Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 38

Chapter 383,061 wordsPublic domain

Sino al dì 8 di marzo dell'anno presente restò vacante la Sede apostolica[1252]. Tante furono le istanze de' cattolici romani, e massimamente della contessa Matilda, che da varie parti dell'Italia, ed anche di Oltramonti, si raunò un concilio in Terracina, e nel suddetto giorno i vescovi e cardinali col resto del clero e popolo con voti concordi si unirono ad eleggere papa il _vescovo d'Ostia Ottone_, di nazion francese, della diocesi di Rems, al quale imposero il nome di _Urbano II_. Era questi personaggio di gran vaglia per la sua letteratura, mirabile per l'attività, e di zelo incorrotto per la religione e per la disciplina ecclesiastica. Fu prima canonico di Rems, poi monaco di Clugnì, poi vescovo d'Ostia, ed infine romano pontefice. Nel 12 di marzo prese egli il possesso del trono pontificale con plauso di tutti i buoni, e dalla maggior parte dell'Europa accettato e riverito. Tutto ciò abbiamo da Pietro Diacono, il quale parimente racconta[1253] che papa Vittore III, prima di passare a miglior vita, ardendo di desiderio di veder gastigata la baldanza de' Saraceni africani, che con frequenti piraterie infestavano le coste d'Italia, e, sapendo quanta fosse la bravura e potenza de' Pisani e Genovesi in mare, commosse questi due popoli ed altri non pochi dell'Italia a formare una poderosa armata navale contra di que' Barbari. Adunque dopo la sua morte, e nell'anno presente fecero essi cristiani l'impresa contra del re di Tunisi, ed espugnarono una città con tagliare a pezzi cento mila Mori; e, quel che fu più mirabile, nello stesso giorno che succedette la loro vittoria, se n'ebbe e se ne sparse la nuova in Italia. Non han bisogno i lettori ch'io loro dica che la strage di tanti Mori è un ingrandimento della fama, facilmente bugiarda in simili casi. Anche Bertoldo da Costanza[1254] parla di questo fatto, con dire che i Pisani e Genovesi ed altri molti Italiani ostilmente assalirono il re d'Africa, e, dato il sacco alla di lui terra, il costrinsero a rifugiarsi in una fortezza, e a rendersi tributario della santa Sede. Gli Annali pisani medesimamente[1255] gonfiano le trombe con farci sapere sotto l'anno presente che _fecerunt Pisani et Januenses stolum in Africam, et ceperunt duas munitissimas civitates_ (_Almadiam_ è scritto di sopra) _et Sibiliam in die sancti Sixti. In quo bello Ugo vicecomes filius Ugonis vicecomitis mortuus est. Ex quibus civitatibus, Saracenis fere omnibus interfectis, maximam praedam auri et argenti, palliorum et ornamentorum abstraxerunt. De qua praeda thesauros pisanae ecclesiae diversis ornamentis mirabiliter amplificaverunt, et ecclesiam beati Sixti in Curte Veteri aedificaverunt_. Però s'han da correggere gli altri Annali pisani che mettono questa impresa all'anno 1075, oppure al 1077. Credono alcuni che in Africa fosse la città di _Meadia_, chiamata in questi Annali _Almadia_, e per errore Dalmazia. Ma che i Cristiani prendessero allora Siviglia, città che non si sa che sia mai stata in Africa, o Siviglia città di Spagna, non è punto credibile. Pietro Diacono parla d'una sola città. Goffredo Malaterra[1256] fa anch'egli menzione di quella spedizione, narrando che _Pisani apud Africam negotiando proficiscebantur. Quasdam injurias passi, exercitu congregato, urbem regiam regis Tunicii oppugnantes, usque ad majorem turrim, qua rex defendebatur, capiunt_. Adunque lo sforzo de' Pisani fu contra Tunisi. Se essi inoltre espugnassero Meadia, o Almadia, resta incerto, quando per avventura Tunisi e Almadia non fossero la stessa città. Aggiugne dipoi, che i Pisani non avendo forze per mantener Tunisi in loro potere, spedirono a _Ruggieri conte_ di Sicilia, con esibirgli il possesso di quella città. Ma Ruggieri, fra cui e il re di Tunisi passava buona amicizia, non volle romperla per questo, o piuttosto perchè conosceva troppo difficile il sostenere le conquiste nell'Africa. Però il re di Tunisi, per liberarsi dai Pisani, diede loro una gran somma di danaro, promise di non più corseggiare sopra le terre d'Italia, e rilasciò lutti gli schiavi cristiani. Un tal racconto a me sembra il più credibile di tutti.

