Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi
Part 80
[379] Il lettore benevolo avrà in mente: 1º La sentenza contenuta nella lettera di Carlo Pigli diretta a me l'11 ottobre 1848: «_Noi vogliamo la Costituzione sincera, e la strada di ogni civile progresso sgombra da ogni impaccio di vile egoismo_;» 2º Il Rapporto del medesimo, 9 febbraio 1849, il quale, dietro le mie istruzioni contenute nel Dispaccio telegrafico del 31 gennaio 1849, si affaticava a impedire che Mazzini provocasse la gente a tumultuaria Repubblica: «Prevenuto dello arrivo di Giuseppe Mazzini atteso su le prime ore del giorno scorso, e fatto consapevole dei timori _che si avevano di un pronunziamento repubblicano, volsi ogni cura a prevenirlo_, e tutto disposi onde l'illustre Italiano meco prima che al Popolo avesse colloquio, augurandomi averlo concorde a che le cose procedessero senza danno alla santa causa comune.... Convocai presso di me lo Stato-Maggiore della Guardia Civica ed i migliori patriotti, tra i quali D'Apice, La Cecilia, ed Antonini, sempre tacendo la causa delle mie inquietudini, finchè, affrettata la venuta di Mazzini in Palazzo, _nello intendimento di porre a profitto_ la sua influenza, svelai il segreto e le mie vedute, alle quali egli ed ogni altro aderirono..... Mazzini comunicò la fuga del Principe, e _tosto grida di gioia e di Repubblica_ proruppero; ma egli proseguendo dominò così le menti, da tutti ridurre concordi ad acclamare la Costituente.» (Documenti dell'Accusa, pag. 38, 305, 307.) — Accusa, Giudici decidenti, fin qui o come avete fatto a sostenere, che alle più stemperate voglie della Fazione io mi opponessi tardi, — dopo le sorti infelici della guerra italiana, — ai conforti del Ministro Inglese? — Accusato accuso; io vi traduco davanti il Tribunale della coscienza pubblica, mio giudice e vostro, e v'intimo a giustificarvi delle vostre imputazioni.
[380] «Carissimo. Vi scrivo di letto dove ho dovuto rifugiarmi. La lama rode il fodero; ma qualche Santo aiuterà. Piacemi il vostro ardore, ma _ricordate che bisogna avere prudenza e gravità grandissime_.... Grande è il carico che abbiamo sopra le spalle, ma non inferiore all'animo nostro, e _consiste nei rendere amabile la libertà, mostrando com'essa sia principio di ordine troppo diverso dal Varsoviano ec.» — 11 febbraio 1849_.
[381] Dispacci telegrafici nei Documenti dell'Accusa, pag. 413, 480.
[382] _Monitore Toscano_ dell'11 febbraio 1849.
[383] Documenti dell'Accusa, pag. 547.
[384] Documenti, pag. 281. Non si conosce dai Documenti dell'Accusa la data di questa deliberazione, ma certo deve avere tenuto dietro al Decreto pressochè immediatamente.
[385] Documenti, pag. 414.
[386] Documenti. Dispaccio telegrafico dell'11 _febbraio_ 1849, o. 5, m. 25.
[387] Documenti, pag. 167.
[388] _Monitore_ del 12 febbraio 1849.
[389] Documenti, pag. 329.
[390] Documenti, pag. 107.
[391] _Costituente_ del 13 febbr. 1849.
[392] _Popolano_ del 14 febbr. 1849.
[393] Documenti, pag. 330.
[394] _Popolano_, 14 febbraio 1849.
[395] _Costituente_, 14 febbraio 1849.
[396] _Popolano_, 15 febbraio 1849.
[397] Rusconi, opera citata.
[398]
Io vidi certo, ed ancor par ch'io 'l veggia, Un busto senzo capo andar, sì come Andavan gli altri della trista greggia. E il capo tronco tenea per le chiome Presol con mano, a guisa di lanterna. DANTE, _Inferno_, XXVIII.
[399] Il nome di questo Sacerdote mi cade adesso in mente: lo citerò testimone.
[400] La lettera a Giorgio Manganaro amico mio, e prestantissimo uomo, dice:
«Amico
«Vedi lettera di Prete birbo: sorveglia se vi è Frugoni, e si cacci via. — Sai tu, che ci è di nuovo? La Cecilia mi propone di dare la Toscana al Piemonte, e andare a Roma per intrigare in proposito. Vedi fede! Questa lettera si depositi negli Archivii della Polizia.»
