Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi
Part 18
«Ma io adorando la sapienza e la onnipotenza di Dio, e senza arrogarmi di giudicarla, o di bilanciare il meglio ed il peggio di quanto poteva fare o non fare, nè interpretare i suoi fini, _mi rassegno ai fatti, benchè discordino dai miei desiderii_, e m'ingegno di osservare le prove perpetue, che le cose e gli uomini, come stanno, mi somministrano; e _con l'unico lume della esperienza, dirigo fra tante tenebre le mie opinioni a quel poco che io posso in utilità della Patria_.»[164]
E che io poi non meriti anatema, per essermi mostrato difensore e custode del Principato Costituzionale, avverso a scapigliata, debole, e non possibile Repubblica, mi giovi per ultimo citare un'altra volta Ugo Foscolo, che la Italia nostra con le armi difese, con gli scritti onorò, e che morì esule mandando l'ultimo sospiro, lo estremo suo desiderio a lei, e per lei.
«Alcuni _esaltando principii di perfezione politica ardono le menti_; ma gli animi sono corrotti; quindi ogni tentativo verso lo impossibile, prorompe a corruzione maggiore: testimonio la _Rivoluzione di Francia_. Non tutti i Popoli, nè tutti i tempi possono tutto: l'esempio degli Stati Uniti di America, popolo nuovo, suscitò il desiderio di libertà nei Francesi, che avevano inveterata depravazione; _lo esempio della Inghilterra, che tanti anni addietro aveva per più di un secolo patito le stesse carnificine_, dovea limitare i loro desiderii ad ottenere un Monarca, ed una Costituzione....»[165]
E tanto basti per ora.
XIV.
Concetto dei Repubblicani.
L'Accusa lo sa, — quando allega la petizione del Circolo fiorentino del 21 gennaio 1849, che domanda i Deputati Toscani sieno presenti a Roma il 5 febbraio per la Costituente italiana: lo sa, — quando riporta la lettera, che afferma emanata dal Presidente del Circolo fiorentino: lo sa, — quando allega il Decreto deliberato nell'8 febbraio sotto le Logge dell'Orgagna, che proclamava la decadenza del Principe: lo sa, — quando narra che il Niccolini in nome del Popolo gridava nella sala del Consiglio Generale _decaduto il Granduca dal trono, e sciolte le Camere_: lo sa, — quando accenna alla stampa quotidiana, di cui insistente, perpetuo, fu grido fino dal 9 febbraio 1849:
(_Alba_ dal Nº 453 al Nº 456, e dal 463 al 470; — 15 febbraio — 4 marzo 1849.)
«Unione con Roma! Unione con Roma!
«Domani forse sarebbe troppo tardi. Una nota diplomatica potrebbe barricarci il cammino, distruggere con un tratto di penna i nostri voti, i voti di Roma, e le comuni speranze.
«Unione con Roma! Unione con Roma!
«Domani forse lo annunzio della invasione nemica potrebbe chiamarci tutti alla frontiera, potrebbe impedirci di convocare la nostra Costituente, e così obbligarci a rimettere la Unione ad epoca indefinita.
«Un Governo solo di Roma e Toscana; uno scopo solo a quel Governo: la guerra; — una patria sola ai governanti e ai governati: l'Italia.»
Dal Nº 473 al Nº 500 (7 marzo — 3 aprile 1849) diventò più acre.
«Fino a tanto che la Toscana non sia unita in uno Stato solo con Roma; fino a tanto, che il Popolo non sappia su quale principio si fonda il Governo voluto da lui, ed a quel Popolo non si dieno armi, non s'ispiri fiducia; fino a che si lasci sbollire lo entusiasmo, nascondersi infruttuoso il danaro, e gli elementi di esso; insomma fino a tanto che si edifichi sul passato, senza prevedere l'avvenire, — la rivoluzione di Toscana sarà un'amara ironia.»
