Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi
Part 76
[128] «Viva lo _Impellicciato_, viva lo _Impellicciato_! urlò il Popolo re. Ma per bacco, esclamò uno degli spettatori, sbaglio, o gli spunta il _codino_? — E qui nacque un parapiglia, perchè tutti volevano vedere _il codino dello Impellicciato_. — Non vi faccia specie (sorse allora a dire il saltimbanco credendo di calmare la effervescenza); se gli spunta il codino, non è colpa sua: è colpa dell'aria che si respira _sopra certe seggiole_..... non mi capite? Chi sa, che coll'andare del tempo quel codino non cresca e diventi coda! — A queste parole nacque un casa del diavolo: _abbasso i codini, non vogliamo codini, abbasso lo Impellicciato_! si gridava da tutte le parti; era una tempesta di _fischi_ e di _urli_ degna proprio del Popolo re.» — (_Vespa_, 12 dicembre 1848.) — Questo è il Giornale, che dall'Accusa merita il nome di _generoso_! — Il _Popolano_ dell'8 gennaio 1849, accennando a me, diceva:
«Al democratico che si accosta al Potere vedesi perciò accadere il fenomeno opposto che accadeva ai paralitici, nei tempi in cui eran di moda i miracoli, allorquando accostavansi alle sante reliquie. _Questi riacquistavano le forze ed il vigore, mentre colui s'infiacchisce subitamente al pernicioso contatto_.»
E questo per l'Accusa è il Giornale _reprobo_! E sì, che, non fosse altro, lo insulto esprime con garbo meno plebeo del _generoso_ figlio della sua predilezione:
_Han gli stessi delitti un vario fato:_ _Questi diventa re, quegli è impiccato!_
[129] Vedi Giornali romani del tempo; in ispecie il _Contemporaneo_.
[130] «Il succitato Ministro ha avuto un abboccamento con Terenzio Mamiani sul vapore _Mentore_.» — (_Corriere Livornese_ del 22 nov. 1848.)
[131] Vedi _Monitore_, Seduta del 23 e 24 gennaio alla Camera dei Deputati.
[132] _Gazzetta di Firenze_, 17 agosto 1848.
[133] L'Accusa repubblicana, o piuttosto quella che si chiamava repubblicana, ecco come faceva aspro governo delle mie parole dette alla Tornata del 22 gennaio 1849.
«Il Ministro Guerrazzi veggendo come quelle vuote spelonche, che fanno le veci di cuore alla massima parte dei Deputati, non avessero eco per questo nome, vi ha aggiunto quello di Leopoldo II! _Siano perdonati i pleonasmi al Ministro Guerrazzi, purchè ne faccia pochi, e que' pochi a fin di bene_!
«Ha detto il Montanelli, e nobilmente detto, che: — se al bene della Italia converrà che la Toscana sia, la Toscana sarà..... Se alla Nazione italiana sembrasse diversamente, chi siete voi che vorreste resistere al voto di 23 milioni? La parola solenne d'Italia è l'arbitra suprema di tutte le prerogative. —
«E questo doveva bastare per una Assemblea di Deputati Italiani: _ma siccome in cotesta Assemblea ve ne hanno degli Austriaci, anzi dei Croati di purissimo sangue_, ai quali simili parole sarebbero sembrate una ragione di più per opporsi al pieno sviluppo del concetto informatore della Costituente, il Ministro Guerrazzi ha creduto ben fatto il soggiungere:
(_Qui si riportano le mie parole un cotal poco alterate, poi si riprende_:)
«Noi lo ripetiamo; se queste parole debbonsi riguardare come un ingegnoso espediente per combattere l'astuzia, il cavillo e la ignoranza, noi le accettiamo come si accetta una _trista e penosa necessità_. Ma se debbonsi considerare come professione di fede, come programma non di Ministro ma d'Italiano, noi che siamo schietti e leali, e impavidi Repubblicani, noi che lo fummo ieri, che lo saremo domani e sempre, siamo obbligati dalla nostra fede a combattere la sfiducia e la diffidenza del Ministro Guerrazzi, e a dirgli che _l'ora è suonata_, sol che al Popolo piaccia consultare l'orologio ove le ore della sua vita hanno funzioni assegnate, non dai Principi e dai Ministri, ma da Dio.
