Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 7

Chapter 73,447 wordsPublic domain

[191] Bacchini, Istoria del monistero di Polirone, Append., pag. 20.

[192] Arnulfus, Hist. Mediolan., lib. 1, cap. 16.

[193] Adelboldus, in Vit. S. Henrici, §. 48.

[194] Chronic. Regum Ital. tom. 1 Anecdot. Latin.

[195] Arnulfus, Hist. Mediolanens., lib. 1.

[196] Ugo Flaviniacens., in Chron.

[197] Antiquit. Ital., Dissert. LXXI.

[198] Annalista Saxo.

[199] Antiquit. Italic., Dissert. LXXI.

[200] Tatti, Istor. della Chiesa di Como, tom. 2.

[201] Adelboldus, in Vita S. Henrici.

[202] Struv., Corp. Hist. German., in Henrico II.

[203] Antiquit. Ital., Dissert. VI.

[204] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.

[205] Sigonius, de Regno Ital., lib. 8.

[206] Tronci, Annal. Pisan.

[207] Antiquit. Italic., Dissert. LXXI.

[208] Ibid., tom. 1, pag. 120.

Anno di CRISTO MV. Indizione III.

GIOVANNI XVIII papa 3. ARDOINO re d'Italia 4. ARRIGO II re di Germania 4, d'Italia 2.

Qualor si voglia prestar fede agli Annali pisani, _fuit capta Pisa a Saracenis_[209]. Il Tronci, storico di quella città, narra che i Pisani colla lor armata navale passarono in Calabria contra de' Saraceni, e trovatili rifugiati nella città di Reggio, vi posero l'assedio, e datale aspra battaglia, se ne impadronirono, con mettere a fil di spada tutti quegl'infedeli, e dare il sacco alle lor case. Aggiugne che Musetto re saraceno, divenuto padrone della Sardegna, inteso che la città di Pisa si trovava allora sprovveduta di combattenti, per essere eglino andati in corso, venne con grossa armata, prese quella città, la saccheggiò, e ne bruciò quella parte che si chiamò poi _Chinsica_, perchè una donna chiamata Chinsica Gismondi, vedendo il pericolo della città, andò gridando al palazzo de' rettori della repubblica, e fece dar campana a martello; per la qual cosa i Barbari si diedero alla fuga. Fu poi alzata una statua a questa donna, e dato il nome di lei alla parte abbrugiata di essa città. V'ha delle contraddizioni in quel racconto, e, quanto a me, io il credo in parte favoloso. Forse il nome di _Chinsica_ venne dalla lingua arabica a quella parte di Pisa, perchè ivi soleano abitare i mercatanti arabi ossia saraceni che venivano a trafficare in Pisa. Abbiamo dal Dandolo[210] che nell'anno XV di _Pietro Orseolo II_, doge di Venezia, il quale dovrebbe coincidere coll'anno presente o col susseguente, una terribil carestia e moria fu non solamente in Venezia, ma per tutto il mondo, in guisa che innumerabil gente perì. Fra gli altri che restarono preda di questo malore, si contò _Giovanni_ figliuolo d'esso doge e suo collega nel ducato. E da lì a sedici dì soggiacque al medesimo funesto influsso anche _Maria_ sua moglie, quella stessa ch'egli avea condotta da Costantinopoli, sorella di Romano, poscia imperadore de' Greci, come di sopra vedemmo all'anno 999. Di questa donna s'ha da intendere ciò che scrive san Pier Damiano colle seguenti parole[211]: _Dux Venetiarum constantipolitanae urbis civem habebat uxorem, quae nimirum tam tenere, tam delicate vivebat, et non modo superstitiosa, ut ita loquar, se se jucunditate mulcebat, ut etiam communibus se aquis dedignaretur abluere; sed ejus servi rorem coeli satagebant undecumque colligere, ex quo sibi laboriosum satis balneum procurarent_ (lo creda chi vuole). _Cibos quoque suos manibus non tangebat, sed ab eunuchis ejus alimenta quaeque minutius concidebantur in frusta; quae mox illa quibusdam fuscinulis aureis atque bidentibus ori suo liguriens adhibebat. Ejus porro cubiculum tot thymiamatum aromatumque generibus redundabat, ut et nobis narrare tantum dedecus foeteat, et auditor forte non credat._ Seguita poscia a dire che Dio colpì la vanità e superbia di questa donna, perchè _corpus ejus omne computruit, ita ut membra corporis undique cuncta marcescerent, totumque cubiculum intolerabili prorsus foetore complerent_. In tale stato, fuggita da tutti, terminò la sua vita questa vanissima principessa. Si ingannò il Dandolo, riferendo parte di queste parole di san Pier Damiano a' tempi di Domenico Silvio che fu eletto doge di Venezia nell'anno 1071. A questi tempi appartiene un tal fatto. Ma perciocchè l'abbate urspergense[212] mette la fame sotto l'anno precedente, nel quale parimente accadde la peste, per testimonianza del cardinal Baronio[213], potrebbe taluno credere che a quell'anno si avesse da riferire l'avvenimento suddetto. Parla Ermanno Contratto[214] di questa carestia all'anno presente. All'incontro Sigeberto[215] e gli Annali d'Ildeseim[216] la mettono nell'anno seguente. Attese in questo anno il re Arrigo a domar Boleslao occupator della Boemia, e il ridusse a capitolar con giubilo di tutti i popoli. Stando in Utrecht confermò i privilegii del monistero ambrosiano con diploma[217] dato _anno dominicae Incarnationis MV Indictione III, anno vero domni Heinrici II, regis III, data VI nonas maii. Actum Trajectum._

