Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 54
Verso la metà di gennaio del presente anno papa _Innocenzo II_ andò alla città di Sciartres, e colà comparve ancora _Arrigo re_ d'Inghilterra, per tributargli il suo ossequio, siccome scrisse Orderico Vitale[1731]. Nel dì 29 di marzo si trovò esso pontefice in Liegi coll'accompagnamento di molti vescovi ed abbati franzesi. Vi concorse ancora _Lottario re_ di Germania e d'Italia con buona parte dei prelati tedeschi[1732], e quivi sì egli, come la regina _Richenza_ sua moglie furono solennemente coronati da esso papa. Promise in tal occasione Lottario di venir nell'anno seguente in Italia per liberar la Chiesa romana dallo scisma, e rimettere in possesso di Roma il legittimo pontefice Innocenzo. Venuto poscia a Parigi esso papa, quivi celebrò con incredibil magnificenza e divozion di quel popolo la settimana santa e la Pasqua del Signore. Visitò dipoi altre città della Francia, ed avendo intimato un gran concilio nella città di Rems[1733], lo tenne nel dì 19 di ottobre coll'intervento di tredici arcivescovi e di dugento sessantatrè vescovi (se non è scorretto il testo dell'Urspergense[1734]), e colla presenza dello stesso re e regina di Francia. In esso fu solennemente pubblicata la scomunica contra dell'antipapa Anacleto[1735] e di chiunque il favoriva; e non solamente il re de' Romani Lottario ed Arrigo re d'Inghilterra mandarono colà a confermar la loro aderenza al papa, ma anche i re d'Aragona e di Castiglia. Sul principio di quest'anno, per quanto ci assicura Falcone Beneventano[1736], il suddetto Anacleto, non potendo sofferire la comunità stabilita dal popolo di Benevento, cioè una specie di repubblica, ossia un'unione da lor fatta per resistere, occorrendo, agli ordini del papa loro sovrano, chiamato in aiuto suo con un buon corpo di milizie _Roberto principe_ di Capoa, fece imprigionare i più potenti ed arditi di quella città, in guisa che ridusse quel popolo a dismettere la comunità, e a prestare una piena ubbidienza a' suoi voleri. Andò poscia a Salerno, e di là passò a Roma. Allorchè il popolo d'Amalfi, siccome di sopra è detto, si sottomise a Ruggieri, dichiarato poscia re di Sicilia e Puglia[1737], ritenne in suo potere le fortezze di quella città. Lo scaltro Ruggieri dissimulò allora il suo sdegno per questa lor pretensione. Ora che se la vide bella, spedita per mare una flotta sotto il comando di Giovanni suo ammiraglio, e raunato un forte esercito per terra, mise l'assedio a quella città. Dopo aver preso loro le terre di Guallo, Capri e Trivento, assediò anche Ravello, e talmente colle petriere flagellò la torre di quel castello, che già minacciava rovina. Allora fu che non solamente il popolo di Ravello, ma quello eziandio della città d'Amalfi mandarono a trattare di pace, nei cui capitoli diede il re Ruggieri quella legge ch'ei volle ai sudditi suoi. Dopo di ciò, tornò Ruggieri a Salerno, e quivi soggiornando, si vide comparir davanti _Sergio duca_ di Napoli, che consigliato dal timore dell'ambizione e potenza d'esso re, senza voler aspettare la forza, andò a sottomettersi a lui, amando meglio di conservare il suo dominio come vassallo, che di perderlo affatto col voler fare resistenza. Da ciò pare che si deduca avere bensì Ruggieri ottenuto dall'antipapa Anacleto un non so qual diritto sopra Napoli nell'anno precedente, ma averne egli solamente nel presente acquistata la sovranità per la volontaria dedizione di Sergio. Come poi potesse pretendere