Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 39

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Era in possesso la contessa Matilde da gran tempo di Mantova, città signoreggiata anche dal _marchese Bonifazio_ suo padre. Ne imprese il blocco o l'assedio Arrigo, con devastarne intanto il territorio. Ritirossi la contessa alle sue fortezze della montagna reggiana e modenese. Ossia che Arrigo non intraprendesse quell'assedio sì presto, o che non fosse a lui facile l'armar di gente tutto il largo circondario del lago che difende quella città, noi troviamo entro essa importante città il _duca Guelfo_ colla moglie, nel dì 27 di giugno dell'anno presente. Ciò si raccoglie da un loro diploma[1272], dato in Mantova _V calendas julii, anno dominicae Incarnationis, millesimo nonagesimo, Indictione tertiadecima_, da me veduto e dato alla luce, con cui confermarono ed accrebbero i beni e privilegii al popolo mantovano: dettame di prudente politica per maggiormente impegnarlo ed animarlo alla difesa della patria. Anche il Sigonio ne fece menzione, ma con rappresentarlo scritto nell'_indizione XII_[1273]. Il Registro, ch'io ho avuto sotto gli occhi, ha l'indizione XIII, che corre nell'anno presente. Quel diploma ha il seguente principio: _Guelfo Dei gracia dux et marchio, Mathilda Dei gracia, si quid est._ Dovettero poi uscire di Mantova Guelfo e Matilda, e sappiamo da Donizone che la contessa si ritirò alle sue fortezze nelle montagne; e da Bertoldo[1274], che di grandi incendii e danni sofferirono in questi tempi gli Stati del duca Guelfo V, non so bene, se quei della moglie, o dell'avolo _marchese Azzo_. Ma Guelfo, massimamente per le esortazioni della contessa sempre stette saldo nell'attaccamento alla parte pontificia, e resistè alla forza nemica. Impadronissi nondimeno Arrigo di Rivalta e di Governolo, due luoghi importanti del Mantovano, e seguitò a tener chiusi in città quegli abitanti, a' quali Matilda di tanto in tanto spediva rinfreschi di gente e di viveri. Per attestato di varii storici, morì in quest'anno[1275] _Liutaldo duca_ di Carintia, uno de' più fedeli aderenti di Arrigo. Egli è lo stesso che vedemmo all'anno 1085 col nome di _Liutaldo_ tenere un placito in Padova. Avea questo duca poco innanzi ingiustamente ripudiata la propria moglie, e presane un'altra con licenza dell'antipapa Clemente, che dovea condiscendere a tutte le istanze anche inique de' suoi partigiani per non disgustarli. Dissi esser io di parere ch'egli governasse ancora la marca di Verona, città in questi tempi fedele ad Arrigo. Ne farebbe anche testimonianza un diploma d'esso Augusto, ch'io ho pubblicato come spettante all'anno presente[1276], ma senza esaminare le note cronologiche che sono affatto difettose. Fu esso dato in favore del monistero veronese di san Zenone, _anno dominicae Incarnationis millesimo nonagesimo, sexta Indictione, regnante Henrico imperatore III, regni ejus XXXIV, imperii autem VIII. Hoc actum est IV idus aprilis Veronae_. Ma, come dissi, non so io ora combinar queste note. Non sarà originale quel diploma, ma un abbozzo mal fatto, quantunque a prima vista autentico a me paresse. Presso Goffredo Malaterra[1277] truovasi così intricata la cronologia di _Ruggieri conte_ di Sicilia, ch'io non oso dare per certo il tempo delle imprese da lui narrate, messa in confronto con altri storici. Racconta egli che di nuovo si riaccese la guerra fra i di lui nipoti, cioè fra _Ruggieri duca_ di Puglia e _Boamondo_. Accorse in aiuto del primo il conte, e dopo due anni di discordia si riconciliarono. Pare che l'Anonimo Barense[1278] metta il principio di tal rottura nell'anno 1088, con dire che Bari si accordò con Boamondo; e, se ciò fosse, nell'anno presente si sarebbono que' due principi amicati. Soggiugne il Malaterra che nell'anno 1089 esso conte Ruggieri[1279] passò alle terze nozze con _Adelaide_, nipote di _Bonifazio_ famosissimo marchese d'Italia, cioè, come si crede, marchese del Monferrato. Finalmente scrive che nell'anno presente il popolo della città di Neto si soggettò al di lui dominio: con che niun luogo in Sicilia restò che non riconoscesse la di lui signoria. Eresse egli varii vescovati, fondò chiese e monisteri, promosse in ogni parte il culto del vero Dio, precedendo a tutti coll'esempio della pietà. Restò nondimeno in Sicilia una gran quantità di Saraceni, ai quali fu permesso il vivere e credere secondo la lor legge, purchè osservassero la fedeltà dovuta al sovrano. Passò inoltre il conte Ruggieri coll'armata navale all'isola di Malta nel mese di luglio, e mise l'assedio alla città. Ha creduto più d'uno ch'egli s'impadronisse di quella isola nell'anno presente, ma senza fondamento. Tutto ciò che guadagnò Ruggieri in tale spedizione, come narra Goffredo Malaterra[1280], fu di liberar gli schiavi cristiani, e di costrignere quei Mori a pagargli tributi, e a far seco lega, con obbligo di aiuto ne' bisogni. Secondo i conti di Camillo Pellegrini[1281], diede fine alla sua vita verso il fine di questo anno _Giordano I_ principe di Capoa, lodato non poco da Romoaldo Salernitano. Ma di ciò parleremo all'anno seguente, in cui forse si dee riferir la sua morte.

