Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi

Part 75

Chapter 753,473 wordsPublic domain

«Ci valghiamo poi della occasione per richiamare la grave avvertenza del Ministero intorno alla necessità di vestire presto la Guardia Municipale: temiamo che abbia a perdere della rispettabilità sua; e consumata anche questa forza noi riusciremmo poveri di consigli e non sapremmo a che cosa ricorrere; — e intorno allo altro fatto del cacciatore a cavallo Berni: queste mene perniciosissime non possono tollerarsi, e mantengono sempre vivo lo Stato di suspicione del Popolo contro il Governo, che noi tutti ci affatichiamo con indefesse cure sopire. Tanto per governo delle SS. VV. Illustrissime, mentre ci confermiamo

«Livorno, 26 settembre 1848.»

2º _Lettera al Commissario di Guerra intorno alle sofisticherie ministeriali per le spese della Municipale_.

«Illustrissimo Signore,

«Le accludiamo lettera del capitano Roberti, e le facciamo osservare che S. E. il Ministro dello Interno avendo consentito a pagare la Guardia Municipale è venuto implicitamente a consentire il pagamento delle spese accessorie. Ora se il pagamento del soldo è appoggiato al Commissariato, come razionalmente deve non appoggiarsegli la soddisfazione di queste altre spese? Per l'amore di Dio non creiamo altre difficoltà, che noi ci anneghiamo dentro. Letto che l'abbia si compiacerà ritornarmi il foglio Roberti.

«Le recheranno la presente due ufficiali che vogliono foglio di rotta, e paga per ripartire. Con Ministeriale di stamane S. E. il Ministro dello Interno concede al Municipio sussidiare tutti i Volontarj che tornano a casa entro i limiti del bisogno, per rivalerci sopra il Governo. _Per iscansare inutili giri, e poi perchè noi non vogliamo maneggiare danari, e finalmente perchè poco adatti a distinguere quello che si meritano_, reputiamo prudente inviarli immediatamente a VS.

«E con vera stima ci confermiamo

«Livorno, 27 settembre 1848.»

3º _Lettera al Gonfaloniere relativa alle compagnie dei ladri, e alla insufficienza delle misure dal Ministero prescritte. Raccomandazione a non attraversare. Fiducia della classe commerciale al Governo; imprestito offerto al 4 per %_.

«Illustrissimo signore Gonfaloniere,

«Si compiacerà avvertire S. E. il Ministro dello Interno che in quanto alla prima parte del suo Dispaccio ci referiamo alla nostra di ieri; e di più aggiunga come valendoci dei pochi mezzi che stanno in potestà nostra noi eravamo giunti a penetrare come s'intendesse comporre in Livorno una compagnia di ladri giovandosi dello scompiglio che immaginarono crescente. Ora in così grave emergenza la misura indicata nella Ministeriale non basta, sia perchè la nostra Guardia Municipale è scarsa e insufficiente a tanta faccenda, sia perchè si tratta dovere procedere con gente audacissima e capace di ogni estremo partito.

«Noi che stiamo sul luogo, conosciamo la materia e imploriamo che ci lascino fare, sempre che le disposizioni che saremo per prendere non si allontanino dalla legalità, e fin qui ci sembra avere dimostrato che non ce ne siamo dipartiti. Bisogna allontanare questi facinorosi dalla città. Per le altre cose tutte parci bene quanto ci suggerisce la Ministeriale, e sarà osservato con diligenza. Pensiamo che giovi eziandio avvertire il Ministro come le cose procedano di bene in meglio, e della fiducia riposta nell'attuale Governo dalla classe commerciale, e della carità patria mostrata in sovvenirci in tanta strettezza di danaro al modico cambio del 4 per %, e questo ne sia pegno della opinione di sicurezza che impera quaggiù. E con questo la riveriamo.

«Li 27 settembre 1848.»

[95] _Corriere Livornese_, 18 settembre 1848, e numeri antecedenti; Atti del Municipio.

_Corriere Livornese_, 5 settembre 1848. «Le nostre osservazioni non sono dirette contro l'ottimo Principe, ma contro i Ministri che sono responsabili del linguaggio che gli fanno tenere.»

