Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 57

Chapter 573,209 wordsPublic domain

Dopo aver celebrata la festa dell'Assunzion della Vergine in Salerno, il papa e l'imperadore sen vennero ad Avellino, e quivi trattarono di creare un duca di Puglia che per valore e prudenza fosse atto a governare e sostener que' popoli contro la potenza del re Ruggieri. E perciocchè _Roberto principe_ di Capoa per la delicatezza del suo corpo, e per altri difetti d'animo, non parve a proposito per sì rilevante impiego, ne fu creduto più degno il _conte Rainolfo_, chiamato da altri _Rainone_ e _Reginolfo_, ma da altri poi con errore _Raidolfo_ e _Rainaldo_. Qui insorse lite fra il papa e l'imperadore, pretendendo cadaun d'essi la sovranità in quelle parti e il diritto d'investirlo. Era dianzi nata un'altra controversia fra loro a cagione di Salerno[1818], che il papa dicea di suo diritto, e l'imperadore lo sosteneva per città dell'imperio, come s'ha principalmente da Romoaldo Salernitano. Per quasi trenta giorni durò la disputa dell'investitura da darsi al conte Rainolfo, nè altro temperamento trovandosi, finalmente tenendo colle mani amendue, cioè Innocenzo e Lottario, il gonfalone[1819], per mezzo d'esso l'investirono del ducato con infinita allegrezza di que' popoli. Un'altra calda contesa, narrata a lungo da Pietro Diacono, fu ne' medesimi tempi fra questi due supremi principi della Chiesa e dell'imperio, a cagion di Rinaldo eletto abbate di Monte Casino. Perchè ciò era seguito senza consentimento di papa Innocenzo II, e perchè egli pretendea scomunicati que' monaci per avere aderito all'antipapa, non volea ammettere per conto alcuno quell'eletto, e pretendeva che i monaci venuti al campo gli comparissero davanti in abito di penitenza ad implorar l'assoluzione. Si fece una lunga disputa per questo. Lottario sostenne per quanto potè i monaci e la libertà di quell'insigne monistero, siccome camera dell'imperio; ma in fine papa Innocenzo II la vinse. Fu rigettato Rinaldo, e promosso _Guibaldo_ a quella badia. Iti poscia nel dì 4 di settembre a Benevento tanto il papa che l'imperadore, quel popolo per mezzo d'esso papa ottenne dall'Augusto Lottario che fossero levati varii aggravi loro imposti da' vicini conti normanni. Dopo di aver presa Palestrina, asilo allora di assassini, e liberato il monistero di Farfa, vennero poscia amendue alla volta di Roma. Innocenzo, assistito dai Frangipani e da altri nobili, ripigliò il possesso del palazzo lateranense; e Lottario, congedatosi dal papa, s'inviò per ritornare in Germania. Nel cammino prese Narni, domò il popolo di Amelia, e per Orvieto passò ad Arezzo, ed indi per Mugello a Bologna. Quivi congedò l'esercito, lasciando andar cadauno alle loro case. Giunto egli a Trento, e quivi solennizzando con allegria la festa di san Martino, cadde infermo. Ciò non ostante, avendo egli voluto continuare il viaggio, in una vilissima casuccia all'imboccatura dell'Alpi passò all'altra vita, _miseram humanae conditionis memoriam relinquens_. S'è disputato intorno al giorno della sua morte; ma i più convengono che questa accadesse nel dì 5 di dicembre di questo anno. Non si saziano gli antichi storici di esaltar questo imperadore per la somma sua religione, per l'amore de' poveri, per la gloria militare, per la prudenza e per altre virtù, di modo che non men dagli Italiani che dai Romani fu rinnovato in lui il titolo di Padre della patria. Fu portato il suo cadavero alla sepoltura nel monistero di Luter in Sassonia.

