Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi

Part 74

Chapter 743,514 wordsPublic domain

[67] Le carte, che mi furono perquisite allora, e poi rese stante il Decreto onorevolissimo del Principe, che troncò cotesta procedura, adesso perquisite da capo in questa nuova procedura, s'incontrano nel volume dei Documenti a pag. 47, n. 79, a pag. 49, n. 82, a pag. 50, n. 83, a pag. 67, n. 100. — Si trattava di provvedere le armi dal Municipio, e di trovare modo che le dimostrazioni cessassero, le unioni parrocchiali si organizzassero.

[68] Al Popolo, che ingannato era venuto ad arrestarmi, tali apparecchiava parole, come resulta dallo Scritto inedito pubblicato dall'Accusa a c. 65 dei Documenti:

«Io l'ho detto, tra me e te, Popolo, noi non dobbiamo odiarci, nè lo possiamo. Forse Aristide odiò la patria perchè bandito ingiustamente? In certa notte, con pericolo di vita ruppe il bando, e fu la precedente alla battaglia di Salamina, per avvisare Temistocle intorno alla ragione dei venti, e all'ordine della flotta persiana. Gli antichi esempii non saranno stati letti invano. I Veneziani supplicarono Carlo Zeno imprigionato iniquamente onde salvasse la Patria dal pericolo supremo da cui era minacciata: usciva, pugnava, vinceva, e poi altero e costante tornava al carcere.

«Tra me e te ogni trista memoria è ormai obliata, e con _tutti fra te_. Vi lasciai non liberi, vi trovo facultati a farvi liberi se volete. A questo patto chi non avrebbe voluto soffrire la prigionia? Stringiamo ora, che ne fa mestieri, più che mai i vincoli di famiglia. Giù _rancori_, giù _discordie_; se volete essere forti contro il comune nemico, io non so davvero come potrete riuscirvi con matte fazioni tra voi. E sopra tutto, nè _viva_ a tale, nè _morte_ a tale altro. Il secondo grido è crudele, e la nostra religione lo aborre; il primo è segno di servitù. Oggimai non hanno a contare gl'individui, ma i principii. Mi confortano, o Popolo, ad abbandonarti, e porre la mia stanza altrove. Non posso farlo; le cose si amano pei sacrificii che costano, e il mio paese mi costa assai: io qui ebbi nascimento, e qui desidero sepoltura accanto alle ossa di mio padre e dei miei amici, _che più felici di me mi precederono nella morte_: io continuerò, secondo ch'è dato al mio povero ingegno, a onorarti come posso e devo; ma tu, o Popolo, ricompensami con lo starti unito, col non fare _il mio nome bandiera di fazioni e di tumulti_. Io te ne scongiuro per la mia fama e più per la tua. Anche tu fosti accusato, e devi mostrare che lo fosti a torto, a nessuno secondo tra i Popoli italiani, e a qualcheduno primo. _Le petizioni offrono mezzi legali per manifestare i voti, e tôrre d'inganno il Governo_: — attienti a queste.»

«Vediamo se alle parole corrispondessero i fatti. Francesco _Costantino Marmocchi_, mentre io stava prigione a Portoferraio, si oppose alla stampa nell'_Alba_ di parole in mia difesa; io non solo dimenticai il malo ufficio, ma nelle elezioni di Dicomano lo purgai dalla calunnia, e lo feci eleggere Segretario al Ministero dello Interno. — _Giovanni Sorbi_, Tenente, o Capitano della Guardia Civica, che fu a prendermi nella notte dell'8 gennaio, promossi a Pretore di Santo Stefano, e credo che vi sia tuttora; e perchè tutto restringa in uno, così rispondeva al Governo di Livorno, che mi consultava se avessi acconsentito a far pace co' promotori dell'8 gennaio: «_Io ho dimenticato sempre tutto; e saranno prima stanchi di offendermi, che io di perdonarli_.» Dispaccio telegrafico del 9 aprile 1849.

