Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 50
Lasciò scritto Corrado abbate Urspergense[1595] che _papa Gelasio II_ tenne in quest'anno un concilio in Vienna del Delfinato; ma non parlandone Pandolfo Pisano, nè altri contemporanei scrittori, il padre Pagi[1596] dedusse l'insussistenza di un tal concilio, buonamente ammesso dal Baronio, Labbe, Costantino Gaetano, ed altri. Avea bensì il pontefice eletta la città di Rems per celebrarvi il concilio, e trattar ivi dell'importante affare delle investiture; ma Dio non gli concedè tanto di vita da poter eseguire il suo pio disegno. Visitò egli intanto alcune città e chiese; vennero in gran numero prelati ed ambasciatori a venerarlo; e notano gli scrittori, che intesa la di lui povertà, una immensa copia di regali e danari, o spontanei, o comandati, da ogni banda concorse per sollevare i di lui bisogni. Orderico Vitale[1597] nondimeno sparla per questo di lui. Si trasferì il buon pontefice, secondo il cardinale d'Aragona, a Mompellieri, e a Tolosa e nell'Auvergne; per attestato d'altri, a Vienna, poscia a Lione, e di là a Mascone, dove si aggiunse alla gotta, di cui egli pativa, anche un principio di pleuritide. Era egli incamminato alla volta del celebre monistero di Clugnì, e però, benchè infermo, fece affrettare il viaggio, tanto che giunse a quel sospirato sacro luogo. Quivi aggravatosi sempre più il suo male, rendè l'anima al Creatore nel dì 29 di gennaio. In questo preciso giorno concorrono le autorità dei migliori storici, nè merita fede chi il fa morto alcuni giorni prima. Fu data sepoltura nella chiesa del suddetto insigne monistero a questo pontefice, compianto da tutti, siccome personaggio atto a recar gran bene alla Chiesa cattolica, se Dio non l'avesse tolto sì presto. Prima di morire, chiamò egli a sè que' pochi cardinali che erano seco[1598], e volle disegnar suo successore _Ottone vescovo_ di Palestrina; ma questi se ne scusò con allegare la propria debolezza, e il bisogno di spalle migliori per sostenere l'afflitta Chiesa, e consigliò piuttosto di far cadere questa elezione sopra _Guido arcivescovo_ di Vienna. Fu egli infatti chiamato a Clugnì, o, per dir meglio, l'avea lo stesso papa Gelasio, in partendo da Vienna, incaricato di andarlo a trovar colà; ma questi in cammino intese la di lui morte, e, ciò non ostante, continuò il suo viaggio sino al monistero suddetto. Era il suddetto arcivescovo _Guido_ (chiamato non so come _Milone_ dall'Urspergense) figliuolo di _Guglielmo Testardita_ conte di Borgogna, parente degl'imperadori e dei re di Francia ed Inghilterra. Una sua sorella per nome _Guilla_ fu moglie di _Umberto II_ conte di Morienna, progenitore della real casa di Savoia, e da questo matrimonio nacque _Adelaide_ maritata con _Lodovico il Grosso_ re di Francia. Orderico Vitale, scrittore del presente secolo, parlando di esso Lodovico re, ci assicura di questo fatto con dire[1599]: _Hic Adelaidem filiam Humberti principis intermontium duxit uxorem_. E Sugerio abbate[1600] fa menzione _nobilis Adelaide reginae neptis_ del mentovato arcivescovo: il che sempre più ci fa intender l'alta riputazione in cui era anche allora la nobilissima casa di Savoia. Raunati dunque i sei cardinali coi Romani che erano venuti accompagnando il defunto pontefice, concordemente elessero papa il suddetto arcivescovo Guido, quantunque egli facesse molta resistenza, sì per non credersi degno di sì eccelsa dignità, e sì per timore, come molti si figuravano, che una tale elezione non fosse approvata dal collegio de' cardinali esistenti in Roma. Seguì essa nel dì primo di febbraio, secondo i conti del padre Pagi. Venne il novello pontefice alla volta di Lione, ed _Umbaldo arcivescovo_ di quella città, acconsentendo alla fatta