Roma diritto sopra quella nobilissima città, che per più secoli si era mantenuta indipendente dall'imperio occidentale, con riconoscere per sovrani i soli imperadori d'Oriente in varii tempi; io lascerò indagarlo ad altri. Non so ben dire se in quest'anno oppure nel seguente succedesse quanto viene scritto da Falcone Beneventano e dall'Anonimo Casinense[1738]. Cioè, che essendo fuggita a Salerno, oppure chiamata dal re Ruggieri a Salerno _Matilda_ sua sorella moglie di _Rainolfo_ valoroso conte di Alife, col figliuolo d'esso conte, insorse nemicizia fra loro. Altri baroni ancora, fra i quali _Tancredi_ di Conversano conte di Brindisi, _Grimoaldo_ principe di Bari e _Goffredo_ conte di Andria, si collegarono insieme, veggendo che Ruggieri tendeva a mettere il piede sul collo a tutti. L'Abbate Telesino, siccome parzial di Ruggieri, sopra d'essi baroni rigetta la colpa dei movimenti di guerra che sopravvennero, e de' quali parleremo all'anno seguente. Sarebbe stato da desiderare che questo istorico avesse registrato sotto i suoi precisi anni le imprese di Ruggieri. Ma egli lo trascurò. E ne' testi di Falcone e dell'Anonimo Casinense non v'ha sempre tutta l'esattezza necessaria della cronologia. Era nel precedente anno cominciala la guerra fra i Milanesi dall'una parte, e i Pavesi, Cremonesi e Novaresi dall'altra; e questa durò nel presente e nel susseguente anno. Abbiamo un testimonio autentico, cioè Landolfo da san Paolo[1739], che ci assicura essere stati vincitori in essa tenzone i Milanesi. E secondo Galvano Fiamma[1740], in quest'anno si venne ad una battaglia campale fra i Milanesi e Pavesi presso Macognago, nella quale quasi tutto l'esercito pavese restò sbaragliato, preso, e condotto nelle prigioni di Milano. Ebbe principio ancora in quest'anno la divisione fra i popoli di Modena e di Bologna[1741]. Bollivano liti fra il comune di Modena per cagione d'acque, di giurisdizioni e d'altre occorrenze, e l'insigne e ricchissimo monistero di Nonantola, situato nel territorio di Modena. Prevalendosi di questo litigio, i Bolognesi segretamente indussero quell'abbate _Ildebrando_ a mettersi sotto la lor protezione, anzi a sottoporre quella terra al loro comune con varie vantaggiose condizioni: il che riuscì una grave ferita al cuore del popolo modenese.
NOTE:
[1731] Ordericus Vital., Hist. Eccles., lib. 13.
[1732] Vit. S. Godeardi. Ægid. Aureae Vallis, Hist. Leod.
[1733] Ordericus Vital., ibidem.
[1734] Urspergensis, in Chron.
[1735] Dodechinus, in Chron.
[1736] Falco Beneventanus, in Chron.
[1737] Alexander Abbas Telesinus, lib. 1, cap. 7.
[1738] Anonymus Casinensis, apud Peregrinium
[1739] Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 40.
[1740] Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., c. 166.
[1741] Annales Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCXXXII. Indizione X.
INNOCENZO II papa 3. LOTTARIO III re di Germania e d'Italia 8.
Per qualche mese ancora si trattenne _papa Innocenzo_ in Francia con aggravio non piccolo di quelle chiese, come scrive Orderico[1742], perchè egli non avea altra maniera da mantenersi. Nel febbraio fu al monistero di Clugnì e a Lione, da dove passò a Valenza e a Sant'Egidio. Finalmente _per montem Genuae_ (_Genevae_ crede il padre Pagi[1743] che si debba leggere; Jacopo da Varagine[1744] scrive che Innocenzo II nel suo ritorno fu in _Genova_) _fines Lombardiae intravit_, _atque apud Astam solemnitate Resurrectionis dominicae celebrata_ (nel dì 4 di aprile) _venit