Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 76
Guerra non fu in quest'anno in Lombardia, ma si videro bene i preludii di quella che nacque nel seguente[2086]. Penava _Gian-Galeazzo Visconte_ a tenere in freno il rancore conceputo contra di _Francesco Gonzaga_ signore di Mantova, perchè egli s'era staccato da lui, e molto più perchè avea manipolata una sì forte lega a' suoi danni, ed ultimamente ancora, unito ad _Alberto marchese d'Este_, era stato a Venezia a trattar con quella signoria. Intendeva ben egli a che fine esso Gonzaga, aiutato dai collegati, avesse piantato un ponte sul Po a Borgoforte, e ben afforzatolo ai due lati. Pertanto gli venne in pensiero di far anch'egli un brutto scherzo al Gonzaga con divertire dal loro letto le acque del Mincio. Fece a questo oggetto tagliare un monte presso a Valezzo; fece far di grandi chiuse ed altri lavorieri con incredibili fatiche e spese. Se riusciva il disegno, addio Mantova. Restava essa priva del lago, cioè della sua fortificazione, e vicina ad essere spopolata per l'aria fetente delle paludi. Ma più possanza ebbe l'escrescenza del fiume, che le invenzioni degli architetti, e andò a male tutto quel dispendioso lavoro: disgrazia, a cui soccombe facilmente chi vuol far da maestro alla forza de' fiumi. Se ne erano ingelositi forte i collegati, e tennero per questo i loro ambasciatori un parlamento in Ferrara; e veduto poi che il fiume da sè stesso avea provveduto al bisogno, altro non fecero per allora. Venne a morte nel dì 30 di luglio[2087] _Alberto marchese d'Este_, signor di Ferrara, Modena, Rovigo e Comacchio, principe di sempre cara ricordanza; e a lui d'unanime consenso dei popoli succedette nel dominio _Niccolò marchese d'Este_ suo figliuolo, già investito degli Stati dal papa e dall'imperadore[2088]. Era egli in età di nove anni e mesi, e però gli furono assegnati dal padre alcuni nobili per tutori, sotto la protezione dell'inclita repubblica di Venezia, la quale, unitamente co' Bolognesi, Fiorentini e Mantovani, inviò rinforzi di milizie a Ferrara e Modena[2089], per sicurezza del giovinetto principe, e per isventar le trame che potesse tentare il conte di Virtù. Fu ancora in questo anno un terribile sconvolgimento nella discorde città di Genova[2090] per li tentativi fatti più volte da _Antoniotto Adorno_ affin di ricuperare la perduta dignità di doge. Troppo lontano mi condurrebbe l'argomento, se narrar volessi quegli avvenimenti, diffusamente descritti da Giorgio Stella. A me perciò basterà di accennare che il doge _Antonio di Montaldo_, cedendo alla forza, si ritirò. _Pietro da Campofregoso_ fu assunto a quella dignità da alcuni; ma cadde anch'egli. Venne proclamato da altri _Clemente di Promontorio_; neppur egli durò. Con più bella apparenza fu esaltato _Francesco Giustiniano_ del fu Garibaldo. Vi furono battaglie, e con tutti i suoi sforzi Antoniotto Adorno nulla potè ottenere. Finalmente, prevalendo la fazione d'_Antonio di Montaldo_, questi riacquistò nel dì primo di settembre il trono ducale, e tornò alla sua quiete la scompigliata città, con restar nulladimeno in moto i mali umori delle detestabili fazioni. Guerra fu in quest'anno[2091] fra _Carlo_ e _Pandolfo de' Malatesti_ signori di Rimini, Pesaro e d'altri luoghi dall'un canto, e _Cecco_ e _Pino degli Ordelaffi_ signori di Forlì. Si venne a battaglia fra loro nel dì 8 di agosto presso alla villa di Bosecchio, e ne andarono sconfitti gli ultimi, con lasciar molti prigionieri in mano de' nemici. Fin qui era stato ritenuto prigioniere nel castello di Monza[2092] _Francesco il vecchio da Carrara_, trattato nondimeno con umanità da _Gian-Galeazzo Visconte_, quando s'avvicinarono i giorni suoi al fine. Mancò egli di vita nel dì 6 d'ottobre dell'anno presente; e il Visconte, uomo di massime grandi, fattolo imbalsamare, con esequie magnifiche gli celebrò il funerale. Ottenne dipoi _Francesco Novello_ il cadavero del padre, e, fattolo condurre a Padova, quivi con solennissima pompa gli diede sepoltura nel dì 20, oppure 21 di novembre. L'orazione funebre fatta in tale occasione da Pietro Paolo Vergerio, insigne oratore di questi tempi, colla descrizione del funerale, fu da me data alla luce[2093].