Ora ci vien dicendo il Malaterra che in questi medesimi tempi il suddetto conte Ruggieri fece l'impresa di Siracusa. Sembra scorretto il suo testo, allorchè mette questi fatti sotto l'anno 1085. Anche Lupo Protospata[1257] e Romoaldo Salernitano[1258] riferiscono al presente anno 1088 la presa di Siracusa, la quale, per testimonianza d'esso Malaterra, accadde nella forma seguente. Mentre si trovava in Puglia o in Calabria il conte Ruggieri per calmare le dissensioni insorte fra il _duca Ruggieri_ e _Boamondo_ suoi nipoti, Benavert saraceno comandante di Siracusa con una squadra di navi avea dato un gran guasto alla marina di Reggio e d'altri luoghi della Calabria, con profanare le chiese, e condurre in ischiavitù le monache e gli altri abitanti. Perciò Ruggieri, allestita nel verno una numerosa flotta, nel maggio dirizzò le prore alla volta di Siracusa, e per terra spedì _Giordano_ suo figliuolo colla cavalleria. Uscitogli incontro Benavert con tutte le sue forze di mare, si venne ad una sanguinosa battaglia. Saltò Ruggieri nella capitana nemica, e volendo Benavert passare in un'altra nave, cadde armato in mare, e vi si affogò. Ebbe con ciò fine il combattimento. Moltissimi legni di que' Mori vennero in potere del conte. Dopo di che egli strinse d'assedio Siracusa, e vi stette intorno ben quattro mesi. Per la mancanza de' viveri a tale venne la fame di quel popolo ostinato nella difesa, che alcuni si cibarono di cadaveri umani. Finalmente veggendo la moglie del morto Benavert disperato il caso, imbarcatasi col figliuolo e co' principali Saraceni in due navi, fece vela e si salvò nella marina di Noto: con che quella nobil città venne in potere del conte Ruggieri. Fece egli ribenedire i sacri templi già occupati dai Musulmani, e concedette il dominio d'essa città al figliuolo Giordano. Se crediamo al testo di Lupo Protospata, cominciò, siccome ho già detto, in quest'anno la guerra fra il duca di Puglia _Ruggieri_ e _Boamondo_ suo fratello maggiore. A me sembra più verisimile che se le desse principio molto prima. Certo è, per attestato del Malaterra, che Boamondo s'era insignorito della città d'Oria, e fatta gran massa di gente, infestava tutte le contrade di Taranto e d'Otranto. Romoaldo Salernitano scrive, ch'egli in quest'anno all'improvviso comparve a Farnito nel territorio di Benevento, ed attaccò battaglia coll'armata del duca suo fratello; e fu mirabile cosa, che quantunque restassero prigionieri molti soldati d'esso Boamondo, pure, a riserva d'un solo, niuno morì in quella zuffa. Ora il conte di Sicilia Ruggieri s'interpose fra i nipoti, e trattò di pace. Seguì infatti un accordo fra loro, per cui il duca cedette a Boamondo la suddetta città d'Oria con Otranto, Gallipoli, Taranto ed altre terre. Ma di questa discordia seppe profittare anche il conte Ruggieri loro zio, perchè, in premio d'aver presa la difesa del duca Ruggieri, ottenne da lui l'intera signoria della Calabria. Roberto Guiscardo non gli avea ceduto se non la metà del dominio nelle terre di quella provincia. In qual anno poi precisamente si stabilisse una tale concordia fra i due fratelli, non possiamo accertatamente saperlo. Mancò di vita in quest'anno[1259] l'_imperadrice Berta_, e trasportato fu il suo cadavere alla città di Spira. E i Sassoni abbracciarono il partito dell'imperadore Arrigo: il che fu cagione che il re _Ermanno_ si ritirasse in Lorena. Poco nondimeno questi sopravvisse, perchè essendo all'assedio di un castello, colpito da un sasso nella testa, lasciò quivi la vita. Alcuni mettono la di lui morte nell'anno 1086, oppure nel 1087; ma più fede meritano gli allegati scrittori. Riuscì ancora a _Guelfo duca_ di Baviera di prendere in quest'anno nella seconda festa di Pasqua la città d'Augusta, e di farvi prigione _Sigefredo vescovo_ scismatico. Poco poi stettero i Sassoni, a persuasione di _Egberto marchese_, a ribellarsi di nuovo ad Arrigo; anzi lui stesso assediarono, e se volle liberarsi, fu costretto a promettere molto, ma senza ch'egli si credesse poi tenuto ad osservar la parola. Io non so bene se nell'anno seguente, come ha l'Annalista sassone, oppure sul fine del corrente, dal cui Natale Bertoldo incomincia il suo anno, seguisse la rotta data in Sassonia dal marchese Egberto al suddetto Arrigo. Certo è che in quel conflitto restò morto lo scismatico vescovo di Losanna, e preso _Liemaro arcivescovo_ di Brema. Ebbe fatica a salvarsi Arrigo. Nella vigilia appunto di Natale succedette questa battaglia.

