Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi

Part 73

Chapter 733,427 wordsPublic domain

A — A pag. 37. — Due Lettere di F.-D. Guerrazzi al Cav. Niccolò Puccini (27 ottobre, e 16 novem. 1848) 773-774 — A pag. 37. — Lettera di F.-D. Guerrazzi ad una Signora lucchese (3 gennaio 1849) 774 — A pag. 37. — Lettera del medesimo al Prefetto di Lucca (10 gennaio 1849) 774 B — A pag. 75. — Due Lettere del signor Gaetano Paganucci a F.-D. Guerrazzi (29 febb., e 19 marzo 1848) 774-776 C — A pag. 76. — Scritto inedito di F.-D. Guerrazzi, dalla prigione di Portoferraio (19 marzo 1848) 777 D — A pag. 113. — Lettera dell'Avv. Antonio Dell'Hoste al cancelliere Guidotti 786 E — Nota alla pagina 117 dell'_Apologia_ 787 F — A pag. 289. — Proclama pubblicato dal Prefetto e dal Municipio di Lucca l'8 febbraio 1849 787 G — A pag. 312. — Lettera dell'ex-Ministro di Francia Benoît Champy all'avv. Tommaso Corsi (10 settembre 1851) 788 H — A pag. 314. — Lettera di F.-D. Guerrazzi al Prefetto di Lucca (13 febbraio 1849) 789 I — A pag. 481. — Intorno al sistema penitenziario, e più specialmente intorno alla Legge del 4 marzo 1849, Dichiarazioni di F.D. Guerrazzi 790 K — A pag. 671. — Intorno alle Opinioni di alcuni Scrittori (Macfarlane, D'Arlincourt, Vecchi, Rusconi, Gualterio, Farini ec.), Discorso di F.-D. Guerrazzi 795 L — A pag. 756. — Lettera dell'Avv. Ranieri Lamporecchi a F.-D. Guerrazzi (24 luglio 1848) 819 M — A pag. 762. — Lettera di F.-D. Guerrazzi ai Signori Gino Capponi ed altri componenti la _Commissione Governativa_ (25 aprile 1849) 819

Errata Corrige.

Pag. verso

6 11 qua e quale 9 34 violenza licenza 12 5 ma invitati ancora ma, invitati, ancora 14 11 promossero promosse 16 1 fangosa, se, fangosa; se 16 2 non leggete, se non leggete; se 16 26 27 gennaio 29 gennaio 21 15 a circolare a far circolare 28 4 occupazione, occupazione 85 36 adunate adunati 85 38 Medici; Medici, 190 18 marzo 1848 marzo 1849 190 31 aprile 1848 aprile 1849 243 18 Alardi Araldi 265 28 animò animo 309 5 8 febbraio 5 febbraio 359 32 Pietrsanta Pietrasanta 365 30 fecondoli facendoli 392 5 tobridi torbidi 535 38 ignari ignavi 566 33 non sono uso devo dichiararvi che per parte mia non sono uso 629 12 15 andante 6 andante 649 39 gennaio 1849, gennaio 1851

NOTE:

[1] Decreto del Tribunale di Prima Istanza di Firenze, Turno Correzionale, Camera di Consiglio del 1o settembre 1851.

[2] Plutarco, _Vita di Focione_, volgarizzamento di G. Pompei.

[3] _De la Justice politique_, p. 49 e seg. Bruxelles 1830.

[4] _Storia d'Inghilterra_, cap. 67, tom. 8, p. 261. Capolago 1827.

[5] Feci istanza onde fosse concesso al mio difensore di esaminare i documenti della mia Amministrazione; la Corte Regia rigettò la istanza.

[6] _Gazzetta di Firenze_ del 18 ottobre 1848.

[7] A chi usa specolare sopra gli avvolgimenti politici gioverà mettere in confronto la dottrina del Lamartine con quella del Metternich intorno ai governi costituzionali; quella del primo consiste nel sostenerli transito alla Repubblica; il secondo opina, che sieno aberrazione di Popoli, che poi si quieta nel ritorno al principio dell'autorità; per la quale cosa di ambedue coteste sentenze prevalendosi i partigiani del dispotismo dicono: nel concetto del Lamartine le Costituzioni pericolose, in quello del Metternich inutili. Ma il dispotismo ormai non può reggere se non a patto di oscurare lo intelletto, e al punto stesso ingrassare il corpo. I soli comodi della vita promossi, e sia pur quanto vuoi, non basterebbero allo uopo, perchè non _solo pane vivit homo_, e uccidere dall'altra parte la vita dell'anima è impresa quanto disperata altrettanto iniqua. Però ho messo questo per via di esempio, chè per me credo il dispotismo incapace di comprimere la intelligenza, e ampliare le sostanze dei Popoli anche disgiuntamente. Io vorrei (ma non lo spero) che le mie parole ottenessero fede: chiunque taglia il pedale delle Costituzioni si aspetti a vedere crescervi sopra il pollone della Repubblica..... e questo è sicuro.