NOTE:

[1271] Donizo, in Vit. Mathild., lib. 2, cap. 4.

[1272] Antichità Estensi, P. I, cap. 29.

[1273] Sigon., de Regno Italiae, lib. 9.

[1274] Bertholdus Constantiensis, in Chron.

[1275] Bertholdus Constantiensis, in Chron. Annalista Saxo. Chronic., Augustan.

[1276] Antiquit. Italic., Dissert. LXVII.

[1277] Malaterra, lib. 4, cap. 10.

[1278] Anonymus Barensis, tom. 5 Rer. Ital.

[1279] Malaterra, lib. 4 cap. 14.

[1280] Idem, ibid. cap. 16.

[1281] Camillus Peregrin., Hist. Princ. Langobard.

Anno di CRISTO MXCI. Indizione XIV.

URBANO II papa 4. ARRIGO IV re 36, imperad. 8.

Continuò l'_imperadore Arrigo_ ostinatamente per tutto il verno l'assedio, ovvero il blocco di Mantova. Trovò egli in fine il segreto di espugnare una così forte ed importante città con adoperar la potente mediazion dell'oro, e sovvertire il cuore di que' cittadini. Contra d'essi perciò Donizone scaricò la sua bile, chiamandoli traditori. Nè gli mancava ragione, perciocchè provvedendoli il _duca Guelfo_ e la _contessa Matilda_ di mano in mano del bisognevole, avrebbono potuto, volendo, sostener più anni l'assedio, e mantener la promessa fatta di non aderir mai ad Arrigo. Entrarono dunque l'armi tedesche in quella città, non già nel sabbato santo a dì 12 d'aprile, come scrisse taluno, ma nel giorno precedente, come si ricava dal suddetto Donizone, che così parla[1282]:

_Nam qua nocte Deum Judas mercator Iesum_ _Tradidit, hac ipsa fuit haec urbs Mantua dicta_ _Tradita._

