Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi

Part 79

Chapter 793,310 wordsPublic domain

«.... They (Provisional Governement) are obliged however to submit to a most despotic master, who hourly reminds them of the chains by which they are held in submission, viz the power of the clubs. These formidable assemblies govern the Governement. It is impossible to exaggerate the terror, the poverty and desolation reigning in this fair city.» — (_Correspondence affecting the affairs of Italy._ Part. IV, pag. 174. London, Printed by Harrison and Son.)

[271] _Galignani's Messenger_. March, Friday, 16, 1849. «A letter from Florence of the 8 March says, etc.»

[272] Di questa lettera, quantunque porti la firma di Marmocchi, fu somministrato il concetto da me, come sovente soleva fare; e forse si custodisce nello Archivio. — Documenti dell'Accusa, pag. 298.

[273] Era notorio allora, ed il Governo non lo ignorava nè poteva ignorarlo, che grossi legni inglesi incrociassero nelle acque toscane. — Vedi il _Corriere Livornese_ del 9 febbraio, e il _Nazionale_ del 10 e 12.

[274] Pepe, _Histoire des Révolutions d'Italie_, pag. 36. — Bruxelles.

Cesare Vimercati, officiale di marina austriaco, nella sua _Italia ne' suoi confini e l'Austria ne' suoi diritti, ovvero Rivoluzione e guerra del 1848_, a pag. 39, così ci racconta pure questo fatto. «Il Vice-Presidente allora prometteva sulla sua parola che gli avrebbe soddisfatti; ma il Popolo, sapendo per esperienza quanto valevano le promesse, infuriava gridando: _lo vogliamo in iscritto_; ed un tal Cernuschi facendosi avanti obbligava O' Donell a sottoscrivere diversi ordini che venivano tosto pubblicati per la città, e che qui riportiamo:

«Milano, 18 marzo 1848.

«Il Vice-Presidente, vista la necessità assoluta per mantenere l'ordine, concede al Municipio di armare la Guardia Civica.

«_Firmato_: Conte O' DONELL.

«La Guardia della Polizia consegnerà le armi al Municipio immediatamente.

«Conte O' DONELL.

«La Direzione di Polizia è destituita, e la sicurezza della città è affidata al Municipio.

«Conte O' DONELL.»

[275] Questa sera fummo spettatori d'una di quelle dimostrazioni che rivelano tutta la bontà nativa del Popolo, la soave arrendevolezza dell'animo suo.

«Il Popolo e la Guardia Nazionale disposti in ordine, a suon di tamburo, preceduti da splendide bandiere, si recavano a salutare dei loro voti, dei loro applausi e dell'antico affetto, il nuovo Generale della Guardia Nazionale di Firenze, il professore Zannetti. La scena fu lieta e commovente ad un tempo: l'amore delle moltitudini trasfuso nell'evviva prolungato e universale: la rispondenza dell'acclamato rivelata con parole tenere, appassionate, interrotte dalla interna agitazione: l'ora, il luogo, e la solennità della festa, d'una familiarità popolare.....

«Il professore Zannetti..... l'uomo eminentemente italiano, rinnovava la promessa alla patria di volerla difendere contro tutti i nemici interni ed esterni col baluardo del proprio petto, del proprio sangue. Diceva esser degno il Popolo di governarsi da sè stesso, di raggiungere _la più filosofica forma di governo, la Repubblica_, quando sappia contenersi nelle vie dell'ordine, dell'armonia, della fratellanza. La Guardia Nazionale non dover mai apparire altrimenti che in tutela della libertà: l'esercito stanziale, gli altri corpi dello Stato, il Popolo tutto concordare con essa al santissimo fine. E la Toscana decretare i suoi destini con tranquillo giudizio, secondo il voto universale.

«Il Popolo applaudiva a queste parole, interrompendole della sua approvazione; applaudiva agli abbracci fraterni dati come simbolo dell'amplesso generale dal professore Zannetti ad un Ufficiale della Guardia Nazionale, ad un altro della milizia.

«Suggellava in quel momento un patto infrangibile d'amore e d'alleanza coll'esercito, colla Civica antica, colla sorgente e rinnovata Guardia Nazionale. Poi, ad una semplice preghiera del Generale, si disperdea, procedendo alle grida di: Viva Zannetti, Viva la Repubblica, Viva l'Unione con Roma.