[8] Vedi _Indirizzo della Emigrazione lombarda_ dell'8 febbraio 1849. _Monitore_, 12 febbraio 1849. — «Nella stessa adunanza (13) fu pure discusso e approvato il progetto di regolamento per la nuova istruzione militare, di cui tenemmo parola qualche giorno fa. Omai questa istituzione non è più solo un desiderio, ma sarà tra breve un fatto. Le sottoscrizioni raccolte bastano già a dare guarentigie della sua attuazione.» _Costituente Italiana_, 14 gennaio 1849.

«AVVISO PER L'EMIGRAZIONE.

«In relazione alle deliberazioni prese oggi dall'Emigrazione, il Comitato dirigente per l'associazione militare invita tutti gli emigrati qui dimoranti all'adunanza, che si terrà nel locale del Circolo Popolare giovedì giorno 8 del corrente mese di febbraio ad un'ora pomeridiana per eleggere il Comitato Elettorale dell'Emigrazione, incaricato delle operazioni relative alla nomina dei Deputati dell'Emigrazione stessa alla Costituente Italiana.

«Firenze, il giorno 6 febbraio 1849.»

(_Costituente Ital._, 7 febbraio 1849.)

[9] Vedi Istanza del 17 febbraio 1849. _Monitore_, 24 febbraio 1849.

[10] Vedi _Gazzetta di Firenze_, 31 agosto 1848.

[11] _Gazzetta di Firenze_, Supplemento, 31 luglio 1848.

[12] _Samuele_, I, e. X, v. 12.

[13] _Gazzetta di Firenze_, 24 agosto 1848.

[14] _Gazzetta di Firenze_, del medesimo giorno.

[15] _Gazzetta di Firenze_, del medesimo giorno.

[16] Discorso del Presidente dei Ministri, _Gazzetta di Firenze_, 29 agosto 1848.

[17] Proclama del Prefetto di Firenze del 7 ottobre 1848.

[18] Ordine del Giorno del Ministro dello Interno del 7 ottob. 1848.

[19] I Deputati nel 23 settembre 1848 vuotarono tutti la sala, ma nell'8 febbraio 1849 ve ne rimasero molti anche del centro.

[20] _Gazzetta di Firenze_, 30 agosto 1848.

[21] _Gazzetta di Firenze_, 6 agosto 1848.

[22] _Gazzetta di Firenze_, 19 agosto 1848.

[23] _Monitore_ del 16 decembre 1848.

[24] _Monitore_, 8 gennaio 1849.

[25] Seduta del Senato del 23 gennaio 1849. _Il Conciliatore_, giornale di Opposizione, così scriveva nel Nº del 6 gennaio 1849: «Intendiamo che in tempi di perturbazioni non a tutto può bastare il Governo; intendiamo che non sempre possa farlo tra noi, dove la organizzazione regolare della macchina governativa manca tuttora; intendiamo, che certi momentanei disordini sieno inseparabili dai beneficii che arrecano le libere instituzioni.» E meglio nel Nº del 13 gennaio: «In verità, quando ci guardiamo attorno, e domandiamo a noi stessi ov'è la forza, che in tanta dissoluzione possa essere nucleo di nuovi ordinamenti civili, mal sappiamo rispondere: _tutto che di antico è distrutto, combattuto e deriso il nuovo_.»

[26] Chiamai fra gli altri, e invano, lo ispettore Checchi, il quale protessi dalle ire popolari quando l'antica Polizia fu distrutta, non ostante ch'egli per ragione di ufficio avesse dovuto recarmi molestia. Anzi gli scrissi lettera con la quale lo confortavo, se non erro, a ritornare al suo posto in Livorno.

