Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 34

Chapter 343,394 wordsPublic domain

Ebbero i Piacentini[925] nel maggio di quest'anno una rotta da Leone degli Arcelli, e dagli altri loro fuorusciti in Vico Giustino. Poscia nel mese di settembre _Ugo Delfino_ di Vienna, che si facea parente dei Torriani, venuto a Pavia in loro aiuto con alcune schiere d'armati, formata una grande unione di Pavesi, Cremonesi, Parmigiani, Alessandrini, Vercellesi e d'altri Guelfi, insieme coi suddetti fuorusciti ostilmente venne sul Piacentino per terra e per acqua. Bruciò questa armata il ponte de' Piacentini sul Po, ed entrò nel borgo di San Leonardo, dove si fermò nove giorni, disponendo le macchine per espugnar la città. Al governo d'essa era _Galeazzo Visconte_, già eletto signore della medesima, il quale si preparò per una valida difesa. Ma, insorta discordia nel campo di essi collegati, senza far altro maggior tentativo, e con perdita di gente, tutti se ne andarono alle lor case[926]. Se crediamo a Galvano Fiamma[927], Galeazzo Visconte gl'inseguì fino a Tortona. In Genova[928], per la gara continua di quelle possenti case, cadauna delle quali voleva la maggioranza negli uffizii, ed anche la signoria della terra, nacquero varie contese fra i Boria e gli Spinoli. Pace fu fatta, ma di corta durata. Si venne all'armi, e per ventiquattro giorni si combattè fra essi e i lor fazionarii, con interessarsi la maggior parte del popolo in sì fatta querela, che costò la vita a molti e l'incendio a non poche case. Finalmente, per l'interposizione di alcuni saggi neutrali, si quetò la guerra; ma stettero poco gli Spinoli a rinnovarla con loro svantaggio nondimeno, perchè sconfitti, furono necessitati ad abbandonar la città e a ritirarsi nelle lor terre. I Doria e i Grimaldi rimasero uniti, e seguitò Genova a reggersi a popolo. Nella Romagna[929] _Francesco de' Manfredi_, correndo il dì 9 del mese di novembre, mosse a ribellione le città di Faenza e d'Imola contra il_ conte Giliberto_ de' Sintilli, vicario della Romagna pel re Roberto. Tentò ancora dipoi con Lamberto e Banino da Polenta, e con un esercito di cinquecento cavalli e diecimila fanti, la conquista di Forlì; anzi v'entrò col favore dei Calboli; ma prevalendo gli Argogliosi coi lor Catalani, ch'erano ivi di presidio pel re Roberto, furono costretti gli entrati e i Caiboli coi loro fautori alla fuga. Cesena restò dipoi quasi presa da essi Catalani; se non che _Malatestino_ da Rimini, accorso, li cacciò, e prese il governo di quella città.

NOTE:

[899] Raynald., Annal. Eccl.

[900] Nicolaus Botront., Relat. Itiner. Henrici VII tom. 9 Rer. Ital.

[901] Raynaldus, Annal. Eccles.

[902] Bernardus Guid. Ptolom. Lucens. Amalricus Auger. Giovanni Villani, et alii.

[903] Franciscus Pipin., in Chron., tom. 9 Rer. Italic.

[904] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic.

[905] Bernardus Guid. Raynaldus, in Annal. Eccl. Johann. Canon., in Vita Clementis V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.

[906] Baluz., Collec. Act. vet., pag. 289.

[907] Raynaldus, Annal. Eccles.

[908] Baluz., Collect. Act. vet., pag. 288.

[909] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 65.

[910] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic.

[911] Ventura, Chron. Astens., cap. 28, tom. 11 Rer. Ital.

[912] Albert. Argentin., Chron. Giovanni Villani. Ferretus Vicentinus, lib. 7.

[913] Hervartus, in Lud. IX imp.

[914] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 57. Annal. Estenses, tom. 15 Rer. Ital.

[915] Albertinus Mussatus, de Gest. Ital., lib. 2, rubr. 9. Istor Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.

[916] Nicolaus Specialis, lib. 7, cap. 4, tom. 10 Rer. Ital.

