Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 77

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Peggioravano sempre più gli affari de' cristiani in Oriente per la gran potenza e valore di Saladino sultano dell'Egitto: e però in quest'anno papa _Alessandro III_ scrisse lettere compassionevoli ai re di Francia e d'Inghilterra, e a tutti gli altri principi e vescovi della cristianità per muoverli a recar soccorso a quel regno, maggiormente ancora posto in pericolo per l'infermità della lebbra del valoroso _re Baldovino_. Rapporta queste lettere il cardinal Baronio[2314]. Mancò di vita in quest'anno _Lodovico VII_ re di Francia, a cui succedette _Filippo Augusto_. Questo novello re, e parimente _Arrigo II re_ d'Inghilterra, mossi dalle esortazioni del santo padre, s'impegnarono di somministrar de' gagliardi soccorsi a così pio bisogno. L'anno fu questo, in cui la linea germanica degli Estensi da un altissimo stato fu precipitata al basso dall'ira di _Federigo imperadore_. Uno de' principi più gloriosi dell'Europa era _Arrigo il Leone_ per le tante imprese da lui fatte, che si possono leggere nella Cronica slavica di Elmoldo e di Arnoldo abbate di Lubecca. Tale era la sua potenza, che dopo i re non v'era principe che l'uguagliasse, perchè possessore dei ducati della Sassonia e Baviera, più vasti allora che oggidì, e di Brunswich e Luneburgo, e d'altri paesi che io tralascio. Ma egli incorse nella disgrazia di Federigo, perchè non volle aiutarlo a mettere in catene l'Italia, e a sostenere lo scandalo degli antipapi: il che fu bensì la salute dell'Italia e della Chiesa, ma egli ne pagò il fio, perchè cadde sopra di lui tutta la rovina che era destinata per gl'Italiani. Arnoldo da Lubecca[2315], Ottone da San Biagio[2316], Corrado abbate Urspergense[2317] ed altri raccontano i motivi dello sdegno di Federigo, con qualche diversità bensì, ma nella sostanza convengono che Federigo nell'anno 1175, abbisognando di grossi soccorsi della Germania per vincere pure l'izza sua contra de' Lombardi, fece venire a Chiavenna il duca Arrigo suo cugino, cioè il solo che in questi tempi, non meno per la sua riputazione in fatti di guerra, che per la gran potenza e per le molte ricchezze, potea raddrizzare la sua declinante fortuna. Venne il duca; adoperò Federigo quante persuasioni potè per tirarlo in Italia. Si scusò Arrigo per essere vecchio e consumato dalle fatiche; esibì genti e danaro, ma per la sua persona stette fermo in dire che non potea servirlo. Allora Federigo (tanto gli premeva questo affare), con inginocchiarsegli a' piedi, si figurò di poter espugnare la di lui ripugnanza. Sorpreso e confuso da atto tale il duca, l'alzò tosto di terra, ma neppure per questo s'arrendè ai voleri di lui. Ecco il reato del duca Arrigo, di cui finalmente giunse a Federigo il tempo di farne vendetta.