NOTE:
[2079] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 16.
[2080] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
[2081] Raynaldus, Annal. Eccles.
[2082] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
[2083] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.
[2084] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
[2085] Theodoricus de Niem, Hist.
[2086] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic.
[2087] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di Bologna, tom. eod.
[2088] Delayto, Annal., tom. eod.
[2089] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
[2090] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. eod.
Anno di CRISTO MCCCXCIV. Indizione II.
BONIFAZIO IX papa 6. VENCESLAO re de' Romani 17.
Terminò in quest'anno i suoi giorni l'ambizioso antipapa CLEMENTE VII, dimorante allora in Avignone, lodato da quei della sua fazione, detestato e abborrito dagli altri[2094]. Succedette la morte sua nel dì 16 di settembre, mentre l'Università della Sorbona e _Carlo VI re_ di Francia si maneggiavano forte per trovar ripiego colla forza allo scandaloso scisma che, tuttavia durando, producea innumerabili sconcerti nella Chiesa di Dio, essendo specialmente divenuta troppo familiare la simonia. Forse questo maneggio accelerò la morte di lui. Ma nulla si guadagnò coll'esser egli mancato di vita; perciocchè i cardinali del seguito suo raunati, senza voler ascoltare ragioni, gli diedero per successore da lì a dodici giorni il _cardinal Pietro di Luna_, che prese il nome _Benedetto XIII_, uomo d'ingegno destro, molto eloquente e negoziator finissimo. Abbiamo da Teodorico di Niem[2095] che quest'uomo furbo, finchè fu cardinale, dappertutto parlando ai principi e predicando ai popoli, detestò sempre lo scisma, e fu inteso più volte dire, che s'egli arrivasse mai al papato, avrebbe ridotta la Chiesa alla sua prima unione. Fu questo uno de' motivi per cui i cardinali di Avignone concorsero ad eleggerlo. Mostrò egli anche dipoi la sua premura di metter fine a quella tragedia, in iscrivendo le lettere circolari della sua elezione ai principi: parole speziose per farsi credito, perchè i fatti gridarono dipoi sonoramente in contrario. Intanto _papa Bonifazio IX_ non tralasciava diligenze per tirar nel suo partito gli aderenti in addietro all'antipapa Clemente, senza punto mostrar disposizione ai ripieghi che si proponevano per levare lo scisma. Nè già mancavano torbidi allo Stato ecclesiastico[2096]. Biordo Perugino proditoriamente s'impadronì d'Assisi nel dì 22 di maggio. _Pandolfo Malatesta_ occupò Todi, poi Narni; diede il guasto ai territorii di Spoleti e di Terni, e introdusse in Orta i Bretoni ed altri soldati dell'antipapa. Fu perciò fulminata contra di lui la scomunica; ma questi fulmini in que' cattivi tempi poca paura faceano ai potenti di larga coscienza. Anzi abbiamo dalla Cronica di Forlì[2097] che Carlo e Pandolfo Malatesti comperarono nel dì 13 di luglio Bertinoro da papa Bonifazio per ventidue mila fiorini di oro: il che si dee credere fatto prima della scomunica. Grande applicazione davano intanto ad esso papa gli affari di Napoli[2098]. Si andava rinforzando il giovinetto _re Ladislao_ per terra e per mare con disegno di tentare qualche impresa contra del nemico _re Lodovico d'Angiò_. Ma, giunta a Gaeta una fiera pestilenza, si ritirò esso re fuori della città con tutta la corte. Poco vi stette, perchè due galee di Mori fecero in quella marina più di cento schiavi; il che consigliò Ladislao a tornarsene in città. Fu circa questi tempi proposto da' mediatori ch'esso re desse in moglie all'Angioino _Giovanna_ sua sorella, e cadaun d'essi tenesse quel che possedeva. Ladislao escluso da Napoli non vi trovò i suoi conti. Ma per lo sforzo che egli meditava di fare, troppo sfornita trovandosi la di lui borsa, nel dì 27 di ottobre con quattro galee si partì da Gaeta, e andossene a Roma. Per conto degli onori n'ebbe in eccesso, ma non così della pecunia. Tuttavia ricavato dal pontefice e da' cardinali quanto ne potè, nel dì 19 di novembre se nè tornò a Gaeta[2099]. Avvenne che mentre egli dimorava in Roma, gl'insolenti Banderesi romani, cioè i capurioni delle milizie urbane, si levarono a rumore contra del papa, talmente ch'egli corse anche pericolo della vita. Il re colle sue guardie si oppose, e gli riuscì poi di mettere la concordia fra loro. Scrive Sozomeno storico ciò succeduto nel mese di maggio. Abbiam veduto che, secondo gli Annali Napoletani, Ladislao di ottobre si trasferì a Roma.
