Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi

Part 82

Chapter 823,470 wordsPublic domain

[507] «Ieri Firenze sapeva imminente il ritorno del Guerrazzi. — Firenze esultante si apparecchiava a riceverlo, siccome era debito ricevere il compositore dello scisma nato dalla fuga di Leopoldo d'Austria. — Firenze gioiva ieri del cessato pericolo della guerra civile, siccome la sera del 21 fremeva accorrendo con pari gioia a difendere le patrie libertà contro i reazionarii illusi e trascinati dalle parole e dalle promesse dei nemici della libertà e dell'Italia.» — (_Nazionale_, 27 febbraio 1849.)

[508] Il _Nazionale_ del 2 marzo narrava: — «Ieri sera vi fu pubblica adunanza del Circolo Nazionale nel teatro grande in Via Goldoni: era presente l'Avv. L. _Deputato del Circolo di Firenze_. Si trattò della dimostrazione che doveva aver luogo stamane in Firenze _contro_ il Proclama del Governo Provvisorio del 27 p. p.; fu proposto di uniformarsi a quanto aveva fatto il Circolo della Capitale.»

Il Signor L., il quale si affaticava a fare contro _me_, adesso è incolpato con _me_ e come _me_ nel mostruoso pastone dell'Accusa.

[509] «Il Prefetto di Pisa al Ministro dell'Interno. Comunico il seguente Dispaccio del Prefetto di Lucca, con avvertenza che i due contrassegnati nel medesimo dovrebbero dire M. e L., i quali furono qui al Circolo senza frutto. Martini.» — (Documenti, pag. 494.)

[510] «L'Avv. M. e il P. L. erano stamane in Lucca a far gente per condurla a una dimostrazione in Firenze; mentre di mio ordine il Delegato di Governo li faceva cercare perchè desistessero, sono partiti. So che al Circolo Politico si sono affacciati per pochi momenti, che letta appena la Notificazione del Governo di ieri hanno renunziato all'idea ed al mandato che avevano dal Circolo Popolare di Firenze. Landi.» — (Documenti, pag. 494.)

[511] «A Roma egli dà sollecita opera a quella unificazione, a cui la non si voleva piegare, e vi narra, che tutti i Toscani ne hanno desiderio, sebbene sappia il contrario; e perora e studia perchè si compia.» — (_Lo Stato Romano_, vol. III, pag. 276, Ed. Le Monnier.)

[512] Lord Hamilton, con piena cognizione di cose, scrive al suo Governo nel 27 febbraio. «La Toscana è minacciata da invasione esterna, da guerra civile, e da moti reazionarii nelle Provincie.» — Vedi Raccolta di Documenti citata.

[513] È impossibile annoverare tutti gli errori commessi per leggerezza o per malvagità nel giudicare gli uomini politici del nostro tempo; per non iscostarci da casa, vediamo in certi libri Benoît Champy, ministro di Francia, accusato di alimentare le sedizioni in Firenze, mentre Benoît Champy ci si mostrò sempre moderatissimo uomo, e più presto inclinato alla Monarchia Costituzionale, che alla demagogia. Quale dovesse essere tra noi, lo fa conoscere il partito che, come rappresentante del Popolo, sostiene nell'Assemblea di Francia: egli appartiene alla destra, e, comunque nipote del Lamennais, parteggia per l'Eliseo, ed ha votato la revisione della Costituzione. — Lord Hamilton Baillie, ministro inglese, è detto intrinseco dei ribelli; e questo diplomatico fu onestissimo _tory_, amico del Principe e del Principato, aborrente da ogni trambusto, zelante propugnatore della civiltà; di più, percosso da insanabile malattia, la quale non gli permetteva uscire di casa, e talora nè anche ricevere visite. — Lord Palmerston viene designato sempre col mantice in mano per soffiare nel fuoco rivoluzionario d'Italia; ed io, salvo onore, ho da dire, che il nobile Lord assai si rassomiglia allo zio di Francesco Berni, di cui questo bizzarro ingegno cantò:

A Roma _andai_ dipoi, come a Dio piacque, Pien di molta speranza, e di concetto Di un certo _mio_ parente cardinale, Che non _mi_ fece mai nè ben, nè male.

