Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 98
Eransi collegati i popolari di Piacenza[2994] coi popolari cremonesi contra de' loro nobili fuorusciti. Nel dì dell'Epifania il marchese Pelavicino con cento cavalieri di Cremona e molti balestrieri, unito col popolo piacentino, sconfisse i nobili suddetti, che, congiunti con quei di borgo di Val di Taro, di Castello Arquato e di Fiorenzuola, vennero a battaglia nel luogo di Gravago. Restarono prigionieri quarantacinque uomini d'armi e circa ottanta fanti. Poscia nel mese di giugno il popolo piacentino, assistito dal cremonese, si portò all'assedio del castello di Rivalgario, ma senza potervi mettere il piede. Nell'ottobre seguente si amicarono di nuovo i nobili piacentini coi popolari, e ritornarono in città a goder la metà degli onori del pubblico. La Cronica Veronese di Parisio[2995] nota che nel dì 24 di maggio i Bresciani e Mantovani coi lor carrocci vennero contra de' Veronesi, e diedero alle fiamme Lebeto, Ronco, Opeano, Bovo, la villa della Palude, l'isola Porcaria, Bodolono e la maggior parte di Cereta. Nel dì primo di giugno se ne tornarono trionfalmente per sì belle imprese a casa. Eccelino in quel mese, uscito coll'esercito di Verona, s'impadronì del castello d'Albaredo, e volendo andare a Cologna, trovato per istrada _Azzo VII_ marchese d'Este, che gli veniva incontro coi suoi bene in armi, giudicò meglio di tornarsene a Verona. Tornato poscia in campagna, riprese alcune castella; ma altre ne tolse ai Veronesi Ricciardo conte di San Bonifacio unito co' Mantovani. Secondo gli Annali di Modena[2996], in quest'anno i capitani, ossia Cattanei del Frignano, lasciatisi guadagnare dal danaro, e ribellatisi al comune di Modena, si diedero a quel di Bologna[2997]. Ed ancorchè tregua ci fosse fra queste due città, stabilita per ordine del papa, che dovea durare qualche anno ancora, i Bolognesi iniquamente la ruppero, e venuti coll'esercito e col carroccio a San Cesario del Modenese, diedero quella terra alle fiamme. Ceuta, posseduta da' Mori, fu nell'anno presente assediata dai crocesignati spagnuoli; e perciocchè i genovesi mercatanti[2998] tenevano in quella città molto avere, si vide questa deformità, che, armate dieci delle maggiori e migliori lor navi, furono in soccorso degl'infedeli. Il verno di questo anno fu de' più orridi e rigidi che mai si provassero. Alcune croniche ne parlano all'anno precedente; l'altre, alle quali io m'attengo col Sigonio, al presente. Da Cremona sino a Venezia gelò sì forte il Po, che vi camminavano sopra con sicurezza gli uomini e le carra. Pel freddo morirono varie persone; si seccarono le viti, gli ulivi e le noci; venne appresso la mortalità de' buoi e d'altri utili animali, con varii altri malanni. In vece d'imparare da tanti flagelli, divennero più fieri nelle lor discordie i popoli, e più ostinati nelle loro iniquità. Ottone da Mandello Milanese, persona di gran credito in tutta Lombardia per la sua prudenza e sperienza nell'armi, fu podestà di Padova[2999]. E perciocchè i Trivisani con Alberico da Romano infestavano forte i signori di Camino, cittadini e collegati di Padova, dopo avere il suddetto podestà adoperate in vano preghiere e minaccie colla spedizione d'ambasciatori, uscì con tutte le forze dei Padovani contra d'essi. Diede il guasto alle campagne di Trivigi e delle terre dei fratelli da Romano, con arrivar sino a Bassano, a Mussolneto, a San Zenone, a Romano, e con impadronirsi della terra di Mestre, ma non già del castello. Si quietò così fiero temporale per l'interposizione degli ambasciatori di Venezia e di varie persone religiose, di maniera che tutti se ne tornarono alle lor case, lasciando piagnere chi avea patito danno.
NOTE:
[2980] Cardin. de Aragon., in Vita Gregorii IX, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
[2981] Raynald., Annal. Eccl.
[2982] Richardus de S. Germano, in Chron.
[2983] Godefridus Monachus, in Chron.
[2984] Matth. Paris, Hist. Anglic.
[2985] Raynald., Annal. Eccles. Chron. Bononiens.
[2986] Richardus de S. Germano, in Chron.
[2987] Godefridus Monachus, in Chron.
