Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 53
Si lagnarono forte del papa per questo segreto accordo, fatto senza lor participazione, e, senza parola in lor difesa, i baroni e le città che tenevano la parte d'esso pontefice, perchè restavano alla discrezione del nuovo duca Ruggieri. Ma ebbero un bel gridare. Dopo avere il papa in questa maniera assicurato il suo diritto, se ne tornò da lì a non so quanti giorni a Roma. Non v'era ancor giunto, quando una parte de' Beneventani crudelmente uccise Guglielmo governatore pontificio di quella città. Adirato il papa proruppe in molte minaccie, e spedì il cardinale _Gherardo_ a quel governo, che trovò avere i Beneventani formata una specie di comunità, senza però dipartirsi dall'ubbidienza del romano pontefice. Intanto il duca Ruggieri si portò all'assedio di Troia[1694]; ma ritrovandola ben munita, e i cittadini risoluti di difendersi, si ritirò, attendendo poscia ad entrare in possesso di Melfi e d'altre città che gli aveano mandati ambasciatori. Dopo di che, avvicinandosi il verno, andò a Salerno, e di là in Sicilia. In Lombardia parimente fu gran novità in quest'anno. Federigo duca di Suevia e Corrado suo fratello, siccome figliuoli di Agnese sorella dell'ultimo Arrigo Augusto, pretendeano al regno e all'imperio, e perciò dicemmo nata guerra fra loro e il re Lottario in Germania. Pensò Federigo di fare un bel colpo coll'inviare il fratello Corrado in Italia, acciocchè si procacciasse questo regno[1695]. Doveva essere preceduto qualche segreto trattato coi Milanesi, perciocchè appena comparve in Milano, che quella nobiltà col popolo tutto si dichiarò in suo favore. Soggiornava in questi tempi l'arcivescovo _Anselmo_ fuori di città nelle sue castella; fu chiamato per parte del clero e popolo a far la coronazione di Corrado, la quale infatti si eseguì nella festa di san Pietro di giugno in Monza, con dargli l'arcivescovo la corona ferrea nella basilica di san Giovanni Batista, e dichiararlo re d'Italia. Fu da lì a qualche giorno rinnovata questa funzione nella basilica di santo Ambrosio di Milano. Alla prima coronazione si trovò presente lo storico Landolfo da san Paolo, ma per suoi affari mancò alla seconda. Scrive egli dipoi d'esso Corrado: _Hunc namque gradientem per comitatus et marchias Lombardiae et Tusciae, comites et marchiones cujuscumque nobilitatis, viri potentes et humiles, cum gaudio susceperunt et amaverunt_. Ma coloro che gli fecero resistenza, nè il vollero per loro re, _ejus acutissimi gladii fortitudinem senserunt, atque mortem et confusionem, ceu Anselmus marchio del Busco, et illustris... comes, susceperunt_. Uno scrittore tedesco s'immaginò che questo conte, di cui s'è perduto il nome, fosse _Alberto_, o _Ingelberto_, dichiarato, per quanto egli crede, da papa Onorio marchese della Toscana, con citare un documento da me prodotto[1696], in cui s'incontra _Albertus Dei gratia marchio et dux, lege vivens salica, cooperante gratia et beati Petri, et domini papae Honorii ejus vicarii munere_, ec. Ma questo non vuol dire ch'egli fosse marchese veramente di Toscana. In questi tempi si truova _Corrado_, marchese veramente di Toscana, siccome ho osservato altrove[1697], e si truovano documenti che parlano di lui agli anni 1121 e 1129. Quell'_Alberto_, di cui è fatta menzione nelle Antichità estensi, si vede creato da papa Onorio II _marchese_ e _duca_ dopo la morte dell'ultimo imperadore Arrigo, con dargli l'investitura de' beni e Stati della contessa Matilda; ma senza ch'egli esercitasse dominio alcuno nè in Toscana, nè in Mantova, Ferrara, Modena ed altre città sottoposte una volta a Matilda. A noi dunque basterà di sapere che Corrado incoronato re, per tale fu riconosciuto, non dirò da tutti, bensì da moltissimi in Lombardia e Toscana. Ma che? Il pontefice, che avea approvata per mezzo de' suoi legati l'elezione del re Lottario, mosso da lui, pubblicò contra di Corrado una terribile scomunica[1698], per cui cominciò tosto a scemare il suo credito, e fu in fine annientata in Italia la di lui potenza.