«Tali sono le tendenze e le volontà del Popolo che si rivelano ad ogni istante, in qualunque occasione. _Noi non sappiamo perchè gli uomini del Governo e quelli che sono da esso preposti sembrino paventare questa salutare espansione del Popolo, e s'industrino a rattenerla_. Vanno ripetendo l'_ordine_, l'_ordine_, l'_armonia_. E chi più del Popolo la sente, la coltiva, l'apprezza? Vanno instillandogli che egli non abbia a usurpare una soverchia potenza, facendosi rappresentanza del concetto di tutti, e quasi gl'indicono di porre un freno agli interni aneliti, che sono la prima rivelazione della verità. E chi più del Popolo non l'ha da gran tempo compresa questa verità; di lui che in luogo del monopolio dei privilegiati, ha domandato e domanda il libero esercizio della sovranità universale? Lo spediscono dolcemente alle case con raccomandazione di calma taciturna, quasichè l'aperto grido alla luce del cielo _in questo stadio di vita convulsa_ e interrotta, — d'organismo politico disfatto e rinnovantesi, — non fosse un sintomo, una prima e necessaria manifestazione dell'avvenire!

«Noi estimiamo, noi apprezziamo sopra tutti il distinto carattere, le splendidissime doti dell'egregio Zannetti. L'accento paterno e italiano dell'animo suo trova le vie del nostro cuore come quelle del Popolo. Lo preghiamo solamente a non lasciarsi trarre dal concetto dell'armonia fino a quello della profonda quiete, dall'idea della rispettata legalità fino ad un prolungato e mortale silenzio; — perocchè egli sa come noi e più di noi, quanto nobili e sante sieno le ispirazioni del Popolo accompagnate agli evviva per l'illustre cittadino.» — (_Costituente Italiana_ del 15 febbraio 1849, — _Popolano e Alba_ del medesimo giorno.)

[276] Nel _Galignani's Messenger_ del marzo 1849, si legge, in certa lettera datata da Firenze: «after spending some time at Florence in _attempting_ to effect the fusion of Tuscany with Rome, he at length repaired to Rome.»

[277] Io sono stato lunga pezza meco stesso esitante se avessi dovuto citare la opera di Luigi Carlo Farini, come quella, che va deturpata di molte, e potrei dire infinite macchie. Vi ha chi godrebbe, che concitato a sdegno, non ingiusto forse, pei molti errori dettati sul conto mio, e più pel difetto del riguardo, che ogni onesto aver deve a cui versa in pericolo, io gli facessi rabbuffo tale da intronargli la testa. Appunto perchè questo spettacolo si cerca, e si vuole, non si ha da dare; e volta mite la parola a Luigi Carlo Farini, gli dico: «_tu hai peccato molto_; se per leggerezza, mi appello da te male informato a te bene informato: anco verso gl'Imperatori adoperavasi questa formula, e non l'avevano a male, e tu sai che da Filippo dormente sendo interposto appello a Filippo svegliato, il re multò sè stesso nei danni della iniqua sentenza; nè tu, confido, per carità patria, e per onore al tuo nome, vorrai esser minore del Macedonio; dove poi, e questo repugno credere, te avesse mosso o tristizia di mente malvagia, o viltà di anima venduta, allora io dovrei contristarmi per la Patria, e per te.» Intanto fra i suoi errori, cui a me piace credere involontarii, non ha potuto negare queste verità: «... Il Mazzini era giunto il dì stesso che il granduca partiva da Siena, e vi era stato accolto con grande festa. Egli si era dato a predicare l'_unificazione_ con Roma, che non voleva chiamar fusione; parola a lui ed a' suoi esosa, la quale voleva dire lo stesso, ossia non aveva significato pratico, perchè gli uomini ed i popoli non si fondono come i metalli per calor di libertà e artificio di eloquenza, nè gli Stati si unificano per decreto di assemblee. Ma il Guerrazzi non voleva l'unificazione, e pochissimi erano in Toscana che la volessero; del che gli stessi ufficiali del governo facevano testimonianza: sicchè anche in Toscana il Maestri milanese, legato della Repubblica Romana, faceva poco frutto... Il Mazzini non riesciva a governare nè coll'autorità sua, nè colle pratiche e le grida de' suoi, i negozii politici della Toscana. Modesto egli al sembiante, come ostinato di volontà, desiderava sovra ogni altra cosa fare della Toscana una provincia della Repubblica Romana: ma questo concetto coperto sotto la pomposa parola d'_unificazione_ non andava a versi nè del Guerrazzi, nè del Consiglio di Stato, nè pur dei cittadini più segnalati per liberali caldezze.» Quello che seguita intorno a Montanelli e a Mordini _non è vero_; e finalmente! «... A Roma egli (il Mazzini) dà sollecita opera a costringer di là Toscana a quella unificazione, a cui la non si voleva piegare, e vi narra che tutti i Toscani ne hanno desiderio, sebbene sappia il contrario; e perora e studia perchè si compia.»