elezione, il riconobbe ed onorò qual papa legittimo. Passò dipoi a Vienna, dove nel giorno della domenica di quinquagesima, cioè nel dì 9 di febbraio, fu consecrato, se vogliam riposare sulla testimonianza della Storia Vezeliacense[1601], e prese il nome di _Callisto II_. Però dovrebbe essere scorretto il testo di Pandolfo Pisano, allorchè scrive: _cessavit episcopatus diebus XV_, e si avrà da scrivere _diebus XII_; trovandosi non di rado il numero _II_ cambiato in _V_ per poca attenzione de' copisti. Ma è da avvertire che non tardarono i cardinali dopo l'elezione a spedirne l'avviso al sacro collegio rimasto in Roma. Avendola _Pietro vescovo_ di Porto vicario quivi, tosto notificata agli altri cardinali e al clero e alla nobiltà romana, tutti, per opera specialmente di Pietro di Leone, il cui figliuolo _Pietro cardinale_ si trovava in Francia, consentirono ed accettarono per papa il suddetto Callisto II. Dalla di lui Vita, scritta dal poco fa mentovato Pandolfo, scrittore sopra gli altri degno qui di fede, siamo assicurati che questo pontefice fu solamente consecrato papa, allorchè[1602] _nuncii redeuntes a Roma, viva voce ac literis electionem ipsam canonice, jureque confirmarunt. Tunc papa solemniter a Lamberto ostiensi episcopo et aliis quamplurimis in Dei nomine consecratus fuit_. Perciò non può, a mio credere, sussistere l'opinione del padre Pagi, che il vuole consecrato nel dì 9 di febbraio. Di più tempo fu d'uopo perchè i messi andassero e tornassero da Roma colla approvazione del sacro collegio romano.
Leggonsi nel codice di Uldarico da Bamberga, pubblicato dall'Eccardo[1603], e presso i padri Martene e Durand[1604] le lettere scritte da' cardinali residenti in Roma ai cardinali oltramontani, nelle quali confermano l'elezion di Callisto II fatta per necessità oltra monti, senza dissimulare che questa si dovea fare _ex romanae Ecclesiae filiis presbyteris, et diaconibus, ed anche infra urbem, si possibile fuerit, vel extra in locis finitimis_. Confessano nondimeno di confermar la suddetta elezione, _quum ex romano more electionem facere impediamur_. Per le quali parole si vede allora assai confuso lo stato di Roma, senza che ben s'intenda come essi cardinali romani non avessero libertà di eleggere un papa nuovo. Forse si dirà, perchè Burdino antipapa e i suoi parziali l'impedivano. E pur si vede che potevano adunarsi per confermare l'eletto, e in Roma comandava il vicario pontificio, cioè il vescovo di Porto, e quivi quietamente soggiornava tanti cardinali opposti al medesimo Burdino. In una d'esse epistole presso l'Eccardo è scritto che i cardinali suddetti in Roma col clero e popolo s'erano congregati in _kalendis martii_, ed aveano dato il loro assenso per l'esaltazione di Callisto al pontificato romano: il che se è vero, fino al marzo convien differire la di lui consecrazione in papa. Trasferitosi dipoi il nuovo pontefice a Tolosa, tenne ivi un concilio _VIII idus junii_, secondochè si ha da Bernardo di Guidone[1605]. Ma questo nel codice di Uldarico da Bamberga si dice tenuto _VII idus julii_; e questo si conferma per altre memorie. Che se alcuni lo mettono nell'anno MCXX, questo avvenne perchè si servirono dell'anno pisano, cominciato nel dì 23 di marzo dell'anno presente volgare. Furono ivi fatti alcuni decreti intorno alla disciplina della Chiesa. Nel dì 20 d'ottobre celebrò egli un altro più insigne e numeroso concilio nella città di Rems[1606], dove intervennero quindici arcivescovi più di ducento vescovi, nel quale scomunicò, bensì con dispiacere, l'imperadore Arrigo e il suo antipapa Burdino. Quando sussista il racconto dell'Abbate Urspergense[1607], esso Arrigo dovea essere tornato in Italia, giacchè egli scrive, che avendo esso Augusto inteso come