[69] In questo tempo chiesi facoltà di stampare un Giornale, e mi fu negata; a questo accenna la lettera, di cui si legge minuta a pag. 66 dei Documenti, n. 98, indirizzata al sig. Cons. Pezzella. Per intendere a dovere cotesto Documento, si avverta che successe in quel torno una baruffa sanguinosa tra fornaj; e i _matti avversarii_ propagavano, nè più nè meno, che travestito da fornaio io avevo aizzato la gente a ferirsi, e _forse_ aveva ferito io stesso! — Inoltre, un pazzo furioso irrompendo fuori di casa incontra un soldato e lo uccide, altri ferisce, e i _matti avversarii_ raccontano sul serio, che io ho spinto il pazzo ad uccidere. Cose incredibili sono queste, e non pertanto vere! Mentre era Ministro, moltissime persone s'interposero per la grazia dei due fornaj feritori già condannati, uno dei quali ricordo che si chiamava Morgantini. — La grazia fu negata.

[70] Partendo scriveva questa lettera:

«Signor Silvio Giannini.

Persuaso che la mia presenza somministrerebbe alla città pretesto di collisione, per la quale essa avrebbe a pentirsene e vergognarsene poi, io, come ogni dabbene cittadino deve fare, cedo alla invidia, e mi allontano. Partendomi col corpo, io lascio i miei affetti entro un paese che mi costa tanti sagrifizii e tanti dolori; — e con sincero animo gli auguro tempi felici, menti più giuste, ed uomini che possano amarlo molto meglio di me.

La reverisco.

Affez. D. GUERRAZZI.»

[71] _Corriere Livornese_ del 28 agosto 1848.

[72] A pag. 46, n. 77, dei Documenti, occorre la minuta della mia lettera mandata ai Membri del Municipio, e ai componenti la Camera di Commercio, dove io dico loro: «Voi sapete, che quattro volte _chiamato dalle Commissioni, dal Municipio, e dalla Camera di Commercio, mi astenni dal venire a Livorno_, parendomi la città nostra contenesse copia di ottimi cittadini capaci di condurla traverso ogni più duro caso. Non potei resistere all'ultima, _perchè avrei dimostrato ostinazione somma, e poco affetto a chi mi ama_.» La riporteremo in seguito per intero.

[73] A pag. 151 e seg. dei Documenti dell'Accusa trovo la narrazione di questi successi esattissima; non si dichiara se scritta o no di mio carattere; comunque sia, io non posso che ratificarla pienamente.

[74] «La Camera di Commercio, di consenso col Popolo adunavasi, e di unanime accordo quattro negozianti partivano per Firenze onde dimandare s'inviassero a comporre le cose di Livorno il generale Don Neri Corsini e il deputato Guerrazzi. La Deputazione è partita. Il Governo pensi alle conseguenze, se ricusa questa ultima prova della longanimità del Popolo.» — (_Corriere Livornese_,4 settembre 1848.)

[75] Che fosse impresa da pensarci due volte, e poi non farne nulla, lo dichiara la seguente lettera, la quale io mi conduco a pubblicare con repugnanza, conciossiachè io dubiti forte porgere indizio di scarsa modestia, se non mi assicurasse la speranza, che le angustie in cui verso varranno a scusarmi presso i cortesi. Però nel riportarla mi corre l'obbligo avvertire, che lo scrivente mosso da patria carità, forse anche da voce più autorevole della mia, poco dopo lasciati consorte, e prole amatissime e amantissime, e i dolci riposi della villa e i cari studj, accorse anch'egli a travagliarsi a benefizio di quella terra, che ama, ed onora pur tanto.

«Amico carissimo,

«Comunque i doveri di famiglia resi più solenni da qualche mese di assenza al Campo, non mi abbiano concesso di condurmi a Livorno per assumere l'ufficio del quale mi onorasti, io te ne protesto la mia gratitudine, e ne vado lieto per l'unica ragione che la carica affidatami mi è prova della tua leale amicizia.

«In ogni circostanza io ti corrisponderò con pari affetto, e nel mio nulla se posso giovarti, adoprami; e (poichè anco i grandi uomini non sdegnano ascoltare talvolta il parere dei piccoli) non ti sia molesto se ti suggerisco d'essere cauto, perchè a mio avviso ardua è l'impresa, e gravissimo è il fardello a cui ti sobbarchi; vero è peraltro che ogni rovescio ha il suo diritto, e che se col tuo ingegno, e con la tua influenza perverrai a ricomporre cotesta sconvolta città, sarai ben largamente ricompensato col saluto non perituro di Padre della Patria.

«Addio, conservami la tua amicizia e credimi per sempre,

«Crespina, 11 settembre 1848.

«Tuo affez. amico «L. FABBRI.»