[278] Il mio Difensore mi narra, come l'Accusa per escludere la violenza si fondi sopra il deposto di due testimoni; e chi sono eglino? Due Custodi del Ministero. E perchè due soli, e gli altri esclusi? Perchè questi due come conservati in impiego reputò l'Accusa degni di fede, i dimessi non parvero sicuri. Badino bene i Ministri ai Custodi che si mettono dintorno, procurino di tenere strette le chiome alla Fortuna, perchè il pericolo, che corrono di vederseli mutati in delatori, e in peggio, è grande davvero. — Ma i Custodi hanno contro il fatto, il senso comune, copia di testimoni più intelligenti e più degni; e finalmente intorno alla violenza relativa il Dispaccio della Spedizione di Portoferraio niente possono deporre perchè essi dichiarano avere lasciato il posto alle 23 ore, ovvero alle ore 4 e ½ pom., e il Dispaccio in discorso fu scritto alle 6 pom.

[279] _Popolano_ del 9 febbraio 1849.

[280] Avverti che i Giornali sono scritti il giorno avanti della loro pubblicazione: così l'Articolo _Firenze_ 14 è pubblicato il 15 febbraio.

[281] _Alba_, 4 marzo 1849.

[282] _Alba_, 11 febbraio 1849.

[283] _Alba_, 12 febbraio 1849.

[284] _Popolano_ del 12 febbraio 1849.

[285] Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 193.

[286] Ivi.

[287] _Popolano_ del 12 febbraio 1849.

[288] Ivi.

[289] _Popolano_ del 13 febbraio 1849.

[290] _Popolano_ del 12 febbraio 1849.

[291] _Costituente Italiana_ del 12 febbraio 1849.

[292] _Popolano_ del 10 febbraio 1849.

[293] _Popolano_ del 12 febbraio 1849.

[294] Il _Nazionale_ del 14 febbraio 1849.

[295] «Il Governo chiama i militi livornesi contro i nemici interni, _e non per una dimostrazione politica. Ella prenderà tutte le misure onde questo non segua_. Presentemente la città è in calma.» — (Dispaccio telegrafico al Governatore di Livorno, 11 febbraio 1849, in risposta al Dispaccio telegrafico del medesimo Governatore, che interrogava: «Si sa che Roma ha proclamata la Repubblica; _non sarebbe bene insinuare a questi militi di proclamare essi pure la Repubblica venendo a Firenze? Su questo particolare attendo ordini precisi_.» — Vedi Documenti, pag. 481.) — Confrontisi questa domanda con la lettera dello stesso Governatore DEL 9 FEBBRAIO 1849, segnatamente con le parole: «Prevenuto dello arrivo di G. Mazzini atteso su le prime ore del giorno scorso, e consapevole dei timori che si avevano _di un pronunziamento in senso repubblicano_, volsi ogni cura a prevenirlo, e tutto disposi onde l'illustre Italiano meco prima che al Popolo avesse colloquio, augurandomi averlo concorde o che le cose procedessero senza danno nella santa causa comune ec.» — (Documenti, pag. 306.) Donde si fa manifesto come non vi fosse trama di sorta per rovesciare la Monarchia, secondochè fantastica l'Accusa; gli ordini del Governo avversassero la Repubblica, e Mazzini a Livorno sopraggiungesse a caso; la Costituente _fosse messa innanzi per arrestare la tumultuaria proclamazione della Repubblica_, e finalmente che Mazzini a Firenze, mutato consiglio, non tenne il patto.

[296] _Popolano_ del 13 febbraio 1849.

[297] _Popolano_ del 13 febbraio 1849.