Questa fallacia di giudizii non solo su gli uomini comparisce, ma su le cose ancora. I democratici di Europa si mostrarono parzialissimi alla rivoluzione di Ungheria; ed oggimai è provato che i Magiari non erano repubblicani nè democratici; stirpe fiera, tenace dei privilegii, conservatrice delle preminenze sopra la razza slava, aliena dalle idee e dai costumi stranieri; sprezzante di ogni novità per modo, che spesso pronunzia in guisa di proverbio quel detto: «Mio nonno stesso non intese mai favellare di questa cosa.»

[514] Documenti, pag. 438.

[515] «Certo con _sacca e scuri_ non si andava a restaurare il governo monarchico-costituzionale. E se abbiamo detto, che in quelle campagne il grido di — _Viva Maria_ — è quasi sinonimo di violenza e rapina, perchè non si reputi esagerata, o imaginata a comodo di difesa quest'asserzione, ci permettiamo di riferire alcuni versi del nostro amenissimo poeta Guadagnoli, scritti in uno dei vernacoli del contado aretino.»

Doppo che 'n tempo de la battitura Fadighæ' quant'un æseno da basto, Nun me spettevo mèo questa figura! E pure armasto so come so armasto! Cappodeddua! se doppo mïtitura Dicio che 'l græn la ruggene avía guasto, Alnotta tanto tanto se putía De calche sacco fœ' VVIVA MARIA!

[516] _Conciliatore_, 12 febbraio 1849, Nº 42.

[517] Consultazione per Lionardo Romanelli, Firenze 1851, p. 24 e seg.

[518] Rapporto alla Commissione Governativa Toscana. — Documenti, Pag. 350.

[519] Rapporto sopra citato.

[520] «Nè sembra potersi dire, che per questa volta la Legge marziale rimanesse _opera morta_, giacchè a comprimere ec.» — (Decreto del 10 giugno 1850, pag. 55.)

[521] Plutarco, _Vita di Pericle_.

[522] E tutto questo non meritava la Camera dei Pari di Francia, che salvò la libertà della stampa, propugnatore Chateaubriand, quando la Camera dei Deputati la sagrificava.

[523] E sì, che questo re aveva cuore inglese, e della gloria patria pareva piuttosto fanatico, che amante. Si narra, che nella famosa battaglia al capo della Hogue, vedendo dall'armata inglese rotta la francese e con essa disperse le sue speranze del ritorno, diceva raggiante di allegrezza ai gentiluomini francesi, che gli facevano corona: «Ah! bisogna che voi lo confessiate, non vi sono che i miei Inglesi al mondo capaci di bussarvi in questa guisa.» Non importa dire se i gentiluomini francesi prendessero diletto di coteste regie parole.

[524] Siccome temo, che chi legge non mi abbia a dare fede, — tanto parmi, ed è enorme il caso, — m'induco, comecchè repugnante, a copiare le parole precise del Decreto:

CONSIDERANDO, CHE MOLTI SONO I FATTI ALLEGATI DAL GUERRAZZI NELLE SUE MEMORIE PER FAR SENTIRE IL PREDOMINIO ASSOLUTO E COSTANTE SOPRA DI LUI DELLA FAZIONE REPUBBLICANA; MA OLTRECHÈ QUESTI FATTI NON SONO DI TALE IMPORTANZA DA STABILIRE UNA VIOLENZA IRRESISTIBILE E CONTINUATA, SOMMINISTRA IL PROCESSO ALTRI FATTI, DAI QUALI EMERGE L'INFLUENZA PERSONALE DEL GUERRAZZI SULLE TURBE TUMULTUANTI; ESSENDOSI DI SOPRA NOTATO, CHE DICHIARÒ ALL'ASSEMBLEA COSTITUENTE DI NON AVERNE TIMORE, ED ESSENDO EGLI PIÙ VOLTE RIUSCITO, _COME RACCONTA_, A CONTENERLE E COMPRIMERLE A VANTAGGIO DI PRIVATI CITTADINI. — (_Decreto della Camera delle Accuse_, § 53, pag. 92.)

