Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 88
[2643] Gerardus Maurisius Hist., tono. 8 Rer. Ital.
[2644] Roland., lib. 1, cap. 9.
[2645] Paris. de Cereta, Chron., tom. 8 Rer. Ital.
[2646] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2647] Antichità Estensi, P. I, cap. 39.
[2648] Annal. Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
[2649] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6. Parisius de Cereta, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.
[2650] Memoriale Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.
[2651] Vita Innocentii III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
[2652] Anonymus Casinensis, in Chron.
[2653] Richardus de S. Germano, in Chron.
[2654] Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.
[2655] Gualv. Flamma, in Manipul. Flor., cap. 241.
[2656] Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.
[2657] Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.
[2658] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCIX. Indizione XII.
INNOCENZO III papa 12. OTTONE IV imperadore 1.
Solennizzò in quest'anno con dispensa pontificia _Ottone IV_ re de' Romani in Wirtzburg le sue nozze con _Beatrice_ figliuola del _re Filippo_ ucciso[2659]. Aveva egli messo al bando dell'imperio _Ottone_ conte palatino di Witelspach uccisore del medesimo, e confiscati i di lui Stati, con distribuirli a varie persone. Questi nell'anno presente colto da Arrigo di Calendin maresciallo, restò con più ferite tolto dal mondo. Inviò in Italia _Volchero_ patriarca d'Aquileia a riconoscere i diritti imperiali, e a disporre le città per la sua venuta. Sopra di che è da leggere il Sigonio. Acconciò egli intanto tutti i suoi affari con _papa Innocenzo III_, per poter passare a Roma, e ricevere la corona imperiale. Tutto quanto seppe dimandare il pontefice, fu liberalissimamente accordato e promesso da lui, mentre era nella città di Spira, con obbligarsi di restituire alla Chiesa romana _tutta la terra di Radicofani sino a Ceperano, la marca d'Ancona, il ducato di Spoleti, la terra della contessa Matilda, la contea di Bertinoro, l'esarcato di Ravenna, la Pentapoli, e tutto quanto era espresso in molti privilegii d'imperadori e re dai tempi di Lodovico Pio_. Ciò fatto, Ottone, dopo aver celebrata in Augusta la festa de' santi Apostoli Pietro e Paolo, con forte esercito per la valle di Trento calò in Italia. Passò l'Adige sopra un ponte fabbricato dai Veronesi[2660], da' quali pretese e ricevette la rocca di Garda. Furono a pagargli il tributo de' loro ossequii _Azzo VI marchese_ d'Este, ed Eccelino da Onara, fra' quali passavano nimicizie, ed, altercando insieme, si sfidarono alla presenza d'esso re. Curioso è quanto racconta il Maurisio dell'incontro di questi due emuli, e della cura ch'ebbe Ottone di pacificarli, e de' sospetti poi conceputi di loro. Ne ho parlato nelle Antichità Estensi. Ordinò egli al marchese di rimettere in libertà i prigioni; e fu ubbidito. Venne Ottone verso Modena[2661], e si attendò nel distretto di Spilamberto. Indi, per testimonianza di Ottone da San Biagio[2662], passò a Bologna, dove concorsero tutti i principi e deputati delle città d'Italia, e vi fu fatta gran corte e festa. Di là portossi a Milano, ricevuto con gran pompa ed allegria da quel popolo. In tale occasione gli storici milanesi scrivono[2663] che esso re prese nella basilica di santo Ambrosio la corona del regno d'Italia, nè per tal funzione volle chiedere o ricevere quella contribuzion di danaro che, secondo il costume, si pagava dai popoli. Tristano Calco[2664] differisce all'anno seguente la di lui coronazione italica: il che sembra poco verisimile, l'uso essendo stato che la corona del regno d'Italia precedentemente alla romana si conferisse. Ma certo non sussiste il dirsi da Galvano Fiamma, che Ottone fosse coronato nel _sabato_ santo di quest'anno, perchè egli non era per anche disceso in Italia; e tal asserzione può piuttosto persuaderci l'opinione del Calchi, che riferisce la di lui coronazione in Milano al sacro giorno di Pasqua dell'anno susseguente. Dopo aver quivi dato ordine agli affari del regno d'Italia, si rimise in viaggio il re Ottone, e, passato l'Appennino, per tutta la Toscana fu ben veduto ed accolto. Trovò a Viterbo papa Innocenzo[2665], che l'aspettava; e concertata con lui la coronazione romana, e confermati i giuramenti, continuò il viaggio alla volta di Roma coll'esercito suo, accresciuto di molte migliaia d'Italiani, e andò ad accamparsi nelle vicinanze di san Pietro, cioè della basilica vaticana. In essa poi dalle mani di papa Innocenzo III ricevette l'imperial corona e benedizione. Il giorno di sì solenne funzione è controverso fra gli storici[2666]. Alcuni la scrivono fatta nel dì 27 di settembre, giorno di domenica, altri nella seguente domenica, giorno 4 d'ottobre. Non ho io trovato finora lumi bastanti per decidere questo dubbio, parendomi nulladimeno più probabile la seconda opinione. Accompagnò Ottone colla corona in capo il pontefice sino alla porta di Roma fra la gran calca delle sue truppe, e tornossene dipoi al suo padiglione.