Placentiam_. Quivi celebrò il terzo suo concilio coi vescovi di Lombardia, della Romagna, Emilia e marca d'Ancona. Convien dire che egli lungo tempo si fermasse in quelle parti per aspettar l'arrivo del re Lottario, il quale, secondo il concerto, dovea venire in Italia. Vedesi una di lui bolla[1745], data in Cremona _II idus julii_ dell'anno presente, in favore dei monaci di san Sisto di Piacenza. E in Brescia _IV kalendas augusti_ un'altra. Portano esse bolle l'uso dell'anno pisano. Abbiamo dall'Annalista Sassone[1746] e dagli Annali d'Ildeseim[1747] che il _re Lottario_ celebrò la festa dell'Assunzion della Vergine in Virtzburg, e di là poi mosse alla volta d'Italia, ma con un'armata assai tenue rispetto al suo decoro. Però solamente circa il principio di settembre arrivò per la via di Trento ai prati di Roncaglia sul Piacentino, dove soleano adunarsi i principi, vescovi, baroni e legati delle città di questo regno, allorchè il nuovo re veniva. Colà si portò ancora il papa per abboccarsi con lui, e stabilir le cose occorrenti per liberar dalle mani dell'antipapa la città di Roma, e conferir la corona dell'imperio ad esso re Lottario. Ma con poco suo onore fu Lottarlo ricevuto; perciocchè, secondo l'asserzione di Alberico monaco dei tre Fonti[1748], _in multis locis tam amore Conradi, quam respectu paucitatis suae, ab incolis terrae subsannatus et despectus fuit. Verum paulo ante Conradus, qui a Mediolanensibus constitutus rex fuerat, paene omnibus suis amissis, periculose ad patriam repatriavit_. Questo _paulo ante_ ci fa scorgere insussistente l'opinione di chi credette partito d'Italia _Corrado_ nell'anno 1129. Quivi dovette egli dimorare fino all'anno presente, finchè udita la mossa del re Lottario, non credendosi più sicuro in Italia, se ne fuggì non senza pericoli in Germania. Ora il pontefice dopo il suddetto abboccamento dovette venire sul Modenese al monistero di Nonantola, per cui erano insorte liti fra i popoli di Modena e Bologna. Ho io pubblicata una sua bolla data in quel monistero[1749] _IV idus octobris_ coll'anno pisano 1133, che è il volgare 1132. Da tal bolla apparisce l'opulenza d'esso monistero. Dopo ciò, il pontefice, passando per monte Bardone, cioè per la strada di Pontremoli, andò a fermarsi in Pisa. Colà chiamati gli ambasciadori de' Genovesi, trattò fra essi e i Pisani la pace: e per gratificare amendue que' popoli, da' quali avea ricevuti più servigi, levò _Siro vescovo_ di Genova dalla suggezione dell'arcivescovo di Milano, col conferirgli la dignità archiepiscopale[1750], e sottomettere a lui i vescovati di Bobbio e di Brugneto, e tre altri in Corsica. Dichiarò eziandio primate della Sardegna l'arcivescovo di Pisa, e a lui sottomise inoltre il vescovato di Populonia, e tre altri nella Corsica suddetta, con che contentò amendue quei popoli. Caffaro scrive[1751] che in Corneto fu stabilito l'ingrandimento di questi due arcivescovi. Se ciò è, appartiene il fatto all'anno seguente. Ma forse in Corneto furono solamente spedite le bolle di quanto in Pisa era stato accordato. Abbiamo dagli Annali d'Ildeseim[1752] e dal Cronografo Sassone che il re Lottario celebrò la festa del santo Natale nella terra di Medicina, sul Bolognese, e non già _Modoetiae_, ossia _Monza_, come sospettò il Leibnizio, per poca conoscenza di quella terra. Egli era nel luogo di Fontana sul Piacentino, allorchè concedette, in non so qual giorno, ai canonici di Cremona un privilegio[1753], notato coll'anno pisano.