Ebbe la guarnigion di Matilde tanto tempo che potè, uscendo pel lago in barche, salvar le persone e l'equipaggio. Il cattolico vescovo _Ubaldo_ se ne fuggì anch'egli, ricoverandosi presso la medesima contessa, rifugio allora di tutti i cattolici italiani perseguitati. Arrigo dipoi intronizzò nella chiesa di Mantova _Conone_, cioè _Corrado_ vescovo scismatico. Stese inoltre le sue conquiste coll'impadronirsi di tutte le terre di là dal Po, dianzi ubbidienti alla suddetta contessa, eccettochè di Piadena, patria nel secolo decimoquinto di Bartolommeo detto il Platina, scrittore celebre; e di Nogara, oggidì terra del Veronese, che tennero forte contra lo sforzo de' Tedeschi. Nella state ancora avendo assediata la forte terra di Manerbio, oggidì posta nel distretto di Brescia, colla fame in fine la costrinse alla resa. Dopo la presa di Mantova, scrive il Sigonio[1283] che la città di Ferrara, situata allora oltre Po, senza aspettar la forza, si sottopose ad Arrigo. Onde s'abbia egli tratta questa notizia non l'ho scoperto finora. Certo è che quella città si levò dalla divozione della contessa Matilda, e a suo tempo vedremo ch'essa valorosamente la ricuperò; e perciò non è improbabile la sua ribellione in quest'anno, favorevole anno assai ad Arrigo. Tenne _papa Urbano_ un concilio nell'anno presente in Benevento, dove stabilì molti punti di disciplina ecclesiastica, e confermò le censure contra dell'antipapa Guiberto. Ma mentre egli dimorava in quelle parti, essendo cresciuta la baldanza degli scismatici per le prosperità d'Arrigo, i Romani, che mutavano facilmente vela ad ogni vento[1284], con frode s'impossessarono della torre di Crescenzio, cioè di castello Sant'Angelo, e venne anche loro in pensiero di diroccarlo. Lasciarono, oltre a ciò, entrare in Roma il suddetto antipapa, che forse questa volta si credette di stabilir ivi per sempre il suo trono, ma gli andò fallita, siccome vedremo. Veggendo intanto _Guelfo IV_ duca di Baviera la cattiva piega che aveano presa in Italia gli interessi di _Guelfo V_ suo figliuolo, e della contessa _Matilde_, sua nuora, nel mese d'agosto calò in Italia, e trattò di pace verisimilmente per via di mediatori coll'Augusto Arrigo, con condizione che questi abbandonasse l'antipapa, e riconoscesse Urbano II papa legittimo, e restituisse tutti i beni ingiustamente tolti ad esso duca Guelfo suo figliuolo e agli altri aderenti tutti. Arrigo, insuperbito della fortuna presente, rigettò ogni proposizion di accordo, dimodochè il duca se ne tornò in Alemagna; e contuttochè molti di quelle contrade in questi tempi si dichiarassero del partito di Arrigo, pure Guelfo risvegliò molti altri ancora contra di lui, e propose ancora di creare un nuovo re: cosa che non ebbe effetto per la pigrizia e malevolenza d'alcuni.