Ma questa gran festa ed allegria mutò ben presto aspetto. Ossia, come vogliono alcuni[2667], che accidentalmente venissero alle mani i Romani coi Tedeschi a cagione di qualche danno o insolenza loro fatta; oppure, secondo altri, che il popolo romano pretendesse quei grossi regali, che da alcuni precedenti Augusti erano stati lor fatti nella coronazione romana, e Ottone ricusasse di soddisfarli; certo è che seguì fra i Romani e Tedeschi una calda baruffa, e la peggio toccò alle genti del novello imperadore. _Non sine strage magna suorum_, dice Riccardo da San Germano[2668]. Giordano ed Alberico monaco dei tre Fonti[2669] amplificando, a mio credere, questo avvenimento, scrivono: _Multi de Teutonicis occisi sunt, et plurimi damnificati, ita quod dictum est postea, in illo bello mille centum equos amisisse imperatorem, praeter homines occisos, et alia damna_. Non ci è fondamento bastante di credere così gran perdita. Ma verisimilmente per questo accidente cominciò a turbarsi la buona armonia fra il papa e l'imperadore, il quale, venuto in Toscana, parte quivi e parte in Lombardia passò il verno seguente, con aver licenziata la maggior parte dell'armata sua. Parmi ancora credibile che non tardasse molto l'Augusto Ottone ad occupare o a non restituire alcuni degli Stati della Chiesa romana, non ostante la promessa e il giuramento da lui prestato. La storia è qui molto scarsa, nè ci scuopre le cagioni tutte che produssero dipoi tanti sconcerti fra la santa Sede e il suddetto imperadore. Sappiamo da tutti che papa Innocenzo III accusò di usurpazione e perfidia Ottone; e che, all'incontro, Ottone pretendeva di non operar contro il giuramento fatto in favor del pontefice, con dire ch'egli prima avea nella sua coronazione germanica giurato di conservare e ricuperare gli Stati e i diritti imperiali. Si può credere che mettessero la zampa nel consiglio imperiale i legisti politici, con rappresentare ad Ottone l'esempio de' suoi predecessori, che aveano goduto il dominio di quegli Stati, e date ne aveano le investiture: il che era stato praticato anche da _Arrigo I_ imperadore santo. Forse ancora chiamarono ad esame i diplomi delle concessioni fatte ai papi dagli imperadori fin da' tempi di Lodovico Pio sino a questi, con trovarvi delle difficoltà. Comunque sia, egli è fuor di dubbio che grande strepito fece il pontefice contra di Ottone, l'ammonì per mezzo dell'arcivescovo di Pisa, ma indarno sicchè giunse infine ad atterrarlo, siccome vedremo. Più che mai seguitava intanto il vigilantissimo papa a tenersi ben unito con _Federigo II_ re di Sicilia, considerando il bisogno che potrebbe occorrere di quel principe, qualora le speranze da lui concepute di Ottone IV rimanessero deluse. Fu egli dunque che consigliò a Federigo di accasarsi; fu egli ancora mediatore del matrimonio di lui con _Costanza_ figliuola del re d'Aragona. Nel mese di febbraio del presente anno, essendo stata condotta questa principessa a Palermo, con rara magnificenza se ne celebrarono le nozze. Abbiamo da Gerardo Maurisio[2670] e da altri storici che in quest'anno _Salinguerra_ capo de' Ghibellini in Ferrara, co' suoi aderenti seppe far tanto, che rientrò in Ferrara, spogliò di quel dominio _Azzo VI marchese_ d'Este, e cacciò in esilio tutti i di lui partigiani. Trovavasi allora il marchese collo esercito suo accompagnato dai Veronesi e Vicentini verso la Brenta, per passare alla distruzione della nobil terra di Bassano, dove Eccelino da Onara nemico suo signoreggiava. Erano anche in armi i Trivisani, per dar aiuto ad esso Eccelino. Arrivò al marchese la nuova della perdita di Ferrara: allora precipitosamente levò il campo e tornossene a Vicenza, ubbidiente in questi tempi ai suoi cenni, e fu inseguito da Eccelino sino alle porte di quella città. Non andò più innanzi questa briga, perchè, arrivato il re Ottone, che veniva allora dalla Germania, ad Orsaniga, tanto il marchese che Eccelino dovettero ire alla corte, siccome ho di sopra accennato. In Cremona[2671] ancora nell'anno presente v'entrò la discordia. Il popolo si divise in due fazioni: l'una teneva la città vecchia, e l'altra la nuova, di modo che arrivarono nell'anno seguente cadauna delle parti ad eleggere il suo podestà.