«GUERRAZZI.»
(La lettera non ha data; dal marchio postale sembra impostata il 5 aprile 1849.)
[401] Dicono, che questa rarità costi da 3000 scudi di stampa! _Pater, ignosce illis_, — con quello che seguita. Ma via, quando la finanza è gaia, si può spendere a soddisfare qualche capriccio.
[402] Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 483.
[403] Documenti, pag. 287 e 488.
[404] Documenti dell'Accusa, pag. 285, 287, 488, 845.
[405] A questo fatto accennano le parole della mia lettera del 23 febbraio riportata nei Documenti a pag. 847: «Stamani mi sono mosso da Camajore col Generale D'Apice, e sono arrivato a Pietrasanta. Poco dopo, è arrivata la Colonna condotta dal Maggiore Petracchi; la quale, preso un poco di ristoro, _si dirige immediatamente verso Viareggio. Qui attendo il Generale D'Apice_.»
[406] Documenti, pag. 111.
[407] Documenti, pag. 483.
[408] Documenti, pag. 482.
[409] Si accenna alla pioggia che cadde breve ora innanzi alla battaglia di Cavinana, e fu il Principe di Oranges, che vedendo piovere mentre i soldati bevevano disse: «Soldati! Noi non anderemo punto imbriachi alla guerra contro i nemici, poichè con tanto favore Iddio ci adacqua con le sue sante mani il vino.»
[410] _Costituente Italiana_, 19 febbrajo 1849.
[411] Questa sentenza poi non fu stampata, ma bandita a voce di Popolo e affissa manoscritta per le cantonate.
[412] _Il Nazionale_, 18 febbrajo 1849.
[413] _Il Conciliatore_, 18 febbraio 1849.
[414] _Il Conciliatore_, 19 febbraio 1849.
[415] La _Costituente Italiana_, 22 febbrajo 1849.
[416] Tutti questi Proclami sono stampati a pag. 836-837 del Volume dei Documenti.
[417] Dispaccio telegrafico, a pag. 420 dei Documenti.
[418] _Corriere Livornese_ del 19 Febbraio 1849.
[419] Documenti, pag. 485.
[420] Ivi.
[421] «I Sanesi in questo momento, _codini_ o _non codini_, sono tutti Repubblicani: — quello che non aveva fatto la ragione ha fallo la paura.» — (Lettera _riservata_ al Ministro dell'Interno. — Vedi Documenti a pag. 215.) — In cotesta lettera si leggono le seguenti espressioni, le quali l'Accusa non mancò distinguere con carattere italico: «Dal Rapporto straordinario di questa Prefettura vedrete cosa si è operato per _secondare le superiori disposizioni, e per ispingere la Città a seguitare il movimento repubblicano_.» Superiori disposizioni di cui? Del Governo no, dacchè al movimento repubblicano si opponeva. Il Rapporto della Prefettura di Siena, che si legge nella medesima pagina, ed è documento officiale, dichiara avere _agito nello interesse_, non già _per ordine_, del Governo. Che qualcheduno della sua carica abusasse, può darsi; questo accade in ogni Governo, e considerati i tempi e gli umori degli uomini, tanto più era da aspettarlo nel nostro; ma io amo credere piuttosto, che lo scrivente la lettera _riservata_ accennasse a disposizioni _superiori_ simili a quelle che imprimevano moto alle operazioni del Governo di Livorno; e però a me intieramente estranee.
[422] Documenti, pag. 320-846.
[423] Documenti, pag. 848.
[424] Lamartine, _Histoire de la Révolution de_ 1848. Bruxelles, 1849 Tomo I, pag. 237.
[425] _Histoire de la Révolution_, tomo I, pag. 160, edizione citata.
[426] Luigi Blanc, _Histoire de la Révolution_, edizione citata, tomo II, pag. 462.
[427] Thiers, _Révolution française_, edizione citata, t. 1, p. 166.
[428] _Alba_ del dì 11 febbraio 1849.
[429] Thiers, _Histoire de la Révolution_, Cap. 4. Convention.
[430] Guizot, _De la Justice politique_, edizione citata, pag. 27.
[431] Thiers, Opera citata, pag. 162.
[432] Hume, _Storia d'Inghilterra_. Capolago. Cap. 60, p. 336
[433] Thiers, Opera citata, tomo II, p. 570.
[434] _Couardise mère de la cruauté_. Montaigne, c. 27, l. 2.
[435] Lamartine, _Les Girondins_. Bruxelles, 1847, tomo III, pag. 271.
