Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi

Part 77

Chapter 773,221 wordsPublic domain

«_Quello che da uomo può farsi onestamente, per essere liberato da tanto peso, io feci: non essendomi riuscito affrancarmene, opererò quanto devo._

«In ogni prova alla quale piace alla Provvidenza chiamare talora i Popoli due cose possono salvarsi sempre: la sicurezza e l'onore.

«I pieni poteri, dei quali io sono rivestito, saranno da me adoperati non per offesa della Libertà ma per tutela del Paese. Di questo vadano persuasi i miei concittadini.

«Firenze, 28 marzo 1849.

«GUERRAZZI.»

[188] La lettera anonima diceva:

«Ill. Sig.

«Scrivo in questo carattere perchè alla Posta non si faccia secondo il solito ec. ec. ec. — Io frequento molte, ma molte Società.... e qui la croce addosso a Guerrazzi..... guerra a morte..... Ecco i nomi di questi assassini aristocratici. Tutti i _Fortini_; il Capitano poi della Guardia Civica il più accanito. I suoi cognati, _Senno_ Capitano dei Carabinieri, l'altro Segretario del Ministero di Grazia e Giustizia signor _Duchoqué_, M***.

«Terribile al colmo il Direttore degli Alti _Puccini_, e il suo amicone avv. B*** e L***.

«Quelli di secondo ordine a suo tempo ec. ec.

«Vanno finiti, — ridotti impotenti, — esiliati.»

Non importa dire, che a nessuno dei rammentati fu non solo non recata molestia, ma neppure diminuito riguardo.

Il _Puccini_ tanto rimase in ufficio, che potè iniziarmi contro questa brutta procedura, e in modo così parziale, che rispetto a lui l'accusa di poca benevolenza verso me pare fosse vera; ma egli periva di misera morte, e così Dio gli perdoni come io l'ho perdonato.

[189] «Avuto riguardo alle molte famiglie povere le quali ritraevano dalla cessata Corte dei periodici sussidii in denaro o in pane, mancati i quali, queste famiglie vengono veramente a risentirne danno gravissimo, per cui sono costrette a languire nella miseria, il Governo, il quale sente e vuole avere viscere di padre per i Popoli alla sua tutela commessi, non può permettere che la parte che più esige il di lui soccorso venga a mancare per l'abbandono di chi era in dovere di assisterla. All'adempimento del qual dovere, che è per lui religione, il Ministro dello Interno aprirà una nota ove verranno ad iscriversi tutti coloro che ricevevano dalla prefata Corte i citati sussidj onde questi possano venire seguitati ai medesimi provvisoriamente, e finchè la suprema Legislatrice del Paese, l'Assemblea, non abbia preso anche in proposito gli opportuni provvedimenti.» — (_Mon._ del 3 marzo 1849.)

[190] «Il Potere Esecutivo provvisorio della Toscana,

«Considerando esser cosa del più grave interesse la sistemazione da darsi al già Dipartimento della Corte Toscana, sia avuto riguardo agli stabilimenti ed uffizj che ne dipendono, sia avuto riflesso alle determinazioni da prendersi relativamente agli stipendiati della Corte stessa, la sorte di molti dei quali è strettamente connessa alla sussistenza di altrettante non agiate o povere famiglie;

«Considerando che, se un decreto del Governo Provvisorio emanato nel decorso febbraio provvide ai più bisognosi fra quelli stipendiati, resta ancora a fissare la sorte di quelli che non possono dirsi compresi nella categoria presa di mira dal decreto suddetto;

«Considerando che l'onore nazionale, come un interesse sommamente morale e politico, vogliono che le definitive determinazioni da prendersi su questo proposito siano il frutto di maturo e coscienzioso consiglio;

«Sulle proposizioni del Ministro Segretario di Stato pel Dipartimento delle Finanze, del Commercio e dei Lavori Pubblici;

«Decreta:

«Art. 1º È istituita una Commissione composta dei Cittadini

«Prefetto di Firenze,

«Gonfaloniere di Firenze,

«Generale della Guardia Nazionale Fiorentina,

«Avvocato Giuseppe Panattoni Consiglier di Stato,

«Cristoforo Cecchetti Soprintendente alle Possessioni dello Stato.