Per attestato del medesimo Bertoldo, terminò in quest'anno i suoi giorni _Adelaide marchesana_ di Susa e di Torino, celebre principessa, e già suocera d'Arrigo. Chi succedesse nella ricca eredità de' suoi Stati, lo vedremo all'anno seguente. Benchè il Pellegrini, siccome abbiam detto, metta la morte di _Giordano I_ principe di Capoa verso il fine dell'anno precedente, affidato sull'autorità di Lupo Protospata, essendo assai confusi i testi di quello storico, non sembra assai sicura la di lui asserzione, da che più chiaramente Romoaldo Salernitano scrive che _anno MXCI, Indictione XIV, mense februario, Jordanus Capuae defunctus est anno XIII principatus_. Quel che è certo, dopo la morte di Giordano i Capuani si ribellarono, e cacciarono fuor di città _Riccardo II_, primogenito ed erede del defunto principe, con tutti i Normanni. Dal suddetto Bertoldo di Costanza è narrata sotto quest'anno quella ribellione, sembrando perciò che anch'egli differisca all'anno presente la morte di Giordano. Per attestato di Pietro Diacono[1285], si ritirò Riccardo ad Aversa sua città con sua madre _Gaitelgrima_, sorella di Gisolfo II già principe di Salerno; ed implorato l'aiuto di _Ruggieri duca di Puglia_, venuta che fu la state, passò con un possente esercito sotto Capoa, mettendo a ferro e fuoco tutta la campagna. Seguita a dire esso Pietro Diacono: _Et tamdiu eos expugnavit, usquequo Capuani, necessitate coacti, praedicto Richardo munitiones redderent, eumque recipientes, sibi in principem consecrarent_: quasichè in questo medesimo anno Riccardo riacquistasse la signoria di Capoa. Ma quel _tamdiu_, confrontato colle storie di Lupo Protospata[1286] e di Romoaldo Salernitano[1287], vuol dire che Riccardo seguitò a far guerra a' Capuani, finchè dopo gran tempo, cioè nell'anno 1098, siccome vedremo, li ridusse all'ubbidienza sua. Erasi anche sollevata la città di Cosenza in Calabria contra del duca Ruggieri[1288]. Chiamò questi in suo aiuto _Ruggieri conte_ di Sicilia, che vi accorse con un buon corpo di Saraceni e delle sue vecchie truppe. Fu formato l'assedio, e v'intervenne col duca anche _Boamondo_ suo fratello. Operò tanto colla sua destrezza il conte, che que' cittadini finalmente si riconciliarono col duca, il quale entrato nella città ordinò tosto che nel colle superiore si piantasse una fortezza, per impedir da lì innanzi una simil prosunzione di quegli abitanti. Il conte Ruggieri, che sempre sapea pescare nelle disgrazie del duca suo nipote, ottenne anche questa volta da lui per guiderdone di questa fatica il dominio nella metà di Palermo: il che ci fa conoscere che Roberto Guiscardo in conquistandola, tutta la ritenne in suo potere, nè già ne diede la metà al fratello, come pensò Leone ostiense. Migliorò di poi sì fattamente Palermo per opera del conte Ruggieri, che ne ricavava maggior profitto possedendola solo per metà, che quando interamente ne era signore il duca. Veggasi ancora all'anno 1122, dove si parla di questo. Se fossero ben corrette le Note cronologiche di un documento da me prodotto altrove[1289], noi sapremmo dove in questi tempi dimorasse la contessa Matilda. Nella copia a noi conservata da Pellegrino Prisciani quella carta si dice data _anno ab Incarnatione Domini millesimo nonagesimo primo, die mensis madii, Indictione XII, cum esset domna Matilda, gratia Dei ducatrix et comitissa, marchionis Bonifatii filia, in loco sancti Cexarii_, cioè in San Cesario, distretto di Modena. Ma quell'_Indictione XII_ non conviene all'anno presente. E trovandosi allora colla contessa _Ugo vescovo_ di Mantova, e _Landolfo vescovo_ di Ferrara, questi due pastori, secondo l'Ughelli, molto dopo il presente anno furono promossi a quelle chiese. Però io nulla so accertare del tempo in cui quella carta fu scritta.

NOTE:

[1282] Donizo, in Vita Mathildis, lib. 2.

[1283] Sigon., de Regno Ital. lib. 9.

[1284] Bertholdus Constantiens., in Chron.

[1285] Pietrus Diacon., Chron. Casinen., lib. 4, cap. 10.

[1286] Lupus Protospata, in Chron.

[1287] Romualdus Salernit., in Chron., tom. 6 Rer. Ital.

[1288] Gaufridus Malaterra, lib. 4, cap. 17.

[1289] Antiquitat. Italic., Dissertat. XI.

Anno di CRISTO MXCII. Indizione XV.

URBANO II papa 5. ARRIGO IV re 37, imperad. 9.

Per quanto potè, seguitò l'_Augusto_ _Arrigo_ a guastar le terre di _Guelfo V_ duca e della _contessa Matilda_. Ma non mancavano spie alla contessa che di mano in mano la avvertivano di tutti gli andamenti d'Arrigo; e perciocchè ella seppe che nel tempo del verno egli si trovava di là dall'Adige, senza aver seco milizie, spedì a quella volta mille de' suoi combattenti. Gli andò per otto giorni deludendo Arrigo, con ritirarsi or qua or là, tanto che potè raunar le sue truppe; e ciò fatto, andò ad assalire all'improvviso le genti della contessa, che se ne stavano sdraiate nella villa di Tricontai. Molti furono presi, molti uccisi; gli altri si salvarono col favor delle gambe. Donizone[1290] attribuisce questo fatto a tradimento di Ugo lor condottiere, con dire:

_Proditor emanso fuit Hugo nobilis alvo;_ _Hanc contra morem sed fecit proditionem,_ _Nam proba nobilitas non turpe scelus patrat umquam._

