Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi
Part 78
«Jeri il partito retrogrado imbaldanzito dalla presenza della corte, dietro un piano già stabilito, cui non erano estranee alcune autorità, proruppe arditamente in ostilità facendo insultare dai suoi cagnotti del basso popolaccio tutti i liberali che incontrava per via, o nei Caffè, dando loro l'accusa di _Repubblicani_. Dagli insulti orali si passò ai fatti, e quindi agli arresti e alle carcerazioni arbitrarie eseguite dallo stesso popolaccio sfrenato: io non starò a descriverti minutamente tutti gli eccessi commessi a sfogo ancora di private vendette; ti dirò solo che le persone le più specchiate erano fatte segno alla insolenza di questa canaglia. Fra gli altri un giovane Vignoli e Raffaello Crocchi (ambo onestissimi) furono trascinati in prigione a guisa di assassini, battuti e calpestati in mezzo agli urli e a fischi che assordavano il cielo. Ti dirò di più che quest'ultimo è alquanto difettoso nella persona, gracilissimo e di mal ferma salute. — Ad un giovane israelita di cotesta città fu sputato in faccia ricoprendolo di contumelie. Furono cercati due altri Livornesi conoscenti del Vignoli, giunti qui da pochi giorni, con animo forse di ucciderli, imperocchè grandissimo è l'odio dei nostri retrogradi contro tutti voi altri Livornesi; nè mai desistono da calunniarvi, da vomitar contro di voi le più schifose invettive. Per colmo poi di scelleraggine si tentò d'inveire contro i reduci prigionieri che esposero la loro vita su i campi di Lombardia, e che soffersero la dura cattività di Boemia: opportunamente avvertiti si erano già posti in salvo dileguandosi per le campagne circostanti. Ne vuoi di più? questo Governo locale anzi che attutare la effervescenza popolare, la blandì, e la rese più forte col non prendere nessun provvedimento: solo in ultimo fece affiggere una fiacchissima notificazione, nella quale, anzichè disapprovare sì rea condotta, _si lodava come dimostrazione di affetto al Principe_.
«I protagonisti di questo vergognoso dramma (e li nomino, chè frutti loro eterna infamia), furono Giovanni Bordoni tenente della Civica, Giuseppe Fantacci, e un tal Didaco Becattini, tutti impiegati nella bottega Raveggi, tutta gente vile ed abbietta. Fra i nobili, Giovanni Placidi, Bernardino Palmieri e Ottavio Spennazzi figuravano come istigatori andando di bottega in bottega a suscitare l'incendio. L'ultimo poi era dei più accaniti, e si valeva dell'opera di un popolano a cui contamina la figlia consenziente il padre. — Oggi questi ribaldi hanno presentato una nota delle persone che vogliono espulse, e che ascende al Nº di 150.»
_Altra Lettera._
«Domenica passata doveva aver luogo una merenda dei volontarii e prigionieri senesi, e nello stesso tempo fare fra loro un giuramento di ritornare tutti al Campo quando il bisogno o la guerra riprincipiasse. Il tempo sinistro impedì che fosse effettuata detta merenda.
«Pur non ostante, questo accordo suscitò sinistre interpretazioni nel popolo senese, per cui furono chiamati per parte del Governo due individui, i quali assister dovevano alla merenda, e furono fatte loro delle domande per sapere il vero scopo di una tale riunione. — Inoltre fu fatto credere che l'oggetto di detta riunione non era già quello di fare una merenda, ma bensì di concertarsi onde far nascere un tumulto nella città avente uno scopo repubblicano. — Avvertì che tale congettura era avvalorata dall'idea che vi fossero nella succitata riunione implicati varii Livornesi. — Dietro di ciò, dopo fatta una giojosa manifestazione alla famiglia reale che a Siena tuttora dimora, — fu insultato da quattro del popolo cioè — Didaco Becattini, Beppe-Bello, Passa-Bello, ed altro, — un certo Cammillo Castelli israelita di Livorno, accusandolo di essere Repubblicano; gli fu sputato in viso da uno di loro, ed esso Castelli entrò nel Caffè del Greco, e chiese soddisfazione dell'insulto a quel Becattini, che vilmente non accettò la sfida. Nel successivo lunedì furono arrestati e maltrattati dal popolo varii onesti individui, i quali come il Castelli suddetto venivano segnalati per Repubblicani. La Guardia Civica coadiuvava con la sua forza il popolaccio negli arresti, ed era sempre in movimento, ora per arrestare, ora per maltrattare, ora per circondare le abitazioni di quelle persone che credeva repubblicane: fra queste si segnalavano i due Livornesi Gio. Patron e Paolo Pieruccetti; per quello si circondò la casa ove abita, e per questo lo spedale ove fa le pratiche, — per cui ad ambedue i succitati Patron e Pieruccetti è convenuto fuggirsene da Siena come meglio poterono. Altri fatti potrebbersi notare, ma servirà a conchiudere il tristo avvenimento del giovine calzolajo Vignoli e d'un certo Crocchi che sono stati mal conci dai colpi e dalle sassate nell'atto che erano condotti in arresto; e del dentista Venturini che dovè fuggirsene a gambe dalla città perchè era indicato come Livornese. — In brevi termini, questi fatti non sono di assoluta volontà del Popolo, ma bensì suscitati dalle molte Camarille Aristocratiche ed Austro-Gesuite, e dall'appoggio a queste della non del tutto defonta Polizia. Quando però esse non desistano dalle loro mene infernali, siamo pronti a dare i nomi di coloro che le compongono, perchè la pubblica opinione ne faccia giustizia, e per infamia di pochi non condanni una generosa città.» — (_Corriere Livornese_ del 26 ottobre 1848.)
