Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 56

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Puossi ben credere che se non era amareggiato, era almeno bisognoso di molta pazienza il cuore del pontefice _Innocenzo II_, al veder crescere ogni dì più le prosperità del re nemico _Ruggieri_, e non mai muoversi dai suoi paesi l'imperadore _Lottario_ per venire al soccorso d'esso papa e dei suoi alleati. Però sul principio del presente anno spedì allo stesso Augusto per suo legato _Gherardo cardinale_[1791] con _Roberto principe_ di Capoa e _Riccardo_ fratello del conte Rainolfo, a ricordargli vivamente il bisogno e le promesse di lui. Lottario benignamente gli accolse, li regalò, e li rimandò in Italia con sicurezza che in questo anno egli sarebbe calato con formidabile esercito in Italia. Anche _Sergio duca_ di Napoli passò per mare a Pisa, affine d'implorare al suo pericoloso stato gagliardi soccorsi dal papa e dal popolo pisano. Quante buone parole e promesse egli volle, facilmente ottenne, ma nulla di fatti. Qualche segreto emissario dovea avere il re Ruggieri in quella città, che con regali distornò l'affare: laonde convenne al duca tornarsene, ma assai mal contento, a Napoli, città che già penuriava di viveri, non potendone ricevere nè per terra nè per mare, perchè tutti i contorni e il mare stesso erano infestati dalle genti e dalle galee di Ruggieri. Tuttavia Sergio ebbe maniera di arrivare colà con cinque navi cariche di vettovaglia: il che fu di gran conforto a quel popolo. Ma più si animarono essi coll'avere il duca portata la sicurezza che in quest'anno comparirebbe in Italia l'imperadore Lottario con gran potenza, e verrebbe a liberarli dal tiranno Ruggieri. Quali imprese facesse in quest'anno esso Ruggieri, non è giunto a nostra notizia, perchè la storia di Alessandro abbate di Telesa termina col fine dell'anno precedente; e Falcone altro non scrive, se non che crebbe a tal segno la fame nella città di Napoli, che molti fanciulli, giovani e vecchi cadeano morti per le piazze. Contuttociò era disposto quel popolo a soccombere piuttosto alla morte che di andar sotto il dominio dell'odiatissimo re Ruggieri. Nè Sergio duca mancava dal suo canto di rinvigorirli con far loro conoscere imminente l'arrivo dell'imperadore, colle cui forze si sarebbono liberati da quelle angustie. Tuttavia Falcone non dice una parola, che Ruggieri fosse in persona al blocco di Napoli. Tenne in quest'anno l'Augusto Lottario nella festa dell'Assunzione della Vergine una dieta generale in Wirtzburg[1792], terminata la quale, si mise in marcia con un potente esercito alla volta dell'Italia. Seco erano gli arcivescovi di Colonia, Treveri e Maddeburgo, con assai altri vescovi ed abbati, _Arrigo duca_ di Baviera e Sassonia, e genero di esso Augusto _Corrado duca_, dianzi efimero re d'Italia, ed altri non pochi principi e baroni. Presso alla città di Trento ritrovò i ponti rotti, e chi s'opponeva al suo passaggio. Presto se ne sbrigò; ed arrivato alla Chiesa dell'Adige, quivi ancora gli fu contrastato il passo; ma colla morte degli abitanti e del loro signore si fece largo, ed arrivò a Verona, dove fu con grande onore accolto. Andò poscia ad accamparsi presso il fiume Mincio, ed essendo comparsi colà in folla i Lombardi, tenne ivi una magnifica corte nella festa di san Maurizio, cioè nel dì 22 di settembre; e però non è da credere, come si figurò il padre Pagi, ch'egli nell'agosto fosse giunto al castello di san Bassano: e molto meno ch'egli fosse nell'aprile dell'anno precedente in Piacenza, come ha un privilegio pubblicato dal Campi[1793], dato alla famiglia de' Bracciforti: documento anche per altre ragioni apocrifo ed insussistente. In tal congiuntura il vescovo di Mantova, che in addietro non s'era voluto sottomettere all'imperadore, fu necessitato ad umiliarsi e ad implorar la sua grazia. Guastalla, chiamata dall'Annalista Sassone _oppidum munitissimum Warstal_, d'ordine d'esso Augusto (non ne sappiamo il perchè), fu assalita e presa, e posto dipoi l'assedio all'alta sua rocca. Tale era anche allora il costume degl'italiani, e specialmente del re Ruggieri, di fabbricare simili rocche, fortezze, castelli e gironi nelle città, per tenere in freno i cittadini, ed aver un luogo sicuro contra de' nemici. Dubbio nondimeno mi è rimasto, se ivi veramente si parli di Guastalla, perchè sembra parlarsi di luogo posto alla collina, e non al piano, come Guastalla. Nella stessa maniera fu anche presa la città di Garda nel lago Benaco, ossia di Verona: de' quali due luoghi l'imperadore infeudò il suo genero, cioè il _duca Arrigo_. Ho io dato alla luce[1794] uno strumento difettoso nelle note cronologiche, e che appartiene, forse con errore, all'anno presente, in cui si vede fatta donazione del castello di Cavallilo, posto nel Veronese, al monistero delle Carceri di Este da esso _Arrigo duca_ di Sassonia. Lo strumento è fatto in Este, e il duca dice: _Cum ad nostrum dominium spectent multa oppida, castra, atque rura sita in marchia trivisana, et ea, quae in districtu veronensi habemus_, ec. Può essere che ad un altro anno, e forse al duca Arrigo Leone appartenga quel documento. Ma comunque sia, di qui ancora risulta il dominio che la linea estense di Germania, cioè dei duchi di Sassonia e Baviera, tuttavia riteneva in Italia sopra la sua parte dell'eredità del marchese Alberto Azzo II progenitore anche dell'altra linea de' marchesi di Este.