NOTE:
[2659] Abbas Urspergensis, in Chron. Godefridus Monachus, in Chron., et alii.
[2660] Gerard. Maurisius, Hist. tom. 8 Rer. Ital.
[2661] Annales Veteres Mutinens., tom, 11 Rer. Italic.
[2662] Otto de S. Blasio, in Chron.
[2663] Gualvan. Flamm., in Manip. Flor., cap. 244. Corius, Bossius, et alii.
[2664] Tristan. Calcus, Histor. Mediolan.
[2665] Johan. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.
[2666] Otto de S. Blasio, in Chron., Arnold. Lubec. Godefridus Monach. Matthaeus Paris. Histor. Angl.
[2667] Abbas Urspergens., in Chron. Jordanus, in Chron.
[2668] Richard. de S. Germ., in Chron.
[2669] Albericus Monachus, in Chronic. Appendix ad Robert. de Monte.
[2670] Gerard. Maurisius, Hist., tom. 8 Rer. Ital. Memor. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[2671] Chron. Cremonens., tom. 7 Rer. Italic.
Anno di CRISTO MCCX. Indizione XIII.
INNOCENZO III papa 13. OTTONE IV imperadore 2.
Trovavasi l'imperadore Ottone tuttavia in Toscana _XIII kalendas februarii_ dell'anno presente, ciò apparendo da un suo diploma dato ad _Azzo VI marchese d'Este apud Clusinam civitatem_[2672]. Intorno al qual documento è da avvertire che il saggio pontefice Innocenzo negli anni addietro, attento a ricuperar dalle mani de' Tedeschi gli Stati della Chiesa romana, standogli forte a cuore la marca d'Ancona, perchè non avea forze bastevoli per ricuperare e sostener quel paese alla sua divozione, lo concedette con investitura al suddetto marchese d'Este, ben conoscendo di che valore egli fosse dotato. Abbiamo di ciò la sicura testimonianza di Rolandino[2673] storico di questo secolo. Ma avendo l'Augusto Ottone IV preteso che quello Stato appartenesse all'imperio, giudicò meglio il marchese Azzo di prenderne l'investitura anche da esso imperadore, e forse con tacito consenso del pontefice, acciocchè non si annidasse in quel dominio qualche persona mal affetta alla santa Sede. Ottone dunque l'investì di quella marca, che abbracciava allora le città d'_Ascoli, Fermo, Camerino, Osimo, Ancona, Umana, Iesi, Sinigaglia, Fano, Pesaro, Fossombrone, Cagli e Sassoferrato_. Viene ivi chiamato _cognatus noster Azzo marchio estensis_ da Ottone, perchè amendue discendeano dal marchese _Azzo III_, comune stipite della linea di Germania e dell'italiana. Un altro diploma d'esso Ottone, dato in Foligno nel dì cinque di gennaio, ho io quivi accennato. Presso l'Ughelli[2674] un altro se ne legge, dato _apud Pratum_ in Toscana _VIII idus februarii_. Era esso Augusto _apud Imolam III calendas aprilis_, come costa da un altro suo diploma riferito dal medesimo Ughelli[2675]. Trasferitosi anche a Ferrara, quivi pubblicò un editto contro gli eretici paterini, ossia gazari, mettendoli al bando dell'imperio, coll'intimar pene gravissime contra dei medesimi. Il suo diploma, da me pubblicato[2676], fu dato _Ferrariae VIII kalendas aprilis_ del presente anno. Probabilmente in questa congiuntura ch'egli pacificò insieme il suddetto Azzo VI marchese di Este e _Salinguerra_ competitori nella signoria di Ferrara[2677]. _Imperator praedictus venit Ferrariam, et pacem fecit inter marchionem estensem et dominum Salinguerram_: così è scritto nella vecchia Cronica Estense. Altrettanto abbiamo dagli antichi Annali di Modena[2678]. Passò dipoi l'imperadore Ottone a Milano, dove furono da lui spediti nel mese d'aprile tre diplomi accennati dal signor Sassi[2679]. Ch'egli si trattenesse in quelle parti, e si trovasse in Piacenza nel mese di giugno, in Cremona, in Alba, in Brescia e in Vercelli, apparisce da altri suoi diplomi. Che parimente egli soggiornasse vicino a Pavia nel dì 17 agosto dell'anno presente, si raccoglie da un altro suo diploma presso il suddetto Ughelli nel catalogo de' vescovi