Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 60
Poca quiete trovò in Roma il pontefice _Eugenio_. Troppo erano esacerbati gli animi del popolo romano contra quello di Tivoli[1879]. Accecati da quest'odio, tuttodì il tormentavano, perchè si smantellasse la nemica città; nè potendo egli reggere a tanta petulanza e fastidio, si ritirò di là dal Tevere, forse in castello Sant'Angelo, che era tenuto dagli altri figliuoli di Pier Leone suoi fedeli. L'Anonimo Casinense[1880] sotto all'anno 1145, che è, secondo noi, il 1146, non so come, scrive che papa Eugenio _pacem cum Romanis reformans, muros tiburtinae civitatis destrui praecepit_. A me non si rende credibile questo fatto, perchè se il pontefice fosse giunto ad accordar questa pretensione ai Romani, non avrebbono essi continuata la guerra ai Tiburtini, nè papa Eugenio avrebbe abbandonata Roma, siccome fece nell'anno presente, per sottrarsi all'indiscretezza e alle violenze de' Romani. Infatti egli si partì assai disgustato da Roma. Il troviamo in Sutri nel dì 25 di aprile[1881]. Per attestato di altri, se ne andò poscia a Viterbo, poscia a Siena, e, secondo le Croniche accennate dal Tronci[1882], di là venne alla sua patria Pisa. Dall'Anonimo Casinense sappiamo[1883] che egli si portò anche a Lucca, probabilmente per istabilir, se potea, la pace fra quelle due repubbliche. Valicato poi l'Apennino, se è vero ciò che scrive il Sigonio, passò alla città di Brescia, dove diede una bolla _X kalendas septembris_, in cui scrive al popolo di Bologna di avere intimato ai Reggiani e Parmigiani di non porgere aiuto ai Modenesi contra la badia di Nonantola: e perchè non aveano ubbidito, col consentimento de' cardinali, del patriarca d'Aquileia e di molti vescovi, avea privato le loro città della dignità episcopale. Temo io che questa bolla appartenga agli anni posteriori. Dalle Croniche di Piacenza abbiamo ch'egli fu in quella città, e di là s'inviò alla volta di Francia. Non si può ben accertare se vivente papa Lucio II, oppur sotto il presente papa Eugenio III, i nuovi senatori di Roma scrivessero al _re Corrado_, appellato _re de' Romani_, una lettera a noi conservata da Ottone da Frisinga[1884]. Gli significavano di avere ristabilito il senato, come era a' tempi di Costantino e di Giustiniano; di essere a lui fedeli, e di faticare indefessamente coll'unica mira di esaltare la di lui dignità e persona, nulla più desiderando che la venuta di lui a prendere la corona imperiale. L'avvisavano che i Frangipani e i figliuoli di Pier Leone (eccetto che il loro fratello Giordano) e Tolomeo con altri erano dichiarati in favore del papa, e tenevano castello Sant'Angelo per impedire la coronazion d'esso Corrado, ma che essi rifabbricavano e fortificavano Ponte Molle in di lui servigio. Aggiunsero che il papa e il re di Sicilia tenevano ad una, andando d'accordo in non volere Corrado in Italia, e molto meno in Roma; ed è ben probabile che Ruggieri anche da questa parte s'ingegnasse di contrariare alla venuta di Corrado, le cui armi poteano rinnovar la scena disgustosa dell'imperadore Lottario. Scriveano essi Romani, oltre a ciò, essere seguita concordia fra il papa e lo stesso Ruggieri (ciò sembra indicare lo accordo fatto da papa Lucio II nell'anno 1144), per cui il pontefice avea conceduto a Ruggieri _virgam et annulum, dalmaticam et mitram atque sandalia, et ne ullum mittat in terram suam legatum, nisi quem Siculus petierit_: il che viene interpretato dai Siciliani per un indizio della decantata lor monarchia. _Et Siculus dedit ei multam pecuniam pro detrimento vestro, et romani imperii._ Ma il re Corrado niun conto fece di tale rappresentanza, assai informato del sistema delle cose e del buon cuore del