Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 61

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Fu chiamato in quest'anno da Dio a miglior vita _Innocenzo VI_ sommo pontefice in Avignone[1638], essendo succeduta la di lui morte nella notte del dì 12 venendo il 13 del mese di settembre, dopo il contento d'aver inteso che i Romani, prima ribelli, gli aveano data la libera signoria della città, con patto che il _cardinale Albornoz_ non vi avesse uffizio o giurisdizione alcuna. Se men amore avesse egli avuto per li suoi parenti, ossia men cura d'ingrassarli, così lodevoli furono le altre sue operazioni, che fra gli ottimi pontefici avrebbe potuto prendere qualche sito. Poichè, quanto al dirsi da Pietro Azario[1639] che devastò la Chiesa romana, nè fece grazia ad alcuno; e che chiunque volle benefizii, bisognò che li comperasse da lui e da' suoi cortigiani, con pagare poscia le rendite del primo anno al tesoriere del signor di Milano: si può dubitare se tal racconto in tutto sia assistito dalla verità. Certo è nondimeno che i Visconti allora aggravavano forte i beni delle chiese, senza alcun timor di Dio. Non accordandosi i cardinali in eleggere papa alcuno dell'ordine loro[1640], finalmente diedero i lor voti a _Guglielmo di Grimoaldo_, abbate di San Vittore di Marsilia, dell'ordine di San Benedetto, uomo di sessanta anni, scienziato, di vita sommamente onesta e religiosa, che odiava la pompa della corte d'allora. Non era egli in Avignone, perchè dianzi inviato con titolo di nunzio alla _regina Giovanna_, e trovandosi in Firenze, gli fu segretamente portata la nuova, giacchè si tenne occulta l'elezione, finchè egli arrivasse ad Avignone. Racconta Giorgio Stella[1641], tanta essere stata la di lui umiltà, che, in passando per Genova, avvegnachè sapesse d'essere papa, pure andò a visitare il _doge Boccanegra_, accompagnato da un solo notaio. Nella notte nel dì 30 d'ottobre giunse egli ad Avignone, e nel dì seguente, pubblicato papa, prese il nome di _Urbano V_, con essere poi seguita nel dì 6 di novembre la sua coronazione. Cessato lo spavento della peste, saltò fuori de' nascondigli _Bernabò Visconte_, e venne a Parma, dove cominciò un trattato per avere a tradimento la città di Reggio. Matteo Villani scrive[1642] che cinque mila de' suoi masnadieri (numero, a mio credere, eccessivo) entrarono in quella città; ed avere _Feltrino da Gonzaga_ signor della terra con gran valore, benchè con poca gente, assaliti e messi in fuga gli entrati, e fattine molti prigioni. Parevano in poco buono stato gli affari del _cardinal Egidio Albornoz_, legato per la potenza di Bernabò, il quale pien di superbia moveva esorbitanti pretensioni alla corte pontificia in un trattato incominciato di pace. Ma in breve cangiò aspetto la forma, perchè l'industrioso porporato cotanto s'affaticò che strinse seco in lega[1643] verso il fine di aprile _Niccolò marchese_ di Ferrara, _Francesco da Carrara_ signor di Padova, e _Feltrino da Gonzaga_ signore di Reggio, tutti interessati nell'impedire l'accrescimento di potenza di Bernabò, che di niun facea conto e tutti conculcava. Per questa lega ricuperò il marchese Niccolò dal cardinale le due terre di Nonantola e Bazzano, già tolte al distretto di Modena dai Bolognesi: il che loro molto dispiacque. Nel dì 19 di maggio strinse il marchese Niccolò maggiormente l'alleanza sua col signor di Verona[1644], avendo presa per moglie _Verde dalla Scala_, sorella d'esso _Can Signore_. Fu notificata per mezzo degli ambasciatori loro da questi principi a Bernabò la lega contratta, con pregarlo di dar orecchio ad una buona pace. Furono essi dileggiati da quel bestione, e la Cronica Padovana[1645] ha che egli mandò tre abiti bianchi a quei del Carrarese, e li forzò a prendere l'udienza pubblica in quella forma. Donò loro de' vasi d'argento, ma con figure derisorie di tutti, e si vantava che tratterebbe da putti ognun di questi suoi nemici.