[525] Vedi parte della Lettera Gioberti a pag. 479 di questa _Apologia_, il rimanente, nell'Opera ivi citata.

[526] Questo anche disse Napoleone Bonaparte, che fu quel grande e sviscerato Repubblicano che tutto il mondo conosce, nelle conferenze di Leoben, quando i ministri austriaci perfidiavano a riconoscere la Repubblica francese. — (Thiers, _Histoire de la Révolution_; Bruxelles, 1838, tomo II, pag. 380.)

[527] _Alba_, 28 febbraio 1849. — A prova della continua pressura della Fazione Repubblicana si vogliano, in grazia esaminare questi frammenti:

«La volontà del Popolo è stata _disconosciuta_, contrariata, rinnegata. _La disobbedienza del Governo chiedeva riparazione.... La decadenza del Principe, la Unione con Roma divengono oggi necessità, e con esse TUTTA QUELLA SERIE DI PROVVEDIMENTI ECCEZIONALI O RIVOLUZIONARII, dei quali abbiamo altre volte accennato, e non ci stancheremo mai di accennare. Laonde da oggi noi chiamiano ALTAMENTE RESPONSABILE il Governo Provvisorio, prima di tutto di essere appunto tuttavia Governo Provvisorio toscano. E ritorniamo a domandargli, che cosa ne sia avvenuto del DECRETO DEL POPOLO DEL DÌ 8 FEBBRAIO; che cosa ne sia avvenuto della Unione con Roma, della Repubblica PROCLAMATA IN FIRENZE, IN PISA, IN LIVORNO, PER TUTTA TOSCANA! Oggi gli muoviamo queste parole senza rancore, senza ire, senza minaccie! senza disperare delle intenzioni sue. E lo invitiamo a rileggere la nostra epigrafe che risolutamente e irrevocabilmente riprendiamo quest'oggi: UNIONE CON ROMA ec._» — (_Alba_, 25 febbraio 1849.)

«UNIONE CON ROMA: questo è il nostro grido, perchè lo crediamo, e lo sentiamo espressione di potenti bisogni, d'incalzanti necessità. _Lo abbiamo innalzato dal primo dì in cui il Popolo provvide a sè; lo abbiamo di giorno in giorno ripetuto_, sperando che destasse un eco, che provocasse una risposta: _lo ripetè con noi la voce gagliarda e solenne del Popolo, prima come un voto, poi come una domanda_: il Governo tacque al voto, _alla domanda rispose barcheggiando_. Non è più il tempo delle parole a doppio senso, delle mezze misure: abbiam francamente chiesto, francamente si risponda.»