[917] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 61. Ferretus Vicentinus, lib. 6, tom. 9 Rer. Ital. Chron. Astense, cap. 76, tom. 11 Rer. Ital.

[918] Annales Estenses, tom. 15 Rer. Ital.

[919] Albertinus Mussatus, de Gest. Ital., lib. 4, rubr. 1, tom. 8 Rer. Ital.

[920] Cortus, Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[921] Annal. Estenses. Ferretus Vicentinus. Chron. Bononiens., et alii.

[922] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.

[923] Johannes de Bazano, Chronicon Mutinense, tom. 15 Rer. Ital.

[924] Cortus, Hist., lib. 1, tom. 12 Rer. Ital.

[925] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.

[926] Bonincontrus, Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[927] Gualvanus Flamma, cap. 353.

[928] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9, cap. 56.

Anno di CRISTO MCCCXV. Indizione XIII.

Sede romana vacante. Imperio vacante.

Seguitò ancora in quest'anno la discordia fra i cardinali, di modo che neppur fu dato un successore alla cattedra di san Pietro. In Germania continuò la guerra fra _Lodovico il Bavaro_ e _Federigo Austriaco_, re eletti. _Leopoldo_, fratello di Federigo, fece di molte prodezze, ma restò più che mai imbrogliato e diviso il regno. In Italia prosperamente camminarono gli affari dei Ghibellini. Avea _Uguccione dalla Faggiuola_[930], signor di Pisa e Lucca, assediato con gran vigore la forte terra di Montecatino, e tentata ancora, ma indarno, la presa di Pistoia. Risoluto di voler la terra suddetta, ne continuò ostinatamente l'assedio. Stavano per questo in gran pena i Fiorentini. Già era venuto nell'anno precedente in loro aiuto _Pietro_, fratello del _re Roberto_; ma il re, intendendo come cresceva sempre più l'ardire e la forza d'Uguccione e de' Pisani, e degli altri Ghibellini di Toscana, ad istanza di essi Fiorentini, benchè contro il suo volere, vi mandò _Filippo principe_ di Taranto altro suo fratello. Questi, conducendo seco cinquecento uomini d'armi e il _principe Carlo_ suo figliuolo, arrivò a Firenze nel dì 11 di luglio dell'anno presente. Aveano intanto i Fiorentini preparata una bella armata coll'aiuto dei Bolognesi, Sanesi, Perugini e d'altri Guelfi di Toscana e Romagna, il cui numero fu detto ascendere (se pur si può credere) a circa sessanta mila persone; ed, unito che fu con loro il rinforzo del suddetto principe di Taranto, uscirono in campagna per isnidar Uguccione da Montecatino nel dì 6 d'agosto, e vennero in Val di Nievole. Benchè di gran lunga inferior di forze, pure assai forte era Uguccione, trovandosi con lui i Pisani, Lucchesi, e gran copia di Ghibellini toscani, ed alcune schiere inviategli da _Matteo Visconte_. Suppliva il suo senno a quel che gli mancava d'armati. Più dì stettero a vista i due eserciti, e finalmente Uguccione, perchè gli veniva tolta la vettovaglia mandata da Lucca, fu forzato a levare il campo; ma con tal maestria lo levò, che, prevedendo battaglia coi nemici, si trovò in statodi ben riceverla[931]. Vennero infatti le due armate alle mani nel dì 29 di agosto, festa della Decollazione di san Giovanni Batista; il combattimento fu duro e sanguinoso, e la vittoria infine si dichiarò in favor d'Uguccione[932]: vittoria delle più memorabili di questi tempi, per la quantità degli uccisi e per l'incredibil bottino. Vi restò morto _Carlo_ figliuolo del principe _Filippo_ e _Pietro_ fratello del re Roberto restò sommerso in una palude fuggendo, senza che il suo corpo mai si trovasse. Molti altri baroni e contestabili vi lasciarono la vita, oltre a più di due mila soldati uccisi ed altri assai annegati, e più di due mille e cinquecento prigioni, fra' quali cento quattordici delle migliori case di Firenze, e moltissimi delle altre città, annoverati dall'autore della Cronica di Siena. Perdè anche Uguccione in questa giornata Francesco suo figliuolo, ma senza punto scomporsi all'avviso di sua morte. Se gli arrendè poi Montecatino, ed egli mise per signore in Lucca Neri, altro suo figliuolo. Per sì grave disgrazia non si avvilirono punto i Fiorentini; e tanto più fecero coraggio, perchè il re Roberto, sempre più impegnandosi a sostenerli, inviò tosto in loro aiuto il conte d'Andria e di Monte Scaglioso, appellato il conte Novello, con dugento cavalieri. Maggiormente ancora risorse la loro fortuna nell'anno seguente, per quel che diremo.

