Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 51
Minacciando più che mai la gran compagnia masnadiera del _duca Guarnieri_ di passar dalla Romagna su quel di Bologna[1383], _Taddeo de' Popoli_ signore di quella città, invece di avventurare una battaglia con gente disperata, e che nulla avea da perdere, s'appigliò al saggio partito di difendersi coll'oro, e vi acconsentirono gli Estensi e Scaligeri suoi collegati. Passò dunque nel giorno 25 o 26 di gennaio quella barbarica armata pel contado di Bologna senza far danno. Nel dì 28 o 29 venne ad accamparsi nelle ville del Modenese[1384] al Colombaro, al Montale, a Mugnano, Formigine, Bazovara, e vi si fermò per otto giorni[1385]. Contuttochè da Modena fosse recata a costoro l'occorrente vettovaglia, pure fecero un netto di tutto il foraggio, vino e masserizie dei contadini, e molti ancora della povera gente si trovarono impiccati da razza cotanto spietata. Andarono poi nel dì 4 di febbraio su quel di Reggio, e di là sul Mantovano, commettendo dappertutto indicibili danni e violenze. Tornarono dipoi sul Modenese a Ganaceto, Soliera, Carpi, Campo Galliano, e ad altre ville. Tutto era pieno di desolazione. L'ultimo ripiego per allontanar sì grave tempesta fu di accordarsi con loro, pagando dieci mila fiorini d'oro: con che dessero buoni ostaggi d'andarsene con Dio alle case loro. Fu data esecuzione all'accordo; e quella mala gente piena d'oro e di spoglie, parte se ne tornò in Germania, e parte divisa entrò al soldo di varii principi d'Italia[1386]. Era in questi tempi guerra fra i _marchesi estensi, Scaligeri_ e _Pepoli_ dall'una parte, _Luchino Visconte_ e i _Gonzaghi_ dall'altra. Nel dì 21 di gennaio, avendo _Obizzo marchese_ d'Este qualche trattato in Parma, colle sue genti e con quelle de' collegati, alle quali s'unirono Giberto da San Vitale, Vecchio de' Rossi, Ugolino Lupo ed altri Parmigiani, segretamente cavalcò alla volta di Parma. Perchè non ebbe effetto il trattato, se ne tornarono indietro colle pive nel sacco, senza recar danno ad alcuno. Seguì poi nel giorno 25 di marzo una tregua di tre anni fra il Visconte, gli Estensi e gli altri alleati. Parimente nel maggio di quest'anno _Mastino dalla Scala_ signor di Verona e Vicenza, ed _Ubertino da Carrara_ signor di Padova[1387] giudicarono più spediente il dar fine alla vecchia lor nemicizia, ed, insieme abboccatisi a Montagnana, si abbracciarono e fecero pace fra loro: il che recò non poca gelosia ai Veneziani, signori allora di Trivigi.
NOTE:
[1372] Albertus Argentinus, Chron. Raynaldus, Annal. Eccles.
[1373] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 9.
[1374] Dominicus de Gravina, Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[1375] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1376] Cronica Sanese, tom. eod.
[1377] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
[1378] Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital.
[1379] Raphael Caresinus, Chron., tom. 12 Rer. Ital. Marino Sanuto, Istor., tom. 22 Rer. Ital.
[1380] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 15.
[1381] Cronica Sanese, tom. 15 Rer. Ital.
[1382] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
[1383] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffonibus, Chron., tom. eodem.
[1384] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.
[1385] Chron. Estense, tom. eod.
[1386] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCCXLIV. Indizione XII.
CLEMENTE VI papa 3. Imperio vacante.