Ed ecco una mirabile scena delle umane instabili grandezze. Ma ne succedette un'altra nello stesso tempo non men considerabile. S'era fin qui ritenuto il re Ruggieri in Sicilia, aspettando miglior volto della fortuna, con applicarsi intanto a raunar milizie, e a preparar l'altre occorrenze di guerra. Saggiamente immaginò egli che non tarderebbe a ritirarsi l'imperadore colla sua possente armata, e che non sarebbe allora difficile il ricuperare il perduto. Così infatti avvenne. Appena era giunto verso Roma l'imperador Lottario, che Ruggieri con tutte le sue forze sbarcò a Salerno; e tra perchè si trovò tuttavia occupata dai suoi la torre maggiore, e per la divozione che gli professava quel popolo, con facilità ne ricuperò il possesso e dominio[1820]. Poi senza perdere tempo prese Nocera, e quindi Alife con tutte le terre proprie del _duca Rainolfo_. Voltossi appresso alla volta di Capoa con furore, e se ne impadronì; ma con lasciare affatto la briglia alla crudeltà. Fu dato il sacco a quella nobil città, e ne furono asportate immense spoglie e ricchezze, perchè si stese l'insolenza militare anche alle chiese, e fin le monache restarono involte in quella orribil calamità. Di molti Saraceni siciliani avea seco Ruggieri, che accrebbero l'esecrabile sfogo dell'avarizia e della libidine senza rispetto alcun alla religione. _Roberto principe_ di Capoa si ricoverò altrove, e tutta la Terra di Lavoro venne in poter di Ruggieri. Intanto _Sergio duca_ di Napoli, al veder tanta mutazione negli affari, non tardò ad implorar perdono e pace da Ruggieri, che l'obbligò a militar seco in quella campagna. Dopo la presa di Avellino arrivò il re sotto Benevento, dove quel popolo, rinunziando ad ogni difesa, si sottopose tosto a lui e all'antipapa Anacleto verso la metà di ottobre. Monte Sarchio dipoi, Monte Corvino ed altre terre parimente gli si diedero. Ma non si atterrì per questo rovescio il nuovo duca di Puglia Rainolfo, risoluto di morir piuttosto valorosamente, che di cedere con vergogna al re nimico. Aveva egli un corpo di Tedeschi lasciatigli dall'imperador Lottario, e raunati i popoli di Bari, Troia, Trani e Melfi, compose una grossa armata, con cui uscito in campagna, andò a mettersi a fronte di quella di Ruggieri. Erano vicini a venire alle mani, quando il mirabil abbate di Chiaravalle _san Bernardo_, di consenso o per ordine di papa Innocenzo, arrivò al padiglione di Ruggieri per trattar di pace. Non mancò certo al santo abbate facondia e zelo in tal congiuntura; tuttavia tali dovettero essere le condizioni di accomodamento da lui proposte, che non piacquero al re, e massimamente per sentirsi egli superiore di forze a Rainolfo. Rottosi dunque il trattato di pace, e partitosi il santo abbate _secundo die stante mensis octobris_, che dovrebbe essere, secondo i conti di Camillo Pellegrino, il dì 30 di ottobre, si venne ad un fatto d'armi appresso Ragnano. Per attestato di Romoaldo Salernitano, la prima schiera de' feritori, comandata da _Ruggieri duca_ di Puglia primogenito del re, sì fieramente urtò nel battaglione, che il mise in rotta e l'inseguì sino a Siponto. Ma il duca Rainolfo, colle altre sue schiere, così animosamente assalì il grosso dell'armata nemica, dove era in persona lo stesso re Ruggieri, che lo sconfisse, e riportò piena vittoria. Restarono sul campo circa tre mila persone, fra le quali _Sergio duca_ di Napoli; moltissimi furono i prigioni, immenso il bottino, per cui tutti quei di Bari, Trani ed altri aderenti se ne tornarono ben ricchi alle lor case. Il re Ruggieri col benefizio di un buon cavallo e degli sproni si salvò, ed arrivato nel dì seguente alla Padula, di là passò a Salerno, dove quel popolo corse ad offerirsi al di lui servigio; e i Beneventani, avendo ottenuto in quella congiuntura un grazioso privilegio da lui, tutti si dichiararono per lui. Dopo la vittoria non istette colle mani alla cintola il duca Rainolfo. Con un buon corpo di gente sottomise a' suoi voleri la città di Troia; obbligò ancora colla forza _Ruggieri_ conte d'Ariano a sottomettersi con tutte le sue terre; e di là nel primo dì di dicembre andò col suo esercito a mettere l'assedio al castello della Padula. Non per questo si mosse di Salerno il re Ruggieri. Nel ragionare con san Bernardo, aveva egli mostrato desiderio che se gli mandassero da papa Innocenzo tre cardinali, ed altrettanti dall'antipapa, per esaminare in un congresso le ragioni dell'una e dell'altra parte. Ancorchè fosse per più capi disdicevole una tal proposizione; pure non ebbe difficoltà il papa di spedir colà a questo fine i cardinali Aimerico cancelliere e _Gherardo_, e con esso loro _san Bernardo_. Inviò Anacleto anch'egli i suoi, cioè Matteo cancelliere, Pietro pisano, uomo di raro sapere, e Gregorio, cardinali del suo partito. Per quattro giorni ascoltò Ruggieri con somma attenzione le ragioni de' primi, e poscia per altri quattro giorni quelle de' secondi; ma scaltro che' gli era, volle prender tempo; e col pretesto di non saper egli solo terminar questa gran contesa, fece istanza che andasse con lui uno per parte dei cardinali suddetti in Sicilia, dove pensava di celebrare il santo Natale, affinchè nell'assemblea degli arcivescovi, vescovi ed abbati si facesse la decisione opportuna. Infatti l'accompagnarono colà _Guido_ da Castello cardinale di papa Innocenzo II, ed un altro per parte di Anacleto. A questo si ridusse il buon pontefice per desiderio della pace e di terminare amichevolmente il deplorabile scisma.

