Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi
Part 84
«Le ultime notizie di Genova sono state pubblicate nel _Monitore_ di ieri sera. — Il Governo non ne ha ricevute altre fino a questo momento. Quanto al Piemonte resulterebbe al Governo, sebbene la fonte della notizia non sia officiale, che l'armistizio fatale di cui tanto ha parlato la stampa periodica fosse firmato dal nuovo Re nel giorno 24 del passato mese, e che il Re istesso avesse dichiarato esser sua volontà di fare rispettare l'armistizio ancorchè non si fossero potute ottenere dal Maresciallo Austriaco le modificazioni fatte sperare al Parlamento Sardo. Probabilità dunque di ripresa di ostilità non esiste in Piemonte, a meno che non vogliano aprir la guerra per proprio conto le Popolazioni con una generale insurrezione.
«Quanto alle relazioni che sono fra il Governo Toscano e le Potenze estere non posso dire all'Assemblea che questo: Non avere le medesime cambiato dal 9 febbraio. — Il Governo è in rapporti officiosi coi Rappresentanti d'Inghilterra, Francia e Spagna; colla Prussia, Russia e le altre Nazioni, sono rotti anche i rapporti officiosi. Dirò poi che riguardo al partito che l'Inghilterra e la Francia possono aver preso relativamente alla questione italiana tale quale l'hanno fatta i recenti avvenimenti, è da ritenersi che siano fino a questo momento arrivate le istruzioni analoghe dei respettivi Governi ai Rappresentanti di queste due Nazioni qui residenti.
«Ho risposto alle interpellazioni del Deputato Pigli.
«Il _Presidente_ domanda al Deputato Pigli se non ha altro da domandare.
«Il _Deputato Bichi_ domanda che siano cancellate da' fogli degli Stenografi le interpellazioni e le risposte.
«_Un Deputato_ osserva che le interpellazioni erano inutili, perchè i componenti l'Assemblea conoscevano pienamente i fatti stessi tanto per i mezzi che ognuno di loro aveva come Deputato della provincia, quanto anche per avere avuto più volte notizie dal Governo nelle adunanze segrete.
«_Presidente._ Prima di tutto, insiste nella sua proposta il Deputato Bichi?
«_Deputato Bichi._ Insisto perchè gli Stenografi cancellino dai loro fogli le narrazioni che rivelano vergogne.
«_Presidente._ Bisognerebbe che ella scrivesse la sua proposizione e che io la ponessi in discussione.
«_Deputato Guidi Rontani._ Io farei una osservazione: se il Deputato Bichi chiede che sieno cancellate le risposte del Ministro dello Interno, perchè queste non abbiano pubblicità, e perchè le date spiegazioni non possono corrispondere al fine che le mosse; io approverei la loro radiazione. Se poi questa mozione dovesse considerarsi come impugnativa dei fatti, allora non potrei concordarla.
«(Diverse voci: _no! no!_)
«_Presidente._ Allora siccome semplicizza la disputa, domando se si debbano radiare dal rendiconto degli Stenografi tanto le interpellanze, quanto le relative risposte.
«_Deputato Guerrazzi._ Io non sarei mai di parere di dissimulare la verità; meglio valeva non chiederla. Ora che è chiesta la verità, la verità si dica. La magnanimità dell'Assemblea non deve consistere nel dissimulare la verità, ma nel contemplarla e spendere ogni mezzo per vincerla, qualora non fosse consentanea all'alto scopo che ci siamo proposti.
«Se la verità è dura, è un fatto fatale; a noi non deve bastare il cuore di mutarla per quanto è possibile, perchè quando noi cadremo sotto la necessità dei fatti, noi mostreremo ancora che abbiamo fatto quanto per noi era possibile per superarla con virtù e con fermezza.
«_Presidente._ Rinnuovo all'Assemblea l'interrogazione se essa è di parere che debbansi radiare tanto le interpellazioni quanto le risposte.
«(La proposizione Bichi non è ammessa.)