Nel dì 28 o 29 di maggio mancò di vita in Ferrara _Niccolò marchese_ d'Este, e al corpo di lui con gran solennità fu data sepoltura[1388]. Restò perciò unico signore di Ferrara e Modena il marchese Obizzo, il quale in quest'anno appunto acconciò i suoi interessi con papa _Clemente VI_, ricevendo da lui la conferma del vicariato di Ferrara, con promettere l'annuo censo per quella città alla santa Sede, e un altro per Argenta all'arcivescovo di Ravenna. In molte angustie si trovavano in questi tempi _Azzo_ e _Guido da Correggio_ signori di Parma. Durava contra di loro la nemicizia di _Mastino dalla Scala_, collegato degli Estensi e de' Pepoli. Aveano anche sulle spalle i Sanvitali, Rossi, Lupi ed altre potenti famiglie fuoruscite di quella città, che faceano lor temere qualche occulta congiura fra gli stessi cittadini. Vennero dunque in parere di vendere Parma al suddetto marchese Obizzo per settanta mila fiorini d'oro. Non fu difficile al marchese di ottenere da Mastino dalla Scala il beneplacito di accudire a questo trattato, perchè così veniva lo Scaligero a vendicarsi de' Correggeschi, e s'impediva che Parma non cadesse nelle mani di Luchino Visconte, principe che più degli altri pensava a dilatare il suo dominio. Stabilito il contratto nel dì 23 d'ottobre[1389], fu spedito dal marchese con alcune squadre di cavalleria e fanteria Giberto da Fogliano a prendere il possesso di quella città, che gli fu dato dal suddetto Azzo da Correggio. Ma restò ben deluso Guido suo fratello, perchè Azzo, aggraffato tutto quell'oro, niuna parte a lui ne lasciò toccare; laonde Guido con Giberto ed Azzo suoi figliuoli disgustato si ritirò a Brescello e Correggio sue terre. Tenuto fu poscia un parlamento in Modena nel dì quarto di novembre, dove, intervenuti _Mastino dalla Scala_, e il suddetto _Azzo_ con _Giovanni_ suo fratello e Cagnolo nipote, cederono ogni lor ragione sopra Parma al marchese Obizzo. Disposte in questa maniera le cose, ed ottenuto un passaporto da _Filippino da Gonzaga_ signore di Reggio, si mosse da Modena il marchese nel dì 10 di novembre con quantità numerosa di fanti e cavalli per andare a visitar l'acquistata città. Seco erano _Malatesta_ signore di Rimini, _Ostasio da Polenta_ signor di Ravenna e Cervia, _Giovanni_ figlio di _Alberghettino dei Manfredi_ signor d'Imola, ed altra fiorita nobiltà. Incontrato ed accolto con somma allegrezza dai Parmigiani, nel dì 24 di novembre fu da essi eletto e proclamato per loro signore. Fin qui il sereno non potea essere più bello, ma durò ben poco.
In questo mentre Filippino da Gonzaga, ito a Milano, congiurò con Luchino Visconte alla rovina dell'Estense, e niuna difficoltà trovò in lui, perchè gli fece sperar l'acquisto di Parma. Luchino, senza mettersi in pena per la tregua già stabilita coll'Estense, diede al Gonzaga ottocento cavalieri, e molte bande di fanti e balestrieri, che segretamente per varie vie s'inviarono a Reggio[1390]. Ora nel dì 6 di dicembre, dopo aver lasciato buon ordine in Parma, si mise in viaggio il marchese colle sue genti per tornarsene a Modena, e si fermò la notte a Montecchio. Nel giorno seguente, arrivate le sue milizie alla villa di Rivalta del distretto di Reggio di Lombardia, scoppiò il tradimento del Gonzaga, ch'era in agguato con tutte le sue forze, ed improvvisamente assalì i mal venuti. Marciavano senza alcuna ordinanza e con tutta pace le genti dell'Estense, e perciò furono ben tosto messe in isconfitta, restando prigioni settecento ventidue persone, e fra loro molti contestabili e nobili, cioè Giberto da Fogliano con un figliuolo e nipote, Giovanni de' Malatesti da Rimini, Sassuolo da Sassuolo, ed altri ch'io tralascio. Per la valida difesa de' Tedeschi fu riscosso dalle mani de' nemici il _marchese Francesco_ Estense figliuolo del fu _Bertoldo_. Veniva dietro alle sue genti il marchese Obizzo cogli altri signori, e, udito l'inaspettato colpo, si ritirò a Montecchio, e di là a Parma. Gran rumore fece per tutta Lombardia la fellonia ed infame impresa di Filippino da Gonzaga[1391]; ed egli se ne scusava con dire d'aver bensì conceduto il passaporto per l'andare, ma non già pel ritornare: scusa da non adoperarsi se non da principi di mala fede e di poca onoratezza. Dopo avere il marchese Obizzo lasciato per suo vicario in Parma il marchese Francesco suddetto, nel dì 21 di dicembre venne a Piolo, poscia a Frassinoro e Monfestino, e nel dì del santo Natale fu in Modena. _Mastino dalla Scala_, il _Pepoli_ e _Francesco degli Ordelaffi_, ognun di essi gli mandò rinforzi di gente. Erasi _Luchino Visconte_ disgustato co' Pisani[1392] pel mal trattamento (diceva egli) da lor fatto a _Giovanni da Oleggio_ suo capitano[1393], e per aver essi cacciati dalla città di Lucca i figliuoli di Castruccio. Ai potenti non mancano mai pretesti per isfoderar la spada contra chi