Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi

Part 86

Chapter 862,952 wordsPublic domain

«Ho partecipato a Adami la tua risposta in proposito Imprestito. Vi era anche Giraudino, informato dell'affare, e propenso perchè segua, che mi ha incaricato dirti, che tu gli voglia bene, e ti rammenti di Lui. — Essi mi dicono se credi che Adami torni a parlare al Ministro, e come; oppure se ti prendi cura di tutto. — Sappi però che qualche banchiere di costì almanacca altri progetti, non tanto buoni pel Governo, è vero, ma che pure potrebbero essere accolti: — dunque bisogna vegliare. — Avevano proposto interrogare la Banca ora che il Paese si quieta, ma ho detto aspettare la tua risposta, per non allarmare il Paese, non sapendo se il Ministro voglia, o no aspettare, giacchè in questo secondo caso converrebbe più il silenzio. Non facciamo nulla senza tuo avviso, che è atteso col corriere d'immediato ritorno.

«Ecco in sostanza le basi:

«Biglietti fruttiferi al 3 ½ per 100 con obbligo di riceverli in pagamento per affari commerciali. — Non minori di L. 200. — Le Casse Regie prenderli. — Cambio alle medesime per L. 25,000 ogni settimana. — Al pubblico per la stessa somma. — Frutti pagabili ogni quattro mesi. — Provvisione ½ per 100 ogni 4 mesi. — Garanzia del sovventore. — Se si trovasse piccola difficoltà, potrebbe superarsi.

«Aspetto dunque tua risposta.»

[663] Ripeto, che corretta dal Ministero io possiedo la minuta del primo Proclama pubblicato dal signor Montanelli a Livorno.

[664] I Decreti del Tribunale di Prima Istanza del 10 giugno 1850, e della Camera di Accuse della Corte Regia del 7 gennaio 1881, per denigrare il signor Montanelli tacciono la condizione «_se mi sarà possibile_;» e sempre così.

[665] Esame Zannetti.

[666] Su la proposizione del Gonfaloniere Peruzzi fu nominato con altri Commissario Guglielmo Digny. — Vedi _Monitore_ del 16 febbraio 1849.

[667] Partì nel 4 o 5 aprile 1849. Vedi la sua umile rappresentanza a pag. 93 dei Documenti. Egli la termina con queste parole: «Aspetterò che le indagini vengano proseguite, ma chieggo dalla vostra giustizia, che mi si conceda al più presto ritornare laddove non sarò giudicato, nè trattato da forestiere.» Gli fu risposto, che le indagini sarebbero state incominciate subito dopo la sua traduzione in luogo di custodia, ed egli preso vento, che si trattava arrestarlo, spulezzò.

[668] Documenti, pag. 528.

[669] Documenti, pag. 530, e 531.

[670] Documenti, pag. 449.

[671] Ivi.

[672] Documenti, pag. 449.

[673] Documenti, pag. 449, 450.

[674] Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 450.

[675] Dispacci telegrafici. Documenti, ivi.

[676] _Monitore_ citato. — Come dimostrazione di animo valga questa lettera mandata al sig. Dott. Quintilio Mugnaini in Livorno: essa porta la data del 6 marzo 1849, ed è munita esternamente di doppio marchio postale:

«Amico.

«Dimmi presto quello che vuoi, perchè la mia vita politica ormai ha pochi giorni di durata, risoluto a ritirarmi. Così intendo mostrare più cose; che amo la quiete e i miei studii più che altri non pensa, e se la natura mi diè impeto ed energia non per questo voglio primeggiare sopra altrui, chè il maggior pregio dell'uomo libero è la modestia; che errarono quelli, che me promovendo parteggiarono per la persona e non pel principio: questo non ha da essere e non sarà. Io ho mandato Cecchino al campo soldato semplice di artiglieria, e l'ho unico al mondo. Credeva che gli uomini amassero la Libertà come me — per respirare più libero, — mi sono ingannato: tornerò a vivere di memorie, e conversare coi morti. Oh! gli alberi, gli alberi, bisogna piantarli nel cuore, e allora va bene. Sussurroni la più parte, queruli, astiosi, ed ecco tutto.»