«La Costituente non deve e non può che costituire l'Italia, non già questa o quella provincia di essa a danno dell'una o dell'altra. Che cosa ha voluto il Guerrazzi far capire all'Assemblea con quelle parole che dovevano bruciare le labbra repubblicane dell'autore dell'_Assedio di Firenze_? Forse ha voluto insinuare la speranza che porzione di quelle terre, su cui passeggia un soldato con in petto la croce sabauda, o un frammento di quelle sulle cui bandiere sarebbe tempo per Dio! si scancellassero le chiavi simboliche della schiavitù delle genti cristiane, potessero accrescere di un miglio, di due, di quattro quella frazioncella d'Italia che si chiama Toscana?... Forse, nuovo Gioberti, come questo apostolo di menzogna volea porre sull'avvilita fronte del suo re la corona dell'Alta Italia, vagheggiava egli lo arcadico concettino d'una corona della Italia Centrale?.... Compirebbe questa la triade delle Italie reali che successivamente furono create dalla male ispirata fantasia dei sostenitori del decrepito e anticristiano principio monarchico.
«La sorte avuta dalle due prime utopie, l'utopia di una Italia del Nord sotto il giogo di un Carlo Alberto, l'utopia di una Italia del Sud sotto la verga di un Re Bombardatore, bastano a far _sorridere di compassione o sogghignare d'ira allo affacciarsi di questo terzo progetto, ultimo letto sprimacciato alle morbide ambizioni reali_.... Ma cotesta _menzogna_, per quanto pietosa, svela pur essa il verme che rode cotesto magnifico arbore della Costituente, e il quale forse rendeva caduchi i suoi fiori, abortivi i suoi frutti, nella prima fase dello sviluppo.» — (_Popolano_, 23 gennaio 1849.)
[134] Giulio II coll'elmo in testa fu veduto allo assedio della Mirandola osteggiando i Francesi, ed è fama che Leone X morisse di allegrezza nel sentire ch'erano stati cacciati fuori del Milanese.
[135] Che fosse inteso da tutti così lo dimostrano le parole del signor Galeotti nel discorso letto nella Seduta del 23 gennaio: «però adesso _del secondo stadio non può parlarsi; lo hanno detto e ripetuto i Ministri; ma bensì del primo stadio di essa_.» — (Documenti dell'Accusa, pag. 779.)
[136] La discrepanza è manifesta qualora si confrontino le risposte del Montanelli e mia al dubbio espresso dal signor Lambruschini. — (Vedi pag. 789 dei Documenti dell'Accusa.) — Ora il dubbio espresso dal signor Lambruschini era tale, che per le parole del Montanelli doveva confermarsi, e quindi farlo persistere nella minacciata astensione di concorrere col voto al principio, che si pregiava avere professato, ed amato; all'opposto per le parole mie doveva dileguarsi affatto, e si dileguò, però che meglio alle mie fidandosi, come quelle che rappresentavano gli umori dei Toscani, e le condizioni dei tempi, concorse liberamente col voto alla deliberazione della Legge su la Costituente.
[137]
Non è puleggio da piccola barca Quel che fendendo va l'ardita prora, Nè da nocchier, che a sè medesmo parca. _Dante_, Par. XXIII.