Nè tardò il Visconte a dar principio alla guerra, facendo scorrere sul Modenese le genti sue ch'erano a Castelfranco sul Bolognese. _Anichino di Mongardo_, dopo essere stato in Puglia colla sua compagnia, ed essersene partito con poco onore, era venuto a' servigi di Bernabò. Costui circa il dì 20 di maggio con tre mila cavalli ed altrettanti fanti venne sul Modenese a Massa e Solara, distruggendo il paese, e piantò una bastia a Solara sul canale, ossia sul Panaro; e, ciò fatto, se ne tornò in Lombardia. Sul fine dello stesso mese il vecchio _Malatesta_ signor di Rimini capitano della lega[1646] raunò la sua armata in Modena, e venuto sul basso Modenese a Massa, quivi piantò anche egli una bastia. Poscia marciò sul Parmigiano a' danni di Bernabò, alle cui genti verso Peschiera fu data una rotta sul principio di giugno. Teneva esso Bernabò l'importante fortezza di Rubiera, posta sulla Via Claudia al fiume Secchia, che gli serviva d'asilo per far passare le sue armi alla volta del Bolognese. Salvatico de' Boiardi, che gliela avea data con ritenersi il Cassero, la ribellò, e consegnò quella terra al marchese di Ferrara[1647]. Per tale acquisto in Modena e Bologna gran festa si fece, e si accesero molti falò. Ribellaronsi in questi tempi molte nobili casate guelfe di Brescia a Bernabò[1648], e dopo aver prese alcune castella di quel territorio, si collegarono con _Cane Signore_ dalla Scala. Fu in pericolo la stessa città di Brescia[1649], e l'esercito della lega essendovi accorso, vi mise l'assedio, e ne fece scappare Bernabò che dentro v'era. Ma, sopraggiunta la peste, sconcertò tutta l'impresa, con essere forzata quell'armata a ritirarsi[1650]. Modena in quest'anno e Bologna[1651] furono sommamente afflitte da essa pestilenza, siccome ancora varie parti della Toscana e del regno di Napoli provarono il medesimo flagello. Scritto è che in Modena e ne' suoi borghi perirono trentasei mila persone. Fra le varie vicende della guerra sul Bresciano riuscì a Bernabò di ritorre ai collegati Ponte Vico sull'Oglio, con far prigione quel presidio, consistente in dieciotto bandiere tra cavalieri e fanti. Anche nel novembre riportò la sua gente sul Reggiano alquanto di vittoria sopra i collegati. Contuttociò poco ben passava ad esso _Bernabò_ la guerra in queste parti, e più favorevole non era la fortuna a _Galeazzo_ suo fratello nella guerra con _Giovanni marchese_ di Monferrato. Trovandosi questo principe assai forte per la gran compagnia d'Inglesi, Franzesi e Normandi ch'egli avea tratta di Provenza, s'impadronì di Voghera, Sala, Garlasco, Romagnana, Castelnuovo di Tortona, e di altre terre su quel di Novara, di Tortona e di Pavia. Avea _Galeazzo_ al suo soldo il _conte Lando_ colla sua compagnia di Tedeschi; ma costui poco si curava di spargere il sangue per altrui[1652]. L'unico suo intento e dei suoi era di spremere il sangue dalle borse altrui, e di vendersi, a chi più dava. Con più fedeltà servirono gl'Inglesi al marchese di Monferrato, sotto il comando di Albaret Sterz capitano di quella gente, e di nazione Tedesco. La lor bravura, i lor costumi, le loro scelleraggini si veggono descritte da Pietro Azario, siccome ancora da lui abbiamo il filo della guerra fatta in quelle parti colla distruzione di tutti que' paesi. Col marchese teneva _Simonino Boccanegra_ doge di Genova, ed in rinforzo suo inviò colà molta gente insieme con _Luchinetto_, figliuolo del fu _Luchino Visconte_ signor di Milano, a cui avea data in moglie una sua figliuola. Tentò questa gente la città di Tortona, ma invano. Furono devastate o spogliate assaissime terre dagli armati, e nello stesso tempo la pestilenza facea del resto.