Gli appose che passasse intelligenza fra esso duca e il papa e i Lombardi, nemici dell'imperio. Mi maraviglio io che non saltasse fuori ancora, esser egli stato guadagnato dall'imperador di Costantinopoli, perchè essendo ito il medesimo duca Arrigo nell'anno 1172, oppure 1173, per sua divozione al santo Sepolcro, ricevette immensi onori dappertutto dove passò, ma specialmente alla corte del greco Augusto. In somma citato più volte, senza ch'egli volesse comparire alla dieta tenuta in Geylinhusen da Federigo verso la metà di quaresima[2318], fu posto al bando dell'imperio, e dichiarato decaduto da tutti i suoi Stati. Diede incontanente l'imperadore il ducato di Baviera ad _Ottone conte palatino_ di Witelspach, da cui discende la nobilissima casa del regnante duca ed elettore di Baviera, oggidì imperador de' Romani. Investì del ducato della Sassonia _Bernardo conte_ di Anhalt, e della Westfalia ed Angria _Filippo arcivescovo_ di Colonia. Si difese poi per quanto potè generosamente il duca Arrigo, ma furono tanti e sì poderosi i suoi nemici, e massimamente dacchè lo stesso Federigo congiunse con loro l'armi sue, che restò interamente spogliato di que' ducati, senza che nè il re d'Inghilterra suocero suo, nè alcun altro principe movessero una mano per aiutarlo. Tuttavia rimasero a lui gli Stati di Brunswich e Luneburgo, oggidì pur anche posseduti da' suoi nobilissimi discendenti, che a' dì nostri seggono ancora sul trono della gran Bretagna. Diede fine alla sua vita nel settembre di quest'anno _Manuello Comneno_, glorioso imperador de' Greci, ed ebbe per successore _Alessio_ suo figliuolo, principe infelice, perchè nell'anno 1183 da _Andronico_ tiranno fu barbaramente levato dal mondo. Per la morte di Manuello, scrive il Continuatore di Caffaro[2319], _Christianitas universa ruinam maximam et detrimentum incurrit_. Cominciarono inoltre ad andare di male in peggio gli affari temporali dell'imperio orientale per le iniquità, per le dissensioni e per la debolezza de' successori Augusti. Già dicemmo creato antipapa un certo Landone col nome d'Innocenzo III, dappoichè l'altro antipapa Callisto, ossia Giovanni abbate di Struma, pentito, era ricorso alla misericordia di papa _Alessandro III_. Abbiamo dall'Anonimo Casinense[2320] che costui nell'anno presente _apud Palumbariam cum sociis captus, ad Cavas est in exsilium deportatus_. Altrettanto s'ha da Giovanni da Ceccano, che scrive[2321]: _Lando Sitinus falso papa dictus, captus ab Alexandro papa, et illaqueatus est, et apud Caveam cum complicibus suis in exsilium ductus est_. E nella Cronica Acquicintina si legge[2322] che Alessandro papa comperò dal fratello dell'antipapa Ottaviano la Palombara, dove dimorava Landone, e l'ebbe in questa maniera nelle mani: con che cessarono una volta tutte le reliquie dello scisma. Scrive ancora il suddetto Giovanni da Ceccano, che, traboccato dagli argini il fiume Tevere, inondò non poca parte di Roma: dal che nacque una fiera epidemia che infestò gravemente quella gran città, ed insieme Terra di Lavoro. Roberto dal Monte scrive anch'egli un'importante particolarità sotto il presente anno[2323], ma che, per mio avviso, appartiene al precedente: cioè che il re di Marocco potentissimo principe, perchè signoreggiava tutta la costa dell'Africa sul Mediterraneo, e a lui ubbidivano anche i Saraceni di Spagna, mandava a marito ad un altro re saraceno una sua figliuola. S'incontrarono le navi che la conducevano nella flotta di Guglielmo II re di Sicilia, che, fatta prigione questa principessa, la condusse a Palermo. Una sì riguardevol preda servì per ristabilir la pace fra quei due potentati. Guglielmo restituì al re padre la figliuola; e il re di Marocco a quel di Sicilia le due città di Africa, ossia Mahadia e Siviglia, situate in Africa. Nulla di questo s'ha dalle vecchie storie di Sicilia. Abbiamo bensì dall'Anonimo Casinense che nel seguente anno 1181 _Dominus noster rex fecit treguam apud Panormum cum rege Maxamutorum usque ad decem annos, mense augusti_.

NOTE:

[2314] Baron., in Annalib. ad hunc annum.

[2315] Arn. Lubec., Chron., lib. 2, cap. 15 aut. 20.

[2316] Otto de S. Blasio, in Chron.

[2317] Abbas Urspergens., in Chron.

[2318] Godefridus Monachus, in Chron. Chron. Reichersperg.

[2319] Caffari, Annal. Genuens., lib. 3, tom. 6 Rer. Ital.

