capitolo 65.)
[778] E prima, e dopo lo infortunio di Novara, pretesi che con buona fede s'interrogasse la universalità dei Toscani sopra le sorti del Paese. Tutto è qui; la mia anima non si noleggia ai Partiti, e la mia rettitudine per scilocco o tramontana non varia. Il Paese doveva consultarsi; anche i Repubblicani ne andarono d'accordo: dunque il voto universale doveva rispettarsi, e aspettarsi: poi i Repubblicani il voto universale pretesero non rispettare nè aspettare; ma allora, era il Popolo, o un Partito, che voleva imporre la Repubblica?
[779] Questo è vaniloquio. L'onore dell'uomo di Stato consiste nel procurare il maggior bene, e nello evitare più che possa mali al suo Paese. Noi non avevamo a sostenere per punto di onore la Repubblica, perchè non l'avevamo proclamata.
[780] Chi mi fa rimprovero di non essere morto, quantunque Ministro di Repubblica, prima di tutto è _vivo_! Ciò posto, dirò: appunto perchè conoscevo i sentimenti del Popolo aborrii di eccitarlo, e strascinarlo come si pretendeva; invece di salvare me solo nello esizio di tutti, operai in modo da salvare gli _altri_ e perdere _me solo_. — Il signor Rusconi, che fu Ministro, dovrebbe sapere, che i Ministri non si dilettano a immaginare, ma a raccogliere i fatti, e su quelli fondare i giudizii e le azioni; chi altramente fa, sè perde ed altrui.
[781] Il Dottore Maestri pur troppo si atteggiava, come ho detto, a Proconsolo, piuttostochè a Ministro di Stato amico. Lascio considerare se le sue teorie fossero accettabili: mettere a cimento la salute di un Popolo per principii, che appartenevano ad un Partito violento sì, ma in minorità nel Paese, non è probità di cittadino, bensì opera di fazioso. Il signor Rusconi pensa accusarmi, e, se non isbaglio, fa la mia apologia. Io che sono uomo all'antica, per esempio, credo, che il Popolo si accomoderebbe più volentieri con un Re come Enrico IV, che s'ingegnava a fare in modo che tutte le domeniche avesse la gallina in pentola, che col signor Rusconi, il quale s'ingegnerebbe a farlo impiccare per la maggiore gloria ed esaltazione della Repubblica.
[782] Il sig. Rusconi erra: non io accettai, ma il signor Montanelli accolse le trattative sopra 8 punti come si è veduto nella Apologia; ed in questo fummo discordi, sicchè egli mi lasciò a discutere solo il negozio con lo insistentissimo signor Maestri: la violenza di questo Signore giunse a tale, che io scrissi a Roma, lo avrei fatto scortare ai confini se non si richiamava, e mi fu promesso. — Tutto per forza, e sempre hanno preteso da me e da altrui. — Finchè non incontrano opposizione essi sono larghi di blande parole, ma se taluno si avvisa contradirli indracano, violentano, e oltraggiano..... come tutti i Partiti in generale, senza eccezione di alcuno.
[783] Non dica il _Popolo_, ma la parte del Popolo, che unita ai non Toscani dominava tiranna in quel momento. E in quanto a _sincerità_, io non aveva promesso nulla.
[784] Fu parlato di cambio di milizie, ma il Governo di Roma voleva mandare Volontarii, ed io non gli accettai. — Quello che più importava era la difesa comune; invitato a inviare per questo scopo ufficiali a Bologna, gli mandai, e non trovarono nessuno! — Questo fatto mi somministrò la misura della concludenza delle proposte fattemi. Il signor Berti Pichat venne da Bologna portando carta del Governo per farne danaro con qualunque sagrifizio; e questo fatto mi somministrò la misura dei termini ai quali si trovava ridotta la finanza romana, che si voleva mescolare con la nostra. Delle proposizioni senza ambiguità dissi avrei accettato quelle, che per giudizio del Consiglio di Stato non avrebbero pregiudicato la libertà del voto del Popolo Toscano. Giudicate come vi pare, ma narrate secondo la verità e la rettitudine. I passi ce gli spianava pur troppo la Repubblica Romana, ma bisogna andare prima d'accordo sul dove ella ce gli spianava.