[138] Aggiungo adesso, perchè prima non mi era potuto procurare, l'Avviso col quale il Direttore della Posta di Livorno pubblicava il mio ordine del 29 ottobre 1848 intorno alla Patria:
«Il Direttore della R. Posta di Livorno riferite _senza ritardo_ alla Generale Sopraintendenza delle RR. Poste le istanze popolari esternate con la Dimostrazione nella sera del 28 corrente, concernenti il Giornale _La Patria, mentre annuì alle medesime, si fa ora carico_ di comunicare al Pubblico conforme gli _fu ingiunto_ la partecipazione ricevuta dal signor Consigliere Ministro dello Interno del tenore ec.»
[139] Parole dello Indirizzo della Magistratura fiorentina al Ministro di Grazia e Giustizia, del 12 marzo 1849.
[140] «Si è sparsa voce, che 400 Svizzeri sieno alle Filigare pronti a transitare per la Toscana. — Si è pure sparsa la voce, che gli Svizzeri invece di portarsi a Gaeta si condurrebbero per via sicura alla città di Siena. Comunico queste voci perchè il Governo, se può, le smentisca.» — (Dispaccio telegrafico Pigli, 2 febbraio, ore 1, m. 45.) — Deliberazione del Municipio Fiorentino, del 3 febbraio, di mandare Deputati al Granduca, motivata lº _sul dubbio che l'assenza di S. A. da Firenze non abbia il carattere di precarietà_; 2º su la necessità, che il Capo Supremo dello Stato stia presso la Rappresentanza nazionale, e presso il centro della pubblica Amministrazione, _massime in tempi si gravi_. — Il Circolo Fiorentino manda nel 5 febbraio 1849 uno Indirizzo per _rimproverare_ il Ministero di non avere _seguito il Granduca e domandato il suo ritorno a Firenze_. — Questa deliberazione del Circolo è contraria alla lettera diretta dal Mordini a L. Corsi di cui si giova l'Accusa: invero quella dichiara proporsi la dimissione del Ministero verso il 5 febbraio; questa nel 5 febbraio rimprovera il Ministero di non avere seguitato il Granduca a Siena; e ciò parmi prova, che tra loro non fosse determinato disegno.
[141] In qualche scritto moderno, e fiorentino, ho letto affermare straniera questa voce, e da fuggirsi da chi professa amore al paterno idioma. Siffatta opinione comparisce erronea, imperciocchè la parola _reazione_ occorra adoperata dal Cocchi scrittore elegantissimo, nei _Discorsi Toscani_, I. 3: «È manifesto, che per l'azione del bagno caldo e freddo, e per la _reazione_ del corpo nostro si può risvegliare moto, ed impeto.» Onde io la ho accolta con tranquilla coscienza.
[142] I trasporti a cagione della strada ferrata, i cappelli di paglia per le diminuite ordinazioni, ec. ec.
[143] «Livorno è _agitatissima_. Mi si dia qualche schiarimento in proposito: — le notizie che chiedo sono necessarie.... è necessaria immediatamente qualche notizia precisa, qualunque essa sia. Pigli.» (4 febbraio, ore 9. m. 15.) — «La città è in qualche agitazione. Mi si dice esservi per tal motivo molto _fermento_ in Livorno, e a Lucca. Urge schiarimento per tranquillizzare il Popolo. Paoli.» (Pisa, 5 febbraio, ore 7, m. 15.) — Di Siena non parlo.
[144] Documenti, a pag. 218.
[145] La stampa, che sotto nome di repubblicana precipitava alla demagogia, così commentava la mia lettera poco fatidica invero:
«Diceva il _Monitore Toscano_, giornale officiale, or fa pochi dì, anzi soli due dì prima della fuga di Leopoldo d'Austria, di felice memoria, _piacergli riferire una lettera che un amico suo scrivevagli di Roma_: e in cotesta lettera così _piacevole al Monitore_, leggeansi le seguenti parole: — I buoni Italiani convenuti qui in Roma pare che abbiano deposto il pensiero di proclamare la Repubblica ecc.... — E il dì appresso veniva officiale novella della proclamazione della Repubblica a Roma, per opera di una grande maggioranza di voti nella Assemblea Costituente.