[2320] Anonymus Casinens., in Chron., tom. 5 Rer. Ital.

[2321] Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.

[2322] Chron. Acquicinctinum.

[2323] Robert. de Monte, in Chron.

Anno di CRISTO MCLXXXI. Indizione XIV.

LUCIO III papa 1. FEDERIGO I re 30, imper. 27.

Fu chiamato da Dio in quest'anno a miglior vita papa _Alessandro III_. Accadde la morte sua in Città Castellana nel dì 30 d'agosto, secondo i conti del padre Pagi[2324]. In lui mancò uno de' più insigni successori di san Pietro: tanta era la sua letteratura, tale la sua moderazione e saviezza, per cui gloriosamente si governò in tempi sommamente torbidi, e in fine felicemente arrivò a restituire il sereno alla Chiesa di Dio. Appena gli fu data sepoltura, che raunati i vescovi e cardinali, con voti unanimi concorsero nella persona di _Ubaldo vescovo_ d'Ostia e di Velletri, di nazione Lucchese, personaggio di singolare sperienza e prudenza, perchè adoperato in addietro in tutti i più scabrosi affari della Chiesa romana. Egli, eletto che fu papa, prese il nome di _Lucio III_, e venne poi coronato nella domenica prima di settembre in Velletri. Abbiamo da Tolomeo da Lucca[2325] sotto questo medesimo anno ch'esso pontefice _concessit Lucensibus monetam cudendam, quam civitatem summe commendans, omnibus civitatibus Tusciae, Marchiae, Campaniae, Romagnolae, et Apuliae in moneta praeponit_. Ma convien spiegar questa concessione. Noi sappiam di certo, e se ne possono veder le pruove nelle mie Antichità italiane, che Lucca fin dai tempi dei re longobardi godeva il privilegio della zecca, ossia di battere, come diciamo, moneta. Nè altra città in Toscana che Lucca si sa che avesse allora un tal diritto continuato poscia in essa sotto gli Augusti franchi e tedeschi. E questo diritto nelle città del regno d'Italia si otteneva dai soli re od imperadori. Però verisimile a me sembra che la concession di papa Lucio si restrignesse al volere che la moneta lucchese avesse corso negli Stati della Chiesa romana. Aggiugne lo stesso Tolomeo che in quest'anno seguì pace fra i Lucchesi e Pisani, avendo giurato questi di tenere i Lucchesi per cittadini di Pisa, con dar loro la facoltà di mercantare in Pisa al pari degli stessi Pisani. Fin qui era stato detenuto prigione in Acquapendente _Cristiano arcivescovo_ di Magonza da _Corrado marchese_ di Monferrato, senza che s'intenda come esso Corrado figliuolo di _Guglielmo marchese_, cioè di un principe sì strettamente unito con Federigo Augusto, trattasse così male un arcivescovo primo ministro d'esso imperadore, e che in questi tempi guerreggiava in favore della Chiesa romana. Il sospettare che Federigo, al vederlo divenuto sì parziale del papa, non avesse dispiacere ch'egli fosse maltrattato, potrebbe parere un pensier troppo malizioso. Ora noi abbiamo da Gotifredo monaco[2326] che Cristiano nell'anno presente riacquistò la libertà, _dato non modico argento_. Scrive Roberto dal Monte[2327], per relazione d'alcuni, che in quest'anno, oppure nel seguente, _Giovanna_ figliuola d'_Arrigo II re_ d'Inghilterra, e moglie di _Guglielmo II re_ di Sicilia, gli partorì un figliuolo, a cui fu posto il nome di _Boamondo_; ed appena battezzato, fu dichiarato dal padre duca di Puglia. Riccardo da San Germano[2328] lasciò scritto all'incontro, che Dio _conclusit uterum consortis illius, ut non pareret, vel conciperet filium_. Nè di questo figliuolo ebbero notizia altre istorie de' Siciliani. Però se altronde non viene miglior lume, convien per ora sospenderne la credenza. Negli Annali di Genova[2329] è scritto che il re di Sicilia Guglielmo inviò un potente stuolo di galee e di uscieri (navi da trasporto) sotto il comando di Gualtieri da Moach suo ammiraglio, con disegno di portar la guerra contro l'isola di Minorica. Svernò questa flotta in Vado, nè apparisce che facesse altra impresa.