[27] Nel 4 febbraio 1849 soltanto fu composta la seconda compagnia della Guardia Municipale; nel passarla in rivista, e nel distribuire le medaglie (però che la formassero tutta combattenti reduci di Lombardia), fra le altre cose io diceva: «Solenne è questo giorno per la Patria, e per voi. Solenne, perchè la custodia della pubblica sicurezza in tempi difficilissimi viene alla vostra fede affidata. La insegna, che la Fortuna mi concede appendere sopra il vostro petto, albergo di cuore lealissimo, mi è certo segno che come sapeste con animo pronto e fermo volere difendere l'onore italiano contro i nemici esterni, così saprete con animo e voglie pari difendere contro gl'interni nemici l'ordine pubblico. — Voi siete nuovi in questo arringo; eppure da voi si domandano ad un tratto prove che appena si chiederebbero a persone per lunga pratica esercitate; e voi le darete, perchè grande è la fede vostra, grande la volontà egregia, e il bisogno della Patria grandissimo. Infinita è la fiducia che in voi ripongono i vostri concittadini: sappiatevela meritare.» _Monitore_ del 5 febb. 1849.

[28] Vedi Discorso di Mariano D'Ayala nella stessa Seduta.

[29] Vedi Atti governativi negati.

[30] Un proposto di Laterina era di questi: fu trovato tenersi con molto scandalo in casa due donne, nè a verun patto anche dopo i monitorii del Superiore ecclesiastico volle licenziarle. Un frate di Viareggio ec. ec. Ma basti così. Vedi Atti Governarvi negati.

[31] Atti Governativi negati.

[32] _Monitore_ del 24 novembre 1848.

[33] _Monitore_ citato.

[34] «Uomini, che si vantano, e per avventura saranno almeno in parte, sviscerati della Indipendenza italiana, senza posa si affacciano alle nostre frontiere così terrestri come marittime, dichiarando volere accorrere ora in Lombardia, ora in Isvizzera, ora finalmente a Venezia per versare quanto hanno sangue in benefizio della Patria comune. Bellissimi proponimenti invero, che troppo spesso lasciano desiderare sieno susseguiti da non meno belle imprese, e cotesto continuo andare e tornare non è quello della spola del tessitore, però che invece di aggiungere filo alla trama dello Stato, lo consumino irreparabilmente.» _Monitore_ del 29 novembre 1848.

[35] _Monitore_ del 28 dicembre 1848.

[36] Requisitoria del Regio Procuratore generale, p. 7, § 23.

[37] Nel 3 novembre a ore 12, minuti 45, ricevo l'annunzio dei tumulti portoferraiesi; nel 3 novembre a ore 3, minuti 30, rispondo: «Affliggono le nuove di Portoferraio. Si prendono provvedimenti per ricomporre cotesta città. Il _Giglio_ è a Livorno? Risposta subito.» — A ore otto dello stesso giorno mi annunziano: «restituite le fortezze, le chiavi delle porte e delle polveriere; reintegrate le Autorità.» Ma il Sig. Manganaro è a Livorno il 4 novembre, e nonostante le nuove riassicuranti, _Manganaro insiste per andare a Portoferraio_. — Vedi Dispacci telegrafici del Governo del 3 al 4 novembre 1848.

[38] Vedi Dispacci governativi negati.

[39] Intanto, ecco come scriveva il Pigli a sua discolpa: «Circa le 23 ha avuto luogo una dimostrazione con tamburi e bandiere per _festeggiare_ la morte del Ministro Rossi. Da prima erano centinaia di popolani, e sono andati al Console Romano: da ultimo più migliaia, e sono venuti da me. _Ho fatto il sordo ai ripetuti evviva_. Il Capitano Roberti è salito; _mi ha quasi obbligato mostrarmi al Popolo_. Ho detto: il Ministro Rossi non era amato dalla Italia solamente pei suoi principii politici. Dio nei suoi arcani consigli ha voluto ch'egli cadesse per mano di un figlio dell'antica Repubblica romana. Dio custodisca l'anima sua e la libertà di questa povera Italia. — _La dimostrazione si è sciolta subito. Si richiami il Roberti: egli l'ha pubblicamente approvata_.» — Dispaccio telegrafico del 17 novembre 1848. — Dunque è manifesto, che Pigli costretto disse coteste parole; e che la dimostrazione gl'increscesse lo palesa il suggerimento di richiamare il Roberti, che l'approvò. — Io la ripresi acerbamente; la mancanza degli Archivii m'impedisce somministrare i documenti relativi; però dai Dispacci telegrafici resulta quanto le arringhe del Pigli mi turbassero. «Pigli, le tue parole dette al Teatro hanno sconcertato tutti; amico mio, tu sei buono, e rovini noi e il Paese.» Dispaccio telegrafico del 13 novembre 1848. — E più tardi, esortandolo a fare più parca copia di sua favella al Popolo, lo confortava a imitare la Rosa, la quale (io gli diceva)

Quanto si mostra men tanto è più bella.