Per giunta a tanti scompigli della misera Italia insorse in quest'anno guerra fra le repubbliche di Firenze e di Pisa[1653], città rivali fin da' vecchi tempi. Gran preparamento d'armi e d'armati fece l'uno e l'altro popolo. Nel dì 19 di luglio giunse l'armata de' Fiorentini, passato il fosso Arnonico, ardendo e saccheggiando, sino in vicinanza di Pisa, dove, a scorno dei Pisani, fece correre un ricco palio di velluto. Presero i Fiorentini le terre di Pecciole, Montecchio, Aiatico e Toano, e ne arsero molte altre. Anche per mare fecero guerra a' Pisani, avendo preso al soldo loro quattro galee genovesi, colle quali occuparono l'isola del Giglio e Porto Pisano. Però l'anno presente riuscì molto funesto al popolo di Pisa. Nelle nobilissime ed antichissime case di Savoia e d'Este non si leggono tradimenti ed omicidii dimestici. Non così fu nelle meno antiche e meno nobili dei Carraresi, degli Scaligeri ed altre d'Italia, siccome abbiam veduto. Entrò nell'anno presente questo diabolico pensiero, figliuolo della troppa voglia di dominare, in _Lodovico_ e Francesco figliuoli di _Guido da Gonzaga_[1654]. Nel dì 13 di ottobre (il Platina[1655] scrive nel dì 2 di esso mese) amendue congiurati contra di _Ugolino_ signore di Mantova, lor fratello maggiore, ed uomo di gran senno e valore, il privarono proditoriamente di vita, e presero in sè la signoria della città con grande affanno di _Guido_ lor padre tuttavia vivente, benchè altri scriva ch'egli stesso n'ebbe la colpa. Un grosso anacronismo è quello del Corio[1656], che riferisce questa detestabile uccisione all'anno 1376. Venne a morte in questo anno a' dì 26 di maggio _Luigi re_ di Napoli, marito della _reina Giovanna_, in età d'anni quarantadue. Il ritratto che di lui lasciò Matteo Villani[1657], è assai svantaggioso, rappresentandolo uomo di vita assai sconcia e dissoluta, poco amico del suo sangue, vile nelle avversità, che appresso di sè mai non volle uomini virtuosi, che formò il suo consiglio di sola gente malvagia, e maltrattò la reina sua consorte, con giugnere alcune volte a batterla. Ora trovandosi la reina Giovanna vedova, e conoscendo di non poter senza appoggio governar le teste calde de' Napoletani, e tener in freno i principi reali, pensò di accasarsi di nuovo. Fece premura _Giovanni re_ di Francia alla corte di Avignone, per darle in marito _Filippo duca_ di Tours suo figliuolo cadetto; ma Giovanna, volendo piuttosto chi le ubbidisse, che chi le comandasse, antepose _Giacomo d'Aragona_, figliuolo del re di Maiorica, giovane bello e valoroso, con patto che non assumesse il titolo di re, e si contentasse di quello di duca di Calabria; e nascendo figliuoli, giacchè Giovanna era anche in età capace di farne, ad essi, e non al padre, si devolvesse il regno. Il contratto stabilito nel dì 14 di dicembre dell'anno presente si legge intero presso il Rinaldi[1658].

NOTE:

[1636] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic.

[1637] Matteo Villani, lib. 10, cap. 67.

[1638] Vita Innocentii VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. 11, cap. 26.

[1639] Petrus Azarius, Chron., tom, 16 Rer. Ital., pag. 370.

[1640] Vita Innocentii VI.

[1641] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[1642] Matteo Villani, lib. 10, cap. 90.

[1643] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.

[1644] Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. eod.

[1645] Additamenta ad Cortus. Hist., tom 12 Rer. Italic.

[1646] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.