NOTE:
[1690] Falco Beneventanus, in Chron.
[1691] Abbas Telesinus, lib. 1, cap. 12.
[1692] Falco Beneventanus, in Chron.
[1693] Cardinal. de Aragon., in Vit. Honorii II.
[1694] Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 17.
[1695] Landulfus junior, Hist. Mediolan., cap. 39.
[1696] Antichità Estensi, P. I, cap. 30.
[1697] Antiquit. Italic., Dissert. VI.
[1698] Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 17.
Anno di CRISTO MCXXIX. Indizione VII.
ONORIO II papa 6. LOTTARIO III re di Germania e d'Italia 5.
Nella Vita di papa _Onorio II_ è scritto che egli[1699] _delegavit Petrum presbyterum cardinalem tituli sanctae Anastasiae ad partes Ravennae, qui deposuit aquilejensem et venetum patriarchas_. Il cardinal Baronio[1700] non seppe il perchè. Ma Bernardo di Guidone[1701] ne adduce il reato, _quia invenit eos schismaticis favorabiles exstitisse_. Il Dandolo[1702] scrive, _quia schismaticis fuerant fautores_. Tolomeo da Lucca[1703] vi aggiugne un forte. Non si può intendere questo dall'antecedente scisma, perchè la pace avea abolito tutti i delitti e processi. Adunque, siccome subodorò il Sigonio[1704], potè piuttosto procedere la loro condanna per aver promosso o abbracciato il partito di _Corrado_ usurpatore della corona d'Italia contro il giuramento prestato al _re Lottario_, cioè ad un principe approvato dalla santa Sede. Da una lettera scritta in questi tempi dall'arcivescovo di Salisburgo al vescovo di Bamberga, che si legge fra le raccolte da Udalrico[1705], impariamo che fu eletto in luogo di _Gherardo_, stirpe inutile e piena di vizii, un altro patriarca, che era decano di Bamberga, uomo dabbene, e perciò _eliminatam fuisse veterum spurcitiarum, quae longo illic tempore dominata fuerat, foeditatem, quum abjecta indigna satis omni ecclesiastico regimini persona, clerum et populum vidimus tam honeste tamque canonice de alterius substitutione cogitare_. Qui nulla si parla di scisma; solamente è accusato quel _Gherardo_, chiamato _Riccardo_ dall'Ughelli[1706], di inabilità e di vizii. E però le lodi a lui date dal Candido, da esso Ughelli e da altri, si debbono cancellare. Ma eletto che fu il decano suddetto, quel clero il perseguitò in maniera che fu obbligato a fuggire, e noi non sappiamo se quel _Pellegrino_ che gli succedette, sia lo stesso decano. È nondimeno da stupire come tali scrittori parlino della deposizione di que' due patriarchi, e nulla dicano di quanto avvenne ad _Anselmo arcivescovo_ di Milano. Noi certo abbiamo da Landolfo da san Paolo[1707] che _Giovanni da Crema_ cardinale romano, venuto a Pavia, qui raunò un concilio de' vescovi suffraganei della chiesa di Milano per iscomunicare il suddetto arcivescovo, perchè egli avesse coronato ed alzato Corrado al regno contro il legittimo re Lottario. Anselmo, udito questo rumore, spedì colà molti de' suoi per pregarli di non procedere avanti senza ascoltarlo; ma il cardinale e i vescovi, incitati da alcune città che aderivano ad esso re Lottario, niuna dilazione vollero accordargli, e fulminarono contro di lui la scomunica. Dico la scomunica, perchè non parla quello storico di deposizione. Anzi aggiunge che la maggior parte de' Milanesi, finchè visse papa Onorio II, tennero per loro pastore il soprammentovato Anselmo. Quali poi fossero le città costanti nell'ubbidienza al re Lottario, lo spiega il medesimo storico con dire: _At papienses, cremonenses, novarienses quoque, et eorum episcopi, et aliarum civitatum, praedicantes hoc regium opus Anselmi contrarium Deo, et magno regi Lothario, nequaquam illius pontificis_ (cioè di Anselmo) _legationem susceperunt, sed ipsum praestante cardinali illo Johanne excommunicaverunt_.