NOTE:

[1252] Petrus Diacon., Chron. Casinens., lib. 4, cap. 2.

[1253] Petrus Diacon., Chron. Casinens., lib. 3, cap. 71.

[1254] Berthold. Constantiensis, in Chron.

[1255] Annal. Pisani., tom. 6 Rer. Ital.

[1256] Gaufrid. Malaterra., lib. 4, cap. 3.

[1257] Lupus Protospata, in Chron.

[1258] Romoaldus Salernitanus, Chronic., tom. 7 Rer. Ital.

[1259] Bertholdus Constantiensis, in Chron. Annalista Saxo, Chron. Augustan.

Anno di CRISTO MLXXXIX. Indizione XII.

URBANO II papa 2. ARRIGO IV re 34, imperad. 6.

Secondochè s'ha da Bertoldo da Costanza[1260], tenne in quest'anno _papa Urbano_ un concilio di cento quindici vescovi in Roma, dove furono confermati i decreti de' pontefici predecessori contra de' simoniaci, contra del clero incontinente e di Guiberto antipapa. Costui tuttavia si teneva fortificato in qualche sito di Roma. Tornati in sè i Romani, ed animati da questo coraggioso papa, l'assediarono, e a tali strettezze fu ridotto l'ambizioso Guiberto, che se volle uscirne, gli convenne promettere con giuramento di non occupar in avvenire la Sedia apostolica. Anche in Germania si trattò di pace fra le due fazioni. S'abboccarono i duchi e principi cattolici collo stesso _Arrigo IV_, offerendosi pronti a ristabilirlo pienamente nel regno, s'egli abbandonava l'antipapa. Non era egli lontano dal farlo; ma riserbandosi di aver l'assenso de' principi suoi aderenti, trovò tale schiamazzo nei vescovi scismatici del suo partito, persuasi della lor caduta, se questa concordia aveva effetto, che andò per terra tutto quel trattato. In questo medesimo anno[1261] esso Augusto Arrigo passò ad un secondo matrimonio con _Adelaide_ (chiamata _Prassede _ da Bertoldo) vedova di _Utone marchese_ di Brandeburgo, e figliuola del re della Russia. Le nozze furono celebrate in Colonia. In un grande ascendente si vede in questi tempi la nobilissima casa d'Este. Aveva il marchese _Alberto Azzo II_ in Germania il suo primogenito _Guelfo IV_, principe bellicoso, e forte sostegno del partito cattolico, in possesso dell'insigne ducato della Baviera. Si studiò egli d'ingrandir maggiormente la di lui linea con un cospicuo ed utilissimo matrimonio, e trattò con papa Urbano II di dar per marito alla celebre contessa _Matilde Guelfo V_ figliuolo d'esso Guelfo IV. Fu la proposizione molto accetta al pontefice, e però indusse la contessa ad acconsentirvi, _tam pro incontinentia_, dice Bertoldo da Costanza[1262], _quam pro romani Pontificis obedientia, videlicet ut tanto virilius sanctae romanae Ecclesiae contra scismaticos posset subvenire_[1263]. Sappiamo da Alberico monaco dei tre Fonti[1264], che nell'anno precedente _Roberto_ primogenito di _Guglielmo_ il Conquistatore, famosissimo re d'Inghilterra e duca di Normandia, avea tentato di ottenere per moglie la suddetta contessa, ma non gli venne fatto. Gli interessi di questi tempi consigliarono il papa e la contessa ad accordarsi con _Guelfo V_, perchè così cogli Stati di Baviera in Germania, e con quei della contessa Matilda in Italia e del _marchese Azzo_ estense, avolo paterno del medesimo Guelfo V, si veniva a maggiormente assodare il partito de' Cattolici. Che nei capitoli o nelle promesse di siffatto matrimonio fosse stabilito che gli Stati di Matilda avessero dopo la di lei morte a ricadere in esso Guelfo V, io non ne dubito punto, per quel che diremo all'anno 1095. Venne infatti questo principe in Italia; e ne seguirono le nozze. Perchè dovette con gran segretezza condursi questo affare, l'imperadore Arrigo solamente dopo il fatto venne a saperlo. Ne arrabbiò, ragionevolmente temendo che questo nodo gl'imbrogliasse forte gli affari del regno d'Italia. Però si diede a far preparamenti per calare di nuovo in queste parti. Nè tardarono gli scismatici di Lombardia a prendere tosto l'armi contra dello stesso Guelfo; con poca fortuna nondimeno, perchè furono sì ben ricevuti da lui, che ebbero per grazia di ottenere per mezzo della contessa di lui moglie una tregua fino alla Pasqua prossima ventura. Circa questi tempi ancora si dee riferire un altro avvenimento spettante alla medesima casa d'Este. Era nell'anno 1087 giunto al termine de' suoi giorni il suddetto famosissimo re d'Inghilterra _Guglielmo_ il Conquistatore, con lasciare il solo ducato di Normandia a _Roberto_ suo primogenito, e il regno d'Inghilterra a _Guglielmo_ il Rosso suo secondogenito. Insorsero tosto dissensioni fra i due fratelli, nè mancò un gagliardo partito favorevole a Roberto stesso in Inghilterra. Si prevalsero dunque di tali torbidi i popoli del Maine in Francia per sottrarsi all'ubbidienza del re d'Inghilterra. E perchè conservano tuttavia la divozione ai figliuoli del secondo letto del marchese Azzo estense e di _Garsenda contessa_, ultimo rampollo di quei principi, li richiamarono per la seconda volta al possesso di quel principato. Gli Atti dei vescovi cenomanensi, dati alla luce dal padre Mabillone[1265], e Orderico Vitale nella sua Storia[1266], scritta in vicinanza di que' tempi, fanno memoria di questo fatto.

