Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi
Part 83
[560] Il signor Berti Pichat, Preside di Bologna, nel marzo 1849 mosse a Firenze per tentare di ridurre in contante buona somma di carta monetata romana; malgrado la diligenza che vi misero non pochi sensali, e la usura offerta superiore al 30 %, non poterono barattarsi oltre L. fior. 8000 a mediazione del Veneziani, perocchè i Banchieri la rifiutassero con qualsivoglia premio. I nostri Buoni del Tesoro una sola volta, e per ore, scapitarono 7 %; ma il loro corso regolare fu oscillante fra il 3 e il 4 %. Il sig. Berti Pichat, da quel leale uomo che era, dandomi esatto ragguaglio della sua Provincia, mi assicurava, Bologna e le terre dipendenti avverse alla Repubblica poco meno che alla invasione straniera.
[561] Non furono mai principiate. Lo spoglio delle Liste degli eletti per la Costituente Italiana doveva effettuarsi a Firenze da una Commissione centrale, composta ai termini dello Art. 10 del Decreto del 14 febbraio 1849. Alcuni Gonfalonieri provinciali si recarono a Firenze a questo scopo, ma il Municipio, che per organo del suo Gonfaloniere mi manifestava quale e quanta fosse la repugnanza della universalità dalla Unificazione con Roma repubblicana, protrasse le operazioni della Costituente _italiana_, me consapevole e consigliere, onde il voto della Costituente _toscana_ procedesse senza ombra di coazione, o di urgenza. Di ciò occorre la prova nel Decreto dell'8 aprile 1849 (Documenti, pag. 885), che l'Accusa riprende come quello «che provvedeva a ultimare le operazioni di squittinio relative alle elezioni dei Deputati alla Costituente Italiana.» Ben poca mente ci voleva a comprendere, che un simile Decreto pubblicato per attutire l'ardore degli improperii dei Repubblicani rimaneva vuoto di effetto, dovendo l'Assemblea Costituente Toscana decidere intorno alle sorti del Paese nel 15 aprile successivo, a norma del Decreto dell'Assemblea del 3 aprile 1849. Tutto sta nello esaminare come sarebbe stato deciso dopo 7 giorni!
[562] Detto Decreto, pag. 55.
[563] Dal Rapporto recente fatto dal signor Ducos, intorno alle spese commesse dal Governo Provvisorio di Francia, troviamo che Ledru Rollin spese franchi 123,000 per bucherare l'elezioni in pro della idea repubblicana; e in vero, questo è il contegno di cui intende che prevalga un suo concetto politico. Non un soldo fu speso da me, onde l'elezioni fossero disposte in un senso piuttosto che in un altro: dal quale fatto può dedursi questa conseguenza (dove ve ne fosse mestieri): se liberissime lasciai l'elezioni mentre fui Membro del Governo Provvisorio, tanto più deve credersi che tali procurassi che fossero, Ministro Costituzionale.
[564] _Popolano_ del 3 e 7 marzo 1849.
[565] _Il Nazionale_, 9 marzo 1849: — «Il Decreto adunque (del 6 marzo) di che ci occupiamo, in doppio modo viene ad offendere (ove non rimanga opportunamente chiarito e ammendato) il fondamentale principio della nazionale sovranità: sì perchè determina e _circoscrive_ abusivamente la _iniziativa_, per propria indole illimitata, della convocata Costituente; — sì perchè, ne' limiti delle assegnatele competenze, pare che pretenda essere la Nazione astretta a accettare quale _atto sovrano_ le qualunque sue Deliberazioni.»
[566] _La Costituente Italiana_, 11 marzo 1849: — «Il Governo Provvisorio Toscano non ha creduto di pronunziare primo, e consecrare la parola della Unificazione, ed ha voluto innanzi a tutto interrogare la volontà delle popolazioni, che gli aveano concesso mandato di provvedere alla loro suprema salute. Alla inesplicabile esitanza, ostinata anche dinanzi alla già chiara intenzione del Paese, una subita riparazione debbe essere accordata coll'inviare alla Assemblea Costituente Toscana gli uomini che reclameranno spontanea, unanime, l'Unione con Roma.»