«Art. 2º La detta Commissione resta incaricata:

«1. Di discutere sulla sorte degli impiegati addetti al già Dipartimento della Corte Toscana, per quindi proporre al Governo il modo della definitiva loro sistemazione, avuti i debiti riguardi alla natura e durata del servizio, non meno che allo stato economico delle respettive loro famiglie;

«2. D'esaminare e proporre, se, come, e fino a qual punto debba mantenersi ai già stipendiati di Corte il godimento dei diversi emolumenti, somministrazioni e franchigie di cui essi profittavano, oltre il proprio onorario;

«3. Di esaminare e proporre, se, come, e fino a qual punto debba lo Stato continuare la prestazione di quelle sovvenzioni, che in modo permanente o a ripetuti intervalli solevano elargirsi dalla Corte, e nel caso affermativo compilare la nota delle persone e famiglie da sussidiarsi;

«4. Di liquidare ed appurare i conti dei sovventori, manifattori, e altri creditori della Corte stessa e suggerire i modi di pagamento;

«5. E finalmente di prendere in maturo ed esteso esame i provvedimenti da suggerirsi per la definitiva sistemazione ed organizzazione delle varie branche e ramificazioni nelle quali il vasto Dipartimento della Corte si divide, esponendo, in questo importante proposito, quali di esse debbano o possano rimanere soppresse, quali debbano o possano conservarsi; ed in quest'ultimo caso indicarne, e proporne il passaggio, sotto la direzione e tutela di quel Ministero o Dipartimento da cui per natura loro potessero con maggiore opportunità rilevare organicamente.

«Art. 3. All'oggetto di facilitare alla Commissione l'adempimento di così importante e delicato incarico, resta dichiarato che essa potrà mettersi in spedita e diretta comunicazione con qualsiasi pubblico dicastero dal quale gli occorresse attingere schiarimenti e notizie in proposito.

«Art. 4. Il Ministro Segretario di Stato pel Dipartimento delle Finanze, del Commercio e dei Lavori Pubblici, è incaricato dell'esecuzione del presente Decreto.

«Dato in Firenze, dalla Residenza del Potere Esecutivo provvisorio di Toscana, li trentuno Marzo milleottocentoquarantanove.

F. D. Guerrazzi.

_Il Ministro Segretario di Stato pel Dipartimento delle Finanze, del Commercio e dei Lavori Pubblici._ P. A. ADAMI.

[191] La stampa _scapigliata_ mordeva sovente questo mantenere che io faceva degli officiali al proprio impiego: «Invano _si dice da tutti e ad ogni istante_ al Governo Provvisorio, Gonfalonieri, Prefetti, Sottoprefetti, Delegati, Pretori e soprattutto Preti, essere quasi da per tutto pietra di scandalo e fautori di disordini. Gonfalonieri, Prefetti, Delegati e Preti _rimangono ai loro posti_, e proseguono impuniti e baldanzosi a recare il loro sassolino per la distruzione del Governo, e il Governo prosegue a voler ignorare come anche il sassolino atterra il gigante.» — (_Popolano_ del 15 febbraio 1849.)

[192] Il Governo Provvisorio Toscano

ha decretato e decreta:

1. È istituita una Commissione, la quale dovrà immediatamente occuparsi di ricevere la consegna dei Palazzi Regj, e di tutti gli oggetti di qualunque natura nei medesimi esistenti, dei quali farà esatto inventario.

2. Questa Commissione è composta del

Gonfaloniere della città di Firenze Ubaldino Peruzzi;

General-Comandante la Guardia Civica della stessa città Carlo Corradino Chigi;

Deputato al Consiglio Generale Avv. Luigi Fabbri;

Professore Emilio Cipriani.

Dato in Firenze li otto febbraio milleottocentoquarantanove.

_I Membri del Governo Provvisorio toscano_ F. D. GUERRAZZI — G. MONTANELLI — G. MAZZONI.