[677] E poichè gli ho sotto gli occhi aggiungo i deposti dei signori Professore Taddei, e Colonnello Nespoli. Il primo dice: «Non posso negare per altro, che reiteratamente il Guerrazzi si oppose all'accettazione del Potere Esecutivo, e che io stesso seguendo il sentimento di varii altri Deputati feci istanza perchè lo accettasse, essendo_ nella persuasione, ch'egli avrebbe saputo farne uso a vantaggio del Paese_.» Il secondo dichiara: «Siccome il Partito ultra non era d'accordo col Guerrazzi, così penso, che nascesse diffidenza dell'uno verso dell'altro, e nella notte nella quale fu dichiarato capo del Potere Esecutivo ho memoria, che da qualche Deputato fossero contro lui profferite ingiurie per le quali il Guerrazzi accennava volersi ritirare dal Governo Provvisorio.»

[678] Vedi pag. 192 di questa _Apologia_.

[679] Per quanto posso ricordarmi, i signori Martini e Carlo Martelli, soli, quantunque facessimo loro vivissime istanze a rimanere, si dimisero dallo ufficio, ed il signor Frullani non lo accettò offerto, allegando che beneficato dal Granduca gli sarebbe parso mostrare ingratitudine: _di che io molto lo commendai, e glielo dissi in faccia; e questa è pure dimostrazione di animo_, dacchè il tempo non mi consentiva più aperto discorso.

[680] Vedi _Appendice_. Requisitoria del Procuratore _regio_ della Repubblica, Rusconi.

[681] S. Marco Evang., c. 14, n. 66.

[682] Il mio Difensore mi partecipa in quali termini cotesta Decisione proceda, e intorno a quale vile paltoniere ella versi. Sta bene: quello somministrerà argomento ad un altro canto.

[683] Nel 1665, durante la guerra fra Inghilterra e Olanda, Monk certa volta si trovò con poche navi stretto dall'armata intera di Ruyter. Mentre gli ufficiali inglesi intorno a Monk gli esprimevano le loro apprensioni per una zuffa tanto disuguale, Monk caricando tranquillo una pistola rispose: «una cosa so certo ed è, che non sarò preso.» Con ciò volendo dare ad intendere, che, in caso di perdita, avrebbe fatto scoppiare la Santa Barbara.

[684] Guizot, _Monk_, pag. 61.

[685] Ivi, pag. 72.

[686] Hume, _Storia d'Inghilterra_, Cap. 62.

[687] Guizot, _Monk_, pag. 71.

[688] Hallam nella _Storia Costituzionale della Inghilterra_ (Cap. 10, pag. 208) narra che non solamente rimandò il fratello senza speranza, _ma che lo minacciò di farlo impiccare se mai tornava con simili proposte_.

[689] Hume, _Storia d'Inghilterra_, Cap. 62, pag. 432.

[690] Guizot, _Monk_, pag. 76.

[691] Guizot, _Monk_, pag. 80.

[692] Hume, Opera citata, Cap. 12, pag. 435. — Guizot, _Monk_, pag. 74.

[693] Guizot, _Monk_ pag. 102.

[694] Hume, Opera citata, pag. 436.

[695] Guizot, _Monk_, pag. 115.

[696] Guizot, _Monk_, pag. 129.

[697] Hume, _Storia d'Inghilterra_, Cap. 62, pag. 449.

[698] Lettera del 21 maggio 1660 del Ministro De Bordeaux al Cardinale Mazzarino, citata dal Guizot.

[699] Lettera come sopra del 13 maggio 1660.

[700] A Lord Say che gli parlava della necessità di escludere dall'oblio almeno qualcheduno dei Giudici, che avevano condannato a morte Carlo I padre del Re, Monk rispose incollerito: «No! neanche un solo: io mi reputerei il primo _furfante_ del mondo se consentissi ad eccettuarne uno solo.» E col colonnello Hutchinson in altra occasione si espresse: «Dio mi danni, se per la morte del Re, uomo abbia a perdere pure un capello!» Nonostante, l'impeto e la vendetta dei Realisti furono più forti di lui; e quantunque nel Parlamento sostenesse il Partito della moderazione, potè appena ottenere, che il numero degli esclusi regicidi si riducesse a sette, dei quali sei soli patirono la morte. Ma il caso del marchese Argyle presenta tale carattere di tradimento, e di rancore personale, che lo steso Hume storico, di Partito _tory_, non può nascondere, che anche fra i contemporanei suscitò generale indignazione. Guizot racconta, che Lord Wharncliffe si è ingegnato, comecchè timidamente, ad attenuarne la colpa; ma egli dice, che coteste ragioni non lo persuadono per nulla, e che la indegnissima azione del Monk non merita scusa.

[701] Anche Monk ebbe a sollecitatore per la restaurazione di Carlo II lo ambasciatore di Francia De Bordeaux, imperciocchè il Cardinale Mazzarino la desiderasse, ma non voleva muovere un passo ond'ella avvenisse; — così Hume ci avverte nella Nota ultima della _Storia d'Inghilterra_. — I ragionamenti di Lord Hamilton, perchè nulla manchi al parallelo, possono paragonarsi alle sollecitazioni del signor De Bordeaux.