[567] _Il Popolano_, 8 marzo 1849: — .... «oltre a che il Governo nulla sembra disposto a fare affinchè le elezioni procedano in guisa da produrre il resultato che noi vogliamo, cioè la Unione con Roma e la proclamazione della Repubblica ec.»
_Il Popolano_, 9 marzo 1849: — .... «una Legge mal concepita (del 6 marzo) è d'uopo sia anche peggio eseguita. Da ciò emergerà forse un'Assemblea di Retrogradi e di Conservatori; ed un'Assemblea di simil colore sapete a che cosa ne conduce direttamente e senza transazioni? Alla guerra civile, ec.»
Anche il Regio Procuratore Generale nella sua Requisitoria, a pag. 130, ha saputo conoscere: «Che nel dì 6 marzo, lo stesso Governo Provvisorio, _quasi_ temperando l'Atto del 14 febbraio, in cui era implicita ma positiva ed assoluta l'adesione del Governo alla Costituente _italiana_, decretò che l'Assemblea Legislativa _toscana_ avrebbe usato del potere costituente, tanto per comporre insieme co' Deputati dello Stato Romano la Costituente della Italia Centrale, _quanto per decretare se, e con quali condizioni, lo Stato Toscano dovesse unirsi con Roma_.»
[568] «Ieri ebbe luogo, siccome annunziammo, la rivista della Guardia Nazionale.... Il Guerrazzi venne sì dai militi che dal Popolo astante salutato con fragorosi applausi: onde presso a poco diresse alla Guardia queste parole: — Domani è giorno solenne per un Popolo libero:...... questo Popolo però non va esortato nel dare il suo voto; questo Popolo che ha una coscienza, va lasciato libero ne' suoi diritti. Militi della Guardia Nazionale, difenderete voi le proprietà e la vita degli individui? — _Sì, sì_. — Farete sì che il voto sia dato libero, e che sia libera la discussione sulle sorti del Paese, discussione che sarà agitata dai Deputati che voi stessi avrete scelti? — _Sì, sì_.» — (_Il Nazionale_, 12 marzo 1849.)
[569] «Questa mattina la Guardia Nazionale è stata raccolta dal Generale Zannetti sulla Piazza di Barbano, e di colà attraversando tutto Firenze si è recata in Boboli, ov'è stata passata in rivista dal Guerrazzi.
«Non possiamo con precisione riferire le parole che a ciascun battaglione ha indirizzato il Presidente del Governo Provvisorio, imperocchè, a quanto ci viene riferito, elleno fossero di diverso genere ad ogni fermata. Bensì una calorosa esortazione alla Guardia Cittadina è stata reiteratamente volta dal Guerrazzi, ed è quella di sostenere con ogni forza il Governo Provvisorio e la futura Assemblea Costituente Toscana sì dai pericoli che sovrastare loro potrebbero dalla parte dei reazionarii retrogradi, quanto da quelli che nascer potrebbero dalle impronte pretensioni degli _ultra_ e degli intolleranti, consigliando a starsi contenti i Toscani a quello che i loro Rappresentanti saranno per decidere.
«In quanto a noi, fin da questo momento protestiamo, che se le future Assemblee non pronuncieranno la Unione con Roma, e, conseguentemente la decadenza della Famiglia di Lorena e la istaurazione del regime repubblicano, _profitteremo di qualsiasi mezzo_ ci presentino le circostanze, affine di salvare il Paese nostro da un giogo aborrito, che imporre gli si volesse a nome della legalità e di una servile rappresentanza.
«Noi non temiamo che il Popolo il quale compone la Guardia Nazionale, quel Popolo che gridò e grida tutto giorno _Viva la Repubblica, Viva la Unione con Roma_, voglia suscitare nel Paese la guerra civile, facendo fuoco su i suoi fratelli che, traditi nei loro voti, e vedute strozzate le loro speranze dal capestro delle formali legalità, _usassero l'estremo loro appiglio, la suprema loro ragione — la forza e la violenza_, — contro coloro che non si meriterebbero davvero il nome di Rappresentanti del Popolo, _ma di traditori della Patria_, ove si negassero a coteste tre supreme Leggi, che oggi ci sono imposte non tanto dalle circostanze, quanto dal bene della nostra patria, dalla sua salvezza, dalla necessità di assicurare solidamente la sua futura solidità e grandezza.