Non ebbero minor felicità in Lombardia l'armi di _Matteo Visconte_, capo del ghibellinismo. Volle egli fondare, oppur rifabbricare, dove la Scrivia mette capo nel Po, un castello, a cui diede il nome di Ghibellino, per frenar le scorrerie dei Pavesi contra de' Tortonesi suoi sudditi[933]. _Ugo del Balzo_, vicario del re Roberto in Piemonte, coi Pavesi, Vercellesi, Alessandrini ed Astigiani, e coi Torriani, per terra e per acqua nel dì 4 di luglio andò a frastornar quel lavoro; ma dalle milizie del Visconte fu rotto. Vi fu ucciso Zonfredo dalla Torre, fratello di _Pagano vescovo_ di Padova. Edoardo dalla Torre con ottanta altri nobili di parte guelfa rimase prigione. Guglielmo Ventura[934] scrive che fra i prigionieri si contarono il genero e il nipote di Ugo del Balzo, e più di mille Alessandrini e Valentini. Inoltre nel dì 6 venendo il dì 7 di ottobre, Stefano figliuolo di Matteo Visconte furtivamente circa l'aurora entrò in Pavia, e s'impadronì di quella città. Accorse Ricciardino ossia Riccardino, figliuolo dell'imprigionato Filippone conte di Langusco, per opporsi; ma nella mischia restò ucciso. Con che Matteo restò padrone di sì importante città, con liberar tutti i prigioni, fra' quali Manfredi da Beccaria, e rimettere in città tutti i fuorusciti. Furono in tal congiuntura presi Amorato e Guidotto figliuoli del fu Guido dalla Torre, e commesse di gravi ruberie ed iniquità, ma colla morte di pochi. Così Pavia, con esserne scacciati i Guelfi, tornò ad essere ghibellina; e Matteo Visconte vi fece fabbricare una fortezza per maggiormente assicurarsi di quel popolo. Era in que' tempi il Visconte signor di Milano, Pavia, Piacenza, Como e Bergamo. Provveduto di molti bellicosi figliuoli, al governo di cadauna teneva egli un di essi: il che gliene assodava l'acquisto. Non passò l'anno che anche il popolo di Alessandria[935], per opera di Tommaso del Pozzo, si ribellò al re Roberto, e si diede al medesimo Visconte. Ciò fu nel mese di dicembre. Anche Tortona era stata molto prima presa con armata mano da Marco Visconte figliuolo d'esso Matteo. Bonincontro Morigia racconta[936], essere avvenuto quell'acquisto nel dì primo di dicembre, giorno di domenica: il che indica l'anno precedente. Fecero in quest'anno guerra viva a Cremona _Cane dalla Scala_ signor di Verona e Vicenza, e _Passerino de' Bonacossi_ signore di Mantova e Modena[937]. Dopo la presa di alcune castella guidarono lo esercito sino alle porte di quella città, aspettando che si facesse qualche commozione