[2988] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
[2989] Gualvan. Flam., in Manip. Flor., cap. 264.
[2990] Monachus Patavinus, in Chron.
[2991] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.
[2992] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
[2993] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
[2994] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
[2995] Paris, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
[2996] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
[2997] Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.
[2998] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom 6 Rer. Italic.
[2999] Roland., lib. 3, cap. 8.
Anno di CRISTO MCCXXXV. Indiz. VIII.
GREGORIO IX papa 9. FEDERIGO II imperadore 16.
Per provvedere alla ribellione del _re Arrigo_ suo figliuolo, imprese l'imperador _Federigo_ in quest'anno il viaggio di Germania insieme col suo secondogenito _Corrado_[3000]. Dopo Pasqua si mosse di Puglia coll'accompagnamento di tre arcivescovi e d'altri nobili, ch'egli poi, giunto a Fano, licenziò e lasciò ritornare alle lor contrade. Seco portava lettere del sommo pontefice[3001], esortatrici della fedeltà a lui dovuta, indirizzate ai vescovi e principi della Germania. A riserva delle sue guardie, niuna soldatesca condusse egli seco, ben sapendo che a chi ha danaro non manca gente, e che l'oro è il più potente strumento per superar tutte le difficoltà. A questo fine egli andò ben provveduto di tesoro nei suoi bauli. Nel mese di maggio, imbarcatosi a Rimini, passò ad Aquileia, e di là continuò il cammino sino in Germania, dove senza opposizione alcuna arrivò, e fu accolto con tutto onore dai principi e popoli. Allora il giovane re Arrigo, al vedere che niuno alzava un dito in suo favore, prese la risoluzione di andar a gittarsi ai piedi del padre, e chiedergli misericordia. Tritemio, autore assai lontano da quei tempi, scrive[3002] che si presentò a lui nel dì 2 di luglio in Vormazia, e che Federigo, al mirarlo, ardente di sdegno, comandò tosto che fosse cacciato in prigione; nè bastarono le preghiere di quanti erano astanti ad ammollire l'implacabil suo cuore. Per lo contrario da Godifredo Monaco di San Pantaleone, storico contemporaneo, abbiamo[3003] che Arrigo, benchè convinto della congiura suddetta, pure _in gratiam patris recipitur. Sed non persolvens, quae promiserat, nec resignans castrum Drivels, quod habuit in sua potestate, jussu patris est custodiae mancipatus_. Ch'egli ancora fosse rimesso in grazia del padre, lo attestano le lettere di papa _Gregorio IX_ riferite dal Rinaldi[3004]. Alcuni poscia per questo accusarono di crudeltà Federigo; ed altri credettero ch'egli non si potesse esentare dall'assicurarsi di un figliuolo, sì feroce anche dopo un così nero delitto, e che dava indizii di voler essere un secondo Assalonne. Era vedovo l'imperador Federigo. Conchiuse in questi tempi con dispensa pontificia il matrimonio con _Isabella_ sorella di _Arrigo re_ d'Inghilterra. In Vormazia con gran solennità furono celebrate le nozze. Nota il suddetto Godifredo Monaco[3005] una particolarità degna di osservazione. Cioè che _imperator suadet principibus, ne histrionibus dona solito more prodigaliter effundant, judicans maximam dementiam, si quis bona sua mimis vel histrionibus fatue largiatur_. Ho io trattato altrove di questa ridicolosa usanza de' secoli barbari[3006]. Non si faceano nozze, o altre feste grandiose di principi tanto in Italia che in Germania, e probabilmente anche in altri paesi, che non vi concorressero le centinaia di buffoni, giocolieri, commedianti, cantambanchi ed altri simili inventori di giuochi e divertimenti della corte e del pubblico. I regali che lor si faceano non solamente dal principe autor della festa, ma dagli altri ancora che vi intervenivano, o di vesti o di danaro, o altre cose di valore, erano immensi. Gli esempli presso gli scrittori sono frequenti. E durò quest'uso od abuso anche nel secolo susseguente 1300. Federigo fece conoscere in tal congiuntura il saggio suo discernimento col non volere scialacquar donativi in gente sì fatta, siccome appunto avea praticato anche l'imperadore _Arrigo II_ nell'anno 1043, allorchè solennizzò le sue nozze con _Agnese_ figliuola di _Guglielmo_ principe del Poitù. Tenne poscia Federigo[3007] una gran dieta in Magonza, dove espose i reati del figliuolo, per giustificar la propria condotta, e insieme per farlo conoscere indegno della corona. Crebbe intanto il suo odio e sdegno contra de' Milanesi e degli altri Lombardi, che sempre più andava egli scoprendo uniti e risoluti di difendere la lor libertà contra il lui mal animo. Ora il pontefice, che ben prevedeva in qual fiera guerra avesse a terminar questa discordia, nell'anno presente ancora si affaticò per estinguerla, se era possibile; e tanto più, perchè ne veniva frastornato il soccorso di Terra santa. Scrisse ai Lombardi, affinchè spedissero i lor deputati a Perugia. Scrisse a tutti i prelati che si trovavano alla corte in Germania, incaricandoli di interporre i loro uffizii per indurre Federigo a far compromesso di quelle differenze nel papa, padre comune. Ne fu contento Federigo, ma prescrisse un corto tempo al laudo, cioè fino al prossimo Natale del Signore.