[702] Guizot, _Monk_, Prefazione, pag. 8 e seg.

[703] Tutto questo è provato con i Documenti stessi dell'Accusa.

[704] Quanto siffatte scapigliature mi dolessero, si è visto, e come io rigidamente le rampognassi, e studiassi reprimerle, si è visto del pari; onde io ho scritto quanto sopra non per amore di attenuarle, molto meno per iscusarle, bensì per tôrre a quelle intemperanze le tumidezze barocche con le quali noi le vediamo dipinte dall'_Accusa_, e dalla _Italia Rossa_.

[705] «Al Governatore di Livorno. — Al primo accenno di Reazione arresti, e mandi a Portoferraio: io voglio, _che il Paese non rimanga insanguinato di guerra civile_.

«GUERRAZZI.»

(Dispaccio telegrafico del 10 aprile 1849. Documenti, pag. 449.)

[706] Il Ministro si avvisò apprestare i provvedimenti per cagione del suo ufficio, non già per istanza che gliene muovessi io. — «La notte dell'11 al 12 aprile 1849 dopo le ore 12 scese giù al mio Uffizio il Ministro della Guerra Manganaro, e dicendomi: — _scriva_, — mi dettò ordini ai Comandanti dell'Artiglieria, e della Cavalleria, ed al primo s'ingiungeva facesse trasportare sulla Piazza del Popolo 4 pezzi di Artiglieria, che precedentemente aveva ordinato al medesimo Comandante che stessero pronti.» — (Deposto del Tenente Colonnello POZZI.)

[707] «È falso che il Basetti fosse Comandante della Guardia Municipale. Il comando di quella era nel 12 aprile, e successivamente, nel Colonnello Solera.

«È falso che le due lettere che cita la corrispondenza di Firenze contenessero l'ordine — _di far fuoco sul Popolo nel caso che volesse tentare un movimento rivoluzionario_.

«È vero che in quel giorno il Basetti ricevette due lettere del Guerrazzi, ambedue intercettate ed aperte; una delle quali consegnatagli dal Capo del Comune nella sua residenza, dove l'Ufficialità della Guardia Municipale si era portata a fare adesione.

«Sentito in seguito come testimone nel Processo Guerrazzi fu richiamato a consegnare le indicate due lettere, e le consegnò, ben lontano dal volere aggravato il detenuto, come si vuol far supporre da qualcuno; ma perchè in lode della verità fosse manifesto che falsa era l'opinione che esse contenessero l'ordine di far fuoco sul Popolo.

«Ogni maggior _dettaglio_ è impedito dalla pendenza della Procedura.

«Il tempo mostrerà se il corrispondente fiorentino ha detto il vero.

«BERNARDO BASETTI.»

(_Nazionale, 22 maggio 1850._)

[708] Lettera con la quale Ferdinando Zannetti si dimette dal Comando della Guardia Nazionale. — _Conciliatore_, 20 aprile 1849.

[709] Lettera citata. — _Conciliatore_, 20 aprile 1849.

[710] Lettera di Ferdinando Zannetti a Pietro Bigazzi. — _Conciliatore_, 22 aprile 1849.

[711] Varchi, Firenze 1570, pag. 101.

[712] Documenti, pag. 394.

[713] «Al Ministro dell'Interno.

«Il Capitano Bernardo Basetti si reca per mio ordine a Firenze. Dalla sua bocca intenderà VS. la cagione che ha mosso questo mio ordine. Più tardi riceverà un rapporto dettagliato sugli avvenimenti.

«PIGLI.»

[714] «Al Governatore di Livorno il Ministro dell'Interno.

«Che cosa sono questi dispacci sibillini? Non hanno voluto ricevere Basetti? Che cosa è avvenuto? Io vuo' saperlo, e subito.

«GUERRAZZI.»

[715] Processo, a c. 2222.