[76] «Ieri sera circa le ore 10 giungeva con la Deputazione livornese il Guerrazzi. La carrozza era seguita da una quantità di Popolo fino al Palazzo Comunitativo, ove il Guerrazzi trattenevasi a conferire con alcuni membri della Commissione fino a mezza notte. — Stamattina mentre il Guerrazzi si recava al Palazzo del Municipio una grande moltitudine si è affollata su i suoi passi applaudendo, nè si è disciolta, finchè egli non si è mostrato al terrazzo ove ha detto poche e severe parole: — non doversi applaudire gli uomini, ma gli onorevoli fatti; gli applausi alle persone non essere degni di Popolo libero, ma segno di schiavitù; essere egli venuto come cittadino a conferire con cittadini su i modi di ricomporre le cose nostre, e di ristabilire in Livorno _l'ordine e la quiete, che vi erano prima_; — stessero tranquilli, nè disturbassero con clamori coloro, che si occupavano pel pubblico bene, e di cose richiedenti tranquillità e maturità di consiglio. Un bravo unanime ha accolto i suoi detti, e il Popolo si è dissipato. —

«Indi a poco nello stesso palazzo, dietro convocazione di _un priore del Magistrato_, si sono adunati la Camera del Commercio, il Corpo dei Legali, la Ufficialità della truppa di linea, della Civica, parecchi delegati dei possidenti e dei Medici, alcuni membri del Clero, e tre popolani di ogni quartiere, onde avvisare ai mezzi idonei _per ricondurre la pace in Livorno e ristabilire l'autorità governativa_.» — (_Corriere Livornese_ del 5 settembre 1848.)

[77] «Cittadini! Commosso dai casi della Patria, io mi riduco fra voi. È un semplice cittadino, che ritorna in famiglia per provvedere in comune al pubblico bene. Tento indagare le cause dei fatti, ascolto i desiderii, le _apprensioni_, i voti vostri, e persuaso che ormai saranno _conformi a giustizia_, io mi sforzerò che vengano esauditi. Confido nella temperanza vostra, e _nella benevolenza che il Principe professa avervi portata sempre, e tuttavia portarvi_, e in Dio, che illumina il cuore degli uomini, onde, ogni discordia sopita, attendiamo con voleri uniti e forze concordi alla difesa della Patria comune ec. ec.

«Livorno, 5 settembre 1848.

«GUERRAZZI.»

[78] Convenzione del 4 settembre 1848 fra il cavaliere generale Torres, tenente colonnello Reghini, ed altri ufficiali.

La Convenzione è intitolata così: — «Convenzione tra il signor Costa Reghini tenente colonnello delle truppe attive toscane, attuale comandante della Fortezza di Porta Murata, e il cavaliere generale Torres comandante della forza armata popolare in Livorno.» Firmavano: «Torres cavaliere generale. Costa Reghini tenente colonnello. A. Alieti capitano. D. Ulacco capitano di artiglieria. F. Porciani, e L. Romei capitani.»

«Torres _frammischiandosi col Popolo la sera del 3 era stato acclamato da quelli che lo ascoltavano, come capo, e direttore della forza armata. Egli presentavasi alla Commissione e annunciandosi eletto dal Popolo si offriva a organizzare e a dirigere gli armati. La Commissione verbalmente gli confermava il mandato. — Ma ieri mattina essa si dimetteva in seguito di una scena cui diè luogo lo stesso signor Torres nella sala del Palazzo Comunitativo ove si recò seguito da una turba di Popolo ec. ec_.» — (_Corriere Livornese_ del 5 settembre 1848.)

Così questo Torres col quale gli ufficiali capitolavano, a cui le Fortezze si consegnavano, le commissioni cittadine cedevano, da me inerme era costretto a sgombrare la città..... e l'Accusa dignitosa e schietta par che dubiti avere io aizzato cotesti moti.

In certa pubblicazione intitolata: _Storia del Processo politico di F. D. Guerrazzi_, stampata in Firenze presso Mariani, si dice: che bandii di Toscana il signor Torres quando fui membro del Governo Provvisorio; è errore: lo feci accompagnare ai confini due volte mentre governavo Ministro di S. A. (Vedi Dispacci telegrafici del 23 dicembre 1848.) — Mi duole, che cotesta Storia fino dalla prima pagina appaia gremita di falsità; così io non capitanai le Deputazioni livornesi che venivano spesso a Firenze, ma venni una sola volta, il 6 settembre 1848. Prego i Compilatori a studiare migliore esattezza, chè la materia lo merita.