in un concilio di Colonia era stata proferita la scomunica contra di lui, e intimatone un altro in Virtzburg, con fama di volerlo deporre, _efferatus animo, Italiae suis copiis cum regina relictis, germanicis se regionibus nimis insperatus exhibuit_. Passò la sua rabbia a desolar varii paesi con saccheggi ed incendii. Ma fioccarono tante lettere e messaggi de' vescovi e principi della Germania, che consentì ad un concilio in Triburia, in cui fu dato sesto a molti de' correnti disordini. Il consigliarono ancora molti d'intervenire al concilio di Rems, per trattar ivi la concordia col sacerdozio: se ne trattò fra lui e i legati del papa; ma egli dopo aver promesso e ripromesso, infine sotto varii pretesti sfuggi ogni accordo e deluse chiunque credea già fatta la pace[1608]. Abbiamo da Falcone Beneventano[1609] che anche _Landolfo arcivescovo_ di Benevento tenne in quest'anno un concilio co' vescovi suoi suffraganei, e coll'intervento di alcuni cardinali romani. Continuò intanto la guerra dei Milanesi contra di Como, descritta dall'anonimo poeta comasco. Degno è di osservazioni il numero delle città che inviarono soldatesche in aiuto di Milano, conoscendosi da ciò che erano divenute libere e si reggeano a repubblica. Dice egli dunque dei Milanesi[1610]:
_Mittunt ad cunctas legatos agmina partes_ _Ducere; Cremonae, Papiae mittere curant,_ _Cum quibus et veniunt cum Brixia, Pergama: totas._ _Ducere jussa suas simul et Liguria gentes._ _Nec non adveniunt Vercellae, cum quibus Astum_ _Et comitissa suum gestando brachio natum._
Cioè la contessa di Biandrate.
_Sponte sua tota cum gente Novaria venit,_ _Aspera cum multis venit et Verona vocata:_ _Docta suas secum duxit Bononia leges._
Parole chiaramente indicanti già instituito in quella città lo studio delle leggi romane.
_Attulit inde suas Ferraria nempe sagittas._ _Mantua cum rigidis nimium studiosa sagittis:_ _Venit et ipsa simul quae Guardastalla vocatur._ _Parma suos equites conduxit carfanienses._
La Garfagnana, provincia di là dall'Apennino, oggidì suggetta alla serenissima casa d'Este (se pur d'essa si parla qui, come è probabile), doveva allora ubbidire a Parma. Ed ecco quante città collegate contro la misera città di Como, al cui soccorso non si legge che alcuno alzasse un dito. Ciò non ostante bravamente si difesero in quest'anno i Comaschi, ed accostandosi il verno, obbligarono tanti nemici a ritornarsene alle lor case. Abbiamo ancora dagli Annali Pisani[1611] che nell'anno presente ebbe principio la guerra tra i Genovesi e Pisani. Non poteano digerire i primi la autorità conferita dal papa agli arcivescovi di Pisa sopra i vescovi della Corsica, e però sfogarono coll'armi il loro maltalento. Lo storico genovese Caffaro scrive[1612] che i Genovesi usciti con sedici galee presero molti Pisani in Goloccio, e con esso loro una gran somma di danaro.
NOTE:
[1595] Abbas Ursperg., in Chron.
[1596] Pagius, ad Annal. Baron.
[1597] Ordericus Vital., Hist. Eccles., lib. 12.
[1598] Falco Beneventanus, in Chron.
[1599] Ordericus Vital., Hist. Eccles., lib. ii.
[1600] Suger., in Vit. Ludovici Gross.
[1601] Historia Vezeliacensis, in Spicileg. Dachery.
[1602] Pandulfus Pisanus, in Vita Callisti II, P. I, tom. 3 Rer. Italic.
[1603] Eccard., Corp. Hist., tom. 2.
[1604] Martene, Veter. Scriptor. tom. I.
[1605] Bernardus Guidonis, P. II, tom. 3 Rer. Italic.
[1606] Labbe, Concilior., tom. 10.
[1607] Abbas Urspergensis, in Chron.
[1608] Hesso apud Labbe, Concilior., tom. 10.
[1609] Falco Beneventanus, in Chron.
[1610] Anonymus Comensis, Poem., tom. 5 Rer. Italic.
[1611] Annal. Pisani., tom. 6 Rer. Ital.
[1612] Caffarus, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCXX. Indizione XIII.
CALLISTO II papa 2. ARRIGO V re 15, imperad. 10.
