Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 73

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Trovatisi poi quivi i segnali di tutte le fortezze, e di Vicenza stessa, il Bevilacqua tosto cavalcò a Vicenza con essi nel dì 21 del suddetto ottobre; e quel popolo fu ben istruito a rendersi a _Caterina_ moglie del _conte di Virtù_, la quale, siccome figliuola di _Regina dalla Scala_, pretendeva al dominio di quella città; e con patto di non essere mai dati in mano del signore di Padova, troppo da loro odiato. _Antonio dalla Scala_ dipoi rifugiatosi a Venezia, ma non sovvenuto dai Veneziani, e disprezzato dai Fiorentini e dal papa, per qualche tempo se n'andò ramingo. Finalmente, venendo con molti armati dalla Toscana nel mese d'agosto, sorpreso da malore (e fu detto per veleno) nelle montagne di Forlì, ossia di Faenza, miseramente terminò nell'anno seguente i suoi giorni, e tutto l'arnese suo andò a sacco[1994]. Lasciò un figliuolo maschio, tre figliuole e la moglie in istato poverissimo, a' quali fu assegnato il vitto dalla signoria di Venezia. Così quasi in un momento venne a mancare la signoria della famosa e potente famiglia _dalla Scala_ per la pazza condotta di Antonio, nella cui caduta e morte parve al pubblico di riconoscere i giudizii di Dio per l'assassinio da lui fatto al fratello. Si credeva poi _Francesco da Carrara_ di cogliere anch'egli il frutto della guerra con Vicenza, a tenore delle capitolazioni della lega; ma ebbe che fare con un più furbo di lui. Scusandosi Gian-Galeazzo di non voler pregiudicare alle ragioni della moglie, alla quale, e non a lui, s'era data Vicenza, ritenne ancor quella per sè, facendo dipoi intimazione al Carrarese di non molestar da lì innanzi quel territorio[1995]. Che confusione, che rabbia allora rodesse il cuore di Francesco da Carrara, si può facilmente intendere. Per isbrigarsi da un debile nemico, se n'era tirato addosso un più potente, e il principio della sua rovina. Non dovea egli avere mai letto cosa fosse la società leonina. La _regina Margherita_ tenne in quest'anno la città di Napoli ristretta per mare. Era quel popolo senza vettovaglia[1996]. L'industria e il valore di _Ottone duca di Brunsvich_ e principe di Taranto sostenne quella città in maniera che fu provveduta, e schivò il pericolo di rendersi. Ma inviato dal r_e Lodovico monsignor di Mongioia_ per vicerè e governatore di quella città, Ottone, di ciò disgustato, si ritirò colle sue genti a Sant'Agata, e passò ai servigi del re Ladislao. Il castello dell'Uovo restava tuttavia in potere della _regina Margherita_ madre d'esso Ladislao. Voglioso intanto _Gian-Galeazzo Visconte_ di conservare ed accrescere la sua parentela colla real casa di Francia[1997], diede nell'anno presente in moglie _Valentina_ sua unica figliuola a _Lodovico duca di Turena_ conte di Valois e fratello del re di Francia; parentado che egli piuttosto comperò, perchè diede in dote al genero ed immediatamente consegnò la città d'Asti con varie castella del Piemonte. Dicesi che ne furono malcontenti gli Astigiani. Se ne ricordi il lettore, perchè vedremo questo matrimonio origine di gravi sconvolgimenti nello Stato di Milano. Presso Benvenuto da San Giorgio[1998] si legge lo strumento dotale d'essa Valentina coll'enumerazione di tutti i luoghi ceduti dal Visconte ad esso Lodovico suo genero.

NOTE:

[1987] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.

[1988] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[1989] Theodericus de Niem, lib. 1, cap. 63.

[1990] Gatari, Istoria di Padova, tom. 18 Rer. Ital.

[1991] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[1992] Corio, Istor. di Milano.

[1993] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.

[1994] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Italic. Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Italic. Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Matth. de Griffon., Chronic., tom. 18 Rer. Ital.

[1995] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. Gatari, Istor. di Padova, tom. 18 Rer. Ital.

[1996] Giornal. Napolit., tom. 21 Rer. Ital.

[1997] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placentin., tom. eod.

Anno di CRISTO MCCCLXXXVIII. Indiz. XI.

URBANO VI papa 11. VENCESLAO re de' Romani 11.