Si trovò Cremona ribellante all'imperadore; e pure i Cremonesi erano stati fin qui nemici di Corrado innalzato dai Milanesi, e contrarii all'antipapa. Si sa, che avendo loro ordinato l'imperadore di rilasciar i prigioni milanesi, nol vollero ubbidire, nè consentirono alle proposizioni di pace. Ottone Frisingense scrive[1795], che dibattuta la controversia de' Milanesi coi Cremonesi, fu data ragione ai primi, e messi gli altri al bando dell'imperio. La disputa era per Crema. Perchè Lottario, in passando pel territorio loro, permise il sacco dei loro poderi e il taglio alle loro vigne. _Casalam, item Cincellam oppugnavit, cepit, et destruxit, interfectis, et captis pluribus_. Qui si parla di Casal Maggiore; ma qual luogo sia Cincella nol so dire. Arrivato poscia l'imperadore a Roncaglia sul Piacentino, bellissima e larga pianura, quivi per molti giorni si riposò, ed alzò tribunale con rendere a tutti giustizia. Vennero colà ben quaranta mila Milanesi ad inchinarlo con somma allegrezza, e in ubbidienza di lui, _castrum munitissimum Samassan oppugnantes, ejus tamdem adjutorio ceperunt._ Sono scorretti presso l'Annalista Sassone varii nomi di luoghi e di persone italiane. In vece di _Samassan_ credo io che s'abbia a leggere _Soncinum_, che veramente fu preso con san Bassano, come si ha da Landolfo da san Paolo[1796]. Andò poscia Lottario a mettere il campo nei borghi di Pavia, città che al pari della collegata Cremona nol volle ricevere, anzi gli mandò alcune risposte ingiuriose. Male per quel popolo, perchè prevalendosi dell'occasione i Milanesi, acerbi loro nemici, talmente si diedero all'ingegno, che misero il piede in quella città. Già s'era dato principio agli incendii e alle stragi; ma usciti in processione i cherici e monaci, corsero, chiedendo misericordia, ai piedi dell'imperadore, il quale siccome principe clementissimo loro perdonò, e fece desistere i Milanesi dalle offese. Ma perciocchè nel dì seguente restò ucciso un conte tedesco che insolentemente volea rompere una porta dalla città: fu in armi tutto il campo contra de' Pavesi, minacciando la morte a tutti; ma questi, mostrata la loro innocenza, ottennero il perdono, con restar nondimeno condannati a pagar venti mila talenti. Così dall'Annalista Sassone[1797] narrati ci vengono questi fatti. Ma Landolfo da san Paolo, scrittore di maggior credito in questo, racconta[1798] che Lottario venne a Lardirago sul fiume Olona in vicinanza di Pavia. Usciti in armi i Pavesi, furono rispinti fin sotto le mura dal principe _Corrado_, e molti ne restarono prigioni. Allora i Pavesi vennero a' piedi dell'imperadore, e dopo aver liberati i prigioni milanesi, ottennero anch'essi la libertà de' suoi. Trovaronsi ancora ribelli all'Augusto Lottario Vercelli, Torino e Gamondo (non so se nome sicuro), e però coll'esercito passò egli colà, e colla forza mise al dovere quelle città, e lo stesso fece con Castello Pandolfo. _Post haec ingressus est terram Hamadan principis suae majestati contradicentis, quem destructis innumeris urbibus et locis munitis subjici sibi compulit_. Questo principe _Hamadan_ ha gran ciera d'essere _Amedeo_ conte di Morienna, progenitore della real casa di Savoia, che possedeva molti Stati in Italia, ed è chiamato zio del re di Francia da Pietro Cluniacense. Dagli scrittori del Piemonte non è stata conosciuta questa particolarità.