[79] La petizione presentata dall'Abate Zacchi e da Vincenzo Malenchini deputato, riguardava: 1º Opera efficace per la guerra. 2º Guardia Civica ricomposta. 3º Prezzo del sale diminuito. 4º Pensioni ridotte. 5º Migliorie alla Marina. 6º Tariffe giudiziarie diminuite. — Corriere Livornese, 30 agosto 1848. Si riporta eziandio nei Documenti dell'Accusa, a pag. 675.

[80] Nel Municipio di Livorno ha da trovarsi una Deliberazione, che giustifica come se qualche irregolarità avvenne e' fu a cagione della pressura popolare. Fabbri era Gonfaloniere, e però deve appartenere alla seconda metà del mese di settembre 1848. Ho mosso domanda per averla con le altre, che mi riguardano, per difendermi dalla improntissima Accusa; ma senza superiore permesso non mi si possono dare, e il superiore permesso peranche non viene; e poi dicono: difendetevi!

[81] «Stamane, 6 settembre, un altro Popolano ferito dalla esplosione delle polveri presso il Calambrone è stato portato a questo ospedale. Questa notte tre dei feriti portativi ieri sera sono morti. Sei altri rimasero morti alla Polveriera.» — (_Corriere Livornese del 6 settembre 1848_.)

[82] _Corriere Livornese_, 6 settembre 1848.

[83] _Corriere Livornese_, 6 settembre 1848.

[84] Duolmi non ricordare il suo nome; ma il colonnello Reghini potrà nominarlo.

[85] È debito di riconoscenza avvertire, che sopraggiunse in fretta mezzo spogliato Antonio Petracchi per acquietare cotesti arrabbiati. Non si creda poi ch'egli fosse uomo ligio a me: all'opposto, egli crebbe per favore dei partigiani del Ministro Ridolfi, _e fu di quelli che vennero ad arrestarmi nella notte dell'8 gennaio_. Io poi dico questo non per rancore che serbi contro di lui (Dio me ne guardi), ma perchè penso che gli possa giovare.

[86] _Corriere Livornese_, 20 settembre 1848.

[87] _Corriere Livornese_, 7 settembre 1848.

[88] _Deliberazione con la quale si sopprimono tutte le Commissioni per ordine del Ministero._

«Adunati servatis servandis

«Gl'Illustrissimi Signori _Gonfaloniere e Priori_, componenti il Magistrato della Comunità di Livorno in numero sufficiente di otto per trattare etc.

«Il Magistrato ha intesa in primo luogo l'intiera Lettura di un Rapporto in data di questo stesso giorno presentato dai Signori Avvocato Francesco Domenico Guerrazzi ed Antonio Petracchi Priori aggiunti a questo consesso. Quindi tornando a esaminare le singole proposizioni in esso contenute le ha ammesse nel modo e nell'ordine che appresso.

«_Proposizione prima_. — Le Commissioni instituite dalla Commissione Governativa Provvisoria di

«1. Finanza e Annona.

«2. Guerra.

«3. Lavori Pubblici.

«4. Sicurezza Pubblica.

«si ringraziano come quelle che hanno benemeritato della Patria, ed avendo pienamente soddisfatto al loro scopo si sciolgono. — Girato il Partito è tornato vinto ad unanimità di voti favorevoli.

«_Proposizione seconda_. — La Commissione di Pubblica Sicurezza come necessarissima per l'assenza da Livorno delle Autorità ordinarie si mantiene; e in quanto occorra si rielegge ex-integro sempre provvisoriamente dal Municipio. — Approvata con Partito di voti favorevoli ad unanimità.

«_Proposizione terza_. — La Commissione Governativa Provvisoria installata per urgenza rimane sciolta. — Approvata ad unanimità di voti favorevoli.

«_Proposizione quarta_. — Il Municipio elegge una Commissione esecutiva dal proprio seno e le commette di provvedere con tutti i mezzi contemplati con Dispaccio Ministeriale del 6 settembre corrente per consolidare e mantenere la quiete nel Paese, nello stato normale di ordine, e specialmente organizzare la Guardia Provvisoria, e la Guardia Municipale, non meno che disimpegnare gli affari occorrenti alla giornata sempre di concerto col Municipio; ben inteso che quando si tratti di pubbliche azioni sieno queste discusse e deliberate dal Municipio nel modo consueto per essere poi mandate ad esecuzione dalla Commissione eligenda dal seno del Municipio stesso. — Approvato con Partito unanime di voti favorevoli.

«_Proposizione quinta_. — Tutti i Dispacci che riceverà il Municipio saranno partecipati immediatamente alla Commissione esecutiva, onde provveda e risponda al Municipio, e da questo sia la risposta trasmessa nelle forme al Ministero, o a cui altro di ragione. — Approvata con Partito unanime di voti favorevoli.

«Disponendosi ora la Civica Magistratura ad eleggere i due Soggetti che dovranno comporre la Commissione esecutiva Provvisoria, il Signor Luigi Baganti f. f. di Gonfaloniere ha nominati i Signori Avvocato Francesco Domenico Guerrazzi e Antonio Petracchi, ambedue appartenenti alla Magistratura; e mandati separatamente a Partito questi due Nomi, è stato ritrovato che ciascuno di essi aveva riportati i voti favorevoli ad unanimità.

«Passando finalmente le SS. LL. Illustrissime alla elezione della Commissione Provvisoria di Sicurezza, il prelodato Signore Baganti ha proposto i seguenti Soggetti estranei al Corpo Magistrale:

«1. Malenchini Dottor Tito.

«2. Poli Dottor Adriano.

«3. Adami Dottor Giovan Salvadore.

«4. Lambardi Dottor Emilio.

«E detti quattro Soggetti mandati separatamente a Partito è stato ritrovato che ciascuno di essi aveva riportati voti favorevoli otto, contrarii nessuno.

«Per copia conforme etc.

«_Pel Gonfaloniere_ «L. BAGANTI f. f.

«_Il Cancelliere_ «J. CERAMELLI.»

[89] Quando questa Deliberazione fu disfatta non so; rammento solo, che fu fatta il 9 settembre 1848.

[90] _Deliberazione per determinare i limiti entro ai quali doveva restringersi l'autorità della Commissione esecutiva._

«Seduta del 12 settembre 1848.

«Adunati servatis servandis

«Gl'illustrissimi signori Gonfaloniere, e Priori componenti il Magistrato della Comunità di Livorno, in numero sufficiente di otto per trattare:

«La Commissione Municipale esecutiva onde bene conoscere la latitudine del suo mandato, ha fatto istanza che venga circoscritta la sfera delle sue attribuzioni.

«In conseguenza di ciò il Magistrato ha stabilito:

«1º Si confermano le attribuzioni conferitele nelle precedenti deliberazioni.

«2º Le si dà facoltà piena d'impiegare persone che reputerà più adatte consultando i Parrochi di ogni Cura, non meno che ad adoperare i mezzi più opportuni per eseguire la costituzione della Guardia Municipale, e la ricostituzione della Guardia Civica in conformità delle cose deliberate.

«3º Però tutte le pubblicazioni ed avvisi devono farsi a nome del Municipio in unione della Commissione esecutiva Municipale e delle persone aggiunte.

«4º In quanto alle spese occorrenti, la Commissione esecutiva Municipale, in unione al signor Francesco Bombardieri delegato a questo ufficio per quello che concerne la Guardia Civica, avrà ricorso alla cassa del Municipio, e per quello che spetta alla Guardia Municipale si dirigerà al Commissariato di Guerra e Marina.

«E quanto sopra approvato per voti favorevoli otto, contrarj nessuno.

«Per copia conforme ec.

«Visto. _Il Gonfaloniere_.

«_Il Cancelliere_ «J. CERAMELLI.»

[91] «L'Ordinanza sulla Guardia Civica Provvisoria, approvata in genere, se siamo bene informati, avrebbe incontrato la superiore disapprovazione in alcuni particolari, che a noi sembrano d'importanza minima. Si crederebbe lesa la prerogativa Reale, per la nomina degli ufficiali superiori, ec. ec.; ma questa Guardia Civica nuovamente organizzata per ricondurre la quiete e la pace nella città, non si chiama e non è provvisoria? Dovendosi essa in tutta fretta costituire pel pronto ristabilimento dell'ordine, come si poteva seguire scrupolosamente le tracce del Regolamento del settembre, — adempiendo le lunghe formalità delle nomine? — Ogni buon cittadino di Livorno sa che qualunque grado sia per ottenere dal voto de' suoi concittadini nella nuova Guardia Provvisoria sarà provvisorio. Egli sarà pronto a tornare semplice soldato della milizia cittadina, appena il Principe, valendosi delle prerogative che la legge gli accorda, nominerà gli ufficiali di cui gli spetta la scelta.

«Insomma quello che fu fatto provvisoriamente, e per urgenza, noi crediamo non possa in alcun modo redarguirsi, nè offendere minimamente le leggi e la regia autorità. E ripetiamo: i provvedimenti adottati dal Municipio e dalla Commissione hanno rassicurato gli animi, hanno ristabilito in Livorno la pace, e la fiducia reciproca.» — (_Corriere Livornese_ del 12 settembre 1848.)

[92] «I signori Torello Borgheri ed Eugenio Pignatel si recarono ieri a Firenze come Deputati della Camera del Commercio per chiedere, che sieno tolte _finalmente_ di mezzo queste cause del pubblico malcontento tanto dannose agl'interessi della nostra città.» — (_Corriere Livornese_ del 13 settembre 1848.)

[93] «La Camera di Commercio penetrata ogni dì più della causa della nostra città, — onde testimoniare pubblicamente in qual concetto ella tenga i provvedimenti adottati per l'ordinamento della cosa pubblica si è impegnata a sopperire alla metà della spesa richiesta al mantenimento della Guardia Municipale, ed ha già messo a disposizione del Municipio L. 7000 pel primo mese.» — (_Corriere Livornese_ del 12 settembre 1848.)

[94] Egli è proprio un miracolo se nelle frequenti _razzia_ (e lo dirò in arabo perchè le sono cose da Beduini) fatte sopra le mie carte se ne potè salvare qualcheduna, che porga lume in questa materia. Ecco tre documenti, che consacro ad Apollo liceo, come pei Pastori di Arcadia costumavasi quando salvavano l'agnello dalla bocca del Lupo.

1º _Lettera diretta ai signori del Municipio, dimostrativa gli ostacoli sconsigliati opposti dal Ministro dello Interno ai partiti di Polizia da me suggeriti e fatti adottare_.

«Illustrissimi Signori,

«Ci ha recato maraviglia non piccola la Ministeriale comunicataci dalle VS. Illustrissime intorno ai partiti che abbiamo dovuto prendere onde tutelare la pubblica sicurezza.

«Certamente la mole delle faccende fu colpa dell'oblio di S. E. il Ministro dello Interno.

«Noi e Voi, o Signori, nello arrestare persone sospette, pregiudicate, e in parte trasgressore dei precetti ricevuti, abbiamo proceduto non per vie eccezionali, ma in virtù della Legge del 26 novembre 1847, la quale, come si accenna nel Proemio, ha da durare fino alla pubblicazione del regolamento organico di Polizia.

«Le attribuzioni da noi adoperate si contemplano nello Art. 2 della allegata Legge.

«La pratica poi viene in conferma di quanto affermiamo, imperciocchè dai Protocolli della Delegazione di San Marco consideriamo una serie non interrotta di processi e di risoluzioni di simile natura con le quali — per misura di prevenzione reclamata dalle loro pregiudicate qualità — furono condannati parecchi individui a dimora coatta di 4, 6, 8 mesi, e allo esilio per 3, 4 e 6 mesi, con la comminazione trasgredendo di reclusione nella Casa di Forza di Piombino.

«Egregiamente commetteste la compilazione dei processi alle Cancellerie dei Delegati di Governo, così ordinando l'Art. 9 della rammentata Legge.

«Solo rimanevaci il dubbio se per l'Art. 1, la Commissione preposta a conoscere e deliberare intorno cotesti fatti avendosi a comporre del Governatore e degli Assessori legali, essendosi dispersa, in Voi risiedessero le facoltà alla medesima conferite: ma siccome ripensandovi sopra, le facoltà tutte governative troviamo essere a VS. partecipate, e considerando ancora che il provvedimento di cacciare via dalla città uomini perversi e rotti ad ogni maniera di delitti è legge suprema di sicurezza, così noi vi preghiamo avvertire S. E. il Ministro che voglia coadiuvarci con tutti i nervi nelle misure che saremo per prendere.

«Il ristabilimento dell'ordine è a questi patti, e andiamo sicuri che nella sua alta perspicacia il Ministero sarà per accettarli.