[1647] Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital.

[1648] Corio, Istor. di Milano.

[1649] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital., pag. 392.

[1650] Matteo Villani, lib. 11, cap. 4.

[1651] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.

[1652] Petrus Azarius, Chronic., tom. 16 Rer. Ital., pag. 380.

[1653] Matteo Villani, lib. 11, cap. 2.

[1654] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[1655] Platin., Histor. Mant., tom. 20 Rer. Ital.

[1656] Corio, Istor. di Milano.

[1657] Matteo Villani, lib. 10, cap. 100.

Anno di CRISTO MCCCLXIII. Indizione I.

URBANO V papa 2. CARLO IV imperadore 9.

Fu solennemente scomunicato nel marzo di quest'anno da _papa Urbano_, e dichiarato eretico, _Bernabò Visconte_, con tutte le maledizioni e pene che si usavano in quei tempi, non ostante che il re di Francia pontasse assaissimo in favore di lui[1659]. Inferocì maggiormente per questo il Visconte, ed inteso che le genti del marchese di Ferrara coll'altre dei collegati aveano assediato, o si disponevano ad assediar la bastia di Solara sul Modenese, in persona, con due mila e cinquecento cavalieri e molta fanteria, cavalcò nel principio d'aprile a quella volta, ed ebbe tal possanza, che introdusse trentasei carra di munizioni da bocca e da guerra in essa bastia. Vi entrò egli stesso, e visitò tutto; ma colpito da un verrettone in una mano, si condusse a Crevalcuore per farsi curare, lasciando l'oste in que' contorni. Allora _Feltrino da Gonzaga_, che pochi giorni prima avea ricevuto il bastone da comando di tutta l'armata collegata, valorosamente uscì ad assalire i nemici. Durò sino al vespro l'ostinata battaglia con gran prodezza degli uni e degli altri[1660]; ma in fine fu rovesciato e disfatto interamente l'esercito del Visconte. Vi restarono prigionieri assaissimi signori della prima nobiltà[1661], fra' quali _Ambrosio Visconte_ bastardo di Bernabò, e generale della sua armata, _Lionardo dalla Rocca_ Pisano, _Andrea dei Pepoli_ da Bologna, _Marsilio_ e _Guglielmo Cavalcabò_ da Cremona, _Guido Savina_ da Fogliano Reggiano, _Giberto_ e _Pietro_ signori di Correggio, _Giovanni Ponzone_ da Cremona, _Sinibaldo_ figliuolo di Francesco degli Ordelaffi, _Beltramo Rosso_ da Parma, _Antonio_ figliuolo di Giberto San Vitale da Parma, _Giovanni_ dalla Mirandola, _Giberto Pio, Niccolò Pelavicino_ da Piacenza, oppure da Parma, ed altri, dei quali fa menzione anche Matteo Villani[1662]. Scrive questo autore che nel dì 16 d'aprile succedette esso fatto d'armi. La Cronica di Bologna la mette nel dì 6. Parmi più sicuro l'attenersi alla Cronica Modenese di Giovanni da Bazzano, terminata appunto in questo anno, dove è detto che _die dominico IX aprilis_ venne Bernabò a fornir la bastia di Solara, e che, nell'andarsene, fu sconfitto dalle genti del marchese d'Este e della lega. Dopo sì gloriosa vittoria fu continuato l'assedio della bastia di Solara, la quale nel dì 31 di maggio si trovò obbligata a rendersi al _marchese Niccolò_ d'Este. E i signori della Mirandola, che dianzi tenevano la parte di Bernabò, lasciarono entrare in quella terra la guarnigion della lega[1663]. Ma sul principio di giugno eccoti comparire un nuovo esercito di Bernabò sul Modenese, che si accampò alla villa de' Cesi, e quivi fabbricò una nuova bastia. Ribellossi ancora al marchese Niccolò _Galasso de Pii_ signore di Carpi. La politica di Bernabò era di sciogliere il più presto che potea le leghe fatte contro di lui. Però, veggendo che questa già s'era messa a dargli delle dure lezioni, prestò subito orecchio ad un trattato di pace; e laddove egli in Milano e i suoi ambasciatori in corte del papa parlavano alto per l'addietro, cominciarono a favellare più dolce. Il perchè nel settembre fu fatta una tregua fra lui e la lega, acciocchè fra tanto si smaltissero le difficoltà della pace, di cui si trattò nel verno seguente[1664]. Di questo riposo si servì Bernabò, per ben munire le castella da lui occupate, e la bastia de' Cesi, con grave incomodo e danno dei Modenesi.