_Corriere Livornese_, 6 settembre 1848. «Il Guerrazzi non prendendo consiglio che dal suo cuore, e desiderando vedere pacificata la sua patria, mostrò i mali di una divisione di Livorno dalla Toscana, separò la causa del Principe da quella del suo Ministero, invocò il sussidio della Religione.»

[96] Corriere Livornese, 12 e 16 settembre 1848.

«Per buona ventura, se il Principe non trovava a Pisa le armi dei cittadini, che vi aspettava, vi trovò il _rispetto, e lo amore dei suoi sudditi, il quale non gli verrà meno giammai_, perchè tutti sanno che egli non può nè deve corrispondere degli sbagli dei suoi Ministri.

Crediamo poi, che la bontà e la clemenza di questo nostro Principe sia _tanto elevata e grande_ da non limitarsi alla disapprovazione dello abuso del potere, ma sibbene anche da renunziare _piuttosto al diritto della sua sovranità prima di ordinare lo spargimento di nuovo sangue cittadino_.

Il Principe e il suo Governo, sempre sotto le medesime formule, e con la stessa religione promettono non inviare forza alcuna contro la nostra città..... il _nostro Principe piange il suo scettro intriso di sangue contro la sua volontà, e contro ai suoi ordini_.»

[97] _Corriere Livornese_, 12 settembre 1848.

«Un nome solo _conosce ed onora_ la Italia fra tutti quelli che compongono il Ministero attuale, quello di _Gino Capponi_....

La dignità del Principe, e la salute della Nazione richiedono che..... si conservi il solo _Capponi_.....

Nonostante non lo crediamo, riuscendoci acerbissimo supporre che un Ministero il quale assume il titolo da un _Gino Capponi_ abbia ordinato si mitragliasse una città innocente.»

[98] Parole del Ministro dello Interno.

[99] Vedi Relazione officiale diretta al Ministro dello Interno il 28 settembre 1848 dai signori Tartini, Bandi, e Duchoqué.-(Documento dell'Accusa pag. 677.) «Il signor Guerrazzi, cercato e interpellato, emise la sua opinione, ma offerse accompagnare gl'inviati del Governo, dichiarandosi pronto a parteciparne le fortune. Ciò è taciuto nel Rapporto.» — (_Corriere Livornese_ del 30 settembre 1848.)

[100] Vedi lettere del Montanelli nei Documenti dell'Accusa, a pag. 16.

[101] Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 36, 39, 679.

[102] Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 679.

[103] Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 30.

[104] Fra i Documenti dell'Accusa, pag. 679, trovo questo Manifesto.

«Amici e Fratelli.

«Le vostre domande furono soddisfatte. L'oblio con la formula completa da voi desiderata venne concesso. I poteri eccezionali gittati come un velo sopra la faccia della Libertà, saranno tolti per non rinnovarsi mai più.

«Io spero che voi abbiate così meritato ottimamente della Toscana, e quella ve ne sarà grata.

«Io mi allontano da questa amatissima terra con la persona; col cuore rimango fra voi. Avrete a governarvi Giuseppe Montanelli, nome caro ai buoni; per detti e per fatti bello ornamento della Patria. Amatelo, riveritelo. Se voi avete fiducia in lui, com'egli ha fiducia in voi, la opera della quiete dignitosa e con sicurezza sarà confermata; opera alla quale non io, ma la bontà, la temperanza, e la egregia indole vostra tanto potentemente hanno contribuito. Addio.

«Livorno, 4 ottobre 1848.

«F. D. GUERRAZZI.»

[105] A questo accennano l'espressioni della lettera del sig. Gonfaloniere Fabbri del 9 ottobre 1848 stampata a p. 23 nei Documenti dell'Accusa: «Sto preparando cosa, che ti sarà gradita; adesso non voglio dirti nulla....» Nel medesimo Documento occorre quest'altro periodo: «dimani comunicherò ai miei Colleghi la tua lettera, e sono certo che sarà da loro bene accetta tanto per la sua _forma materiale, che spirituale_.» Il sig. Gonfaloniere, richiesto, mi aveva fatto sperare copia delle Deliberazioni del Municipio di Livorno che mi riguardano, e le lettere private a lui stesso dirette, onde me ne valessi nel presente bisogno; — mi duole che non abbia potuto mandarmi queste carte per difetto di superiore permesso.

[106] Documenti, pag. 9.

[107] _Monitore_ del 6 febbraio 1849.