Venne poscia Lottario a Piacenza, anche essa collegata co' Cremonesi e Pavesi, e la espugnò. Da' Parmigiani fu accolto con grande onore, e loro in ricompensa concedette un castello e presidio contra de' Cremonesi loro nemici. Nè si dee lasciar sotto silenzio, che mentre questo imperadore sul principio di novembre tenne la sua magnifica dieta in Roncaglia, pubblicò una legge intorno ai feudi, che si truova fra le longobardiche[1799] e nel Codice _de Feudis_. Abbiamo ancora dal Dandolo[1800], che trovandosi egli in Correggio Verde sul Parmigiano, confermò i patti e privilegii a _Pietro Polano_ doge di Venezia. Se vogliamo riposar sulla fede di Buonincontro Morigia[1801] e di Galvano Fiamma[1802], scrittori del quartodecimo secolo, l'Augusto Lottario in quest'anno _Mediolanum venit, ubi ab Anselmo de Pusterla archiepiscopo mediolanensi primo in Modoetia, secundo in Mediolano coronatus fuit. Postea per Innocentium secundum in Roma coronatus fuit in ecclesia lateranensi_. Zoppica di troppo questo racconto. Non era più arcivescovo, anzi neppur vivo in questi tempi _Anselmo_. E già vedemmo Lottario coronato imperadore in Roma nell'anno 1133. Che se quegli storici si sono intesi dell'anno stesso 1133, allora passava discordia fra esso imperadore e i Milanesi, ed Anselmo arcivescovo era legato dalla scomunica. Verisimil cosa nondimeno sarebbe, che trovandosi Lottario sì vicino a Milano, e così ben ristabilita l'armonia fra lui e quel popolo, si facesse coronare colla corona ferrea del regno d'Italia. Ma nulla dicendo di così importante funzione Landolfo da san Paolo, scrittore presente ai fatti d'allora, non si può far fondamento sull'asserzione de' suddetti storici posteriori, siccome lontani dal medesimo Landolfo[1803], che probabilmente in quest'anno, e prima che calasse in Italia Lottario, seguì un fatto d'armi fra i Milanesi e Pavesi colla sconfitta de' primi. _Vexilla Mediolanensium, et eorum agmina capta aut fugata a Papiensibus velut mitissima ovium pecora_. Portossi dipoi l'_arcivescovo Robaldo_ a Pisa, dove giurò fedeltà a papa Innocenzo: risoluzione che dispiacque non poco al popolo milanese, quasichè cotale umiliazione sminuisse la dignità e libertà della lor chiesa. Pare nondimeno, secondo l'opinione del Puricelli[1804], che Robaldo sostenesse il suo punto in non volere ricever dalla mano del papa il pallio archiepiscopale, con esigere che gli fosse inviato a Milano, come per tanti secoli s'era praticato in addietro. A questa opinione dà qualche fondamento san Bernardo nella lettera CXXXI; se non che si crede essa scritta nel precedente anno 1135, e però converrebbe rapportare anche l'andata a Pisa di Robaldo a quell'anno. Certo è che questo arcivescovo, allorchè l'imperador Lottario fu in Roncaglia, si portò co' suoi suffraganei a fargli la corte; e che per ordine d'esso Augusto fulminò la scomunica contra de' Cremonesi, ostinati in non voler rendere i prigioni milanesi: scomunica nondimeno non approvata da papa Innocenzo II, il quale in quest'anno, oppure nel seguente, ne mandò l'assoluzione a quel popolo.