[298] Ivi.

[299] _Costituente Italiana_ del 13 febbraio 1849.

[300] _Costituente Italiana_, del 13 febbraio 1849.

[301] Dunque Livornesi non vi erano mescolati?

[302] _Popolano_ del 13 febbraio 1849.

[303] _Popolano_ del 13 febbraio 1849.

[304] _Costituente Italiana_ del 14 febbraio 1849.

[305] _Popolano_ del 14 febbraio 1849.

[306] _Popolano_ del 14 febbraio 1849.

[307] _Alba_, 16-17 febbraio 1849.

[308] _Popolano_ del 15 febbraio 1849.

[309] _Popolano_ del 14 febbraio 1849.

[310] _Popolano_ del 14 febbraio 1849.

[311] _Popolano_ del 13 febbraio 1849.

[312] _Popolano_ del 16 febbraio 1849.

[313] _Costituente Italiana_ del 16 febbraio 1849

[314] Il _Popolano_ del 15 febbraio 1849.

[315] _Frusta Repubblicana_ del 15 febbraio 1849.

[316] _Popolano_ del 15 febbraio 1849.

[317] Documenti dell'Accusa, pag. 308.

[318] Documenti dell'Accusa, pag. 825.

[319] Ivi.

[320] _Popolano_ del 17 febbraio: «(12 detto) — Le popolazioni maremmane sono tutte in armi, e su questi luoghi l'ex-Granduca non può sperare nessun favore.» — _Popolano_ del 21 febbraio: «(16) — Gli animi sono ardenti, e vogliono una volta finirla con un ex-Principe.....»

[321] _Popolano_ del 14 febbraio 1849.

[322] _Corriere Livornese_ del 14 febbraio 1849.

[323] _Corriere Livornese_ del 17 febbraio 1849.

[324] Documenti, pag. 161.

[325] Documenti, pag. 160 e 415.

[326] Documenti, pag. 162. Dispaccio telegrafico del 16 febbraio.

[327] Documenti dell'Accusa, pag. 326. «_Il Popolano continuerà sempre ad essere il Monitore del Circolo del Popolo di Firenze_.» (_Popolano_, 6 febbraio 1849.)

[328] «Questa mattina (17 febbraio) a ore 10 a.m. circa è partito da Livorno per Maremma un battaglione di Volontarii livornesi comandato dal maggiore Guarducci.» — (_Popolano_ del 18 febbraio 1849.)

[329] Documenti dell'Accusa, pag. 300. Rapporto Guarducci a C. Pigli da Rosignano, del 18 febbraio 1849.

[330] «Faccia subito partire per Pontedera i Cavalleggieri; e li dia ordine che si _mettino_ sotto il mio comando, perchè domani _penso_ partire per la Maremma.» — _17 febbraio 1849._

[331] «Petracchi a Guerrazzi: — Ricevo in questo momento un Dispaccio dal Pigli che dice: Torni immediatamente. È vero, si tenta un colpo a Pietrasanta, ma non riuscirà. Nulladimeno è necessario che i buoni Livornesi sieno in _Livorno_. — Cosa devo fare? ho bisogno d'istruzioni, e sollecitamente.» — _18 febbraio 1849, ore 11 a. m._

Mazzoni, non io, dà il medesimo ordine a Petracchi, ma dopo.

«Petracchi a Pigli: — In questo momento ricevo un Dispaccio dal Presidente Mazzoni, che mi ordina partire per Livorno.» — _18 febbraio 1849, ore 12, m. 45._

Dunque Pigli ordinava prima, e indipendentemente dal Governo.

[332] Pag. 161, 165, 415.

[333] Documenti dell'Accusa, pag. 166.

[334] «Ill. sig. Prefetto.

Mando a Grosseto, come il Governo superiore mi ordina, 12 Municipali guidati da un Tenente, e alquanti Artiglieri nazionali, e di linea. La prevengo, che _domattina a qualche ora partiranno_ da Livorno 2 Compagnie di Guardia Nazionale dirette a Santo Stefano, e che nello _stesso giorno di domani_ procederanno nella stessa direzione altre forze militari provenienti da Firenze, e capitanate dal Gen. D'Apice, — È inutile ec. — _Livorno 14 febbraio 1849, ore 11 di sera_. — PIGLI.»

[335] Documenti, pag. 295.