è da meno, Mandò perciò in aiuto del vescovo di Luni mille e ducento cavalieri. Pietrasanta e Massa furono prese dal vescovo, e la gente di Luchino nel dì 5 d'aprile in una battaglia diede una fiera percossa ai Pisani, e passò anche sul loro contado, prendendo varie terre. Se non era la pestilenza ch'entrò nell'armata del Visconte, si trovava a mal partito il comune di Pisa. La instabile città di Genova cangiò di doge sul fine di quest'anno[1394]. Era malveduto _Simone Boccanegra_ dalle quattro principali famiglie di quella città, cioè dai Doria, Spinoli, Fieschi e Grimaldi, in parte allora fuoruscite. Di gran partigiani aveano queste entro e fuori di Genova. Però venuti i fuorusciti ne' borghi della città, senza recar danno alcuno, il Boccanegra, accortosi di quel che si tramava, non volle aspettare di scendere per forza, ma occultamente nel dì 23 di dicembre si ritirò co' fratelli e colla famiglia, andando a Pisa. Entrarono gli usciti; la pace si ristabilì, e poi, non senza tumulto, fu nel giorno di Natale proclamato doge di quella città _Giovanni da Murta_ dell'ordine de' nobili. Ma poco stette a sconvolgersi Genova per la divisione e discordia, troppo allora familiare in quell'altero popolo, siccome apparirà all'anno seguente.
NOTE:
[1387] Cortusiorum Histor., tom. 12 Rer. Ital.
[1388] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Johannes de Bazano, Chron. Mutinense, tom. eod.
[1389] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
[1390] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
[1391] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 34. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
[1392] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 25.
[1393] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCCXLV. Indizione XIII.
CLEMENTE VI papa 4. Imperio vacante.
Fu memorabile quest'anno per l'orrida tragedia della morte d'_Andrea_ fratello di Lodovico re d'Ungheria, e marito di Giovanna I regina di Napoli[1395]. Dolevasi egli di veder la corona sul capo alla moglie, e sè stesso privo di quell'onore, e, per conseguente, di poca autorità, contro i patti già stabiliti nel suo accasamento. Tanto maneggio si fece in Avignone, che papa _Clemente VI_ finalmente ordinò la sua coronazione, e deputò un cardinale legato per la funzione. Allora fu che la regina, la quale non amava di aver compagni sul trono, e taluno dei Reali, aspiranti al trono medesimo, e i malvagi ministri, de' quali abbondava allora la corte di Napoli, determinarono di togliere di vita questo principe, prima ch'egli giugnesse a prendere in mano le redini del governo. Qui, secondo le passioni ordinarie degli storici, gran discordia si truova in assegnar le cagioni dell'avversione di Giovanna al principe marito. Alcuni ci rappresentano essa Giovanna innocente, ed Andrea per giovane di poco senno, barbaro ne' suoi costumi, circondato da ministri ungheri più barbari di lui e insolenti[1396]. Sognarono ancora ch'egli non era atto a soddisfare ai doveri del matrimonio. Altri poi cel dipingono[1397] per un agnello e principe dotato di molta virtù, ed essere solamente stato imprudente nel lasciarsi scappare di bocca che gastigherebbe chiunque allora si abusava della confidenza colla regina, in obbrobrio d'essa e in danno del pubblico. Aggiungono che Giovanna s'era data ad una vita libertina, e, vivendo in adulterio, e in una corte, dove trionfava il vizio, non potea sofferire che il marito giugnesse al comando, per cui anche a lei sarebbe toccata la briglia. Quel che è certissimo, nè osa negarlo Tristano Caracciolo[1398], il qual pure prese, un secolo e più dipoi, a difendere la fama di questa regina, essa fu consapevole dell'infame trattato contro il marito. Venuta quella corte a diporto ad Aversa, nella mezza notte del dì 18 di settembre i camerieri svegliarono _Andrea_, e col pretesto che in Napoli fosse tumulto, il fecero uscir di camera della regina. Ma non così tosto fu uscito, che i congiurati gli misero un laccio alla gola e lo strozzarono; poscia da una finestra gittarono il di lui corpo giù nel giardino, come se colà fosse caduto da sè stesso. Che orrore, che strepito facesse un sì barbaro assassinio in Aversa, in Napoli, anzi per tutta Europa, non si può dire. Nella Cronica Estense[1399] è narrato diffusamente il fatto. Piena allora di paura corse la regina Giovanna a Napoli, e, sentendo vicina una sollevazione, non potè di meno di non permettere che fosse formato processo: laonde aspra giustizia si fece d'alcuni, ma senza toccare _Carlo duca_ di Durazzo, creduto manipolatore di tanta iniquità; e molto men contro la regina, la quale tanto al papa quanto al re d'Ungheria volle far credere d'essere innocente, senza nondimeno che ne restasse persuaso alcuno. Infiniti malanni produsse poi questo esecrando eccesso, che accenneremo fra poco.