Il Conte Digny, a cui viene contestato lo esame Taddei, gira di largo dalla cantonata, e risponde: «_non ho la minima memoria_ che la Notificazione mi fosse comunicata prima di mandarla alle stampe: rammento peraltro _perfettamente_, che mi fu presentata stampata. I miei Colleghi ed io, vedendo, che cotesto atto partiva unicamente dall'Assemblea, non credemmo doverci opporre alla sua pubblicazione...!» Il Conte Digny non dice la verità; e più oltre vedremo il deposto Taddei confermato pienamente: intanto nota, Lettore onesto, che l'Assemblea annunziando che prenderebbe col Municipio e col Generale della Guardia Civica i provvedimenti necessarii per salvare il Paese; se egli, Conte Digny, credeva che ciò non potesse farsi, nemmeno, come ei falsamente dichiara, avrebbe proceduto da onesto. Il silenzio del presente, che lascia in suo nome consumare un fatto, importa consenso. Il Cavaliere Martelli, uomo probo, che evidentemente dice la verità, ma forse per intempestivi riguardi non la dice intera, confessa questa chiamata, e questo invito del Professore Taddei, Presidente dell'Assemblea, con tanto studio dissimulati dai signori Digny e Brocchi, e che dimostrano l'impegno assunto di operare congiuntamente: «In cotesta mattina fui incaricato di recarmi alla Camera dei Deputati e di pregare il signor Giovacchino Taddei di recarsi al Municipio — » Anzi lo stesso Conte Digny approva i fatti contestati, perchè di tutto lo esposto Taddei non ha memoria che della lettura della Notificazione scritta; dunque il rimanente non impugna; e rispetto alla _memoria_, vedremo, che quella del Conte Digny, per confessione sua propria, è _infelicissima_.

[716] L'Accusa della _parola rivoluzione_ si spaventa, e pare che trovi in essa il segno di ostilità alla Restaurazione; eppure io adoperava la parola stessa di cui si servì il _Conciliatore_, organo dei fattori del 12 aprile. (V. Nº del 15 aprile 1849.) «Nei primi momenti ogni politica _rivoluzione_ (giacchè questo nome conviensi ai fatti di distruzione, quanto a quelli di restauro)...» Grande miseria è questa dovere aver lite con l'Accusa perfino intorno alle parole di una lingua, che non sembra essere la sua!

[717] Infatti ricordo, come se fosse adesso, che l'onorando vecchio rimproverando questa ignobilissima mancanza di fede al nobil Conte, gli diceva: _Questa è una baronata_! E diceva santamente.

[718] «Ciò dovrebbe impedire ogni ulteriore resistenza sì per parte dei Municipii tuttora irresoluti...» — (_Conciliatore_, 16 aprile 1849.)

[719] _Conciliatore_ del 24 aprile 1849: «Nè sappiamo per vero dire comprendere da cosa sieno mossi coloro, i quali credono di dare esempio di magnanimi sensi resistendo soli alla universale manifestazione dello spirito pubblico.»

[720] Macchiavello, _Storie_, L. III.

[721] Atto del Municipio fiorentino del 6 maggio 1849, nel Conciliatore di quel giorno.

[722] _Conciliatore_ del 29 marzo 1849, e pag. 498 di questa _Apologia_.

[723] È curiosa quest'altra rivoluzione del _Conciliatore_, organo del Municipio e della Commissione Governativa: prima del 12 aprile me lodava, l'Assemblea riprendeva. (Vedi Nº del 31 marzo 1849.) — Dopo il 12 aprile me riprendeva, l'Assemblea lodava! (Vedi Nº del 13 aprile 1849.)

[724] Esame del medesimo.

[725] Esame suddetto.

[726] Esame Chiarini.

[727] Questo è un fatto sul quale non fu sentito il signor Chiarini, e sul quale ha da essere richiamato a deporre.

[728] È il medesimo argomento adoperato a respingere l'esigenze del Popolo fiorentino per la proclamazione della Repubblica: ben è il Popolo fiorentino, diceva io, dei Popoli toscani principalissimo, ma non tutto della Toscana. Se si persuadessero, che la Logica nelle sue regole non concede rivoluzioni, le cose andrebbero nel mondo meglio ordinate, ed anche più onorate.

[729] Chi sottilmente riguarda il cuore dell'uomo forse in queste parole troverà la ragione del modo tenuto meco dal Municipio, o almeno da taluno dei suoi Membri.

[730] _Conciliatore_ del 13 aprile 1849; — le riporto più oltre.