papa; anzi venuti a lui due legati pontificii, l'uno de' quali era _Guido_ Pisano cardinale e cancelliere della santa romana Chiesa, per la rinnovazion degli antichi privilegii, con tutto onore gli accettò, e concedè quanto chiedevano. Si trova nell'anno 1147 cancelliere d'essa romana Chiesa Guido cardinale; ma non so dire se sia lo stesso. Abbiamo dalla Cronica di Fossa Nuova[1885] sotto questo anno che _Romani venerunt super Tiburim, et multos ex eis decollaverunt_. Anche i Genovesi[1886] fecero pruova del lor valore contro de' Saraceni dominanti in Minorica, e corsari di professione. Armarono ventidue galee, e molte altre navi con assai macchine militari e castelli di legname. Generale di questa flotta fu lo stesso Caffaro, che diede principio agli Annali di Genova. Sbarcati nell'isola Minorica fanti e cavalli, diedero il guasto al paese, fecero molti prigioni, presero la città, e la distrussero, ma dopo averne cavato un ricco bottino. Di là passarono ad Almeria, città marittima della Spagna nel regno di Granata, e postole l'assedio, cominciarono a flagellarla con petriere, gatti, ed altre macchine usate in questi tempi. Veggendosi in mal punto quegl'infedeli, fecero istanza per tregua o pace. Fu per la tregua accordato che pagassero cento tredici mila marabotini, e ne pagarono venticinque mila in quella notte. Stando i Genovesi a vedere e numerare il danaro, ebbe agio il re d'Almeria di salvarsi in due galee col resto della somma accordata. Creò il popolo d'Almeria la seguente mattina un altro re, che ratificò la promessa antecedente; ma perchè non la mantenne nel tempo prescritto, i Genovesi fecero quanto di male poterono al di fuori della città, ed accostandosi il verno, se ne tornarono con trionfo in patria.
Non potea star quieto in questi tempi _Ruggieri re_ di Sicilia, principe agitato dallo spirito de' conquistatori. Giacchè non potea stendersi dalla parte di Roma, per non disgustare il papa; nè verso la marca d'Ancona, per non tirarsi addosso lo sdegno del re _Corrado_, determinò di portar la guerra addosso ai Mori di Africa. Pertanto con possente flotta sbarcò su quelle coste, assalì la città di Tripoli, nido di corsari; e tuttochè la trovasse forte per sito, per buone mura e torri, pure, dopo aver presa l'isola delle Gerbe, a forza d'armi s'insignorì di quella città, con trucidar quanti v'erano alla difesa, e condurre le lor donne schiave in Sicilia. Il padre Pagi[1887] riferisce questo fatto all'anno presente. Secondo Roberto dal Monte[1888], ed anche per attestato dell'Anonimo Casinense[1889], tal conquista si dovrebbe attribuire all'anno precedente 1145. Altri poi ne parlano all'anno 1147, come ha Noveiro scrittore arabo, citato da esso Pagi; e questa è forse la più verisimil opinione. Veramente per la cronologia della Sicilia in questi tempi a noi mancano lumi sicuri. Pensa il suddetto Pagi che appartenga all'anno 1148 la guerra del re Ruggieri contra di _Manuello imperador_ de' Greci, e a quell'anno veramente ne parla Roberto dal Monte[1890]. Ma non è sicura la cronologia di quell'autore. Mette egli nello stesso anno 1148 la presa d'Almeria in Ispagna, e le conquiste fatte da esso re Ruggieri nelle coste d'Africa; e pur vedremo che tali avventure son da riferire all'anno seguente 1147. Nè potendosi credere che Ruggieri in uno stesso anno guerreggiasse contro i Greci e contro i Mori d'Africa, m'induco io a credere che in questo anno egli ostilmente entrasse nel dominio greco. Con tale opinione meglio si accorda Ottone Frisingense, che narra dipoi fatti accaduti nell'anno 1147. Una Cronica del monistero della Cava[1891] mette essa guerra contro i Greci sotto lo stesso anno 1147; ma quivi ancora sono scorretti i numeri per colpa