[221] Vedi Doc., a pag. 791.
[222] Vedi Doc., dell'Accusa, pag. 726. — Fra i nomi dei pacieri e dei promotori agli atti di devozione pel Principe e sua R. Famiglia, trovo registrati quelli di Ciofi e Niccolini; _ora, finchè così operavano, non li poteva avere in odio nè perseguitare io_; forse fingevano, ma rimane vero pur sempre, che per venirmi in grazia era mestieri si dimostrassero devoti al Principe Costituzionale.
[223] È notabile come in questo Avviso, dettato da persona nemica alla Costituente, non si dica nulla del timore che potesse riuscire dannosa alla sovranità di S. A.
[224] «I liberali erano soliti riunirsi la sera, ed erano sempre o più o meno insultati da gente pagata e poca.» — Vedi Doc., pag. 802.
[225] F. Guerri scriveva a Marmocchi il 2 febbraio alle 7 di sera: «I _popolani non ci hanno dato ascolto_, — il sangue è incominciato a versarsi, — Iddio ci salvi! La dimostrazione _liberale_ fatta un'ora fa al Granduca mi si dice imponente pel numero. — Le grida erano: Viva Leopoldo e la Costituente italiana. — Ma il primo a gridar la Costituente, che per ora non so chi sia, _fu côlto di una coltellata nel viso_. I reazionarii, che si dicono circa una _ventina_, ivi presenti, incominciando a fare rumore sono stati colpiti da pugni, uno ferito di coltello, e sono stati portati allo spedale. — Ancorchè la cosa non sia trascorsa più oltre, per Dio, non doveva succedere. — _Temo triste conseguenze_, e consiglio mandarvi una compagnia di linea.» — Vedi Doc. dell'Accusa, a pag. 206.
[226] Vedi Doc., pag. 802.
[227] «Ha già fatto un indirizzo al Ministero per _rimproverarlo_ di non avere seguíto il Granduca, e domandare il suo ritorno a Firenze.» (Circolo del Popolo di Firenze. Doc. dell'Accusa, a pag. 193.)
[228] Ved. Doc. dell'Accusa, a pag. 791, 792, 799, 800, 801 802.
[229] Parte IV, pag. 117.
[230] «Si è udito parlare in bocca di questi sciagurati: — Morti tutti i Repubblicani, daremo addosso ai Signori. — Scala naturale delle passioni cattive di plebe corrotta suscitata, e fermentante da insinuazioni immorali.» — (Doc. dell'Accusa, pag. 101.)
[231]
Cittadino Presidente
Questa sera 6 febbrajo vi era Circolo al Pubblico Teatro. Mi vi sono recato, e siccome il presidente mi ha chiamato al seggio annunziandomi come vice-presidente del Circolo popolare di Firenze, così ho detto a questi nostri fratelli quanto noi c'interessavamo ai loro destini, ho raccontato quanto avevamo fatto per loro, ed ho offerto in nome del Circolo tutti quegli aiuti tanto morali che materiali di cui potrebbero abbisognare. Molti evviva e ringraziamenti al Circolo popolare. Spero il Circolo approverà quanto ho fatto. Voleasi fare una dimostrazione questa sera; e siccome vi era pericolo si cambiasse in tumulto, così ho pregato il Popolo la differisse a domani. Domani a mezzodì avrà luogo. Domani stesso vi scriverò più a lungo e vi dirò qualche cosa degli affari in generale: _non lo posso questa sera perchè non ho visto nessuno_.