[108] Però importa avvertire in proposito, che se il Ministero mi avesse lasciato in Livorno, nè vi sarebbe venuto Montanelli, nè la Costituente sarebbe stata bandita, il Ministero approvante.

[109] Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 456. Dispaccio telegrafico del Gonfaloniere di Livorno al Ministero.

[110] L'Accusa sembra ritenere autore il Montanelli dell'articolo stampato nella _Italia_; anche in questo s'inganna: esso appartiene a certo Professore della Università di Pisa, di cui taccio il nome per amore di pace.

[111] Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 899.

[112] «Giuseppe Massari si recava a visitare per sè, e per parte di Vincenzo Gioberti, il nostro concittadino F.-D. Guerrazzi il quale si affrettò a recarsi da lui...» — (_Corr. Livornese_, del 25 Maggio 1848.) — Per avventura il signor Massari veniva a visitarmi mosso dal desiderio medesimo, che conduce quei strani cervelli degl'Inglesi a vedere Gasparone in Civitavecchia? — Avverta, che io conservo il suo biglietto lasciato sul mio banco, me assente, dettato di cortesi parole quali il signor Massari sa usare allorchè di tratto in tratto lo prende vaghezza di mostrarsi onesto, e gentile.

[113] Io non ricordo tutte le persone presenti alla conferenza narrata; in nome della onestà le prego a mostrarsi per renderne testimonianza.

[114] _Seduta del dì 13 ottobre 1848._

«Adunati servatis servandis

«Gl'Illustrissimi Signori Gonfaloniere, e Priori componenti il Magistrato della Comunità di Livorno, in numero sufficiente di sei per trattare:

«Essendosi questa mattina adunata sotto il Palazzo Comunitativo una quantità di Popolo con bandiere e tamburi, unitamente alla Banda Civica, ed avendo presentato un Indirizzo del seguente tenore:

(_Qui è riportato l'Indirizzo del Popolo_.)

«Il Municipio adunatosi per urgenza,

«Considerando essere indispensabile al bene del paese e dell'intiera Toscana, che il nuovo Ministero sia composto di uomini adattati ai tempi ed aventi la pubblica fiducia;

«Considerando che il Popolo di questa città accenna il desiderio che sieno eletti a detto ufficio l'attuale nostro Governatore Montanelli e l'Avvocato Guerrazzi;

«Considerando che mentre da un lato il Municipio ritiene essere prerogativa Regia la nomina dei Ministri, e che conseguentemente la loro Elezione deve emanare dall'animo del Principe, dall'altro lato ravvisa che senza offendere la detta prerogativa potevasi rappresentargli il voto del Popolo;

«Perciò Delibera:

«Di accogliere l'Indirizzo succitato del Popolo come _semplice espressione di un desiderio_, e di farsi organo, onde tale manifestazione pervenga all'Ottimo nostro Principe.

«E quanto sopra è stato approvato ad unanimità.

«Per Copia ec.

«_Il Gonfaloniere_ «Avv. L. FABBRI.

«_Il Cancelliere_ «J. CERAMELLI.»

[115] Prova manifesta che quantunque benevole le disposizioni a favor mio, per certo da me non provocate, non avrebbero avuto virtù di costringere persona, ha pure registrata nel suo volume l'Accusa. Parte del Municipio invitando il Governo a mandare Governatore in Livorno sollecitava in nome del Popolo cotesto ufficio per me; il Ministero ricusò; io mi partii da Livorno, e Montanelli fu accolto. I Documenti a pag. 679 narrano così: «Questa mattina (4 ottobre, 11 ant.) sono stati affissi per tutte le contrade della città proclami stampati che esprimevano un _voto_ perchè Guerrazzi fosse eletto Governatore, Montanelli Ministro. È tornata la Deputazione da Firenze, ma le risoluzioni che ha portato non sono state di _piena_ soddisfazione, giacchè _alcuni del Popolo_ che amano Guerrazzi avrebbero voluto vedere in qualche modo ricompensate le _sue tante cure pel bene di Livorno_.... — In Piazza vi sono grandi attruppamenti di Popolo attendente che venga affissa la officiale risposta portata dalla Deputazione; non so come verrà accolta; _forse il Popolo si calmerà, e sacrificherà alla quiete del paese l'uomo da lui amato, ed in cui aveva riposta grande fiducia_. — (Ore 3 pom.) Guerrazzi _è già partito_ alla volta di Firenze lasciando uno addio al Popolo, ch'è stato affisso in istampa per tutti i canti e che t'invio. Questa repentina partenza ha fatto molta sensazione. Intanto _gli scritti aumentavano per le vie, tutti esprimenti il desiderio, che Guerrazzi fosse eletto Governatore ed il Montanelli Ministro_. — (Ore 4 pom.) Il Gonfaloniere..... ha detto, che la Deputazione tornata da Firenze portava l'annuenza del Governo a tutto quanto domandava la città, tranne però la nomina del Guerrazzi a Governatore. — Il Gonfaloniere ha quindi dimostrato la necessità di accettarlo (il Montanelli), _ed il Popolo ha aderito_.»