«Molti serii motivi devono ora troncare gl'indugii, rompere i nodi. Quando noi abbiam per la prima volta inalberata la nostra bandiera politica, quando abbiam per la prima volta scritta sul nostro Giornale la epigrafe, che ne riassumeva le speranze e la fede, _Leopoldo Austriaco_ non aveva ancora sciolto ogni vincolo, _rotto ogni velo, smessa ogni maschera; non aveva ancora posata sulla sua spada tedesca la mano, che stendeva in atto bugiardo di pace, di unione; la minaccia non suonava ancora sulle sue labbra, che mormoravano l'antica commedia del Padre tenero e mite_. Ora tutto ciò avvenne: egli ha spinti Toscani contro Toscani, _ha tentato di gittare l'illuso Popolo delle campagne ad invadere, a distruggere le nostre città_; ha implorate le baionette piemontesi per conculcare il Popolo suo, avendosi apparecchiata a' reali ritorni una via di delitti e di sangue: ma poichè i Toscani di contro a' Toscani rovesciarono i fucili, ed apersero, compatendo, le braccia; poichè le nostre città fermamente si opposero a' rei, disingannarono gl'illusi, convinsero i creduli; poichè all'intervento piemontese mancò il tempo e la sanzione del Popolo, e nella via dove sperava ire e discordie, trovò amore ed unione; il Principe Austriaco è fuggito, scornato e tremante, senza che un verace compianto lo accompagnasse, o che un nobile sdegno si curasse di maledirlo. Così anche gli ultimi nodi tra Principe e Popolo furono spezzati e per sempre. _Perchè adunque se il fatto esiste, non proclamarlo? Che intende il Governo colla stretta e rigida_ provvisorietà, _che vuol rispettata e salva ad ogni costo? Perchè dare a' nemici nostri il lontano sospetto di una transazione, che nessuno vuole, impossibile, non che a compiersi, ad idearsi soltanto?_.................... «Inoltre il Popolo nostro, a vita politica nuovo, di politici intendimenti inesperto, vuole un Governo che gli assicuri l'ordine e la vita. Incapace a comprendere certi dilicati fili, che stringono all'avvenire il presente, domanda una forma chiara e precisa, che gli spieghi apertamente i suoi diritti, i suoi doveri, i suoi interni rapporti. Attaccato francamente al Principe, che per lui non era null'altro che un Governo, quando si vide dal Principe abbandonato, ingannato, tradito, si gittò francamente alla forma contraria, alla idea repubblicana, che per lui era simbolo di un Governo, _e gridò_: Viva la Repubblica, _nelle sue feste, nelle sue gioie, nelle sue canzoni. Scrisse_: uniti con Roma, _sulla porta delle sue case, su' muri delle sue città_; uniti con Roma _fu la parola de' suoi Circoli, fu il grido delle sue adunanze: e piantò l'Albero della Libertà, che per lui rappresentava queste due idee di Repubblica e di Unione, in tutte le sue Piazze, nel sagrato dalle sue Chiese_.

«Ma se un giorno, a mente più calma, questo Popolo si domanderà: _Che cosa siam noi? Che cosa è la Toscana? Granducato no, perchè Leopoldo Austriaco vi ha perduto ogni diritto; Repubblica no, perchè il nostro Governo s'intitola ancora Governo Provvisorio... dunque aspettiamo_; — allora s'incrocierà le braccia, e attenderà, per agire e per combattere, di sapere in nome di chi agisce e combatte.

«Nè ciò basta. _Quando l'8 febbraio abbiam detto: Unione con Roma_, — era forse il proclamarla un giusto e santo ardimento: ora il non farlo, sarebbe imprevidenza od audacia. E infatti allora s'ignorava quale sarebbe il contegno dal Governo Piemontese verso la Romana Repubblica; forse anche il gelido silenzio aveva fatto travedere il pensiero triste ed egoista dell'_abate Gioberti_: ora la vergognosa caduta di questo ci ha fatti sicuri quale sia la volontà ferma e coraggiosa della Giovane Camera, e quale sarà quindi la volontà o imposta o libera del Gabinetto. _Il Ministero di Torino riconoscerà immediatamente la Repubblica Romana; non potrà riconoscere il Governo di Toscana, perchè non ha forma stabilita, e non si approva ciò che s'ignora, ciò che non è se non_ provvisorio.

«Ma se Toscana con Roma formerà immediatamente la Repubblica d'Italia Centrale, il Piemonte stenderà a questa Repubblica la mano e le braccia: i due Stati stringeranno patti di solidarietà e di amicizia; e così due terzi quasi d'Italia saranno uniti a combattere lo straniero, e a vincere la guerra di Nazione e di Libertà.» — (_Alba_, 28 febbraio 1849.)

«Domani sarebbe tardi, imperciocchè domani la Nazione sorgerà a chiedervi _strettissimo conto dell'operato_.» — (_Alba_, 14 marzo 1849.)