Vostro Socio e F. G. B. NICCOLINI.
P. S. Vi raccomando calorosamente le decurie e centurie.
(Documenti dell'Accusa, pag. 103.)
[232] _Storia della Rivoluzione_, Ed. cit., cap. 28, pag. 86.
[233] A pagina 348 dei Documenti dell'Accusa trovo il biglietto al signor Lanari, e dice così: «Signor Lanari. In Livorno i proprietarii dei Teatri si fanno un pregio imprestarli una sera o due al Popolo _per le sue solennità_. Vi reputava un po' più patriotta, meno impresario. Mi figuro che tutto dipenderà da moneta; ditemi quanto volete, e vi pagherò, perchè voglio sottrarvi al caso, che il Popolo entri di santa ragione, e per pagamento possa spezzarvi le panche.» Intanto ecco che l'Accusa cita inesattamente; poichè per avere scritto, che gl'Impresarii livornesi imprestavano al Popolo i Teatri per le loro solennità, ciò non importi che per solennità ritenessi l'adunanza del Circolo a Firenze; le solennità a cui accennavo erano passate, e per necessità diverse dalle presenti: insomma frase usata per impegnare lo Impresario e niente più: inoltre, in anticipazione io non sapeva quello che il Circolo potesse commettere, e mi si diceva volervi celebrare festa di allegrezza, di pace e di riconciliazione fra i Partiti; ma ciò non monta, anche avessi presagito il suo contegno, a me non era dato operare diversamente da quello che feci.
[234] «Opponendo ad ogni contrarietà il diritto del Popolo nei palazzi eretti dai nostri padri per lui.» Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 196.
[235] A pag. 171-172 dei Documenti dell'Accusa occorrono due scritti del signor Nerli Direttore delle Regie Fabbriche, dai quali si ricava, che esitando egli a ordinare certi acconcimi, che si trovarono sommare a Lire 1000, nella Chiesa di San Pancrazio richiesta dal Circolo, mentre il Governo aveva indicato, che fossero _piccoli e necessarii_, i Rappresentanti di quello gli dissero: «_che se non facesse immediatamente e prontamente eseguire quanto avevano domandato, avrebbero fatto conoscere al Popolo dove egli abitava_.» — _Con tali dichiarazioni_, aggiunge il signor Nerli, _ognuno può credere che non tardai a dar corso a tale affare.....!_ Crede ella l'Accusa, che il Circolo fosse meco più blando che col signor Nerli, o che pretendesse meno da me di quello che imponeva a lui?
[236] Certa volta durante il mio Ministero facendo parte di una Deputazione di Barga egli si presentò all'Ufficio; ma siccome ei non disse parole, e non lo badai, persisto a dichiarare essermi state fino al 9 Febbraio 1849 le sue sembianze ignote.
[237] Vedi Requisitoria dei Repubblicani contenuta nella opera del Rusconi.
[238] Ricordo che voleva rifiutare, ma G. P. Vieusseux me ne sconsigliò, assicurandomi che gli avrei fatto dispiacere.
[239] Vedi Archivio degli Affari Esteri.
[240] E quando Niccolini romano ebbe ad abbandonare Firenze, lo feci io perchè m'impediva proclamare la Repubblica? E quando più tardi con lievi soccorsi Mordini persuadeva Flaminio Lolli a recarsi in Corsica e in Grecia (Ved. Docum. a pag. 232), e quando ad ogni patto mandavo La Cecilia a Parigi, intendevo ingagliardire la schiera dei Repubblicani? Dunque i Repubblicani erano ostacolo a fabbricare la Repubblica?... Gran testa è quella dell'Accusa!