[436] Thiers, _Histoire de la Révolution_, edizione citata, t. 2, c. 4.
[437] _Attesochè_ 21 del Decreto del 10 giugno 1850, altrove citato.
[438] Nel confronto storico contenuto in questo paragrafo, quantunque io abbia citato varii scrittori, avverto essermi giovato principalmente della opera del sig. De Barante, che conosco per via dei brani riportati nel Giornale dei _Débats_.
[439] Documenti, pag. 490.
[440] Documenti dell'Accusa.
[441] «_Pietrasanta_, 20 febbraio. — Questa città è stata posta dal De Laugier in istato d'assedio; domani si teme la legge stataria; è stata proibita la dispensa dei Giornali; pattuglie di Linea e Veliti percorrono la città guarnita da 400 uomini e da una batteria. Sono venute delle Compagnie dalla Lunigiana, _si crede che l'abbandoneranno tutta a discrezione del Tedesco_. — Sono state spedite delle forze a Viareggio, a Camaiore, e verso Monte di Chiesa. — Il popolo accusa di tutti questi mali lo spirito retrogrado di alcuni cittadini.» — (_Monitore Toscano_ del 21 febbraio.) — Anche qui è di necessità la corrispondenza officiale intera: per bene giudicare un fatto bisogna conoscere esattamente le cause che lo produssero, e le circostanze che lo accompagnarono.
[442] «Altri errori e non pochi, sebbene meno gravi, ha commesso il Governo Provvisorio, errori che han tenuto il Popolo sospeso e timoroso, errori che han fatto correr rischio alla città di vedersi innaffiata di sangue cittadino, — e qui vogliamo alludere allo abbandono fatale in cui per varii giorni fu lasciata la truppa in balía di capi spergiuri o mal fidi; errori che han fatto nascere la reazione laddove non era che malcontento, — e qui vogliamo alludere alla incuria con che il Governo ha lasciato in balía di sè stesse le provincie, vogliamo alludere alla sua inerzia inescusabile nello scaldarsi le vipere in seno, lasciando al maneggio degli affari, alla vigilanza della pubblica sicurezza, al mantenimento delle leggi, uomini ligii allo antico ordine di cose, uomini sordidi e ignoranti, uomini o traditori od infami.» — (_Il Popolano_, 14 febbraio 1849.) — Se questi erano i peccati veniali, ogni uomo può immaginare quali mai dovevano essere i mortali.
[443] _Il Popolano_, 14 febbraio 1849.
[444] _Monitore_ del 20 febbraio 1849. — _Alba_ del 21 febbraio 1849.
[445] Prova di questo, e, molto più, prova dell'animo disposto a partire quando avessi potuto farlo senza pericolo della Patria e di me, sta appunto nello invio dei familiari e delle cose più necessarie a Livorno: «Al Governatore di Livorno. — Mandi a casa mia ordinando a Maria che faccia valigia, o valigie di vesti, biancherie, e scarpe, e quanto altro per me, e pel nipote _può occorrere_, e spedisca immediatamente a Lucca al Palazzo della Prefettura. GUERRAZZI.» — (_Dispaccio telegrafico_ del 20 febbraio 1849. — Documenti dell'Accusa, pag. 421.)
[446] A questa disposizione dell'animo, e a questo fatto accennano l'espressioni del Proclama del 20 febbraio 1849: «Quanti sentono in cuore affetto alla Patria e alla Libertà, con tanto sudore e con tanto sangue acquistata, sappiano fare com'essi: _prendano un'arme, e accorrano a difenderle_.»
[447] Documenti dell'Accusa.
[448] Avverti, che questo conto incomincia dal 22 febbraio e va al 27 del medesimo mese. Altrove ho detto da chi, e perchè questo conto fosse stato pagato.
[449] Documenti dell'Accusa, pag. 288.
[450] Notai altrove come il Segretario cav. Allegretti scrivesse al signor Biavati, che guaio grande sarebbe venuto addosso alla Toscana, se io avessi abbandonato il Governo; ora avverto, secondo che la memoria mi viene ricordando, come sovente, andato a prendere il signor Adami per recarci a casa insieme, incontrassi nella sua stanza il Segretario cav. Menzini, e quivi trattenendomi alquanto lamentava le soverchie fatiche, e la non sopportabile contesa contro lo impeto della Setta prevalente, e apriva l'animo mio deliberato a scansarmi appena me ne capitasse sicuro il destro; alle quali proteste il Segretario Menzini commosso mi pregava a mutare consiglio, imperciocchè se io avessi ciò fatto poteva stare sicuro, che tutti i buoni impiegati mi avrebbero tenuto dietro. Crederei far torto al signor Menzini uomo di molta sufficienza, e di ottima indole, se lo confortassi a non volersi dimenticare, mentre io mi disfaccio in prigione, quello ch'egli mi diceva in Palazzo.