NOTE:

[1791] Falco Beneventanus, in Chron.

[1792] Annal. Saxo. Annal. Hildesh. Abbas Ursperg., in Chron.

[1793] Campi, Istor. di Piac., tom. 1 nell'Append.

[1794] Antichità Estensi, P. I, cap. 29.

[1795] Otto Frisingensis, lib. 7, cap. 19.

[1796] Landulfus junior, Hist. Mediolan., cap. 45.

[1797] Annalista Saxo.

[1798] Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 45.

[1799] Leg. Langobard., P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[1800] Dandul, in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[1801] Morigia, Annal. Modoet., tom. 12 Rer. Ital.

[1802] Flamma, Manip. Flor., tom. 11 Rer. Ital.

[1803] Landulfus junior., Hist. Mediol., cap. 45.

Anno di CRISTO MCXXXVII. Indiz. XV.

INNOCENZO II papa 8. LOTTARIO III re 15, imper. 5.

Portò grandi mutazioni in Italia l'anno presente. Non apparisce in qual luogo l'Augusto Lottario solennizzasse la festa del santo Natale dell'anno addietro. Abbiamo un suo diploma[1805] dato in Reggio _VI. X_ (cioè _sexto decimo_) _kalendas januarii, anno dominicae Incarnationis MCXXXVI, Indictione XIV_, che dovea correre sino al fine dell'anno. Abbiamo inoltre un placito tenuto nella stessa città di Reggio dall'_imperadrice Richenza_ sua moglie[1806] _septima die intrante mense novembri_ dello stesso precedente anno, _Indictione XIV_: segno che essa Augusta risiedeva in Reggio, mentre l'imperadore girava per la Lombardia. Non sussiste già che l'imperadore co' Cremonesi assediasse Crema in quest'anno, come volle Antonio Campi[1807]. Erano allora i Cremonesi in disgrazia d'esso Augusto. Sappiamo bensì dall'Annalista Sassone[1808] che egli si accampò nelle pianure di Bologna, ed assediò quella città con pensiero di venire anche agli assalti, se non fosse stato il rigoroso freddo di quel verno che lo impedì. Presero nondimeno i suoi un castello fortissimo alla montagna, dove tagliarono a pezzi più di trecento persone. Venne poscia a' voleri di lui essa città di Bologna. Ottone vescovo di Frisinga scrisse[1809] che _Bononienses et Æmilienses, qui priori eum expeditione despexerant, supplices, ac multum servitii afferentes, ultro occurrunt_. Seguita a dire l'Annalista Sassone che Lottario, _capta Bononia, venit Cassan pacifice_. Forse vorrà dire _Cesena_, nel nome suo da lui storpiata, come altri luoghi; e quivi celebrò la festa della Purificazion della Vergine, con essere comparso colà anche il duca di Ravenna a pagare i tributi del suo ossequio. Abbiam veduto all'anno 1129 _Corrado duca di Ravenna_. In questi tempi presso il Rossi troviamo _Pietro duca_ in Ravenna. Se di alcun d'essi si parli nol saprei dire. Di là spedì Lottario il duca Arrigo suo genero in Toscana con un buon corpo di combattenti, per rimettere nel suo posto _Eggelberto_ marchese cacciato da quei popoli, cioè quel medesimo di cui si è parlato all'anno 1134. Non si sentivano più voglia i Toscani di avere un marchese, cioè un superiore che loro comandasse a nome dell'imperadore, dacchè aveano