NOTE:

[1804] Paricellius, Monument. Basil. Ambrosian., num. 376.

[1805] Ughell., Italia Sacra, tom. 5 Append., pag. 1599 in Episc. Regiens.

[1806] Antiquit. Italic., Dissert. XI, pag. 613.

[1807] Campi, Istor. di Cremon.

[1808] Annalista Saxo.

[1809] Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 19.

[1810] Annalista Saxo.

[1811] Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 19.

[1812] Boncompag., de obsidione Anconae, tom. 6 Rer. Ital.

[1813] Annalista Saxo.

[1814] Abbas Urspergensis, in Chron.

[1815] Petrus Diaconus, Chron. Casinens., lib. 4, cap. 105. Falco Beneventanus, in Chron.

[1816] Annalista Saxo.

[1817] Romualdus Salernitan., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.

[1818] Petrus Diaconus, Chron. Casinens., lib. 4, cap. 117.

[1819] Otto Frising., Chron., lib. 7, cap. 20. Falco Beneventanus, in Chron.

[1820] Romuald. Salern., in Chron. Falco Benev., in Chron. Petrus Diaconus, in Chron. Cassin.

Anno di CRISTO MCXXXVIII. Indizione I.

INNOCENZO II papa 9. CORRADO III re di Germania e d'Italia 1.

Volle Dio liberare in quest'anno la Chiesa sua dal peso dell'antipapa Anacleto[1821]. Il colpì la morte nel dì 25 di gennaio dell'anno presente, e al cadavero suo non si sa dove fosse data sepoltura da' suoi parenti. Per sì favorevol accidente s'innalzò maggiormente in Roma l'autorità di _papa Innocenzo_, e parea che dovesse anche mettersi fine allo scisma. Ma i fratelli dell'antipapa, cioè i figliuoli di Pier Leone, e gli altri lor fazionarii significarono al _re Ruggieri_ quanto era accaduto, per sapere se doveano far pace, oppure eleggere un altro antipapa. Ruggieri, per isperanza di vendere più caro la sua concordia, ordinò che passassero all'elezione di un altro antipapa; e però verso la metà di marzo alzarono un nuovo idolo nella Chiesa di Dio, cioè _Gregorio cardinale_, a cui imposero il nome di Vittore IV. Ma sempre più crescendo il concorso de' Romani a papa Innocenzo II, i figliuoli di Pier Leone, non volendo restar soli ed esposti a gravi pericoli, nell'ottava di Pentecoste, come s'ha da una lettera di _san Bernardo_[1822], andarono ad umiliarsi al pontefice Innocenzo, e gli giurarono fedeltà ed omaggio. Ci vorrebbe far credere Pietro Diacono[1823] che Innocenzo li guadagnasse con buona somma di danaro; ma probabilmente non merita fede. Trovavasi allora in Roma il suddetto santo abbate Bernardo, tutto intento ai vantaggi della Sede apostolica. Riuscì al credito e zelo suo d'indurre il novello antipapa Vittore a deporre la porpora e la mitra; laonde condottolo ai piedi del pontefice, rinunziò ad ogni sua pretensione, ed implorò misericordia pel suo trascorso. Altrettanto fecero quasi tutti i suoi aderenti, con allegrezza inestimabile di tutta Roma, anzi di tutta la Cristianità. Con ciò venne alle mani di papa Innocenzo ogni fortezza della città di Roma, e quivi tornò a rifiorir la pace e la benedizione di Dio. Ma san Bernardo, che nulla curava le umane grandezze, non tardò, dopo aver veduto il frutto delle tante sue lodevoli fatiche, a ritornarsene accompagnato dalla sua umiltà in Francia. Non si sa ben intendere ciò che narra Falcone Beneventano[1824], con dire che anche il re Ruggieri riconobbe per vero papa Innocenzo, ed ordinò ai Beneventani di sottomettersi a lui: il che fu eseguito; mentre non apparisce seguito fra esso papa e il re accomodamento alcuno; anzi si sa che Innocenzo II continuò la guerra contra di lui, e venne in quest'anno colle sue milizie ad Albano, per andare ad unirsi col duca Rainolfo, e far fronte ad esso Ruggieri; ma sopraggiuntagli un'infermità, gli convenne desistere. Quanto ad esso Rainolfo, seguitò ben egli ad assediare e a tormentar colle macchine militari il castello della Padula; ma scorgendo troppo difficile il superarlo, passò ad Alife, e se ne impadronì. Intanto venuta la primavera, dalla Sicilia comparve in Puglia il re Ruggieri con un possente esercito. Implorato dai Beneventani il suo aiuto, corse colà, e prese alcune castella nemiche di quel popolo. Gli venne contra il duca Rainolfo con una buona armata, cercando di dargli battaglia; ma Ruggieri, addottrinato dal passato, non volle avventurarsi ad un nuovo conflitto, ed accortamente schivando gl'incontri, piombò poscia sopra la città di Alife e la prese. Prima il sacco con tutte le sue crudeli conseguenze, e poscia le fiamme terminarono l'eccidio di quella ricca e bella città. Di là passò all'assedio di Venafro, che parimente gareggiava colle migliori nelle ricchezze e fortificazioni, e con furiosi assalti se ne impadronì. Se gli diedero Presenzano, Rocca Romana e Tocco nel mese di settembre. Nel dì 4 di ottobre fu in Benevento, e poscia prese le castella di Morcone, san Giorgio, Pietra Maggiore, Apice ed altri, ne' quali mise buone guarnigioni per restringere sempre più il duca Rainolfo, il quale custodiva Troia, Bari, Melfi ed altre città da lui dipendenti. Andossene dipoi Ruggieri verso il verno a Salerno per di là passare in Sicilia.