[451] Documenti, pag. 208.
[452] Documenti, pag. 321. Il Dispaccio occorre a pag. 296.
[453] Invero non penso che per me sarebbonsi usati tre infiniti uno dopo l'altro della medesima desinenza: «_cospirare_ a _turbare_ l'ordine, che dice _raccomandare_.» E certamente poi non avrei scritto la frase: «_l'Ammiraglio, che s'impedisce_,» ch'è solennissimo svarione grammaticale; ma sì _l'ammiraglio che impedisce_.
[454] _Edinburgh Review_, citata altrove.
[455] Hume, _Storia d'Inghilterra_, cap. 72.
[456] «Ah! on ne fait pas de l'autorité avec du gouvernement, avec de l'administration toute seule. On ne fait pas de la prospérité avec de la compression ou avec de la prospérité matérielle seulement. On ne fait de l'autorité qu'avec les principes, les hommes, les vertus de l'autorité.» E lo bandisce De Falloux, l'ardente realista, all'Assemblea di Francia, nella Discussione del 13 luglio 1851, intorno alla necessità del rivedere la Costituzione.
[457] Non è fuori di proposito avvertire, che il _Monitore Toscano_ del 22 febbraio avvisava la partenza del Granduca senza riflessioni, senza dimostranza alcuna, che rivelasse contento di scopo ottenuto: «Riceviamo da Grosseto la seguente notizia officiale. Leopoldo II, dopo avere imbarcato tutto il suo equipaggio, e dopo aver tenuto un lungo Consiglio con i Ministri Esteri presenti a Santo Stefano, si è recato a bordo del Vapore inglese _Bull Dog_ insieme alla sua famiglia e parte del seguito. Ciò accadeva a 10 pom. precise.» Ma quello che più importa è, che Giovanni Sordini, che fu ospite di Sua Altezza, invece di perdere la fiducia del Governo, con molta querimonia della Fazione Repubblicana, fu messo a parte della Commissione di Sicurezza pubblica, e non incontrarono molestia il Nieto e il Lambardi, che si erano mostrati devoti al Principe nell'ora della sventura. Ed eccone la prova: «Vedete, che cosa vuol dire, che il Governo Provvisorio non abbia impiegati fedeli al suo servizio. Con un Tenente del Porto _granduchista_ per eccellenza, ed uno dei primarii, e più furbi reazionarii, non potrà sapere mai nulla. E per aggiunta questo Tenente è, come sapete, anche Gonfaloniere. Nel Comitato di pubblica Sicurezza vi è il Sordini, quegli che ha tenuto in casa il Granduca.....» — (_Corrispondenza dell'Alba_, Nº del 28 febbraio 1849.)
[458] Il Prefetto di Pisa al Ministro dello Interno. «Scrive il Delegato di Massa perchè comunichi subito: la votazione ha avuto luogo senza il concorso dei Sardi. Avenza è nostra: due soli voti pel Piemonte. Tutto è proceduto con calma; ora gran festa. Io vado a prendere possesso con la truppa. La Popolazione ci viene incontro festante dalla..... a un miglio d'Avenza.» — (Dispaccio telegrafico del 12 decembre 1848. — Documenti a pag. 466.)
[459] Nel Volume dei Documenti a pag. 469 leggo questo Dispaccio: «Il Prefetto di Pisa al Ministro della Guerra. — Trascrivo il presente Dispaccio del Generale De Laugier, che me ne incarica. — Massa Ducale, 24 decembre 1848. Ore 4 pom. — _Forza maggiore piemontese cacciò via con minaccia di fuoco da Parana i Toscani._ Protestammo. Istruzioni per ciò, ed anche per Avenza al bisogno. Il Generale De Laugier, — Ore 2, 55 min. ant.»