NOTE:

[209] Annal. Pisan., tom. 6 Rer. Ital.

[210] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[211] Petrus Damian., Opuscul. de Instit. Monial. cap. 11.

[212] Urspergensis, in Chronico.

[213] Baron., in Annal. Ecclesiast.

[214] Ermannus Contract., in Chronic.

[215] Sigebertus, in Chron.

[216] Annales Hildesheim.

[217] Puricellius Monument. Basil. Ambrosian.

Anno di CRISTO MVI. Indizione IV.

GIOVANNI XVIII papa 4. ARDOINO re d'Italia 5. ARRIGO II re di Germania 5, d'Italia 3.

Forse perchè nell'anno presente fu l'Italia, anzi l'Europa tutta, afflitta dalla carestia e pestilenza, di cui s'è fatta menzione nel precedente anno, la storia è assai digiuna di fatti, e massimamente l'italiana. Della Germania altro non sappiamo, se non che Baldovino conte di Fiandra, per avere occupata la città di Valenciennes, appartenente alla marca della Lorena, e sottoposta allora al regno germanico, obbligò il re Arrigo ad impugnar l'armi contra di lui, ma con poco profitto. Però fu riserbata all'anno venturo la maniera più propria di metterlo in dovere. Grande affetto avea preso il buon re Arrigo alla chiesa di Bamberga, con desiderare specialmente di farne un vescovato. Però ne cominciò con vigore in quest'anno il negoziato, ma ritrovando renitente _Arrigo_ vescovo di Virtzburg, ossia d'Erbipoli, per lo smembramento che si voleva far della sua diocesi[218], solamente nell'anno seguente ebbe compimento la di lui premura. Negli Annali pisani[219] abbiamo sotto il presente anno, che _fecerunt Pisani bellum cum Saracenis ad Rhegium, et gratia Dei vicerunt illos in die sancti Sixti_. Questa è la vittoria riferita dal Tronci all'anno precedente. Ma altro è l'avere sconfitti i Saraceni _ad Rhegium_, altro l'essersi impadroniti, come vuole esso Tronci, di quella città, perchè di ciò non resta vestigio. Leggesi presso l'Ughelli[220] un placito tenuto _anno Incarnationis Domini MVI, Indictione IV, quarto nonas aprilis_ dal re Arrigo in Germania, dove fu agitata una lite fra _Arialdo_ vescovo di Chiusi in Toscana, e Guinizone abbate del monistero di san Salvatore di Monte Amiato, e Bosone abbate di santo Antimo. Il suo principio è questo: _Dum resideret domnus Henricus rex in caminata in Castello hereditatis suae, quod dicitur Novum Burgum_ (Neoburgo) alla presenza di alcuni vescovi ed abbati. Fra gl'Italiani v'intervennero _Olderico_ vescovo di Trento e lo stesso vescovo di Chiusi, Ivizone abbate leonense sul Bresciano, Ugo abbate di Farfa, Buono abbate di Ravenna, Ildeberto abbate di Siena, Giovanni abbate forse di Lucca, Ildebrando, Rinieri e Ardingo conti, probabilmente di Toscana, Pietro Traversario da Ravenna, e i messi dei vescovi di Arezzo e di Siena. Ecco come gl'Italiani frequentavano in questi tempi la corte del re Arrigo, e massimamente gli abbati, tutti per loro negozii, e per impetrar privilegii, o beni, o giustizia, giacchè non mancavano mai prepotenti che usurpavano ai monisteri gli stabili con quella stessa facilità con cui i monaci gli acquistavano.