Scrive spezialmente Orderico che i Cenomani spedirono in Italia i lor legati ai figliuoli _Azzonis marchionis Liguriae_, con grande istanza perchè passassero in Francia. Tennero questi consiglio col padre, tuttavia vivente, e cogli amici. _Tandem definierunt, ut Fulco, qui natu major erat_ (il propagatore della linea estense oggidì regnante) _patris honorem_ (cioè gli Stati) _in Italia possideret, Hugo autem frater ejus principatum_ (nel Maine) _ex matris hereditate sibi reposceret_. Portossi dunque Ugo in Francia, e ritornò in possesso di quel principato. Ma perciocchè era egli bensì nato di casa d'Este, ma non avea ereditato il valore e le virtù degli Estensi, gli mise tale spavento in cuore Elia, signor della Fleche, con esagerargli le forze del re d'Inghilterra, che l'indusse da lì a non molto a vendergli quel principato, e a ritornarsene carico di disonore in Italia. Nè fu questa la sola azione degenerante di esso Ugo. Abbiam veduto ch'egli prese per moglie una figliuola del celebre duca _Roberto Guiscardo_. Ora ecco ciò che ne scrive il soprallodato Orderico: _Hic filiam Roberti Wiscardi conjugem habuit. Sed generosae conjugis magnanimitatem vir ignavus ferre non valens, ipsam repudiavit. Pro qua re papa Urbanus_ (II) _palam eum excommunicavit_. Questa ed altre azioni poco lodevoli, che io non tacerò, del medesimo Ugo furono infin cagione che i suoi il cacciarono di là dai monti con inviarlo in Borgogna. Secondo Lupo Protospata[1267], fu celebrato nel mese di settembre di quest'anno in Melfi di Puglia un gran concilio di vescovi, al quale intervennero anche tutti i baroni di quelle parti. Fu in esso accettata e giurata la _tregua di Dio_ per le nemicizie private: del che s'è fatto menzione di sopra. Ancorchè Lupo non parli di papa Urbano, pure sappiamo ch'egli presedette a quel concilio, e lo stesso storico c'insegna ch'esso pontefice si portò dipoi a Bari, ed appresso consecrò la chiesa di Brindisi. Attesta Romoaldo Salernitano[1268] che in quel concilio _Ruggieri duca_ di Puglia giurò vassallaggio al papa, e fu col confalone investito del ducato. Morì in quest'anno _Sichelgaita_ sua madre, e nel medesimo parimente, e non già nell'anno 1086, come ha il testo del Malaterra[1269], da me creduto scorretto, _Ruggieri conte_ di Sicilia mise l'assedio alla città d'Agrigento, oggidì Girgenti. Vi stette sotto da quattro mesi, ed avendola astretta alla resa nel dì 25 di luglio, vi colse dentro i figliuoli e la moglie di Camutto amira de' Saraceni, che furono da lui trattati con molta cortesia, e facilitarono poscia a lui l'acquisto dell'importante fortezza di castello San Giovanni: al che con tanti desiderii e sforzi non era potuto giugnere mai in addietro. Imperocchè impadronitosi di undici terre circonvicine, e mosso poi trattato di concordia col mentovato Camutto, tanto operò, che il Saraceno non solamente abbracciò il partito di Ruggieri, ma anche la religion cristiana. Questo esempio commosse gli altri Mori a far lo stesso, e a consegnare il suddetto castello di San Giovanni al conte. Furono assegnate a Camutto in Calabria molte terre, ed egli finchè visse, non mancò mai alla fedeltà verso i Normanni. Noveiro scrittore arabo mette la conquista fatta da Ruggieri di castello San Giovanni e di Girgenti sotto il precedente anno. Morì certo nel presente _Lanfranco_ di nazion pavese, glorioso arcivescovo di Cantorberì in Inghilterra, con odore di santità, e mancò in lui uno degli insigni personaggi di questo secolo. Fu restitutore delle lettere in Francia, della religione in Inghilterra. In Piacenza era stato accettato per vescovo _Bonizone_, già _vescovo_ cattolico di Sutri. Non poteano accomodarsi al suo zelo i fazionarii scismatici, e però crudelmente un giorno gli levarono la vita con cavargli prima gli occhi e poi tagliarlo a pezzi; laonde fu riguardato qual martire dalla Chiesa cattolica. Per testimonianza di Sigeberto[1270], cominciò in questi tempi il morbo pestilenziale del fuoco sacro ad affliggere la Lorena, e si sparse dipoi per la Francia e per l'Italia. Consumava a poco a poco le carni del corpo umano, e riduceva a morte i pazienti, facendoli divenir come carboni. Fu per questo celebre col tempo la divozion de' popoli a santo Antonio abbate, venerato in Vienna del Delfinato, dove ricorreva la gente per la guarigione di questo male. E di qui ebbero origine tante chiese di santo Antonio abbate, anche per le città d'Italia, e il dipignere o rappresentare in altra maniera il santo suddetto colle fiamme di fuoco in mano, o da un lato della sua immagine. Questo fuoco nelle antiche sue immagini significava la sua gran carità; il porco a' piedi, la vittoria di tutti gli affetti sensuali. Ma il rozzo popolo interpretò ch'egli avesse particolar virtù contra del fuoco e per la salute dei bestiami. L'ordine de' religiosi istituito sotto il suo nome fu poi soppresso; il morbo per misericordia del Signore col tempo anche esso cessò, ma ne dura tuttavia la memoria col nome di fuoco di sant'Antonio, santo venerato con altra idea a' dì nostri dal volgo, qual protettore e liberatore dagl'incendii cagionati dal fuoco naturale.