[460] Questo fatto nel libro di Luigi Carlo Farini, intitolato _Lo Stato Romano_, così si racconta:
«... Ma nel momento in cui i Costituzionali toscani si ponevano a grave repentaglio tentando aiutare l'impresa del Laugier, i consigli della Corte di Santo Stefano cambiavano intieramente. Erano colà giunti da Gaeta sopra un battello a vapore il Bargagli ministro presso la Santa Sede ed un Saint-Marc francese, faccendiere legittimista, i quali col granduca e colla sua famiglia ebbero confidenti colloquii per un giorno intiero, senza che i legali fossero chiamati a consiglio od avessero sentore degli avvisi che quelli recavano. Avevano recate lettere del Santo Padre pel granduca, lettere e consigli del cardinale Antonelli, della Corte di Napoli, della Duchessa di Berry, dell'Esterhazy, dei legittimisti, pel granduca, per la moglie, per la sorella, per la Corte Toscana. Il giorno appresso, convocati i legati, il granduca disse, avere ricevuta una lettera di Gaeta (che poi quelli seppero essere del papa), in cui si diceva, che l'Austria non permetterebbe mai che il Piemonte intervenisse in Toscana, e che non prima le truppe piemontesi passerebbero la frontiera, il maresciallo Radetzky muoverebbe sopra Torino; che presto Austria, Francia, Spagna e Napoli restaurerebbero coll'armi il papa, e che il Piemonte era al bando dell'impero e del sacerdozio. Per le quali cose, soggiunse il granduca, aveva dovuto convincersi, essere suo debito di ammonire prontamente il re di Sardegna dei pericoli che correva, dichiarandogli, non volere essere cagione delle disgrazie che lo minacciavano, e quindi aveva rinunziato all'aiuto ricercato prima, ed aveva mandato ordine al generale Laugier di astenersi o dare indietro dall'intrapresa che gli aveva affidata. I legati furono maravigliati ed afflitti da questo discorso, se si eccettui monsignor Massoni internunzio pontificio, che fece segno d'assenso. Un d'essi, lo Svedese, notò che la notizia mandata da Gaeta delle deliberazioni dell'Austria non poteva essere fondata sulla verità, perchè a Gaeta non si poteva avere sentore il giorno 18 d'una determinazione qualunque presa dall'Austria in Olmutz intorno all'intervento piemontese chiesto con lettera del granduca, giunta a Torino soltanto il giorno 17. Le notizie di Gaeta adunque, soggiungeva, facevano fondamento in un desiderio, forse in un consiglio di là mandato all'Austria, o in una semplice supposizione, e perciò non doveva il granduca fondare in quelle i suoi giudizii e le sue deliberazioni. Pensasse, che avendo l'Austria accettata la mediazione della Francia e dell'Inghilterra a Brusselle, non poteva credersi nè che il Piemonte, contro l'avviso della Francia e dell'Inghilterra, pigliasse l'impresa della restaurazione in Toscana, nè che quelle permettessero all'Austria di assalire il Piemonte per simigliante cagione: perciò conchiudeva, che il granduca dovesse scrivere di nuovo a re Carlo Alberto, non già rivocando la domanda del soccorso, ma sì disdicendo la lettera che aveva mandata per rivocarlo, ed avvertendolo semplicemente delle notizie che di Gaeta aveva ricevute. Parve Leopoldo arrendevole a questi ragionamenti e consigli, e fatto venire innanzi a sè il Legato Sardo, gli consegnò una nuova lettera pel suo re....»
Però io sono ben lontano di fondarmi sopra uno Scrittore, il quale, per mostrarsi svisceratissimo del Piemonte, fatto di ogni erba fascio, tanto è feroce contro coloro, che reputa poco disposti a caldeggiare le fortune piemontesi. Il suo zelo per cotesto nobile Reame io lodo, la passione di avvantaggiarlo con ogni possa approvo, ma io non so quanto primieramente alla sua coscienza provveda, e poi gratifichi ai Popoli subalpini, assalendo con _falsità manifeste e continue_ la fama di tale, che, quando pur volesse, non gli potrebbe rispondere: egli sovente si duole, che la parte a lui avversa non abborrisca dalla calunnia, ed a ragione la rampogna; ma, fratello, tu vedi la paglia nell'occhio altrui, e nel tuo non ti accorgi del trave; invece di maledire la calunnia, parmi, che tornerebbe meglio evitarla; oh! da siffatti aiuti aborrono i generosi; nè penso io, che imprenda opera patria colui, il quale invece d'indagare pacato gli errori di tutti, e riprenderli mite per documento del futuro, inacerbisce gli animi affannati sotto _il flagello della lingua dolosa_. Ai magnanimi piacciono i magnanimi, non i saccardi, che traggono dietro agli eserciti per ispogliare i morti, e graffiarli nel volto con disonesta ferita. — E tanto basti; però in proposito della citazione estratta dal libro del signor Farini avverto, che non mi sembra verosimile la terza lettera del Granduca al Re Carlo Alberto, o almeno del tenore che egli asserisce; imperciocchè, se disdicendo la disdetta avesse S. A. confermato la chiamata delle milizie piemontesi, la sua partenza dal Porto Santo Stefano, secondo che ragione persuade, avrebbe dovuto somministrare motivo ad affrettarne la marcia piuttostochè a differirla, e a contrammandarla. Intorno al fatto in discorso, sappiamo come fosse motivo della dimissione del Presidente Gioberti dai Consigli del re Carlo Alberto. Da quello che resultò nella celebre Seduta del Parlamento Sardo del 21 febbraio 1849 sembra potersi ritenere, che Gioberti, inconsulti Colleghi e Parlamento, offrisse intervenire con le milizie piemontesi in Toscana.