Fisso stava _papa Urbano_ nel proponimento suo d'essere nemico a tutti e due i re litiganti pel regno di Napoli, cioè a _Ladislao di Durazzo_ e a _Lodovico II d'Angiò_, lusingandosi egli di poter conquistare quel regno (per suo nipote, come fu creduto), dicendo d'esserne egli solo il padrone[1999]. Cercò aiuti da _Martino_ e _Maria_ re di Sicilia; assoldò ancora molte soldatesche in Toscana e nel Patrimonio; mossesi in fine da Perugia per accostarsi maggiormente ai confini di Napoli. Ma, precipitato a terra nel viaggio dal mulo ch'egli cavalcava, e ferito in più parti, si fece condurre a Ferentino, senza voler badare alle preghiere di molti Romani accorsi per invitarlo a Roma. Tuttavia, perchè s'ammutinarono le milizie sue e l'abbandonarono, egli, vedendo fallite le sue speranze guerriere, nel novembre s'appigliò alla risoluzione di restituirsi a Roma, dove con poco onore entrò. Fu maggiormente assediato in quest'anno dal Mongioia e da' Napoletani angioini il castello di Capuana, che tuttavia ubbidiva al _re Ladislao_. Si difese per quanto potè il castellano; ma da che non venne fatto ad _Ottone duca di Brunsvich_ e al _conte Alberico_ gran contestabile di dargli soccorso, tuttochè vi fossero accorsi con quattro mila e cinquecento cavalli, il castellano, non potendo più reggere, capitolò la resa nel dì 22 di aprile. Portò poscia il Mongioia l'assedio a Castel Nuovo; ma non potè mettervi il piede, perchè, venuti da Gaeta aiuti agli assediati, questi non si lasciarono più far paura da lì innanzi. Altri vedrà se questi fatti piuttosto appartenessero all'anno seguente. Di grandi mali faceano in questi tempi i corsari[2000] Mori di Tunisi ai lidi de' cristiani nel Mediterraneo. Spezialmente n'erano in pena _Martino e Maria re di Sicilia_. Adunque, per reprimere la baldanza di que' Barbari, s'accordarono co' Genovesi e Pisani, e composero una flotta di venti galee. Quindici d'esse furono di Genovesi sotto il comando di _Raffaello Adorno_. Ammiraglio dello stuolo fu _Manfredi di Chiaramonte_. Presero questi combattenti cristiani a forza d'armi l'isola di Zerbi, e quivi si fortificarono. Diede fine in quest'anno al suo vivere[2001] _Niccolò II marchese d'Este_, signor di Ferrara, Modena, Comacchio e Rovigo, nel dì 26 di marzo. Il magnifico suo, funerale fu accompagnalo dalle lagrime di molti. Passò la signoria al _marchese Alberto_ suo fratello, contra del quale fu nel prossimo maggio scoperta una congiura[2002], maneggiata dal signore di Padova e da' Fiorentini, che mal sofferivano di vederlo divenuto amico del conte di Virtù. Il disegno era di ucciderlo, e di trasferire il dominio in _Obizzo Estense_ suo nipote, figliuolo del già _marchese Aldrovandino_. Vi teneva mano anche la madre d'esso Obizzo. Fecesi rigorosa giustizia per questo. In fatti, se il defunto marchese Niccolò fu in addietro nemico dichiarato de' Visconti, non volle già imitarlo in questo il marchese Alberto. Anzi andò egli in persona con accompagnamento nobile nel dì 25 d'aprile a visitare _Gian-Galeazzo_ conte di Virtù, che tuttavia tenea la sua residenza in Pavia, e seco entrò in lega per le imprese che quell'astuto principe andava tutto dì macchinando.