Sotto il presente anno tanto Rolandino[3008] che il Monaco Padovano[3009] parlano delle nozze di _Andrea II_ re di Ungheria con Beatrice figliuola del defunto _Aldrovandino_ marchese d'Este; e scrivono che essa con grandioso accompagnamento di nobili della marca trivisana, e di _Guidotto vescovo_ di Mantova, fu inviata dal marchese _Azzo VII_ suo zio paterno in Ungheria. Ma lo strumento dotale, dato da me alla luce[3010], ce la fa conoscere già pervenuta nel maggio dell'anno precedente ad Alba Reale. Andrea già avanzato in età, secondo i conti di Alberico Monaco e d'altri, finì di vivere nell'anno presente, con lasciar gravida la moglie. Allora fu che _Bela_, figliuolo d'esso re di una precedente moglie, il quale di mal occhio avea veduto ammogliato di nuovo il padre, sfogò l'odio suo contro la regina matrigna, e la tenne come in prigione, pascendola del pane di dolore. Beatrice, donna di gran coraggio e d'animo virile, capitati per buona ventura alla corte di Ungheria gli ambasciatori dell'imperador Federigo, se l'intese con loro, e travestita da uomo ebbe la fortuna di salvarsi, e di tornare in Italia alla casa paterna[3011]. Partorì ella, non so se in Germania oppure in Italia, un figliuolo appellato _Stefano_. Questi poi in età competente prese per moglie una nipote di Pietro Traversara, potente signore in Ravenna, che gli portò l'ampia eredità di quella nobil casa, e passato poi per la morte d'essa alle seconde nozze con Tommasina de' Morosini, nobile veneta, n'ebbe un figliuolo, appellato _Andrea III_, il quale fu poi re d'Ungheria. Era in questi tempi anche la Romagna tutta sossopra per la guerra che l'una all'altra si facevano quelle città. Girolamo Rossi[3012] ne parla all'anno precedente. Nel presente abbiamo da esso storico e dagli Annali di Cesena[3013] che i popoli di Ravenna, Forlì, Bertinoro e Forlimpopoli ostilmente vennero a dare il guasto al distretto di Cesena. Come se costoro se ne stessero a mietere il grano nelle proprie campagne, niuna guardia faceano. Ma eccoti il popolo di Cesena che armato e ben in ordine arriva loro addosso, ne fa molta strage, e prende il fiore della nemica milizia, che fu condotto nelle carceri di Cesena. Anche i Faentini coll'aiuto di due quartieri di Bologna[3014] fecero una scorreria nel territorio di Forlì, con arrivar sino alle porte di Forlimpopoli, lasciando quivi e poscia nel Ravegnano funesti segni della lor nemicizia. Del pari i Bolognesi[3015] continuarono la guerra co' Modenesi. Aveano già corrotti con danaro i capitani del Frignano, i quali, ribellatisi a Modena, sottomisero al dominio loro ventitrè castella di quelle montagne. Con grandi forze ancora in quest'anno entrarono nelle pianure di Modena con giugnere fino al fiume Secchia, e recar que' danni che erano allora in uso, e poi se ne tornarono indietro. Siccome accennammo di sopra, pensando i Modenesi[3016] d'innondar le campagne de' Bolognesi, fecero a Savignano un taglio del fiume Scultenna, o sia Panaro, e ne rovesciarono l'acque addosso al loro distretto; ma il Cronista di Parma[3017] scrive che questa invenzione tornò piuttosto in utile d'essi Bolognesi. Nè lieve dovette essere quell'impresa, perchè, per attestato della Cronica di Reggio[3018], _iverunt Parmenses et Cremonenses, Placentini et Pontremolenses in servitio Mutinae ad cavandum Scultennam super Bononiam_. Assediarono anche i Modenesi il castello di Monzone, uno di quelli che loro s'era ribellato nel Frignano, e vi presero dentro sei capitani ribelli.