di Parma. Tenne anche un parlamento in essa città di Parma[2680]. Era antico l'odio di Ottone, perchè erede della casa de' Guelfi, contra di _Federigo II_ re di Sicilia, erede della casa ghibellina di Suevia. Crebbe questo alla pubblica notizia ch'esso Federigo aspirava all'imperio, anche prima della coronazion di Ottone. E giacchè s'erano stranamente imbrogliati gli affari fra esso Ottone e _papa Innocenzo_, che gran parzialità mostrava per Federigo, Ottone, senza voler far caso che il regno di Sicilia da tanto tempo dipendeva dalla sovranità dei soli romani pontefici, sconsigliatamente e contra de' giuramenti si lasciò trasportare a dichiarar la guerra al medesimo Federigo, e ad invadere i di lui Stati di qua dal Faro. Abbiamo da Rigordo[2681] che egli aveva ancora occupato _castra et munitiones, quae erant juris beati Petri, Aquapendens, Radicofanum, Sanctum Quiricum, Montem Flasconis, et fere totam Romaniam_. Intanto egli ebbe dei segreti negoziati in Puglia col conte Diopoldo tante volte nominato di sopra, e il guadagnò col dargli l'investitura del ducato di Spoleti. Scrive il Sigonio[2682] di averla veduta, data _XIII kalendas februarias_ dell'anno presente.
Tirò eziandio nel suo partito Pietro conte di Celano, potente signore in quelle contrade. Studiossi inoltre di metter pace fra i Genovesi e Pisani[2683], per aver aiuto da loro nella meditata impresa. A questo fine, mentre era in Piacenza, chiamò colà i lor deputati; si fece consegnare i prigioni dell'una e dell'altra parte, e intimò una tregua fra loro dalla vicina festa di san Michele sino a due anni. Ciò fatto, verso il principio di novembre s'incamminò con un possente esercito di Tedeschi, Toscani e Lombardi alla volta della Puglia. Fin qui avea il pontefice Innocenzo III adoperate esortazioni e minaccie per rimettere in buon cammino questo principe; ma nulla avendo operato le parole, e scorgendolo più che mai spinto dalla sua passione a perdere affatto il rispetto alla santa Sede, venne finalmente ai fatti, cioè il dichiarò scomunicato[2684]. L'intrepidezza di questo papa bastante era a fargli prendere sì gagliarda risoluzione; ma non lasciò egli di misurar prima anche le forze temporali, che potevano assisterlo in tal congiuntura. Non lieve odio portavano i Romani ad Ottone: il che assicurava il pontefice della loro aderenza e costanza. Faceva anche gran capitale delle forze di Federigo II re di Sicilia, unitissimo seco di interessi. Nè minore speranza fondava egli su quella di Filippo re di Francia nemico di Ottone, alla cui esaltazione dianzi aveva egli fatto ogni possibil contrasto. Sapeva inoltre papa Innocenzo quanto poteva promettersi di molti de' più possenti principi della Germania; e ne vedremo presto le pruove. Però al prudente e zelante pontefice non mancavano i mezzi umani per sostenere i suoi atti. Ciò non ostante, marciò l'Augusto Ottone in Puglia[2685], e, dalla parte di Rieti entrato, s'avanzò a Marsi e a Comino, con riempiere di terrore quelle contrade. Roffredo abbate di Monte Casino contro il parere de' suoi monaci andò a trovarlo, e benignamente ricevuto ne riportò salvaguardie per li suoi Stati. Celebrata la festa di san Martino vicino a Sora, passò Ottone all'assedio della città d'Aquino, che fu valorosamente difesa da Tommaso, Pandolfo e Roberto conti di quella città. Venne alle sue mani Capoa col suo principato, datagli da Pietro conte di Celano. Salerno gli fu consegnato da Diopoldo creato duca di Spoleti. Oltre ad altre città, anche i Napoletani, per odio che portavano alla città d'Aversa, spontaneamente se gli diedero, con attizzarlo poi a mettere l'assedio a quella città. Durò questo sino alla Natività del Signore, e vedendo Ottone di non poter più sussistere