preso ancora quelle città forma di repubblica. Passò dipoi l'imperador Lottario in vicinanza di Ravenna, dove fu onorato da quell'_arcivescovo Gualtieri_ e da tutto il clero e popolo. _Post haec aggressus est Lutizan_[1810], _quam prioribus satis rebellem et inexpugnabilem imperatoribus, primo impetu cepit_. Che città sia questa mi è ignoto. Ben di qui ancora si vede che la Romagna era allora degl'imperadori, e che ne investivano gli arcivescovi di Ravenna. _Inde Vanam_ (Fano), _deinde Sinegalla_ (Sinigaglia) _obsedit et expugnavit. Sicque Avennam civitatem adiit_. Vuol, credo, dire _Ancona_. Sono di Otton Frisingense[1811] queste parole: _Anconam, Spoletum cum aliis urbibus seu castellis in deditionem accepit_. Ciò, secondo il suddetto Annalista, non succedette senza venire alle mani col popolo d'Ancona, e colla morte di due mila d'essi: dopo di che e per mare e per terra assediata quella città, fu costretta a rendersi e a contribuir cento legni al servigio del medesimo Augusto. Ma Buoncompagno, storico di questo secolo ed Italiano[1812], niega che Ancona si rendesse ai voleri dell'Augusto Lottario, il quale l'assediò bensì, ma senza frutto. Gli scrittori tedeschi sapeano per lo più gli affari d'Italia per fama; e la fama ingrandisce facilmente le cose. Se crediamo all'Urspergense, Lottario, passato l'Apennino, andò a Spoleti, senza sapersi perchè quella città facesse resistenza all'imperadore, e massimamente se mettessimo per vero che allora quelle contrade fossero governate da uno de' duchi _Guarnieri_, vassalli dell'imperio. Sembra nondimeno più probabile che Lottario non valicasse l'Apennino, sapendo noi dall'Annalista Sassone che celebrò la santa Pasqua nella città di Fermo, e di là entrò nella Puglia, impadronendosi a forza d'armi di Castel Pagano, luogo fortissimo, al cui governatore Riccardo fece poscia il re Ruggieri abbacinar gli occhi per non aver fatta la dovuta resistenza. Spedì egli il duca _Corrado ad oppugnandum castellum Rigian_, i cui abitatori non aspettarono la forza per rendersi. Arrivato esso Corrado a Monte Gargano, l'assediò per tre giorni, finchè giunto anche l'imperadore col grosso dell'armata, quel popolo depose le armi e venne all'ubbidienza. Dopo aver fatte le sue divozioni alla basilica di san Michele Arcangelo, passò Lottario a Troia, Ranne (forse Canne) e Barletta, gli abitatori delle quali città ostilmente uscirono contro al cesareo esercito, non con altro guadagno che di restar molti d'essi o trucidati o prigioni. Non volle fermarsi l'imperadore ad espugnar quei luoghi, e continuato il cammino, fu volentieri ricevuto dai cittadini di Trani, che all'arrivo suo smantellarono la rocca di Ruggieri. Ed essendo comparse ventitrè navi d'esso re con animo di rinforzar quel presidio, otto di esse furono sommerse, e l'altre si salvarono colla fuga. Tentò il re Ruggieri coll'esibizione di una gran copia d'oro di placare e guadagnare l'imperadore Lottario, ma il trovò sordo a questo canto.