de' copisti, e si conosce che l'autore avrà scritto 1146, perchè, dopo aver narrata l'assunzione di papa Eugenio nel 1145, racconta al seguente anno la guerra della Grecia. Il motivo d'essa fu che passava da lungo tempo nemicizia fra gli Augusti greci e il re Ruggieri, pretendendo sempre gl'imperadori d'Oriente che i Normanni indebitamente ritenessero in lor potere la Sicilia, ed ingiustamente avessero tolto all'imperio greco molte città di Puglia e Calabria. Tentò _Giovanni Comneno_ imperadore, padre di _Manuello_, di far lega contra di Ruggieri col _re Corrado_, siccome abbiamo da Ottone Frisingense[1892]. _Pietro Polano_ doge di Venezia ne era mediatore, e venne anche per questo un'ambasceria de' Greci in Germania. Ruggieri, per quanto scrive Roberto del Monte, mandò anch'egli i suoi ambasciatori a Costantinopoli per ottener la pace; ma questi furono messi in prigione ad onta del diritto delle genti. Da tale affronto irritato forte il re Ruggieri, spedì, a mio credere, nell'anno presente una poderosa flotta nella Dalmazia e nell'Epiro, comandata da valorosi capitani. Sbarcarono essi in Corfù, e con astuzia s'impadronirono di quella città e di tutta l'isola. Lasciato ivi un buon presidio, e continuato il viaggio, saccheggiarono dipoi la Cefalonia, Corinto, Tebe, Atene, Negroponte, ed altri paesi del greco imperio[1893]. Non si può dire l'immensità della preda d'oro, d'argento e di vesti preziose che ne asportarono i vincitori Normanni. Alcune migliaia di Greci, nobili e plebei, donne e fanciulli, ed anche Giudei, furono condotti prigioni in Sicilia, e servirono a popolar molti luoghi che scarseggiavano di gente. Soprattutto notabil fu l'accortezza politica del re Ruggieri, il quale fece prendere tutti quanti gli artefici che lavoravano in quelle parti drapperie di seta, e li fece trasportare a Palermo. Prima non si lavoravano se non in Grecia e in Ispagna gli sciamiti e le stoffe di varii colori di seta, con oro ancora tessute. Costavano un occhio a chi degl'Italiani ne voleva. Da lì innanzi fu introdotta in Sicilia questa bell'arte, che poi col tempo si diffuse per altre parti della nostra Europa, e rendè men caro il prezzo di sì fatte tele. Ugone Falcando[1894], scrittore di questo secolo, ne fa una vaga descrizione, come di cosa rara, nel principio dell'opera sua. E tale fu il guadagno che riportarono i Greci dalla nemicizia col re Ruggieri. Trovavansi in cattiva positura gli affari di Terra Santa in questi tempi, massimamente dappoichè gli infedeli aveano tolto a' Cristiani la nobil città di Edessa in Soria. Ora per la zelante eloquenza di _san Bernardo_ nell'anno presente _Lodovico VII_ re di Francia e _Corrado III_ re di Germania presero la croce, e si obbligarono di marciare nell'anno seguente con grandi forze, e coll'accompagnamento di copiosa nobilità in Levante, a militare contra de' nemici del nome cristiano.
NOTE:
[1879] Otto Frisingensis, lib. 7.
[1880] Anonymus Casinens., tom. 5 Rer. Ital.
[1881] Johann, de Ceccano, Chron.
[1882] Tronci, Memor. Istor. di Pisa.
[1883] Anonymus Casinensis, tom. 5 Rer. Ital.
[1884] Otto Frising., de Gestis Friderici, lib. 1, cap. 28.
[1885] Johann. de Ceccano, tom. 1 Ital. Sacr.
[1886] Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.
[1887] Pagius, in Critic. Baron. ad hunc annum.
[1888] Robert. de Monte, Chron.
[1889] Anonymus Casin., tom. 5 Rer. Ital.
[1890] Robert. de Monte, Append. ad Sigebert.
[1891] Chron. Cavense, tom. 7 Rer. Ital.
[1892] Otto Frisingens. lib. 1, cap. 23 de Gestis Federici I.
[1893] Dandulus, in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[1894] Hugo Falcandus, de calamit. Sicul., tom. 7 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCXLVII. Indizione X.