[785] Non è vero: fu affrettata quanto più si potè, nè si poteva fare in meno tempo; assolvendo perfino da talune formalità, che pure sembravano necessarie; e gli Atti del Governo riferiti dal _Monitore_, e dall'_Accusa_ nel Volume dei Documenti, ne fanno piena testimonianza.
[786] Non feci io il Discorso di apertura, nè lo lessi: lo scrisse e lo lesse il signor Montanelli. Consideri il signor Rusconi, che con tanta inesattezza non si giudica, nè si condanna.
[787] Anche questo non è vero; dimostrando la difficoltà, che il Popolo Toscano aderisse alla Unificazione, gli diceva che non avrebbe acconsentito a perdere i vantaggi di Stato a parte; e che gl'interessi materiali non si possono ad un tratto distruggere: ma è proprio una miseria parlare di questi negozii ai Repubblicani socialisti, i quali presumono condurci alla ricchezza universale traverso il fallimento universale. Il signor Rusconi è socialista, e sul principio della sua opera, senza pietà neanche pei suoi amici, li dichiara apertamente ignoranti tutti; pensiamo un po' che cosa dovessi parergli io, che non sono dei suoi! Ma perchè anche egli non ha esposto il suo _balsamo_ per sanare i mali della Società? — Questi uomini siffatti di dura cervice non vogliono capire come invano si strascinino Popoli a cose a cui reluttino. Sia male o bene la vitalità municipale in Italia qui non importa discorrere, ma la pretensione di passare la spugna sopra la medesima è follia. Sicilia e Venezia pure allegavano le stesse ragioni per ricusarsi alla Unificazione, e il Rusconi si arrovella contro gli uomini che gli palesavano queste repugnanze nazionali. Le idee fisse generano questo male, che vedendosi un lato solo della quistione, gli altri non si vogliono guardare, e si termina col non capire più nulla. — Intorno poi ai motivi del differire a proclamare la Repubblica, mostrai essere semplicissimi, e consistere nel non volerla i Toscani, e nel pretendere (e qui errai) che anche i Partitanti della Repubblica, oppressi dalla evidenza dei fatti da me e da altri in cotesto tempo raccolti, se ne persuadessero.
[788] Ripeto, che il Discorso non fu mio; fu composto, e letto dal signor Montanelli. Con tanta inesattezza probità non consente giudicare.
[789] Anzi cospirava a rovesciarmi: ma una volta la Costituente Toscana riunita, io era sottoposto; e quando una Assemblea uscita dal _voto universale_ non voleva intendere di Repubblica e di Unificazione, si ha da credere che esprimesse il parere della maggiorità della nazione, e lo esprimeva. Se non è così, voto universale che significa? _Votate liberissimamente come vogliamo noi_; non era un po' questa la pretensione repubblicana?
[790] Quanto sia vero questo, si è veduto.
[791] L'Assemblea conoscendo le mie intenzioni mi prescelse, e non _mi disfeci_. Montanelli desiderò andare altrove perchè conosceva a prova la inanità delle pretensioni repubblicane, anzi socialistiche, e si partì amico da me, nè crede adesso, che io gli abbia fatto torto.
[792] Falso anche questo: furono i partigiani del signor Rusconi che _a forza vollero pubblico_ questo rapporto, e lo ebbero secondo la _verità_. Forse era falso? — Può dirlo falso il signor Rusconi? E se fu, com'era, vero, dovevo io mentire all'Assemblea, che _ordinò_ le si dicesse pubblicamente la verità, proponente Pigli? Così non si giudica con probità.
[793] Che io al desiderio del Montanelli compiacendo consentissi ad allontanarlo, è vero; ma che io lo allontanassi con forza o con astuzia, non è vero. Montanelli conobbe inevitabile la Restaurazione, la volle operata secondo il mio concetto; e amò andare lontano per salvarsi dalle quotidiane molestie degli amici del signor Rusconi.
[794] Qui occorrono spropositi quante parole. Io volli nulla, ripeto; volli quello che al Popolo piacque, pacato e illuminato sopra i suoi interessi. La unione al Piemonte è un sogno. Il Granduca poteva tornare senza armi straniere, se la resistenza di Livorno non era; e Livorno non avrebbe resistito (e lo dichiarò), se il Municipio Fiorentino avesse accettata l'adesione dell'Assemblea Costituente; e se il Principe voleva assicurarsi con un polso di armati, una Legge votata gli dava facoltà di condurre 5000 uomini da potenza amica, e costituzionale, e non vi sarebbe stato bisogno di chiamare, o forse, come credo piuttosto (nonostante le apparenze contrarie), sopportare gli Austriaci. E le mie risoluzioni perchè non dovevano essere _leali_? Non è egli desso quegli che dichiara non avere voluto io mai la Repubblica? aver potuto bandirla, ed essermi opposto prima e dopo la sventura di Novara? Dunque, in che, e come non erano _leali_? Questi Procuratori _Regii_, repubblicani, o no, ragionano tutti ad un modo.