«Tre dì dopo, _due popolazioni affollate, e dirò tre_, perchè eravi _anco la truppa_, fin qui formante popolo a parte, sulla Piazza della Signoria, riassunta al primitivo suo nome per l'atto migliore e più umano che giammai abbia operato l'Austriaco Leopoldo, — quello d'andarsene, — era gridato, non da una voce nè da due, ma da _migliaia e migliaia: Viva la Repubblica! Ed il simbolo di essa volevasi piantare, se non fosse stato proibito, sulla Piazza rigenerata da quel nuovo battesimo di Popolo_. —
«Il Popolo di Firenze ha mostrato di sentire repubblicanamente al pari di qualunque altro Popolo: le tradizioni degli avi si sono in lui risvegliate per miracoloso istinto, ed egli oggi _sorpassa_ d'assai in repubblicanismo il _Governo_, dacchè il Governo vien fuori a parlare di _maturità e di opportunità_, mentre il Popolo a tutti cotesti cavilli, altro non grida che _Repubblica_!
«E Repubblica sia!» — (_Frusta Repubblicana_, 15 febbraio 1849.)
[146] Altre lettere nel medesimo senso furono da me scritte; spero che i ricevitori vorranno mandarle al mio Difensore Avvocato Tommaso Corsi. Del fatto cui appella la lettera del sig. Bertani occorre traccia nel volume dell'Accusa, a pag. 476.
[147] Niccolò Tommaseo, nome illustre in Italia, io non so bene se più per fama di lettere o per integrità di costume, passando per Firenze scriveami questo biglietto:
«N. Tommaseo desiderava attestare al Ministro Guerrazzi la sua gratitudine non solo per quanto egli fece e bramò per Venezia, ma per quanto egli _parla ed opera in difesa di quell'ordine dignitoso e leale, fuori del quale non troverà che ignominie_.» (Vedi Documenti, a pag. 540.) — Nonostante, l'Accusa _sa che io fui elemento disorganizzatore_. Forse glielo hanno detto i suoi _generosi_ Giornali.
[148] _Della Democrazia in Francia_, pag. 33. Bruxelles, 1849.
[149] Fourier pretende fare questo, e dentro sei mesi. Egli calcola così: una dozzina di uova 10 soldi, e non è caro: fondinsi 600,000 falensterie; in ognuna possono alimentarsi 12,000 galline, che faranno l'uovo per 365 giorni dell'anno; ma posto lo facciano per soli 200 giorni (_questo uom da bene ebbe avvertenza a tutto_), ogni falensteria produrrà per franchi 500 di uova al giorno; annualmente, 100,000 franchi; tutte le falensterie insieme 60,000,000,000. Ora il debito inglese somma a 4 miliardi e ½ di Sterlini, o 135 miliardi di Lire. Dunque ce ne avanza. Il calcolo è giusto; rimane a trovare chi beverà uova!
[150] Questo fenomeno ho letto osservarsi fisicamente anche nei detenuti alla carcere separata per dodici o diciotto mesi; però a Pentonville non permettono il subito trapasso dalla prigionia alla libertà assoluta, ma ritengono il detenuto per qualche giorno in mezzana libertà, onde senza danno della salute si assuefaccia all'aria aperta, e alla vista degli uomini e delle cose.
[151] Questo brano di lettera mi fece copiare e mi rimise il signor Marchese il 12 febbraio 1848 con queste parole: «Ecco il brano della lettera al quale credo tu accenni. Il rimanente sarebbe inutile, tanto che nemmeno lo trascrivo, non che pubblicarlo. Per me non voglio la boria di averti fatto il sermoncino: tu giudica, se ti piace, che il brano qui sopra possa giovarti, e si pubblicherà; ma non senza licenza tua della quale vorrei conferma. Addio; ti scrivo in gran fretta; cura la tua salute.»
[152] _Memorie_. Edizione di Livorno, pag. 11.
[153] Edizione di Livorno, pag. 10.
[154] Pag. 12.
[155] Pag. 43.
[156] Pag. 45.
[157] Ivi.
[158] Pag. 53.
[159] Pag. 70, 71.
[160] Pag. 75.
[161] Rusconi, _Repubblica Romana_, pag. 166.
[162] Vedi pagina 153 di questa Memoria.
[163] _Della Servitù d'Italia_, pag. 188. (_Prose politiche_; Firenze, 1850).
[164] _Ivi_, pag. 190.
[165] _Della Servitù d'Italia_, pag. 189.
[166] Quantunque il _Popolano_ dell'8 gennaio 1849 parli in termini generali, dalla parte già citata di questo articolo si conosce come s'indirizzasse a me:
«E siccome ogni potere è di sua natura _conservatore e moderatore_, perciò noi veggiamo Ministri succedersi a Ministri, Governi a Governi, Assemblee ad Assemblee, scacciate impetuosamente le une dalle altre, e _oppresse sotto il peso della pubblica riprovazione_. Egli è che così deve avvenire, finchè la _fase complementaria della nostra rivoluzione non sia compiuta_: egli è che _ogni potere odierno non può peranco rappresentare il vero governo democratico_: esso non può accettarsi che, come _un mezzo_, non già come _un fine_; come una _fase_, un _gradino_ per giungere alla vetta dello edifizio tutto intero, _dal quale siamo tuttora così lontani da non poterne abbracciare collo sguardo la stupenda architettura e la magnifica ampiezza_.»
[167] E proprio non lo volevo dire; ma l'_enfant terrible_ dell'Accusa io trovo che lo ha stampato nel suo Volume, però cessa il motivo del silenzio.
Mettendolo Turpino anche io l'ho messo.
Così va sovente scusandosi l'Ariosto, onde io giovandomi dello esempio di Messere Ludovico dirò:
Mettendolo l'Accusa anche io l'ho messo.
«Il Prefetto di Pisa al Governatore di Livorno. — Le comunico un Dispaccio telegrafico del cittadino Guerrazzi, che ricevo in questo momento. — Al Prefetto di Pisa. Uomini parte esagerati, parte male intenzionati, JERI CODINI, hanno spedito in diverse parti della Toscana per convenire giovedì a Firenze, e costringere il Governo a dichiarare la Repubblica e la Unione con Roma. Il Governo vuole si consulti il voto universale del Popolo, perchè tutto il Popolo ha da sostenere la Repubblica. Il Governo non intende farsi strascinare, e dichiara, chiunque presumesse violentarlo, traditore della Patria, sottoposto alla Legge del 22 febbraio 1849. Dia annunzio a Livorno, e faccia in modo che nessuno giovedì si muova.»
[168] Ferdinando Zannetti nel suo esame dichiara: «EGLI SOLO _si opponeva a tutti coloro che volevano la promulgazione del Governo Repubblicano, e della Unione con Roma_.» — (Processo, a carte 2241, F. III.) — In certi punti pare che all'Accusa sieno cascate le cateratte.
[169] Importa grandemente osservare in quante guise e con quanta perseveranza si fossero adoperati pessimi agitatori al fine avvertito. Non essendovi pervenuti, deliberarono afferrarmi per perdermi più tardi. Certo avrebbero amato piuttosto calpestarmi subito; ma le perfide insinuazioni non avevano partorito fin qui frutto bastantemente copioso. A pag. 148 di questa _Apologia_ riportai le infamie della _Vespa generosa_, e del _Popolano reprobo_.
Fino dal novembre 1848 spargono voce, avere io _mutato casacca_, ed essere diventato capace di tirare sul Popolo; per lo che ebbi a scrivere per telegrafo a Livorno il 30 novembre: «Che cosa dicono di tirare sul Popolo? Da quando in qua sono io diventato parricida? Prudenza e vigore, e togliete ogni credito ai guastamestieri.»
Nel 5 decembre 1848, per telegrafo raccomando diffidassero dei rumori, «che spargonsi con leggerezza o con malizia contro di me.»
Nel 6 decembre 1848 gli agitatori fanno arrestare a Livorno i cannoni caricati per Firenze, col sospetto che dovessero usarsi a reprimere i turbolenti; io scrivo per via di telegrafo: «E che? Si teme che noi li vogliamo per mitragliare Livorno? Mancherebbe anche questa!»
«Il Popolo intende che i cannoni non si levino da Livorno, non avendo bisogno di sotterfugi.» — (Dispaccio telegrafico da Livorno, 6 decembre 1848.)
«P. accompagnato da una Deputazione mi ha detto: scriva che _il Popolo non dorme_.» — (Dispaccio telegrafico da Livorno, 6 dicembre 1848.)
«Circola a stampa, ed è affisso pei muri della città, un foglio ove si avverte il Popolo a stare in guardia, e a non permettere che i cannoni sieno trasportati altrove. _Guardati_, vi si dice, è un _trabocchetto_!» — (Dispaccio telegrafico da Livorno, 12 dicembre 1848.)
Fogli avversi si rinnuovano a Livorno, e la mattina del 23 si stracciano. — (Dispaccio telegrafico del 23 dicembre 1848.)
Torres, e le persone che si rammentano nei varii Dispacci da Livorno dal 6 al 24 dicembre 1848, si riaffacciano a Livorno per concitarmi contro lo sdegno del Popolo.
Di lettere anonime, minatorie la mia prossima strage durante il Ministero, ne avrei potuta comporre una collezione; me apertamente traditore chiamavano.
Insomma a tanto giunsero le inique arti, che, dopo avere incontrato nelle tardissime ore della notte appostato un uomo con la carabina sotto il pastrano, i miei amici mi persuasero a non avventurarmi più oltre, e S. A. ebbe la bontà di farmi apparecchiare alcune stanze in Palazzo Vecchio.
Queste erano le arti e le insidie durante il Ministero; più tardi quelle durante il Governo Provvisorio.
[170] Di questo fatto basti per tutte la prova delle 12 Circolari mandate ai sigg. Capponi, Serristori, Capoquadri, Lenzoni, Ricasoli, Zannetti ec., con le quali s'invitavano a conferire meco a questo scopo. Ma di ciò altrove.
[171] _La popularitè veut esclaves ceux qu'elle semble choisir pour idoles_, scrive Luigi Blanc parlando del Necker; — (T. 2, pag. 467; Parigi, 1847); e Luigi Blanc in fatto di moti rivoluzionarii è giudice competente.
[172] Tolga Dio che io per difendermi accusi quei dessi che mi macchinavano contra; ma non posso astenermi da osservare con amarezza, che di questo fatto dovevano essere rimaste traccie abbastanza palesi per chiarirlo a mio vantaggio.... Ohimè! Tale non era lo scopo dell'Accusa.
[173] _Orlando Furioso_, IV:
Sotto vasi vi son, che chiamano olle, Che fuman sempre, e dentro han foco occulto.