EUGENIO III papa 3. CORRADO III re di Germania e d'Italia 10.
In quest'anno, principalmente per promuovere l'affare importante della crociata, passò in Francia il buon _papa Eugenio_[1895]. Fu ad incontrarlo il _re Lodovico_ VII a Dijon, e insieme poi celebrarono la santa Pasqua in Parigi. Dopo la Pentecoste esso re andò a prendere alla chiesa di san Dionigi, secondo i riti d'allora, il bordone e la scarsella da pellegrino[1896], e la bandiera appellata Orofiamma, e si mosse con gran comitiva di prelati e baroni, e col suo esercito andò ad imbarcarsi per passare in Oriente. Fra gli altri seco condusse[1897] _de Italia Amedeum taurinensem fratremque ejus Guilielmum marchionem de Monte Ferrato avunculos suos_. Come fossero fratelli questi due principi, quando si sa che la real casa di Savoia era ben diversa da quella de' marchesi di Monferrato, non si comprende. Probabile è ciò che il Guichenone[1898] immaginò, cioè che fossero fratelli uterini. Sarebbe da desiderare che ci fossero rimaste in maggior copia antiche memorie o notizie di questi tempi, per meglio intendere quali Stati possedessero, e quai personaggi avessero quelle due nobilissime famiglie. E per conto del suddetto _Guglielmo marchese_ di Monferrato, non voglio tacere ch'egli ebbe per moglie una sorella del re Corrado, attestandolo Sicardo vescovo di Cremona[1899], che fiorì sul fine di questo secolo, là dove, parlando del medesimo Corrado, scrive: _Cujus soror marchioni Guilielmo de Monte-Ferrato, nomine Julitta, fuit matrimonio copulata, ex qua quinque filios genuit eximiis meritis, hac serie describendos, scilicet Guilielmum, Conradum, Bonifacium, Fredericum, et Raynerium, quorum diversa fuere dona fortunæ._ Questa pare la prima volta che i marchesi di Monferrato portarono le loro armi in Oriente per la fede di Gesù Cristo, dove poi si acquistarono tanta gloria e possanza, siccome andremo vedendo. Poco prima il re Corrado s'era messo in arnese per marciare anch'egli in Oriente[1900]. Tenne una general dieta in Francoforte, dove fece dichiarare re il fanciullo _Arrigo_ suo figliuolo. Colà comparve il giovane _Arrigo Leone_ guelfo-estense, duca di Sassonia, con fare istanza d'essere reintegrato nel ducato della Baviera, tolto a suo padre e dato ad Arrigo figliuolo di Leopoldo, con pretenderlo a sè dovuto per diritto di eredità. Con sì buone parole trattò di questo affare il re, che indusse il giovanetto principe a sospendere questo interesse sino al suo ritorno da Terra Santa. Adunque dopo l'Ascensione il re Corrado imprese il viaggio d'Oriente con un immenso esercito. Andarono specialmente in compagnia di lui il suddetto _Arrigo_ duca di Baviera, _Ottone_ vescovo di Frisinga, fratello uterino del medesimo re Corrado, e storico nobilissimo di questi tempi, e _Federigo_ iuniore suo nipote, che fu poi imperadore. Suo padre _Federigo duca_ di Suevia, non avendo che questo figliuolo, per troppo affanno di vederlo condotto via, da lì a non molto diede fine a' suoi giorni. Pacificatosi ancora il _duca Guelfo_, zio paterno del duca di Sassonia, col re Corrado, e presa la croce, andò anch'egli in questa sacra spedizione. Arrivò il re Corrado col suo innumerabil esercito a Costantinopoli, dove _Manuello Comneno_, che aveva per moglie una