Si aggiunse ai motivi di nimicizia fra le suddette città e Milano l'altro della nobil terra di Crema, oggidì città. Era questa sottoposta nello spirituale e temporale a Cremona, e ribellatasi, implorò la protezione de' Milanesi, che volentieri ne convennero, siccome popolo potente e rivolto ad ampliare il dominio e a sottomettere i vicini. Però i Cremonesi collegati con quei di Pavia, di Novara e d'altre città che di mal occhio miravano il soverchio ingrandimento de' Milanesi, loro mossero guerra: guerra che costò poi tanto sangue, e parecchi anni durò. Ma che divenne del suddetto Corrado re? Lo stesso Landolfo narra che _fortis manus Honorii papae ipsum resupinavit, atque ad Germaniam, quasi ad sua propria loca redire fecit_. V'ha chi crede che la di lui ritirata seguisse nell'anno presente o nel seguente, ma non ne appariscono le pruove; e che ciò avvenisse solamente nell'anno 1132, lo vedremo fra poco. È stato creduto che esso re Corrado soggiornasse tuttavia in Lucca nel dì 4 di settembre, perchè, secondo l'attestato di Francesco Maria Fiorentini[1708], in quel giorno e luogo concedette un privilegio al monistero di san Ponziano. Ma da abbracciar sì fatta opinione dee ritenere ognuno il vedere che egli in detto privilegio è intitolato _Conradus divina gratta Ravennatum dux, et Thusciae praeses et marchio_. Se si trattasse del già menzionato Corrado, coronato re in Milano, avrebbe egli adoperato il titolo di re. Però marchese di Toscana era in questi tempi un _Corrado_, diverso da Corrado, fratello di Federigo duca di Suevia; e questo ultimo, se crediamo all'Urspergense[1709], era duca di Franconia. Per conseguente, neppur sussiste che Corrado marchese di Toscana fosse nipote di Arrigo V Augusto, come immaginò il suddetto Fiorentini. Di questo _Corrado_ marchese di Toscana ho io pubblicalo due diplomi[1710], spettanti all'anno 1120 e 1121, i quali ci fan conoscere ch'egli, vivente ancora Arrigo, quarto fra gl'imperadori, governava la Toscana. Ci ha conservato Udalrico da Bamberga[1711] un'altra lettera, scritta da _Litifredo_ vescovo di Novara _Lothario Dei gratia Romanorum regi Augusto,_ in cui leggiamo le seguenti parole: _Excellentia vestra pro certo cognoscat, quod Novaria, Papia, Placentia, Cremona, et Brixia, civitates Italiae, firmiter fidelitatem vestram custodiunt, et adventum vestrum unanimiter cupiunt. Cunradus autem Mediolanensium idolum, ab eis tamen relictum, arrepta fuga solum Parmae habet refugium, ubi tam pauper, tamque paucis stipatus viliter moratur, quod ab uno loco ad alium vix fama ejus extenditur_. Veggiamo qui che i Milanesi aveano già abbandonato Corrado, e ch'egli poveramente dimorava in Parma. Ciò sembra indicare che anche nell'anno seguente egli si trattenesse in Italia, ma caduto di credito. Nè certamente egli dovea essere Corrado duca di Toscana.
