Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 89

Chapter 893,435 wordsPublic domain

[2688] Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.

[2689] Abbas Urspergens., in Chron.

[2690] Godefridus Monachus, in Annal.

[2691] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.

[2692] Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.

[2693] Alberic. Monach., in Chron.

[2694] Sicard. in Chron., tom. 7 Rer. Ital. Abbas Urspergens., in Chron.

[2695] Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.

[2696] Sicard., in Chron.

[2697] Richardus de S. Germano.

[2698] Chron. Cremonens., tom. 7 Rer. Ital. Annales Estenses, tom. 15 Rer. Ital.

[2699] Innocent. III, lib. 14, Epist. 76.

[2700] Maurisius, Histor., tom. 7 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCXII. Indizione XV.

INNOCENZO III papa 15 OTTONE IV imperadore 4.

V'ha degli scrittori[2701] che narrano partito l'imperadore Ottone d'Italia nell'anno precedente, per accudire agl'interessi della Germania, che cominciavano a prendere un cattivo sistema. La verità si è, ch'egli era tuttavia in Milano nel dì 10 di febbraio dell'anno presente, ciò ricavandosi da due suoi decreti, da me dati alla luce[2702], nei quali prende la protezione di certe pretensioni civili che avea _Bonifazio marchese_ d'Este contra del marchese _Azzo VI_ suo nipote. E Riccardo da San Germano[2703] coerentemente lasciò scritto che Ottone _regnum_ (di Puglia) _festinus egreditur mense novembri_ (del precedente anno), _et mense martio_ (del presente) _in Alemanniam remeavit_. Anche l'Abbate Urspergense[2704] attesta lo stesso. Nel passare per Brescia, secondo il Malvezzi[2705], rimise la pace fra i nobili e la plebe di quella città. Arrivato in Germania, circa la festa della Pentecoste tenne una solenne dieta in Norimberga, dove espose a que' principi, che v'intervennero, i motivi della sua rottura col papa. Fece poi guerra ad _Ermanno_ lantgravio di Turingia, uno di que' principi che se gli erano ribellati, mettendo a ferro e fuoco tutte le di lui contrade. Ma intanto per le replicate instanze de' principi tedeschi del partito di _Federigo II_ re di Sicilia, avvalorate ancora dalle altre di _Filippo re_ di Francia, papa _Innocenzo III_ fece premura a Federigo di passare in Germania, dove la sua presenza recherebbe più calore ed animo ai suoi partigiani. Si oppose forte a tal risoluzione la regina moglie, per timore ch'egli potesse correre troppi pericoli oltra monti; ma in cuore del giovinetto re prevalsero le spinte dell'ambizione e della gloria; e però, lasciata la moglie, che già dato avea alla luce un figliuolo appellato _Arrigo_, imbarcatosi, venne a Gaeta, e nel dì 17 di marzo di quest'anno, e non già del precedente, come ha il testo di Riccardo da San Germano[2706], entrò in Benevento. Di là poi passò a Roma[2707], dove fu con ogni dimostrazion d'onore accolto dal papa e dai Romani. Dopo pochi giorni per mare si portò a Genova[2708], e quivi ben trattato si fermò quasi tre mesi, concertando intanto le maniere di passare in Germania, giacchè l'imperadore Ottone avea messe guardie dappertutto per impedirgli il passaggio. Nel dì 15 di luglio si mosse da Genova, e andò a Pavia. Erano per lui i Pavesi e il marchese di Monferrato; e però scortato dalla loro armata, arrivò fino al Lambro, dove li aspettavano con tutte le lor forze i Cremonesi ed Azzo VI marchese d'Este, i quali con gran festa il menarono a Cremona. Nel tornarsene addietro, i Pavesi all'improvviso furono assaliti dai Milanesi, e in quel fatto d'armi furono fatti dall'una e dall'altra parte alquanti prigioni.