Era intimata in Germania una general dieta in Magonza per la festa della Pentecoste, affin di eleggere il nuovo re[1825]. Ma alcuni de' principi temendo che la corona potesse cadere in _Arrigo duca_ di Baviera e Sassonia, genero del già defunto Lottario, la cui potenza, per signoreggiar egli due così insigni ducati, era oggetto della loro invidia e malevolenza, anticipando quel tempo, adunati nella città di Conflans, promossero al regno il _duca Corrado_, fratello di Federigo duca di Suevia, cioè quel medesimo che abbiam veduto di sopra momentaneo re d'Italia. A questi principi fece animo _Teodoino cardinale_ e legato pontificio, con promettere loro _totius populi romani, urbiumque Italiae assensum_. E questa fu la ricompensa delle fatiche fatte dal suddetto duca Arrigo in servigio della sede apostolica. Non solamente restò egli escluso dal regno, ma venne creato re un principe suo nemico, ed anche scomunicato negli anni addietro dal medesimo papa Innocenzo[1826]. Nella domenica terza di quaresima si fece in Aquisgrana la coronazione d'esso Corrado. Da gran tempo regnava la discordia fra la casa di lui, perchè erede degli Augusti Arrighi di sangue ghibellino, e quella del duca Arrigo suddetto, proveniente bensì dal sangue italiano de' principi estensi, ma erede della famiglia dei Guelfi in Germania: il che è da notare, perchè di qua presero origine le fazioni _guelfa_ e _ghibellina_, che lacerarono dipoi cotanto la misera Italia, siccome abbiamo dallo stesso Ottone da Frinsinga, e meglio si comproverà andando innanzi. Ora il medesimo duca Arrigo e i suoi popoli di Baviera e Sassonia, siccome non concorsi a tale elezione, si opposero al novello re Corrado. Crescendo nulladimeno di giorno in giorno l'autorità e possanza di lui, que' popoli insieme colla vedova _imperadrice Richenza_, correndo la festa della Pentecoste, il riconobbero per re in Bamberga. Citato per la festa di san Pietro il duca Arrigo a Ratisbona, comparve colà; e perciocchè in mano sua erano tutte le imperiali insegne, cioè la corona, lo scettro e gli altri ornamenti del defunto Augusto, tante belle promesse gli furono fatte, che le cedette al re nuovo. Ma nulla di tante promesse fu a lui attenuto, e Corrado rivolse tutto il suo odio e studio alla rovina di questo principe, con metterlo al bando dell'imperio, e privarlo dei suoi ducati. A _Leopoldo_ iuniore, figliuolo del santo _marchese Leopoldo_, diede la Baviera, al _marchese Adalberto_ la Sassonia: il che si tirò dietro non poche guerre, e un fiero sconvolgimento di quelle provincie. Restò il duca Arrigo per la maggior parte colla forza spogliato della Baviera; ma i Sassoni, che del suo governo si pregiavano, imbracciarono lo scudo per lui.