Quanto più _Francesco da Carrara_ signor di Padova ruminava il grande inganno fattogli dal suddetto Gian-Galeazzo, occupatore di Vicenza contro i patti della lega, tanto meno poteva egli astenersi dal chiamarlo spergiuro e traditore. E per tale il pubblicò anche nelle lettere scritte a tutti i principi. Durerà fatica il lettore a credere ciò che i Gatari[2003] lasciarono scritto; cioè che lo stesso Visconte il fece consigliare di lagnarsi di lui, per aver campo di vincere nel suo consiglio che fosse consegnata Vicenza al Carrarese. Più verisimile sembra che il dispetto naturalmente facesse prorompere Francesco da Carrara in invettive contra di chi l'avea burlato col mancare sì patentemente all'obbligo e ai patti. Ma ciò fece un bel giuoco al conte di Virtù, perchè gli servì di pretesto per intraprendere una nuova guerra contro alla casa di Carrara. Per effettuar questo disegno, ed impedire che alcuno non imprendesse la difesa del Carrarese, trattò e conchiuse lega nel dì 19 di maggio colla _repubblica di Venezia_[2004], promettendole la signoria di Ceneda, di Trivigi e d'altri luoghi; con _Alberto marchese di Ferrara_, accordandogli la restituzione di Este e d'altre terre anticamente spettanti alla casa estense; con _Francesco Gonzaga_ signore di Mantova, e colla _comunità di Udine_. Mai non si avvisò Francesco da Carrara, benchè uomo di somma avvedutezza, che i saggi Veneziani potessero condiscendere alla maggiore esaltazione del conte di Virtù, e ad avere per confinante un sì potente signore che già facea paura a tutti. Ma s'ingannò, e non mancavano a lui peccati da farne penitenza anche in questa vita. Pertanto, ritrovandosi egli attorniato da tanti nemici, e malveduto ancora da' Padovani, che mal sofferivano le tante nuove gravezze loro imposte, prese per necessità la risoluzione a lui suggerita di rinunziar Padova a _Francesco Novello_ suo figliuolo e di ritirarsi a Trivigi, dove sperava più amore e fedeltà in quel popolo, tanto da lui beneficato. Nel dì 29 di giugno seguì la rinunzia, e nel dì seguente la partenza di Francesco il vecchio alla volta d'esso Trivigi. Fatta poi la disfida dal _conte di Virtù_, cominciò il suo possente esercito, guidato da _Giacomo dal Verme_, ad inondare il territorio di Padova. Altrettanto fecero dal canto loro i Veneziani. E quantunque _Francesco Novello_ da Carrara animosamente colle sue troppo disuguali forze si opponesse, pure i nemici ora un luogo ora un altro andavano occupando; e passati, i serragli, sempre più si avvicinavano a Padova. A queste sue disavventure si aggiunse più d'una sollevazione fatta contra di lui dal popolo di Padova, sì per la troppo disgustosa visita della guerra in casa, come pel desiderio di mutar padrone, sperandone, secondo il costume delle umane lusinghe, migliore stato. In tal maniera crescendo ogni dì più il turbine esterno ed interno, Francesco Novello si ridusse a trattare d'aggiustamento. Mandò suoi ambasciatori al campo nemico, e finalmente si convenne con Giacomo dal Verme e coi provveditori veneziani che sarebbe permesso a lui d'andare in persona a trattare gli affari suoi col conte di Virtù, giacchè s'era egli figurato di poter ottenere buoni patti dalla magnanimità di quel principe; ma che intanto il castello di Padova verrebbe consegnato a titolo di deposito in mano del medesimo Giacomo dal Verme, da restituirsi, qualora non succedesse l'accordo, con altri patti, registrati nelle Storie dei Gatari. Fecesi la consegna del castello nel dì 23 di novembre, e in quello stesso giorno si mosse Francesco Novello da Padova con _Taddea Estense_ sua moglie, co' figliuoli, e col meglio di sua roba in oro, argento, gioie e danari, ascendente al valore di trecento mila fiorini d'oro, senza i panni; e s'inviò colla testa bassa alla volta di Verona per passare a Pavia. Già la città di Trivigi per sollevazion del popolo, che odiava il dominio de' Carraresi, s'era data alle armi del Visconte[2005]. Erasi ritirato nel castello _Francesco il vecchio_. Gli fu spedito il _marchese Spineta_ Malaspina a consigliarlo di rimettersi alla generosità del conte di Virtù. Di larghe promesse gli furono fatte, tanto ch'egli nel dicembre, consegnata quella fortezza agli uffiziali del Visconte, s'incamminò alla volta di Pavia. Ed ecco in poco tempo a terra la magnifica _casa da Carrara_, la quale non tardò a provare in che debili fondamenti ella avesse poste le sue speranze, e qual capitale s'avesse a fare del genio conquistatore del conte di Virtù. Intanto Padova, contro i patti, si diede ad esso conte, a cui nel dì 28 di dicembre fu spedita solenne ambasciata da quel popolo, con detestare il precedente governo dei Carraresi. Lo stesso fecero tutte le terre e fortezze, e Feltro e Cividal di Belluno. Oltre all'ingrandimento degli Stati, ebbe il conte di Virtù la consolazione ancora di veder nato un figlio maschio da _Caterina Visconte_ sua moglie nel dì 7 di settembre dell'anno presente[2006], a cui fu posto il nome di _Giovanni Maria_.