[40] Il Governo in cotesta occasione pubblicava il seguente Proclama. «Cittadini! Il Governo vuole che il Popolo domandi con modi civili, non violenti. — _Gl'individui convinti di avere operate le violenze del giorno di ieri, saranno sottoposti all'azione ordinaria della Giustizia_. A reprimere le violenze dei pochi deve bastare l'applicazione della Legge. Tornando vana la loro azione pel rinnuovarsi dei deplorabili eccessi, il Ministero, anzichè provocare un conflitto incompatibile con la fiducia di cui ebbe sì larghe prove, darà la sua dimissione.»

[41] A Leigh Hunt portarono via il naso!

[42] Discorso su la Finanza Toscana, comparso nello _Statuto_.

[43] Dispacci telegrafici del 22 novembre 1848, ore 5 minuti 35: «Qua sono state rotte le urne delle elezioni. Il tumulto è venuto su la Piazza di Palazzo Vecchio. Una _deputazione è salita_ chiedendo sospensione delle elezioni in Firenze, e che sieno posti in _istato di accusa i due passati Ministeri_. Questa deputazione ha ricevuto Mazzoni, e le ha risposto _con destrezza_. Il Prefetto di Firenze aveva pubblicato un manifesto opportunissimo stamani mattina.» — Detto giorno, ore 5, minuti 45. «Dopo il fatto della violenza ai collegi elettorali, i Ministri Montanelli, Mazzoni e Franchini qui presenti, col Prefetto di Firenze fanno premura al Ministro Guerrazzi perchè torni immediatamente a Firenze per concertarsi _intorno ai provvedimenti di estrema importanza_.» Risposta, detto giorno, ore 6, minuti 20. «Domani sarò presto a Firenze.» — Detto giorno, ore 8, minuti 20. «Domani vieni più presto che puoi, e appena arrivato avvisami, e ci troveremo insieme per determinare che cosa si debba fare. Stasera hanno avuto luogo nuove dimostrazioni.» — Risposta, detto giorno, ore 9, minuti 50. «Domani sarò a Firenze a ore dieci.» — Novembre 23, ore 1 antem. «Stasera hanno rotto le finestre a casa Ridolfi, Ricasoli, Salvagnoli, e Capei. Questi eccessi sono commessi da quegli stessi che hanno rotto le urne elettorali: sono _pochi_ ec.»

Il 23 novembre, passando da Pisa non potei fermarmi, perchè, come si vede, ero atteso a Firenze. — Qui giunto, maravigliai non avessero preso i provvedimenti opportuni: furono tosto presi da me, e facili, ed efficaci, i quali consisterono, come ho detto, nel vigilare _io stesso di persona_ col maggiore della Guardia Civica Fiorentina le elezioni onde succedessero a dovere. In tutti i luoghi dove fecero violenza, mercè le cure del Governo l'elezioni tanto si operarono libere, che vennero eletti quei dessi, che pur volevansi esclusi. — Così a Pisa sortirono deputati i signori Castinelli e Severi; a Signa il signor Vasse, e credo rammentarmi, non senza raccomandazione del Ministro Adami; a Firenze i signori Tabarrini e Marzucchi.

[44] I miei Segretarii presenti al fatto ne deporranno.

[45] _Monitore_, 8 gennaio 1849.

[46] Si referiscono a questo fatto le risposte alle interpellazioni di cui a pag. 33. Dubitando, che il vergognoso oltraggio fosse istigato da qualche agitatore, e venendomi referito, che il Niccolini si aggirava fra la moltitudine, lo mandai a chiamare, e alla presenza _di parecchi testimoni lo rimproverai acerbamente_, e minacciai; egli scusavasi affermando essere accorso invero non già per eccitare _ma per sedare_.