[336] In proposito di corrispondenze qui cade in acconcio raccontare come (e il modo ignoro, ma anche da ciò si argomenti se convenisse andare cautelati) il Circolo del Popolo intraprendesse un plico diretto da Gaeta al sig. Boiti impiegato nella Posta delle lettere di Livorno, e recatolo al Governo instò perchè lo Ufficiale si destituisse. Doleva grandemente tanto a me, che al buono Adami, piegare sotto la dura legge, ma e' fu forza pel momento subirla. Il sig. Consigliere Ronchivecchi, curatore del giovane, sollecito degl'interessi di quello e della famiglia cui apparteneva, poco bene provveduta a sostanza, raccomandava il giovane nello impiego si restituisse; ed io risposi subito, che volentieri, imperciocchè non era stato remosso per noi, bensì dalla prepotenza della Fazione soverchiante; però bisognare, che alcun poco di tempo passasse onde non fare un peggio; al fine, quando mi parve capitato il destro, reintegrai il sig. Boiti nello ufficio con grande contentezza della sua famiglia e del sig. Ronchivecchi, il quale parmi venisse due volte, ma certamente una, per conferire meco su questo negozio, e ringraziarmi. — Di questo fatto, della umanità di riceverlo, dell'ottima mente a soddisfarlo, e dei discorsi intorno la violenza che la Fazione esercitava sul Governo, chi meglio può testimoniare del sig. Consigliere Ronchivecchi? — Così mi adoperava io a preservare da ogni offesa della Fazione la famiglia degl'impiegati; e se me salutassero allora una seconda Provvidenza, pensatelo voi!... Ma in quel tempo l'ora della ingratitudine non era suonata.

[337] Rapporto del Governatore del 9 pervenuto al Governo il 10 febbraio: (Documenti dell'Accusa, pag. 306.) «.... cui concedo — munizioni da bocca e da fuoco, non che lire 10,000 tolte _dalla Cassa della Dogana_ e delle quali sarà reso conto, mentre d'altronde _negarle sarebbe stato un contrastare per diffalta di mezzi al conseguimento del fine_».

[338] Rapporto del 13 febbraio 1849. Documenti dell'Accusa, pag. 309.

[339] Detto Rapporto.

[340] Documenti dell'Accusa, pag. 309.

[341] I Documenti dell'_Accusa_, a pagine 320, contengono la prova contraria a quanto immagina l'_Accusa_. Il Governatore Pigli nel 21 febbraio 1849 chiede _di aggiungere una colonna di 100 Volontarii ai Municipali mandati ad Orbetello, facendoli condurre dal sig. La Cecilia_. Questo Documento pertanto dimostra: 1º Che nè il Governatore nè La Cecilia avevano ricevuto incarico di Spedizione alcuna, perchè altrimenti il Pigli non aveva bisogno di essere autorizzato a mandare 100 Volontarii; 2º Che il Governatore bene era stato commesso a ragunare gente scelta, non già a spedirla, molto meno a darle capi di sua volontà; 3º Che la proposta era mossa per avventura allo scopo che non gli venisse rampognato il fatto come _uno dei soliti spropositi_; quale era stato lo arbitrario, comecchè poco dannoso, invio di La Cecilia in Maremma.

[342] Dell'ingegno di Gio. La Cecilia, decisamente antipatico a qualunque subiezione, ostinato a fare a modo suo, e a confondere ogni ordinamento, mi porge prova certa lettera rinvenuta tra le mie carte in Livorno. Il Municipio mi aveva incumbensato della organizzazione della Guardia Civica; io consentiva, compiacendo al voto del Popolo, incumbensare La Cecilia di talune attribuzioni: questi le usurpa tutte, e subito; anzi _arriva perfino a pubblicare notificazioni col mio nome senza pure consultarmi!_ Il Gonfaloniere mi mandava la lettera seguente, che io partecipava a La Cecilia con la nota che vi si legge a tergo: sono testimoni informati del fatto Fabbri e Baganti, ed altri parecchi:

«Illustriss. Signore

«Leggo nella Notificazione o Avviso di questo giorno, che le forme per la elezione degli Uffiziali, sotto-Uffiziali ec., devono essere indicate dal Municipio; ciò è contrario alla Notificazione del 9 settembre, poichè in essa vien detto che _in tutto quello che non è contemplato nel presente Regolamento s'intende supplito dalla legge e dagli ordini in vigore relativi alla Guardia Civica Toscana_.