NOTE:

[2324] Pagius, in Critic. Baron. ad hunc annum.

[2325] Ptolom. Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Italic.

[2326] Godefridus Monachus, in Chron.

[2327] Robertus de Monte, in Chron.

[2328] Richardus de S. Germano, in Chron.

[2329] Caffari, Annal. Genuens., lib. 3.

Anno di CRISTO MCLXXXII. Indiz. XV.

LUCIO III papa 2. FEDERIGO I re 31, imper. 28.

Seguitò ancora in quest'anno _papa Lucio_ a far la sua residenza in Velletri: segno che dopo la morte di Alessandro III s'era di nuovo sconcertata l'armonia fra lui e il senato romano: ed egli, ad imitazione dei suoi predecessori, perchè non si trovava nè quieto nè sicuro fra i Romani, meglio amava di starsene in quella città. Nella Cronica di Fossanuova[2330] si legge, che essendo morto _Landolfo conte_ di Ceccano, i suoi figliuoli _Castrum reddiderunt papae Lucio_. Abbiamo ancora dall'Anonimo Casinense[2331] che per tre giorni fra l'ottava della Epifania spirò un vento sì impetuoso per tutta l'Italia, che uccise molti uomini ed animali, e fece seccar gli alberi. Erano in oltre cinque anni che infieriva la carestia per tutte le contrade dell'Italia, di maniera che in alcune parti neppure con un'oncia d'oro si potea trovare una salma, ossia somma di grano: il perchè assaissimi contadini perirono, null'altro avendo essi da cibarsi che erbe. Di questi guai fa anche menzione Gaufredo priore del monistero vosiense, con inscrivere[2332]: _Romae mortalitas populum multum prostravit. Petrus legatus_ (arcivescovo bituriciense) _kalendis augusti apud Ostiam, praesente papa Lucio, decessit_. In Germania Arrigo il Leone estense-guelfo, spogliato dei ducati di Sassonia e Baviera[2333], non potendo resistere alle forze di tanti nemici, e dello stesso imperadore, passò in Normandia colla moglie _Matilda_ e co' figliuoli, a vivere presso il re Arrigo d'Inghilterra suocero suo, con isperanza di ricuperar gli Stati coll'appoggio d'esso re. Ma più non venne questo favorevol vento. Secondo i conti di Girolamo Rossi[2334], in quest'anno terminò il corso di sua vita _Gherardo arcivescovo_ di Ravenna, perchè si truova in uno strumento nominato _Cappella domni Gerardi archiepiscopi bonae recordationis_. Ma questa formola fu anche usata altre volte per le persone viventi; e trovandosi anche da lì innanzi un Gherardo arcivescovo di quella città, verisimile a me sembra che lo stesso arcivescovo, e non già un altro dello stesso nome, continuasse a vivere. Siccome ho io provato nelle Antichità Estensi[2335], la linea italiana de' marchesi estensi, per essere stata finora diramata in varii personaggi, ciascuno dei quali godeva la sua parte di Stati e di beni allodiali, per qualche tempo cessò di far figura nella Storia d'Italia. Ma ridottasi finalmente ne' marchesi _Alberto ed Obizzo_, e in _Bonifazio_ loro nipote, cominciò di nuovo a risplendere come prima. Impariamo dalle Storie di Padova[2336] che nell'anno 1177, e nel seguente, esso _Marchese Obizzo_ governò la nobilissima città di Padova, eletto e confermato per suo podestà da quel popolo libero. Ed, insorta in quest'anno lite fra essi marchesi e il popolo d'Este, si vede lettera dell'imperador Federigo data in Magonza nel dì 28 d'aprile, con cui conferma la sentenza proferita in favore de' marchesi contra di quel popolo, che avea appellato al tribunale cesareo.