[241] «Questa notte la città nostra fu agitata da insolito commovimento. Dopo le ore 8 di sera si videro splendere sopra le colline circostanti moltissimi fuochi, e ad un tempo si udirono spari di moschetto che continuarono lungamente. Presto si conobbe che nella campagna vicina a Firenze si tumultuava. La generosa popolazione fiorentina non mancò a sè stessa. Per tutte le vie era un accorrere, un chiedere le armi, un dichiararsi pronti a respingere con la forza i traditori, a versare il sangue per la libertà. La Guardia nazionale accorse in grandissimo numero, e mostrò qual partito se ne poteva trarre sì per comprimere gl'interni nemici, come le straniere aggressioni. Gli esuli lombardi accorsero tutti a difendere la libertà minacciata, e la Legione Polacca, sebbene rientrata in Firenze da poche ore, dimenticò la fatica e la stanchezza per accorrere a difesa della terra che ospitalmente l'ha raccolta. La Guardia Municipale fu infaticabilmente operosa. Ma ciò non bastava al desiderio ardente del Popolo. Tutti indistintamente chiedevano armi sospettando di essere traditi. Allora si mostrava a raffrenare l'ardore generoso il professor Montanelli, membro del Governo Provvisorio, che sorgeva dal letto, ove giaceva infermo, per accorrere alla chiamata del Popolo. Acquietava gli accorsi, mostrando loro come il disordine poteva essere più funesto della scarsità della forza; avvertiva i cittadini a tenersi pronti, ove fosse stata necessaria l'opera loro; lasciassero libera l'azione del Governo che vigilava a salvezza comune. Alle parole dell'uomo venerato e caro si acquietava la moltitudine, ma non dimenticava il pericolo della Patria. Intanto non cessavano le cure del Governo. Forti pattuglie perlustravano la città e uscivano anche dalle porte per iscoprire se dalle campagne si movesse aggressione. Furono arrestati molti tumultuanti, e il Popolo a fatica si conteneva dal manometterli, se non fosse stato l'egregio contegno dei militi, e il rispetto alla Legge che è così forte in questa egregia popolazione. Il Governo ricerca assiduamente gli autori de' fatti scellerati i quali resteranno esposti a tutto il rigore della Legge, alla infamia e all'abominio di tutti gli onesti; premio degnissimo a chi cerca contaminare di sangue cittadino questa terra che fu culla di civiltà e di sapienza.»
«POPOLO DI FIRENZE!
«I segnali di un movimento retrogrado apparivano ieri sera sulle colline circostanti. Ma agli occhi tuoi, o Popolo di Firenze, splendeva un'altra fiamma, quella santissima di libertà, e col tuo sorgere pronto, risoluto ed unanime, contro l'esterno attentato, mostrasti quanto male si fosse apposto chi ti aveva sperato cooperatore alle sue nefande intenzioni.
«Lode a te! Lode a tutti coloro che in questa solenne occasione si mostrarono devoti alla Patria! E bene veramente meritarono della Patria la Guardia Municipale, le milizie di Artiglieria, l'Emigrazione armata Lombarda, la Legione Polacca, e tutta la Guardia Nazionale, di cui faceva parte la Riserva. Ogni elogio sarebbe poco a significare i sentimenti che il Governo professa verso i generosi militi della Guardia fiorentina per la prova solenne di devozione che col loro numeroso e pronto concorso porgevano alla causa dell'ordine e della libertà. Esso sa che in qualunque pericolo li troverebbe egualmente pronti a rispondere alla chiamata della Patria.
«Perchè sia conosciuto il carattere dell'attentata reazione, basterà dire che si gridava: — _Viva i Tedeschi!_ — Il nemico comune d'Italia vorrebbe con questi mezzi spianarsi la via della invasione da tanto tempo desiderata.
«Ma tu, o Popolo, vincerai, serbando fede in Dio che protegge l'Italia, e nella santità dei tuoi diritti. I tuoi figli già su i piani lombardi si mostrarono degni discendenti del Ferruccio, e le glorie del Mincio non saranno, ove occorra, smentite sulle rive dell'Arno.
«Firenze, 22 febbraio 1849.
«G. MAZZONI. «G. MONTANELLI.»
(_Monitore_ del 23 febbraio 1849.)