[193] Documenti, a pag. 281.

[194] Vedi _Popolano_ del 13 febbraio 1849.

[195] In diverso stato da quello in cui io mi trovo non sarebbe degno di notare come o la _Vespa_, o lo _Stenterello_, io non so bene quale di questi due salutati dall'Accusa _generosi propugnatori dell'Ordine_, giungesse perfino dileggiando a chiamare impostura l'offerta, che io feci di mezza la mia indennità in sussidio di Venezia, avendo assegnata l'altra al compimento della Chiesa di Rosignano. — E' fu mestieri di pubblicare la lettera diretta da me al signor cavaliere Salvetti Gonfaloniere di Rosignano.

«Ill. Sig. Il tempo non concede lunghe parole, e meglio così. Dite ai Rosignanesi, che sono nobili cuori, e degni in tutto della libertà, fonte di vita. Per dimostrare in qualche modo la mia gratitudine, desidero che la indennità stanziatami dalle otto Comunità di cotesto Distretto sia divisa in due parti uguali, ed una applicata al compimento della Chiesa di Rosignano, e l'altra alla sottoscrizione aperta nel vostro paese in benefizio di Venezia. Questo è poco, anzi nulla, e per conseguenza non diminuisce di un atomo lo immenso obbligo, che sento, e che mi sarà sempre grato professare per cotesto nobile e generoso popolo. Salute. Firenze ec.» — (_Corriere Livornese_ del 25 novembre 1848.)

[196] _Monitore Romano_.

[197] _La Repubblica Romana_ del 1849, di Carlo Rusconi, Ministro degli Esteri della Repubblica Romana, pag. 166.

[198] _Monitore Toscano_ del 9 febbraio 1849.

[199] _Corriere Livornese_ del 9 febbraio 1849. — Merita grandissima considerazione che nei tempi antecedenti il Partito repubblicano in Firenze instasse con tutti i nervi _pel suffragio universale_.

«Il Circolo del Popolo di Firenze nella sua adunanza del dì 4 corrente ha deliberato di fare un indirizzo al Ministero perchè presenti, fino dal principio della sessione, una Legge elettorale col voto universale diretto; una domanda alle Camere perchè la votino; una lettera a tutti i Circoli e Municipii dello Stato perchè domandino lo stesso; ed un invito al Popolo perchè, alla convocazione della Camera il dì 10 corrente, acclami _con solenne e tranquilla dimostrazione il voto universale_.» — (Popolano, Nº 203, 8 gennaio 1849.)

Quando poi la parte repubblicana, meglio avvisata, comprende che il voto universale non le tornerà favorevole, allora la sua dottrina imperturbata smentisce, disvuole ciò che volle. Mazzini non istà più a' patti, e muta parola; che cosa importa il consenso dei non Repubblicani, e perchè si aspetta? Basta quello dei Democratici puri. La penna stessa, che tracciava le linee citate, senza scomporsi registrerà queste altre:

«_Quella adesione_, la cui mancanza ogni dì serve di pretesto al Governo Provvisorio toscano per indugiare la promulgazione della Unione nostra con Roma e quella del regime repubblicano, ogni giorno al Governo Provvisorio si fa maggiormente manifesta per l'organo della pubblica opinione, per _le proteste dei Circoli_, per la impazienza del Popolo. Tutta Toscana Democratica non ha che un voto, che un desiderio, — _Unione con Roma_, — _Repubblica_, — e se tutta Toscana Democratica esprime cotesto voto, non sappiamo vedere il bisogno, vedere la prudenza di _avere anco l'adesione della parte di Toscana che non è democratica_. Oggi è il Circolo democratico di Montalcino..... il quale alla sua volta viene a fare la sua propria professione di fede al Governo Provvisorio toscano. E il Governo Provvisorio toscano che cosa fa? Il Governo Provvisorio sul suo organo officiale, il _Monitore_, riporta delle parole che _ei pretende_ uscite dalla bocca di Mazzini: parole che consigliano i Livornesi _ad aspettare, per dichiarare Repubblica, la decisione della Costituente Italiana in Roma_. Tali parole noi le ignoriamo ecc..... Certo sappiamo che nel suo discorso ai Fiorentini..... ei disse doversi _pronunziare immediatamente la Toscana, non già per mezzo di una Assemblea_, ma de' suoi Circoli, de' suoi Municipii, delle sue rappresentanze già costituite. E quand'anco Mazzini avesse detto quelle parole, noi domandiamo al Governo Provvisorio toscano come mai egli invoca la autorità di un nome, la sentenza di un uomo, _quando non riconosce l'autorità di una popolazione, quando chiama non legale, non sufficiente il desiderio espresso e palese di migliaia d'individui_?» — (_Frusta Repubblicana_ del 18 febbraio 1849.)