Come si ha da Rolandino[2709] e da Alberico monaco[2710], il più zelante a scortare verso l'Alemagna il re Federigo fu il suddetto marchese d'Este, che con grande accompagnamento d'armati il menò per disastrose e non praticate strade sicuramente sino a Coira ne' Grigioni. Lo stesso Federigo, siccome costa da una sua lettera[2711] scritta ad Eccelino da Romano molti anni dappoi, riconosceva specialmente da esso marchese il principio della sua esaltazione. Arrivò dunque il giovane Federigo a Costanza tre ore prima di Ottone. Se tardava un poco più, sarebbe stato costretto a tornarsene indietro. Andò poscia a Basilea e per l'altre parti del Reno, dove trovò tutti i principi che si erano dichiarati per lui. Si abboccò con _Filippo re_ di Francia a Valcolore, e stabilì lega con lui. Scrittori non mancano che il dicono eletto in quest'anno re dei Romani e di Germania; anzi gli Annali di Genova, scritti da autori contemporanei, e l'Abbate Urspergense ci assicurano ch'egli fu coronato in Magonza sul principio di dicembre. Godifredo monaco differisce questa coronazione fino all'anno 1215, e la dice fatta in Aquisgrana. Due volte probabilmente dovette egli farsi coronare. Giacchè i Milanesi stavano pertinaci in favorir l'imperadore Ottone, Azzo VI marchese d'Este e d'Ancona strinse, nel dì 25 d'agosto, una lega colle città di Cremona, Brescia, Verona, Ferrara e Pavia, e col conte Bonifazio da San Bonifazio. Se ne legge lo strumento nelle Antichità Estensi[2712]. In quest'anno poi esso marchese coll'esercito e carroccio veronese, e coi rinforzi venuti di Mantova, Cremona, Reggio, Brescia e Pavia, mosse guerra a Vicenza. Dopo aver preso Lunigo, si accostò alla città. Eccelino co' Vicentini e Trivisani il fece ritirar in fretta. Ma questo glorioso principe e il suddetto conte di San Bonifazio nel novembre seguente terminarono i lor giorni nel più bell'ascendente della loro fortuna[2713]. Lasciò il marchese _Azzo VI_ dopo di sè due figliuoli, _Aldovrandino_ ed _Azzo VII_, principi che ereditarono non solamente gli Stati, ma anche il valore del padre. Restò similmente di lui Beatrice, che per le sue rare virtù meritò poi il titolo di beata, procreata da una figliuola di _Tommaso conte_ di Savoia, moglie d'esso marchese. Videsi in questo anno una novità in Italia. Circa sette mila tra uomini, ragazzi, donne e fanciulle, da pio entusiasmo mossi dalla Germania, con avere per capo un fanciullo nomato Niccolò, arrivarono a Genova sul fine d'agosto[2714], per andare in Terra santa. Ma quivi trovarono un gran fosso da passare, e però si sciolse la loro unione, e chi restò in Genova, e chi andò in altri paesi. Di trenta mila di questi fanciulli, venuti fino a Marsiglia col suddetto spropositato disegno, parlano Alberico monaco dei tre Fonti[2715], e Alberto Stadense[2716], con aggiugnere che furono assassinati dai ribaldi, parte affogati in mare, parte venduti ai Saraceni. Nell'anno precedente era nata guerra fra i Bolognesi e Pistoiesi[2717]; e venuti alle mani, restarono molti de' Bolognesi prigioni. Per vendicarsene, essi Bolognesi in quest'anno, coll'aiuto ancora de' Reggiani[2718], Faentini ed Imolesi, menarono un forte esercito a' danni di Pistoia; e piantato il campo sul monte della Sambuca, ammazzarono molti de' nemici, e molti altri presi li trassero alle carceri di Bologna: con che ricuperarono i lor prigioni. Carestia così grave in quest'anno flagellò la Puglia e Sicilia, paesi per altro soliti ad essere i granai dell'Italia, che, per attestato di Sicardo, vescovo allora di Cremona[2719], le madri giunsero a mangiare i loro figliuoli.

NOTE:

[2701] Godefridus Monachus, in Chron. Sicardus, in Chron. et alii.

[2702] Antichità Estensi, P. I, cap. 40.

[2703] Richardus de S. Germano, in Chron.

[2704] Abbas Urspergens., in Chron.

[2705] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.