[461] Io ho chiesto le Corrispondenze ufficiali, e fin qui non mi si vollero dare; sicchè con che cosa io abbia a difendermi non si sa vedere. Nel _Monitore_ trovo il seguente Dispaccio del Comandante di Piazza di Carrara al Ministro della Guerra, in data del 19 febbraio 1849:
«Il General De Laugier s'è messo in aperta ribellione col Governo Provvisorio, giacchè avanti ieri essendosi recato a Pietrasanta vi lesse un Proclama di Leopoldo d'Austria, quindi da pochi birbaccioni fece suonare le campane a festa, e lacerare tutti i proclami del Governo Provvisorio; in seguito, presa mezza batteria, la fece trasportare al forte di Porta appostandola in direzione ostile, guardata da circa dugento soldati che io stesso vidi. — Il Delegato di Massa già aveva protestato contro l'infame attentato del De Laugier; mi trasferii subito a Carrara.
I Carraresi si sono condotti degnamente, giacchè _tanto il Municipio che la Guardia Nazionale e tutta l'intiera Popolazione non hanno voluto riconoscere il potere militare di De Laugier_, ed hanno fatto rispettare tutti i decreti del Governo Provvisorio che stanno affissi nelle muraglie; agli stessi pochi soldati che qui stanziano, è stato comunicato lo spirito della popolazione di Carrara, stantechè il proclama di Leopoldo d'Austria, ch'era stato affisso alla porta del loro quartiere, è stato da loro stessi lacerato, e ve ne hanno sostituito un altro in favore del Governo Provvisorio, dimodochè penso che l'attentato del De Laugier sia ormai sventato, _non avendo ottenuto, come egli sperava, l'appoggio morale di queste popolazioni_.»
Nei Giornali del tempo trovo quest'altra corrispondenza:
«Massa, 21 febbraio. — Noi ci troviamo in tale incertezza, in tale stato d'inquietudine, che vi giuro mai provammo l'eguale. Il Generale De Laugier, dopo aver fatto affiggere una protesta in nome di Leopoldo, si diede quindi a correre le nostre contrade seguito da parecchi Dragoni a cavallo, e gridando Morte ai Repubblicani, Viva Leopoldo II. Il Municipio, composto d'uomini deboli o peggio, non ha fatto alcuna protesta pubblica contro di esso. Solo il Circolo popolare alzò la sua voce di disapprovazione, dichiarando che il Popolo di Massa non parteggiava per alcuno, ma solo per l'Italia e per l'Indipendenza; ciò procurò da parte del De Laugier una minaccia di oppressione, stato d'assedio, e peggio. Non sappiamo nulla di positivo della Toscana; correte però presto a liberarci, che le tiranniche violenze di questo piccolo despota ci sono insopportabili.»
Dispaccio telegrafico del Prefetto di Lucca del 18 febbraio: «Il Vicario che oggi mi scrive era impedito ieri, perchè guardato a vista; — non posso sapere il vero stato delle cose, perchè a Massa e Carrara Laugier esercita potere sovrano e dittatoriale, a quanto si dice.»
[462] Le corrispondenze officiali, di queste mene non tacciono. La Sentenza della Corte Regia di Lucca del 4 giugno 1880 dichiara: «Attesochè altri non manchino i quali affacciano il sospetto, che fra i segreti agitatori delle campagne alcuni vi fossero avversi a un tempo alla democrazia e alla Dinastia Lorenese, e coltivassero la occulta mira per ricondurre il già Ducato di Lucca a condizione di cose impossibile;» — ma più esplicitamente i Giornali dei tempi intorno alle mene pei Piemontesi.