Il _Popolano_ riportava con le medesime parole il principio di questo scritto. — Vedi il Nº del 18 febbraio 1849.

[200] _Monitore Romano_, marzo 1849.

[201] _Monitore Romano_, medesima Seduta.

[202] _Corriere Livornese_, Art. Gioberti e Mazzini, 10 maggio 1848.

[203] _Monitore_ del 16 febbraio 1849.

[204] Lamartine, _Révolution de_ 1848, Bruxelles, 1849, Tomo I, pag. 202.

[205] De Barante, _Histoire de la Convention_. Estratti comparsi sul Débats. — Thiers, _Histoire de la Révolution_. Brux., 1838, T. I, pag. 255.

[206] Thiers, _Idem_. T. II, pag. 87.

[207] Rusconi, Opera citata, pag. 167.

[208] Io non compongo un libro di arte, ma una difesa; così i miei lettori non mi sapranno mal grado se dei casi esposti in una parte di questo libro mi verrà fatto tenerne discorso altrove. Più tardi ritornerò su la giornata del 18 febbraio. Per ora valga riferire la testimonianza del professore Zannetti sul mio operato in cotesta congiuntura: «fu in questa circostanza (quando EGLI SOLO si opponeva a tutti coloro che volevano la promulgazione del Governo Repubblicano e della Unione con Roma) nella quale mi accòrsi della prontezza del suo spirito, quando _non potendo resistere_ alle esigenze delle Deputazioni riunite in Palazzo Vecchio..... consentì a dichiarare nel giorno appresso la Repubblica, anche senza il consentimento della Camera, che voleva convocata, purchè alle 9 della mattina fossero in Piazza 2000 uomini armati e pronti a sostenere la nuova forma di Governo.» (Proc. 2241, f. 111.)

[209] Il signor Montanelli, non io, come afferma la requisitoria del _Regio_ Procuratore _Repubblicano_ Rusconi (Op. cit., pag. 167), fece inserire nel _Monitore_ del 28 febbraio 1849, che _stando a cuore del Governo la unificazione della Toscana con la Repubblica Romana_, aveva intavolato trattative sopra i seguenti articoli:

1. Unificazione dei due territorii togliendo la linea doganale.

2. Parificazione di tariffe per importazione, estrazione e transito.

3. Unificazione del sistema postale.

4. Reciprocità pel corso della moneta, e moneta uniforme.

5. Reciprocità di corso pei Buoni del Tesoro, e carta monetata.

6. Unità di rappresentanza all'Estero.

7. Istituzione di comune difesa.

8. Sussidio a Venezia da dividersi dai Governi.

Queste cose concesse, rimaneva inutile deliberare: poichè non erano riusciti a entrare per la via maestra, tentavano i tragetti. Insorse grave discussione fra me e il signor Montanelli principalmente intorno agli Articoli 1. 2. 5. Dice il signor Rusconi, che Roma agevolava un passo alla Toscana; mi pare anzi che gliene agevolasse più di uno..... ma per dove? Il signor Montanelli, giustamente commosso dalle mie considerazioni, chiese allontanarsi, come invero si assentò col pretesto di visitare le frontiere. Io rimasi a strigarmela co' Ministri romani. L'Articolo 7 concessi senza esitare, e stesi gli appunti per adempirlo, non che le istruzioni pei Commissarii, le quali poi vennero ridotte in bella scrittura dal signor Achille Niccolini: spedii eziandio i signori colonnello Manganaro e capitano Araldi a Bologna per sollecitare un tanto scopo. Il Governo romano non aveva mandato nessuno; aspettarono parecchi giorni invano, e se ne tornarono sconclusionati! Accolsi anche l'8º. Gli altri furono rimessi al Consiglio di Stato. Il R. Procuratore Generale pensa che questa operazione fosse un nonnulla: il signor Rusconi _Procuratore Regio della Repubblica_ all'opposto acerbamente l'accusa.