«Ora non trovandosi nulla in proposito su detta Notificazione mi sembra che si debba tenere il sistema antico delle schede ec. per quanto lungo, e nojoso.

«Le sono rispettosamente

«Di VS. Ill.

«Dalla Comunità di Livorno, il 27 settembre 1848.

«Devotis. Servitore «AVV. L. FABBRI _Gonfaloniere_.

«All'Ill. Sig. AVV. F.-D. GUERRAZZI Livorno.»

(_In margine_) «A. C.

«Non è mia colpa tutto questo apparato di solennità, ma del Diplomatico Baganti. — L. F.»

(_A tergo_) «Come rispondere alla qui aggiunta? Questa Notificazione di stamani io non l'ho neppure vista. — E ciò dipende sempre perchè voi organizzatori disorganizzate ogni cosa, repugnando fare sempre capo a un centro. Io taccio per non parere geloso di prerogative; ma voi siete imbroglioni per eccellenza. Non sono io incaricato con Petracchi della Guardia Civica? Dunque perchè mandi tutti i fogli in Comunità? anzi ve li porti tu stesso? Perchè fai Notificazioni in mio nome senza che pure le legga? Così non va BENE.

«F. D. G.»

[343] _Corriere Livornese_ del 9 marzo 1849.

[344] Documenti, pag. 498.

[345] Ivi.

[346] Documenti, pag. 426.

[347] Documenti, pag. 427.

[348] Ivi.

[349] Documenti, pag. 496.

[350] Documenti, pag. 499.

[351] Documenti, pag. 428. Dispacci telegrafici del 5 marzo 1849.

[352] Documenti, pag. 499.

[353] Documenti, pag. 500.

[354] Documenti, pag. 429.

[355] Documenti, pag. 433.

[356] «Concertate il mutamento della Municipale di Livorno con Firenze, e subito qui la ridurremo. Create le altre due Compagnie, o date promessa d'imminente formazione.» (Dispaccio telegrafico del 5 marzo 1849. Documenti, pag. 428.) — «Consigli di prudenza hanno fatto inviare il primo reggimento in città amicissima. Piace il disarmo.» — (Dispaccio telegrafico dell'8 marzo. Documenti, pag. 430.)

[357] Medesimo Dispaccio.

[358] «Sulla voce della partenza della Municipale Livornese per Firenze, alcuni del Popolo hanno mormorato, _che i Fiorentini venivano qua per opprimere la libertà_.» — (Dispaccio telegrafico del Marmocchi 6 marzo 1849. Documenti, pag. 500.)

[359] «_Perchè ad arte si era sparso, che io veniva incaricato di far fuoco sul Popolo, come già (dicevasi) avevo io fatto sul Popolo pistoiese_.» — (Rapporto del Tenente Colonnello Reghini al Generale D'Apice, del 9 marzo 1849. Documenti, pag. 69.)

[360] Si noti che ricorrevano al solito rimedio adoperato in simili frangenti per tutelare la vita minacciata dei cittadini.

[361] Dispaccio telegrafico del 9 marzo 1849. Documenti, pag. 430.

[362] Documenti, pag. 430.

[363] Documenti, pag. 431.

[364] Lettera del Generale D'Apice. Documenti, pag. 70.

[365] E questo dimostra quanto tuttora potessero i Circoli.

[366] Dispaccio telegrafico del 12 marzo 1849. Documenti, pag. 502.

[367] Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 433.

[368] Ivi.

[369] Documenti, pag. 431.

[370] Dispacci telegrafici. Documenti, pag. 432.

[371] Dispacci telegrafici del Prefetto Martini, e del Comandante di Piazza Barli. Documenti, a pag. 432 e 503.

[372] Perchè non fuggivi? — domandano ora i Giudici. — Allora, io domando a loro, avreste voi interrogato così?

[373] Dispacci telegrafici del 13 marzo 1849. Documenti, pag. 433.

[374] Documenti, pag. 503.

[375] Vedi Documenti, pag. 506-507.

[376] Dispaccio telegrafico del 18 marzo. Documenti, pag. 437.

[377] Documenti dell'Accusa, pag. 787.

[378] Documenti dell'Accusa, pag. 530.