[731] _Martelli_ depone: «Guerrazzi si adoperò a minutare un Proclama per recarsi al Municipio.» Avvertito, che cotesta minuta fu fatta nelle stanze del Ministro della Guerra, risponde: «Questa minuta fu incominciata _di certo_ nella stanza accanto a quella delle Conferenze, e lasciai che il Guerrazzi scriveva; non so se terminasse.» _Panattoni_ depone: «Come il Municipio aveva inviato alcuni Rappresentanti all'Assemblea, così questa fece altrettanto, e furono proposti Zannetti, e me: esitavamo; ma ho buona memoria che il Conte Digny mi strinse un braccio, e contemporaneamente il Guerrazzi, che aveva _francamente aderito, mi fece un cenno d'incoraggiamento_, talchè mi tenni come plenipotenziario anche per la parte di lui. _Il Municipio ci sentì formalmente, e forse fu omessa la cautela di un verbale_ (che però fu promesso di formulare più tardi), MA LE PROPOSTE CONCILIATIVE FURONO PIENAMENTE CONCORDATE, e il Municipio assentì di mandare una Deputazione all'Assemblea. Furono presenti a cotesto concordato il Marchese Carlo Torrigiani, e in ultimo il Senatore Capoquadri, prendendovi parte eziandio il Deputato Dottore Venturucci, ch'era venuto con noi.»

[732] In conferma della verità di questi fatti, alla contestazione seguente: — «Guerrazzi nei suoi esami parlando della deputazione del Municipio, che si recò come sopra all'Assemblea, si esprime nei seguenti termini: — venne il Municipio all'Assemblea dichiarando, che il Popolo fiorentino aveva restaurata la Monarchia Costituzionale di Leopoldo II; io per certo non aveva nulla da opporre, anzi feci considerare, che onde fosse il consenso più pieno, e non paresse che il Municipio di Firenze volesse imporre agli altri Municipii toscani, gioverebbe assai che l'Assemblea aderisse al voto municipale. Piacque la proposta, e _a richiesta_ del signor Digny, e di altri Priori del Municipio fiorentino, io stesso ne distesi la formula la quale rimase presso cotesti signori;» — il_ signor Dott. Venturucci_ risponde: «Questo accadde _veramente_, ma dalle due alle tre pomeridiane, allorquando l'Assemblea erasi ritirata nelle stanze del Ministro della Guerra, ed è verissimo che il signor Guerrazzi stese una specie di _ultimatum_, che io stesso verso le 3 e ½ recai al Municipio.» La medesima contestazione è fatta all'_Avv. Panattoni_, e provoca la seguente risposta, la quale non accenna al successo nelle stanze del Ministro della Guerra, bensì all'altro, che avvenne nella Sala delle Conferenze, dove, in sostanza, i medesimi trattati si agitarono, comecchè si conchiudessero in guisa diversa: «Questo appunto si accorda col mio concetto. Anzi devo soggiungere, che il lunedì 9 aprile con alcuni amici ritenevo, che non si considerassero renunzianti Capponi, Corbani, e Castinelli; volli interpellarne il Capo del Potere Esecutivo, il quale non contraddisse; onde se il Guerrazzi fosse stato contrario non lo poteva dissimulare.» Il Presidente _Taddei_ depone: «Inoltrata l'ora, e i Deputati rimasti nella Sala delle Conferenze essendosi recati nel Ministero della Guerra, ebbe luogo un altro abboccamento con i Commissionati del Municipio, ai quali fu fatta la proposizione, che, se non tutta l'Assemblea doveva riunirsi al Municipio, e alla Commissione Governativa, si riunisse loro almeno una Deputazione tratta dal seno della stessa Assemblea. Il signor Guerrazzi stesso ne formulò la domanda, ma neanche questa venne accettata.» _Martelli_ finalmente depone anch'egli di questa minuta, che ritiene incominciata nella Sala delle Conferenze; il quale aggiunge che gli mostrai _tutta propensione per conciliare le cose, e gli dissi, spaventarmi i Partiti, e che, se fosse stato utile conciliarli, ero pronto a farlo_. — Da tutto questo la onesta Accusa ricava, che io mi mostrai avverso alla Restaurazione.

[733] Lo stipendio ministeriale sotto il Ministero Ridolfi sommò a L. 18,000 annue; il Marchese Capponi lo ridusse a L. 14,000; da me fu ridotto a L. 12,000: nei 5 mesi e 15 giorni che ho tenuto il maestrato, ho rimesso di mio Lire 5333. 6. 8, come ne fa fede il libro di Amministrazione delle mie _pochissime sostanze_, tenuto dal signor Giovanni Bertani. _La schifosa calunnia fu desunta dai due milioni, che l'Assemblea Costituente mi stanziò per le spese della Guerra_, — ma i Buoni del Tesoro, i quali dovevano rappresentare questi _2 milioni di lire, non furono, — non che spesi, — stampati!!_

[734] Digny dice, che i signori Bulgarini e Capaccioli ebbero eziandio lo incarico di significarmi reietta la mia novissima proposta, e sarà.

[735] Esaminiamo prima le prove _testimoniali_, poi discuteremo le _razionali_.