E ciò in quanto a concetto; in quanto a persone, il Partito piuttosto demagogico che repubblicano, nel timore di non avermi favorevole, nè di potermi dominare con la forza, già da gran tempo s'industriava a scalzarmi sotto, me affermando incapace a rappresentare il vero governo democratico, e a tenermi come un mezzo, come un gradino, e niente più.[166] Qui si accennava chiaramente ad una rivoluzione, e si predicava volerla fare in onta mia. Perchè non proteggevano i Magistrati, non dirò me o il Ministero, ma lo Stato? E sì che in simili faccende «_il Governo ricava forza dalla Magistratura, non gliene partecipa!_» Nè il Ministro poteva assumere, senza ingiuria della giustizia, le parti di offeso, di accusatore e di giudice.
E il Giornale _La Costituente_ non era qui in Firenze fondato a posta perchè la Toscana con Roma in reggimento repubblicano si congiungesse? E gli alberi della libertà piantati per tutta Toscana, invito il Governo, che cosa volevano dire? E le petizioni dei Circoli, e le deliberazioni dei Municipii, dal febbraio fino allo aprile, che cosa domandavano esse? Non furono compilati perfino processi pei petizionarii della proclamazione della Repubblica, e della Unione immediata con Roma? — A questo modo predicavano cittadini, e stranieri, e Municipii, e Circoli, su per le piazze, e pei convegni. Chi meno era repubblicano più si fingeva; e il nastro rosso crebbe di prezzo due cotanti il braccio pel gran consumo che ne facevano: chi poi fossero quelli che più lo adoperavano, io non lo voglio dire.[167] Dov'erano allora gli sviscerati pel Principe, e pel Principato? — Quali voci d'improbazione si udirono? — Una sola! — e questa voce fu la mia.[168]
XV.
Motivo dei Repubblicani nel nominarmi membro del Governo Provvisorio.
È chiarito pertanto per prove manifeste, come io esperto del voto della massima parte dei Toscani, e reverente a quello, mi fossi dichiarato contrario alla Repubblica. Questo sapevano da tempo remoto i nemici del Principato; e non potevano ignorare neppure come questo mio concetto scendesse da esame diligente di fatti, non da mutata voglia, compiacendo a cupidità di potere o a comodo privato. La voce pubblica, come già avvertiva, diceva con particolare benevolenza proseguirmi il Principe, nè mancavano persone intime in Corte, che siffatta voce confermassero. Non vedevano i partigiani cosa che potesse farmi vago di mutamenti; all'opposto ne vedevano moltissime che me dovevano rendere affezionato al Governo Costituzionale. Considerando tutto questo, pensarono, che, lasciatomi andare libero, prima di tutto non piccolo discredito avrebbero toccato i loro disegni; e poi temerono che i Costituzionali facilmente si sarebbero riuniti intorno a me come a centro, ed io, rilevando lo smarrito coraggio di questi, disciplinassi la Opposizione, e quanto macchinavano rendessi impossibile, o almeno pieno di ostacoli. Io non voglio dire che si apponessero al vero nello attribuirmi tanto credito nel Paese; imperciocchè le passioni riscaldino i cerebri, e, secondo il consueto, vedano gli oggetti troppo più grossi di quello che veramente essi sieno; nonostante non andavano errati del tutto: ed invero, il sentimento universale, impressionato da serie continua di dichiarazioni, me reputò sempre amico del Governo Costituzionale. Malgrado le perfide arti di lunga mano apparecchiate per farmi venire in odio alla gente,[169] e malgrado gli atti estorti da prepotenza ineluttabile di uomini e di casi, vedremo i _buoni Cittadini_ riporre in me fino negli ultimi tempi piena fiducia, che reprimendo ogni eccesso, preservando da eventi luttuosi il Paese, senza sangue, senza vergogna, senza scosse violente l'antico ordinamento restaurassi.[170] Il Partito repubblicano, diretto non mica da gente grossa, ma sì invece acuta e arrisichevole, non consentì mai, che le uscissi di mano, disegnò ridurmi in sua potestà per adoprarmi a modo suo, separarmi da tutti, circondarmi, sorvegliarmi, spingermi a suo senno, coartarmi... Dove io fuorviassi... guai a me!