* * * * *
_Ciampi._ «... Ma si obietta e si dice: noi dobbiamo prepararci alla guerra della nostra Indipendenza: occorrono dunque pronti e sufficienti mezzi per sostenerla. Ed io rispondo: Per ciò che potrà farsi in questi pochi giorni nei quali l'Assemblea tacerà, i mezzi non mancano. E se mi si soggiungesse, che sono insufficienti, allora dirò: Proclamate il principio, dite nettamente sotto qual bandiera volete far questa guerra, dite che deve essere una guerra di Indipendenza Nazionale, Italiana, e allora, interpretando anche il voto dei miei amici della opposizione, vi dichiaro, che noi tutti voteremo non per 2, ma per 18 e 20 milioni, e quanti più ne abbisognassero. Ma permettetemi che francamente io ve lo dica: — negare di proclamare il principio, abbassare la guerra della Indipendenza alla difesa egoista dei confini toscani, e far tanta insistenza per aver questi due milioni, mi sembra lo stesso, che chiedere i fondi per le feste della Restaurazione.»
[585] «Era castellano nella rocca di Monte Petroso Biagio del Melano. Costui sendo affogato intorno dai nimici, e non vedendo per la salute della rôcca alcuno scampo, gittò panni e paglia da quella parte che ancora non ardeva, e di sopra vi gittò due suoi piccoli figliuoli, dicendo ai nimici: «Togliete per voi quelli beni che mi ha dati la fortuna, e che voi mi potete tôrre; quelli che io ho dell'animo, dove la gloria e l'onore mio consiste, nè io vi darò, nè voi mi torrete.» Corsero i nimici a salvare i fanciulli, ed a lui porgevano funi e scale perchè si salvasse. Ma quegli non l'accettò, anzi volle piuttosto morire nelle fiamme, che vivere salvo per le mani degli avversarj della patria sua.» — (Machiavelli, _Istorie Fiorentine_, lib. IV.)
[586] Di queste espressioni a un dipresso mi valsi nella ultima Seduta dell'Assemblea insorgendo contro la proposta di un Deputato — che la corda faceva trovare i danari. —
[587] Giovami riferire l'autorità del signor Montalembert per temperare la stupida indiscretezza di coloro, che esaminando la mia condotta vanno a cercare il nodo nel giunco. Nella Seduta dell'Assemblea di Francia del 10 febbraio 1851, cotesto oratore si esprimeva così: «Adesso voi mi direte, ch'egli ha commesso errori. Egli ha commesso errori? davvero! e voi avete fatto questa bella scoperta? Permettete, che io vi domandi, da quando in qua avete trovato nel mondo un Governo, che non commettesse errori?» Con più grato animo mi valga ricordare la parte finale del Discorso di Addio fatto al Congresso americano «_da quello, che lasciava ai posteri il nome di Washington onde essi arrossiscano di eccezione così solitaria_.» — (Byron, Ode a Napoleone.)
Il Generale, rivolto ai suoi colleghi, favellò in questa sentenza:
«Gli atti pubblici provano fino a qual punto i principii che ho rammentato mi abbiano condotto nello adempimento dei doveri del mio ufficio. La mia coscienza almeno mi dice, che non me ne sono allontanato. Comecchè ripassando gli atti della mia amministrazione non conosca colpa veruna d'intenzione, io ho un sentimento troppo profondo dei miei difetti per _essere sicuro di non avere commesso errori_. Quali essi sieno, io prego l'Onnipotente Dio a dissipare i mali che potrebbero partorire. Io così porterò meco la speranza, che la mia Patria non cesserà di considerarli con indulgenza, e che dopo quarantacinque anni di vita consacrati a pro suo con rettitudine e zelo _cadranno in obblio i torti di un merito insufficiente, come io cadrò ben tosto nella dimora dello eterno riposo_!...»
Quando abbiamo letto siffatte parole, o Dio! come si fa egli a riportare lo sguardo su le pagine dell'Accusa, e di altri che insensatamente quanto ferocemente mi lacerano per gli errori, che in mezzo a tanto trambusto di vicende e agitazioni di uomini posso avere commesso io, mentre i Governi stessi, in condizioni ordinarie, e i sommi personaggi non ne andarono immuni? — Quando Gesù Cristo, soccorrendo alla peccatrice, disse agli accusatori: Chi di voi senza peccato, getti la prima pietra, — fra tanta turba di gente (e badate ch'erano tutti Farisei) non uscì un solo di cui la fronte fosse così sconosciuta alla vergogna, che ardisse stendere la mano al sasso: ai giorni nostri, qui, in patria, — voi lo vedete, — al grido: Chi di voi senza peccato, gitti la pietra, — mille braccia si tirano su la camicia fino al gomito, e ghermiscono le più elette ghiaie del Mugnone, pronti a scagliare..... o generosi!.... o forti! Ben ti puoi estimare avventurosa, o Patria, che tante serque contieni in te di petti santissimi, e di Farisei neppure uno solo!