[2706] Richardus de S. German., in Chron.

[2707] Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.

[2708] Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Italic.

[2709] Roland., Chron., lib. 1, cap. 11.

[2710] Alberic. Monachus, in Chron.

[2711] Rolandinus, Chron., lib. 4, cap. 8.

[2712] Antichità Estensi, P. I, cap. 40.

[2713] Gerard. Maurisius, Histor. Monachus Patavinus, Chron. Rolandinus, lib. 1, cap. 11.

[2714] Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Italic.

[2715] Alberic. Monachus, in Chron.

[2716] Alberic. Stadiens., in Chron.

[2717] Matth. de Griffonibus, Histor. Bonon.

[2718] Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.

[2719] Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCXIII. Indizione I.

INNOCENZO III papa 16. OTTONE IV imperadore 5.

Svantaggiosa era stata nel precedente anno per li Pavesi la battaglia loro data dai Milanesi fautori di Ottone, nel ritorno che faceano a casa, dopo avere accompagnato il _re Federigo_ sino al Lambro[2720]. Per rifarsi del danno, uscirono questi in campagna con grande sforzo nell'anno presente. Mossero ancora i Cremonesi col loro carroccio, aiutati da trecento cavalieri bresciani, con animo di unirsi coi Pavesi. Erano già pervenuti a Castello Leone, ossia Castiglione, quando all'improvviso nel dì 2 di giugno, giorno di Pentecoste, fu loro addosso l'oste dei Milanesi, forte non solamente per le proprie milizie, ma anche per li cavalieri ed arcieri piacentini, e per la cavalleria e fanteria de' Lodigiani e Comaschi, e per trecento altri cavalieri bresciani del partito contrario. Fiero, lungo ed ostinato fu il combattimento, in cui sulle prime ebbero la peggio i Cremonesi. Ma, rinforzato da questi l'assalto, riuscì loro di mettere in rotta il campo milanese, con far prigioni alcune migliaia d'essi, e con prendere il loro carroccio: segno di piena vittoria e di gran vergogna per chi perdeva. La fama de' Cremonesi per questo illustre fatto si sparse per tutto l'Occidente, come attesta il Monaco Padovano[2721]. Dalla pia gente d'allora fu attribuita questa vittoria a miracolosa assistenza di Dio, perchè i Milanesi teneano saldo per lo scomunicato Ottone; ma si può anche essere pio senza obbligo di credere si fatti miracoli. Scrive inoltre Alberico monaco dei tre Fonti che il popolo di Milano, ripigliate le forze, in questo medesimo anno uscì contro i Pavesi, ed assediò un lor castello. Ma sopravvenuta l'armata de' Pavesi, diedero i Milanesi alle gambe, con abbruciar le loro tende. Furono seguiti dai Pavesi, che fecero quantità di prigioni, e spogliarono il campo loro. Così due rotte ebbe in un sol anno il popolo di Milano. Aggiugne il medesimo Alberico, che essendo stato ucciso l'abbate del monistero di santo Agostino di Pavia da' suoi monaci neri, il legato apostolico diede quel sacro luogo ai canonici regolari di Mortara, che tuttavia ne sono in possesso. Dalle cose fin qui narrate si può comprendere che Galvano Fiamma[2722] cercò di inorpellar le perdite de' Milanesi con dire ch'essi, dopo aver presa gran copia di prigioni, cavalli, carriaggi e tende de' Cremonesi, volendo mettere in salvo tante spoglie, raccomandarono il loro carroccio a pochi Piacentini (il che troppo è inverisimile) a' quali tolto fu dai Cremonesi. Scrive inoltre che i Milanesi nel dì 12 di giugno entrarono armati in Lomellina, distrussero Mortara, Gambalo e Lomello, e misero a sacco tutta quella contrada. Presero anche il castello di Voghera. Tace poi le busse lor date dal popolo pavese: sicchè gran sospetto porge l'adulazione. A questi fatti aggiugne il Sigonio[2723] delle altre particolarità, senza ch'io sappia onde le abbia ricavate. Ben so io ch'egli si servì del Fiamma in questo racconto. Il Continuatore di Caffaro scrive[2724] che quattro mila Milanesi tra fanti e cavalieri rimasero prigionieri in mano de' Cremonesi, e che i popoli d'Alessandria, Tortona, Vercelli, Acqui ed Alba, co' marchesi _Guglielmo_ e _Corrado_ Malaspina, e settecento cavalieri milanesi, entrarono nel Pavese ostilmente, e presero Sala. Usciti anche i Pavesi in campo, diedero una rotta a questi collegati, con farne due mila prigioni. A questi autori pare che si possa credere senza timor di fallare.