Celebrò il pontefice _Callisto_ la festa del santo Natale dell'anno precedente in Autun, e di là poscia tornò al monistero di Clugnì. Andò poscia nel febbraio a Valenza del Delfinato, e nel marzo valicate le Alpi, felicemente arrivò a Santo Ambrosio, borgo vicino a Susa, dove fu gran concorso di popoli lombardi a venerarlo e riconoscerlo per papa[1613]. Discese poscia _ad populosas Lombardiae civitates, in quibus non minori honorificentia recipiebatur_. Landolfo da san Paolo[1614] scrive ch'egli vide questo pontefice nel palazzo di Tortona nella domenica dell'Ulivo, cioè nel dì 11 di aprile. Seco era _Giordano arcivescovo_ di Milano, contra del quale esso istorico portò le sue querele, per essere stato indebitamente spogliato dalla sua chiesa. Ma _Lamberto vescovo_ d'Ostia il mandò in pace con dirgli che in tempo di verno non si calcano le uve nel torchio; e che essi aveano bisogno dell'arcivescovo, nè volevano contristarlo, nè disgustarlo. Venne il papa a Piacenza, dove solennizzò la santa Pasqua, dopo la quale per Monte Bardone, cioè per la strada di Pontremoli, s'inviò alla volta della Toscana. Nell'avvicinarsi a Lucca, ebbe l'incontro di tutta la milizia ben in ordine, e del clero e popolo di quella città, che con gran festa e plauso il condussero alla cattedrale e al palazzo. Dopo tre dì di riposo passò a Pisa, anche ivi con una magnifica processione incontrato da quel clero e popolo[1615]. _Rogatus autem ab ipsis Pisanis, et cum magna instantia postulatus, majorem ecclesiam in honorem beatae Mariae, tota ibidem Tuscia concurrente, dedicavit solemniter_. Si è di sopra veduto che questa consecrazione viene attribuita a Gelasio suo predecessore, e però il Tronci[1616] pretende che questo autore, creduto da lui Pandolfo Pisano, s'ingannasse in iscrivere così. E veramente Pietro Diacono[1617], scrittore di questi tempi, s'accorda cogli Annali pisani in riferir questo fatto a papa Gelasio II; di modo che più probabile sembra il sentimento degli storici pisani. Avvicinatosi a Roma il pontefice, mirabil fu la commozione ed allegrezza di quel popolo cattolico, a riserva degli scismatici, che rimasero pieni di confusione e terrore. Lo stesso antipapa Burdino, non tenendosi sicuro in quella città, se ne fuggì, e ritirossi nella città di Sutri, dove attese a fortificarsi, sperando soccorso dall'imperadore. Era Callisto II informato della di lui partenza[1618], perciò a dirittura marciò verso Roma. Vennero ad incontrarlo tutti i fanciulli della città con rami d'ulivo o d'altri alberi, con sonore acclamazioni e lodi; poscia i Greci, i Giudei, il clero, la nobiltà e il popolo di Roma con una sterminata processione, da cui fu nel dì 3, oppure nel dì 9 di giugno, come vuol Falcone[1619], introdotto in Roma, e condotto al palazzo del Laterano. Non s'era da gran tempo veduto entrar papa con tanto plauso e giubilo de' Romani. Per qualche tempo si trattenne egli in Roma in pacifico stato, dando cortese udienza a ciascuno[1620]. Ma bisognando di gente per levarsi di dosso l'antipapa, passò dipoi a Monte Casino, dove dimorò alle spese di quel pingue monistero per quasi due mesi. Trasferissi poscia a Benevento nel dì otto di agosto, accolto con immenso tripudio e magnificenza. Fra gli altri gli Amalfitani, ch'erano ricchi mercatanti, e teneano bottega in moltissime città, ornarono tutte le piazze di tele e drappi di seta, e d'altri preziosi ornamenti, con turiboli d'oro e d'argento collocati di sotto, nei quali si bruciava cannella e varii altri odori.