nell'atterrito popolo. _Giberto da Correggio_, accorso colà da Parma, tanto animo diede ai Cremonesi, che i nemici, vedendo di perdere quivi il tempo, si ritirarono. Ma Cane in tal occasione (se pur non fu nell'anno seguente) occupò la ricca e popolata terra di Casal Maggiore, e vi lasciò una buona guarnigione. Da queste avversità commossi i Cremonesi si appigliarono al partito di proclamar loro signore _Jacopo marchese Cavalcabò_, ma con dispiacere della contraria fazione, di cui era capo Ponzino de' Ponzoni. Però tutti questi adirati uscirono della città, e si afforzarono in Soncino, Pizzighettone, e in altre castella di quel territorio. Tolta fu in quest'anno a Matteo Visconte da Maranzio Guinzone, e poi da Soncino Benzone, Crema. Lodrisio Visconte podestà di Bergamo diede una gran rotta al ponte di San Pietro ai Guelfi fuorusciti, colla morte di più di mille d'essi. Furono anche delle novità in Forlì[938]; perciocchè i Calboli con Cecco e Sinibaldo degli Ordelaffi vi rientrarono per forza, e ne scacciarono gli Argogliosi, e le genti del re Roberto, nel dì 2, oppure 12 di settembre. Questo medesimo fatto vien descritto da Ferreto Vicentino[939], con dire che il suddetto _Cecco_, cioè _Francesco degli Ordelaffi_, chiuso in una botte, si fece introdurre in Forlì, e quivi, segretamente incitati gli amici alla sollevazione contra del re Roberto, s'impadronì della città, dalla qual poscia cacciati i Calboli, restò egli signore. Ne parla ancora Albertino Mussato[940]. Così quella città abbracciò la fazion ghibellina, e seppe sostenersi dipoi contro gli sforzi di Diego vicario del _re Roberto_. Stando nella terra di Buzzala gli Spinoli ed altri fuorusciti di Genova, faceano guerra alla lor patria[941]. In Genova si preparò un possente esercito di mille e cinquecento cavalli e di circa dieci mila pedoni sotto il comando di _Manfredino marchese_ del Carretto, e si marciò contra degli usciti. Furono ben tre volte respinti i Genovesi, colla morte di più di cinquecento d'essi; infine soperchiando col numero gli avversarii, li misero in fuga; presero, saccheggiarono e distrussero dai fondamenti Buzzala. Ma nel dì seguente eccoli i fuorusciti di nuovo comparire con ducento cavalieri tedeschi, venuti al loro soldo, con tal empito, che n'andò sconfitta l'armata genovese, restandovi uccisi più di mille d'essi, e prigioni fra gli altri il lor capitano e Lamba Doria con due suoi figliuoli[942], i quali collo sborso di diecisette mila fiorini d'oro ricuperarono dipoi la libertà.