in campagna a cagion della stagione, dopo aver fatta una composizione cogli Aversani, si ritirò ai quartieri di verno in Capoa, dove attese a far fabbricar macchine da espugnar le città. In tale stato erano gli affari di quelle parti. Fu in quest'anno fieramente agitata la città di Cremona[2686] dalle civili fazioni insorte fra il popolo della città nuova e quel della vecchia, e si venne molte volte alle mani. Interpostosi il vescovo Sicardo, restituì loro la pace, ma pace che, secondo il costume di que' tempi sconcertati, ebbe corta durata. Una delle applicazioni del popolo di Modena[2687] in quest'anno fu quella d'indurre l'abbate di Frassinoro, che sulle montagne possedeva molte terre, a sottomettersi alla città per godere del suo patrocinio. Così le città libere d'allora andavano pelando i vescovi ed abbati, con intromettersi nelle loro giurisdizioni, giugnendo in fine a liberarli dalla cura di que' temporali governi, ed accrescendo in questa maniera il proprio distretto. Fabbricarono ancora essi Modenesi il castello di Spilamberto. Vo io credendo che riducessero quella terra in fortezza, poichè anche ne' tempi posteriori se ne truova memoria.
NOTE:
[2672] Antichità Estensi, P. I, cap. 39.
[2673] Roland., Chron., lib. 1, cap. 10.
[2674] Ughel., Ital. Sacr., tom. 3 in Episcop. Pistoriens
[2675] Ughel., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.
[2676] Antiquit. Ital., Dissert. LX.
[2677] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[2678] Annal. Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
[2679] Saxius, in Not. ad Sigonium, de Regn. Italic.
[2680] Chron. Parmense, tom. 11 Rer. Ital.
[2681] Rigord., de Gest. Philip. Reg. Franc.
[2682] Sigon., de Regno Ital., lib. 16.
[2683] Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Italic.
[2684] Godefr. Monach. Albertus Stad. Richardus de S. Germano. Rigordus. Sicardus et alii.
[2685] Richardus de S. Germano, in Chron. Johan. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.
[2686] Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.
[2687] Annales Veteres Mutinens., tom. 6 Rer. Italic.
Anno di CRISTO MCCXI. Indizione XIV.
INNOCENZO III papa 14. OTTONE IV imperadore 3.
Venuta la primavera, continuò l'imperadore _Ottone_ le conquiste nel regno siciliano di qua dal Faro[2688]. Sottomise a' suoi voleri tutta la Puglia, la Terra di Lavoro, e quasi interamente la Calabria, ed arrivò fino a Taranto. Abbiamo dall'Abbate Urspergense[2689] che papa _Innocenzo III_, desideroso pur d'estinguere questo fiero incendio, avea, durante il verno, mandato innanzi e indietro a Capoa l'abbate di Morimondo, per indurre alla pace, o a qualche aggiustamento, Ottone, contentandosi piuttosto di patir del danno negli Stati, che di permettere la rovina del _re Federigo_. Ma indarno andarono i messi e le proposizioni d'accordo. Ubbriacato Ottone dalla ridente fortuna, tutto rigettò, perchè persuaso di poter oramai balzare dal trono il giovinetto re[2690]. Infatti i Saraceni di Sicilia segretamente gli fecero sapere che prenderebbono l'armi per lui. Abbiamo anche dagli Annali Pisani[2691] che in aiuto di esso Augusto furono armate in Pisa quaranta galee, le quali andarono fino a Procida, credendo di potere trovar quivi l'imperadore. In somma si disponeva Ottone IV a passare in Sicilia, e pareano in total decadenza gli affari del re Federigo II, quando ecco scoppiare una terribil mina, da Ottone non preveduta. Tanto seppe fare il non dormiglioso papa Innocenzo, col favore ancora di _Filippo re_ di Francia, che indusse molti vescovi della Germania non solamente a pubblicar la scomunica contra di Ottone, e a dichiararlo decaduto, ma ancora a trattar di eleggere in suo luogo re de' Romani Federigo