Fra questi due Procuratori fortunatamente occorre il Consiglio di Stato composto di uomini _valorosi, e che temono Dio_, i quali dietro le traccie del mio Dispaccio del 4 marzo 1849 (Qui in parentesi mi permetto due domande. 1º In questo giorno era accaduta la infausta battaglia di Novara? 2º Perchè fra le centinaia di carte inutili, per cui il Volume dell'Accusa si assomiglia più che ad altro alla _bottega di un Cenciaiolo_, non fu stampato questo mio Dispaccio del 4 marzo?) mi risposero in questa sentenza: «E ravvisando come pienamente _civile e giusta la idea, che nel suo dispaccio de' 4 corrente marzo viene dal Governo significata, di volere serbare il suo carattere di Provvisorio e deferire all'Assemblea Nazionale ogni decisione intorno alle future sorti della Toscana, ha creduto_ — che al Governo stesso converrebbe astenersi dal pregiudicare in verun modo, e sia pur anche per Trattati, meramente preparatorii a quella unificazione o veramente assoluta e piena di un solo Stato con la Repubblica Romana, e della Toscana, od anche semplicemente federativa dei due Stati, la quale per essere coerente alla sua natura di Provvisorio non può l'attuale Governo non lasciare intatta e libera alle Deliberazioni dell'Assemblea Nazionale, che tra pochi giorni sarà convocata. — E ciò perchè nel primo caso di completa unificazione, Toscana spegnerebbe in tutto la sua propria individuale esistenza, e vita; e nel secondo, di unione federativa, la diminuirebbe, e molto considerevolmente. — Ora ciascuno intende, che la Nazione soltanto può avere balía di sè stessa, e che di ciò vorrà deliberare con gravissima maturità di consiglio, e senza veruno impaccio di precedenti trattati i quali menomamente scemino quella libertà, ch'è tanto necessaria.»

Dunque se io facevo qualche cosa _di civile_ e _di giusto_, come può sostenere l'Accusa che facevo _nulla_? _Da quando in qua, a mente dell'Accusa, le cose giuste e civili sono diventate cose da nulla in Toscana?_

[210] L'Accusa, che tra le altre cose sostiene come mio proponimento fosse far bandire la Repubblica dall'Assemblea Costituente, con solerte studio va raggranellando qua e là alcune espressioni dagli Atti pubblici, capaci a suo credere per dimostrarlo. Siffatte espressioni si rassomigliano alla cautela di chi con mano fa riparo alla candela, che intende mantenere accesa, quando il vento tira. Lo importante consisteva in questo, che al Popolo Toscano si rendesse abilità per disporre con libero ed avvisato voto di sè: ora, adoperare alcuna blandizie di parole, che al tutto non disperasse i più accesi fra gli Arrabbiati, e li trattenesse dal gittarsi a partiti estremi, egli è tal consiglio, che la prudenza più che mezzana suggerisce. — All'opposto, quando si tratta di scuoprire la verità, l'Accusa non sa leggere neppure nel suo Volume. — Invero nell'Originale del Parere del Consiglio di Stato _riposto negli Archivii, ed estratto dall'Accusa_, si legge una nota marginale, che si dice scritta di mio carattere, e sarà. Cotesta nota, dichiara: «Commissione di studii preparatorii. Se _definitiva_ la Unione, si trova lavoro fatto. — Se _federativa_, simile concetto non cimenta principii. In Germania si è operato in questa maniera _senza pregiudizio di quistione politica_.» — (Doc. dell'Accusa, p. 319). — Per quanto mi viene fatto ricordare, gli studii preparatorii concernevano le ragioni finanziarie del maggiore o minore profitto che sarebbe toccato in sorte al nostro Stato nella ipotesi della Unione con lo Stato Romano. — Notavo, che avrei potuto (previo sempre il parere del Consiglio) creare una Commissione, che studiasse la materia, imperciocchè da questo fatto non resultava danno alla _Unione federativa_. Egli è evidente, che questa nota per me non avrei fatta, se in _me_ fosse stato deliberato proponimento di provocare la _Unione definitiva_.

[211] Edizione Le Monnier, 1851, pag. 402.

[212] Vedi Doc. dell'Accusa, pag. 900.

[213] Vedi Doc. dell'Accusa, pag. 707.

[214] Tom. I, Paris, pag. 152.

[215] _Popolano_ del 9 novembre 1848.

[216] _Storia Costituzionale d'Inghilterra_, cap. 14.

[217] Hume, _Storia d'Inghilterra_, cap. ultimo.

[218] Poichè qui cade in acconcio, rammenterò chi promuovessi ed intendessi promuovere allo ufficio di Prefetto e di Delegato Regio nelle Provincie, onde si conosca se fossero gente di Partito, e cospiranti ai danni della Monarchia Costituzionale. A Firenze il Deputato Guidi Rontani; in Arezzo lascio il Cav. G. B. Alberti, in Lunigiana il Cav. E. Sabatini, a Massa il Cav. R. Cocchi; poi a questo surrogo il Conte Andrea Del Medico, a quello il Consigliere P. Beverinotti; ma prima a Pontremoli m'ingegno inviare il Cav. F. Ruschi, a Lucca il Cav. L. Fabbri; recusarono entrambi per ragioni di famiglia; però a Lucca mandai l'Aud. Buoninsegni, poi interino Landi antico impiegato, e, pei conforti del Segretario Allegretti, a Pisa il Consig. Martini, a Grosseto Massei già Presidente del Trib. di Commercio di Lucca. Egregi tutti, ma degno di speciale menzione Raffaello Cocchi, il quale, rimasto in credito di spese per lo ufficio liberalissimamente esercitato da lui, volle con nobile esempio, che della somma dovutagli parte s'impiegasse a sollievo dei poveri, e parte in benefizio di Venezia.

«Non possiamo tacere un esempio generoso di patria carità. — Il Consigliere della Corte R. di Firenze Raffaello Cocchi veniva dal Governo destinato a Delegato R. a Massa e Carrara, e rimaneva in questo straordinario ufficio per il periodo di sei mesi. — Egli medesimo limitava la ricompensa al mero rimborso delle spese incontrate per questa missione: ma non basta; chè spontaneo ne donava poi un sesto alla eroica Venezia, e due sesti a sollievo della onesta e secreta indigenza nella Provincia da lui amministrata. — Onore all'illustre Magistrato! Questi fatti abbisognano più presto di trovare imitatori, che chi voglia di alcuna lode accompagnarli.» — (_Monitore_ del 10 dicembre 1848.)

[219] «Noi avevamo pure avvertito come gli insulti, le calunnie e le beffe fossero lo addio del ritorno, che i poveri superstiti estenuati di Montanara e Curtatone raccoglievano a quei giorni fra le mura di Siena.» Vedi Docum., pag. 791. — Così fu desiderata da taluno la prigionia nel campo nemico dove almeno avrebbe trovato la pietà, che tutti quelli i quali hanno avuto il battesimo del fuoco, cessata la battaglia, sentono per le scambievoli sventure!

[220]

_Siena, 24 ottobre._

«Già saprai che tutta la famiglia granducale, eccetto il Granduca, è qui ritirata, e saprai come da questo abbiano i nemici d'ogni libertà preso ardire per formare di questa un tempo italianissima città un centro di reazione. All'opera costoro hanno dato principio eccitando con arti infernali un trambusto gravissimo.