Terminò sua vita in quest'anno nel dì 25, oppure in uno de' seguenti giorni di marzo, _Ubertino da Carrara_ signore di Padova[1400], con lasciar dopo di sè la memoria d'essere stato uomo violento, perduto nella libidine, ed implacabil persecutore de' suoi ribelli. Dichiarò suo successore ed erede _Marsilietto Pappafava_ della casa da Carrara, e suo parente, ma lontano. Era quest'uomo dabbene e giusto, prometteva perciò un buon governo al popolo suo; ma non seppe il misero ben guardarsi dall'ambizione altrui. _Jacopo da Carrara_, figliuolo di Niccolò e nipote del suddetto Ubertino, parendogli fatto gran torto nell'anteporre a lui Marsilietto, dopo aver guadagnato con belle promesse alcuni dei di lui familiari[1401], nella notte del di cinque, oppure nove di maggio introdotto con molti armati nella camera di esso Marsilietto, quivi a man salva l'uccise. Servitosi poi del di lui sigillo, prima che si divolgasse il micidiale eccesso, fece prendere la tenuta di Monselice e delle altre fortezze, si assicurò de' nipoti di Marsilietto, e dal popolo, che non potea di meno, venuto il dì, fu proclamato signore. Non bastò a _Filippino Gonzaga_ d'aver fatto l'insulto ad _Obizzo marchese_ d'Este, che narrai nell'anno precedente; mosse anche aperta guerra a lui, e a _Mastino dalla Scala_ di lui collegato. _Luchino Visconte_ era quegli che facea forte colle sue genti il Gonzaga, ridendosi della tregua non ancor finita coll'Estense. Nel dì 22 di gennaio marciò Filippino sul Veronese coll'esercito suo a' danni degli Scaligeri, e vi si fermò alquanti giorni. Capitò in questi tempi in Lombardia un legato del papa con far correre voce di voler mettere pace fra i principi; ordinò anche molti parlamenti, ma senza giovare ad alcuno. Ebbe nondimeno l'avvertenza di giovare a sè stesso, perchè fu ben regalato da tutti; e quasi che fosse venuto solamente per rallegrar la sua borsa, senza prendersi maggior briga, se ne andò con Dio.
Durando tuttavia la guerra del suddetto _Luchino Visconte_ contra de' Pisani[1402], spedì egli in Toscana con gran gente il suddetto Filippino. In tali angustie si trovarono allora i Pisani, che cominciarono a trattare di comperar la pace; e buon per loro che allora il Visconte e il Gonzaga ebbero bisogno di accudire ai loro affari di Lombardia, e di richiamar di Toscana le loro milizie. Promisero i Pisani di pagare a Luchino ottanta mila fiorini d'oro (il Villani dice cento mila[1403]) per una volta sola, ed ogni anno un palafreno e due falconi, e di rendere i lor beni ai figliuoli di Castruccio. Ecco se sapeva il Visconte far ben profittare l'armi sue in questi tempi. Intanto _Obizzo marchese_ d'Este avea stretta una buona lega con _Mastino dalla Scala_ e con _Taddeo de' Pepoli_ contra di Luchino e dei Gonzaghi, per difesa della sua città di Parma[1404]; e, quantunque il Pepoli promettesse molto, ed attendesse poco, pure colle sue forze e con quelle poche che potè ricavar da essi alleati, nel dì 16 di marzo cavalcò sul Reggiano, ed impadronissi di San Polo, delle quattro castella, di Covriago e d'altri luoghi. Nel dì 4 d'aprile i Rossi cogli altri Ghibellini di Parma, attizzati dal segreto favore di Luchino, fecero una sollevazione in Parma. Il _marchese Francesco d'Este_, vicario ivi per Obizzo, coi Sanvitali e coi Guelfi prevalse all'empito loro; laonde molti furono presi e decapitati. Venuto poscia un buon rinforzo di Tedeschi a Parma, inviato colà da Mastino, nel dì 26 di giugno si mosse da Parma l'esercito estense, e, all'improvviso presentatosi alla città di Reggio, diede la scalata alle mura, e gran gente v'entrò combattendo fino alla piazza[1405]. Quel popolo, trovandosi troppo tenagliato, nulla più desiderava che di rimettersi sotto gli Estensi. Ma perchè non giunse a tempo, per mancanza di scale, l'aiuto che occorreva, furono respinte da _Filippino_ le genti dell'Estense, e molti vi rimasero presi, uccisi ed annegati nelle fosse. Tornate poi che furono in Lombardia le soldatesche di Luchino[1406], maggiormente si rinforzò la guerra. Grossissima era l'oste del Visconte e de' Gonzaghi; questa, dopo aver preso Soragna e Castelnuovo, si accampò a Colecchio. Uscì anche di Parma il marchese Francesco Estense, e si mise a fronte dell'esercito nemico. Andò il guanto della disfida per una giornata campale, che fu esibita ed accettata da esso marchese; ma quando pur si credea imminente il conflitto, le genti del Visconte si ritirarono, ed ebbero dipoi alcune spelazzate da quei dello Estense.