«Noi non temiamo nemmeno per ombra un tanto obbrobrio per parte dei futuri Deputati; ma ove questo obbrobrio dovesse pesare su di essi, certo, _ad onta di tutte le esortazioni del Guerrazzi_ NON PESERÀ SULLA TOSCANA L'OBBROBRIO ASSAI MAGGIORE DI AVERE PAZIENTEMENTE SOPPORTATO IL TRADIMENTO; e la Toscana saprà consumare la sua Unione con Roma, e saprà subirne tutte le conseguenze, _anche ad onta dei suoi Rappresentanti e degli uomini del Governo Provvisorio_. Questa è la nostra fede!» — (_Popolano_, Nº 256, 12 marzo 1849.)
[570] Chi? Secondo la Grammatica, io. O che dopo avermi convertito in _perduelle_, l'Accusa vuole trasformarmi anche in donna? Qui pure sento il bisogno di protestare.
[571] L'Accusa trae dal Discorso di apertura dell'Assemblea letto dal signor Montanelli argomento d'incolparmi; e sì, ch'Ella avrebbe dovuto all'opposto ricavarne motivo ad assolvermi, considerando: 1º che codesto Discorso fu opera del signor Montanelli, non mia; 2º che di sua mano apparisce scritto; 3º e che io, quantunque il turno mi chiamasse ad essere Presidente di settimana, e come tale l'Assemblea presiedessi, e dovessi leggerlo, pure mi vi rifiutai, però che contenesse proposizioni dalle quali dissentivo, e alle quali per parte mia ero deliberato a non aderire.
[572] Altrove ho dimostrato, e qui insisto a dimostrare, la falsità della incolpazione appostami dall'Accusa: «_avere io lasciato in balía di mandatarii non Toscani la decisione intorno alle sorti dello Stato_.» La Legge del 10 febbraio 1849 relativa alla Costituente _toscana_ nell'Art. 8 decreta, che _i forestieri dalle elezioni si escludano_; certo, adoperare la parola _forestieri_ fu male, ma egli è pur certo, che con essa denota i non Toscani. Lo sforzo dei parteggianti per la Repubblica potè ottenere che il Popolo mandasse Deputati non Toscani all'Assemblea Toscana; però essi furono pochissimi, e per nulla bastevoli a partorire i danni immaginati dall'Accusa. Il Generale D'Apice stampò nel _Monitore_ la lettera, che io gli consigliai, e scrissi a norma del suo dettato rispetto a questo negozio, la quale spiegava, che, trattandosi di pratica domestica, convenienza e senno gli suggerivano di rinunziare alla Deputazione; e parecchi seguitarono lo esempio. Io manifestai agli amici il mio disegno di prendere parola all'Assemblea per escludere _i non Toscani_, parendomi, com'era, pretta improntitudine quella di volere rappresentare la Toscana in cosa vitale senza conoscerla; ma essi me ne sconfortarono con grandissima istanza, onde non provocarmi contro il furore degli avversarii. Fra questi amici ricordo il signor Guidi Rontani; e gli altri, spero, mi sovverranno con la loro memoria. Intanto, che così sia vero si ricava dalia relazione dell'Adunanza del 27 marzo 1849, tenuta dall'Assemblea Costituente Toscana. In cotesta Adunanza il Circolo del Popolo presentò una petizione al fine, che i non Toscani venissero ammessi allo ufficio di Rappresentanti Toscani. Avrebbe il Circolo operato così, se la faccenda stesse come fantastica l'Accusa? Ancora: una Sezione lasciò sospesa la proclamazione di tre Deputati, fra i quali due non Toscani. Avrebbe potuto tenerli sospesi la Sezione, se la Legge gli ammetteva? — Più oltre: rispetto alla quistione se gli eletti non Toscani possano formar parte dell'Assemblea Costituente è deciso, che messa da parte l'_applicazione legale_ ogni Italiano deva essere accolto in Assemblea Italiana. Dunque la Legge gli escludeva. — (_Alba_, Nº del 28 marzo 1849, pag. 1943.) — Nelle note stampate dal Governo non occorre un nome solo di non Toscano, e nonostante sapete voi su quale fondamento questa Accusa ha cuore di sostenere, che le sorti del nostro Paese furono