[588] Ritengo la proposizione già provata: nondimeno penso importante aggiungere alquante prove specialissime:
Rispetto alla Guardia Nazionale: — «La principale occupazione del Circolo la sera del 24, fu la questione delle elezioni _dei capitani, tenenti, e sotto-tenenti della Guardia Nazionale_, avvenute nella mattina del 22. Queste elezioni _sono cadute generalmente su persone poco repubblicane_; sono state generalmente rielette le medesime persone agli antichi gradi.» — (_Popolano_, 28 febbraio 1849.)
Per quello riguarda l'elezioni dei Deputati a Firenze: — «2 Marzo. — La discussione di ieri sera al Circolo (del Popolo) si aggirò tutta sulla nota dei Candidati del Compartimento Fiorentino all'Assemblea dei 120. La serata non fu migliore per la Commissione. Dopo avere già essa stessa riformata la sua nota, _ripudiando una parte dei suoi figli_, ha dovuto ritirarne altri da sè nel tempo della discussione, ed altri sono stati respinti dalla giustizia del Circolo; oltre quelli che sono usciti vincitori coi voti sì, ma laceri e mal conci dalla discussione. L'ultima giustizia, però, speriamo che la faranno gli Elettori col rigettare tutti quelli che si spacciano nostri legislatori, e non sono stati mai _nè Unitarii, nè Repubblicani, nè Rivoluzionarii, nè Cospiratori per l'Unità e per la Repubblica_; nè sono capaci colla sapienza e coll'azione sul Popolo a fare alcuna opera buona nella costruzione del nuovo edifizio da elevarsi sul Campidoglio; insomma, che non hanno nè scienza, nè coraggio; ma sono gente di moda.
«Lo zelo laborioso di alcuni Socii, che sanno posporre i riguardi al dovere, estorse da alcuni Candidati dichiarazioni pregevoli, da pigliarne atto per confrontarle coi fatti avvenire, siccome fu detto. Richiesto un Candidato: Che farebbe se l'Assemblea dei 120 non votasse l'Unione con Roma? rispose: Scenderei in piazza collo schioppo per unirmi col Popolo a fare la rivoluzione ec.» — (_Popolano_, 3 marzo 1849.)
«L'esempio fu bello, quantunque non riuscisse affatto onorevole ai varii Candidati; alcuni dei quali balbettarono mal sicure parole in temi che mostravano di male intendere; altri ricopersero sotto sonori accenti la fiacchezza dei loro sensi tutt'altro che rivoluzionarii. Pare che il Circolo dovrà cancellarne qualcuno dalla nota dei Candidati, senza aspettare che lo cancellino gli Elettori. Pure si udirono in altri anche belle e generose parole repubblicane, da cui esalava purissima l'idea della nostra Unità. Ma alla domanda fatta quasi a tutti: — Che fareste se l'Assemblea dei 120 tradisse l'Unità italiana, non ratificando la riunione con Roma già decretata dal Popolo? — alcuni Candidati s'impelagarono, smarrirono il senno, e non seppero, com'altri, risolutamente rispondere: Lascerò il posto disonorato, e correrò a debellare col Popolo italiano questi nuovi traditori.» — (_Popolano_, 7 marzo 1849.)
[589] Le lusinghe _non cessarono mai_. — «Roma 29 marzo, di sera. — In seguito delle disastrose notizie del Piemonte, l'Assemblea ha nominato un Triumvirato a norma del Decreto che vi accludo. I membri di questo Triumvirato sono Mazzini, Armellini e Saffi. Si voleva farvi entrare anche Guerrazzi e Montanelli; ma si è poi pensato che il primo, essendo costà Capo del Potere Esecutivo, non avrebbe potuto accettare fino ad Unione compiuta. Ad ogni modo però il Triumvirato attuale è provvisorio, e non appena formeremo con voi uno Stato solo, provvedemmo ad una nuova nomina, e la faremo in guisa da trar profitto degli uomini più illustri e più popolari tanto di Toscana come di Roma.
«Affrettate adunque l'Unione, affrettatela con tutte le vostre forze, imperocchè da questa Unione soltanto può venire la comune salvezza della Italia Centrale.» — (_Alba_, 4 aprile 1849.)
[590] Il Segretario Biondi. Tornata dell'Assemblea Costituente del 2 aprile 1849.
[591] _Italia Rossa_, del Visconte D'Arlincourt, pag. 116 e seguenti.