sorella della regina _Geltruda_, e però suo cognato, gli usò di molte finezze e fece dei gran regali. Ma a chi non è nota la fede de' Greci? Promise assaissimo quell'imperadore, e massimamente dei viveri, ma nulla attenne[1901]. Anzi, dacchè quel terribil nuvolo di crociati fu passato oltre allo Stretto, niuna furberia lasciò intentata per farli perire, mantenendo anche intelligenza coi Turchi. Io non mi fermerò punto nel racconto di queste infelici avventure, perchè nulla spettanti alla storia d'Italia, e lascerò che i lettori consultino sopra ciò gli scrittori della guerra santa. Felice all'incontro fu un'altra crociata di Franzesi e Spagnuoli contra de' Saraceni di Spagna, fatta in quest'anno. Vi accorsero dall'Italia i Pisani, ma principalmente i Genovesi[1902] con una poderosissima flotta. Capitatane in quelle parti anche un'altra che andava in Terra Santa, diede mano a far quelle conquiste. Presero Lisbona, Baeza ed altre città. La mira di quella sacra lega soprattutto era la città di Almeria, perchè infame ricettacolo di corsari. Se crediamo agli Annali di Genova, è dovuta al popolo genovese la gloria dell'espugnazione di quella città, nel cui castello rifugiatisi venti mila Saraceni, si riscattarono a forza d'oro. Ma gli storici spagnuoli[1903] ci assicurano che a quell'impresa intervennero anche _Alfonso re_ di Spagna, il re di Navarra, ed altri popoli di quelle contrade e di Francia. Ottone Frisingense scrive che Almeria e Lisbona erano città _in sericorum pannorum opificio praenobilissimæ_. In quest'anno ancora il re di Sicilia _Ruggieri_ portò di nuovo la guerra in Africa contra de' Mori. Abbiamo detto che nell'anno precedente egli conquistò Tripoli. Forse in quest'anno ciò avvenne. Nel quale certamente pare ch'egli, continuando le conquiste, come scrive Noveiro storico arabo citato dal padre Pagi[1904], si impadronì di Mahadia, chiamata Africa dall'Anonimo Casinense[1905], di Safaco, di Capsia e d'altre terre in quella costa di Barberia, con renderle tributarie alla sua corona. Secondo le croniche di Bologna, in quest'anno[1906] quella città patì un fierissimo incendio nella settimana santa. Sì nel secolo precedente che nel presente s'ode la medesima disavventura di altre città, specialmente nella Lombardia; segno che molte doveano essere le case con tetto coperto di _scindule_, cioè di assicelle di legno, usate molto una volta, e facili a comunicar l'una all'altra il fuoco, oltre ad altre case coperte di paglia, siccome ho dimostrato nelle Antichità italiane.
NOTE:
[1895] Anonymus Casin., tom. 5 Rer. Ital.
[1896] Sugerius, in Vita Ludovici.
[1897] Otto Frisingensis, in Chron, lib. 1, cap. 44 de Gestis Frider.
[1898] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 1.
[1899] Sicard., Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[1900] Otto Frisingens., lib. 1.
[1901] Romualdus Salernit., in Chron., lib. 1.
[1902] Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.
[1903] Sandoval., in Vita Alphonsi VII.
[1904] Pagius, ad Annal. Baronii.
[1905] Anonymus Casinensis, in Chron. Hugo Falcandus, Hist.
[1906] Matth. de Griffonibus, tom. 18 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCXLVIII. Indiz. XI.
INNOCENZO III papa 4. CORRADO III re di Germania e d'Italia 11.