commesse a mani non toscane? Eccolo. Esaminate nel _Monitore_ del 25 marzo 1849 il Prospetto dei Deputati dell'Assemblea Costituente Toscana, e su 120 trovate tre non Toscani: Modena, D'Apice e Niccolini; ma D'Apice renunziò, Niccolini fu reietto; dunque ne rimase uno. Così lasciavansi in balía di non Toscani i toscani destini! — Incredibili cose, e non pertanto vere. Raccomandai escludessero almeno Niccolini, e fu escluso: «non venne proclamato Giovanni Battista Niccolini di Roma, _quantunque la Sezione fosse di sentimento ammetterlo sebbene non Toscano_.» — (_Alba_, luogo citato.) — Niccolini protestò; ma quantunque conoscesse la sua esclusione opera mia, e fosse sfrenatissimo, ed ora per la nuova ingiuria soprammodo infiammato, pure non seppe rimproverarmi, come per certo non avrebbe mancato di fare, di essermi servito di lui pei miei fini, ed ora gittarlo via mal gradito arnese. Questo Documento, benchè non valga nulla, rarissimo, mercè le diligenze del mio Difensore, mi perviene adesso, e adesso qui mi è forza metterlo:
«Cittadino Presidente,
«In nome della sovranità del Popolo, stando alla lettera e allo spirito del Regolamento, e onde non veder violato un Principio Costituzionale, debbo protestare come protesto sulla decisione presa dalla Camera a mio riguardo considerandola come inlegale; perchè:
«Se alla Camera fosse riservato il dritto di ammettere o escludere i Deputati regolarmente eletti, cioè le operazioni dei Collegj elettorali che li nominò (_sic_), essendo state riconosciute valide, cesserebbe ogni sovranità del Popolo, e il suffragio elettorale sarebbe una mera illusione, e lo provo:
«Si supponga che in una Camera di 120 persone 60 membri siano conosciuti rappresentare il Principio Costituzionale Monarchico, 60 quello Repubblicano; ora nella verifica de' poteri possono esser presenti alla Camera i 60 Repubblicani, e soli 10 Costituzionali, e così viceversa. Che se il Partito che si trovasse in maggioranza, venisse ad escludere l'altro Partito, cosa diverrebbe il voto della metà degli elettori che hanno mandato alle Camere uomini rappresentanti i loro principj? Dove si troverebbe allora l'espressione sincera della volontà del Paese? Io lo lascio a voi a considerare.
«Ma vi è più. L'Art. 6 del Regolamento, che si è dichiarato dovere provvisoriamente reggere la Camera, porta che:
«_L'Assemblea pronunzia sulla validità delle elezioni, ed il Presidente proclama Deputati coloro i cui poteri sono stati dichiarati validi._
«Io non aggiungo parola su questo Articolo, che di per sè stesso è troppo chiaro, e che non ammette nessun'altra possibile interpretazione.
«Io spero, o Cittadini Rappresentanti, che voi vorrete seriamente considerare questa mia protesta che contiene un alto principio di diritto costituzionale, e vorrete considerarla dall'alta sfera in cui la confidenza del Popolo Toscano vi ha posto. Onde esser liberi bisogna esser giusti, diceva un sommo Legislatore, e sulla vostra giustizia io mi riposo tranquillamente.
«Nel pregarvi, Cittadino Presidente, a leggere all'Assemblea questa mia protesta, con tutto il rispetto mi dichiaro
«di Voi, Cittadino Presidente,
«_Dev. Servo_ G. B. NICOLINI.»
[573] Farini, Opera citata, tomo III, pag. 248.
[574] _Conciliatore_ del 25 marzo 1849.
[575] Documenti, pag. 509. — Dispaccio telegrafico del Prefetto Martini.
[576] «È possibile, che sia partita una Commissione composta del cittadino Guerrazzi e dei Ministri d'Inghilterra e di Francia, e di altri due personaggi, per Gaeta a prendere Leopoldo II? Alla quiete del Popolo sarebbe utile uno schiarimento su questa voce, sparsa generalmente a Pisa, a Pistoia, e qui.» — (Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 512.)