Giunta che fu la primavera[1712], tornato _Ruggieri duca_ di Puglia e conte di Sicilia di qua dallo stretto con un possente esercito, trovò che _Tancredi_ di Conversano si era rimesso in possesso di Brindisi e di altre terre a lui dinanzi tolte. Intraprese l'assedio di quella città; ma trovatala più forte ed ostinata, si ritirò ed attese ad impadronirsi di Montalto, di Rossano e di altre terre, la conquista delle quali cagionò che per timore di tanta potenza molti baroni venissero a prestargli omaggio, e ad onorarlo qual loro sovrano. Fra gli altri non tardò a pacificar seco _Rainolfo_ conte di Alife, marito di una sua sorella, coll'aiuto del quale ridusse dopo pochi giorni d'assedio la città di Troia a sottomettersi ai di lui voleri. Tenuto poscia un parlamento nella città di Melfi, dove chiamò tutti i baroni di Puglia, intimò la pace e concordia fra loro, il mantenimento della giustizia, e il rispetto alle chiese e alle persone sacre. Gli stava poi sul cuore la permissione da lui mal volentieri accordata ai Salernitani di tener essi la guardia della torre maggiore, ossia della fortezza di quella città, parendogli di non essere padrone, se la lasciava in lor mano. Perciò con tutte le sue forze passò sotto Salerno, ed attorniatala da tutte le parti, richiese la cession d'essa torre; e fu d'uopo ubbidirlo. Da quanto poi soggiugne Alessandro abbate telesino, pare che[1713] anche _Sergio duca_ di Napoli fosse allora costretto a giurar suggezione e fedeltà ad esso Ruggieri, se non volle far pruova delle forze di lui. Ma il medesimo storico parla dipoi all'anno seguente della suggezion de' Napolitani. Perciò poco o nulla restò nel paese che ora appelliamo Regno di Napoli e di Sicilia, su cui o immediatamente o mediatamente non signoreggiasse il duca e conte Ruggieri. Avvenne ancora in quest'anno che sedici galee di Genovesi, andando in traccia de' Pisani loro nemici, li trovarono a Messina già scesi in terra[1714]. Attaccarono una zuffa con loro, e tuttochè i Messinesi accorressero in aiuto de' Pisani, furono tutti respinti fino al palazzo del duca dal valore de' Genovesi, i quali occuparono in tal congiuntura una buona somma di danaro, benchè poi, ad istanza del medesimo Ruggieri, la restituissero. Portossi papa _Onorio II_ nell'anno presente a Benevento nel mese d'agosto, e vi consecrò abbate di santa Sofia _Francone_[1715]. Avendo poi pregato i Beneventani di voler rimettere nella città alcuni nobili da loro esiliati, nol potè ottenere. Di questa loro durezza sdegnato, uscì della città, ed abboccatosi col duca Ruggieri, si fece promettere che nell'anno seguente verrebbe coll'armata a gastigare l'orgoglio di quel popolo. Fece ancora dare il sacco a varii luoghi del loro territorio, e così in collera se ne tornò a Roma.
NOTE:
[1699] Cardinal. de Arag., in Vit. Honorii II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
[1700] Baron., in Annal. Ecclesiast.
[1701] Bernardus Guidon., in Vit. Honori II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
[1702] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[1703] Ptolom. Lucens., Histor. Eccl.
[1704] Sigon., de Regno Ital.
[1705] Udalricus Bambergensis, Corp. Hist. Eccardi, tom. 2, pag. 353.
[1706] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5.
[1707] Landulfus junior, Hist. Mediol., cap. 39.
[1708] Fiorent., Memor. di Matil., lib. 2, pag. 346.
[1709] Abbas Urspergensis, in Chron.
[1710] Antiq. Italic., Dissert. XVII, pag. 959 et seq.
[1711] Udalricus Bamberg., apud Eccard., tom. 2, pag. 361, Corp. Hist.
[1712] Abbas Talesinus, lib. 1, cap. 16 et seq.
[1713] Abbas Telesinus, lib. 2, cap. 1 et 12.
[1714] Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.
[1715] Falco Beneventanus, in Chron.
Anno di CRISTO MCXXX. Indizione VIII.
INNOCENZO II papa 1. LOTTARIO III re di Germania e d'Italia 6.