Perderono i Fiorentini quest'anno, a dì 17 di marzo, oppure, come ha Matteo Griffoni[2100], nel mese d'agosto, il prode lor capitano, stato dianzi gran masnadiere d'Italia, cioè _Giovanni Aucud_, al quale fu data con sommo onore sepoltura in Santa Maria del Fiore, dove tuttavia si mira la di lui memoria. A forza di danari s'accordarono con _Biordo Perugino_. Costui, dopo avere smunto dai Sanesi venti mila fiorini d'oro, entrò nella Romagna, e diede il sacco a varie terre. _Jacopo di Appiano_, tiranno di Pisa, temendo di costui, impetrò da _Gian-Galeazzo Visconte_ quattrocento lancie, ed egli ben volentieri le spedì colà, per meglio assicurarsi di quella città. Turbata fu più che mai, nell'anno presente, la città di Genova dalla discordia e dalle sedizioni de' Guelfi e de' Ghibellini[2101]. Il già doge _Antoniotto Adorno_ con isforzi novi tentò di risalire sul trono, e deporre il doge Antonio di Montaldo. Furono in armi tutte le fazioni. Veggendo il Montaldo di non potere resistere alla possanza degli avversarii, nel dì 24 di maggio, deposte le redini del governo, si ritirò a Savona, indi a Gavi, per far guerra alla città. _Niccolò di Zoaglio_ in luogo suo fu eletto doge; ma per poco tempo, perchè gli succedette colla forza _Antonio di Guarco_, proclamato doge da buona parte del popolo. Contra di questo nuovo doge essendo entrato in Genova _Antoniotto Adorno_, trovatosi abbandonato da' suoi, restò prigione; ma fu rilasciato con varii patti. Sino al dì ultimo d'agosto Antonio di Guarco tenne saldo il suo governo: ma, essendo rientrato in Genova l'Adorno, ed accolto con sonoro applauso da numeroso popolo, nella notte precedente al dì 3 di settembre esso Guarco prese la fuga, e si salvò anch'egli a Savona. Prevalendo allora i Ghibellini contra de' Guelfi, attaccarono il fuoco al palazzo dell'arcivescovo, cioè di _Jacopo del Fiesco_, e ad altre case dei nobili guelfi. Nello stesso dì 3 di settembre da' suoi parziali fu di nuovo eletto doge _Antoniotto Adorno_, ma con restare in armi i deposti _Antonio di Montaldo_, e _Antonio di Guarco_, i quali mossero le armi straniere contro la patria per sostenere la pugna. Infatti nell'anno presente, chiamato da essi il _sire di Cossì_ Franzese, ed assistito da _Carlo marchese_ del Carretto, e dai nobili _Doria_, entrò armato nella riviera occidentale di Genova, e prese Diano, con far correre voce di sottoporre quella contrada al re di Francia. Ma non avendo tali forze da poter compiere sì vasto disegno, non tardò molto a ritirarsi. Restò la città di Genova e tutto il suo territorio in gran confusione per tali discordie e per tanti pretendenti.