Una gran rivolta di baroni di Puglia era seguita contra _Ruggieri re_ di Sicilia. Verisimilmente sperando la venuta del re Lottario e di papa Innocenzo, si animarono tutti contra di chi faceva a tutti paura. Ma Ruggieri, appena comparsa la primavera, con potente esercito passato lo Stretto[1754], si portò a Taranto, e di là passò all'assedio di Brindisi, che era di _Tancredi_ di Conversano, con obbligar quella città alla resa. Ritenne prigione _Goffredo_ conte di Andria, che fu astretto a cedergli buona parte delle sue terre. Quindi portò la guerra contra della città di Bari, e in tre settimane indusse quei cittadini a capitolare la resa, e a dargli in mano _Grimoaldo_ principe di quella città, che fu mandato prigione in Sicilia. Venuti poi ad aperta rottura contra di Ruggieri il principe di Capoa _Roberto II_ e _Rainolfo conte_ d'Alife cognato del re medesimo, unirono un'armata, se crediamo a Falcone, di tre mila cavalli e quaranta mila fanti (numero che ha dell'eccessivo). Riuscì all'accorto re Ruggieri, di guadagnar _Crescenzio, cardinale_ dell'antipapa Anacleto, che governava allora Benevento, con indurre parte di quel popolo e _Landolfo arcivescovo_ a giurare la neutralità in que' torbidi di guerra. Ma sparsasi voce che Crescenzio volea dare in poter di Ruggieri essa città di Benevento, quel popolo andò nelle furie; e sollecitato dipoi dal principe di Capoa e da' suoi aderenti, abbracciò il partito di papa Innocenzo II. Portossi il re all'assedio di Nocera, per soccorrere la quale s'affrettò il principe di Capoa, sicchè all'Atripalda, o, come scrive l'Abbate Telesino, al fiume Sarno, in luogo chiamato Scafato, nel dì 24 di luglio si venne ad una battaglia campale. Al primo incontro riuscì a Ruggieri di far piegare e prender la fuga all'ala sinistra comandata dal principe di Capoa; ma il valoroso conte Rainolfo, che guidava l'ala destra, con tal bravura si spinse addosso all'armata del re, che in fine la sbaragliò, ed ottenne piena la vittoria coll'acquisto di un ricco bottino, ma non senza grande spargimento di sangue da ambedue le parti. Vedesi descritta questa vittoria in una lettera del vescovo agatense presso Udalrico da Bamberga[1755]. Non era avvezzo a simili colpi il re Ruggieri: questo servì ad umiliare alquanto la di lui ambizione ed alterigia. Ritirossi egli più che in fretta a Salerno, con volto nondimeno allegro e costanza tale d'animo, come se nulla gli fosse accaduto. Ma questa sua disavventura incoraggì forte tutti i suoi nemici, di modo che i baroni già abbassati ripigliarono l'armi contra di lui. Era dietro a far lo stesso anche il popolo di Bari; ma comparso colà Ruggieri, frenò i loro movimenti colle buone, e coll'accordare a que' cittadini quanto seppero addimandare. Poscia, dopo aver dato un terribil sacco al territorio di Benevento, venuto il dicembre, se n'andò in Sicilia a preparar nuove forze, per poter resistere, anzi per potere dar legge a tanti che s'erano ribellati contra di lui.
NOTE:
[1742] Ordericus Vital., Hist. Ecclesiast., lib. 13.
[1743] Pagius, Crit. ad Annal. Baron.
[1744] Jacob. de Varagine, in Chron.
[1745] Campi, Istor. di Piacenza, nell'Append.
[1746] Annalista Saxo.
[1747] Annales Hildesheim.
[1748] Alberic. Monachus, apud Leibnitium.
[1749] Antiquit. Italic., Dissert. LXV.
[1750] Cardin. de Aragonia, in Vita Innocentii II. Gualvanus Flamma, Manip. Flor., cap. 167.
[1751] Caffari, Annal. Genuens., lib. I.
[1752] Annal. Hildesheim. Chronogr. Saxo, apud Lebnitium.
[1753] Antiquit. Italic, Dissert. LXII.
[1754] Falco Beneventanus, in Chron. Alexander Telesinus, lib. I.
[1755] Udalricus Bamberg., tom. 2 Corp. Histor., p. 366, apud Eccardum.
Anno di CRISTO MCXXXIII. Indizione XI.
INNOCENZO II papa 4. LOTTARIO III re 9, imper. 1.