Succeduto al marchese _Azzo VI_ suo padre _Aldrovandino_ marchese d'Este e di Ancona, continuò a tenere col _conte Riccardo_ da San Bonifazio il dominio di Verona, dove fu creato podestà nell'anno presente[2725]. Ma egli ebbe di gravissimi contrasti con _Salinguerra_ in Ferrara. In aiuto di lui furono i Modenesi[2726]. Tornando questi a casa col loro podestà, cioè con Baldovino Visdomino da Parma, caddero in un agguato posto dal nipote d'esso Salinguerra, in cui restò morto esso podestà, e fatti prigionieri circa quaranta de' lor soldati. Fabbricarono in quest'anno essi Modenesi il castello del Finale[2727], per avere un antemurale contra de' Ferraresi. Secondo la Cronica Estense[2728], seguì pace fra il suddetto marchese Aldrovandino e Salinguerra, ed io ne ho rapportato altrove lo strumento. Ma più gravi disturbi ebbe esso marchese dai popolo di Padova, che, al pari degli altri, si studiava di dilatare i suoi confini alle spese de' vicini. Era da loro indipendente la nobil terra d'Este. Perchè egli non avea fatta giustizia ad alcuni Padovani, l'assediarono essi in questo anno, ed intervenne a quell'assedio Eccelino da Onara col giovinetto suo figliuolo Eccelino da Romano[2729]. Fu obbligato il marchese a venire ad un accordo, e a prendere la cittadinanza di Padova: la qual violenza fu appresso riprovata da papa _Innocenzo III_, e col tempo ancora da _Federigo II_ Augusto. Sei anni e due mesi era stata fuori di Verona la fazion ghibellina de' Montecchi, la quale, rifugiata nella terra di Cereta, quivi creava il suo podestà. Interpostosi in quest'anno Marino Zeno podestà di Padova unitamente col comune stesso di Padova[2730], tanto fece, che quel dì Verona lasciò tornarli pacificamente in città. Non così avvenne alla città di Brescia. Poco durò la concordia fra i nobili e il popolo. Nella festa de' santi Faustino e Giovita presero l'armi i popolari, e cacciarono fuor della città tutta la fazion de' nobili; nè ciò loro bastando, infierirono contra le lor torri e case, con atterrarle: crudeltà meritamente detestata dal Malvezzi cronista bresciano[2731]. L'aver essi similmente data la fuga a Tommaso da Torino, lasciato ivi per governatore dall'imperador Ottone, fa intendere che que' popolari aveano abbracciato il partito del re Federigo. Ma probabilmente questo fatto appartiene all'anno precedente, giacchè lo stesso storico scrive che per cura di _Alberto_ da Reggio vescovo della lor città, e prelato di rara virtù, fu nell'ottobre dell'anno presente conchiusa pace fra que' discordi cittadini. Tale fu la fede di cadauno in quel buon vescovo, che a lui diedero anche il politico governo della città. Fecero lega in quest'anno i Bolognesi coi Reggiani obbligandosi di far guerra ai Modenesi ad ogni lor cenno[2732].

NOTE:

[2720] Sicard., in Chron. Alber. Monac., in Chron.

[2721] Monach. Patavinus, in Chron.

[2722] Gualv. Flamm., in Manipul. Flor. cap. 246.

[2723] Sigonius, de Regno Ital., lib. 16.

[2724] Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom 6 Rer. Ital.

[2725] Paris. de Cereta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.

[2726] Annales Veteres Mutinens., tom. 6 Rer. Italic.

[2727] Antichità Estense, P. I, cap. 41.