Era, siccome dicemmo, succeduto al padre nella signoria di Ferrara _Niccolò II marchese d'Este_[2102]. Contra di questo giovinetto principe insorse _Azzo marchese Estense_ figliuolo di quel _marchese Francesco_ che fuoruscito di Ferrara, e divenuto generale delle armi di _Galeazzo Visconte_, vedemmo far guerra agli Estensi allora dominanti. Ora anch'egli animato dall'età del marchese Niccolò incapace del governo e sotto mano fiancheggiato da _Gian-Galeazzo_ signor di Milano[2103], cominciò più trame contro lo Stato di Ferrara, e trasse varii nobili e vassalli della casa d'Este nel suo partito. _Obizzo da Monte-Garullo_, castellano nelle montagne del Frignano, fu il primo ad alzar bandiera, con occupar varie castella di quelle contrade. Accorse l'esercito del marchese, ed unito coi Lucchesi nemici del medesimo Monte-Garullo, lo obbligò, dopo varie battaglie ed assedii, a chieder mercè. Venne con salvo condotto a Ferrara, ed ottenne da chi gli prestò fede più di quel che poteva sperare. Sollevossi ancora _Francesco signor di Sassuolo_, ed aiutato da _Azzo signor di Rodea_, prese Monte Baranzone ed altri luoghi in quelle parti. Era liberal di promesse il marchese Azzo verso chiunque gli aderiva[2104]; e, facendo loro sperare alcuno degli Stati che si doveano conquistare, od altri premii, sollevò altri vassalli della casa d'Este contro il marchese Niccolò, con giugnere a farsi de' partigiani in Ferrara stessa. Tuttavia, a riserva di alcune terre che si ribellarono, non potè Azzo far progressi, perchè da Venezia, Bologna e Firenze vennero nuovi soccorsi a Ferrara; ed _Azzo da Castello_, valoroso mastro di guerra, general del marchese Niccolò, non solamente fece svanir tutti i disegni dei nemici, ma anche assediò Castellarano, finchè tra la vicinanza del verno, e le genti che segretamente spediva in aiuto de' ribelli Gian-Galeazzo Visconte, gli convenne ritirarsi. Ribellatasi nel dì 7 di marzo di quest'anno[2105] la città di Catania a _don Martino re_ di Sicilia, per mare e per terra fu da lui assediata, e colla fame forzata a rendersi nel dì 5 d'agosto. Cento mila fiorini d'oro dovettero pagar que' cittadini in pena della loro ribellione. Già pensava _Carlo VI re_ di Francia allo acquisto di Genova[2106]; e, per non aver contrario Gian-Galeazzo Visconte, conchiuse seco una lega in quest'anno; ed allora fu[2107] che il Visconte cominciò ad inquartar coll'arme sue del biscione i gigli della real casa di Francia. Anche il _sire di Cossì_, a nome di _Lodovico_ divenuto _duca d'Orleans_ e signore di Asti, cioè del marito di _Valentina Visconte_[2108], nel dì 16 d'ottobre fece lega con _Teodoro marchese_ di Monferrato, ed in questa entrò anche _Amedeo di Savoia_ principe della Morea.
NOTE:
[2091] Chron. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.
[2092] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[2093] Verger., Orat., tom. 16 Rer. Ital.
[2094] Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
[2095] Theodoricus de Niem, Hist.
[2096] Raynaldus, in Annal. Eccles.
[2097] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
[2098] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
[2099] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.
[2100] Matthaeus de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.
[2101] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
[2102] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
[2103] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.
[2104] Delayto, Annal., ubi sup.
Anno di CRISTO MCCCXCV. Indizione III.
BONIFAZIO IX papa 7. VENCESLAO re de' Romani 18.
Con sommo zelo si adoperò in questo anno[2109] _Carlo VI re_ di Francia coll'Università di Parigi per estinguere il pernicioso scisma della Chiesa di Dio, e spedì ambasciatori all'_antipapa Benedetto_, con proporgli varie maniere per giugnere alla riunione. Cercò l'astuto ogni sutterfugio per sottrarsi alla cessione, e solamente si appigliò al ripiego di abboccarsi e di trattare con _papa Bonifazio_, ben riflettendo che mai per tal via non sarebbe seguito accordo alcuno. In questi tempi il pontefice Bonifazio attese a fortificarsi in Roma, con ridurre lo stesso Campidoglio in forma di fortezza: del che mormoravano non poco i Romani. Ma i maggiori suoi pensieri erano rivolti a dar vigore al _re Ladislao_, per desiderio di veder detronizzato il nemico _re Lodovico d'Angiò_, signoreggiante in Napoli. Spedì pertanto ad esso Ladislao un gran rinforzo di galee ed assai brigate di combattenti, acciocchè si portasse allo assedio di Napoli[2110]. In premio di tai soccorsi impetrò che il re investisse del ducato di Sora i pontificii nipoti. Ora Ladislao, uniti che ebbe tutti i suoi baroni e le forze sue, nell'aprile di quest'anno si portò all'assedio di Napoli[2111], strignendo quella nobil città per mare e per terra. Entro d'essa il re Lodovico, fornito di copiosa cavalleria niun timore, mostrava. Durò l'assedio sino al dì 15 di maggio, in cui, sopraggiunte quattro galee di Provenza, diedero la caccia alle pontificie, e furono cagione che Ladislao levasse il campo, e si ritirasse ad Aversa e poscia a Gaeta colle mani piene di mosche. Per maneggio de' Sanseverini l'almirante _duca di Sessa_ di casa Marzano si staccò da lui, e si unì col re Lodovico. Nel dì 26 di dicembre Ladislao maritò con Andrea da Capoa _Costanza di Chiaramonte_, stata sua moglie, e ripudiata. Andando essa a marito, pubblicamente nella piazza di Gaeta piagnendo disse al novello sposo, doversi egli tenere per ben fortunato, dacchè avrebbe da lì innanzi per concubina la moglie del re Ladislao. Gran dispiacere e pietà recarono a tutti queste parole. Ma in tempi sì sconcertati le iniquità maggiori trovavano passaporto.