Addolcito alquanto il verno, passò in Toscana il _re Lottario_, e a Calcinaia nel territorio di Pisa si abboccò di nuovo con _papa Innocenzo_[1756]. Marciò dipoi per la strada regale fino a Viterbo, dove arrivato ancora per la Marittima il pontefice, s'inviarono poscia unitamente per Orta, e pel territorio della Sabina e di Farfa sino a Roma. Dacchè furono vicini a Roma, si accamparono presso a Santa Agnese, e in quel luogo ebbero una visita da Teobaldo prefetto di Roma, da Pietro Latrone (e non _Leone_, come ha il testo del Baronio) e da altri nobili romani del loro partito. Entrati finalmente in Roma sul fine d'aprile, papa Innocenzo II liberamente prese alloggio nel palazzo lateranense, e Lottario colle sue genti sul Monte Aventino. Buona parte allora de' Romani si dichiarò in favore del legittimo pontefice; ma non lasciò per questo l'antipapa Anacleto coi suoi aderenti di tener saldo castello Sant'Angelo colla basilica vaticana, ed altri siti forti di quella città, coll'andare intanto inviando ambasciatori al re Lottario, pregandolo di voler dar luogo senza guerra ad un esame canonico delle sue ragioni e di quelle d'Innocenzo, con esibire ancora ostaggi e fortezze in deposito. Ma i fatti non corrispondevano alle parole. Nè Lottario avea condotto tali forze da poter metter costui a dovere. Non più di due mila cavalli, scrivono alcuni ch'egli avesse di seguito[1757]. Vennero bensì in aiuto del papa con otto galee i Genovesi[1758]; con altre ancora vi accorsero i Pisani, e presero Cività Vecchia con altri piccioli luoghi, ma neppur questo bastava a snidar l'antipapa ben fortificato ed assistito da molti nobili romani suoi aderenti. Veggendosi adunque mal disposte le cose[1759], fu risoluto di dar come si potea la corona imperiale al re Lottario: al qual fine fu scelta la basilica lateranense, giacchè non si potea far la funzione nella vaticana. Pertanto nel dì 4 di giugno, giorno di domenica, dalla mano di papa Innocenzo II ricevette Lottario la corona e il titolo d'imperadore. Ora egli si truova chiamato _Lottario III_ in quanto era re d'Italia, e _Lottario II_ come imperadore. Da lì a pochi giorni si compose la differenza durata fin qui fra la santa Sede ed Arrigo V imperadore e Lottario suo successore[1760], per l'eredità dei beni allodiali della contessa Matilda. Fu preso questo mezzo termine, che il pontefice ne investisse esso Lottario, e dopo lui _Arrigo IV_ duca di Baviera e Sassonia, genero dello stesso imperadore, con che egli giurasse omaggio e fedeltà per esse terre al pontefice romano. Ne rapporta il cardinal Baronio la bolla pontificia. Abbiam veduto di sopra che la linea estense di Germania, ossia dei duchi di Baviera, per le nozze del duca _Guelfo V_ colla suddetta contessa Matilda, pretese la di lei eredità. Restarono esaudite in quest'anno le sue pretensioni, di modo che il duca Arrigo, il più potente de' principi della Germania, e che riteneva in Italia la porzione sua negli antichi Stati della casa d'Este, maggiormente stese la sua possanza ancora in queste parti colla giunta di quelli della contessa Matilda. Vennero a Roma in tal congiuntura _Roberto principe_ di Capoa e _Rainolfo_ conte di Alife con circa trecento cavalli[1761], sperando di concertar le maniere di difendersi da _Ruggieri re_ di Sicilia; ma gittarono i passi; perchè troppo smilze erano le forze dell'Augusto Lottario, e meno poteva papa Innocenzo, perchè in mano dell'antipapa restavano quasi tutte le torri e fortezze di Roma.
Approssimandosi intanto i caldi perniciosi della state, l'imperador Lottario, con rimettere a tempo più propizio il totale ristabilimento di papa Innocenzo, sen venne alla volta di Lombardia. Era egli nel campo di san Leonardo sul Mantovano nel dì 30 di luglio[1762], quando confermò al popolo di Mantova tutti i suoi privilegii, con facoltà di trasferire il palazzo imperiale dal borgo di San Giovanni al monistero di là dal fiume Mincio. Abbiamo dagli Annali d'Ildeseim[1763], che giunto l'Augusto Lottario alla chiusa sull'Adige, nell'andare da Verona a Roveredo, essendogli negato il passaggio dagli abitanti di quel paese, egli mirabilmente s'impadronì della città situata in cima al monte (ben difficile è a credere che ivi fosse una città), fece prigione il padron d'essa, e felicemente passò in Germania, con celebrar