II. In questa lega concorsero _Siffredo arcivescovo_ di Magonza, legato apostolico, l'arcivescovo di Treveri, il lantgravio della Turingia, il re di Boemia, il duca di Baviera, il duca di Zeringhen, ed altri vescovi e principi. Soffiò non poco in questo fuoco anche il suddetto re di Francia Filippo, che, per aver tolta la Normandia al re d'Inghilterra, non potea tollerar le prosperità di Ottone Augusto, parente strettissimo e collegato coll'Inglese. Gotifredo monaco scrive che questi principi si raunarono in Bamberga, e fu proposta l'elezion di Federigo; ma che, non accordandosi fra loro, restò sospeso il colpo. L'arcivescovo di Magonza bensì pubblicò dappertutto le censure contra di Ottone: dal che presero motivo _Arrigo conte_ palatino del Reno, fratello d'esso Ottone, e il duca del Brabante e i nobili della Lorena di dare un terribil guasto al territorio di Magonza. Nella Cronica di Fossanuova[2692], e presso Alberico[2693], Sicardo[2694] ed altri, si legge che seguì di fatto l'elezion di Federigo in Germania. Sembra almen certo che intanto que' principii sollecitassero il pontefice a spignere in Germania il giovinetto Federigo. Quel che è certo, furono cagione questi disgustosi avvisi che Ottone tagliasse il corso alle sue vittorie in Puglia, e ai disegni di portar la guerra in Sicilia, e cominciasse a pensare alla propria casa, a cui era attaccato il fuoco. Congregati dunque i baroni di quelle contrade, raccomandò loro la costanza nella sua fedeltà, virtù per altro poco conosciuta da quegli instabili popoli; e, preso da loro congedo, venne nel mese di novembre in Lombardia per impedire a Federigo il passaggio in Germania. I Pisani[2695], ch'erano iti fino a Napoli in aiuto di lui colle lor quaranta galee, non sentendone più nuova, se ne tornarono, senza far altro, al loro paese. Venuto l'Augusto Ottone in Lombardia[2696], tenne in Lodi un parlamento, per esaminar qual conto egli potesse fare degli animi e de' soccorsi di questi popoli. Trovò che il pontefice avea già preoccupato più d'uno contra di lui. _Estensis enim marchio jam cum Papiensibus et Cremonensibus, et Veronensibus consensit summi ponteficis foedus inire contradictionis_; sono parole di Sicardo allora vescovo di Cremona. Infatti nè il marchese d'Este, nè i deputati di Pavia, Cremona e Verona vollero intervenire a quella dieta. Ma i Milanesi, siccome quelli che amavano forte la casa estense-guelfa dei duchi di Sassonia, e odiavano la ghibellina dei duchi di Suevia, da cui tanti mali aveano ricevuto, larghe promesse fecero all'Augusto Ottone, e gli altri non mancarono di dargli buone parole[2697]. Avea il pontefice Innocenzo solennemente confermata nel giovedì santo la scomunica contra di lui. Poscia mise l'interdetto a Napoli e a Capoa, perchè aveano comunicato con lui. Scrisse contro i Pisani, i Bolognesi ed altri che favorivano lo scomunicato Augusto. In questi tempi l'indefesso marchese d'Este _Azzo VI_ coll'aiuto de' Cremonesi[2698] ricuperò Ferrara, e ne cacciò Ugo da Guarnasio, lasciato ivi per podestà da esso Ottone. Che anche Salinguerra mutasse aria in tal congiuntura, se non è certo, è almen credibile. Troviamo parimente presso papa Innocenzo menzione della presa di Ferrara, fatta dal marchese d'Este, in una lettera scritta in quest'anno _VII idus junii_[2699]. In Cremona la parte del popolo di città nuova, non potendo reggere alla forza di quei della città vecchia, restò abbattuta e spogliata de' suoi averi. Tanto ancora si industriò in questi tempi Eccelino da Onara, signor di Bassano, che ottenne dall'imperadore il governo della città di Vicenza[2700]: il che fu il primo gradino, che portò dipoi il crudele Eccelino da Romano suo figliuolo alla potenza che vedremo.
NOTE: