Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 8
Se vogliam qui prestar fede a Giovanni Villani[247] che, narrando avvenimenti lontani dai suoi tempi, ci conta bene spesso delle favole, oppure con favolose particolarità sconcia i fatti veri, in quest'anno i Fiorentini, mirando da gran tempo di mal occhio la vicina città di Fiesole, con inganno finalmente se ne fecero padroni. Nel dì solenne di san Romolo, protettore dei Fiesolani, mentre quel popolo era intento alla festa, spedirono i Fiorentini colà una mano de' loro giovani segretamente armati, che presero le porte, e diedero campo all'esercito d'essi Fiorentini d'impadronirsi di quella città, con ismantellarla poi tutta, e ridurre quel popolo a Firenze. Questo racconto passò dipoi in tutte le storie fiorentine, non mancando nondimeno altri scrittori moderni che tengono succeduto un tal fatto nell'anno 1024. Credane il lettor ciò che vuole. Quanto a me, vo assai lento a persuadermi cotali bravure in questi tempi, nei quali le città d'Italia non aveano per anche nè facoltà nè uso di muover l'armi da sè, nè di distruggersi l'una l'altra. Molto meno credo che in questi tempi, come vuole Scipione Ammirati[248] con altri, fosse duca di Toscana _Bonifazio_ marchese, padre della contessa Matilda. Niuna pruova di questo viene addotta; e senza pruove l'asserir cose antiche, non è diverso dal fabbricar nelle nuvole. Leggesi sotto quest'anno una magnifica donazione fatta ai canonici di Ferrara da _Ingone_, vescovo di quella città, con uno strumento scritto[249], _pontificatus domni nostri Sergii summi pontificis et universalis papae in apostolica sacratissima beati Petri sede anno primo, regnante vero domno Enrico rege a Deo coronato, pacifico, magno, in Italia septimo_ (dovrebbe essere _sexto_) _die tertia mensis februarii, Indictione octava. Ferrariae._ Si osservi come in Ferrara sono contati gli anni di Arrigo re d'Italia. In questi tempi, per la Toscana specialmente e pel ducato di Spoleti, san Romoaldo abbate spargeva odore di gran santità, edificava monisteri, e dilatava l'ordine religioso che si chiamò camaldolese, e fu una riforma del benedettino in Italia. Abbiamo da Lupo Protospata[250] nell'anno presente, che _Curcua_ patrizio, governatore degli Stati posseduti dai Greci in Italia, diede fine a' suoi giorni, e in luogo suo venne a quel governo _Basilio_ catapano nel mese di marzo con un corpo di milizie tratte dalla Macedonia. Aggiugne questo scrittore che _Syllistus incendit multos homines in civitate Trani_. Da un altro testo si ha che _Langobardia_ (così chiamavano i Greci, come già si accennò, gli Stati loro in Italia) _rebellavit a Caesare_ (cioè dal greco Augusto) _opera Melo ducis. Isque accurrens praeliatus est Barum contra Barenses, ubi ipsi obierunt._ Questo _Melo_ di nazion longobarda, siccome c'insegna Leone ostiense[251], _barensium civium, immo totius Apuliae primus, et clarior erat, strenuissimus valde ac prudentissimus vir. Sed quum superbiam, insolentiamque, ac nequitiam Graecorum, qui non multo antea, tempore scilicet primi Octonis, Apuliam sibi Calabriamque, sociatis in auxilium suum Danis, Russis, et Gualanis, vindicaverunt, Apuli ferre non possent, cum eodem Melo, et cum Datto quodam aeque nobilissimo, ipsiusque Meli cognato, tamdem rebellant._ Che strepitose conseguenze si tirasse seco questa ribellion dei Pugliesi, l'andremo a poco a poco scorgendo. Abbiamo da Ademaro[252] e da Glabro[253] che circa questi tempi i Saraceni infierirono sotto varii pretesti contra dei Cristiani abitanti in Gerusalemme, con ucciderne assaissimi, e forzarli ad abiurare la fede di Cristo. Diroccarono eziandio la basilica del santo Sepolcro con varie altre chiese. Era allora Gerusalemme sottoposta al califa ossia al sultano dell'Egitto, e non già ai Turchi. Fecero ancora i Saraceni dimoranti in Italia, oppure in Sicilia, una battaglia, per attestato del suddetto protospata, coi Greci a Monte Peloso, non lungi dal distretto di Bari, _unde peremptus est dux_, senza sapersi se dei Greci o dei Mori.
NOTE:
[247] Giovanni Villani, Istor., lib. 4, cap. 5.
[248] Ammirati, Istor. Fiorent.
[249] Antiquit. Ital., Dissert. LXV.
[250] Lupus Protospata, in Chronico.
[251] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 37.
[252] Ademarus, in Chron. apud Labbe.
[253] Glaber Rodulfus, in Chronico.
Anno di CRISTO MXI. Indizione IX.
SERGIO IV papa 3. ARDOINO re d'Italia 10. ARRIGO II re di Germania 10, d'Italia 8.
Già ho accennata la ribellione dei Pugliesi, capo de' quali era Melo, con essersi sottratti al dominio dei Greci. Scrive Romualdo salernitano[254]: _Anno MXI, Indictione IX, fames validam Italiam obtinuit. Quo tempore Mel catipanus cum Normannis Apuliam impugnabat_. Ecco il _catipanus_ o _catapanus_, adoperato invece di _capitanus_, o _capitaneus_. Ma questo storico anticipa di troppo la venuta dei Normanni a guerreggiare in Puglia. Potrebbe ben essere che nell'anno presente seguisse l'assedio di Bari fatto da Basilio generale dei Greci, ed accennato da Leone ostiense. In un testo di Lupo Protospata[255] pare che tale assedio sia narrato all'anno precedente. In un altro è posto sotto l'anno 1013. Forse anche la ribellione dei Pugliesi non divampò se non in quest'anno, oppure nel seguente, perchè lo storico greco Curopalata[256] mette nei primi mesi dell'anno presente alcune disgrazie che servirono di preludio. Comunque sia, abbiamo dall'Ostiense[257], che ancorchè entro essa città di Bari assistesse Melo alla difesa, pure quel popolo vilmente sosteneva il peso degli assalti; e però dopo un mese d'assedio trattarono di rendersi e di dar lo stesso Melo in mano de' Greci. Ebbe Melo conoscenza di questa trama, e la fortuna di salvarsi segretamente in compagnia di Datto, con rifugiarsi in Ascoli, città che s'era anch'essa ribellata. Quivi fu di nuovo assediato, laonde una notte gli convenne fuggire anche di là insieme con Datto, e ritirarsi a Benevento. Poscia andò a Salerno, indi a Capoa, meditando sempre le maniere di liberar la sua patria dalla tirannia de' Greci, e studiandosi di muovere que' principi in aiuto suo. Ebbe nuova guerra in quest'anno il re Arrigo con Boleslao duca di Polonia[258]. Con gran solennità fece il re Arrigo[259] dedicare anche nel presente anno (se pure non fu piuttosto nel seguente) la chiesa di Bamberga. _Giovanni_ patriarca d'Aquileia con più di trenta vescovi fece quella sacra funzione. Ci somministra a quest'anno il Guichenon[260] una donazione fatta dal re Ardoino a san Siro, cioè alla cattedrale di Pavia, _pro anima patris nostri Doddonis, et pro anima patrui nostri domni Adalberti, rogante domno Willelmo marchione carissimo consobrino germano nostro_. Tale atto fu scritto _anno dominicae Incarnationis MXI, tertio kalendas aprilis, Indictione IX. Actum Bobii in episcopali palatio_. È osservabile che non compariscono qui gli anni del suo regno. Scorgiamo poi che il dominio di esso re Ardoino si stendeva anche nella città di Bobbio, situata sulla Trebbia, ventiquattro miglia sopra di Piacenza. Se è vero questo documento, converrà dire che prima dell'anno 1014, cioè prima di quel che pensasse l'Ughelli[261], fosse creato il primo vescovo di Bobbio. Ma Ditmaro[262], storico di questi tempi, ci assicura che quel vescovo fu istituito nell'anno 1014, e però fondamento giusto ci è di dubitare della legittimità di questo documento. Qualora poi si potesse provare, come pensò il suddetto Guichenon[263], che _Berengario II_ re d'Italia avesse avuto un figliuolo chiamato _Doddone_ ossia _Oddone_, noi potremmo dedurre dal documento suddetto, che il re Ardoino fosse nipote di lui, e per pretensioni ereditarie avesse conseguito la corona d'Italia. Perciocchè in tal caso _Adalberto_, zio paterno d'esso Ardoino, sarebbe quel medesimo che abbiam veduto re d'Italia, scacciato da Ottone il Grande. E _Guglielmo_ marchese, qui nominato, sarebbe _Otton Guglielmo_ figliuolo di esso re Adalberto, che in questi tempi tuttavia vivente era conte ossia duca di _Borgogna_. Ma io non so che Berengario II avesse se non tre figliuoli, cioè _Adalberto, Conone_, ossia Corrado, e _Guido_; e qui poi si tratta di un documento che non è affatto sicuro. Per testimonianza del padre Mabillone[264], in quest'anno, _undecima die decembris, anno Sergii papae tertio_, tenuto fu un placito in Roma davanti a Giovanni patrizio, e a Crescenzio prefetto della città, in cui Guido abbate del monistero di Farfa vinse una casa di ragione del suo monistero. Resta a noi ignoto come allora si regolasse il governo di Roma. Era in questi tempi console e duca di Napoli _Sergio IV_ mentovato da Leone ostiense, e in un documento da me dato alla luce[265].
NOTE:
[254] Romualdus Salern., in Chron. l. 6 Rer. Ital.
[255] Lupus Protospata, in Chronico.
[256] Curopalata.
[257] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 37.
[258] Annalista Saxo. Hermannus Contractus, in Chron.
[259] Marianus Scotus, in Chron. Ditmar., Chron., lib. 6.
[260] Guichenon, Bibliothec. Sebus Centur. II, cap. 10.
[261] Ughell. Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Bobiens.
[262] Ditmarus, Chron., lib. 7.
[263] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 2.
[264] Mabillonius, Annal. Benedict. ad hunc annum.
[265] Antiquit. Italic., Disser. V, pag. 195.
Anno di CRISTO MXII. Indizione X.
BENEDETTO VIII papa 1. ARDOINO re d'Italia 11. ARRIGO II re di Germania 11, di Italia 9.
Scrive Ermanno Contratto[266] che in quest'anno fu chiamato da Dio all'altra vita _Corrado duca_ di Carintia. Questi era figliuolo di _Ottone_, duca parimente di Carintia e marchese della marca di Verona, da noi menzionato di sopra, e fratello di _Brunone_, cioè del già papa _Gregorio V_. Lasciò dopo di sè un figliuolo appellato anch'esso _Corrado_. Ma il re Arrigo, forse perchè questo principe si trovava in età non per anche capace da governar popoli, conferì il ducato suddetto della Carintia ad _Adalberone_, giacchè non erano per anche stabilite le leggi feudali usate oggidì. Ho io prodotto un placito[267] tenuto nell'anno seguente fuori di Verona da esso Adalberone, chiamato ivi _Adalperio dux istius marchiae_. Se Ottone fu nello stesso tempo duca di Carintia e marchese di Verona, e tale veggiamo ancora che fu il suddetto Adalberone, per conseguenza intendiamo che anche _Corrado_ duca di Carintia, morto in quest'anno, dovette essere marchese di Verona. Andavano allora congiunti questi due governi. Fra i documenti pubblicati dal padre Bacchini[268] nella Storia del monistero di Polirone abbiamo una donazione fatta ad esso monistero da _Bonifazio_ marchese, padre della contessa Matilda, esistente in Pigognaga, oggidì terra del Mantovano. Le note son queste: _Henricus gratia Dei rex, anno regni ejus Leo propitio, in Italia nono, VIII kalendas augustus, Indictione decima_, cioè nell'anno presente. Egli s'intitola nella seguente forma: _Ego in Dei nomine Bonifacius marchio, filius domni Theudaldi itemque marchio qui professo sum ex natione mea lege vivere Langobardorum_. Han creduto il Sigonio, il Fiorentini ed altri moderni che _Tedaldo_ marchese, padre d'esso Bonifazio, cessasse di vivere nell'anno 1007. Ma non trovandosi qui segno alcuno che Tedaldo fosse morto, cioè non comparendo il _quondam_, usitata parola per tale effetto; ed essendo simile questa formola all'altra che abbiam veduto nella donazione fatta dal medesimo marchese Bonifazio nell'anno 1004, quanto a me, sospendo la credenza della di lui morte in quell'anno. Per altro abbiam già osservato introdotto il costume, che vivente ancora il padre _marchese_, i figliuoli talvolta venivano decorati del medesimo titolo per concessione, credo io, degli imperadori ossia dei re d'Italia. Abbiamo nella Cronica del monistero di Volturno[269] una bolla data da _papa Sergio IV_ in favor di quell'insigne monistero, con queste note: _Data V kalendas martii, anno Deo propitio, pontificatus domni nostri Sergii sanctissimi quarti papae, sedente anno tertio, Indictione supradicta decima_, cioè nell'anno presente. Altri atti del medesimo papa spettanti al marzo e all'aprile di quest'anno son citati dal padre Mabillone, ed uno del dì 16 di giugno del cardinal Baronio. Però ragionevolmente dopo il padre Papebrochio pensò il padre Pagi, che questo pontefice passasse a miglior vita prima dell'agosto dell'anno presente, e che immediatamente gli succedesse _Benedetto VIII_, il quale in fatti si truova papa nel dì 2 d'esso mese d'agosto. Ciò costa da una carta d'accordo seguito fra Guido abbate di Farfa[270] _et inter Johannem. Domini gratia, ducem atque marchionem, necnon et Crescentium, Dei nutu, honorabilem comitem germanum ipsius, de curte, quae vocatur sancti Getulii_. Fu stipulato quello strumento nello stesso monistero di Farfa, _anno Deo, propitio, pontificatus domni nostri Benedicti summi et universalis octavi papae primo, Indictione X, mense augusto, die XXII_. La moglie di Crescenzio conte viene appellata _Hitta illustrissima ducatrice_.
Non sappiam bene se il monistero di Farfa posto nella Sabina, il quale nei tempi addietro era compreso nel ducato di Spoleti, fosse in questi tempi suggetto al temporal dominio dei papi. Ne ho io sospetto, al vedere mentovati nei cataloghi anteposti alla cronica di Farfa _Leo dux sabinensis, Rayno dux sabinensis_, e _Joseph dux sabinensis_, con trovarsi poi degli altri che altro non portano se non il titolo di _comes sabinensis_. I primi paiono ministri del papa, gli altri dell'imperadore, ossia del re d'Italia. Per altro, essendosi finora osservato che il _dux et marchio_ soleva indicare chi era duca di Spoleti e marchese di Camerino, inclinerei a credere che quel _Johannes dux et marchio_ avesse goduto amendue quei governi, succeduto forse ad Ugo già marchese di Toscana. Leggesi poi nel Bollario casinense[271] un diploma del re Arrigo, dato _pridie idus maij, anno dominicae Incarnationis MXII, Indictione decima, domni vero Henrici regis secundi regnantis X. Actum Pavenberg_, cioè in Bamberga. Conferma egli alla badia di Firenze le corti, _quas quondam Bonifacius marchio per chartulas offersionis eidem tradidit monisterio_, cioè donate, come di sopra vedemmo nell'anno 1009, da _Bonifazio_ marchese figliuolo di Adalberto conte, vivente secondo la legge ripuaria, e differente dal padre della contessa Matilda. Siccome ho io con chiari documenti provato[272], da _Oberto I_ marchese e conte del sacro palazzo, progenitore dei principi della casa d'Este, nacque _Oberto II_ marchese; e questi ebbe due figliuoli, cioè _Adalberto_, ossia _Alberto Azzo I_, ed _Ugo_, amendue marchesi, vivente ancora il padre. Truovansi questi in Casal maggiore, terra di lor dominio, in quest'anno, dove fanno una donazione al vescovato di Cremona. Sono ivi appellati: _Nos in Dei nomine Azzo et Ugo germanis, et filii Auberti marchio, qui professi sumus ex natione nostra lege vivere Longobardorum. Ipso namque genitor noster nobis consentiente_, ec. Si sottoscrivono _Azo, Ugo marchio, Otbertus marchio_, cioè il loro vivente padre. Lo strumento si vede scritto: _Enricus gratia dei rex, anno regni ejus, Deo propitio, hic in Italia octavo, VI kalendas martii, Indictione decima_, cioè nell'anno presente. In un altro strumento parimente di quest'anno, scritto IX kalendas martii, sono chiamati _Azo et Ugo germanis, et filii Uberti marchio_. In un altro documento dell'anno 1011, _sexto die mensis madii, Indictione IX, Adelaide_, ossia _Adela comitissa et conjux Azoni marchio_, compera varii beni. La stessa in un altro, stipulato _sesto die mensis septembris_ dell'anno presente, dona beni posti in _comitatu Auciense_ (oggidì lo _Stato pallavicino_ tra Parma e Piacenza) al vescovato di Cremona. Quivi è appellata _Adela comitissa, Conjus Azoni marchio_, ec. _ipso namque jugale et Mundoaldo meo mihi consentiente, et mihi cui supra Azoni praedictus, Otbertus genitor meus, similiter mihi consentiente_. Col lume di sì fatti documenti andremo vedendo la continuazione dei principi appellati poscia _marchesi d'Este_. Ma papa Benedetto VIII poco di quiete potè godere nella sedia pontificia. Ditmaro[273] ci fa sapere che egli nell'elezione ebbe per concorrente un certo _Gregorio_, il quale restò bensì allora inferiore nei voti, ma da lì a non molto divenne superiore nella forza, in maniera che papa Benedetto fu costretto ad uscire di Roma. Andossene egli in Germania a trovare il re Arrigo per raccomandarsi, alla di lui protezione, e celebrò con esso lui in Palithi il santo Natale. Allora fu che si concertò di creare imperadore Arrigo. Ne ardeva egli di voglia, e il papa conosceva anch'egli la necessità di mettere un Augusto sulle teste troppo allora caparbie e sediziose de' Romani. Quando e come tornasse il papa in Roma, prima che vi giugnesse Arrigo, non è a noi ben noto.
NOTE:
[266] Ermannus Contractus, in Chron.
[267] Antichità Estensi, P. I, cap. 11.
[268] Bacchini, Istor. del Monist. di Polirone nell'Append.
[269] Chronic. Vulturn., P. II, tom. 1. Rer. Ital.
[270] Chronic. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[271] Bullar. Casinens., tom. 2, Constit. LXXVI.
[272] Antichità Estensi, P. I, cap. 14 e 15.
[273] Ditmarus, Chronic., lib. 6, in fin.
Anno di CRISTO MXIII. Indizione XI.
BENEDETTO VIII papa 2. ARDUINO re d'Italia 12. ARRIGO II re di Germania 12, d'Italia 10.
Già si è veduto che ARDOINO re d'Italia avea ripigliato il dominio di Pavia e d'altre città, e si può credere che il Piemonte tutto aderisse a lui. Non abbiamo storia d'Italia che ci dia lume per gli avvenimenti d'allora. Contuttociò è facile ed insieme giusto l'immaginare che durasse molto la guerra fra Ardoino e quei della sua fazione dall'una parte, e le città aderenti al re Arrigo dall'altra. Il solo Arnolfo, storico milanese di questo secolo[274], ci ha lasciato due parole bastanti a farci conghietturare il resto. Così egli scrive: _Verumtamen reassumtis interim viribus Ardoinus juxta posse ultionem exercet in perfidos. Siquidem postea Vercellensium urbem cepit, Novariam obsedit, Cumas invasit, multaque alia demolitus est loca sibi contraria_. Siccome vedremo, pare che ciò avvenisse nell'anno seguente, come ancora osservò il Sigonio[275], quantunque Arrigo allora fosse venuto in Italia, e fosse creato imperadore. Puossi ben conghietturare da questo che non dovettero godere gran calma le città aderenti in Lombardia ad Arrigo prima della di lui seconda venuta in Italia. Ora qui due importanti punti cominciano a trasparire nella storia d'Italia. L'uno è parer verisimile che da questi torbidi avesse principio la gara e l'odio implacabile che andrem da qui innanzi osservando fra le due nobilissime città di Milano e Pavia; giacchè la prima teneva per Arrigo, e l'altra per Ardoino: gara facile e familiare fra le città vicine, e massimamente se potenti, ma accresciuta fra queste due per la suddetta discordia, e per le pensioni dure che tengono dietro alla guerra. L'altro è che i popoli della Lombardia per questa occasione e necessità cominciarono ad imparare a maneggiar le armi da sè stessi, o per offendere altrui, o per difendere le proprie cose; il che loro inspirò animi più grandi, ed anche dell'orgoglio, di modo che presto li vedremo alzar la testa sin contro i sovrani, e tendere a gran passi alla libertà, e conseguirla in fine con un