la Natività della Vergine in Virtzburg, dove fu gran concorso di principi ecclesiastici e secolari. Dimorò per qualche tempo ancora papa Innocenzo in Roma nel palazzo lateranense; ma trovandosi continuamente infestato dall'antipapa e mal sicuro, ne uscì, e nel mese di settembre andò a ricoverarsi in Pisa, dove con grande onore ed amore accolto, trovò quel popolo costantissimo nel suo servigio. Mentre era in Roma l'imperador Lottario, certificato il re Ruggieri che nulla v'era da temere di lui, con un'armata più poderosa delle passate venne dalla Sicilia in Puglia[1764], pieno di veleno contra de' baroni ribelli e mancatori del giuramento a lui prestato. Ciò udito da Roberto principe di Capoa, veggendo egli fallite le sue speranze di ottener soccorso dai Tedeschi, d'ordine del papa, nel dì 24 di giugno se ne andò per mare a Pisa, dove gli riuscì d'impetrar allora alquanto di gente, con cui se ne ritornò a casa, portando seco la promessa d'un aiuto di cento legni nel marzo prossimo venturo. Fece anche un trattato co' Genovesi, senza de' quali non si vollero impegnare i Pisani. Intanto il re Ruggieri, come un folgore, piombò sopra le terre de' baroni ribelli a lui contrarii[1765]. Prese Venosa, Nardò, Baroli, Binerbino ed altre città, commettendo tali crudeltà sopra d'esse e sopra gli abitanti, che peggio non avrebbono fatto i Turchi e Saraceni nemici di Cristo. Tentò indarno coll'assedio Brindisi, che fu bravamente difeso. Ma con felicità occupò le terre di _Alessandro_ conte di Matera, il quale si salvò colla fuga in Dalmazia. _Goffredo_ conte di Andria fatto prigione, fu inviato in Sicilia a far penitenza di sua fellonia. Non fu più propizia la sorte a _Tancredi_ di Conversano, che si accinse alla difesa di Montepiloso. Assediata quella terra da Ruggieri, benchè forte di sito e guernita di coraggiosi difensori, pure dovette cedere alla forza ed industria d'esso Ruggieri, che condannò alle prigioni di Sicilia il conte caduto nelle sue mani. Con barbarie inaudita fece Ruggieri tagliare a pezzi tutti gli abitanti di quella terra, senza riguardo alcuno nè a donne nè a fanciulli. Si credette il popolo della città di Troia, allorchè intese incamminato il re alla lor volta, di placarlo; e però gli uscirono incontro con una divota processione e colle reliquie de' santi. Ma l'inumano re con occhi torvi guatata la misera genie, non volle ascoltarla, di maniera che chi qua e chi là presero la fuga. Fece egli mettere ne' ferri molti di quei cittadini, e dare il fuoco alle lor case e beni. Un egual trattamento provò poscia la città di Melfi. Con questo rapido corso di vittorie e di crudeltà s'impadronì egli di Bisseglia, di Trani, d'Ascoli, di Santa Agata e di altre terre. Intanto il conte Rainolfo, temendo che il temporale andasse a scaricarsi sopra le sue contrade, ricorse a Sergio duca di Napoli, il quale avea parimente cangiato mantello; e da lui e dal popolo d'Aversa ottenne promessa di un gagliardo aiuto. Ma per allora cessò il bisogno, perchè il re Ruggieri nell'ottobre passò in Sicilia con molti navigli carichi d'oro e d'argento e d'altre spoglie delle misere terre ch'egli avea non conquistate, ma ridotte all'ultima rovina. Altro da soggiogare non gli restava, se non Roberto principe di Capoa, Rainolfo suo cognato conte d'Alife, e Sergio duca di Napoli. Secondo il padre Pagi[1766], passò nel dì 3 di dicembre dell'anno presente a miglior vita _san Bernardo_ vescovo di Parma, la cui Vita, scritta da un autore contemporaneo, è passata fino a' nostri tempi. Sappiamo di certo ch'egli avea accompagnato a Roma nell'anno presente l'Augusto Lottario.
NOTE:
[1756] Cardinal. de Aragonia, in Vita Innocentii II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
[1757] Falco Beneventanus, in Chron.
[1758] Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.
[1759] Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 18. Annalista Saxo.
[1760] Baronius, in Annal. Eccles. ad hunc annum.
[1761] Falco Beneventanus, in Chron.
[1762] Antiquit. Italic., Dissert. XIII.
[1763] Annales Hildesheim. Annalista Saxo.
[1764] Alexander Telesinus, lib. 2, cap. 36.
[1765] Falco Beneventan., in Chron. Romualdus Salernitanus, in Chron.
[1766] Pagius, ad Annal. Baron.
Anno di CRISTO MCXXXIV. Indizione XII.
INNOCENZO II papa 5. LOTTARIO III re 10, imper. 2.