Non ho io dissimulato nelle Antichità estensi che tal taccia è data ad _Ugo_ figliuolo del _marchese Azzo II_ estense, dovendosi leggere e _Manso fuit Hugo_. La capitale della provincia del Maine in Francia è appellata _le Mans_. Perchè Ugo, siccome di sopra osservammo, era stato signore di quel principato, perciò era chiamato _Ugo del Manso_. Doveva egli militare in favore del duca _Guelfo V_ figliuolo di un suo fratello; e se veramente egli fosse reo di questo, e senza scusa, io nol so dire. Ma se fu, non è da maravigliarsene, dacchè abbiam già veduto come questo principe in altre sue azioni degenerò dalla virtù dei suoi maggiori. Giunta che fu la state, Arrigo colla sua armata essendo venuto di qua dal Po, cominciò la guerra contra le fortezze della contessa Matilda, situate nelle montagne del Modenese, saccheggiando e incendiando tutte queste contrade[1291]. Prese Monte Morello verso Savignano presso il Panaro, siccome ancora Monte Alfredo; indi mise l'assedio a Monte Bello, oggidì Montevìo, allora del contado di Modena, e oggidì del Bolognese. Era forte quel castello, bravi i suoi difensori. L'antipapa Clemente venne in persona per abboccarsi coll'imperadore, e visitar quell'assedio. Intanto perchè andavano male gli affari della contessa, i suoi baroni e cortigiani cominciarono vivamente ad esortarla alla pace, con supporle che anche Arrigo ne fosse voglioso. Tanto la tempestarono, che si contentò di farne la proposizione in una dieta, tenuta per questo nella rocca di Carpineta ad una radunanza di teologi. _Eriberto vescovo_ cattolico di Reggio colla maggior parte furono di sentimento che la contessa dovesse cedere al tempo, e pacificarsi con Arrigo, ma non già per darsi all'antipapa. Ciò sarebbe forse succeduto, se non si fosse alzato Giovanni, probabilmente abbate del monistero di Canossa, il quale tanto perorò contra di un tale aggiustamento con dare speranza alla contessa di qualche vicino soccorso dal cielo, che Matilda non volle più sentirne parlare, risoluta piuttosto di morire che di far patti con Arrigo nemico della Chiesa. Spese intanto esso imperadore tutta la state sotto Monte Bello[1292] senza frutto alcuno: sì gagliarda fu la difesa della guarnigion di Matilda. Restò incendiata una torre, ossia altra macchina militare degli assedianti, ed ucciso anche un figliuolo d'esso Arrigo, di cui niuna menzione fanno gli altri storici. Verisimilmente era suo bastardo. Portato il di lui cadavero a Verona, gli fu fabbricato un superbo sepolcro. Pertanto veggendo Arrigo ch'egli avea che fare con una fortezza inespugnabile, sciolse l'assedio, e si ritirò a Reggio, dove si fermò alquanti giorni. Poscia nel mese d'ottobre, fingendo di passare a Parma, voltò indietro, e andò a San Paolo, per vedere se potea sorprendere l'importante rocca di Canossa, dove nell'anno 1077 abbiam veduto che brutta figura egli avea fatto. Spedì colà immantinente la contessa un buon rinforzo, ed ella si ritirò in Bibianello. Essendo insorta una folta nebbia, allorchè i nemici s'accostarono a Canossa, la gente della contessa fu con esso loro alle mani, e le riuscì di prendere la bandiera imperiale, caduta di pugno al figliuolo del _marchese Oberto_. Chiarito Arrigo che gittava i suoi passi, marciò al piano, e poi si condusse di là dal Po. Ogni dì s'andava sminuendo la sua armata; e però anche la contessa passò oltre Po, e prima che terminasse l'anno, ricuperò alquante delle sue terre perdute, e fra le altre la torre di Governolo e Rivalta. Per quanto scrive Bertoldo da Costanza, _papa Urbano_ celebrò il santo Natale dell'anno presente fuori di Roma, in vicinanza nondimeno d'essa città, per non aver potuto aver l'ingresso nella basilica di san Pietro; perciocchè presso alla medesima s'era incastellato, cioè ben fortificato l'antipapa Guiberto. Per le memorie che rapporta il cardinal Baronio, apparisce, aver esso pontefice fatto nel presente anno un viaggio a Salerno, dove nel dì 14 di settembre confermò i suoi privilegii a _Pietro abbate_ dell'insigne monistero della Cava.