[2728] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[2729] Roland., lib. 1, cap. 12. Monachus Patavin., in Chron. Antichità Estensi, P. I, cap. 41.

[2730] Chron. Estense, tom 15 Rer. Ital. Gerardus Maurisius, Hist., tom. 8 Rer. Italic.

[2731] Malvecius, in Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.

[2732] Memoriale Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.

Anno di CRISTO MCCXIV. Indizione II.

INNOCENZO III papa 17. OTTONE IV imperadore 6.

Succedette in quest'anno una famosa battaglia campale fra l'imperadore _Ottone_ e _Filippo re_ di Francia[2733]. Si trovarono a fronte i due potentissimi eserciti nel dì 27 di luglio a Ponte Bovino, e vennero alle mani. Dalla parte di Ottone militavano le forze del re d'Inghilterra, i duchi del Brabante e di Limburgo, e i conti di Fiandra e di Bologna. Il fiore dei Franzesi col duca di Borgogna era nella altra parte. Lungo tempo durò l'ostinato combattimento, e infine i Franzesi riportarono una piena vittoria, con far moltissimi prigioni di conto, e grosso bottino. Questa disgrazia diede il crollo agl'interessi dell'imperadore Ottone, che da lì innanzi stentò a sostenersi in piedi. Se vogliamo prestar fede a Galvano Fiamma[2734], in quest'anno i Milanesi vogliosi di vendicarsi de' Cremonesi, per la rotta ricevuta nel precedente anno, con potente sforzo andarono sino a Zenevolta. S'incontrarono coi Cremonesi, e menarono così ben le mani, che li sconfissero e presero il loro carroccio. In pruova di ciò il Fiamma cita la Cronica di Sicardo. Ma giusto fondamento c'è di sospettare immaginaria e finta questa rotta de' Cremonesi. Ne' due testi, dei quali mi sono servito per pubblicar la Cronica di Sicardo, nulla di ciò si legge. Nulla nelle Croniche di Cremona, Piacenza, Parma ed altre, che, dopo aver parlato sì chiaramente della vittoria riportata dai Cremonesi all'anno precedente, se questa gran percossa data loro dai Milanesi sussistesse, ne avrebbero anche esse fatta menzione. Aggiugne esso Fiamma che, entrati i Milanesi nella Lomellina de' Pavesi, vi espugnarono varie castella. Questo potrebbe stare. Abbiamo bensì dalla Cronica di Cremona che nell'anno presente i Cremonesi fecero oste sopra i Piacentini, con bruciar molto paese, e prender alcune lor terre. Irritati anche i Modenesi[2735] per l'affronto e danno loro inferito nell'anno precedente da un nipote di Salinguerra, messo insieme un grosso esercito, con cui s'accoppiarono ancora i Parmigiani, Mantovani e Ferraresi del partito di _Aldrovandino marchese_ d'Este, andarono a mettere l'assedio a Ponte Dosolo, ed, impadronitisi di esso nella festa di san Martino, diedero alle fiamme e smantellarono quel castello, con portarne a Modena in segno di vittoria la campana, che fu posta nella torre maggiore, e adoperata dipoi a sonar nona. Somma tranquillità godeva in questi tempi la città di Padova. Accadde che si tenne gran corte, e si preparò un giuoco o spettacolo pubblico nella città di Trivigi, descritto da Rolandino[2736]. V'intervenne da Venezia e da Padova molta nobiltà dell'uno e dell'altro sesso. Nel combattimento che si fece per prendere un finto castello, si appiccò lite fra i Veneziani e Padovani, gareggiando tutti per aver la preminenza del conquisto. Fu nella mischia stracciato un pezzo della bandiera di san Marco portata dai Veneziani, e ne sorse tal rumore, che i presidenti al giuoco lo fecero dismettere. S'ingrossò forte per questo accidente l'odio dei Veneziani contra de' Padovani, in guisa che serrarono tutti i passi delle mercatanzie, e andò poi più innanzi la briga. Le replicate istanze di papa Innocenzo mossero nell'anno presente Aldrovandino marchese d'Este a passare nella marca d'Ancona. N'era egli al pari di suo padre stato investito dalla Sede apostolica. Ma sopraggiunta l'immatura morte del padre, e per varii suoi scabrosi affari trovandosi egli impegnato in Lombardia, i conti di Celano, fautori di Ottone Augusto, s'erano impadroniti di quella contrada. Potè egli solamente ora accudire a quel dominio. Impegnò tutti i suoi allodiali, e lo stesso fratello suo _Azzo VII_ ai prestatori fiorentini per mettere insieme delle grosse somme di danaro da far gente[2737]. Allorchè ebbe in pronto un buon esercito, marciò verso quella marca, dove gli convenne un gran coraggio per le molte opposizioni a lui fatte, parte dai popoli della terra, e parte dai conti suddetti. Tuttavia diede loro varie rotte; ed avea messo in buono stato quella signoria, quando la morte venne a rompere tutte le di lui misure, come dirò all'anno seguente.