Colà vennero a rendere i loro ossequii al papa _Guglielmo_ duca di Puglia, _Giordano_ principe di Capoa, ed altri conti e baroni di quelle contrade[1621], che gli prestarono omaggio e fedeltà _contra omnes homines_, come s'ha da Romoaldo Salernitano[1622]; ed egli loro diede l'investitura col gonfalone. Trovandosi poi i contorni di Roma infestati dagli scismatici che svaligiavano i pellegrini, e faceano altri mali, il pontefice si trattenne pel resto dell'anno in quelle parti. Andò alla città di Troia, dove il suddetto duca Guglielmo con grande onore il ricevette, e addestrollo fino alla cattedrale. La menzione da me fatta di _Giordano II_ principe di Capoa richiede ora che io dica che nell'anno presente a dì 5 di giugno terminò i suoi giorni Roberto I, principe di quella città. Mentre egli era gravemente infermo, i Capoani alzarono al principato _Riccardo III_ di lui figliuolo[1623], e secondo il rito già introdotto dai principi di Benevento, il fecero consecrare dal loro arcivescovo. Ma essendo questi sopravvivuto al padre solamente due giorni, in quel dominio succedette _Giordano II_ di lui zio paterno, che andò, siccome dicemmo, a visitar papa Callisto. Sua moglie fu _Gaitelgrima_ figliuola di _Sergio principe_ di Sorrento. Mancò eziandio di vita nel dì 4 di ottobre di quest'anno _Giordano arcivescovo_ di Milano, e nel dì 12 di novembre in suo luogo fu eletto _Olrico_, che era _vicedominus_, ossia _visdomino_[1624], dignità principale in quell'arcivescovato. Tornarono anche nell'anno presente i Milanesi all'assedio di Como, e seguirono varie battaglie; ma in fine senza frutto furono obbligati a ripatriare. Dopo ciò i Comaschi portarono la guerra addosso alle terre ribelli del lago con saccheggi ed incendii. Continuò parimente la guerra fra i Genovesi e Pisani Abbiamo da Caffaro[1625] che i primi si portarono a Porto Pisano con ottanta galee, trentacinque gatte, ventotto golabi e quattro grosse navi, che portavano tutti le occorrenti macchine da guerra, e ventidue mila combattenti tra fanti e cavalli, fra' quali si contarono cinque mila uomini d'armi con corazza ed elmi ben bruniti. Parrà incredibile a' nostri giorni uno sforzo tale d'una sola città, e massimamente trattandosi di cavalleria, e questa condotta per mare. Ma il trasporto d'essi verisimilmente fu in più volte. Se crediamo agli Annali di Pisa[1626], nel 1119 _die sancti Sixti Pisani Januenses vicerunt_. Poscia all'anno 1121 pisano, spettante al presente, aggiungono che i Genovesi con ventidue galee vennero all'imboccatura dell'Arno, mentre il papa consecrava alcuni altari di quella cattedrale; e che i Pisani gli assalirono e misero in rotta, con prendere sei loro galee. Non così la discorre Caffaro. Tal terrore diede il poderoso esercito de' Genovesi ai Pisani, stanti colla loro armata in terra, che nel settembre dell'anno presente prestarono orecchio ad un trattato di pace _de lite Corsicae_. Circa questi tempi credono alcuni storici siciliani[1627] che _Ruggieri_ iuniore conte di Sicilia, giovane di mirabil talento, che fra le altre sue prodezze avea già tentato di occupare l'isola di Malta, prese per moglie _Alberia_ figliuola di _Alfonso re_ di Castiglia. Nè si dee tacere ciò che lasciò scritto Sicardo vescovo di Cremona[1628] sotto quest'anno, cioè: _Fuit in Italia inter Cremonenses et Parmenses clades bellica, qua Cremonenses cum Parmensibus in parmensi glarea conflixerunt._ E questa fu la prima guerra che ebbero i Cremonesi coi Parmigiani.
NOTE:
[1613] Cardin. de Aragon., in Vit. Callisti II.
[1614] Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 35.
[1615] Vita Callisti II.
[1616] Tronci, Annal. Pisan.
[1617] Petrus Diac., Chron. Casin., lib. 4, cap. 64.
[1618] Eginon., Epist. apud Canisium.
[1619] Falco Beneventanus, in Chron.
[1620] Petrus Diac., Chron. Casin., lib. 4, cap. 68.
[1621] Pandulfus Pisanus, in Vit. Callisti II.
[1622] Romualdus Salernitanus, in Chron.
[1623] Peregrin., in Stemmat. Princip. Langobard.
[1624] Saxius, in Not. ad Landulf. junior., tom. 5 Rer. Ital.
[1625] Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital.
[1626] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
[1627] Carusi, Istor. di Sicilia, P. II, lib. 1.
[1628] Sicard., Chron., tom. 7 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCXXI. Indizione XIV.
CALLISTO II papa 5. ARRIGO V re 16, imperad. 11.