«È stato universale il grido di riprovazione e di difesa. La Guardia Civica è corsa _immediatamente_ alle armi in gran numero. La Guardia Municipale ha mostrato zelo e operosità lodevolissima. La Emigrazione Lombarda era tutta _armata_. Il Popolo voleva armarsi tutto, e ho dovuto parlargli per contenerlo. — Sono stati fatti degli arresti nelle vicinanze, e durano fatica a _salvare gli arrestati dalla furia del Popolo_.» — (Dispaccio telegrafico del 22 febbraio 1849.) — La verità dei fatti contenuti in questo Dispaccio è confermata dalla Deliberazione Municipale del 24 febbraio 1849 dove occorre scritto: «Considerando in ispecie che la _condotta del Popolo_ e della _Guardia Nazionale_ di Firenze nella sera del 21 corrente dà al Governo garanzia sufficiente, che i Cittadini bastano senza eccezionali misure a tutelare l'ordine e la libertà...» Dunque anche il Municipio pensava che i moti del 21 la libertà e l'ordine avversassero, ed egli stesso fa fede che Popolo e Civica così risoluti li compressero da dispensare l'uso di ogni eccezionale provvedimento. Il Prefetto di Firenze, spaventato a ragione degli atti minatorii del Popolo, invoca il 22 febbraio lo aiuto del Circolo onnipotente in tutela degli arrestati: «Il Presidente del Circolo del Popolo è pregato inviare alle Carceri pretoriali una deputazione dei suoi Socj per esortare il Popolo, che ivi si trova affollato, a rispettare la Legge e la giustizia, non insultando le persone che gli agenti della pubblica forza vi conducono in istato di arresto.» — (Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 115.) — E buono accorgimento fu questo; però che si venisse a togliere al disordine la parte più temuta, e impegnarla ad opera di civiltà. — Uno Smith, un Ricciardi, e fu detto un Trollope, furono salvati a stento su la Piazza di San Firenze dal Popolo infuriato. — Il _Conciliatore_, perpetuo nemico nostro, nel 23 febbraio 1849 stampava: «I fatti accaduti nei contorni di Firenze e in varie parti della Provincia danno segno di una divisione di animi nelle nostre Popolazioni, e possono essere seme funesto di _sanguinosi dissidii domestici_.... Ma se del mal fatto sono oggi inutili i rimpianti, non crediamo che a niuno onesto sia conteso proporre quei rimedii che almeno possono renderlo minore nei suoi effetti.... _Usi il Governo della forza della Legge per comprimere i perturbatori_..... Ora la rovina si è fatta completa, l'avvenire si è coperto di tenebre, e Dio solo sa a che riusciranno.»
«L'adunanza del Circolo rimase sospesa dalla notizia che si udivano fucilate in varie direzioni delle campagne e apparivano segnali di fuochi dal Monte alle Croci, da Monte Oliveto, e da quasi tutte le colline che circondano la città. Verificata in parte la cosa, tutto il Circolo corse ad armarsi. Già tutto il Popolo di Firenze muovevasi di un moto solo; ed era cosa commoventissima il vedere la disperazione di coloro che non potevano trovare armi.» — (Il _Popolano_ del 23 febbraio.)
[242] Documenti, pag. 507.
[243]
«Toscani!
«Il Principe, a cui voi prodigaste tesori di affetto, vi ha abbandonato.
«E vi ha abbandonato nei supremi momenti di pericolo.
«Il Popolo e le Assemblee legislative hanno appreso questo fatto con senso di profonda amarezza.
«I Principi passano, i Popoli restano.
«Popolo ed Assemblee hanno sentito la loro dignità, e provveduto come conveniva.
«Il Popolo e le Assemblee ci hanno eletti a reggere il Governo Provvisorio della Toscana. Noi accettammo, e in Dio confidando e nella nostra coscienza, lo terremo con rettitudine e con forza.
«Coraggio! Stiamo uniti; e questo avvenimento sarà lieve come piuma caduta dall'ala di uccello che passa.
«Nessuno si attenti sotto qualunque pretesto turbare la pubblica sicurezza. Il Popolo guardi il Popolo. La libertà porta bandiera senza macchia. I Toscani se lo rammentino. Custodi, per volere del Popolo, della civiltà, della probità, e della giustizia, noi siamo determinati a reprimere e acerbamente reprimere le _inique mene dei violenti e dei retrogradi_: difensori della Indipendenza, noi veglieremo a ordinare armi libere e onorate.
«Viva la Libertà!
«Firenze, dal Palazzo della nostra Residenza, questo dì 8 febbrajo 1849.
«_I Membri del Governo Provvisorio Toscano_ «F.-D. GUERRAZZI. — G. MAZZONI. — G. MONTANELLI.»