NOTE:

[1998] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.

[1999] Raynaldus, Annal. Eccles. Theodoric. de Niem, Histor. Gobel., in Cosmod.

[2000] Bonincontrus, Annales, tom. 21 Rer. Ital. Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[2001] Chronic. Estens., tom. 15 Rer. Ital.

[2002] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.

[2003] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.

[2004] Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCLXXXIX. Indiz. XII.

BONIFAZIO IX papa 1. VENCESLAO re de' Romani 12.

Dimorando in Roma _papa Urbano VI_, andava meditando d'aprir egli il giubileo romano per l'anno 1390, giacchè desiderava questa gloria e contento[2007], con aver insieme ordinato che da lì innanzi ogni trentatrè anni si celebrasse esso giubileo. Ma verso la metà d'agosto cominciò a decadere la sua sanità, in maniera che alcuni sospettarono cagionata da veleno la sua infermità[2008]. Continuò peggiorando sino al dì 18 di ottobre, in cui Dio il chiamò all'altra vita[2009]. Lasciò di sè stesso una memoria infausta appresso gli storici, perchè colla sua imprudenza ed alterigia diede non picciola occasione al deplorabile scisma suscitato dall'altrui malignità ed ambizione, e perchè uomo rotto, implacabile, crudele, e volto più che ad altro ad ingrandire i proprii nipoti, che tardarono poco a svanire con tutte le lor grandezze e ricchezze. Per questo fu chiamato dall'autore degli Annali di Forlì[2010]: _Vir pessimus, crudelis, et scandalosus, absque Consilio cardinalium, cujus dolis schismata incepere in Ecclesia Christi_. Io so che la sua memoria è difesa dall'Ammirato[2011]; e pure è da pregar Dio che di simili teste calde, sprezzatrici del consiglio dei fratelli, ed atte a rovinar sè stesse ed altrui, niuna più sia posta al governo della Chiesa sua santa. Dai cardinali raunati in Roma al numero di quattordici fu poscia eletto papa nel dì 2 di novembre il cardinal _Pietro Tomacelli_ Napoletano, benchè assai giovine, perchè uomo di petto, che assunse il nome di _Bonifazio IX_, e ricevette la corona nel dì 11 di esso mese. Eransi lusingati i Franzesi di veder finito lo scisma colla morte di _papa Urbano VI_, e che il loro antipapa _Clemente_ verrebbe invitato a Roma. Poco stettero a disingannarsi, udita la creazion del novello pontefice, il quale non tardò a rimettere nei lor gradi quattro de' cardinali che per la acerbità del suo predecessore si erano ritirati dalla Chiesa romana. Continuava intanto la guerra nel regno di Napoli[2012]; e perciocchè il _re Ladislao_, dimorante in Gaeta colla _regina Margherita_ sua madre, era giunto ad età tollerabile per contraere matrimonio, fu conchiuso l'accasamento di lui con _Costanza_ figliuola di _Manfredi_ potentissimo _conte di Chiaramonte_ in Sicilia[2013]; e questa nel dì 5 di settembre giunse a Gaeta, condottavi da quattro galee siciliane. Si accomodò a queste nozze il giovinetto principe per cogliere una ricca dote in danaro, di cui era egli allora sommamente necessitoso; ma col tempo vedremo qual conto egli facesse di questa moglie e degli altrui benefizii. L'acquisto fatto nell'anno precedente dell'isola di Zerbi verso le coste dell'Africa[2014] animò maggiormente in quest'anno i cristiani a tentar nuove imprese contra de' corsari tunesini. Quaranta furono le galee armate da' Genovesi, comandate da _Giovanni Centurione_, con venti altri legni grossi. Loro si unirono ancora alcune navi inglesi, e in questa flotta andò a militare con un corpo di bella gente il _duca di Borbone_ della casa di Francia. Sbarcarono i cristiani verso Tunisi, fecero più battaglie, ma con isvantaggio, contro quei Barbari; laonde se ne tornarono indietro non sol senza guadagno, ma con grave danno e vergogna loro.