NOTE:

[2330] Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.

[2331] Anonymus Casinens., in Chron., tom. 5 Rer. Italic.

[2332] Gaufrid. Vosiens., in Chron. apud Labb.

[2333] Robertus de Monte, in Chron. Godefridus Monachus, in Chron. Arnoldus Lubecensis, in Chron.

[2334] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.

[2335] Antichità Estensi, P. I, cap. 35.

[2336] Catalogus Potestatum Patav. post Rolandin.

Anno di CRISTO MCLXXXIII. Indizione I.

LUCIO III papa 3. FEDERIGO I re 32, imper. 29.

Celebre è nella storia d'Italia l'anno presente per la pace finalmente conchiusa fra l'_imperador Federigo_ e le città collegate della Lombardia, Marca e Romagna. Già erano vicini a spirare i sei anni della tregua conchiusa nell'anno 1177 in Venezia. E perciocchè premeva forte al giovane _re Arrigo_, figliuolo di Federigo, di assicurarsi il regno d'Italia, si crede ch'egli promovesse il trattato della concordia. Ben verisimile nondimeno è che anche i Lombardi ne facessero destramente muover parola alla corte. Trovavasi allora Federigo nella città di Costanza, e, dato orecchio a chi gliene parlava, deputò _Guglielmo vescovo_ d'Asti, il _marchese Arrigo_ soprannominato il Guercio, frate Teoderico e Ridolfo camerlengo, che ne trattassero, dando loro l'opportuna plenipotenza. Ma il popolo di Tortona, senza voler aspettar gli altri della lega, nel dì 4 di febbraio del presente anno fece la pace coll'imperadore, come costa dai documenti da me prodotti nelle Antichità italiane[2337]. Fu dunque intimato il congresso della lega coi deputati cesarei nella città di Piacenza, e in questo, che tenuto fu nel dì 30 aprile, si abbozzò la desiderata concordia. Gli atti preliminari tutti, per quanto ho io potuto, raccolti da varii archivii, si leggono nelle suddette Antichità. Finalmente si conchiuse l'accordo; e portatisi i deputati delle città a Costanza, quivi nel dì 25 di giugno l'Augusto Federigo col re Arrigo suo figliuolo diede la pace all'Italia, confermandola con un suo famoso diploma, che abbiamo ne' testi civili _de Pace Constantiae_, ma scorretto non poco. Mi son io studiato di levarne gli errori col confronto de' manuscritti. Le città che erano prima contra l'imperadore son queste: _Milano, Brescia, Piacenza, Bergamo, Verona, Vicenza, Padova, Trivigi, Mantova, Faenza, Bologna, Modena, Reggio, Parma, Lodi, Novara, Vercelli, ed Obbizzo marchese Malaspina_. Le città che tenevano la parte dell'imperadore, ivi enunziate, sono _Pavia, Cremona, Como, Tortona, Asti, Alba, Genova e Cesarea_. Sotto quest'ultimo nome venne la città d'_Alessandria_, la quale, siccome da questi atti apparisce, staccatasi nel precedente marzo dalla lega, al pari di Tortona, avea fatta una pace particolare coll'imperadore, ma con obbligazione di deporre il nome primiero, odiato da Federigo, e di chiamarsi _Cesarea_. Il Sigonio[2338] e il Ghilino[2339] rapportano il diploma e le condizioni della pace degli Alessandrini. Ma se non prima, dappoichè cessò di vivere esso Federigo, quella città ripigliò il nome d'_Alessandria_, che dura tuttavia. Ne' preliminari si truova fra i principi della parte dell'imperadore _comes de Savolia_: il che fa conoscere che l'oggidì real casa di Savoia si era molto prima amicata coll'Augusto Federigo. Non furono ammesse a questa pace, probabilmente perchè non inviarono i loro agenti, _Imola, il castello di San Cassiano, Bobbio, la Pieve di Gravedena, Feltre, Belluno, Ceneda e Ferrara_, alle quali fu riserbata la grazia dell'imperadore, se nel termine di due mesi si accordassero coi Lombardi, oppure coll'imperadore. Ancorchè _Venezia_ fosse dianzi nella lega, pure d'essa non si vede menoma menzione in questi trattati, perchè non era città del regno d'Italia. Non mi fermerò io a specificare i capitoli della pace suddetta, perchè son fra le mani di tutti i letterati. Basterà solamente accennare che le città suddette restarono in possesso della libertà e delle regalie e consuetudini, ossia dei diritti che da gran tempo godevano, con riservare agl'imperadori l'alto dominio, le appellazioni e qualche altro diritto. Che le appellazioni della marca di Verona fossero concedute ad Obizzo marchese d'Este, e ad _Azzo VI_ suo figliuolo, lo vedremo fra poco.