NOTE:

[1260] Bertholdus Constantiensis, in Chron.

[1261] Chronographus Saxo. Annalista Saxo.

[1262] Berthold. Constantiensis, in Chron.

[1263] Chron. Weingart. Sigebertus, in Chron.

[1264] Alberic. Monachus, Chron. apud Leibnit.

[1265] Mabill., Analect., tom. 3.

[1266] Orderic. Vitalis, Hist. Eccles., lib. 8.

[1267] Lupus Protospata, in Chronico.

[1268] Romuald. Salern., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.

[1269] Gaufrid. Malaterra, lib. 4, cap. 5.

[1270] Sigebertus, in Chron.

Anno di CRISTO MXC. Indizione XIII.

URBANO II papa 5. ARRIGO IV re 35, imperad. 7.

Seguitava bensì in Germania la dissensione e la guerra fra i cattolici e gli scismatici; pure apprendendo l'_Augusto Arrigo_ che l'unione di _Guelfo IV_ colla gran _contessa Matilda_ potesse dare un tracollo a' suoi interessi in Italia, determinò di valicar le Alpi, e di portar loro addosso la guerra. Calò dunque in Italia con un poderoso esercito nel marzo dell'anno presente. Abbiamo da Donizone[1271] che anche prima Arrigo avea danneggiato, per quanto potè, la suddetta contessa, con torle in Lorena tutte le castella e ville a lei pervenute per eredità della _duchessa Beatrice_ sua madre, a riserva del forte e ricco castello Brigerino:

_Praeterea villas ac oppida, quae comitissa_ _Haec ultra montes possederat a genitrice,_ _Abstulit omnino, nisi castrum Brigerinum._