La potenza di _Gian-Galeazzo Visconte_, appellato conte di Virtù, la quale a passi di gigante andava crescendo, cominciò a mettere in apprensione non solamente i Bolognesi, ma anche i Fiorentini. I primi, perchè temeano ch'egli risvegliasse le pretensioni passate della casa sua sopra la loro città; e il timore passò presto in certezza[2015]. Essendosi scoperto nel dì 21 di novembre un trattato di alcuni cittadini di Bologna di dar quella città al conte di Virtù, costò loro la testa, e molti altri furono confinati. Per conto poi dei Fiorentini, vedeano essi che il conte di Virtù facea leva di gente in Romagna[2016]; eravi principio di rotture coi Sanesi, malcontenti de' Fiorentini a cagione di Montepulciano, e già inclinati a chiamare per lor protettore il Visconte, istigati dal desiderio di far calar l'alterigia a' lor vicini; e già ne aveano impetrato ducento lance. Ma che? il Visconte colla sua fina politica tanto in voce, che per mezzo de' suoi ambasciatori, non d'altro parlava che di pace, e si esibiva ancora a metterla in Toscana. Anzi, per meglio addormentare i potentati d'Italia, si mostrò ben pronto alla buona volontà di _Pietro Gambacorta_ signore di Pisa, che facea premura di stabilire una lega per quiete d'ognuno. In Pisa dunque si trovarono gli ambasciatori del _Visconte_, di _Ferrara, Mantova, Bologna, Perugia, Siena, Lucca e Firenze_, degli _Ordelaffi_, dei _Malatesti_ e d'altri signori; e si stipulò una lega fra loro; con qual frutto, non tarderemo a vederlo. Fino al dì 16 di febbraio restò la città di Trevigi[2017] in mano degli uffiziali del conte di Virtù. Forse anche di più vi sarebbe restata; ma l'apprensione della potenza veneta, e il sapere che il popolo di quella città acclamò solamente San Marco, e sospirava di passare sotto il saggio governo de' Veneziani, indussero finalmente il Visconte a consegnar quella città colle fortezze, e insieme Ceneda col suo distretto ad essa repubblica in esecuzion de' capitoli della lega. Parimente nel dì 17 di ottobre mise _Alberto marchese_ di Ferrara[2018] in possesso della nobil terra d'Este cogli altri luoghi a lui destinati nella lega suddetta. Nel dì 25 di giugno (e non già nel dì 15 di novembre, come ha il Corio[2019]) esso conte di Virtù inviò a Parigi _Valentina_ sua figliuola, maritata a _Lodovico di Valois_, che già dicemmo duca di Turena e fratello del re di Francia. Negli Annali Milanesi[2020] e nella Storia del Corio si legge l'ampia nota dei gioielli, vasi d'oro e di argento, ed altri ricchi arnesi che seco portò questa principessa in Francia. Nel mese di novembre[2021] era stato gravemente infermo _Guido da Polenta_ signor di Ravenna, e i suoi figliuoli _Obizzo_, _Ostasio_ e _Pietro_ già si credeano colla morte di lui di assumere il sospirato comando. Si riebbe egli dall'infermità; ma ciò che questa non fece, gli scellerati figliuoli fecero poco appresso, con prendere il padre, e confinarlo in una prigione, dove (il quando non si sa) infelicemente egli terminò la sua vita. Il Rossi e l'autor degli Annali di Forlì[2022] scrivono ciò avvenuto nel dì 28 di gennaio dell'anno seguente; ma l'autore della Cronica Estense, allora vivente[2023], mette questo orrido fatto nel dicembre del presente. In Perugia ancora sorse fiera discordia fra i nobili e il popolo[2024]. Furono uccisi da esso popolo venti persone di quei che si appellavano i Beccarini, e più di cinquecento esiliati, con occupar tutti i loro beni, in guisa che restò come desolata quella città.