[577] «Le voci più stravaganti si spargono qui, trovano credenza nei goffi, e appoggio nei nemici del Governo. In me non mai. Ho già smentita solennemente la ingiuriosa notizia fino all'arrivo del Dispaccio sui Volontarii, venutomi in acconcio con la vostra firma. Compirò l'operazione mediante nuova mentita ai detrattori. Appunto per confonderli, ho fatto la domanda di schiarimento su l'incredibile assurdo. Io mi congratulo davvero, che la Nazione vi abbia scelto a suo moderatore. Mi sdegno delle maligne arti di chi vorrebbe attraversarvi i disegni generosi. Fatemi vostro vendicatore mortificandomi. A questo prezzo sono contento.» — (Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 512.)
[578] Anzi, stupendo a dirsi, il mio Avvocato m'informa, che non gliene domandarono nemmeno schiarimento!....
[579] Importa rammentare, perchè gli fa onore, quale opinione avessero gli Arrabbiati di questo egregio amico. Spedito a comporre i tumulti di Empoli, commissione da lui condotta a termine con umanità pari alla solerzia, fu bistrattato dal _Popolano_, e lo abbiamo veduto. Pigli propone inviare a Portoferraio un Commissario per destituire Gonfaloniere e Consigliere «_che però non dovrebbe essere Manganaro_.» — (Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 481). — Sparsa voce a Siena, che il Governo vi mandava Prefetto Manganaro, Ciofi ammonisce: «Si vocifera che il Prefetto V. ritorna a Pistoia, e che viene qua in sua vece Manganaro. Questa sostituzione dispiace moltissimo ai Sanesi; i quali mentre vedono bene V., mostrano grande avversione al cognome Manganaro.» — (Dispacci governativi. Documenti, pag. 216.) — A Livorno lo minacciano di buttarlo giù dalla finestra, se non fa come Pigli (Documenti, pag. 530). Così nel febbraio, nel marzo e nello aprile 1849 erano onorati e tenuti in pregio dai Repubblicani i miei migliori amici.
[580] Era arte ordinaria screditare con sospetti, o fare segno di vituperii i Deputati, che si scoprivano parziali ai disegni del Governo; eccone una prova espressa:
«La causa repubblicana fu ieri sera fortemente attaccata dal Presidente del Circolo di Pistoia (Dott. Didaco Macciò) a motivo di una santa proposizione fatta da un buon Popolano intorno al piantare in piazza l'Albero della Libertà.
«Il bianco-rosso Macciò si fece a sostenere, che il mettere l'Albero era un ferire nel cuore il primo stadio della _Costituente_; era una cattiva ricompensa al Governo Provvisorio; — era un volerlo trascinare a certa rovina: — insomma ciò non era nella _legalità_. Disse ancora che chiunque si era pronunziato con quel segnale aveva fatto male, e commesso un arbitrio: che mettendo in cima all'Albero il _ridicolo_ berretto della libertà, altro non era che scimmiottare i Francesi del 93: che anche Roma, la IMPRUDENTE Roma, aveva fatto male _malissimo_ a proclamare la Repubblica. Disse anche altre bestemmie più forti di quelle che declamò giorni sono, perchè il Circolo non inviasse al Governo Provvisorio le Deputazioni richieste dal Circolo fiorentino, per implorare da lui la immediata Unione con Roma e la proclamazione della Repubblica.» — (_Popolano_, No 251, 6 marzo 1849.)
[581] Dunque il _Conciliatore_ del 1º aprile 1849 la mia fierezza come nobile salutava; dunque gli uomini del _Conciliatore_ con plausi vivissimi nel 1º aprile mi confortavano: come va, domando, che nel 12 aprile mi tradivano, e dopo mi hanno calunniato, resi complici a farmi patire strazii, che io non saprei imprecare neppure ai miei più mortali nemici?
[582] Parla di questo fatto il _Conciliatore_ del 16 marzo 1849. «Di consenso dei due Governi Romano e Toscano è stabilito in Bologna un Comitato di difesa il quale avrà cura di proporre, e ordinare tutto ciò, che potrà contribuire a difendere il territorio comune. Il Governo Toscano ha già inviato da qualche giorno in Bologna due Rappresentanti, il Colonnello Manganaro, ed il Capitano Araldi.»
[583] Vedi ragguaglio delle Sedute della Costituente Toscana del 2 e 3 aprile 1849 qua oltre.