NOTE:

[1821] Ordericus Vital., Hist. Ecclesiast., lib. 13. Falco Beneventanus, in Cronico.

[1822] S. Bernard., Epist. ad Godefridum.

[1823] Petrus Diaconus, Chron. Casin., lib. 4, cap. ult.

[1824] Falco Beneventanus, in Chron.

[1825] Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 22.

[1826] Annalista Saxo.

Anno di CRISTO MCXXXIX. Indizione II.

INNOCENZO II papa 10. CORRADO III re di Germania e d'Italia 2.

Sul principio di aprile tenne _papa Innocenzo_ il concilio II generale lateranense[1827], a cui intervennero circa mille tra arcivescovi, vescovi ed abbati. Furono quivi fatti molti nobili decreti contra dei simoniaci, usurarii, incendiarii, ecclesiastici incontinenti, ed altri delinquenti. Vi ha chi crede che nel concilio da lui tenuto in Chiaramonte nell'anno 1130, oppure in quello di Rems del 1131 si pubblicasse il famoso canone _Si quis suadente Diabolo_, con cui è intimata la scomunica contra chi mette violentemente le mani addosso agli ecclesiastici, riserbata al sommo pontefice. Certamente questo canone fu pubblicato oppur confermato nel suddetto concilio lateranense; e quivi ancora fulminata fu la medesima censura contra del re Ruggieri, ed annullate tutte le ordinazioni fatte dall'antipapa Anacleto[1828]. Appena era terminato questo concilio, che il valoroso e prudente _duca Rainolfo_, trovandosi nella città di Troia, sorpreso da un'ardente febbre, nel dì 30 d'aprile diede fine al suo vivere, con incredibil dolore e pianto non solo di quei cittadini, ma di quegli ancora di Bari, Trani, Melfi e Canosa, ridotti all'ultima disperazione, perchè colla morte di lui restavano tutti senza capo, ed esposti al genio crudele e tirannico del re Ruggieri. E a tal nuova all'incontro esultò sommamente esso re, nè tardò a comparire dalla Sicilia a Salerno con assai navi, gente e danaro. Quivi raccolto dalla Puglia, Calabria e Capoa un potente esercito, parte ne diede a _Ruggieri duca_ di Puglia suo figliuolo, e parte ne ritenne per sè. Sottomise egli al suo dominio tutta la provincia di Capitanata, e il duca suo figliuolo si fece rendere ubbidienza da tutte le città della Puglia, fuorchè da Bari capitale di quelle contrade; perchè il principe d'essa vi avea dentro quattrocento uomini a cavallo, e cinquanta mila cittadini atti alle armi: di modo che tentò bensì il duca di soggiogar quella città, ma, conoscendone l'impossibilità, lasciò l'impresa, e andò ad unire il corpo de' suoi combattenti con quello del re suo padre. Trattarono poscia amendue di mettere lo assedio alla città di Troia; ma saputo che v'era dentro un forte e copiosissimo presidio, preso solamente il vicino castello di Bacarezza, quivi lasciarono dugento cavalieri, con ordine di ristrignere ed infestare i Troiani. Assediarono poscia la città di Ariano, ed inutilmente. Alla difesa stavano dugento soldati a cavallo, e copiose schiere di fanti. Però, levato l'assedio, infierirono solamente contro le viti, gli ulivi, alberi e seminati di quel territorio. Con estremo dispiacere sentì anche Innocenzo II la morte del duca Rainolfo; e veggendo in una deplorabil confusione tutta la Puglia, e il re incamminato a sottomettere quell'intero paese, saggiamente si rivolse più di prima a' pensieri di pace, e volle portarsi in persona a trattarne. Uscito dunque di Roma coll'accompagnamento di _Roberto principe_ di Capoa, e di circa mille cavalli, e di gran moltitudine di fanti, giunse alla città di San Germano. Allora il re Ruggieri gli spedì ambasciatori con proposizioni d'amicizia e di pace, che furono amorevolmente accolti dal papa; e il papa anch'egli inviò a lui due cardinali con invitarlo a San Germano. L'invito fu accettato, e Ruggieri col duca Ruggieri suo figliuolo e colla sua armata si portò in quelle vicinanze, e per otto giorni seguirono dei forti maneggi di pace, ma senza potersi accordare fra loro a cagione del principato di Capoa, che il pontefice esigeva per restituirlo a Roberto, e Ruggieri pretendeva devoluto per la di lui pretesa fellonia.