Dimoravano _Francesco il vecchio_ da Carrara in Cremona, e _Francesco Novello_ suo figliuolo in Milano[2025], continuamente menati a spasso con belle parole dai ministri di Gian-Galeazzo conte di Virtù, ma senza mai poter muoversi di colà, e molto men di vedere la faccia del conte, che risedeva in Pavia. La rabbia di Francesco il giovane era immensa contra di lui, perchè contra de' patti gli avea preso il dominio di Padova senza prima seco accordarsi, e senza finora avergli assegnato alcun onorevol compenso. Tutto dì il chiamava traditore co' suoi famigliari; gli cadde anche in pensiero di ammazzarlo, e ne divisò anche la maniera; ma avendo confidato l'affare ad Artuso conte, nobile padovano, a lui spedito dal padre, questi non per malizia, ma imprudentemente si lasciò uscir di bocca il segreto, tanto che la notizia ne pervenne a Gian-Galeazzo. Nulla di meno (e ciò sia detto in sua lode) Gian-Galeazzo, senza voler imitare i crudi tiranni, lo scusò, e dopo qualche tempo assegnò al Carrarese il possesso e dominio del castello di Cortesone nell'Astigiano, abitato da gente micidiaria, e inoltre cinquecento fiorini d'oro il mese. Mostrò Francesco Novello d'esserne contento, e solamente chiese licenza di poter abitare per quattro mesi in Asti, città ceduta dal Visconte al genero suo duca di Turena, finchè potesse far acconciare la casa dirupata che dovea servirgli di stanza. Accordatagli tal grazia, e preso il possesso del castello, andò con _Taddea Estense_ sua moglie ad Asti. Quivi stando, ossia, come vuole l'Ammirati[2026], che segreto impulso gli fosse dato dai Fiorentini; oppure, come scrivono gli storici padovani, che lo sdegno suo incredibile contra del conte di Virtù, e insieme la speranza di ricuperare la perduta città di Padova, il movessero: determinò di fuggirsene. Fingendo dunque di voler andare a Vienna del Delfinato per adempiere un suo voto a santo Antonio, senza chiedere licenza, imprese il viaggio colla moglie nel mese di marzo di quest'anno, per quanto io credo, e passò l'Alpi. Nè sì tosto fu uscito de' confini del conte di Virtù, che fece anche uscir d'Asti tutti i suoi figliuoli, con ordine di passare a Firenze, dove anch'egli avea stabilito di portarsi. Andato ad Avignone, trattò coll'antipapa _Clemente_; poscia, imbarcatosi a Marsiglia, venne verso Genova, e parte per mare, parte per terra arrivò a Pisa, e finalmente a Firenze, dove si riposò. I pericoli da lui passati nel viaggio, e i patimenti sofferti furono ben molti. Bella è la dipintura che ne fa il Gatari iuniore nella sua Cronica. L'inaspettata fuga del Carrarese sommamente dispiacque a _Gian-Galeazzo Visconte_, e fu poi cagione che sul fine di luglio facesse passare il _vecchio Francesco_ di lui padre da Cremona nel castello di Como sotto buone guardie, senza dargli qualche libertà di trattare co' suoi, e con avergli occupato tutti i danari, gioie ed argenti per la somma di trecento mila fiorini d'oro. Avea lo scaltro vecchio mostrato, ed anche fatto intendere al conte di Virtù il singolar suo dispiacere per la fuga del figliuolo, e si esibì anche di farlo ritornare: al qual fine scrisse anche lettere assai calde al medesimo. Ma internamente giubilò per la coraggiosa risoluzione da lui presa; e a chi portava quelle lettere diede segreto ordine di maggiormente confortarlo a ricuperare il suo, senza apprendere i pericoli del padre, e di non mettersi mai più in mano del conte del Virtù con tutte le magnifiche sue esibizioni. Fermossi _Francesco Novello_ in Firenze non poco tempo. Parve sulle prime grande il freddo di quei magistrati verso di lui, per non dar gelosia a Gian-Galeazzo; ma probabilmente in segreto trattavano con lui; e certo nell'andare innanzi gli mostrarono più affetto; giacchè quegli accorti cittadini tenevano per inevitabile la guerra coll'insaziabile signor di Milano. Un pezzo curioso e gustoso di istoria (torno a dirlo) è quello dei Gatari Padovani[2027] nella descrizion minuta delle avventure del suddetto Francesco Novello. Io appena le ho accennate, di più non permettendo l'assunto mio. Essendo ito in quest'anno _Carlo VI_ re di Francia ad Avignone a visitar l'antipapa _Clemente_[2028], per opera sua fu coronato nella festa dell'Ognissanti re delle due Sicilie _Lodovico iuniore d'Angiò_, che già meditava di venire in Italia. L'atto di quella funzione si legge nella raccolta del Leibnizio[2029].

NOTE:

[2005] Redus., Chronic., tom. 19 Rer. Ital.

[2006] Chronic. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.

[2007] Theodoric. de Niem, Hist. Gobelinus, in Cosmod.