Incredibil fu l'allegrezza di tutta la Lombardia per questa pace, mediante la quale si stabilì coll'approvazione imperiale la forma di repubblica in tante città con governo sì diverso da quello de' precedenti secoli. I Piacentini in loro parte pagarono dieci mila lire imperiali all'imperadore, e mille a' suoi legati[2340]. Verisimilmente sudarono anche le borse dell'altre città. Duravano intanto le controversie fra _papa Lucio_ e i Romani, i quali, non deponendo la memoria dei danni patiti nella guerra contra di Tuscolo, ossia Tuscolano, in quest'anno, conceputa speranza d'impadronirsene, coll'oste loro andarono all'assedio di quella città[2341]. Ma inutile riuscì lo sforzo loro. Trovavasi forse non lungi da quelle parti _Cristiano arcivescovo_ di Magonza, ed avvisato dal pontefice di questo insulto fatto ad una sua terra dai Romani, vi accorse tosto con un'armata di Tedeschi. Non aspettarono già i Romani l'arrivo di lui, e bravamente si ritirarono; ma Cristiano cominciò a devastare il lor territorio, ed era per far peggio, se colpito da una malattia in Tuscolo non fosse passato al tribunale di Dio a rendere conto della sua vita troppo aliena dal sacro suo carattere. Secondo il solito, in casi tali, corse qualche voce che i Romani l'avessero aiutato a far questo viaggio. Certo è che egli si meritò da Roberto dal Monte il seguente elogio[2342]: _Anno 1182_ (dee essere 1183) _Christianus moguntiensis archiepiscopus obiit, qui se non habebat secundum morem clericorum, sed more tyranni, exercitus ducendo, et Brebansones_ (cioè i soldati borgognoni). _Multa mala fecit_ (prima dell'anno 1177) _Ecclesiae romanae, et hominibus sancti Petri, et quibusdam civitatibus Longobardiae, quae erant contrariae Imperatori Alemanniae domino suo._ L'Anonimo Casinense scrive che in quest'anno _Guglielmo II re_ di Sicilia nel dì 26 di gennaio venne a Monte Casino, e nel dì seguente a Capoa. Intanto papa Lucio continuava il suo soggiorno in Velletri, e, quivi stando, eresse, non già nell'anno 1182, ma nel presente, in arcivescovato il regal monistero di Monreale in Sicilia[2343], _nonis februarii, Indictione I, Incarnationis dominicae anno MCLXXXII_. L'indizione prima indica l'anno presente, e quello dee essere anno fiorentino.

NOTE:

[2337] Antiquit. Ital., Dissert. XLVIII.

[2338] Sigonius, de Regno Ital., lib. 15.

[2339] Ghilin., Annal. Alexandrin.

[2340] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[2341] Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae. Godefridus Monach., in Chron. Anonym. Casinens., in Chron.

[2342] Robert. de Monte, in Chron.

[2343] Bullar. Casin., tom. 2, Constit. CXCV.

Anno di CRISTO MCLXXXIV. Indizione II.

LUCIO III papa 4. FEDERIGO I re 33, imper. 30.