[174] Vedi Ragguaglio delle Sedute del 30 marzo e 2 aprile, nel _Monitore_, e nell'_Alba_. Quello che asseriva rimane confermato dal sig. Casamorata nelle Dichiarazioni riportate a pag. 341 e 179 del Volume dei Documenti. «Le guardie, che la milizia fornisce ai _Poteri sovrani_ dal momento che comincia il loro servizio, si hanno come intieramente passate sotto l'autorità diretta dei Poteri stessi presso cui servono, _nè da altri dipendono nè possono ricevere ordini fino a che non è finito il loro speciale servizio_. Conseguentemente il Comando generale, cui venne ordinato genericamente, fino dall'apertura delle Assemblee, di fornire coteste guardie, altro non potè nè dovè fare, che porle _intieramente agli ordini dei respettivi Presidenti_..... — Il rispettivo Presidente o di per sè o per mezzo di un suo sottoposto scriveva al Generale Comandante la G. Civica, chiedendo quel _numero_ di uomini, che secondo le sue idee giorno per giorno credeva necessario...... La Guardia si adunava, e si recava alla Residenza dell'Assemblea sotto il comando del proprio Ufficiale: questo, giunto sul luogo, si portava a rassegnarsi al Presidente, _da cui direttamente o per mezzo dei Provveditori riceveva gli ordini relativi al servizio della Guardia_. — Del resto, per detta mattina (8 feb. 1849) il _Seggio_ dell'Assemblea aveva chiesto una guardia di 75 _uomini_, che però infatti riuscì di una _sessantina_.... la quale differenza si spiega considerando il _repentino comando_, e l'ora _sollecita più dell'ordinario_. — L'Archivista del Senato, chiedendo la Guardia, indicò esplicitamente _il solito distaccamento_.» — Questi Documenti ha pure stampato nel suo Volume l'Accusa, e non gli ha saputi leggere; il pievano Mainardi almeno nel suo libro leggeva! — Ma non è questo, che io voleva avvertire; egli è questo altro: — dunque si chiarisce vero: 1º Che la G. Civica del Parlamento non dipendeva da me. 2º Che da me non poteva nè doveva ricevere ordini. 3º Che se la mattina per tempo giunse a una _sessantina_, prima delle 11 ore, in cui l'Assemblea fu aperta, poteva completarsi. 4º Che dalla _sessantina_ alle 75 richieste la differenza non corre tale da fare supporre che col rinforzo di 12 o 13 guardie avessero potuto fare maggiore resistenza. 5º Che è quasi certo, che non l'avrebbero fatto, se è vero, come racconta l'Accusa, che le Guardie riposero le loro baionette nel fodero.
[175] «Le truppe stanziali e le milizie cittadine della Capitale saranno sotto il comando del Comandante di Piazza e del Prefetto, i _quali dovranno firmare ambedue qualunque ordine sieno per emettere_.» (Ordine del Giorno del Ministro D'Ayala, 8 febbraio 1849.) — Don Mariano, interrogato, avrà già addotto le sue ragioni: io penso che fosse mosso appunto dal pensiero, che ognuno dei due ufficiali contemplati, dovendo assumere solo misura di tanto momento, non esitasse, e così le provvidenze riuscissero invano: comunque sia (e questo è nuovo segno dell'intemperanza dell'Accusa), chieste le ragioni del fatto dal Ministro della Guerra autore dell'_Ordine del Giorno_, e ritenutele soddisfacenti, però che a lui non ne abbia mosso rimprovero, essa continua ad obiettarlo a me, che non ci presi parte.
[176] «Quando avvenga, che la quiete pubblica della città sia turbata da _sommossa popolare_.»-(Ordine del Giorno, 8 feb. 1849. M. d'Ayala) — Il Comandante Colonnello Pazzi referendo di cotesto ordine, spiega che le Milizie stavano pronte a uscire dove _il bisogno lo esigesse_. — (Offic. del 21 maggio 1849.)
[177] _Monitore_, Sedata dell'8 febbraio 1849.
[178] _Monitore_, detta Seduta.
[179] _Monitore_, detta Seduta.
[180] _Monitore_, detta Seduta.
[181] _Monitore_, detta Seduta.
[182] _Monitore_, detta Seduta.
[183] _Monitore_, detta Seduta.
[184] _Monitore_, detta Seduta.
[185] _Conciliatore_ del 9 febbraio 1849.
[186] Job, c. 6, V. 12.
[187] «L'Assemblea Costituente toscana nella notte del 27 al 28 marzo, mi volle onorato dello arduo incarico di governare esecutivamente lo Stato.