considerabile cambiamento di governi in Italia. Ma prima di narrar la seconda venuta del re Arrigo, raccoglieremo alcune altre poche notizie che riguardano l'anno presente. Leggesi una donazione fatta da papa Benedetto VIII a Guido abbate di Farfa[276] _anno, Deo propitio, pontificatus domni Benedicti summi pontificis et universalis papae VIII in sacratissima sede beati Petri primo, Indictione XI, mense junio, die II_. In quest'anno parimente _die quinto mense madio, Indictione XI, Adalberone_ duca di Carintia, e marchese della marca di Verona, tenne un placito[277] _in comitatu veronense in loco et fundo monasterii sancti Zenonis, non longe prope muros civitatis Veronense_, dove fu decisa una causa in favore del nobilissimo monistero di san Zacheria di Venezia. Perchè quivi si trattava di una corte posta nel territorio di Monselice, di cui erano padroni allora i marchesi _Alberto Azzo I_ ed _Ugo_ fratelli, antenati della casa d'Este, perciò anch'essi v'assisterono, e il notaio scrisse la carta _ex jussione domni Azoni et Ugoni marchionis_. Abbiamo, oltre a ciò, un altro placito, tenuto dai suddetti due marchesi in Monselice (segno del loro dominio in quella riguardevol terra), _anno domni Henrici regis hic in Italia decimo die mense madio, Indictione XI_. Il suo principio è questo: _Dum in Dei nomine in comitatu patavensi et in judiciaria montisillicana in praedicto loco Montesilice in mansione publica resideret domnus Azo et Ugo germanis marchiones_, ec. Nelle sottoscrizioni si legge _Adelbertus, qui Azo vocatur_, ec. _Ugo marchio_, ec. Però cominciamo a scorgere in que' paesi i principi progenitori della casa d'Este, forse per eredità loro pervenuta da Ugo marchese di Toscana. Ed è ben verisimile che già possedessero _Este, Rovigo_, ed altre terre e castella che troveremo, andando innanzi, di loro giurisdizione. Dopo avere il re Arrigo dato buon sesto agli affari della Germania, e stabilita qualche concordia con Boleslao duca di Polonia, determinò di tornare per la seconda volta in Italia. Doveano essere frequenti e caldi gl'inviti che venivano dalle città di Lombardia, travagliate dalle armi del re Ardoino. Ma quel che più stava a cuore al re Arrigo, era la protezione impresa di papa Benedetto VIII, e la brama di vedersi in capo la corona imperiale. Però sul finir dell'autunno[278] colla regal consorte _Cunegonda_ e con un possente esercito, al dispetto delle piogge dirotte e delle inondazioni dei fiumi, comparve in Italia; ed arrivato a Pavia, quivi _Natale Domini honorifice celebravit_. Girolamo Rossi[279] scrive, che esso re in quest'anno fu in _Ravenna_, dove confermò abbate del monistero di santo Adalberto vicino al Po san Romoaldo, sommamente da lui venerato per la sua santità. Ho io pena a credere succeduto nell'anno presente un tal fatto. Contuttociò si vegga all'anno seguente. L'ingresso poi d'esso Arrigo in Pavia, senza che gli scrittori facciano menzione di opposizione alcuna, porge a noi motivo di credere che i Pavesi atterriti dalle forze di Arrigo tornassero, prima che egli arrivasse, alla di lui divozione senza farsi pregare, ed ottenessero il perdono.
NOTE:
[274] Arnulphus, Hist. Mediol., lib. 1, cap. 16.
[275] Sigonius, de Regno Ital., lib. 8.
[276] Antiquit. Ital., Dissert. LVI.
[277] Antichità Estensi, P. I, cap. 11.
[278] Annalista Saxo, et Annales Hildesheim.
[279] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
Anno di CRISTO MXIV. Indizione XII.
BENEDETTO VIII papa 3. ARRIGO II re di Germania 13, imperadore 1. ARDOINO re d'Italia 13.