Io non mi sento abbastanza _Visconte_ per usurparmi il privilegio di assassinare senza coscienza come senza pudore la fama altrui. Guardimi il cielo da pensare, che i Capi di parte repubblicana macchinassero disegni di sangue. No. Ma ogni fazione ha la sua morchia, e da questo fondaccio si è visto sorgere sempre qualche uomo perverso; e le minacce suonavano feroci; e le parole ardenti accendono gli spiriti a cose immani, e le passioni politiche pervertono ogni sentimento morale. Il fato di Pellegrino Rossi stava lì a spaventare i più arditi.
Il partito preso dai Repubblicani a mio riguardo apparisce dal volermi Capo o Membro del Governo Provvisorio, non pure inconsulto, ma repugnante e contendente. Niccolini, che fu gran parte delle deliberazioni del Circolo nella notte dell'8 febbraio, può egli supporsi che non abbia informato i convenuti del mio aborrimento dalle macchinazioni loro? Può credersi che loro tacesse i miei rimproveri e l'acerba repulsa? Certo non è da credersi; e allora egli deve avere proposto lo espediente che a me medesimo, con fronte aperta, manifestò, di costringermi a viva forza. D'altronde la violenza ormai era sistema del Circolo, e vedremo più tardi come le fosse lasciata per regola di condotta. — Se, falsando i fatti, si voglia sostenere che me ne andassi volenteroso a concionare il Popolo in piazza, certamente queste verità non si potranno conoscere; ma se si ritenga, come è vero, che il Popolo invadente le Camere, il Popolo giù per le vie me solo chiedeva, a me imperiosamente di mostrarmi ordinava, ed avvisato che ricusava obbedire, e dell'audace risposta — io sto nell'Assemblea, mandava per la seconda volta una turba molto, più numerosa della prima a rinnuovare il comando con tanto furore, che il Vice-Presidente Zannetti,
Pensoso più d'altrui che di sè stesso,
prorompeva negli accenti: «Il Popolo non si frena; andate e predicate rispetto alla vita, rispetto alle proprietà;» se si ritenga, dico, che mi trovai portato di peso giù in piazza, sbattuto e abbattuto; se si ritenga, che sospettosi inquisitori mi si cinsero alla vita, e che furibondi ordinatori mi tennero in perpetua pressura, allora si comprenderà che i Repubblicani mi portarono al Campidoglio sì, ma per precipitarmi dalla Rupe Tarpea.
Chiunque sia, comecchè mediocremente versato nella storia delle commozioni popolari, conosce che i Partiti, allora quando scelgono un Capo, nol fanno già per darsi padrone, ma sì per avere un servo;[171] e dove niente niente e' baleni ad eseguire i comandamenti loro, lo spezzano. Di qui avviene che uomini reputati onnipotenti, inciampando in un filo di paglia, stramazzino: ora, siccome di casi siffatti non fu penuria ai dì nostri, non importa addurre esempj. L'Accusa non ha cercato, e non gl'importava trovare, cosa che io conosco, ed è: che se il 12 aprile non sopraggiungeva, una cospirazione, che si chiamava repubblicana, _si era formata per rovesciarmi e per trucidarmi_.[172] Da questa parte io mi guardava, ma la rovina venne dall'altra parte dalla quale non mi badava, o nella quale riponeva fiducia di conforto e di aiuto. E di ciò, a suo tempo, saranno addotti i motivi.
XVI.
Giorno 8 Febbraio 1849.
L'Accusa insiste, che per bene tre volte, invitato dal Presidente Vanni, io ricusassi restringermi a segreta conferenza. Di questo triplicato invito nè so, nè ricordo, nè mi venne contestato. — So, e ricordo, che alcuni Deputati mi confortavano uscire di sala pubblica, e condurmi a quella delle Conferenze. — Nel Decreto del 10 giugno 1850, il signor Montanelli, che _andò_ a pregare i Deputati onde tornassero nella pubblica sala, è incolpato di averli esposti alla violenza del Popolo; e me, _che non volli andare_, accusano del medesimo disegno. Sicchè, sia che si andasse, sia che si stesse fermi, al cospetto dell'Accusa, che _mi scuoia e mi squatra_, non ci è via di salvazione.
Se io pongo mente al tempo e alla cagione delle parole, ricordo che quei tali onorevoli colleghi mi animassero a procurare il ritorno dei Deputati partiti, e che io rispondessi: «È andato Montanelli; basta.» Riprova di questa verità occorre nel considerare, che i colleghi conferenti meco, trascurato lo esempio altrui, restavano fermi nella sala, nè facevano sembiante di volersene andare, la quale cosa dimostra come la Seduta fosse incominciata, e come di conferenze segrete non fosse più a parlare.
L'Accusa non sembra che fra i suoi studii si dilettasse molto di quello dello Statuto; o se le piacque un tempo, poco se lo rammenta adesso; imperciocchè, se fosse altramente, saprebbe che l'Articolo 44 dello Statuto dichiara: «Le adunanze delle Assemblee avere ad essere pubbliche; soltanto su la domanda di _cinque_ Membri potersi il Consiglio costituire in adunanza segreta.» — Il verbale dell'Assemblea non dice che questo rito fosse praticato, e veramente nol fu; e nemmeno dice il verbale che i Ministri ricevessero lo invito di cui parla l'Articolo 61 dello Statuto medesimo. Per altra parte, l'Assemblea quale ha mestieri di consenso ministeriale per costituirsi in conferenza segreta? Di quali informazioni abbisognava per parte dei Ministri? Forse non erano istruiti del successo e del tenore delle granducali lettere il Presidente e parecchi Deputati? Sì certo lo erano, e il Signor Vanni era stato chiamato in Palazzo appunto per questo: oggimai dello infausto evento correva pubblico il grido. E se le Camere non abbisognano del consenso dei Ministri per costituirsi in conferenza segreta, molto meno hanno d'uopo della presenza loro per deliberare i partiti. Il Ministero non costituisce per niente membro necessario del Parlamento; — or fanno pochi giorni l'Assemblea di Francia, non ostante l'assenza del Ministro del Commercio, discusse e votò la proposta su le tariffe commerciali, instando Thiers; — e fu nella Camera nostra dichiarato, in occasione della Legge su l'arruolamento, discussa in parte e deliberata assente il Ministro della Guerra, nella Seduta de 17 agosto 1848. Io ben ricordo avere in cotesta Tornata fatto osservare se non la necessità, almeno la dicevolezza, ed anche il vantaggio della presenza del Ministro per attingerne opportuni schiarimenti; se non che il Deputato Salvagnoli tanto seppe dire intorno alle facoltà della Camera di discutere, e votare senza bisogno di Ministri, che non fu tenuta in conto alcuno la mia osservazione. Non _invito legale_ pertanto, ma _consiglio semplice_ fu dato di conferire in segreto, nè dal mio non seguirlo era tolto alla Camera di prendere quel partito, che le fosse parso più profittevole.
Me poi a non seguitare cotesto consiglio persuadeva copia di ottime ragioni. In prima, la commissione del Principe, il quale con lettera del 7 febbraio ordinava: «Prego il Ministero a dare _pubblicità a tutta_ la presente dichiarazione, onde sia manifesto _a tutti_ come e perchè fu mossa la negativa che io do alla sanzione della Legge per la elezione dei Rappresentanti toscani alla Costituente italiana; che se tale pubblicazione non fosse fatta nella sua integrità e con _sollecitudine_, mi troverò costretto a farla io stesso dal luogo ove la Provvidenza vorrà che io mi trasferisca.» Da questo il bisogno della _urgenza_ e della _pubblicità_ della Seduta. Inoltre, nella agitazione certissima del Popolo in quei momenti supremi, in affare di tanta importanza, ogni ombra di mistero avrebbe accresciuto le ansietà e inacerbito i sospetti: ogni uomo che abbia senno, di leggieri andrà persuaso che la conferenza segreta, invece di diminuire, avrebbe a mille doppj accresciuto i pericoli del frangente. Ancora, io vorrei che l'Accusa, in cortesia, m'istruisse in che e come la sala privata avesse, meglio della pubblica, difeso l'Assemblea dal Popolo irrompente. Forse la sala privata ha in sè virtù repulsiva, od è munita di ridotti e cinta da bastioni? Forse il mago Atlante vi pose sotto la soglia le _incantate olle_ come al Castello di Carena?[173] Se la sicurezza poteva consistere nella diversità delle stanze sotto un medesimo tetto, l'Accusa avrà ragione; ma finchè non venga dimostrato in che la camera delle conferenze avesse maggior virtù della sala pubblica, egli è certo che i Deputati sarebbero stati esposti ugualmente nell'uno come nell'altro locale. Ed anzi peggio, perchè le angustie del luogo avrebbero, ad ogni evento, impedito l'uscire, aumentati i pericoli. Finalmente, a tutelare l'Assemblea erano state prese le provvidenze necessarie. Il Decreto del 10 giugno 1850 argomentava il _reo disegno_ dal trascurato invio di ordini al Capitano della Guardia Civica stanziata alla porta di sotto, per opporsi allo ingresso della moltitudine tumultuante; ma in qual punto avrei dovuto trasmettergli io ordini siffatti? Prima o dopo l'apertura della Seduta? Se prima, ordini speciali per cosa che s'ignora non se ne possono dare; inoltre il Capitano non riceve ordini dal Ministro, ma dal suo Superiore; e poi il Capitano posto a guardia ha ordine generale di difendere la sicurezza dell'Assemblea; nella quale generalità, naturalmente, rimane compresa la specialità di operare quanto reputa convenevole per adempire il fine della consegna. Lo intento della moltitudine non poteva essere dubbio se, come narra l'Accusa, infuriava tumultuante e schiamazzante, con cartelloni che dicevano, a lettere da speziali, quello che volesse fare. Che cosa altro si domanda per conoscere che l'Assemblea sta per essere violata? Che più si aspetta per sapere venuto il momento della difesa? Se le Guardie, spesso collocate a distanza grande dai Superiori, avessero ad aspettare, via via che la occasione si presenta, ordine speciale per agire, verrebbero a portare sempre il soccorso di Pisa. Ora, nel caso in discorso, io non poteva conoscere quello che si faceva per di sotto, stando nell'Assemblea; e sarebbe riuscito festoso che per me si mandassero ordini per impedire lo ingresso della moltitudine tumultuante, quando la vedeva già entrata! Non so di cose guerresche; ma parmi evidente, che se la Guardia si fosse disposta su per gli scaglioni con le armi abbassate, la posizione sarebbe stata insuperabile.
Però io ho detto tutto questo per tenere dietro alle aberrazioni dell'Accusa; ma ella, che poco sapere le Istituzioni Costituzionali, o ricordare si cura, importa che avverta come il comando della forza armata di guardia all'Assemblea dipenda unicamente dal Presidente di questa. I Ministri, usurpando simile prerogativa, non solo commetterebbero sconvenienza massima, ma colpa. Infatti, nella Seduta del 30 marzo 1849, mentre una mano di Popolo con urli e minacce assai più veementi che quelle dell'8 febbraio intendeva violentare l'Assemblea a proclamare la Repubblica, io mi trovai, o credei trovarmi, forte abbastanza per indirizzare al Presidente queste parole: «Come Capo del Potere Esecutivo, in cui il Popolo intero ha riposto la sua fiducia, io credo dovergli rispondere con atto di coraggio. Se il signor Presidente domanda gente per disperdere gl'iniqui e perfidi perturbatori, io stesso monterò a cavallo.» — E nella Seduta, non meno procellosa, del 2 aprile, il Ministro dello Interno interrogava il Presidente dell'Assemblea dicendo: «Io le ho mandato 180 uomini; che ne fa ella?» E il Presidente rispondeva: «Io ho trasmesso gli ordini opportuni al Capitano del distaccamento della Guardia Nazionale che in questo momento forma il presidio dell'Assemblea.»[174]
Se il Ministro della Guerra raccolse i Comandanti dei Corpi militari per provvedere più particolarmente alla città di Firenze; e fu messo all'Ordine del Giorno, che tutte le milizie starebbero consegnate nelle rispettive caserme; e stabilito, che le milizie, stanziali e cittadine, avrebbero agito promiscuamente dietro ordini firmati dal Comandante di Piazza e dal Prefetto (Atto di Accusa § 53); si persuaderà di leggieri la gente, che alle provvidenze fu pensato.
Ma l'Accusa, che prima aveva rimproverato la omissione delle misure, ora che le trova prese, ci sofistica sopra, e dice, che le milizie dovevano agire soltanto in caso di _vera e propria_ sommossa popolare, e critica quel dovere agire dietro ordine di due autorità _dissociate_; non si contenta che la Civica fosse mandata alle Camere con numero, mezzi, e istruzioni consuete; bisticcia perchè non avesse posto le baionette in asta, come se tutte queste cose dipendessero da me; gavilla perchè la Stato-Maggiore, e il Generale in Palazzo Vecchio stanziassero, come se potessero stare in migliore luogo per difendere il Senato che sedeva in quel medesimo Palazzo, e il Consiglio Generale che sedeva nella fabbrica accanto!!
Il Ministro D'Ayala fu sempre di parere, che i soldati non si avessero a mescolare nelle popolari sommosse: per queste doveva bastare la Guardia Civica. Se la Guardia Civica non mantiene l'ordine interno, o che cosa ci sta a fare? La milizia stanziale combatte le guerre della patria. Di tale suo concetto espose buone ragioni alle Camere; per questo motivo non fu piccola impresa ottenere i suoi soldati nel supremo accidente; e la doppia firma ha da essere stata regolare, e necessaria secondo la sua superiore esperienza.[175] Che cosa si voglia inferire dalla firma simultanea delle due Autorità _dissociate_, io non so comprendere; molto più, che per non essere parola italiana l'aggettivo dissociato, non capisco per l'appuntino che cosa significhi; ma indovinando che corrisponda a _disgregato_, o che forse, domando io, una dimorava in Firenze, e l'altra al Capo di Buona-Speranza? Sentiamo un po': che grande ostacolo faceva questo, o in che le operazioni necessarie avrebbero incontrato impedimento o ritardo? Il Comando di Piazza stanzia in Palazzo Vecchio; il Prefetto come Deputato sedeva alla Camera: distavano dunque forse trenta passi, e tre scale! Che insinuazioni cavillose, che sofisticherie sono elleno queste? E crede l'Accusa, che il Generale Chigi, personaggio chiaro per valore e per ingegno, si sarebbe prestato docilmente a lasciarsi aggirare come un gaglioffo? Riprenda l'Accusa gli aggiunti di _vera e propria_, che ce li mette di suo, — e fa ufficio di _barbaro, gittando nella bilancia iniqui pesi_, — e lasci unicamente la _sommossa popolare_,[176] e veda se fosse venuto tempo di agire (se è vero quello che dice il Decreto del 10 giugno 1850), alloraquando gli agitatori _deliberavano_, sotto la Loggia dell'Orgagna, _imporre_ un Governo Provvisorio alle Camere, e (se è vero l'altro che referisce il Decreto del 7 gennaio 1851) quando vi si conducevano _tumultuanti_. Se non presenta carattere di sommossa una _turba tumultuante_ che delibera in pubblico d'_imporre un Governo nuovo al Paese_, davvero che cosa sia sommossa io non saprei vedere. In quanto alle baionette non messe in asta, le Guardie ce le avevano a mettere; e credo che non le avessero lontane, perchè, se non isbaglio, se le tenevano al fianco. Se anche questo sembra all'Accusa un _crimenlese_, non ha fare altro ch'estendere la requisitoria, e mettervi dentro anche le Guardie. Sarebbe per avventura anche questa una _disassociazione pregna di maligni disegni_? Or via; i provvedimenti furono presi, e se rimasero inadempiti, non è mia la colpa. I Circoli invitati a stare fermi, _si vollero muovere_; le milizie invitate a muoversi, _scelsero di stare ferme_; ma che, per avventura, devo io portare il peso dei falli di tutto il genere umano?