[47] Ma e perchè dovrei tacerlo? — Il Sig. Fabbri, Gonfaloniere di Livorno, nel 6 aprile 1849 mi scriveva, tutto infiammato di patria carità per la difesa contro lo straniero, che riconciliandomi io con G. Paolo Bartolomei, egli si riprometteva persuaderlo a condursi alla frontiera. Gli mandavo per via telegrafica questa risposta: «Al Gonfaloniere di Livorno. Sarei un infame se per private dispiacenze ricusassi anche un bacio per la difesa della patria. Favorisci, ed eccita G. P. Bartolomei: per ridonargli la mia amicizia anzi cotesta è la unica via. Componga il battaglione subito. Appena fatto, lo manderò in Garfagnana, o all'Abetone.» G. P. Bartolomei sovvenendo alla dura necessità della mia condizione, ha protetto il mio nipote in Piemonte; e venuto in Toscana, lo accolse in casa sua, guardandolo con amore e diligenza paterna..... L'emulazioni allora soltanto nuocciono quando sono codarde.

[48] Thiers, _Histoire de la Révolution_, Bruxelles, 1838, tom. I, cap. 3, pag. 34.

[49] È noto che il principe di Talleyrand, acuto conoscitore del cuore umano, e delle sue infermità, quando alcuna cosa commetteva a qualche subalterno gli diceva: «_e sopra tutto vi raccomando di non ci metter troppo zelo_!»

[50] _Monitore_, 14 novembre 1848.

[51] Dispacci al Prefetto di Pisa, negati.

[52] _Monitore_ del 20 decembre 1848.

[53] Dispacci governativi negati.

[54] Detti Dispacci negati.

[55] Ordini al Prefetto Guidi Rontani negati.

[56] «Fu notata la improvvisa partenza del Ministro dell'Interno nel mezzo dell'Adunanza. Pare che egli si fosse dovuto recare a prendere le disposizioni opportune, onde ripristinare la calma della città momentaneamente disturbata per improntitudini commesse ai danni di un Cambia-monete.» — (_Conciliatore_ del 28 gennaio 1849.)

[57] _Conciliatore_ del 28, 29 gennaio, e 8 febbraio 1849.

[58] E questo deperimento mio ricordo, che il _generoso_ giornale dell'Accusa, la _Vespa_, descriveva con dileggio per far ridere la gente sopra un uomo, che si logorava l'anima e la salute nel vigilare alla pubblica sicurezza.

[59] Atto di Accusa, § 83.

[60] Memorie, pag. 47.

[61] Il marchese Venturi è morto, ma vivono per attestare i fatti narrati i signori Vivoli e Pistolesi, uomini di anni maturi, e devoti al Governo di S. A.; di molti altri mi taccio.

[62] Vivono Domenico Orsini, Massaio del Monte a Livorno, e Consigliere municipale, ed altri parecchi testimoni del fatto.

[63] In certi libri, scrittori, in questa parte pessimamente informati, non dubitano affermare, che in Livorno fossero avanzi di sètte, e settarii fra il popolo minuto. Quando potrà scriversi storia per utile universale, e _senza ingiuria dei singoli_, dimostrerò a prova, come non in Livorno, ma altrove occorressero sètte, di piccola importanza, e, per la indole dei componenti loro, accademie piuttosto che altro.

[64]

La mala signoria, che sempre accora Li popoli soggetti. DANTE.

[65] «Lo spirito militare non può formarsi così facilmente, nè così facilmente possono mutarsi le condizioni del Paese. — Non è poi cosa tanto utile, come da alcuno si crede, formare questo spirito militare fra noi. La educazione militare non può formarsi, se non faccia scendere la Toscana da quel grado di civiltà nel quale si trova; e se lo spirito militare ha da formarsi a questo prezzo, io non farò mai voto a conseguir questo intento. — La Toscana ove la mezzeria è generale, la proprietà così divisa, le fortune così repartite, come non lo fu finora, non diverrà giammai militare.» (Discorso del già Ministro Ridolfi nella Tornata del Consiglio Generale del 19 agosto 1848.) Stupefacenti parole su i labbri del Deputato, che reggendo Ministro bandì la guerra della Indipendenza, e ora sollevò gli animi (come si disse) fino alla speranza di potere vincere il nemico a furia di sassi e co' bastoni, ora promise accorrere co' suoi figliuoli alla guerra se ne occorresse il bisogno; ora finalmente licenziò la gioventù, che traeva dalle patrie dimore desiderosa di partecipare alla contesa per la Indipendenza italiana. Quali conseguenze ne ricavasse la gente attonita, è facile indovinare. Il _Nazionale_ del 10 gennaio 1849, con molto senno e pari verità discorrendo gli avvenimenti successi dal settembre 1847 in poi, adduce le ragioni dei varii Ministeri, e le cause della loro caduta. Importa consultare cotesto organo, che si mantenne mai sempre independente:

«La Toscana _da più di un anno_ abbandonata a sè stessa, può dirsi che si governava a senno dei cittadini. _I Governi che si sono succeduti dal settembre del 1847 in poi_ non hanno mai saputo prendere quella forte iniziativa che spetta a chi regge lo Stato, e che è un dovere assoluto in chi prende a governare un Paese appena sciolto dalle fasce dell'assolutismo, e desideroso di lanciarsi nelle nuove vie di una libertà lungamente sospirata. — Dov'era mestieri con mano sapientemente audace riformare, resecando il vecchio, piantando il nuovo, fortificando le libertà pur ora inaugurate coll'istruzione che le facesse più universalmente conoscere e amare..... si fece anzi un brutto innesto di vecchio e di nuovo; la tutela delle istituzioni liberali si lasciò o si diede a mani inette, o da poco tempo acquistate alla nuova causa, non mosse da convinzioni antiche, ma dalle vicende della fortuna; si procedé _timidamente, lentamente, fiaccamente_. — Accadde che nel reo impasto il nuovo isterilì e si corruppe della sterilità e della corruzione del vecchio; le libere istituzioni come pianta aduggiata languirono; lo Stato, siccome corpo percosso da paralisi, rimanendo sana e vigorosa la mente, non ubbidiva all'impulso delle volontà che lo guidavano, e strascicava; le idee lo precorrevano, i fatti lo premevano; quando avanzava non camminava, ma era spinto dall'urto prepotente delle idee e degli avvenimenti che ne vincevano l'inerzia. — Oscillando, trabalzando per una via, che si poteva correre nella maestà del trionfo, arrivarono alla Costituzione arrivarono alla guerra..... Grandeggiavano intanto i fatti d'Italia. La Lombardia sollevata ci chiamava oltre Po, dove i Liguri e i Piemontesi già combattevano con lieti auspicii. _Noi nè uomini, nè armi, nè danari avevamo parati alla grande e non inaspettata impresa... Ma la fatale imprevidenza parve rea negligenza, e inasprì gli animi delusi e accorati dall'esito infelice della guerra sacra_. Innanzi al Parlamento pur or convocato il Governo si appresentava nudo affatto di provvedimenti, della causa italiana pendente ancora, delle sorti della guerra come dimentico. Il Governo di allora cadde innanzi allo sdegno e al dispregio del Paese.... In mezzo a queste circostanze nacque il Ministero Capponi. — _Delle infelici prove di quel Ministero.... non faremo altre parole_....; solo diciamo come nella Toscana agitata, inquieta, tumultuante, paresse necessità venire al Ministero Montanelli..... — Il nuovo Ministero ebbe nome di Ministero democratico: prendeva il potere in nome del Popolo: _stretto da violenti antipatie da un lato, travagliato forse da troppo intemperanti e cupide simpatie dall'altro, cominciò a porgere parole di riconciliazione, e pose mano vigorosamente al governo_. Noi crediamo che gli amici gli facessero mal servigio; poichè, come dice il Machiavelli, non è cosa desiderabile prendere un magistrato o un principato con estraordinaria opinione ec.....» — (_Nazionale_ del 10 gennaio 1849.)

E qui giovi notare una volta per sempre, che il _Nazionale_ non fu Giornale sovvenuto, nè amico del Governo mio, anzi più spesso oppositore acerbo così, che nel 24 febbraio 1849 ne fu ordinato l'arresto con dispaccio telegrafico del presidente Mazzoni.

[66] A carte 40 dei Documenti, n. 66, vi è la minuta della lettera scritta all'Avv. Giera, che si dimetteva dalla Commissione. In essa si trova la verità del mio racconto. Il Governo _pregò_ la Commissione a non dimettersi. Il sig. Giera, interpellato prima confidenzialmente il Governo, sospese la sua dimissione, e dichiarò agli Ufficiali della Guardia Civica essere _esattissimo_ tutto quello che io affermava in proposito. Vedi esposizione inedita delle cose di Livorno del gennaio 1848 pubblicata fra i Documenti dell'Accusa, a pag. 60.