«Con estremo dolore abbiamo inteso che non si sia venuto alla proclamazione definitiva della Unione repubblicana, come il Governo Provvisorio avea solennemente promesso. — Ieri tenevamo questa promessa omai come un fatto, e fu cagione in noi di vivissima gioia; oggi abbiamo l'amarezza di essere stati delusi da uomini che sin qui meritarono l'intiera nostra fiducia.

«Uomini del Governo Provvisorio! ponderate quali danni possono derivare dalla vostra lentezza alla causa cui veniste assunti a sostenere. La reazione si avvantaggia della vostra perplessità, pigliando da essa tempo d'impaurire i buoni; è tempo di organizzarsi e stendersi tra i tristi e li ignavi. Perdio! troncate li indugii; ogni ora, ogni giorno che passa aggiunge forze e proseliti al Partito della reazione. Noi, che abitiamo le più remote provincie della Toscana, sappiamo di buon grado che cosa si possa temere o sperare da queste popolazioni, fornite bensì di buon senso, ma facili ad essere pervertite. Noi conosciamo la difficoltà e i pericoli delle future elezioni, i quali voi non potete prevenire in altro modo, che col proclamare prontamente la invocata fusione con Roma. Nulla dovete temere per parte delle provincie dalle risoluzioni forti e istantanee, molto bensì dovete paventare dalla irresolutezza e dagl'indugii.

«Uomini del Governo Provvisorio! ricordate che le rivoluzioni non si compiono colla pacatezza di un'ordinaria prudenza. In condizioni violenti abbisognano misure audaci e pronte, che sgomentino i tristi, e infiammino l'ardire dei buoni. Ma voi adoperate tutto al rovescio, e quasi ci sembrerebbe che vi prendeste gioco dell'entusiasmo del Popolo.

«Uomini del Governo Provvisorio, _rammentatevi quale responsabilità posa su voi; qual conto dovete rendere a Dio ed alla Nazione, se foste per esser causa d'una guerra civile, e se danneggerete menomamente la causa della Libertà_.

«Santa Sofia, 28 febbraio 1849.»

(_Popolano_, Nº 250, — 5 marzo 1849.)

Allora succedevansi Petizionarii e Commissarii dalle Provincie; e mandavano accesissimi indirizzi i Circoli, e i Municipii di Pisa — Arezzo — Pistoia — Siena — Modigliana — Montevarchi — Santa Sofia — Lastra a Signa — Poggibonsi — S. Giovanni — Cascina — Campiglia — Fucecchio — Montesansavino — Dovadola — Sarteano — Marradi — Cortona — S. Gimignano — Livorno — Piombino — Castellina — Montescudaio — S. Sepolcro — Guardistallo — Pitigliano — Subbiano — Capalona — Reggello — Montecalvoli — Santa Fiora — Castel S. Niccolò — Casciavola — Porto Ercole — Aulla — Bibbiena — Asciano — Castagneto — Vico-pisano — Lungone — Tredozio — Monterotondo — Arcidosso — Pietrasanta — Figline — Lari — Pian di Scò — Portoferraio — Montemarano — La Cecina — Poppi — Sorano — Galluzzo — Massa marittima — Prato vecchio — Castelfranco — Orciano — Quincarico — Rocca S. Casciano — Montieri — Asinalunga — Buonconvento — Volterra — Calcinaia — Castelnuovo — Civitella — Montelupo — Val d'Elsa — Castelfiorentino — Firenzuola — Lucignano — Terranuova — Capalbio — Casciana — Pontremoli — Porto S. Stefano, ed altri parecchi, depositati negli Archivii Governativi.

[528] Thiers, _Histoire de la Révolution_; cap. IV, (Convention).

[529] _Della Repubblica Romana_, pag. 66.

[530] Opera citata.

[531] _Monitore_, 10 gennaio 1849. — Discorso della Corona, in fine.