Nella quaresima di quest'anno tenne papa _Eugenio_ un gran concilio nella città di Rems[1907], dove furono pubblicati molti canoni spettanti alla disciplina ecclesiastica, e fu chiamata all'esame la dottrina di _Guiberto vescovo_ di Poitiers. Dopo il concilio andò il pontefice a visitar le insigni badie di Cisterzio e di Chiaravalle, e poscia s'inviò di ritorno in Italia. Si truova egli nel dì 7 di luglio in Cremona, dove confermò i privilegii della badia di Tolla, e nel dì 15 di luglio in Brescia, secondochè si ricava da altra sua bolla[1908] e da una sua lettera scritta al clero romano[1909]. Girolamo Rossi[1910] rapporta un suo breve, dato in Pisa nel dì 10 di novembre _Indictione XII, Incarnationis dominicæ MCXLIX, pontificatus domini Eugenii papæ III, anno quarto_. Qui è l'anno pisano e la nuova Indizione cominciata nel settembre. Però appartenendo quel documento all'anno presente, in cui correva l'anno quarto del suo pontificato, vegniamo in cognizione che esso papa visitò nel viaggio la sua patria Pisa. Un'altra simile bolla da lui data nella stessa città di Pisa _XIIII kalendas decembris, Indictione XII, Incarnationis dominicae anno MCXLVIII_, ho io pubblicato[1911]. Ma dovrebbe essere lo stesso anno in tutte e due. Nella di lui vita[1912] altro non si legge se non che, terminato il concilio, _ad urbem suam, et commissum sibi populum, ductore Domino, incolumis remeavit_. Ma o non entrò, oppure non si fermò in Roma. L'Anonimo Casinense[1913] scrive ch'egli venne a Viterbo. E da Romoaldo Salernitano abbiamo che il suo soggiorno fu in Tuscolo ossia Tusculano. Erano tuttavia sconcertati gli affari fra lui e il popolo romano. Intanto dopo la perdita d'innumerabil gente il _re Corrado_ imbarcatosi arrivò nella settimana di Pasqua a Tolemaide, appellata allora Acon. Altri de' suoi pervennero a Tiro e Sidone[1914]. E _Lodovico re_ di Francia anch'egli, dopo avere perduta buona parte de' suoi, verso la metà di quaresima giunse ad Antiochia. Unitisi questi due principi fra le città di Tiro e di Tolemaide, per tre dì assediarono Damasco, ed aveano presa la prima cinta delle mura; ma per frode de' principi cristiani d'Oriente, ossia de' Templari ed Ospitalieri, convenne ritirarsene[1915]. Fu anche risoluto l'assedio di Ascalona, e vi stettero sotto parecchi giorni: senza frutto nondimeno, perchè la città era fortissima, ed entro stava il miglior nerbo de' Saraceni, nè mai vennero le milizie promesse da Gerusalemme. Però, dopo avere i due monarchi infelicemente gittato tempo, danaro e gente, senza alcun profitto della cristianità d'Oriente, troppo discorde, troppo data all'interesse e ai piaceri, ad altro non più pensarono che a ritornarsene alle loro contrade. In questa spedizione caduto infermo _Amedeo conte_ di Morienna, terzo di questo nome presso gli storici della real casa di Savoia, finì di vivere nell'isola di Cipro. Il Guichenon[1916] colla sua solita franchezza rapporta la di lui morte all'anno seguente; ma che questa avvenisse piuttosto nel presente, si raccoglie da Bernardo di Guidone, là dove scrive[1917]: _Amedeus comes Marianensis_ (cioè _Maurianensis_) _in Cypro insula obiit_, con raccontare dipoi gli assedii di Damasco e d'Ascalona, certamente succeduti in quest'anno. Ad Amedeo succedette nel dominio _Umberto III_ di lui figliuolo. In quest'anno da _Raimondo conte_ di Barcellona tolta fu ai Mori di Spagna l'importante città di Tortosa; e quantunque sia qui mancante la storia di Caffaro genovese, pure altronde si sa che i Genovesi ebbero mano in quella conquista, e ne riportarono per ricompensa il dominio della terza parte di quella città, oppure il terzo della preda. Per quanto s'ha dagli antichi Annali di Modena[1918], nel primo giorno di luglio _tota civitas Mutinae casu combusta fuit_.
NOTE:
[1907] Robert. de Monte. Otto Frisingens et alii.
[1908] Campi, Istoria di Piacenza, tom. 1.
[1909] Baron., Annal. ad hunc annum.
[1910] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
[1911] Antiquit. Italic., Dissert. LXX.
[1912] Cardin. de Aragon., in Vita Eugenii III.
[1913] Anonymus Cassinens., tom. 5 Rer. Ital.
[1914] Otto Frisingensis, de Gest. Friderici I, lib. 7, cap. 58.
[1915] Bernard. Thesaur., Chron. cap. 26, tom. 7 Rer. Ital.
[1916] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 1.
[1917] Bernard. Guidonis, P. I, tom. 3 Rer. Ital., in Vita Eugenii III.
[1918] Annales Veteres Mutin., tom. 9 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCXLIX. Indizione XII.
EUGENIO III papa 5. CORRADO III re di Germania e d'Italia 12.