Per quanto scrive Galvano Fiamma[3019], i Cremonesi appresso Rivaruolo presero ducento cavalieri bresciani nel mese di maggio; ma riuscì poi ai Bresciani di farne prigionieri trecento altri de' Cremonesi. Jacopo Malvezzi[3020], probabilmente descrivendo questi avvenimenti, solamente ci fa sapere, secondo il rito degli storici parziali alla sua patria, che i Bresciani, avendo raggiunti i Cremonesi al ponte d'Alfiano, diedero loro una memorabil rotta, con uccisione d'innumerabili, e con far prigionieri ottanta cavalieri e cinquecento fanti. Tornò in quest'anno il popolo di Piacenza[3021] a cozzare coi nobili di tal maniera, che essi furono forzati ad abbandonar la città. Ad essi nobili ancora fu dai popolari tolta la terra di Fiorenzuola. Erano infievoliti forte i Sanesi[3022], nè poteano tener forte contra la potenza de' Fiorentini: il perchè dimandarono pace, e vi frappose anche i suoi autorevoli uffizii, per commissione del papa, il vescovo di Palestrina. Si conchiuse l'accordo, con restar obbligati i Sanesi[3023] a rifar le mura di Montepulciano, e furono restituiti i prigioni. Studiossi parimente il pontefice Gregorio di ridurre la concordia nella città di Verona[3024]. Per questo inviò colà _Niccolò vescovo_ di Reggio e _Tisone vescovo_ di Trivigi, di cui non truovo menzione presso l'Ughelli. Corrisposero amendue all'espettazione del santo Padre, coll'indurre nel dì 18 d'aprile le due fazioni contrarie, cioè la guelfa del conte Ricciardo da San Bonifazio, e la ghibellina dei Montecchi, a darsi il bacio di pace[3025], e a giurare di star ai comandamenti del papa, a nome del quale misero ivi il podestà. Non piaceva un tale stato di cose ad Eccelino da Romano, e però con lettere e messi[3026] andò sollecitando l'imperador Federigo a calare in Italia con potente esercito, promettendogli dal suo canto di gran cose. Fu eziandio creduto ch'egli in persona si portasse alla città d'Augusta ad aggiugnere sproni a chi già correva. Fu in quest'anno crudelmente ucciso nel monistero di Santo Andrea, in un dì delle Rogazioni, _Guidotto_ da Correggio, vescovo di Mantova, dalla famiglia degli Avvocati[3027]. Levossi per questo a rumore tutto il popolo di Mantova, distrusse le lor case e torri, e gli obbligò ad uscire di città. Si ridussero costoro a Verona da Eccelino, rifugio di tutti gli scellerati.
NOTE:
[3000] Richardus de S. Germano, in Chron. Godefridus Monachus, in Chron.
[3001] Vita Gregorii IX, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
[3002] Trithemius, Chron. Hirsaug.
[3003] Godefridus Monachus, in Chron. Alberic. Monachus, in Chron
[3004] Raynaldus, in Annal. Eccl.
[3005] Godefridus Monachus, in Chron.
[3006] Antiquit. Ital., Dissert. XXIX.
[3007] Otto Frisingensis, Chron., lib. 6, cap. 32.
[3008] Roland., lib. 3, cap. 9.
[3009] Monachus Patavinus, in Chron.
[3010] Antichità Estensi, P. I, cap. 41.
[3011] Richobaldus, in Pomario, tom. 9 Rer. Ital.
[3012] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.
[3013] Annales Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
[3014] Matth. de Griffonibus, Memor. Histor., tom. 18 Rer. Ital.
[3015] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
[3016] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
[3017] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
[3018] Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.
[3019] Gualvaneus Flamma, in Manip. Flor., cap. 268.
[3020] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.
[3021] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
[3022] Ricordan. Malaspina, cap. 122.
[3023] Annales Senenses, tom. 15 Rer. Ital.
[3024] Paris, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.
[3025] Gerard. Maurisius, Hist., tom. 8 Rer. Ital.
[3026] Rolandinus, lib. 3, cap. 9.
[3027] Monachus Patavinus, in Chron.
Anno di CRISTO MCCXXXVI. Indiz. IX.
GREGORIO IX papa 10. FEDERIGO II imperadore 17.