[116] Eppure la opinione pubblica non era avversa al Ministero nostro, non dirò degli amici, ma degli avversarii, e degli emuli. La _Riforma_, foglio per certo a noi non parziale, scriveva: «Il nuovo Ministero fu accettato come termine di agitazione rovinosa, e come pegno di tranquillità.» — (3 novembre 1848). — Il _Nazionale_, che fece professione di _Costituzionalismo_ anche in mezzo alla procella repubblicana, si esprime sul conto nostro in guisa da far comprendere due cose: che potevo aspettarmi l'appoggio anche della passata Assemblea, e che gli agitatori si reputavano non istrumenti, ma nemici del Ministero:

«Noi crediamo che il presente Ministero potesse presentarsi anco alla passata Assemblea, ed averne quell'appoggio che nessun uomo ragionevole deve negare a chi governando il paese chiede per il paese cose necessarie e veramente utili. Molto più pensiamo, che oggi egli sia per ottenere questa giusta cooperazione. — Diciamo _molto più_; non solamente perchè alcuni atti del Ministero hanno _attenuato le sinistre prevenzioni destate al suo nascere_; ma perchè i furibondi, che hanno dato con le loro grida e co' loro fatti alla santa parola di _democrazia_ un senso contrario al suo senso nativo, e un senso non accettevole nè dagli onesti nè dai sensati, hanno persuaso l'universalità, che il Ministero non può secondare costoro senza distruggere sè medesimo.» — (_Il Nazionale_, 2 dicembre 1848.)

[117] L'Atto di Accusa, § VIII, cita in parte la lettera del Pigli dell'11 ottobre; a che fine l'allega? Essa contiene una dichiarazione di principii; e quali sono eglino? _L'applicazione sincera della Costituzione_. Egli mi conforta a sperare, che il Governo presto entrerà nel mio sistema: aggiunge, il Ministero attuale non potere durare; repudiarlo il paese; tornassi a Firenze, assistessi con attenzione al Dramma, e fossi presente quando sarei chiamato. È un Deputato della Opposizione, che scrive ad altro Deputato della Opposizione. Che cosa contiene la lettera, che perfettamente regolare non sia? — Non di Costituente vi si ragiona, nè di Repubblica; non di maneggi, non di dimostrazioni, non di concerti illegali; ma di speranza che il Ministero mutasse, e di chiamata mia ad attuare il sistema della sincera Costituzione. Questa lettera non solo non ha nulla che mi pregiudichi, ma non ha nulla che non mi favorisca. Io pertanto l'accetto; quantunque non possa astenermi da domandare: e dove mai l'Accusa apprese il costume di costruire laboriosamente l'edifizio delle sue imputazioni sopra atti che non si partono da me?

[118] Il _Conciliatore_ (organo semi-ufficiale dei precedenti Ministeri Ridolfi e Capponi) del 22 gennaio 1849, parlando delle diverse voci correnti in quel giorno, avverte come alcuni dicessero, che il Ministero avrebbe presentato egli stesso la legge: «_e così dovrebbe essere_, egli soggiunge, _giacchè il Ministero entrò al Potere con questo programma, e mal si comprende come oggi lo consideri lettera morta, e se lo lasci imporre dal Popolo_.»

[119] Ho presentato a S. A. rispettosa Istanza, onde si degni autorizzarmi a manifestare le conferenze ch'ebbi l'onore di tenere con lui.