Ribellossi nel mese d'agosto di questo anno ai Veneziani la città di Zara[1407]. Un potente esercito per mare e per terra fu spedito colà affine di ricuperarla. Furono fatte molte bastie intorno alla terra, e dati de' furiosi assalti; ma quel popolo con gran vigore si sostenne, e soffrì l'assedio per tutto il verno seguente. Quando si credea rimessa la pace in Genova per l'elezione di _Giovanni da Murta_ doge[1408], dovendovi rientrare senza armi i fuorusciti, si sconcertarono più che mai gli affari. Non fu permesso ai nobili il ritorno alla patria; anzi il popolo sollevossi, e li costrinse coll'armi a ritirarsi dai borghi della città; e dipoi, formato un esercito, marciò per ricuperar dalle mani d'essi nobili Porto Maurizio, Diano e Oneglia; e in fatti ritornarono in lor potere que' luoghi. Per mettere fine a questa confusione, fu rimessa a _Luchino Visconte_ la decision delle loro liti; e questi, dopo avere nel dì 18 di giugno intimata la tregua fra essi, nel dì 6 di luglio proferì poi il laudo della pace, per cui fu permesso ai fuorusciti di tornare in Genova, a riserva d'alcuni degli Spinoli, Grimaldi e Fieschi, obbligati a stare dieci miglia lungi dalla città. Passò in questo anno per Genova e Bologna _Umberto Delfino_ di Vienna[1409], spedito da papa _Clemente VI_ per generale d'un esercito di crociati contra de' Turchi, facendo predicar dappertutto la medesima crociata. Giunto a Ferrara, fu ben ricevuto e ragalato dal marchese Obizzo, e di là passò in Levante, ma senza farvi alcuna prodezza: il perchè impoverito se ne tornò indietro, e gli affari dei cristiani in Oriente seguitarono ad andar peggio che prima. Scorretto dee essere il testo della Cronica Veronese, mentre scrive che in quest'anno[1410] _Bernabò Visconte_ nipote di Luchino prese per moglie _Beatrice_, soprannominata Regina, figliuola di _Mastino dalla Scala_. Succederono tali nozze dopo la morte d'esso Luchino, e nell'anno 1550, siccome dirò andando innanzi.
NOTE:
[1394] Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 18 Rer. Ital.
[1395] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 50. Dominicus de Gravina, tom. 12 Rer. Ital.
[1396] Johann. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.
[1397] Petrarcha, lib. 6, Epist. 5. Vita Clementis VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
[1398] Tristan. Caracciol., in Johann. I Vit., tom. 22 Rer. Ital.
[1399] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1400] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. Gatari, Istor. Padov., tom. 17 Rer. Ital.
[1401] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.
[1402] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
[1403] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 37.
[1404] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1405] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
[1406] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.
[1407] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. Marino Sanuto, Istor., tom. 22 Rer. Ital. Caresinus, Chron., tom. 12 Rer. Italic.
[1408] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
[1409] Raynaldus, in Annal. Eccles.
[1410] Idem, ibidem.
Anno di CRISTO MCCCXLVI. Indiz. XIV.
CLEMENTE VI papa 5. CARLO IV re de' Romani 1.