Nel dì 14 di febbraio dell'anno presente il sommo pontefice _Onorio II_ diede fine ai suoi giorni, e fu seppellito nella basilica lateranense. La morte sua produsse un fiero sconvolgimento nella Chiesa romana. I più buoni e saggi de' cardinali ben conoscevano i maneggi che facea _Pietro cardinale_ di santa Maria in Trastevere, uomo screditato pe' suoi perversi costumi, figliuolo di Pietro, figliuolo di Leone, cioè di un Ebreo fatto cristiano. Anche san Bernardo[1716] dà il titolo di _judaica soboles_ ad esso Pietro cardinale, uomo sommamente ambizioso, e potentissimo in Roma per le aderenze e parentele sue, e per le ricchezze tanto di sua casa, che ammassate colla sua rapacità in varie legazioni. Perciò essi buoni, prima che si pubblicasse la morte di papa Onorio[1717], segretamente elessero papa _Gregorio cardinale_ di sant'Angelo, di nazione romano, personaggio in cui concorrevano le virtù meritevoli di sì alto grado, per confessione d'ognuno, e massimamente di san Bernardo, allora celebre abbate di Chiaravalle. Fece egli quanta resistenza potè, ma in fine accettata l'elezione, assunse il nome d'_Innocenzo II_. Non istettero molto dopo questa elezione gli altri cardinali della fazion contraria ad eleggere pubblicamente papa e consecrare il suddetto Pietro cardinale, che prese il nome di _Anacleto II_. Falcone scrive[1718], essere succedute sì fatte elezioni nel giorno stesso che morì il papa. Altri vogliono che Innocenzo restasse eletto nel dì 15 di febbraio, ed Anacleto nel dì seguente. Certo è che precedette quella di Innocenzo, e pare che non fosse per anche seppellito il papa morto: il che tenuto fu per cosa contraria ai sacri canoni. Ma da una lettera scritta dal vescovo di Lucca all'arcivescovo di Mariemburgo[1719] si raccoglie, che _celebratis exsequiis_, si procedette all'elezione. Certo è altresì, che sebbene si contarono più cardinali dalla parte di Anacleto, pure in maggior riputazione furono i favorevoli ad Innocenzo. Dichiarossi in tale occasione Leon Frangipane con tutta la sua casa in favor d'esso Innocenzo, il quale, non potendosi sostenere nel Laterano, si ritirò nelle forti case de' medesimi; ma Anacleto impadronitosi della basilica vaticana, e spogliatala de' suoi più preziosi arredi, si servì di quel tesoro e dello spoglio d'altre chiese, siccome ancora del ricco erario proprio e di suo fratello, per tirare nel suo partito la maggior parte dei grandi e piccioli di Roma. Assalì poscia di nuovo le case de' Frangipani, che fecero gran resistenza. Ma conoscendo papa Innocenzo che non potea a lungo mantenersi quivi, prese la risoluzione di cedere alla potenza dell'avversario. Imbarcatosi dunque nel Tevere coi cardinali del suo partito[1720], a riserva del vescovo sabinense, che lasciato per suo vicario in Roma, poche faccende ebbe per molto tempo, felicemente navigò fino a Pisa, dove fu con sommo onore ricevuto. Di là ito a Genova[1721], dispiacendogli forte la guerra di quel popolo, tanto operò, che conchiuse fra loro una tregua, da osservarsi finchè egli ritornasse di Francia. Aggiugne Caffaro, scrittore genovese di questi tempi, che il papa suddetto, per maggiormente cattivarsi l'affetto di quel popolo, promise di levare il vescovo _Siro_ di sotto all'arcivescovo di Milano, e di conferirgli la dignità archiepiscopale. Consecrollo anche vescovo, allorchè fu giunto a Sant'Egidio vicino al Rodano. Andossene dunque papa Innocenzo II in Francia, accolto dappertutto come vero papa. Pochi furono in quelle parti coloro che facessero conto delle lettere scritte loro dall'antipapa Anacleto; a cui nondimeno altri popoli e dentro e fuori d'Italia aderirono con somma confusione della Chiesa di Dio.
Fra gli altri procurò Anacleto di guadagnare al suo partito _Anselmo arcivescovo_ di Milano[1722], che già dicemmo scomunicato sotto il predefunto papa Onorio II. Gli mandò dunque il pallio; e perciò il popolo di Milano seguitò quasi tutto la parte di Anacleto e di Corrado re, che furono di accordo in questa congiuntura fra loro. Non potè già Anacleto far lo stesso con _Gualtieri arcivescovo_ di Ravenna, il quale, per la testimonianza del Rossi[1723], e molto più d'una sua lettera scritta all'arcivescovo di Mariemburgo[1724], si sa che fu costante in favorir papa Innocenzo. Ma principalmente ebbe cura Anacleto di assodarsi colla buona corrispondenza di _Ruggieri duca_ di Puglia e Sicilia, del principe di Capoa, e degli altri baroni di quelle contrade. Nè gli fu difficile. Appena ebbe il suddetto Ruggieri slargate cotanto l'ali, che gli nacque o gli fu fatto nascere il pensiero di deporre il titolo ducale, e di assumere quello di re, giacchè tali erano divenute le sue forze, ed