[592] Il generale Pepe nella _Storia delle Rivoluzioni d'Italia del 1847-48-49_ (Bruxelles, 1850, pag. 270) narra uno esempio stupendo di virtù, il quale a me piace referire non tanto perchè serva maravigliosamente di conferma alla mia sentenza, la quale non ne ha bisogno, quanto perchè consoli l'animo contristato dall'odierno diluvio universale di viltà. Il generale Nugent fu gagliardo battagliero, ed aspro nemico della Italia, comunque togliesse a moglie gentildonna italiana di Benevento; nel 1849 con prova estrema di valore assaltava Brescia, che con prove estreme di valore si difendeva. Prevalsero alfine il numero degli assalitori, la qualità delle armi, e la esperienza del trattarle; però cadde Brescia, dopo ch'ebbe ucciso al nemico 1500 uomini, 36 ufficiali, un luogotenente-colonnello, un colonnello, e lo stesso generale Nugent, — il quale sentendosi vicino a morte nel dettare il suo testamento _lasciava alla città di Brescia un legato in tributo della sua ammirazione per lei_!
[593] _Prose Politiche._ Lettera Apologetica. Ed. Le Monnier.
[594] «L'Assemblea Costituente rigettò l'Unione con Roma; e con ciò fare impedì forse una nuova complicanza dalla quale nessun utile e molto danno poteva ora resultare. Forse impedì piuttosto un decreto che un fatto; ma in ogni caso fece opera ragionevole. Concentrò inoltre in un solo tutto il potere esecutivo; ed anco questo partito era consigliato dalla imperiosità delle circostanze.
«Operi adunque chi ebbe la somma dei poteri per salvare la Toscana, e l'esperienza dovrà consigliarlo nella scelta dei mezzi più opportuni ed efficaci.
«Due mali oggi minacciano la Toscana: il disordine interno armato in lotta civile, ed una possibile invasione austriaca. Queste due calamità egli deve scongiurare dal nostro Paese; e quando vi riesca, non vi sarà onesto cittadino che per questo non gli si professi riconoscente.
«Se noi sapessimo la Toscana in condizioni diverse da quelle nelle quali oggi sventuratamente si trova, noi sapremmo proporre ben altri consigli. Ma ove è ella la guerra dei _Popoli_ che soccorra la disfatta dei _Regii_? Ove è un nucleo al quale si vogliano rannodare le forze disperse? ove è un principio vitale che le animi e le governi? I Decreti non creano eserciti, i proclami non aggiungono stabilità ai governi disfatti.
«Però noi crediamo che tutti i sinceri amatori della patria debbano oggi convenire in questo: salvare per primo quel più che è possibile dell'onore e della indipendenza nazionale invocando l'appoggio della Francia; dividere almeno la sventura cogli altri Popoli fratelli, se non bastammo a dividere i pericoli; — salvare l'indipendenza dello Stato, minacciata dall'Austriaco vittorioso; salvare le libere istituzioni minacciate dalle fazioni reazionarie; salvare la pubblica tranquillità, e con essa le proprietà e le persone, minacciate dai turbolenti d'ogni Partito.
«Questo crediamo sia oggi dovere del Governo di procurare, invocando il concorso dei poteri municipali; l'autorità dei quali riman sempre incontestata, qualunque sia l'influenza degli avvenimenti politici.» — (_Conciliatore_, Nº 88, 29 marzo 1849.)
[595]
NOTIFICAZIONE.
«Lieto il Governo di aver viste coronate di buon successo le cure che si è dato per provvedere di cavalli il treno di artiglieria, è ora ansioso di riempiere il vuoto d'uomini in che il medesimo Corpo si trova.
«A quelli pertanto che abbiano militato in Cavalleria, a tutti quelli che all'ufficio di cannoniere conduttore si sentano adatti (siano pur anche coniugati) fa premuroso invito di offrire alla Patria i proprii servigi.
«Per tre anni è l'impegno; cinque zecchini il premio d'ingaggio.
«Non è per altro in questa leggera somma, ma nel cuore dei Toscani, che il Governo ripone la sua fiducia.
«Una nota per tutti quelli che vogliono scriversi è aperta fin d'oggi presso il Comando di questa Piazza. — Su via Cittadini: mostriamo al mondo che se altamente gridammo di voler esser liberi, abbiamo anche il coraggio, sappiamo anche sostenere i sacrificii con cui si merita la Libertà.