[532] Anche di questo fatto negli Archivii Governativi hanno da essere depositate prove. Però nè anche alla Costituente Italiana furono avversi i Sacerdoti tutti e i Vescovi. Vi fu chi sostenne non incorrersi affatto nella scomunica, sia votando per la italiana quanto votando per la toscana:

«Empoli, 8 marzo. — In questa mattina è stata affissa sulla porta della Chiesa Collegiata di questa Terra la seguente Dichiarazione:

«Empolesi!

«Le Elezioni dei Deputati alla Costituente Toscana e Italiana sono imminenti.

«Accorrete a dare il voto, e non ascoltate chi vi susurra all'orecchio che incorrete la Scomunica. Io posso e debbo dichiararvi, che secondo i principj della Morale Cattolica e della ragione non vi è nè scomunica, nè peccato di sorta, per gli Elettori alla suddetta Costituente.

«Empoli, 8 marzo 1849.

«Vostro Affezionatissimo «P. PASQUALE MARTELLI Proposto.»

«Molto Reverendo Signore.

«Richiesto da varii Parrochi di questa Diocesi, se potessero dar risposta ai proprj lor Parrocchiani sull'interrogazione fatta ad essi, cioè, se nelle attuali circostanze, in cui si trova la nostra Toscana, la pena della Scomunica s'incorra per l'elezione da farsi nel prossimo Lunedì, 12 del corrente mese, dei Deputati alla Costituente Italiana, io ho manifestato apertamente ad essi la mia, qualunque siasi, opinione, dicendo loro che, per l'esame già fattone, io era d'avviso che effettivamente non s'incorresse. Ne prevengo di questo mio parere VS. Molto Reverenda per sua regola, acciocchè, qualora Ella pure sia ricercato dai suoi Popolani sullo stesso proposito, possa dar loro una replica, che lasci pienamente tranquilla la loro coscienza.

«E dandole la Pastoral benedizione mi confermo con sincerità di cuore,

«Di VS. Molto Reverenda,

«Pisa, li 8 marzo 1849.

«_Affez. come Fratello_ «GIOVAN BATISTA Arc. di Pisa.»

(_Conciliatore_, 11 marzo; _Monitore_, 9 marzo 1849.)

[533] Esodo, C. 14, c. 22.

[534] _Popolano_ del 14 febbraio 1849.

[535] _Popolano_ del 14 febbraio 1849.

[536] _Popolano_ del 15 febbraio 1849.

[537] _Alba_, 15 febbraio 1849.

[538] _Frusta Repubblicana_, 18 febbraio 1849.

[539] Rusconi, Opera citata.

[540] Requisitoria, pag. 132, § 85.

[541] Vedilo a pag. 287 di questa _Apologia_.

[542] Documenti, pag. 412, citato altrove.

[543] Vedilo a pag. 383 di questa _Apologia_.

[544] Documenti, pag. 828.

[545] Documenti, pag. 286.

[546] Vedila a pag. 431 di questa _Apologia_.

[547] Documenti, pag. 849. — Questo Documento è riportato per intiero a pag. 474 di questa _Apologia_.

[548] «_Durante la giornata vennero elevati per tutte le piazze di Firenze i sacri Alberi della Libertà incoronati di fiori, sormontati_ dalle bandiere tricolori, e dallo antico berretto con cui si saluta ogni aurora di redenzione. — La solenne funzione fu inaugurata dappertutto con allegro scampanío dai campanili di Firenze, con _gli spari dei moschetti_, col rullo dei _tamburi della Guardia Nazionale, col suono di musici strumenti, con lo scoppio di lietissimi evviva_.» — (_Corriere Livornese_, 27 febbraio 1849.)

[549] _Corriere Livornese_, 27 febbraio 1849.

[550] _Monitore_ del 2 marzo 1849.

[551] Ugo Foscolo, _Prose letterarie_, vol. II, pag, 316. Ed. Le Monnier.

[552] Discorso di M. Lamb pronunziato alla Camera dei Comuni d'Inghilterra nel dì 11 marzo 1818, intorno al _Bill delle indennità_.