[120] Non rechi maraviglia se io pongo i sentimenti di lingua a pari di quelli di religione gagliardi: tali essi sono più che altri non pensa; e comecchè con qualche esagerazione, Paolo Bourgoing, in certo suo opuscolo che ha titolo — _Guerra d'idiomi e di nazionalità_, non dubitava attribuire il precipuo motivo della guerra tra Magiari e Slavi alla pretensione dei primi d'imporre il proprio linguaggio ai secondi.

[121] E la Costituente montanelliana dalla stessa Opposizione salutavasi splendida e generosa.

«Intanto fu lanciata in mezzo d'Italia la bandiera della Costituente. Noi ne apprendemmo allora tutti i pericoli. Assentimmo in genere l'idea, perchè a tutto quello ci siamo proposti assentire che conduca al fatto che propugnamo, la _Nazionalità Italiana_. — Credemmo _più splendida e generosa l'idea del Montanelli_; credemmo praticamente esser meglio possibile l'idea del Gioberti che si moveva dal fatto, lo rispettava, e non lo contradiceva.» — (_Conciliatore_, 14 gennaio 1849.)

[122] Atto di Accusa a pag. 77.

[123] «Art. 12. La Costituente italiana avrà due stadii: il 1º anteriore, il 2º posteriore alla cacciata dello straniero. Tutte le quistioni di ordinamento interno della Nazione non si dovranno agitare se non che nel secondo stadio, poichè alla loro risoluzione è richiesto il voto di tutto il Popolo italiano, gran parte del quale non potrà eleggere i suoi rappresentanti finchè geme nel dolore della servitù straniera. La Costituente del primo stadio deve occuparsi di tutti i problemi, che si riferiscono direttamente o indirettamente allo acquisto della Indipendenza. Essa impedirà quello sparpagliamento di forze, che fu la causa principale dello esito infelice della ultima guerra. _A tale effetto la Costituente, potrà incominciare le sue operazioni appena due Stati italiani si sieno intesi per iniziarla_.»

«Art. 13. § 3. Se vanno d'accordo, che le quistioni di ordinamento interno si aggiornino tutte fino alla cacciata dello straniero, senza che alla Costituente iniziatrice sia vietato preparare gli elementi per la loro più facile soluzione.» — Potrei citare altri atti, ma questi spero che basteranno.

[124] Il _Popolano_ dell'8 novembre 1848 riporta un articolo dallo _Indipendente_ di Venezia, che critica il Programma Ministeriale, dicendolo «un po' pallido, un po' cattedratico, un poco troppo pacifico;... che se vi è abbastanza per la libertà civile e pel progresso morale della Toscana, vi è nulla o poco più di nulla per la guerra ec.» E continua con l'invitare i Circoli Toscani a _spingere_ il nuovo Ministero per la via rivoluzionaria; perchè, siegue: «Ci sembra poi di una estrema gravità il riserbo che i nuovi Ministri si prefiggono nel loro Programma rispetto alla Costituente Italiana, per cui si limitano a tenere alzata la bandiera ed a richiamare del continuo l'attenzione dei Principi. A noi pare non sia tutto il da farsi, ma che anzi si aspetti e si voglia molto di più. Perchè dove si tratta dei grandi destini di tutta una Nazione, bisogna voler riuscire ad ogni costo, e non basta il dire: se non riesciamo, la colpa non sarebbe nostra. La questione non è di colpa o di responsabilità; la questione è della sorte di 23 milioni di persone.»

E finisce con lo spronare i popoli a _forzare_ i Governi alla accettazione piena della Costituente Italiana.

Il medesimo _Popolano_ dell'11 gennaio 1849, il quale rende conto del Discorso della Corona proferito all'apertura delle Assemblee, così si esprime: «Ciò che riguarda la Costituente in questo discorso è anche più incerto e più dubbio di quello che sia permesso ad un discorso di apertura.»

«Non ci voleva altro che il S......... od uomini della sua stampa o della sua scuola per trovare sovversivo un Discorso (della Corona) che tutta Italia ha ormai letto e compassionato pel suo languore, per la sua sconfortevole pallidezza, per la povertà delle sue promesse, per quel suo camminare a ritroso, che è sempre stato, e sarà sempre, il camminare abituale dei Principi.» — (_Frusta Repubb_., 14 gennaio 1849.)