NOTE:

[929] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. Albertinus Mussat., de Gest. Ital., lib. 5, rubr. 5.

[930] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 70. Storie Pistolesi. Cortus, Hist. Albertinus Mussat., et alii.

[931] Johan. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.

[932] Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital.

[933] Gualvan. Flamma., cap. 354. Bonincontr Morigia, cap. 19, tom. 12 Rer. Italic. Albertinus Mussatus, lib. 7, rubr. 10, tom. 8 Rer. Ital.

[934] Ventura, Chron. Astense, cap. 79, tom. 11 Rer. Ital. Bonincontr. Morigia. Albertinus Mussatus, et alii.

[935] Chron. Astense, cap. 81, tom. 11 Rer. Ital.

[936] Bonincontrus Morigia, Chron., cap. 19, tom. 12 Rer. Ital.

[937] Albertinus Mussatus, lib. 7, rub. 19, tom. 8 Rer. Ital.

[938] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.

[939] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Italic.

[940] Albertinus Mussatus, lib. 7, rubr. 12.

[941] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCXVI. Indiz. XIV.

GIOVANNI XXII papa 1. Imperio vacante.

Essendosi finalmente accordati i cardinali di trattar dell'elezione di un nuovo pontefice nella città di Lione, quivi nel dì 28 di giugno entrarono nel conclave[943], e poscia nel dì 7 d'agosto promossero al pontificato _Jacopo d'Ossa_ da Cahors, già vescovo di Freius, poi d'Avignone, e infine cardinale vescovo di Porto, personaggio di bassissimi natali, di piccola statura, ma scaltro e di gran sapere, massimamente ne' canoni e nelle leggi. Molte notizie di sua vita prima del pontificato si hanno da Ferreto Vicentino[944] e da Giovanni Villani[945]. Prese il nome di _Giovanni XXII_. Da lì a un mese, cioè nel dì quinto di settembre fu coronato in essa città di Lione, e nel seguente mese andò a mettere la sua residenza in Avignone, città del suddetto re Roberto, dove, nelle quattro tempora dell'Avvento, fece la promozion di otto cardinali tutti franzesi, eccettochè _Giovan-Gaetano degli Orsini_ di Roma, unico italiano, con grave mormorazione, per quanto si può credere, di chi amava l'Italia, e piagneva i mali originati dalla lontananza della santa Sede. Insuperbito _Uguccion dalla Faggiuola_ per li prosperosi successi delle sue armi[946], governava Pisa e Lucca più da tiranno che da signore. Per aver fatto tagliar la testa a Banduccio Buonconti e a suo figliuolo, uomini di gran credito e senno in Pisa, perchè trattavano di sottomettere la città al re Roberto, crebbe l'odio de' Pisani contra di lui. Parimente in Lucca fece imprigionar _Castruccio_ ed altri degl'Interminelli, per certe ruberie ed omicidii fatti in Lunigiana, che processati doveano perdere la testa. Ma perciocchè Neri suo figliuolo dominante in Lucca non si attentava di eseguir la condanna pel seguito grande della famiglia d'essi Interminelli, Uguccione si mosse da Pisa nel dì 5 d'aprile per dar sesto agli affari de' Lucchesi. Appena fu al monte di San Giuliano, che Coscetto da Colle, popolano arditissimo, mosse a rumore la città di Pisa, gridando tutti: _Muoia il tiranno Uguccione_. Uccisero la di lui famiglia, diedero il sacco al di lui palagio, e poi crearono lor signore il _conte Gaddo dei Gherardeschi_, uomo savio, e di gran valore e podere. Con questa mala nuova in corpo arrivò Uguccione a Lucca, oppure gli fu portata in quella città; e quivi ancora avendo trovato tutto in tumulto, accresciuto poi dalla voce di quanto era avvenuto in Pisa, determinò di mettere in salvo la vita, ritirandosi di colà col figliuolo e colle sue genti: rovescio esemplare dell'instabil fortuna delle umane grandezze. _Castruccio_ liberato dalla carcere e dal pericolo della testa (alcuni dicono per ordine dello stesso Uguccione prima di sua partenza), da lì a qualche tempo fu proclamato per un anno signore di Lucca: tempo bastante a chi era provveduto di mirabil ardire ed accortezza, per non dimettere più le redini di quel governo. Uguccione se n'andò al _marchese Spinetta_ Malaspina, poscia venne a Modena[947] nel dì 25 d'aprile, e finalmente si ricoverò presso _Cane dalla Scala_, che, a riguardo del ghibellinismo e del credito suo nell'arte della guerra, il fece suo capitan generale. Furono biasimati i Pisani da molti, come ingrati ad un uomo che dal basso stato, in cui si trovavano, gli avea alzati tanto alto, e dietro era a farli più grandi.