[584] _Risposte date dai Ministri dello Interno e degli Esteri alle interpellazioni Pigli; ed estratto di altri particolari delle Sedute del 2 e 3 aprile 1849 dell'Assemblea Costituente Toscana_:
«_Ministro dell'Interno._ Quanto allo Interno io devo conservare molta prudenza intorno queste interpellazioni; nulladimeno disegnando così l'insieme della Toscana, dirò: — in generale le popolazioni della campagna sono mediocremente disposte alla idea della guerra; le campagne nostre in parte negano mobilizzarsi in Guardia Nazionale. Parecchi Gonfalonieri mandano preghiere di esser dimessi, non sentendosi il coraggio civile di affrontare l'antipatia delle popolazioni per la mobilizzazione della Guardia medesima, antipatia che potrebbe esser vinta con più efficaci eccitamenti dei Gonfalonieri mentovati. Lo stato di ignoranza in cui si trova parte della popolazione toscana, fa che queste lepidezze non prendano sempre un aspetto fiero, e di una aperta reazione: ma in molti luoghi, dove la popolazione della campagna conserva ancora una certa fibra forte, allora questa repugnanza si converte in modi alquanto più sensibili. I Deputati di quest'Assemblea, e ormai il Popolo tutto, sono informati dei fatti successi in varie parti del contado toscano. Questo è quanto allo stato della popolazione campestre. — Nelle città lo spirito è acceso per la patria difesa. Livorno ha mandato quasi tutta la gioventù in campo per avviarsi alle frontiere. Firenze comincia a muoversi, e si muoverà....
«Guardia mobile parte da diverse città della Toscana verso la capitale, per organizzarsi, ricevere le armi, e andare ai confini; non come fiammella che vive prossima a spengersi, ma come scintilla che seconderà gran fiamma.
«Le cure del Governo infine ad ora adoprate sono tali, che hanno cercato di alimentare ed accarezzare amorosamente questa fiammella; e spera poter riuscire a fare che una massa non piccola della nostra Gioventù possa coprire le frontiere. — Vi sono poi i Rapporti dei nostri pubblici funzionarj di un ordine più elevato (per esempio i Prefetti) intorno alla idea della Unificazione della Toscana con Roma. Se debbo qui fedelmente esporre quello che a me da questi funzionarj vien riferito, dirò, che la massima parte della popolazione toscana recalcitra alla immediata Unificazione con Roma: alcuni perfino ne fanno argomento di timore per non poter conservare l'ordine pubblico, quando questa Unificazione fosse legalmente e definitivamente proclamata da questa Assemblea, mentre all'opposto la opinione contro qualunque ingiustissima invasione straniera potrebbe crescere fino al furore.
«Il superior Comandante della Guardia Nazionale fiorentina anch'esso ci ha denunziato dubbj gravissimi sulla adesione della Guardia stessa intorno a questa grave perdita d'immediata Unificazione, confidando nello egregio spirito dei Militi per correre alla frontiera.
«Come Ministro dello Interno a me pare avere in generale sodisfatto alle domande ed alle interpellazioni direttemi dal Deputato Pigli.
«Il Ministro della Guerra vi potrebbe dire circa i mezzi che sono in suo potere per armare ed equipaggiare la Gioventù, e unirla ai Battaglioni della nostra Milizia stanziale.
«Il Ministro delle Finanze potrà a sua posta dirvi quali mezzi sono a sua disposizione per soddisfare ai bisogni dell'armamento.
«_Un Deputato._ Domando la parola.
«_Presidente._ Non mi pare che siano esaurite le interpellazioni, perchè il Deputato Pigli ne ha fatte di due specie: cioè sullo stato interno dello Stato e sugli Affari Esteri; in conseguenza io credo...
«_Un Deputato._ Domandava la parola per rettificare un fatto.
«_Presidente._ Io credo non poter aprire la discussione, sino a che non siano esaurite le risposte alle interpellazioni. — Il Cittadino Ministro dello Interno ha altro da soggiungere?
«_Ministro dello Interno._ Se sono sodisfatti.... (_no, no._) No? però a me pare che potrebbero esserlo.
«_Ministro degli Affari Esteri._ Le interpellazioni a me dirette vertono sulle notizie di Genova e Piemonte, sulla probabilità che può esistere di una ripresa di ostilità nella Guerra Italiana, e sulle relazioni che passano tra il Governo Toscano e le Potenze estere.