Nei medesimi tempi più che mai dura fu la guerra fra _Galeazzo Visconte_ e _Giovanni marchese_ di Monferrato. Venuto in Italia Ottone della nobilissima _casa di Brunsvich_, principe di gran senno e valore[1665], entrò anch'egli al servigio del marchese, ed unitosi con _Albaret_ capo della compagnia degl'Inglesi, di fiere ostilità fece contra del Visconte. Giacchè andò in fumo un trattato di pace promosso dallo stesso Galeazzo, la compagnia degli Inglesi nel dì 4 di gennaio di quest'anno, valicato a guazzo il Ticino, entrò furibonda nel contado di Milano. Prese Mazenta, Corbetta; arrivò a Legnano, Nerviano, Castano, e giunse fin cinque o sei miglia in vicinanza di Milano. Più di secento nobili fecero prigioni, e carichi d'immense spoglie se ne tornarono sani e salvi a Romagnano. Avvenne che nel dì 22 d'aprile essi Inglesi cavalcarono per vettovaglia a Briona sul Novarese. Trovavasi allora in Novara a' servigi di Galeazzo il conte _Corrado Lando_, capitano, tante volte di sopra nominato, della compagnia de' masnadieri tedeschi. Costui, benchè poco gl'importassero gli andamenti e saccheggi de' nemici[1666], pure tanto fu tempestato, che, dato di piglio alle armi, co' suoi cavalcò per iscacciare gl'Inglesi. Venne con loro alle mani, ma, percosso con una lancia, lasciò ivi la vita, pagando con un sol colpo tante iniquità da lui commesse per più anni in varie contrade d'Italia. Ma perciocchè non potea il marchese di Monferrato supplire alle tante spese che occorrevano per pagare la suddetta copiosa compagnia bianca degl'Inglesi, pensò a scaricarsi della maggior parte d'essi. Per buona fortuna erano capitati colà gli ambasciatori de' Pisani, offerendosi di prenderli al loro soldo, e si stabilì il contratto: del che fu ben contento _Galeazzo Visconte_, che d'accordo permise loro di passare pel Piacentino alla volta di Pisa. Erano circa tre mila cavalieri, tutti brava gente. _Ottone di Brunsvich_ col resto di quella compagnia stette saldo al servigio del marchese. Sminuite in questa maniera le forze nemiche, Galeazzo da lì innanzi ricuperò molte terre a lui tolte ne' contadi di Pavia e Tortona: al che molto contribuì il senno e valore di _Luchino del Verme_ suo capitan generale.