NOTE:

[218] Acta Sanctor. Bollandi ad diem 14 julii.

[219] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.

[220] Ughell., Ital. Sacr., tom. 3 in Episcop. Clusin.

Anno di CRISTO MVII. Indizione V.

GIOVANNI XVIII papa 5. ARDOINO re d'Italia 6. ARRIGO II re di Germania 6, d'Italia 4.

Esige ben la storia d'Italia che a quest'anno si faccia menzione di _Fulberto_ creato circa questi tempi, come comunemente vien creduto, vescovo di Sciartres (_Carnutum_) in Francia. Siccome osservò il padre Mabillone[221], fondamento c'è di tenerlo per nato in Italia. Bassi ben furono i natali suoi, ma passato in Francia, per l'elevatezza dell'ingegno e saper suo, meritò d'essere innalzato a quella cattedra. Aveva avuto in Rems per maestro Gerberto, che fu poi papa Silvestro II. Aprì anch'egli scuola, e la continuò anche dopo essere salito al vescovato; e dalla medesima uscirono poi eccellenti discepoli. Più celebre scuola di questa non v'era allora tra i Franzesi. Le opere di così insigne prelato sono assai note nella storia letteraria. Già avea _Tedaldo_ marchese, _filius quondam Adalberti itemque marchio_, avolo della celebre contessa Matilda, ridotto a perfezione il magnifico monistero di san Benedetto, situato tra il Po e il fiumicello Larione, oggidì appellato di Polirone. Al medesimo fece egli un'amplissima donazione di beni in quest'anno. Presso il padre Bacchini[222] si legge lo strumento stipulato _infra Rocca Canossa_, con queste note: _Henricus Dei gratia rex, anno regni ejus, Deo propitio, hic in Italia quarto, mense junii, Indictione V_. Dal che impariamo che in Italia si usava l'epoca particolare del regno italico diversa da quella del germanico. Un'altra donazione parimente da lui fatta al monistero medesimo si vede scritta _anno millesimo septimo, Indictione quinta, secundo die intrante mense aprilis_, senza apporvi gli anni del re. Comunemente si crede ch'esso marchese Tedaldo desse fine in quest'anno ai suoi giorni. Io non ne sono abbastanza persuaso, siccome dirò qui sotto all'anno 1012. Nel presente riuscì al _re Arrigo_ di appagar le sue piissime voglie con ergere in vescovato e dotare magnificamente la chiesa di Bamberga, e sottoporla al solo romano pontefice. Fu confermato quest'atto con sua bolla particolare data in quest'anno da Giovanni XVIII papa, come si legge presso l'Hofmanno[223] ed altri scrittori[224]. Con gagliardo esercito passò circa questi tempi il medesimo re Arrigo la Schelda contro di Baldovino conte di Fiandra, il quale veggendo di non potere resistere, si gittò alla misericordia di lui, e ne ottenne buona capitolazione. Si riaccese anche la guerra fra esso re Arrigo e Boleslao duca di Polonia e degli Sclavi. Questo è poi l'anno in cui venne alla luce in Ravenna _Pietro Damiano_, grande ornamento del secolo presente[225]. Fu il suo nome _Pietro di Damiano_, cioè Pietro fratello di Damiano. Confessa egli in più di un luogo che attese allo studio delle lettere prima in Faenza, poscia in Parma; il che ci dà a conoscere che le lettere a poco a poco risorgeano anche in Italia. Terminò il corso di sua vita in quest'anno _Landolfo IV_ principe di Capua[226], soprannominato _da santa Agata_, nel dì 24 di luglio, e lasciò successore nel principato _Pandolfo IV_. Andavano di male in peggio gli affari della Chiesa di Cremona. Non fu sì presto uscito del mondo _Odelrico_ ossia _Olderico_ vescovo di quella Chiesa, che i beni d'essa patirono non lieve detrimento. Gli succedette _Landolfo_ cappellano del re Arrigo, il quale nell'anno presente ottenne da esso re un diploma di protezione per la sua Chiesa[227], _anno dominicae Incarnationis MVII, Indictione V, anno regni domni Heinrici regis secundi regnantis VI_ (questa è l'epoca del regno germanico). _Actum Polede._ In Milano Fulcoino figliuolo di Bernardo, vivente secondo la legge salica, fondò in quest'anno la collegiata di santa Maria, oggidì appellata _Folcorina_. Lo strumento ha queste note: _Henricus gratia Dei rex, anno regni ejus quarto, VIII die mensis octobris, Indictione ingrediente sexta._ Ancor qui abbiamo l'epoca del regno d'Italia del re Arrigo.