«Dal Ministero della Guerra, li 2 aprile 1849.
«G. MANGANARO.»
[596]
«Toscani,
«Alla sicurezza interna fu provveduto con necessarii provvedimenti ieri e stamani. I fatti corrisponderanno alle parole. Adesso della sicurezza esterna.
«Bisogna difendere la nostra Terra. Questo è dovere di tutti, qualunque opinione i Cittadini professino. Onore, religione, interesse, e ogni altro affetto che governa il cuore degli uomini virtuosi ed anche poco virtuosi, persuade alla difesa del Paese nativo.
«Il Governo primo mandò alla Gioventù Toscana fervidi eccitamenti; gliene mandava pari in caldezza la generosa Assemblea. Ai confini! ai confini! Deh! Gioventù Toscana, difendi la tua Patria. La difesa è agevole: i luoghi aspri, i calli dirotti, i tronchi e i massi offrono riparo a noi, impedimento al nemico, dove mai si attentasse varcare i nostri monti. Pensa che anche i bruti difendono i proprii covili; vorrai essere, o Gioventù Toscana, da meno dei bruti?
«Ai confini! ai confini! Il Governo verrà con voi: reggerà se occorre sotto la tenda: chiunque adesso non diventa soldato si guardi dal mentirsi amico del Popolo: amici del Popolo sono quelli che muoiono con lui e per lui.
«Intanto la Gioventù sappia che presso ogni Municipio sta aperto il Registro nel quale hanno da scriversi coloro che intendono accorrere alla difesa della Frontiera; ma meglio del Registro varrebbe prendere un'arme, baciare la madre, e recarsi a Firenze. Qui si fa l'adunata delle genti per andare ai confini.
«2 aprile 1849.
«GUERRAZZI.»
[597] Dispaccio telegrafico del 2 aprile 1849.
«Al Governo di Livorno.
«Bisogna prevalerci delle buone notizie per eccitare il pubblico spirito alla guerra. Adopri i mezzi che pensa più opportuni. Si valga di Popolani, Circoli, e Preti, di tutti; e appena impegnati dieci, o dodici, mandi subito a Firenze, previo avviso, dove faremo il deposito. Vestiremo, armeremo, e manderemo al campo. Risposte d'ora in ora per mio governo.
«GUERRAZZI.»
(Documenti pag. 441.)
[598] Dispaccio telegrafico del 2 aprile.
«Al Governo di Livorno.
«Mancano armi. Di Francia ne vennero altre? Ve ne sono a Livorno? Se mandate Volontarii, e li dovete mandar subito, inviateli con armi. Ai bagagli e alle vesti penseremo noi. Requisite i fucili da caccia, e sostituiteli agli schioppi da munizione. Così vuole la Patria. Quando la Patria ordina, a chi non obbedisce — guai.
«GUERRAZZI.»
(Documenti, pag. 442.)
[599] Dispaccio telegrafico delle ore 2, 55 minuti, 2 aprile.
«Al Governo di Livorno.
«Intorno al Battaglione io lo accetto a due patti: che porti i fucili, e che gli Ufficiali si sottopongano agli esami. Fucili, noi non ne abbiamo, come vi ho detto. Qui stanno mille giovani inutili per difetto di armi, e me ne piange il cuore; quindi se gli facciano imprestare. Requisiteli, come ho ordinato; insomma li portino. Ufficiali devono essere nel numero normale, corrispondente alla quantità dei soldati, a seconda dei Regolamenti, e l'esame li deve dimostrare degni per morale e per conoscenza che a loro si affidi il sangue dei fratelli. E questa è giustizia. Lodi, e ringrazii il Gonfaloniere. Giustizia, ma piena giustizia: la Patria non desidera altro.
«GUERRAZZI.»
(Documenti, pag. 442.)
[600] Documenti, pag. 442. Dispaccio telegrafico delle ore 8, 45 minuti, 2 aprile.
[601] Documenti, pag. 517. Dispaccio telegrafico Landi, del 2 aprile, ore 5, min. 9.
[602] Ivi. Dispaccio telegrafico Martini, del 2 aprile, ore 4, min. 45.
[603] Ivi. Dispaccio telegrafico Landi, del 2 aprile, ore 7, min. 45.
[604] Ivi. Dispaccio telegrafico D'Apice, del 2 aprile, ore 8, min. 10.
[605] _Firenze 3 aprile._
«Livornesi!