[795] Ai Corpi Lombardi; che venivano per mare, facevo osservare come fosse più giudizioso proseguire per quella via fino a Civitavecchia, — e meno che al signor Rusconi, a tutti parrà, com'è, così; agli altri che si presentarono dalla parte di terra fu data abilità a passare, ed ebbero soccorsi. Non sono stato mai così stupido da credere alla gratitudine degli uomini: ho pensato a fare il mio dovere, e basta. Io poi sono di quelli, che non vedono che gloria sia innalzare una bandiera per abbandonarla subito nel sangue e nel fango; i tentativi insensati scemano il credito e tolgono il coraggio. I Toscani furono eccitati a difendere le frontiere, e lo hanno dimostrato i Documenti. La difesa per salvare l'onore si sarebbe fatta, ed anche per dare motivo alla diplomazia di tenere lontano lo straniero; _di più non credo_; ma ci voleva tempo. — Il signor Rusconi appartiene alla scuola di coloro, che danno allo entusiasmo la virtù dei denti del serpente di Cadmo. Venezia prima che si dichiarasse Repubblica non difese forse la sua Indipendenza? Falsare il vero non è virtù da Repubblicano, che io sappia.
[796] Dai solenni svarioni intorno a quanto avvenne in Firenze nell'11 aprile, e che tutti conoscono, si argomenti la esattezza e la probità dello Scrittore. Così Scrittori _neri_ e _rossi_, indemoniati dal maligno spirito di Parte, alterano i fatti, o gl'immaginano, falsano i giudizii, buona fede e morale e onestà calpestano per servire ai proprii furori. Anch'essi faranno bene, perchè insegneranno ai Popoli il fastidio delle esagerazioni, e porranno in credito il linguaggio sincero, sperimentato ed esatto, che si desidera dalla gravità delle cose, e di cui i nostri padri ci lasciarono nobili documenti, a modo di esempio il Machiavelli (che il signor Rusconi disprezza) nei Discorsi su le Deche di Tito Livio.
[797] Tutto questo è un finimondo di bugie.
[798] Cioè dai Repubblicani; ed ecco come è consentaneo seco lo Autore, che io volevo rendermi necessario a tutti i Partiti. Il Partito vinto mi voleva mettere in prigione! il vittorioso mi ci ha messo. Raccomando la Storia del Dottore.
[799] Come! Poco sopra i miei scritti predicano il _sagrificio, la gloria, la Repubblica_ ec. — Adesso porto il _pessimismo_ dei miei _scritti_ nel Governo. — E con questa coerenza ed esattezza si scrivono Storie! Machiavelli, e Guicciardini, bisogna dire, che le scrivevano con più fondamento.
[800] Il signor Rusconi mi darebbe diritto di recriminare intorno alla falsità dei suoi fatti, e alla fallacia, per non dire peggio, dei suoi giudizii, ma le condizioni fra noi sono diverse; egli è _tristamente_ esule, io _beatamente_ prigione, e sotto processo. Renunzio a questo diritto per augurargli però miglior mente, e miglior cuore: miglior mente, per astenersi dal dettare scritture che sono una contradizione perpetua fra loro, e ponderare con più gravità quanto gli sfugge dalla bocca; perchè se il parlare (e si vede) poco gli costa, tacere gli costerebbe anche meno; — migliore cuore, onde comprenda quanto sia disonesto gravare la reputazione di chi non può, come vorrebbe, difendersi, e sta in carcere, scontando le insanie o le perfidie altrui.
[801] Ovidio, _de Remedio Amoris_, libro I.
[802] Documenti, pag. 448, 511, 513, 514, 525. — A Livorno Piemontesi furono coloro, che le armi del Console sardo abbatterono. — (Ivi, pag. 513.)
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni elencate a pag. 830 (Errata Corrige) sono state riportate nel testo.