ampliato cotanto il suo dominio, che ben si conveniva a lui un titolo più luminoso. Ne trattò coll'antipapa Anacleto[1725], il quale non vi fece difficoltà per timore di non disgustarlo, e decretò _Conte cardinale_, ossia il cardinale della famiglia de' Conti, per assistere a questa coronazione. Siccome osservò il padre Pagi[1726], han creduto gli storici napoletani che Ruggieri di sua propria autorità, e senza saputa e consenso di Roma, assumesse il titolo e la corona regale; e che poscia, per convenzione seguita con Anacleto, di nuovo si facesse coronare. Ma questa doppia coronazione è priva di buon fondamento. Falcone Beneventano[1727] parla d'una sola, fatta coll'approvazione di Anacleto. Alessandro abbate di Telesa[1728] una sola anch'egli ne riferisce, nè parla punto dell'assenso e della cooperazione dell'antipapa, perchè giudicò meglio di tacere una particolarità che a' suoi dì non facea bel sentire, nè molto onore al re Ruggieri. Ma Pietro diacono scrive che _Petrus cardinalis_ (cioè Anacleto) _Rogerio duci Apuliae coronam tribuens, et per privilegium capuanum principatum, et ducatum neapolitanum cum Apulia, Calabria, et Sicilia illi confirmans regemque constituens, ad suam partem attraxit_, con eziandio concedergli altri privilegii, che Ruggieri con questo buon vento seppe accortamente chiedere e facilmente ottenere: laonde san Bernardo in una delle sue lettere[1729] ebbe a dire che Anacleto _habet ducem Apuliae, sed solum ex principibus, ipsumque usurpatae coronae mercede ridicula comparatum_. Tutto ciò fu conchiuso verso il fine di settembre, in cui Anacleto si portò ad Avellino e a Benevento. E perciocchè si credette che Palermo capitale della Sicilia fosse il luogo più proprio per la coronazione di Ruggieri, quivi nel sacro giorno del Natale dell'anno presente si fece questa funzione con quella magnificenza che vien descritta dal suddetto abbate di Telesa: rito che si è dipoi conservato e ravvivato pochi anni sono; cioè che in quella città si piglia la corona anche del regno di Napoli. Vi assistè come legato pontificio il cardinale sopraccennato; e _Roberto II principe_ di Capoa, siccome il più nobile riguardevole de' suoi vassalli, gli mise la corona in capo. Il vedremo ben presto mal ricompensato per questa sua attenzione da Ruggieri. Intanto papa Innocenzo giunto in Francia, vi fu accolto con gran venerazione. Presso di Orleans fu a visitarlo il _re Lodovico_, che già nel concilio di Estampes l'avea riconosciuto per vero papa. Andò a Sciartres, a Clugnì e ad altri luoghi. Nel novembre tenne un concilio numeroso nella città di Chiaramonte. Per cura massimamente di san _Bernardo_, non solamente i Francesi, ma anche il _re Lottario_ in Germania e il _re Arrigo_ d'Inghilterra nell'anno seguente prestarono ubbidienza a papa Innocenzo, quantunque non mancassero alcuni in quelle parti, che si dichiararono in favore dell'antipapa Anacleto. In quest'anno restò trucidato dai Turchi in Soria _Boamondo II principe_ d'Antiochia, sicchè in lui finì d'estinguersi la prosapia di Roberto Guiscardo, e il re Ruggieri più francamente potè tenere gli Stati a lui occupati in Italia. Terminò ancora i suoi giorni _Domenico Michele_[1730] doge di Venezia, e fu alzato a quel trono _Pietro Polano_. Parimente all'anno presente vengono riferiti i privilegii e le esenzioni accordate da _Baldovino re_ di Gerusalemme, dai patriarchi e dal principe di Antiochia alla nazione veneta in Acon e in altri luoghi d'Oriente.
NOTE:
[1716] Bernardus, Epist. 139. Sugerius, in Vit. Ludovici Gross.
[1717] Arnulf. Sagiens., de Schismat.
[1718] Falco Benevent., in Chron.
[1719] Udalricus Bamberg., tom. 2 Corp. Hist. apud Eccardum.
[1720] Petrus Diaconus, Chron. Casinens., lib. 4, cap. 54.
[1721] Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.
[1722] Landulfus junior, Hist. Mediol., cap. 40.
[1723] Rubeus, Histor. Ravenn.
[1724] Udalric. Bamberg., tom. 2 Corp. Hist. apud Eccardum.
[1725] Idem, ibidem.
[1726] Pagius, ad Annal. Baron.
[1727] Falco Beneventanus, in Chron.
[1728] Abbas Telesinus, lib. 2, cap. 1 et seq.
[1729] Bernardus, Epist. 137.
[1730] Dandulus, in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCXXXI. Indizione IX.
INNOCENZO II papa 2. LOTTARIO III re di Germania e d'Italia 7.