«Adesso vi parla una voce assai più potente che quella del vostro concittadino, — la voce della Patria in pericolo, e vi domanda:
«Che quanta Gioventù contiene cotesta mia terra diletta, e il suo contado, accorra alla frontiera e la difenda.
«Wimpfen si è vantato con 10,000 Austriaci calpestarvi come biacchi striscianti nel fango!... Io non dico di più.... Gli occhi mi si empiono di lacrime e di sangue per la vergogna.
«E vi scongiura ancora che le rendiate le armi altra volta prese da voi per difendere il Paese. Bene le prendeste, e bene le adoperaste; ma chi di voi non può andare alla frontiera, per quanto amore porta a Dio, e ai suoi morti, impresti queste armi alla Gioventù che risponde alla chiamata.
«O Livornesi miei, vorrete mandare i vostri figli disarmati contro gli Austriaci, come i tiranni di Roma gittavano gli schiavi nel circo alle fiere?
«Coraggio, costanza e modestia, e nulla io reputo e non è perduto. Ma ai confini vi spinga amore di Patria santissimo, e non voglia di gradi, o cupidità di averi. Colui che si muove per ambizione o per interesse, si parte col conto fatto nella sua anima di piegare laddove trova maggiore premio di vanità, o di danaro. Chi si parte da casa con l'ambizione o lo interesse, di rado avviene, — Livornesi, badate alle mie parole, — di rado avviene, che per la via non si accompagni col tradimento.
«Voi sapete che io ho un nepote solo del mio nome, consolazione unica a questa travagliata mia vita: andate al campo, e lo troverete semplice soldato di artiglieria. Egli ha da guadagnare i suoi gradi col sapere, con la obbedienza, e col valore.
«O uomini livornesi, datemi le armi e i figli,ed io vi salverò vostra Madre — la Patria.
«Se gli Austriaci prevalgono, la condizione dei vivi è peggiore di quella dei morti — perchè morirono senza vergogna, e non li turba nel sepolcro lo scherno dei figli.
«GUERRAZZI.»
(Documenti, pag. 872.)
[606] Documenti, pag. 577.
[607] Trovandoci nella suprema necessità di tentare una disperata prova per ristorare le sorti della guerra, o salvare almeno l'onore operando, credo che potrò meglio servire alla Patria nel Campo, che paziente uditore nel Parlamento toscano: perciò renunzio ad essere Deputato. Co' miei Elettori, a guerra finita le scuse. — Firenze a dì 2 aprile 1849. G. MORANDINI.
[608] Documenti, pag. 443, e 518.
[609] Documenti, pag. 443. — «La Guardia Nazionale fiorentina corrisponde. Ieri parlai al mezzo Battaglione, che montò la guardia: oggi, appena _smontato_, due compagnie armate e vestite con sacchi e cappotti vogliono partire subito. Dio ci aiuti!»
[610] Circolare del Ministro della Guerra del 4 aprile 1849.
[611]
NOTIFICAZIONE.
«La Patria in pericolo chiede uomini ed armi. Bando alle discordie; uniti in un solo volere prepariamoci frettolosi a respingere lo straniero che osasse attentare alle conseguite Libertà.
«La calma operosa è più utile del tumultuario affaccendarsi, perchè la prima mostra il fermo proponimento e la solennità dell'atto che va a commettersi, mentre il secondo confonde, e non ha durevole impronta.
«Ogni Cittadino pertanto, che ritiene armi inoperose, le consegni a questo Municipio.
«Lo stesso invito vien fatto ai Militi della Guardia Nazionale dai 50 ai 60 anni, coerentemente al disposto dell'Articolo 7 del Decreto dei 23 marzo 1849 del Governo Provvisorio toscano.
«Giovani generosi, caldi di amor patrio, questo è il momento più bello della vostra vita; da voi la Patria attende la propria salvezza. Dio non abbandona gli oppressi. L'ora del risorgimento è suonata. Le armi soltanto ponno decidere dei nostri destini.
«Livorno, dal Palazzo Civico, li 4 aprile 1849.
«_Il Gonfaloniere_ AVV. LUIGI FABBRI.»
[612] «Si dica allo A., che tratti, e concluda il baratto di ½ milione, e di là mandi in Francia subito. Le armi si raccolgano. Ne sono arrivate altre in Livorno? Qua armi prima, poi gente.» — (Dispaccio telegrafico del 4 aprile 1849. Documenti, pag. 443.)
[613] Documenti, pag. 519.
[614] Documenti, pag. 519 e 520.