NOTE:

[2733] Godefridus Monachus. Alberic. Monachus. Abbas Urspergens.

[2734] Gualvan. Flam., in Manip. Flor., cap. 147.

[2735] Chron. Parmanense, tom. 7 Rer. Ital. Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.

[2736] Roland., Chron., lib. 1, cap. 13.

[2737] Roland., Chron., lib. 1, cap. 15. Monachus Patavinus, in Chron. Antichità Estensi, P. I, cap. 41.

Anno di CRISTO MCCXV. Indizione III.

INNOCENZO III papa 18. OTTONE IV imperadore 7.

L'anno fu questo in cui lo zelantissimo papa _Innocenzo III_ celebrò uno de' più insigni concilii generali che abbia tenuto la Chiesa di Dio, cioè il lateranense quarto[2738]. Nel dì 11 di novembre gli fu dato principio nella basilica lateranense, e v'intervennero più di quattrocento tra patriarchi, arcivescovi e vescovi, e più di ottocento abbati e priori. Furono quivi pubblicati[2739] non pochi decreti spettanti al soccorso di Terra santa, agli eretici di questi tempi, che faceano gran guasto e resistenza nel contado di Tolosa e nelle vicine città; e fu anche trattato della disciplina ecclesiastica, che s'era molto infievolita in sì torbidi tempi. Avendo preso in quel concilio i Milanesi a difendere la parte dell'imperadore _Ottone_, il marchese di Monferrato, siccome parente di _Federigo_, aringò forte in favore di lui, ed ebbe maggior fortuna. Fra gli altri delitti di Ottone si contò ancora, ch'egli avea chiamato Federigo il re dei preti. Ora è fuor di dubbio che esso Federigo, per attestato di Gotifredo monaco[2740], fu in quest'anno solennemente coronato re di Germania da _Siffredo arcivescovo_ di Magonza, e legato apostolico in Aquisgrana. Sappiamo altresì che, ad istanza del papa, egli prese la croce, e si obbligò a militare in Terra santa. E perciocchè egli in quest'anno fece proclamar re di Sicilia Arrigo suo figliuolo, non piacendo al pontefice che una sola persona nello stesso tempo fosse imperadore e re di Sicilia, fu astretto a rifare una solenne obbligazione al papa, che qualora egli ottenesse la corona dell'imperio, immediatamente deporrebbe il governo al re figliuolo, il quale lo riconoscerebbe dalla santa Sede. Poteva allora chiedere papa Innocenzo III quanto voleva, che tutto largamente si prometteva, per timore che si facesse giocar l'opposizione dell'emulo. Vedremo a suo tempo qual memoria e cura di queste promesse e giuramenti mostrasse lo stesso Federigo. Non è forse ben chiaro se il papa, che avea barcheggiato finora per osservare dove andassero a terminare gl'impensati accidenti della guerra, veramente in questo anno confermasse l'elezion di Federigo: perciocchè, finchè visse Ottone mai non si volle in Roma far l'ultimo passo di concedere a Federigo la corona imperiale. Ma non mancano autori, e fra gli altri Riccardo da San Germano[2741], che scrivono essersi Innocenzo apertamente dichiarato per l'elezion di Federigo in re de' Romani.