NOTE:

[221] Mabill., Annal. Benedict., ad ann. 992.

[222] Bacchini, Istor. di Poliron. nell'Appendice.

[223] Hofmannus, Annal. Bambergens.

[224] Apud Ludewig, tom. 1. Scriptor. Bamberg.

[225] Petrus Damian., Opuscul. 67, cap. 5.

[226] Camillus Peregrinius, Histor. Princip. Langobard.

[227] Antiquit. Italic., Dissert. LXI.

Anno di CRISTO MVIII. Indizione VI.

GIOVANNI XVIII papa 6. ARDOINO re d'Italia 7. ARRIGO II re di Germania 7, d'Italia 5.

Ebbe in quest'anno degli aspri affari il re Arrigo per cagione di uno dei fratelli della imperadrice _Cunigonda_ sua moglie, chiamato _Adalberone_. Essendo vacata l'archiepiscopale chiesa di Treveri, fu egli eletto, benchè mal volentieri, da quel clero e popolo per arcivescovo. Ma non vi consentì il re Arrigo, da cui fu data quella chiesa a _Megingaudo_, camerario di _Willigiso_ arcivescovo di Magonza[228]. Per questa cagione insorse guerra fra esso re e lo stesso Adalberone, al quale furono in aiuto _Teodorico_ vescovo di Metz, _Arrigo_ duca di Baviera, suoi fratelli. Li soggiogò il re Arrigo, e tolse poi il ducato al cognato Arrigo. Intorno a che si possono leggere gli Annali di Treveri del Browero[229]. Gl'imperadori greci possedevano in questi tempi quasi tutta la Puglia, cominciando da Ascoli, e seguitando la costa dell'Adriatico, a riserva di Siponto e del monte Gargano, dipendenti dal principato di Benevento. Erano anche in possesso della maggior parte della Calabria, con ritenere ancora qualche sovranità o autorità almeno nei ducati di Napoli, Amalfi e Gaeta. Soleano chiamar _Longobardia_ quegli Stati e mandarvi un governator generale col nome di _catapano_, come già accennammo. Abbiamo da Lupo Protospata[230] che nell'anno 1006 _Xifea_ catapano era venuto a quel governo. Ma essendo egli mancato di vita nell'anno appresso, in quest'anno _descendit Curcua patricius mense maii_, cioè fu inviato per governatore d'essa minor Lombardia. Pare che in quest'anno il re Arrigo confermasse i suoi privilegii e beni al monistero delle monache di san Sisto di Piacenza con un diploma[231], dato _anno dominicae Incarnationis millesimo octavo, Indictione V, anno vero domni Heinrici secundi regis, regnantis VI. Actum in Ingelheim._ Ma qui v'ha errore, o nell'anno, e si dee scrivere _millesimo septimo_, ovvero nell'indizione, e si dee leggere _Indictione VI_. Ed è considerabile che nè in questo, nè nell'altro diploma, accennato all'anno precedente, non comparisce il giorno, nè il mese, contro il costume delle regali cancellerie. Anche il padre Mabillone[232] osservò questo rito o difetto in altri diplomi d'esso re Arrigo. Nell'archivio del monistero di Subiaco si legge una bolla o strumento con queste note: _Anno, Deo propitio, pontificatus domni Johanni summi pontifici XVIII papae in sacratissima sede beati Petri Apostoli V, Indictione VI, mense junii die VI_, cioè nell'anno presente. Vo io tuttavia contando gli anni del re _Ardoino_; perciocchè sebbene ha creduto più d'uno scrittore che egli dopo la venuta in Italia del re Arrigo, e dopo la di lui coronazione, decadesse affatto dal soglio reale, pure è certo che egli ritenne circa nove anni ancora non solamente il titolo di re, ma anche ne esercitò l'autorità in molti luoghi. Allorchè gli convenne cedere al re Arrigo, egli si ritirò nelle fortezze del Piemonte in salvo. Ma non sì tosto uscì Arrigo d'Italia, che Ardoino tornò ad alzare la testa, e trovando specialmente inviperito il popolo di Pavia contro dei Tedeschi per l'immenso danno recato colla spada e col fuoco alla lor città, si può facilmente credere che fu quivi di nuovo riconosciuto per re. Porta il Guichenon[233] una donazione fatta alla cattedrale di Pavia da _Ottone_ conte, chiamato ivi _filius serenissimi domini, et metuendissimi patris mei domini Ardoini regis_. Lo strumento ha queste note: _Ardoinus divina tribuente gratia piissimus rex, anno regni ejus propitio septimo, Indictione VII._ Manca il mese e il giorno, con restare incerto se fosse fatta quell'offerta negli ultimi quattro mesi dell'anno corrente, o nei due primi del seguente. Lo strumento è sottoscritto dallo stesso re Ardoino, e vi si legge: _Actum apud Papiam in palatio juxta ecclesiam sancti Michaelis_. Sicchè abbiam qualche fondamento di credere ritornato questo re al suo comando in Pavia.