L'ordinario mestier delle città italiane di questi tempi, divise nelle maladette sette de' Ghibellini e Guelfi, era di andar macchinando, come l'una fazione potesse abbattere l'altra. In Brescia[948] la signoria stava in mano de' Ghibellini, capo d'essi la famiglia de' Maggi. I Guelfi rimessi in quella città rodevano il freno, veggendosi da meno, e fors'anche poco ben trattati dagli altri. Fecero essi un segreto trattato con _Jacopo Cavalcabò_ _marchese_, signor di Cremona, città guelfa; e questi con alcune migliaia d'armati nell'ultimo dì di gennaio comparve colà, e fu ammesso per la porta di San Giovanni: nel qual tempo anche altre schiere di Guelfi arrivarono dalla riviera del lago di Garda e da altri luoghi. Il podestà di Brescia marchigiano, postovi dai Maggi, quei fu che li tradì per quattro mila fiorini, ed aprì la porta ai nemici. Gran combattimento seguì fra essi e i Ghibellini; e questi ultimi infine sconfitti sloggiarono, riducendosi alle castella di Iseo, Palazzuolo, Chiari, Pompiano, gli Orci, Quinzano ed altri luoghi, ne' quali si fecero forti, cominciando appresso una dura guerra contro alla lor città, sostenuti ancora da Cane dalla Scala. Ma poco durarono le contentezze del suddetto marchese Cavalcabò. I Ponzoni, gli Amati ed altri fuorusciti di Cremona colle lor forze il tenevano corto. _Giberto da Correggio_ signor di Parma, gran caporale de' Guelfi, andò a Cremona per trattar l'accordo fra loro. Ponzino dei Ponzoni non volea pace, se il Cavalcabò non rinunziava la signoria. Andò a finir la faccenda che quella volpe di Giberto l'indusse a rinunziare, e poi fece proclamar sè stesso signor di Cremona. A questo avviso gliela giurarono _Matteo Visconte, Can dalla Scala_ e _Passerino_ signor di Mantova capi de' Ghibellini. Segretamente pertanto ordirono un trattato in Parma con Gianquillico di San Vitale genero di Giberto stesso, con Rolando Rosso suo cognato, e con altri nobili, ne' quali egli maggiormente confidava. Questi nella festa di san Jacopo Apostolo, nel dì 25 di luglio, mossero a rumore la città, gridando tutti: _Popolo, popolo_. Accortosi Giberto che troppo grossa era la tempesta, si ritirò a Castelnuovo, Campigine e Guardasone, dove si fortificò ed implorò l'aiuto de' Bolognesi, Padovani e Fiorentini. Andò poscia fino a Napoli a trovare il re Roberto, ed ottenne ottocento cavalieri da lui e dalla lega guelfa, co' quali, venuto a Castelnuovo, fece aspra guerra a Parma. Anche i Parmigiani entrarono in lega col Visconte, collo Scaligero e con Passerino di Mantova. Nel mese d'agosto dell'anno presente[949], Ugo del Balzo e Ricciardo Gambatesa, vicarii in Piemonte del re Roberto, entrati nel territorio di Alessandria, vi presero le castella d'Iviglie, Solerio, Quargnento, Bosco e Castellaccio. Allora Matteo Visconte inviò ad Alessandria più di mille uomini d'armi, coi quali e colle sue genti Marco suo figliuolo non solamente ripigliò quei luoghi e diedegli alle fiamme, ma fece anche molti prigioni de' nemici. Guerra ancora in quest'anno fu nel territorio di Cremona, portatavi da Cane e da Passerino. Giberto da Correggio, non trovandosi quivi sicuro, con Jacopo Cavalcabò si ritirò a Parma, da dove poi fu cacciato, siccome abbiam detto. Fecero allora i Cremonesi lor capitano Egidio Piperata. In soccorso d'essa città di Cremona volle passare pel Modenese un corpo di fanti e cavalli, raunato in Bologna[950]; ma Francesco Menabò podestà per Passerino nel dì 17 di febbraio coi Modenesi ito ad assalirli nella villa di San Michele, molti ne uccise, e più ne fece prigioni. La città di Cervia[951] nel dì 6 d'aprile dell'anno presente si diede sotto il dominio di _Ostasio da Polenta_ signor di Ravenna. E _Guecelo da Camino_ nel mese di giugno occupò la città di Feltre nella marca di Trivigi, con iscacciarne il vescovo, che n'era padrone[952]. Poscia s'imparentò con Cane dalla Scala, ottenendo in moglie d'un suo figliuolo _Verde_ figliuola di _Alboino Scaligero_.

NOTE:

[942] Chron. Astense, cap. 90, tom. 11 Rer. Ital.

[943] Raynaldus, in Annal. Eccles. Bernardus Guid., Append. Ptolom. Lucensis.

[944] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Ital.

[945] Giovanni Villani.

[946] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 76. Istor. Pistol. Ferretus Vicentinus, et alii.

[947] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Italic.

[948] Malvec., Chron. Brixian., lib. 9, cap. 29, tom. 14 Rer. Ital. Annales Estens., tom. 15 Rer. Ital.

[949] Chron. Astense, cap. 83, tom. 11 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCXVII. Indizione XV.

GIOVANNI XXII papa 2. Imperio vacante.