Intanto il _duca Arrigo_ passato in Toscana, per rimettere in posto il marchese _Eggelberto_ ossia _Ingelberto_, nel piano di Mugello vinse il conte Guido ribello d'esso marchese, e col distruggere tre sue castella, l'obbligò a riconciliarsi con lui[1813]. Accompagnato poscia ad esso conte assediò Firenze, e, dopo averla costretta alla resa, vi rimise il vescovo dianzi ingiustamente cacciato dalla città. Da Pistoia, ove non trovò opposizione, andò alle castella di san Genesio e di Vico, che colla forza furono sottomesse. Dopo avere distrutta la torre di Capiano, nido d'assassini, s'inviò alla volta di Lucca con pensiero d'assediarla; ma interpostisi alcuni vescovi col santo abbate di Chiaravalle _Bernardo_, che chiamato, era prima venuto a trovare il papa, quel popolo, a cui non erano ignoti i maneggi de' lor nemici pisani contra di loro, comperò la pace collo sborso di una buona somma di danaro. Scrive l'Abbate Urspergense[1814] che il duca Arrigo fu investito del ducato di Toscana dall'Augusto suocero, verisimilmente per le ragioni spettanti alla linea estense di Germania sopra gli Stati posseduti dalla contessa Matilda in Italia. Inviatosi poi alla volta di Grosseto, espugnò _Hunsiam_, forse _Siena_, e diede alle fiamme i suoi contorni. Alle chiamate di lui risposero con insolenza i Grossetani; ma assediata la loro città, dopo aver preso colle macchine di guerra un fortissimo castello vicino, diede loro tal terrore, che non tardarono ad arrendersi. Trovossi o venne di marzo in quella città il pontefice _Innocenzo_, ed onorato e scortato dal duca, con esso lui passò a Viterbo. Erano quivi per la maggior parte i cittadini aderenti all'antipapa Anacleto; aveano anche distrutta dianzi la vicina città di San Valentino; ma per le esortazioni del papa e per la paura del duca si arrenderono col pagamento di tre mila talenti, intorno ai quali nacque discordia, pretendendoli il pontefice come padrone della città, e il duca per diritto di guerra. Giunti che furono a Sutri, quivi Innocenzo depose quel vescovo, e ne creò un altro. Da Monte Casino cacciarono il presidio del re Ruggieri. Capoa collo esborso di quattro mila talenti si esentò dall'assedio, ed ivi fu rimesso in possesso di quel principato _Roberto_ oppresso dianzi dal re Ruggieri[1815]. Quindi nel dì 23 maggio passarono il pontefice Innocenzo II e il duca sotto Benevento, dove era una buona guarnigion di Ruggieri e i più de' cittadini fautori giurati dell'antipapa. I maneggi e il timore gl'indussero a rendersi e ad ammettere il legittimo lor sovrano Innocenzo, a cui giurarono fedeltà. Poscia nel dì 25 di maggio esso papa col duca Arrigo andò a ritrovar l'imperadore, che già avea intrapreso l'assedio di Bari; e nel cammino, per attestato di Pietro Diacono, si rendè loro la città di Troia. Con ammirabil onore ed allegrezza fu accolto il papa dall'Augusto Lottario. Senza far resistenza il popolo di Bari si diede ad esso imperadore; ma non già la rocca fortissima, ivi fabbricata dal re Ruggieri, che costò gran tempo, assalti e maneggio di macchine militari per impadronirsene. Fu messa a fil di spada quella guarnigione. La presa di sì importante città fu cagione che Melfi e le altre minori di Puglia e Calabria si sottomettessero. Intanto la flotta de' Pisani composta di cento navi da guerra, pervenuta a Napoli, ebbe ordine dall'imperadore di portarsi contra d'Amalfi, il cui popolo, collo sborso di molto danaro e col rendersi all'imperadore e ai Pisani, schivò l'eccidio. Presero dipoi essi Pisani a forza d'armi Revello, la Scala, la Fratta ed altri luoghi marittimi. Restava la sola città di Salerno, città per copia di popolo, di ricchezze e di fortificazioni allora molto riguardevole, alla divozione del re Ruggieri. Ebbero ordine i Pisani, _Sergio duca_ di Napoli e _Roberto principe_ di Capoa di mettere l'assedio per terra e per mare a quella città; e vi fu spedito anche il _duca Arrigo_ col _conte Rainolfo_ e un corpo di Tedeschi[1816]. Nel dì 18 di luglio si cominciò quell'assedio, al quale intervennero ottanta legni di Genovesi e trecento di Amalfitani, se pur non v'ha errore in sì sfoggiato numero di navi. Gran difesa fece il presidio di Ruggieri, insigni prodezze vi fecero i Pisani, i quali avevano preparato un'altissima e mirabil macchina per espugnar così dura fortezza. Ma venuti il papa e l'imperadore, cominciarono un trattato coi Salernitani, per cui fu loro conceduto l'ingresso e la signoria di quella città; il che inteso da' Pisani, i quali speravano il sacco di essa, talmente s'indispettirono, che abbandonarono ogni offesa, e, bruciata la macchina preparata, misero alla vela per tornarsene a casa, e gran fatica durò il papa per ritenerli. Romoaldo Salernitano[1817] racconta che dai Salernitani fu dato alle fiamme il castello di legno dei Pisani: del che tanto sdegno concepirono essi Pisani contra dell'imperadore per non avergli aiutati, che si accordarono col re Ruggieri. Cagionò nondimeno questa mala intelligenza che non si conquistasse la torre maggiore, ossia la rocca, in cui si rifugiò gran parte della guarnigione del re Ruggieri.