«Se nel Discorso di apertura del Parlamento Toscano, che riferimmo ieri, dovessimo trovare il riflesso della politica passata e il disegno della politica avvenire del Governo, saremmo imbarazzati assai. Piuttostochè andar pescando nel vago delle frasi..... preferiamo attendere gli atti del Ministero innanzi al Parlamento, — e attendiamo.» — (_Il Nazionale_, 11 gennaio 1849.)

«Ecco il Discorso della Corona che nella sua circonvoluta e sospesa espressione, per poca nitidezza di esposizione ed evidenza di concetto, non riflette largamente i principii e le idee incarnate dall'attuale Ministero, professate dal suo Programma e dalla conseguente condotta. Quantunque l'importanza di tali manifestazioni politiche vada decadendo ogni dì più, e la coscienza del Popolo siasi educata a riguardare piuttosto ai fatti che ai Programmi ed alle parole; pure desso era aspettato con ansia interessata da tutte le parti, intente al movimento del paese, alla influenza che la potente iniziativa toscana esercita, e deve mantenere, sulla universa Italia.» — (_La Costituente Ital._, 11 gennaio 1849.)

«Ora adulando il Governo in cose, che nessuno lodò, anzi biasimò (come nel Discorso della Corona per l'apertura delle Camere)....» — (_Corriere Livornese_, 9 Marzo 1849.)

[125] Odasi un po' come il _Conciliatore_ cotesti miei sforzi annunciasse.

«Qualche dissidio si manifestò tra i Deputati sull'ordine del giorno, in quanto che ad alcuni piaceva di far mostra di _zelo esagerato_ in pro di una votazione di urgenza.» — (_Il Conciliatore_, 23 gennaio 1849).

Ma allora era così. Ai Deputati faceva mestieri di freno, non di sprone. Si chiarisce dunque per vero quello che disse il Deputato Socci, avere la Camera votato di gran cuore la Legge intorno alla Costituente? — La _Frusta Repubblicana_, sempre intenta a insinuare perfidamente la diffidenza fra il Popolo sul conto mio, rilevava coteste parole, e commentandole diceva: «Il Ministero rampognò...... nel modo stesso che _aveva rampognato coloro, che per ossequio al Popolo_ pretendevano nel giorno della presentazione della Legge per la Costituente, prima doversi decidere, che discutere, prima affermare, che riflettere.» — (Nº del 28 gennaio 1849). — Dalle quali parole però si conosce quanto consuoni al vero il _sospetto_ dell'Accusa, che io mi accordassi col Circolo per sollecitare la presentazione di cotesta Legge.

[126] Il _Conciliatore_, di cui uno dei Collaboratori sostenne alla Camera, che il mandato _dovesse dichiararsi con una Legge_, nel Nº del 23 gennaio 1849 così discorre in proposito: «Il Ministero in questo aveva ragione; giacchè, partendo dai suoi principii, il mandato doveva essere quale sarebbe uscito dal suffragio universale, non quale voleva farlo l'Assemblea. Non il Governo colle sue istruzioni, come sosteneva il _Ministro dell'Interno_, non l'Assemblea con una _Legge_, come pretendeva la Commissione, ma gli Elettori soli avean diritto di assegnare, se volevano, i limiti del mandato conferito ai loro eletti.»

Nei consigli del _Conciliatore_ è evidente essersi operata variazione. Io però persisto a dire, che il mandato doveva per necessità temperarsi e moderarsi, pei motivi discorsi, dalle istruzioni del Potere Esecutivo. Intanto giovi sempre più confermare quello, che allora era chiaro anche per confessione dei nostri oppositori: «_Però adesso del secondo stadio della Costituente non può parlarsi; lo hanno detto e ripetuto i Ministri_.» — (Discorso del Deputato Galeotti; vedi Tornata del 2 gennaio 1849.) — E veramente era così.

[127] La _Riforma_ di Lucca, in data 8 novembre 1848, dietro una sua corrispondenza così si esprime:

«Si parla, e par certo, che gravi dissidii si sieno elevati fra Montanelli e il cittadino Ministro dell'Interno. Anche Adami pare che ne abbia assai del Ministero.»

Il _Conciliatore_ del 22 gennaio 1819: — «Ieri correvano voci di dissoluzione del Ministero, ed alcuni ne davano per ragione le differenze insorte fra i Ministri in proposito della Costituente.»