L'anno fu questo in cui _Gian-Galeazzo_, deposto il basso e miserabile titolo di conte di Virtù[2112], prese quello di duca di Milano. Si procacciò egli questa onorevol dignità da _Venceslao re de' Romani_, per quanto fu creduto, collo sborso di cento mila fiorini d'oro. Il privilegio a lui conceduto da esso Venceslao in Praga nel dì primo di maggio dell'anno presente, vien riferito negli Annali Milanesi. Quivi egli è dichiarato duca di Milano a titolo di feudo con tutti gli onori e l'autorità competente a sì sublime grado. Nell'anno seguente, con altro diploma dato in Praga nel dì 13 d'ottobre, lo stesso Venceslao confermò al medesimo Gian-Galeazzo il _ducato di Milano_, e insieme la_ contea di Pavia_, colle altre città e terre da lui possedute e dipendenti dall'imperio: cioè _Brescia, Bergamo, Como, Novara, Vercelli, Alessandria, Tortona, Bobbio, Piacenza, Reggio, Parma, Cremona, Lodi, Crema, Soncino, Borgo San Donnino, Verona, Vicenza, Feltro, Belluno, Bassano, Sarzana, Carrara_, ed altre terre e ville con più ampia autorità. Non v'intervenne l'assenso degli elettori, i quali poscia fecero a Venceslao un reato di tal concessione. Ora nel dì 5 di settembre, o piuttosto, come ha il Delaito[2113], nel dì 8 d'esso mese, festa della Natività della Vergine, si diede, con ammirabil sontuosità in Milano esecuzione alla grazia, avendo _Benesio Camsinich_, deputato da Venceslao, conferito il manto e le altre insegne ducali al nuovo duca[2114]. Fu onorata questa magnifica funzione, di cui, oltre all'autore degli Annali di Milano, lasciò anche il Corio una copiosa relazione, da molti vescovi, dagli ambasciatori di quasi tutti i potentati d'Italia, e da innumerabil popolo, e festeggiata da suntuosissime giostre, tornei, conviti ed altri pubblici divertimenti; nè da gran tempo avea veduto l'Italia sì maestosi solazzi. Prese dunque il Visconte da lì innanzi il nome di _Gian-Galeazzo duca di Milano e conte di Pavia_[2115]. Maggiori sforzi fece in quest'anno il _marchese Azzo Estense_ contra del _marchese Niccolò_ signor di Ferrara. Con promettere Comacchio e la riviera di Filo ad _Obizzo_ e _Pietro da Polenta,_ signori di Ravenna e Cervia, li guadagnò al suo partito. Allettò ancora con danari ed altre promesse _Cecco degli Ordelaffi_ signore di Forlì. Ma sopra tutti s'impegnò in favore di lui _Giovanni conte di Barbiano_, uomo solito a pescare nel torbido. Raunato un esercito di Romagnuoli, nel dì 20 di gennaio s'inviarono questi alla volta di Ferrara. Ma quando men sel pensavano, essendo venute loro incontro le milizie e il naviglio di Ferrara, nel passare che essi faceano il Po di Primaro, furono sconfitti e obbligati a tornarsene indietro. Ora giacchè il marchese Azzo tuttodì andava ordendo nuovi tradimenti contro la persona del picciolo marchese Niccolò, e dei suoi consiglieri e tutori, venne in mente a questi ultimi di valersi de' medesimi mezzi per isbrigarsi una volta da guerra sì dispendiosa, credendo lecito tutto contra di un indebito perturbator dello Stato, già processato e condannato con taglia.
Pertanto, trovandosi il _marchese Azzo_ nelle terre di Giovanni conte di Barbiano[2116] trattarono, con esso conte di farlo uccidere, promettendogli in ricompensa la ricca e nobil terra di Lugo, e quella di Conselice, oltre ad una buona somma di danaro, che si dice ascendesse a trenta mila fiorini d'oro. Seguì l'accordo nel mese di marzo; fu mandato Giovanni da San Giorgio, come persona fidata, da Ferrara, che si accertasse della morte di Azzo. Ma memorabil sempre sarà la truffa che il conte di Barbiano fece in questa occasione[2117]. Dacchè il marchese Azzo fu ben riconosciuto dal deputato ferrarese, si ritirò esso Azzo in una vicina camera, dove immediatamente fece vestir de' suoi abiti e del suo cappuccio un tal Cervo da Modena, familiare del conte, che gli si rassomigliava non poco. Scagliatisi poi addosso a questo misero innocente gli sgherri, a forza di pugnalate il tolsero di vita, avendolo specialmente ferito nel volto. Le grida e gli urli erano uditi dall'incauto messo ferrarese, che, dipoi entrato, vide steso a terra, e conobbe morto il creduto marchese Azzo. Dopo avere spedita la nuova a Ferrara, andò egli tosto coi segnali a lui confidati a dare il possesso delle terre di Lugo e Conselice a _Giovanni conte di Barbiano_, che le tenne per sè, ed anche per giunta fece prigioni le guarnigioni estensi, le quali poi convenne riscattar con danaro. Grande strepito fece per tutta Italia questo avvenimento; ma Iddio, che non paga ogni sabbato sera, raggiunse a suo tempo questo manipolator di tradimenti. Ne furono sì irritati i Veneziani, Fiorentini, Bolognesi, e i signori di Mantova e di Padova, che tutti inviarono nuovi rinforzi di gente a Ferrara, co' quali gran guerra fu cominciata contro le terre d'esso conte di Barbiano, con dare il guasto a tutto il paese, e piantar bastie in più siti. Crebbero, ciò non ostante, le segrete cabale dei _marchese Azzo_; trovò in Ferrara non pochi disposti ad una gran congiura; passò nell'aprile con quanti armati potè ottenere dal conte di Barbiano sul Ferrarese; ed accorsero in servigio di lui a migliaia i villani, allettati da voce sparsa del secolo d'oro sotto di lui. Già egli s'inviava verso Ferrara, quando nel dì 16 d'aprile, arrivato alla villa di Porto, si vide in faccia l'esercito ferrarese, con cui volontariamente s'era venuto a congiungere _Astorre de' Manfredi_ signor di Faenza seco menando secento uomini d'armi. Si attaccò una crudel battaglia; vi fu messo a fil di spada più d'un migliaio di que' villani; sterminata copia s'ebbe di prigioni, e contossi fra loro il _marchese Azzo_, preso dal _conte Corrado di Altimberg_ Tedesco. Fecero il possibile i Ferraresi per averlo in mano, ma l'accorto Astorre il fece condurre nelle carceri di Faenza: con che respirò l'afflitta Ferrara. Si andava in questi tempi sempre più rinforzando di gente _Gian-Galeazzo_ duca di Milano, con aver egli fra le altre provvisioni condotto al suo soldo il _conte Alberico da Barbiano_, famoso capitano, dopo averlo co' proprii danari riscattato dalla prigionia nel regno di Napoli. Continua gelosia davano questi ed altri segreti andamenti del duca ai collegati, e massimamente a _Francesco signore di Mantova_: il perchè neppur essi lasciavano di far preparamenti per difendersi dalle insidie di questo potente e industrioso avversario.
NOTE:
[2105] Hist. Sicula, tom. 24 Rer. Ital.
[2106] Corio, Istor. di Milano.
[2107] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
[2108] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.
[2109] Raynaldus, Annal. Eccles.
[2110] Theodericus de Niem, Histor.
[2111] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
[2112] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano.
[2113] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
[2114] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
[2115] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.
[2116] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 16.
[2117] Chronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffon., tom. eod.
Anno di CRISTO MCCCXCVI. Indiz. IV.
BONIFAZIO IX papa 8. VENCESLAO re de' Romani 19.