NOTE:

[228] Hermannus Contractus, in Chron.

[229] Browerus, Annal. Trevirens.

[230] Lupus Protospata, in Chron.

[231] Antiquit. Ital., Dissert. LXX.

[232] Mabillon., de Re Diplomatica.

[233] Guichenon Bibliot. Sebus Centur. II, cap. 3.

Anno di CRISTO MIX. Indizione VII.

SERGIO IV papa 1. ARDOINO re d'Italia 8. ARRIGO II re di Germania 8, d'Italia 6.

Giunse al fine di sua vita in quest'anno, senza sapersene il più preciso tempo, _Giovanni XVIII_ papa, che da Ditmaro è chiamato _Phasan_[234], e dall'Annalista sassone[235] _Phasianus, idest Gallus_ cioè fagiano. Uno strumento si legge nel monistero di Subbiaco, che porta le seguenti note: _Anno, Deo propitio, pontificatus domni Johanni summi pontifici et universali XVIII papae in sacratissima sede beati Petri Apostoli sexto, Indictione septima, mensis januarii die XI_, cioè nel presente anno. Rapporta il cardinal Baronio[236] un epitaffio, che era nella basilica vaticana, attribuito da Motteo Veggio a questo papa. Lo riferisce ancora Pietro Manlio[237], ma con dirlo _cujusdam Johannis papae_. Non oserei io crederlo sepolcro di questo papa. Ivi si legge:

NAM GRAIOS SVPERANS, EOIS PARTIBVS VNAM, SCHISMATA PELLENDO, REDDIDIT ECCLESIAM.

Non è probabile che di questa gloriosa azione niuno avesse lasciata qualche menzione nella Storia ecclesiastica d'Oriente o d'Occidente. Egli è chiamato ancora

AVGVSTIS CARVS, GENTIBUS, ET TRIBVBVS.

Più convien questo titolo a qualche papa Giovanni, vivuto allorchè i greci Augusti signoreggiavano in Roma. Successore di questo pontefice fu _Sergio IV_, il quale, per attestato di Ditmaro[238], _vocabatur Bucca Porci_. Erano forse in voga ancora in quei tempi i soprannomi, molti dei quali, tuttochè fossero imposti più per vituperio che per onore, tuttavia passarono dipoi in cognomi di famiglia, siccome ho osservato altrove[239]. Negò il cardinal Baronio che questo papa portasse un tal soprannome, perchè dal suo epitaffio si scorge che prima del pontificato era chiamato _Pietro_.

SERGIUS EX PETRO SIC VOCITATVS ERAT.