In quest'anno essendo gravemente malato _Simone Boccanegra_ doge di Genova[1667], il popolo prese l'armi, e messe le guardie al palagio ducale, creò, vivente ancora il Boccanegra, un nuovo doge, cioè _Gabriello Adorno_, mercatante di molta saviezza e buona fama, senza che fosse permesso ai nobili e grandi d'intervenire all'elezione. O sia che al Boccanegra avesse alcuno dato dianzi il veleno, oppur che ciò succedesse dipoi, certamente pubblica voce corse ch'egli fosse aiutato a sbrigarsi dal mondo. Obbrobriosamente più per li Genovesi che per lui, fu portato il suo cadavero alla sepoltura da due facchini e da un famiglio. Seguitò in quest'anno ancora la guerra de' Fiorentini contro i Pisani[1668], con vicendevol perdita ora degli uni ed ora degli altri. Ma in una battaglia, che fu assai aspra sul Pisano, restò rotta dai Fiorentini, e dal prode lor capitano _Pietro da Farnese_ l'oste de' Pisani, e vi fu fatto prigione _Rinieri da' Baschi_ capitano dell'armata. Poscia nel mese di maggio cavalcò l'esercito fiorentino di nuovo sino alle porte di Pisa, e quivi fece battere moneta d'oro e d'argento in dispetto dei Pisani: che di queste inezie si pasceva allora la vanità de' nostri Italiani. Essendo mancato di vita nel seguente giugno il valoroso Pietro di Farnese, in suo luogo fu eletto capitano della guerra _Ranuccio_ suo fratello, uomo di molta lealtà, ma poco sperto nel mestier della guerra. Arrivò intanto la compagnia degl'Inglesi, comandata da _Albaret_, in Toscana[1669], ed allora i Pisani cavalcarono senza opposizione alcuna sul contado di Firenze, con rendere il sacco a misura colma ai Fiorentini. Saccheggiando e bruciando giunsero fin sotto le porte di Firenze, e quivi impiccarono tre asini, per far onta a quegli abitanti, e li caricarono di villanie. Per questa mutazion di fortuna i Fiorentini elessero per lor capitano _Pandolfo Malatesta_, che si portò colà, menando seco cento uomini d'arme e cento fanti. Tardarono poco ad esserne scontenti, perchè assai segni diede egli di volerli ridurre a dargli la signoria della città: dal che erano essi ben lontani. Preso che ebbero gl'Inglesi e Pisani nel dì 6 di settembre il borgo di Feghine, andò verso quella parte tutta la gente d'armi de' Fiorentini[1670]; ma sul principio d'ottobre spintisi loro addosso gl'Inglesi, li misero in rotta, facendo prigione Ranuccio da Farnese e molti altri nobili, oltre la ciurma de' soldati. Fu anche disfatta da' Sanesi nel dì 8 d'ottobre la compagnia del Cappello di gente tedesca, la qual veniva al servigio del comune di Firenze. Cagion furono poco appresso i mali portamenti di _Pandolfo Malatesta_, che i Fiorentini il cassassero, e chiamassero per lor capitano _Galeotto Malatesta_, uomo di gran credito, ma vecchio. Se ne ritornarono poi a Pisa sul venire del verno gl'Inglesi carichi di prede e di prigioni, e si risero de' Pisani che li vedeano mal volentieri entro la città. Venne in quest'anno a Napoli _Giacomo infante di Maiorica_, nuovo marito della _regina Giovanna_[1671], nè tardarono ad insorgere dissensioni fra loro, parendo a lui cosa vergognosa l'avere per moglie una regina, senza partecipar del titolo e degli onori del trono, e senza poter mettere presidio neppure in una sola fortezza. Il papa con sue lettere lo esortò all'osservanza de' patti; ma egli non fu mai per l'avvenire contento d'un matrimonio che il facea comparire servo e non padrone in quel regno, anzi se ne tornò presto in Ispagna. Nel giugno di questo anno[1672] _Can Signore_ dalla Scala menò moglie _Agnese_ figliuola del duca di Durazzo, e per molti giorni tenne in Verona corte bandita, alla quale intervennero _Niccolò marchese_ di Ferrara, _Francesco da Gonzaga_ signore di Mantova, _Regina_ moglie di _Bernabò Visconte_, e gli ambasciatori d'altri signori.

NOTE:

[1658] Raynald., Annal. Eccles.

[1659] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Raynaldus, Annal. Eccles.

[1660] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Mutinens., tom. eod.

[1661] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Italic. Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. Additamenta ad Cortusior. Histor., tom. 12 Rer. Ital.

[1662] Matteo Villani, lib. 12.

[1663] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.

[1664] Additamenta ad Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.

[1665] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital., pag. 408.

[1666] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.

[1667] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. 11, cap. 42.

[1668] Idem, cap. 45.

[1669] Filippo Villani, lib. 11, cap. 63.

[1670] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Italic.

Anno di CRISTO MCCCLXIV. Indizione II.

URBANO V papa 3. CARLO IV imperadore 10.