[244] Il Dispaccio al Sotto-Prefetto di Montepulciano non si è trovato; ma solo una lettera responsiva di Zelindo Boddi, che il sig. Falleri ci fa sapere concepita _in misterioso linguaggio_; ella dice così: «Ho letto la sua lettera; — mi ha recato _dolore_, ma non mi fa perdere animo. — Il Popolo al giungere della Staffetta si è adunato, ed è corso incontro a me. — Ho annunziato il _tristo successo_, e meglio andrò a pubblicare quanto accadde, fra pochi istanti, nello interno del Paese. Mi uniformerò agli ordini, ed alle istruzioni ricevute, e darò conto di tutto a misure prese e adottate. — Mi circondo _di tutti i buoni, che mi promettono conforto, e assistenza_. (Docum., pag. 280). Questa risposta, che al Falleri sembra _misteriosa_, a me pare, che risponda acconciamente alla lettera ed allo spirito del Dispaccio, per certo uguale agli altri spediti da me, e forse con qualche espressione di più, che valse a indurre lo scrivente ad attestare il suo _dolore_ pel _tristo successo_, però che la bontà della indole, ed altri pregi, che taccio, da molti anni mi avevano persuaso a stimare e ad amare Zelindo Boddi.
[245] Documenti, pag. 297.
[246] Documenti, pag. 289.
[247] Documenti, pag. 412.
[248] Documenti, pag. 412.
[249] Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 284.
[250] Indirizzo del Popolo di San Quirico. (Vedi _Monitore_, 19 febbraio 1849.)
[251] «Al cittadino presidente del Circolo del Popolo di Firenze. — Il Circolo (di Siena) ha deliberato nella sua tornata del 21 di atterrare tutti gli Stemmi Medicei, e tutte le insegne della vecchia tirannia, al sorgere della nuova libertà. Quando s'inalza l'Albero della Repubblica debbono cadere i monumenti della oppressione ec..... V'invitiamo a fare altrettanto.» (Il _Popolano_ del 26 febbraio.)
[252] Io conosco il deposto del Professore Zannetti, il quale meritamente ogni uomo onora, come lealissimo. Interrogato intorno alla violenza, che avrebbono potuto farmi gli Arrabbiati, risponde, che _esigenze forti per certo io subii perchè nelle varie volte_ (e furono moltissime) _ch'egli si condusse da me nella qualità di Generale della Guardia Nazionale dovè accorgersi, che mi trovava in condizione_ ASSAI CRITICA.
[253] Medesimi eventi, e medesime scuse occorrono in Francia; così vedremo più tardi Garat Ministro della Giustizia esporre all'Assemblea nel 1792: «la forza pubblica rimane spettatrice inerte — e si scusa dicendo non _avere_ ordini. Prima che gli ordini arrivino, i tristi radunano il Popolo, lo infiammano, lo strascinano, e il male cresce.» (De Barante, frammenti citati.)
[254] _Mémoires de Bailly_. Tom. I, pag. 228.
[255] Vedi questo Decreto stampato in tutti i Giornali del tempo, nei numeri del 9 febbraio.
[256] _Alba_, 9 febbraio 1849.
[257] Vedi il _Considerando_ IV della Deliberazione Municipale del 24 febbraio 1849.
[258] _Conciliatore_. Si riporta per intero in altra sede di questa Apologia.
[259] Aureo Trattatello dei Sinonimi.
[260] «Il nostro Circolo _non dorme_, e cura quanto può gl'interessi dei fratelli, che gli sono carissimi. Ha già fatto uno indirizzo al Ministero _per rimproverarlo di non avere seguito il Granduca, e domandare il suo ritorno in Firenze_. Si è poi costituito _in permanenza_, ha creato una commissione perchè sia in corrispondenza continua col Ministero, e cinque commissarii ec. — Firenze, 5 febbraio 1849.» — (Documenti dell'Accusa, pag. 193.)
[261] Vedi sopra.
[262] _Popolano_ del 16 febbraio 1849.
[263] _Popolano_ del 14 febbraio 1849.
[264] _Popolano_ del 16 febbraio 1849.
[265] _Popolano_ del 15 febbraio 1849.
[266] «Domenica giunsero varie Deputazioni dalle principali Provincie col grido di Repubblica sulle labbra.» — (_Popolano_ del 20 febbraio 1849.)
[267] Caino, Mistero. Atto 1.
[268] _Monitore_ del 1 marzo 1849.
[269] A pagg. 102, 105-109 dei Documenti dell'Accusa si trovano traccie del fiero sospetto in cui era venuto il Barone Ricasoli. L'Archivio del Ministero conserva le altre carte.
[270] Sir George Hamilton to viscount Palmerston.
«_Florence, February 27, 1849._