[553] L'Accusa nota argutamente la solenne accoglienza dei Deputati della Costituente Romana. Poichè è forza scendere a siffatte meschinità, si ha da sapere come questi Signori, avvezzi alle romane magnificenze, si erano lagnati pel ricevimento più che modesto del Governo Provvisorio; e già di queste parole gli Esaltati si prevalevano per susurrare, che ciò era segno di disprezzo, e di peggio; allora io dissi: riceviamoli questa altra volta solennemente, cioè con l'assistenza del Municipio, del Generale, e dei Colonnelli della Guardia Nazionale. — Vedi _Monitore_, 16 marzo 1849.

[554] «Quest'oggi, verso le ore 3 p. m., è giunto in Pisa, proveniente da Livorno, Ciceruacchio con altri suoi compagni di Roma. È alloggiato alla Locanda Peverada. Il Popolo lo ha festeggiato, ma non in molto numero. Ha parlato di Unificazione con Roma. Domani parte per Lucca.»

«Sono arrivati stamani in Lucca Angiolo Brunetti detto Ciceruacchio, il D. Guerrini, il Tenente Costantini, Vincenzio Longhi, Girolamo Conti, Giuseppe Fabiani, popolani di Roma. Partono in giornata per Pescia e Pistoia; dimani saranno a Firenze per chiedere l'Unificazione. Durante la loro dimora furono festeggiati dal Popolo. Hanno udita in San Michele la Messa celebrata dal Sacerdote Giambastiani, che ha dirette calde parole di amor patrio alla folla ivi accorsa ec.» — (Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 506.)

[555] _Costituente Italiana_ del 17 marzo.

[556] _Frattanto la Toscana non può fare a meno di una Assemblea Legislativa, che rappresenti veramente il Paese._ — (Considerando II, Decreto del 10 febbraio 1841. Documenti dell'Accusa, pag. 821.)

[557] Articolo 10 del medesimo Decreto.

[558] In altra parte ho mostrato quello che imprendessi felicemente a troncare trame siffatte; mi gode l'animo di riferire un Documento citato dalla Difesa Romanelli a pag. 156, il quale attesta gli sforzi nel medesimo intento eseguiti dal mio degno collega.

«A. C.

«Il Circolo Popolare di Firenze invia costà dei Commissarii, per quello mi assicura un mio particolare e schietto amico. — Se questi intendono di commuovere la città, perchè ci forziate la mano alla fusione con Roma e ad usurpare _la tanto vantata e voluta sovranità del Popolo_, devo dichiararvi che _per parte mia_ non sono uso a cedere alla violenza, _e a tradire i miei principii_. Se però venissero ad eccitare gli spiriti marziali della Gioventù, pur troppo pacifica, e persuaderla a inscriversi nei ruoli dei propugnatori della santissima causa della indipendenza e della libertà, secondateli di tutto cuore e con ogni mezzo.

«Firenze, 17 febbraio 1849.

«Affez. L. ROMANELLI.»

[559] «Il Governo Provvisorio Toscano,

«Considerando suprema legge dello Stato essere provvedere alla propria salute;

«Considerando che per ottenere questo intento supremo il Governo abbia avuto non pure il diritto ma il dovere di ricorrere a qualunque straordinario rimedio;

«Considerando che la libertà non consenta mantenere siffatti rimedii neanche un istante quando il pericolo cessi;

«Considerando la piena vittoria della opinione contro gli eccitatori scellerati della Guerra Civile, l'accordo universale di riservare alle Assemblee la sanzione del voto popolare intorno alle forme del nostro Reggimento, ed in fine l'orrore che il generoso Popolo ha da sentire per qualunque attentato parricida contro la Patria in presenza del pericolo di straniera aggressione;

«Considerando che i sospetti e la diffidenza della tirannide repugnino alla maestà del Governo popolare;

«Decreta:

«Art. 1. La Legge Stataria del 22 febbraio 1849 è abrogata, la Commissione eletta con quella Legge disciolta, ec.» — (_Monitore_, 2 marzo 1849.)