Ma questo a nulla serve. _Pietro_ fu il suo nome battesimale; ma per soprannome, secondo il costume d'allora, egli dovette essere chiamato _Bocca di Porco_, siccome il suo predecessore Giovanni fu soprannominato _fasano_, ossia _fagiano_. Per attestato del Dandolo[240], in quest'anno pagò il tributo della natura _Pietro Orseolo II_ doge di _Venezia_, principe glorioso per avere assaissimo ampliato il dominio veneto, sconfitti i Saraceni, e governati con somma prudenza e dolcezza i suoi popoli. Gli succedette circa il mese di marzo _Ottone Orseolo_ suo figliuolo, dianzi creato suo collega, non inferiore nella religione e giustizia al padre, e ricchissimo di beni di fortuna. Ebbe egli per moglie una figliuola di Geiza duca di Ungheria, e sorella di santo Stefano, primo re regnante allora in quelle contrade, la quale gareggiava nelle virtù col fratello. Era, per testimonianza di Camillo Pellegrino[241], in questi tempi principe di Capua _Pandolfo IV_. Prese egli per suo collega in quel principato _Pandolfo II_ principe di Benevento, suo zio paterno. Non ne veggiamo assegnato il motivo; ma probabilmente fu, perchè mancandogli successione maschile, volle assicurare nei parenti suoi il principato. Abbiamo sotto questo anno da Lupo Protospata[242] che _cecidit maxima nix, ex qua siccaverunt arbores olivae, et pisces et volatilia mortua sunt_. Poscia aggiugne: _Mense maii incoepta est rebellio_: il che io intendo de' Pugliesi che cominciarono a ribellarsi ai Greci _Et mense augusti apprehenderunt Saraceni civitatem Cosentiam_ (metropoli della Calabria) _rupto foedere nominae Cayti Sati_, cioè del generale dei Mori. Ancorchè Ardoino re avesse ripigliate le forze, e signoreggiasse, a mio credere, in Pavia, pure la maggior parte delle città del regno stava costante nella divozione e fedeltà giurata al _re Arrigo_, e fra queste Milano, Piacenza, Cremona. _Landolfo_ vescovo appunto di Cremona ottenne in quest'anno da Arrigo un divieto a Lamberto, abate del monistero di san Lorenzo, situato presso a Cremona, di non poter alienare, livellare o contrattare in altre guise i beni di qual sacro luogo senza la licenza del vescovo suddetto, il quale poscia se ne abusò. Il diploma si dice dato[243] _VII idus octobris, anno ab Incarnatione Domini MVIIII, anno vero domni Henrici primi_ (scrivi _secundi_) _regis VII. Actum Maideburg._ Dovrebbe essere l'_anno VIII_, se pure non appartiene all'anno precedente: il che non si può comprendere per la mancanza dell'indizione. Ho veduta un'autentica donazione fatta in Correggio alla chiesa di san Michele, oggidì di san Quirino, con queste note: _Enricus gratia Dei rex ic in Italia quinto, die quinto de mense octubris, Indictione octava_, che appartiene all'anno presente. Sotto quest'anno ancora abbiamo dal Bollario casinense[244] e dall'Ughelli[245] una donazione fatta alla badia di santa Maria di Firenze, _anno ab Incarnatione Domini nono post mille, pridie idus augusti, Indictione settima_. Il suo principio è questo: _Ego quidem Bonifatius inclitus marchio, filio domni Alberti, qui fuit comes, qui professus sum legem vivere Ribuariorum_. Lo strumento fu stipulato _in loco Palanoro territorio motinense_. Dove fosse questo _Planoro_ del contado di Modena, nol saprei dire. Pianoro si trova sulle montagne di Bologna, Pianorso in quelle di Modena. Meno poi so di qual contrada fosse marchese questo _Bonifazio_. Cosimo della Rena nella seconda parte, a noi promessa, ma non mai data, della Serie dei duchi di Toscana, pare che inclinasse a crederlo duca di Toscana. Non c'è fondamento alcuno per sì fatta opinione. I duchi, marchesi, conti e signori grandi per lo più possedeano allora dei beni in varie parti d'Italia; nè basta una donazione di beni privati, fatta da alcun di essi in qualche territorio, per argomentare il dominio principesco di questo _Bonifazio_ marchese, vivente secondo la legge ripuaria, ho io trattato altrove[246], con crederlo discendente da quel _Bonifazio_ che già vedemmo duca di Spoleti e marchese di Camerino, e da _Teobaldo_ parimente duca e marchese di quelle contrade nel secolo precedente. Ma non apparisce punto se questo giovane Bonifazio governasse marca alcuna: e certamente egli fu personaggio diverso da _Bonifazio_, marchese padre della gran contessa Matilda.

NOTE:

[234] Ditmarus, in fine, lib. 6.

[235] Annalista Saxo.

[236] Baron., in Annal. Eccles.

[237] Manlius tom. 7 Junii Act. Sanctor. Bolland.

[238] Ditmarus, in Chron., lib. 6.

[239] Antiquit. Ital., Dissert. XLI.

[240] Dandul., in Chron. tom. 12 Rer. Italic.

[241] Camillus Peregrinius, Histor. Princip. Langobard.

[242] Lupus Protospata, in Chronico.

[243] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Cremonens.

[244] Bullarium Casinens., tom. 2, Constit. LXXV.

[245] Ughell., Ital. Sacr., tom. 3.

[246] Antiquit. Ital., Dissert. XXII.

Anno di CRISTO MX. Indizione VIII.

SERGIO IV papa 2. ARDOINO re d'Italia 9. ARRIGO II re di Germania 9, d'Italia 7.