Trionfale noi troviamo l'anno presente per _papa Callisto_, pontefice di maravigliosa attività e prudenza. Nè ci volea meno di lui, che alle più belle doti accoppiava un gran credito per la nobiltà della sua nascita, per isbrigare la santa Sede da tutti gl'inconvenienti onde era turbata. Dopo aver egli fatte le convenevoli disposizioni per un gagliardo rinforzo di truppe normanne da valersene alla primavera[1629], tornò a Roma, e quivi celebrò la santa Pasqua. Poscia raccolto un potente esercito di Romani con altre milizie ausiliarie, lo spedì all'assedio di Sutri, sotto il comando di _Giovanni da Crema_ cardinale di san Grisogono; ed egli stesso poco appresso colà si portò per dar calore all'impresa. Quivi rinchiuso era l'antipapa Burdino, adulandosi indarno di ottener soccorsi dall'imperadore, che niun pensiero se ne prendeva. Forte era massimamente pel sito la città, e vi succederono varii assalti e fatti di guerra. Ma in fine i Sutrini o stanchi di questo giuoco, o guadagnati con buone promesse, si rivoltarono contra del falso papa, e nel dì 25 d'aprile, non senza mille maledizioni ed improperii, il diedero in mano all'esercito pontifizio, che postolo a rovescio sopra un cammello colla coda in mano, in quella obbrobriosa forma, non lodata da tutti, fu menato a Roma[1630]. _Tunc praeparato sibi camelo pro albo cabalto, et pilosa pelle vervecum pro chlamyde rubea, positus est in transverso super ispum camelum, et in manibus ejus pro freno posita est cauda ipsius cameli. Talibus ergo indumentis ornatus in comitatu pontificis praecedebat, revertens ad urbem cum tanto dedecore, quatenus et ipse in sua confunderetur erubescentia, et aliis exemplum praeberet, ne similia ulterius attentare praesumant_. Son parole dell'autor della Vita di questo pontefice, a noi conservata dal cardinal d'Aragona: il che vien confermato da altri storici. Con questo accompagnamento giocoso insieme e tetro il pontefice fra i viva del popolo, e per varii archi trionfali a lui preparati nella via, entrò in Roma, e fu condotto al palazzo del Laterano. Discordano gli autori intorno alla risoluzione presa da Callisto papa per la persona di Burdino. Nella Vita suddetta si legge ch'egli _Burdinum fecit in arce Fumonis retrudi, et inde ad monasterium cavense transferri, ubi perseverans in sua rebellione vitam finivit_. Pandolfo[1631] solamente scrive che _Burdinum in cavensi coenobio trudi praecepit_. Altrettanto ha Falcone Beneventano[1632]. Alcuni storici oltramontani il dicono rinchiuso non già nel monistero della Cava, ma bensì _in cavea, in una gabbia_. E l'Anonimo Casinense[1633] aggiugne che il papa _Burdinum de Cava extractum, in Januta custodiendum tradidit_. Pietro Diacono anche egli scrive che Burdino fu chiuso nella rocca di Janula, che era monistero casinense, e poscia all'anno 1124 soggiugne[1634], che Onorio II _Mauricium haeresiarcham de Janula, in qua eum papa Callixtus exsiliaverat, abstrahens, apud Fumonem exsilio relegavit_. Non sembra certo molto probabile che papa Callisto si fidasse di mettere un sì pericoloso animale nel monistero della Cava, monistero vicino a Salerno, e però fuori della sua giurisdizione e balìa. Ha perciò miglior aria di verità quanto scrive Pietro Diacono. Tuttavia Pandolfo, che fu storico di vista, dee qui trattener la decisione, e massimamente veggendosi che Landolfo iuniore[1635], storico anch'egli di questi tempi, e Romoaldo Salernitano[1636] vanno d'accordo con lui. Nè altronde si dee credere nata la menzione di _Cavea_, creduta _gabbia_, se non dal monistero della _Cava_, dove a tutta prima egli dovette essere rinchiuso. Mi è nato sospetto che fosse creduto bene lo spargere una finta voce che Burdino, secondo i canoni, era stato cacciato in un monistero per far penitenza, quando infatti la fece in una fortezza. Racconta il medesimo Pandolfo che il papa processò dipoi i conti di Ceccano ribelli, e gli astrinse a piegar la testa; con che tornò un'invidiabil pace in Roma e in tutti i suoi contorni.