Accennai di sopra la morte di Adelaide marchesana di Susa e di Torino. Conviene ora aggiugnere ciò che il suddetto Bertoldo autore contemporaneo scrive intorno alla di lei eredità. _In Longobardia_, dice egli, _Conradus filius Henrici regis, bona Adelheidae Taurinensis comitissa invasit, quae ejusdem comitissae nepos, filius Federici comitis habere debuit_. E dopo aver detto che questo _Federigo conte_ assaissimo risplendeva per la sua pietà e pel suo costante attaccamento in questi torbidi tempi al partito pontificio, ed aver egli avuto per suoi genitori Lodovico conte e Sofia zia materna della contessa Matilda, ed essere mancato di vita nella festa di san Pietro dell'anno precedente, soggiugne: _Hujus ergo filium ex nepte dominae Adelheidae susceptum, Henricus rex cum filio_ (Corrado) _exheredare proposuit; terramque ejus hostiliter invadendo, ac circumquaque devastando, fructuariensi monasterio multa mala intulit_. Di qui pertanto nasce un gruppo assai difficile nella storia genealogica della real casa di Savoia, e non sufficientemente sciolto dal Guichenon: laonde è da aspettare qualche altro più sperto scrittore, il quale più esattamente ricerchi e in maggior lume metta i fatti di que' principi che da tanti secoli in qua con gloriosa successione illustrano l'Italia. Per le notizie prodotte dall'Ughelli[1293], si scorge che in quest'anno, mentre _papa Urbano_ dimorava in Anagni, ad istanza della contessa Matilda, eresse in arcivescovato la nobil chiesa di Pisa, in maniera che _Daiberto_, già vescovo di quella città, fu il primo arcivescovo della medesima, e a lui furono sottoposti i vescovati della Corsica. Di ciò tornerà occasion di parlare all'anno 1118. Avea già concertato l'Augusto Arrigo un abboccamento con _Ladislao re_ d'Ungheria[1294], e già erano vicini ad incontrarsi verso il Natale del Signore, quando _Guelfo IV_, duca di Baviera, sopraggiungendo con varie squadre d'armati interruppe il loro congresso, e fece tornare vergognosamente indietro Arrigo. Scrive Lupo Protospata[1295] che nell'anno presente per essersi ribellato il popolo della città d'Oria a _Boamondo_ loro signore, questi coll'aiuto de' circonvicini amici mise l'assedio a quella città. Tanto ardire nondimeno e forza ebbero gli Orietani, che il cacciarono di là, e gli presero l'equipaggio e le bandiere. A _Ruggieri conte_ di Sicilia la morte rapì in questo anno _Giordano_ suo figliuolo bastardo[1296], giovine di gran valore, che si credeva destinato alla succession del padre, giacchè egli altro figliuolo non avea allora che questo. Ne fu inconsolabile Ruggieri. Ma volle Dio asciugargli le lagrime con dargli nel presente anno un figliuolo legittimo, a lui partorito da _Adelaide_ sua seconda moglie. Essendosi anche ribellata la città di Peutarga, o Pentarga, che dianzi era sottoposta a Giordano, Ruggieri colla forza la ridusse alla sua ubbidienza: il che costò la vita agli autori di quella sollevazione. Perchè poi l'Augusto Arrigo dominava nella città di Reggio di Lombardia, quivi ancora veniva riconosciuta l'autorità dell'antipapa Guiberto. Resta tuttavia una sua bolla, da me data alla luce[1297], in favore dei canonici reggiani, colle seguenti note: _Datum apud Cesenam per manum Berneri vice Petri cancellarii, anno dominicae Incarnationis MXCII, Indictione XV, anno autem pontificatus domni Clementis tertii papae VIIII, idibus junii._

NOTE:

[1290] Donizo, in Vit. Mathild., lib. 2, cap. 6.

[1291] Berthold. Constantiensis, in Chron.

[1292] Donizo, Vit. Mathild., lib. 2, cap. 6.

[1293] Ughellius, Ital. Sacr., tom. 3 in Archiepisc. Pisan.

[1294] Berihold. Constantiensis, in Chron.

[1295] Lupus Protospata, in Chron.

[1296] Gaufridus Malaterra, lib. 4, cap. 18.

[1297] Antiquit. Italic., Dissert. XXI.

Anno di CRISTO MXCIII. Indizione I.

URBANO II papa 6. ARRIGO IV re 38, imperad. 10. CORRADO II re d'Italia 1.